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25. Economia dei mercati di lavoro

Le fonti dei differenziali retributivi

La teoria del mercato del lavoro presentata nella scorsa lezione, riconduce le differenze salariali tra i lavoratori all’offerta e alla domanda di lavoro, riconducendo a sua volta la domanda di lavoro alla sua produttività marginale: in equilibrio ogni lavoratore è pagato in corrispondenza del suo contr i- buto marginale alla produzione di beni e servizi. Esempio. Se due operai specializzati producono l’uno 6 metri di tessuto all’ora, e l’altro 4 metri all’ora, il primo riceve il 50% in più.

La microeconomia più moderna s’interroga sui molti fattori che condizionano il valore del prodotto marginale di un lavoratore: l’istruzione, il talento, l’esperienza sul lavoro, la razza, il sesso, la loca- lizzazione e lo status sindacale.

?? Una prima differenza nella retribuzione è giustificata dai differenziali compensativi: dalla diversità nelle caratteristiche non monetarie delle mansioni. Esempio: i lavoratori che fanno i turni di notte in fabbrica sono pagati meglio di quelli che fanno i turni di giorno.

?? La fonte più importante dei differenziali retributivi è il capitale umano : l’accumulazione di investimenti sulla persona, in forma di istruzione, formazione ed esperienza professionale. Ogni forma di capitale è un’attività che: a) risulta da un processo d’investimento; b) e genera un flusso di reddito nel tempo. Si guadagna reddito non soltanto investendo in capitale fisico (macchine, stabilimenti, abitazioni), ma pure in capitale umano (ossia nell’acquisizione di capacità personali per mezzo dell’istruzione e dell’addestramento). Esempio: lo studente rinuncia al reddito che potrebbe conseguire se non stu- diasse, per ricevere in futuro un reddito più elevato. Lo stesso vale per l’apprendista.

CONFRONTO TRA LA RETRIB UZIONE MEDIA DI LAUR EATI E NON, IN MILIONI DI LIRE

 

Retribuzione

media

Periodo

LAUREATI

NON LAUREATI

1980-84

25-30

8-12

1985-89

45-50

15-20

1990-96

Oltre 60

25-30

FORZE DI LAVORO E TITOLO DI STUDIO

203

 

1991

1995

1996

POPOLAZIONE dai 15 anni

100,0

100,0

100,0

Fino a licenza elem.

39,9

35,5

33,9

Con licenza media

35,3

33,6

34,0

Con diploma

20,6

25,2

26,1

Con laurea

4,2

5,7

6,0

FORZA DI LAVORO DAI 15 ANNI

100,0

100,0

100,0

Fino a licenza elem.

24,6

18,2

16,6

Con licenza media

40,1

38,0

38,0

Con diploma

28,0

34,1

35,3

Con laurea

7,2

9,7

10,1

IN CERCA DI LAVORO

100,0

100,0

100,0

Fino a licenza elem.

16,6

14,8

14,0

Con licenza media

44,1

41,0

41,0

Con diploma

35,5

37,9

38,6

Con laurea

3,8

6,3

6,4

Forze di lavoro = popolazione in età lavorativa, sia occupata, che in cerca di lavoro.

Figure 15.2 The costs and benefits of formal education

Figure 15.2 The costs and benefits of formal education S U L + T L Age
Figure 15.2 The costs and benefits of formal education S U L + T L Age
S U L + T L Age 0 Direct cost Net cost of education of
S
U
L + T
L
Age
0
Direct cost
Net cost of education
of education
Consumer satisfaction
earnedIncome
S U L + T L Age 0 Direct cost Net cost of education of education
S U L + T L Age 0 Direct cost Net cost of education of education
S U L + T L Age 0 Direct cost Net cost of education of education
S U L + T L Age 0 Direct cost Net cost of education of education

204

Nella figura sopra, si vedono costi e benefici di capitale umano acquisito mediante l'istruzione. Il reddito è nullo fino all'età L, in cui termina la scuola dell'obbligo. In seguito, la linea U mostra il reddito di chi abbandona la scuola all'età L. La linea S mostra il più complicato flusso di pagamenti

e redditi percepiti da chi studia per T anni dopo l'età L. Prima i guadagni sono negativi, riflettendo

gli esborsi netti dovuti alle spese scolastiche. Dedotto il valore del consumo dovuto a stare a scuola piuttosto che al lavoro, si ottiene il costo netto di restare a scuola. Aggiunge ad esso il reddito che avremmo potuto percepire lavorando dall'età L, si ottie ne il costo totale dell'istruzione. Il beneficio è l'area che rappresenta la differenza tra il reddito guadagnato nel lavoro specializzato ottenuto nell'anno L + T (linea S) e il reddito che sarebbe stato percepito entrando nelle forze di la- voro all'età L (linea U).

Consideriamo la scelta di un diplomato: iscriversi all’Università o trovare un impiego. I costi: a) il

reddito sacrificato nel periodo universitario ed in quello “di recupero”; b) le spese scolastiche. I be- nefici: i) reddito futuro maggiore; ii) migliore qualità del lavoro (è meglio progettare un edificio che dipingerne la facciata); iii) piacere di studiare, incontrare gente nuova e fare la vita dello studente.

I costi sono un investimento che riceverà un interesse sotto forma dei benefici futuri. Quanto più a l-

to il tasso di rendimento, tanto più merita di andare all’Università. Negli anni 1960 il tasso reale era negli USA maggiore del 10% (quello delle azioni era del 6%, quello delle obbligazioni del 2%). In seguito il tasso è sceso, sebbene ancor oggi i laureati guadagnano negli USA mediamente il 65% in più dei diplomati.

IL TEOREMA DELLA RAGN ATELA . Poiché l’istruzione richiede anni, nel frattempo può cambiare il li- vello della domanda. Esempio. Cresce la richiesta di medici. Nel breve periodo aumentano i loro redditi. Cresce dunque il numero degli iscritti a Medicina. Ma quando il numero di laureati entra sul mercato, deprime le retribuzioni. Ciò scoraggia nuove iscrizioni. Così l’offerta futura di laureati si riduce, gli stipendi crescono di nuovo, ecc.

PARADOSSI DEL SISTEMA SCOLASTICO. Un gruppo di 20 studenti sceglie tra laurea lunga e laurea breve. La breve assicura sempre un beneficio pari ad 1. Se i 20 studenti scelgono la lunga:

??6 ricevono beneficio di 2 ??8 ricevono beneficio di 1 Media: beneficio 1 ??6 ricevono beneficio di 0

205

Ma la “speranza di guadagno” è (quasi) sempre superiore per chi sceglie la laurea lunga. Esempio:

se 6 studenti oltre me la scelgono: 6/7 x 2 + 1/7 x 1 = 1,86 di beneficio. Solo se gli altri 19 scelgono tutti la lunga, la mia speranza di guadagno è 1, cioè pari a quella della laurea breve. Risultato: anche se molti ci perderanno, la laurea breve è destinata a fallire.

IL VALORE CRESCENTE DELLE CAPACITÀ. In effetti, “i ricchi diventano più ricchi e i poveri più pove- ri”. Le differenze retributive tra l' insieme dei qualificati e quello dei non sono aumentate costant e- mente negli ultimi vent’anni. Ciò in quanto la domanda di lavoro più qualificato è cresciuta nel tempo rispetto all’altra; lo spostamento della curva di domanda ha provocato un corrispondente cambiamento del salario d’equilibrio. Il fenomeno deriva: a) dalla liberalizzazione degli scambi in- ternazionali (importo beni producibili con manodopera non qualificata a basso costo); b) dal pro- gresso tecnologico (occorre conoscere l’informatica, ecc.).

Distinguiamo tra il capitale umano di tipo generale, che incrementa la produttività del lavoratore ovunque, e quello di tipo specifico. Ad esempio, è generale quello relativo all’addestramento per l’utilizzo di computer, mentre è specifico quello riguardante l’utilizzo di una macchina della Zanus- si. Vediamo adesso due problemi derivanti dalla specificità.

LA PATH-DEPENDENCE. Quando un investimento si immobilizza in una forma, può diventare via via più costoso smobilizzarlo e cambiargli forma. «Dove si può andare dipende da dove si viene e in a l- cuni posti non è possibile arrivare dal punto in cui si è». Ciò vale anche per il capitale umano. Un esempio famoso: la tastiera QWERTY. Esistono tastiere del 20-40% più veloci. Quella DHIATEN- SOR copre il 70% delle parole inglesi. Perché si è standardizzata la tastiera “sbagliata”? Intorno al 1870 il brevetto Q WERTY fu venduto alla Remington. Lo scopo principale era facilitare, per i co m- messi, la scritta “type writer”. Dal 1900 ad oggi il dominio è completo. In effetti: 1) ai primi datt i- lografi s’insegna QWERTY; 2) ciò rende conveniente acquistare tastiere QWERTY; 3) ma ciò rende conveniente, ai nuovi dattilografi, imparare QWERTY. È uno sviluppo condizionato dai punti di partenza. Il costo di acquisizione delle informazioni (ap- prendimento) rende via via cumulativo e irreversibile un punto di partenza pressoché casuale. Esempio. Frequento una scuola per imparare a riparare i televisori a valvole, ma la mia capacità di- venta obsole ta perché qualcuno inventa i transistors. Guadagnerò meno rispetto ad altri che hanno la mia stessa scolarizzazione ed esperienza. I costi di reversibilità (o di smobilizzazione) delle mie competenze, possono rivelarsi proibitivi.

206

L'ISTERESI. Un fenomeno può cronicizzarsi nonostante l'eliminazione della causa che lo ha provoc a- to. Ciò accade, per il capitale umano, sia a livello micro che macroeconomico:

?? Più a lungo rimango disoccupato, più crescono le probabilità che resti tale. ? ? Un aumento della disoccupazione, dovuto ad un periodo di recessione, può persistere oltre la fi- ne del periodo congiunturale negativo.

IL CAPITALE INFORMATIVO. Il capitale umano è strettamente legato all’individuo, fa parte del baga-

glio conoscitivo che segue l’individuo nei suoi spostamenti. L’impresa non può appropriarsi con la

forza di questa forma di capitale, più un’impresa utilizza forme avanzate di produzione, che richie- dono lavoratori altamente specializzati, più ne diviene dipendente. Si parla di investimenti specifici, che hanno valore solo in particolari contesti produttivi. Per ovviare a questo inconveniente le azie n-

de cercano di immagazzinare la parte di conoscenze professionali specifica al proprio processo pro-

duttivo, in modo da essere in minima misura dipendenti dalla presenza fisica del lavoratore che le possiede. Si crea una nuova forma di capitale, definita capitale informativo, un’accumulazione di meccanismi di produzione sotto forma di procedure standardizzate. La routine si compone di un e-

lenco di norme e istruzioni che guidano l’attività professionale del lavoratore anche se è sprovvisto

di competenza specifica. Procedure e routine si risolvono in insiemi di operazioni messe in atto in

maniera cronologica e coordinata e sono finalizzate al raggiungimento di un obie ttivo. In questo modo il capitale umano diviene intersoggettivamente trasmissibile e si trasforma in capitale infor- mativo.

LA TEORIA DEI SEGNALI. Finora abbiamo considerato la teoria del capitale umano, che assimila l’istruzione ad un investimento, che ha un costo e un rendimento. La teoria dei segnali afferma in- vece che la formazione universitaria in sé nulla aggiunge alla produttività del lavoratore, ma se m- plicemente mostra, indica, segnala, che egli ha certe capacità (creatività, autodisciplina, versatilità) che sono utili per l’impresa che lo assume. Esempio. Lo studente universitario rispetta gli orari, ha metodo di lavoro, ha motivazione nel cen- trare gli obiettivi. Importa poco o nulla se impara greco e latino o economia! Se la società trovasse un modo meno lungo e costoso di selezionare i soggetti, l’Università verrebbe abolita! Invece, si forma una “concorrenza basata sui titoli di studio”: chi è più capace vuole distinguersi; così resta a scuola più a lungo…

DIFFERENZIALI DOVUTI ALLA STRUTTURA DEL MERCATO DEL LAVORO

207

Nella figura sotto, rappresentiamo un monopsonista (= unico compratore) che fronteggia molti offe- renti. Qui salari e occupazione sono più bassi che in concorrenza perfetta, nella quale sarebbero wc e qc, dove s'incontrano curve di domanda e offerta. Il monopsonista paga uguale salario a tutti, nel punto Em in cui il costo marginale del lavoro è pari alla sua produttività marginale in valore: lì as- sume qm lavoratori ad un salario pari a wm. Il reddito da lavoro è indicato dalle aree più scure rac- chiuse tra qm e wm.

Figure 15.4 A Monopolistic Facing Many Sellers

tra qm e wm. Figure 15.4 A Monopolistic Facing Many Sellers MC S E m w
tra qm e wm. Figure 15.4 A Monopolistic Facing Many Sellers MC S E m w

MC

S E m w c w m D = MRP q q m c Wage
S
E
m
w
c
w
m
D = MRP
q
q
m
c
Wage rate
MC S E m w c w m D = MRP q q m c Wage
MC S E m w c w m D = MRP q q m c Wage
MC S E m w c w m D = MRP q q m c Wage

Quantity of labour

c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella
c w m D = MRP q q m c Wage rate Quantity of labour Nella

Nella figura sotto, un unico sindacato fronteggia molti datori di lavoro. Esso può far salire i salari oltre il livello di concorrenza perfetta. L'equilibrio concorrenziale è in E°. Quando il sindacato fissa il salario al livello w1, genera una curva di offerta di lavoro perfettamente elastica fino alla quantità q2, che indica il numero di quelli che vogliono lavorare al salario w1. La curva di offerta coincide con la retta nera che va da w1 ad x e quindi prosegue lungo la curva di offerta O. L'equilibrio si ha in E1, con q1 lavoratori impiegati e q2 - q1 che vogliono lavorare al saggio corrente di salario ma che non riescono a farlo. Il reddito da lavoro è mostrato nell'area ombreggiata.

208

Figure 15.5 A Single Union Facing Many Employers

Figure 15.5 A Single Union Facing Many Employers S D E 1 x w 1 E
Figure 15.5 A Single Union Facing Many Employers S D E 1 x w 1 E
S D E 1 x w 1 E 0 w 0 q 1 q 0
S
D
E 1
x
w
1
E
0
w
0
q 1
q 0
q 2
rateWage
S D E 1 x w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q
S D E 1 x w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q

Quantity of labour

w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour
w 1 E 0 w 0 q 1 q 0 q 2 rateWage Quantity of labour

Nella figura sotto abbiamo un unico sindacato che fronteggia la Confindustria. Offrendo al monop- sonista un salario fisso, il sindacato può accrescere sia i salari che l'occupazione al di sopra dei li-

velli monopsonistici. L'equilibrio del monopsonista sarebbe infatti, come sappiamo, con qm lavora- tori impiegati ad un salario wm. Se il sindacato entra sul mercato e fissa il suo salario a w°, la curva

di offerta coincide con la retta orizzontale da w° a E°, e poi sale lungo la retta S. L'equilibrio sarà

pari a E° con occupazione pari a q°. Se il sindacato vuole un salario maggiore di w°, deve accettare un livello di occupazione più basso

di q°. Ad esempio può fissare un salario pari a wu, generando una curva di offerta che va da wu a x,

poi sale lungo la curva S. Ciò dà lo stesso livello d'impiego, qm, di quando il monopsonista domi- nava il mercato, ma al salario più alto wu. A quel salario ci sono q2-qm persone che vorrebbero la- vorare ma che non trovano un impiego.

209

Figure 15.6 A Single Union Facing a Single Employer

Figure 15.6 A Single Union Facing a Single Employer MC S w u x E 0
Figure 15.6 A Single Union Facing a Single Employer MC S w u x E 0
Figure 15.6 A Single Union Facing a Single Employer MC S w u x E 0
MC S w u x E 0 w 0 w m MRP = D rateWage
MC
S
w
u
x
E
0
w
0
w
m
MRP = D
rateWage

q m

q 2

q 0

Quantity of Labour

m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i
m MRP = D rateWage q m q 2 q 0 Quantity of Labour Se i

Se i salari vengono accresciuti restringendo l'offerta, ogni dato livello di salario può essere mant e- nuto senza creare un gruppo di lavoratori che sono disoccupati involontari. Con entrata libera sul lavoro, S° e D s'intersecano in E° con un salario pari a w° e un livello d'impiego pari a q°. Se l'entrata è ristretta alla quantità q1, la curva di offerta coincide con la curva S° fino a quella quantità per poi diventare verticale (la S1). Il mercato concorrenziale raggiunge l'equilibrio in E1, con salario w1. Non c'è eccesso di offerta. Se invece il salario viene fissato a w1 senza restrizioni all'entrata, l'offerta di persone che desiderano lavorare a quel salario, ma che non riescono a trovare lavoro, sarebbe stata q2-q1.

210

Figure 15.7 Raising Wages by Restricting Supply

S 0 S 1 E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0
S
0
S
1
E 1
x
w 1
E
0
w 0
D
0
Wage rate

q 1

q 0

q 2

E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q
E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q
E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q
E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q
E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q
E 1 x w 1 E 0 w 0 D 0 Wage rate q 1 q

Quantity of labour

w 0 D 0 Wage rate q 1 q 0 q 2 Quantity of labour S
w 0 D 0 Wage rate q 1 q 0 q 2 Quantity of labour S

S ALARI E RENDITE. Oltre che dall’istruzione e dallo addestramento, e oltre che da meccanismi di-

scriminativi, il reddito può elevarsi grazie ad un talento o un’abilità particolari. Chiamiamo costo

opportunità l’ammontare che potrei guadagnare nel mio migliore impiego alternativo. La rendita è il

mio rendimento al di sopra del costo opportunità. Esempio: il grande chirurgo gode di una rendita…

L'ammontare di rendita nell'offerta dei fattori dipende dalla forma della curva di offerta. La figura sopra mostra una curva di domanda con tre distinte curve d'offerta. L'equilibrio è ad un prezzo di 600 euro per una quantità di 4000 unità del fattore. Il pagamento totale (2,4 milioni di euro) è rap- presentato dall'intera area ombreggiata. Quando la curva di offerta è verticale (O°), l'intero compen- so è rendita economica, poiché un minor prezzo non porterebbe alcuna unità del fattore a muoversi verso altri impieghi. Quando si ha O1, nessuna frazione del compenso è rendita, in quanto anche una piccola riduzione del prezzo offerto porterebbe tutte le unità del fattore a muoversi verso altri usi. Quando la curva di offerta è inclinata positivamente (O2), parte del compenso è rendita. A un prezzo di 600, la 4.000 unità del fattore riceve quanto occorre a trattenerlo nell' impiego, mentre pe- rò la 2.000 unità, ad esempio, guadagna parecchio di più. Il totale della rendita è l'area più scura, mentre l'area più chiara indica ciò che deve essere pagato per mantenere 4.000 unità in questo me r- cato.

211

Figure 14.4 The determination of rent in factor payments

Figure 14.4 The determination of rent in factor payments S 0 1000 S 2 800 E
Figure 14.4 The determination of rent in factor payments S 0 1000 S 2 800 E
Figure 14.4 The determination of rent in factor payments S 0 1000 S 2 800 E
Figure 14.4 The determination of rent in factor payments S 0 1000 S 2 800 E
S 0 1000 S 2 800 E 600 S 1 400 200 D 0 200
S 0
1000
S 2
800
E
600
S
1
400
200
D
0
200
400
600
[£]Price
800 E 600 S 1 400 200 D 0 200 400 600 [£]Price Quantity I L
800 E 600 S 1 400 200 D 0 200 400 600 [£]Price Quantity I L

Quantity

600 S 1 400 200 D 0 200 400 600 [£]Price Quantity I L FENOMENO DEL
600 S 1 400 200 D 0 200 400 600 [£]Price Quantity I L FENOMENO DEL
600 S 1 400 200 D 0 200 400 600 [£]Price Quantity I L FENOMENO DEL

IL FENOMENO DEL CAMPIONE. Un buon carpentiere guadagna più di un carpentiere mediocre; ma lo scarto tra il guadagno dei migliori sportivi o degli uomini di spettacolo di maggiore successo e gli altri sportivi o attori, è assai più ampio. Ciò dipende da due requisiti di quei mercati:

??Ogni consumatore desidera acquistare il bene offerto dal miglior produttore. Tutti vogliono vedere l’ultimo film del miglior comico, mentre non è un buon sostituto vedere due volte un film di un attore che faccia ridere la metà. ??Il bene è prodotto con una tecnologia che rende possibile al miglior produttore di soddisfare a basso costo tutti i consumatori. Chiunque può assistere al film di quel comico, poiché le pellicole sono duplicabili. L’attore teatrale guadagna invece molto meno.

212

APPENDICE

F INANZIAMENTO PUBBLICO E PRIVATO. Dal punto di vista economico, perché lo Stato dovrebbe fi-

nanziare l’istruzione?

?? Per le grandi esternalità positive.

Esempio: una società di analfabeti o di gente che parla solo in (tanti) dialetti.

?? Per migliorare l’uguaglianza delle opportunità o dei punti di partenza.

?? Per rimediare all’imperfezione del mercato dei capitali.

Esempio. A chi trarrà vantaggio dall’istruzione, converrebbe indebitarsi per studiare. Ma, finché lo

studente è minorenne, il contraente del prestito è la famiglia. La banca pretende però garanzie reali,

e ciò implica già una ricchezza, creando un circolo vizioso.

IL RUOLO ECONOMICO DELLE SCUOLE PRIVATE. In Italia le scuole private hanno un vario grado di e-

sclusività. Questa esclusività non è meritocratica. Essa raccoglie piuttosto i figli delle famiglie più

facoltose (che spesso non coincidono coi migliori studenti) e vi è una correlazione positiva tra pre-

stigio della scuola e costo d’ingresso. La giustificazione maggiore dell’esclus ività mediante discr i-

minazione dei prezzi, sta nel fatto che in Italia oltre il 50% accede al mercato del lavoro mediante

canali amicali e reti sociali estese (la “forza dei legami deboli”): una scuola esclusiva favorisce il

mantenimento dello status sociale.

La tesi della forza dei legami deboli. Perché i legami deboli, ossia quelli che comportano contatti poco frequenti nel tempo e che intercorrono con persone socialmente distanti, sono migliori nel job seeking rispetto agli strong ties, che intercorrono con i parenti e gli amici stretti? La risposta rigua r- da il tipo d'informazione che i due legami possono trasmettere. Quelli deboli, per loro natura, co n- nettono con persone diverse, che non conoscono i membri del nostro gruppo ristretto e hanno a loro volta contatti con persone che ci sono sconosciute. Al contrario, i legami forti sono tipici dei piccoli gruppi i cui membri si conoscono tutti tra loro, sono in posizione sociale analoga e hanno la stessa occupazione. Le informazioni che questi ultimi possono trasmettere, pertanto, spesso sono prevent i- vamente conosciute da tutti i membri (e dunque scarsamente utili) e per di più possono mettere i membri stessi in concorrenza l'uno contro l'altro, quando riguardano opportunità che interessano molti.

LA PROPOSTA DEI BUONI-SCUOLA. Ogni studente riceverebbe un buono, da spendere per qualunque

istituto, pubblico o privato. Ma: a) le scuole private potrebbero chiedere rette supplementari, restan-

do esclusive; b) le scuole competerebbero (in tutti i modi) per accaparrarsi gli studenti.

COME RIPARTIRE LE RISORSE PUBBLICHE PER LISTRUZIONE? Nella produzione d’istruzione vi è un

trade-off tra equità ed efficienza. Più ne offro a chi è svantaggiato o meno capace, meno cresce il

prodotto nazionale netto. L’istruzione dei meno dotati genera un rendimento marginale inferiore.

213

Eguaglianza

. Istruzione compensativa (produttività individuali rese uguali) . Spesa uguale per tutti . Prodotto massimo

. Istruzione compensativa

(produttività individuali rese uguali) . Spesa uguale per tutti

. Prodotto massimo

Efficienza (Prodotto nazionale)

214

26. Economia dei me rcati di lavoro

Modelli di discriminazione

In Italia nel 1998 solo poco più del 40% delle donne si offre sul mercato del lavoro, contro oltre il

70% degli uomini. Le donne vengono inoltre remunerate il 30% in meno. In altri Paesi OCSE va anche peggio:

 

ITALIA

FRANCIA

GERMANIA

U.K.

U.S.A.

   

30-44

anni

   

Donne

70

74

62

47

60

Uomini

100

100

100

100

100

   

55-64

anni

   

Donne

56

63

49

47

50

Uomini

100

100

100

100

100

Si ha discriminazione quando i membri di un gruppo hanno opportunità differenti a causa di caratte-

ristiche personali che prescindono dalle loro capacità. O2 O1 w3 O1 O2 w1 w1 w2
ristiche personali che prescindono dalle loro capacità.
O2
O1
w3
O1
O2
w1
w1
w2
D
D
Numero lavoratori
Settore A (discriminante)
Numero lavoratori
Settore B (discriminato)

Tutti i lavoratori hanno le stesse qualifiche. I lavori in A e in B appaiono loro ugua lmente attraenti. Senza discriminazione, il tasso salariale sarebbe lo stesso w1 in entrambi i settori. Se le imprese del settore A discriminano le donne, queste cercheranno lavoro nel settore non discriminante B. L'in-

cremento dell'offerta di lavoro in B riduce il salario a w2, mentre la ridotta offerta in A fa crescere il salario a w3. Abbiamo un differenziale salariale sessuale pari a w3 - w2. Esso è temporaneo, su un libero mercato, in quanto gli uomini lasciano B per cercare lavoro nel più remunerativo A. Alla fine

A e B offriranno di nuovo lo stesso salario, sebbene si modificherà in modo permanente la compo-

sizione del lavoro in ogni settore (solo uomini in A, entrambi i sessi in B).

215

Neri e bianchi sono due gruppi di pari numerosità e composti dalla stessa proporzione di lavoratori qualificati e non. Abbiamo due impieghi: E (elitario) richiede soggetti qualificati; NE (non-elitario) chiede soggetti non qualificati. Se w è uguale nei due settori, gli imprenditori di NE scelgono i lavo- ratori qualificati.

O'e De Oe w1 E1 Do Oo wo Eo wo Eo w2 E1 q1 q0
O'e
De
Oe
w1
E1
Do
Oo
wo
Eo
wo
Eo
w2
E1
q1
q0
qo
q2

Mercato elitario E

Mercato non elitario NE

Senza discriminazione, wo in E supera w0 in NE poiché gli imp ieghi in E attirano i lavoratori quali- ficati (sia neri che bianchi). Essendo distribuite uniformemente le qualifiche, ogni mercato impiega metà neri e metà bianchi. Con la discriminazione, gli impieghi E sono aperti solo ai bianchi. Si riduce così del 50% l'offerta di candidati per i lavori E, poiché questi devono essere sia bianchi, sia qualificati. La curva di offerta si sposta in O'e e il salario guadagnato dai lavoratori rimanenti, tutti bianchi, aumenta a w1. D'altra parte i neri licenziati in E cercano lavoro in NE, facendo crescere del 50% l'offerta di lavoro (fino a O'o). Ciò spinge il salario verso il basso fino a w2. Dato che tutti i neri sono in NE, essi hanno un salario medio più basso di quello dei bia nchi. Se la discriminazione dura a lungo, ai neri non conviene conseguire una qualificazione, essendo co- stretti a restare in NE. Ciò finisce per rendere "razionale" la discriminazione: i lavoratori adatti a E sono soltanto bianchi! Ecco il circolo vizioso della discriminazione:

216

Discrimina- Salario infe- zione sul la- riore voro attuale Discrimina- Minor inve- Disoccupa- zione prece-
Discrimina-
Salario infe-
zione sul la-
riore
voro attuale
Discrimina-
Minor inve-
Disoccupa-
zione prece-
dente al mer-
cato
stimento in
zione
capitale uma-
no
Livello di
Meno espe-
abilità infe-
rienza lavora-
riore
tiva
E
se i pregiudizi sono espressi dai lavoratori? Se gli addetti alle linee di mo ntaggio non apprezzano
la
supervisione di una donna, avremmo minore produttività e ma ggiori conflitti. L'impresa che non

discrimina starebbe peggio e, dunque, sarebbe economicamente razionale farlo. Lo stesso succede se sono i clienti a nutrire pregiudizi: perché nessun venditore di automobili è donna? Perché i clienti ritengono le donne poco esperte di motori e sono disposti a pagare di più per l'esclus ione dei venditori donna qualificati.

ALCUNE SPIEGAZIONI DEL FENOMENO

Una prima spiegazione è la discriminazione statistica: alcuni individui vengono esclusi sulla base della probabilità statistica di comportamento del loro gruppo, e non per delle caratteristiche perso- nali. I pregiudizi non c'entrano nulla. Basta che: a) esista una differenza nella qualità media dei due gruppi; b) e che una valutazione della qualità individuale sia abbastanza costosa. Ad esempio, se v'è una probabilità doppia (rispetto agli uomini) che assumendo donne giovani e sposate, queste si as- sentino a lungo nei successivi cinque anni (per fare figli), conviene assumere uomini.

217

Può un membro del gruppo discriminato chiedere un maggior salario, una volta che la sua alta qua- lità individ uale si sia rivelata? No, perché la sua minaccia di cambiare lavoro non è credibile : ve r- rebbe assunto da un altro padrone tipico, il quale gli offrirebbe nuovamente solo il suo rendimento atteso. Si afferma dunque in sequenza invertita il "circolo vizioso" visto sopra: i membri del grup- po- donne (o neri) sono meno qualificati, e perciò sono pagati meno; ma non hanno interesse a quali- ficarsi, dato che tanto vengono pagati meno…

La discriminazione può anche essere una norma sociale. Se l'informazione è incomp leta e asimme- trica, un'impresa osserva il comportamento di altre imprese senza conoscerne le motivazioni. Essa verifica che altre imprese discriminano. Non sa se ciò avviene per il minor rendimento dei soggetti discriminati o per pregiudizi. Essa può considerare meno rischioso non deviare dalla norma : si "f i- da" della razionalità delle scelte altrui, anziché selezionare un maggior numero di candidati ai propri impieghi per controllare la correttezza della discriminazione. Se inoltre l'impresa opera in un am- biente istituzionale in cui la discriminazione è una norma assodata, deviare da essa potrebbe co m- portare un costo in termini di perdita di reputazione.

La discriminazione può anche proporsi di accrescere il potere contrattuale nella negoziazione con i lavoratori. Essa, introducendo la contrapposizione tra segmenti "forti" e "deboli"della forza-lavoro, applica la logica del divide et impera.

La discriminazione (sessuale) può essere accettata dalle famiglie finché permane il patriarcato. Se- condo questa ideologia, la donna ha attitudini e talenti diversi dagli uomini: è anzitutto moglie e madre. Svolge dunque un maggior carico di lavoro domestico. Se l'offerta di lavoro dei membri de l- la famiglia ha l'obiettivo di un livello di reddito proporzionato al gruppo socioeconomico di appar- tenenza (target familiare), la donna che lavora anche fuori casa riceve una retribuzione considerata complementare ed aggiuntiva rispetto a quella, primaria, del capofamiglia uomo, e sarà portata ad accettare anche salari inferiori per lo stesso livello di qualificazione.

Infine, la discriminazione può corrispondere a una differenza di costi a parità di produttività margi- nale. Distinguiamo tra gli insider (i lavoratori già assunti nell'impresa) e gli outsider (quelli che vo r- rebbero entrare). I due gruppi hanno, per ipotesi, uguale produttività marginale. Tuttavia gli insider hanno un potere contrattuale: se l'impresa decide di sostituirli, deve affrontare i costi di turnover. Sia we il salario di un outsider; wi quello di un insider, mentre H' sono i costi marginali di selezio- ne- assunzione e formazione ed F' quelli di licenziamento. Abbiamo: we = wi = we + H' + F'

218

w, PM wi we E Costi di turnover PM O L* L = Li +
w, PM
wi
we
E
Costi di turnover
PM
O
L*
L = Li + Le

Nella figura, la retta PM indica il valore della produttività marginale sia degli insider sia degli outsider. Ad essa occorre sottrarre i costi marginali di H' e addizionare i costi marginali di F': il trat-

to totale (in grassetto) segnala i costi di turnover.

Gli outsider si offrono al loro "salario di riserva" we . Gli insider sono presenti nell'impresa in qua n- tità L* con un salario wi. Nessun outsider sarà assunto: il suo costo we supera infatti la produttività

marginale (misurata dalla retta PM ) al netto dei costi di turnover : il segmento OE. Gli outsider restano disoccupati pur essendo disposti, con uguale produttività marginale, a lavorare

a un salario minore di quello degli insider. Questo fenomeno può essere una forma di discrimina-

zione se sono gli insider a controllare (almeno in parte) i costi di turnover: non cooperano coi neo-

assunti (accrescendo i costi di formazione), contrattano le condizioni di uscita (accrescendo i costi

di licenziamento), eccetera.

Chiudiamo con un modello di Akerlof che rovescia l'impostazione precedente. Abbiamo, sul merca-

to del lavoro, lavoratori ad alto rend imento e lavoratori meno produttivi. Al momento dell'assunzio-

ne, l'impresa non può riconoscere il tipo di lavoratore. Dopo l'assunzione può osservare le produtt i-

vità individuali, distinguendo i migliori dai peggiori. Ma non ha convenienza a licenziare i peggiori.

Si suppone infatti che il gruppo dei lavoratori sia solidale al proprio interno e condivida degli stan-

dard d'impegno uguali per tutti e considerati equi. Questi standard non sono estremi, e possono es-

sere appena raggiunti anche dai lavoratori meno produttivi. Se l'impresa, osservando che alcuni la-

vorano più di altri, provasse a imporre standard d'impegno più gravosi, subirebbe l'abbandono o la

protesta anche da parte dei migliori. Qui dunque un gruppo giudica equa una retribuzione rispetto a

un certo impegno. Alcuni membri del gruppo, i migliori, "regalano" all'impresa un loro surplus di

produttività (che non viene pagato di più), in cambio del mantenimento del clima di collaborazione:

essi aiutano i compagni più deboli a restare insider.

219

27. Economia dei mercati di lavoro

La distribuzione del reddito e della povertà

Come definire e misurare la disuguaglianza e la povertà? Che cosa deve intendersi per equa (o giusta) distribuzione del reddito? Perché i redditi differiscono? Questi sono i tre princ ipali quesiti che ora discuteremo.

1) DISTINGUIAMO ANZITUTTO TRA DISUGUAGLIANZA E POVERTÀ.

Esempio: stabiliamo che è povera la percentuale di popolazione che dispone di un reddito inferiore a un valore assoluto, denominato soglia di povertà, che in Italia è di lire 1.200.000 circa per una fa- miglia di due persone. Sarebbe però possibile che il reddito di ciascuna famiglia sia superiore a quella soglia, ma che la maggior parte delle famiglie abbia esattamente 1.201.000 lire e il 10% ab- bia un reddito 20 volte superiore: questa sarebbe una situazione di grave disuguaglianza.

2) DISTINGUIAMO TRA POVERTÀ ASSOLUTA E POVERTÀ RELATIVA.

Una definizione alternativa di povertà riconosce che la qualità della vita dipende non solo da ele- menti che consentono la sopravvivenza, quali una nutrizione adeguata, una casa e cure mediche, ma anche dal non dover subire le privazioni che derivano da una posizione di reddito relativo troppo basso nella società. La povertà relativa è stata in pratica definita come la metà del livello di reddito di una famiglia mediana.

3) DISTINGUIAMO TRA UGUAGLIANZA E EQUITÀ.

Uguale significa "della stessa grandezza"; non è necessariamente sinonimo di "equo" e "giusto". La curva di Lorenz è uno strumento che ci dice quanto sono uguali i redditi personali. Sull'asse ve r- ticale viene posta la percentuale di reddito conseguito e sull'asse orizzontale la percentuale di popo- lazione che percepisce redditi. Se la distribuzione è eguale, il 30% della popolazione guadagnerà il 30% del reddito e così la curva diviene una retta con inclinazione a 45°. Se il reddito è ripartito ine- gualmente, il 30% della popolazione potrebbe guadagnare il 10% del reddito; in quest'ultimo caso la curva giacerà al di sotto della retta a 45°. Più bassa è la sua posizione, maggiore sarà la disugua- glianza della distribuzione.

220

100% CURVA DI LORENZ 60% 20% 0% 0% 50% 100% % cumul. redditi
100%
CURVA DI
LORENZ
60%
20%
0%
0%
50%
100%
% cumul. redditi

% cumul. percettori

Piuttosto, il problema dell'equità è di stabilire quale dovrebbe essere la distribuzione dei redditi. Al- cuni ritengono che l'equità coincida con l'eguaglianza, che sia cioè giusto che tutti percepiscano lo stesso reddito. Altri invece pensano che chi, ad esempio, lavora con più zelo o più efficientemente, debba essere pagato di più.

4) DISTINGUIAMO TRA EQUITÀ ORIZZONTALE E VERTICALE

Aristotele osserva che gli eguali vanno trattati in modo eguale (se hanno caratteristiche identiche, a eccezione del colore degli occhi, dovrebbero ad esempio pagare le stesse imposte), mentre i diversi vanno trattati in modo diverso (se alcuni sono in condizione di sopportare ad esempio oneri fiscali maggiori, dovrebbero subirli). La prima è l'equità orizzontale; l'altra quella verticale. Già il primo criterio appare problematico (rispetto a cosa siamo eguali?). Il secondo incontra diff i- coltà ancora più gravi: a quanto deve ammontare la diversità, e come valutarla, è oggetto di grandi divergenze fra studiosi e governi, come indicato, fra l'altro, dalle diverse scale di progressività adot- tate dalle imposte sul reddito.

5) NON DISTINGUIAMO TRA EQUO E GIUSTO

Il concetto di equità si sovrappone in parte a quello di giustizia. La differenza è sottile: una moneta non truccata è "equa" ma non "giusta". Si garantisce a un imputato un equo processo quando gli viene concessa una difesa legale appropriata, ecc., ma ci si può sempre domandare se, a conclusione del processo, egli abbia ricevuto una sentenza giusta. L'equità è insomma associata alla nozione di egual trattamento, e tende a riferirsi più alle procedure (il lancio di una moneta, il processo) che ai risultati. Qui, comunque, useremo equo e giusto come sinonimi.

221

6) INTORNO AI PROBLEMI ETICI OGNI "PROGRESSO" È CONTROVERSO

«La moralità è un rebus. Se faccio a pezzi in segreto la sventurata e disprezzata usuraia, dov'è regi- strata la natura malvagia di quest'atto? Che cosa significa dire che "non dovrei" farlo? Com'è eme r- so il "dovrei" da un universo di particelle e pianeti, geni e corpi? Se scopo dell'etica è massimizzare la felicità, dovremmo tollerare uno psicopatico che trae più piacere dall'uccidere di quanto le sue vittime ne traggano dal vivere? Se lo scopo è massimizzare le vite, dovremmo giustiziare in pubbli- co un uomo accusato ingiustamente, se servisse da deterrente a mille assassini? O destinare alcune persone a fare da cavia in esperimenti letali che possono salvarne milioni? L'umanità s'interroga da millenni su questi problemi, ma non ha fatto alcun progresso verso una soluzione» (Steven Pinker).

7) UGUAGLIANZA DI CHE COSA?

Molti economisti s'interessano alla distribuzione del reddito (e della ricchezza) perché il reddito

rappresenta il potere d'acquisto di beni e servizi e appare quindi un indice della prosperità e del be-

nessere della gente. Ma è un indicatore rozzo, essendo difficile paragonare la felicità che due diversi

individui ottengono da un euro di reddito in più.

??Amartya Sen invita a valutare il benessere individuale , anziché in termini di utilità soggett i-

va o di merci consumate, in termini delle libertà sostanziali, o capacità, delle persone di sce-

gliersi una vita cui si dia valore.

??Egli si chiede cosa Tizio è in grado di fare, non quanta utilità ricava o quale paniere di beni

possiede.

??Si tratta, ovviamente, di un approccio normativo: Sen formula giudizi di equità in termini di

abilità di base o capacità: se, tra due individui che percepiscono un reddito eguale, uno ha

capacità inferiori (ad esempio è un paralitico, e per spostarsi gli occorrono mezzi di traspor-

to speciali), egli ha un titolo valido per ottenere un maggior reddito.

??Il concetto di capacità (o libertà sostanziale) segnala una relazione tra un bene e un soggetto,

che espande le opportunità del soggetto; se posseggo del riso, ho ad esempio la capacità di

"fare" senza carenze nutritive.

??Mentre la libertà formale consiste nel ridurre il più possibile la coercizione esercitata dagli

altri sugli individui, quella sostanziale (o capacità) sta nella capacità di mettere in atto più

stili di vita alternativi, ossia appunto nella capacità di operare e di essere.

??Se una persona istruita sceglie ad esempio di non leggere mai un rigo, la sua libertà positiva

rimane comunque più ampia di quella dell'analfabeta.

??Sulla base dei diritti (si ricordi, per il ruolo dei diritti, il teorema d'impossibilità del liberale

paretiano) e delle opportunità di cui gode, Tizio può comandare un insieme di panieri alter-

nativi di beni, che compone le sue "attribuzioni" di mezzi.

222

??Ma vale anche il contrario: sulla base dei mezzi di cui ha l'attribuzione, Tizio può allargare le proprie capacità. ??È questa bidirezionalità tra capabilities e entitlements che costituisce lo sviluppo economi- co: il processo circolare di ampliamento delle attribuzioni delle persone grazie all'amplia- mento delle capacità, provoca, a sua volta, l'incremento delle possibilità di azione mediante l'incremento delle attribuzioni. ??In breve, la libertà sostanziale appare, alternativamente, momento e presupposto, strumento e scopo dello sviluppo economico.

Un punto di vista simile a quello di Sen è sostenuto da Partha Dasgupta, che distingue tra gli elementi che compongono e quelli che determinano il benessere, per sostenere che, in molti casi importanti, certi elementi svolgono entrambe le funzioni, ossia sono appunto sia strumenti che scopi dello sviluppo:

«Vi sono due maniere di misurare il benessere sociale. Una è di studiare i suoi costituenti, che includono ric- chezza, felicità, libertà di essere e di fare e, in senso ampio, le libertà positive. L'altra consiste nel valutare i suoi determinanti mercantili, che sono input di merci nella produzione del benessere, quali cibo, vestiario, acqua potabile, abitazione, accesso a conoscenza e informazione, e risorse dedicate alla sicurezza nazionale. La prima procedura misura "output" (la salute, l'esercizio delle proprie abilità, le libertà civili e politiche), mentre la seconda stima e aggrega gli "inputs" richiesti (spesa in cibo, vestiario, formazione, acqua potabile, abitazione e risorse dedicate alla protezione a alla promozione delle libertà civili e politiche). I costituenti e i determinanti del well-being possono essere pensati come fini e mezzi, rispettivamente. I filosofi politici e morali guardano ai costituenti quale loro ovvio oggetto di studio, in contrasto con gli economisti, che do- vrebbero esaminare i determinanti. Si ha qui una separazione culturale. Ma consideriamo education e skills. Si tratta di costituenti o di determinanti? Esse sono nei fatti entrambe le cose. L'acquisizione di education è in parte un fine in se stessa e in parte un mezzo per incrementare il reddito futuro migliorando gli skills. L'e- ducation dovrebbe venire conteggiata due volte».

Sen presuppone che certe libertà sostanziali appaiano tali a chiunque, ossia che esista una base di valori universale con cui selezionare mezzi e fini che implementano la nostra libertà. E però si può obiettare, rispetto ai mezzi: "fino a che punto" il paralitico dovrebbe avere la libertà di muoversi con mezzi speciali? Per quanti viaggi? Con quanti costi, e coperti da chi? Rispetto ai fini: ciò che appare una scelta libera qui e oggi, non appare tale lì e ieri. Ad esempio, è sempre vero che il voto di castità del frate cristiano è una libera scelta, mentre il velo della donna islamica non lo è? Per secoli nella storia della cristianità la verginità è stata spesso imposta, mentre oggi accade che donne islamiche in Europa scelgano di indossare il velo. Rispetto infine alla relazione tra mezzi e fini, il condizionamento derivante dal luogo e dal tempo può essere così enunciato: un'espansione delle capabilities in quali e quanti entitlements si traduce? E una certa lista di entitlements a quali e quante capabilities corrisponde? Insomma, sia rispetto ai mezzi, sia rispetto ai fini, sia rispetto al nesso tra i due, non è facile rag- giungere l'unanimità su cosa e su quanto occorre per essere più liberi.

8) È PIÙ PREOCCUPANTE LA DISUGUAGLIANZA, LA POVERTÀ O L'INIQUITÀ?

223

Non esiste una risposta generale. Può essere importante soffermarsi su quella che, in un certo luogo e tempo, indebolisce in maggior grado gli incentivi economici.

9) QUALE RAPPORTO TRA EGUALITARISMO ED EFFICIENZA?

Nel funzionamento del mercato può aversi una contrapposizione tra incentivi ed eguaglianza. Poiché il mer-

cato procede associando i compensi alle prestazioni, chi ha successo guadagna di più. Quindi la presenza

d'incentivi tende ad essere un fattore di disuguaglianza. Viceversa, in una società con imposte alte e diffusi

programmi assistenziali dello Stato, chiunque può godere di un livello di consumo non troppo dissimile da

quello degli altri. Non ci sono molti incentivi a lavorare con impegno.

Il problema può essere visto alla rovescia: quanto una maggiore redistribuzione del reddito ha effetto negati-

vo sugli incentivi? E inoltre: una maggiore sicurezza sociale non potrebbe incentivare le attività rischiose?

10) QUAL È LA PIÙ EQUA (O GIUSTA) DISTRIBUZIONE DEL REDDITO?

--- Jeremy Bentham

??Il benessere della collettività è la somma delle utilità dei diversi individui. ??Ciò implica che la società è sempre disposta a rinunciare a un dato ammontare dell'utilità di un pove- ro se ottiene un uguale guadagno in termini dell'utilità di un ricco. ??La curva di indifferenza sociale (che in dica le combinazioni dell'utilità del soggetto 1 e del soggetto 2 alle quali la collettività è indifferente) è dunque una linea retta con inclinazione pari a meno uno.

Utilità di Robinson

retta con inclinazione pari a meno uno. Utilità di Robinson Utilità di Venerdì ?? Se invece

Utilità di Venerdì

??Se invece la collettività è disposta ad accettare una diminuzione dell'utilità del povero soltanto se ciò consente un aumento relativamente molto più ampio dell'utilità del ricco, la curva di indifferenza so- ciale ha una curvatura.

Utilità di Robinson

so- ciale ha una curvatura. Utilità di Robinson Utilità di Venerdì --- John Rawls valuta il

Utilità di Venerdì

--- John Rawls valuta il benessere sociale facendo riferimento esclusivo all'utilità dell'individuo che sta nella posizione peggiore: se l'utilità di Robinson è 100 e quella di Venerdì è 80, l'utilità sociale è pari a quella di Venerdì. Se dunque l'utilità di Robinson passa da 100 a 120, salendo lungo la parte

224

verticale della curva a forma di L, non si genera un benessere sociale superiore in quanto resta uguale l'utilità di Venerdì. Non vi è sostituibilità tra l'utilità di uno e quella di un altro: le soddisfa- zioni dei due sono perfettamente complementari. Secondo Rawls un assetto distributivo è giusto (equo) se offre le stesse opportunità a tutti. Ciò no n significa però che tutti hanno pari reddito o ricchezza, bensì che Robinson guadagna "equamente" se e solo se ciò migliora anche la condizione di Venerdì; ossia se la disparità di guadagno fa stare entrambi meglio di come starebbero se essa non esistesse. Ad esempio, se il reddito più elevato è 800.000 e il più basso 8.000, ciò è ammissibile se e solo se abbassando il reddito più alto diminu i- rebbe anche quello più basso. Invece nessun incremento, di qualsiasi ammontare, del benessere di Robinson potrebbe compensare la società per una diminuzione del benessere di Venerdì. La giustificazione è un esperimento inte l- lettuale. Supponiamo che, nella posizione originaria, tutti i membri della società si trovino sotto un velo di ignoranza, nel senso che non sanno chi sono: se intelligenti o ottusi, intraprendenti o timoro- si, abili o inabili, ricchi o indigenti, di quale sesso e razza. Essi non sono in grado di fare previsioni sulle loro posizioni future. Se viene data loro la possibilità di scegliere uno schema distributivo, essi probabilmente scelgono quello in cui è migliore la condizione di chi sta peggio, in quanto non pos- sono escludere di essere loro gli individui che staranno peggio. Dunque si ribadisce che la curva d'indifferenza sociale ha la forma di L.

Utilità di Robinson

sociale ha la forma di L . Utilità di Robinson Utilità di Venerdì Il vertice della

Utilità di Venerdì

Il vertice della L è il punto in cui l'utilità dei due individui è uguale. Se aumentiamo nelle medesime proporzioni le utilità di e ntrambi, ci sposteremo sul vertice di una L più elevata. Ma se aumenta l' u- tilità solo di Robinson, o quella del solo Venerdì, la curva rimane la stessa. Possiamo però obiettare che nulla garantisce che tutti siano, nella posizione originaria, avversi al r i- schio come Rawls assume: i soggetti potrebbero desiderare la ricchezza più di quanto temano la po- vertà. Egli inoltre ipotizza una posizione originaria che è già egualitaria: siamo tutti uguali in quanto perfettamente ignoranti su chi siamo. Ma basterebbe introdurre un'informazione limitata, per indivi- duare differenze e asimmetrie di potere.

225

--- Robert Nozick sostiene che qualunque schema distributivo è giusto se deriva da un accordo vo- lontario fra tutte le parti coinvolte. Esempio. Accettiamo come "giusta" la distribuzione D1. Un grande attore richiede agli spettatori un sovrapprezzo per essere ammirato. Dopo questi pagamenti la distribuzione sarà D2. «Se D1 era una distribuzione giusta, e se la gente è passata di sua volontà da D1 a D2, non sarà giusta anche D2?». Ciò vale in generale per qualsiasi allontanamento volontario da D1. Dunque non importa discutere che cos'è o dovrebbe essere D1. Importa verificare che il processo che porta a D2 sia esso giusto. ??È il processo che giustifica il risultato, ovvero è il mezzo che giustifica il fine e non vi- ceversa. La giustizia sta nel rispetto delle regole e delle procedure con cui i soggetti ac- quisiscono le risorse e i diritti. ??La giustizia nell'acquisizione indica che l'appropriazione iniziale della proprietà deve avvenire nel rispetto delle regole del gioco. ??La giustizia nel trasferimento indica che il passaggio della proprietà tra soggetti diversi deve avvenire sulla base di un titolo valido. ??Rispettati questi principi, qualsiasi conseguenza è essa pure giusta. ??Ciò fra l'altro implica che qualsiasi risultato di mercato va accettato se nasce da scambi volontari. Questa concezione procedurale del giusto è basata su una finzione: che le opzioni contrattate all'ini- zio non cambino strada facendo. Poiché invece di solito cambiano, delle due l'una: o il consenso si mantiene in quanto fondato su ragioni convincenti per (almeno) la maggioranza (ma dunque occorre una teoria di quelle ragioni, come quelle di Bentham, Rawls e Sen), oppure si mantiene per un co m- promesso e deriva allora da un rapporto di forza disuguale fra i partecipanti (in contraddizione con la premessa di Nozick, secondo cui tutto procede da accordi volontari-paritari).

Seguendo Sen, immaginiamo di voler assegnare un flauto ad un bambino scelto in un gruppo di tre. Se so che solo il bimbo A sa suonare e trarre piacere dalla musica, gli darò il flauto, in conformità col principio utilitaristico. Se so soltanto che il bimbo B è il più povero dei tre, gli consegnerò il flauto, come prescrive il principio differenziale di Rawls. Infine, se so che è stato il bimbo C a co- struire il flauto, glielo assegnerò, in base al principio di attribuzione di Nozick. I tre casi sono compatibili tra loro in quanto, nota Sen, è la limitatezza dell'informazione a spiegare le differenti decisioni.

226

--- Hal Varian definisce l'equità come assenza d'invidia. ??Se l'individuo 1 preferisce il paniere di beni dell'individuo 2 al proprio, si dice che invidia l'altro. ??Partiamo da una allocazione che distribuisce i beni in parti eguali: in essa l'invidia, per defi- nizione, manca. ??Ora i beni sono oggetti di scambio concorrenziale. I soggetti sceglieranno i panieri che mas- simizzano la loro utilità, dati i prezzi e il loro reddito. ??Perciò, una volta avvenuto lo scambio, ciascuno possiederà un paniere diverso da quello ini- ziale. ??Poiché tutti partivano con redditi identici, ogni paniere a disposizione dell'individuo 1 è di- sponibile anche per l'individuo 2. ??Ma se 1 ha scelto un paniere diverso da quello scelto da 2, egli lo preferisce: dunque no n può invidiare 2. E nemmeno 2 può invidiare 1. Ma è rilevante partire da un'allocazione egualitaria posta in un mercato di concorrenza perfetta (nel quale, cioè, nessuno ha potere sugli altri)? Inoltre, un'allocazione senza invidia nulla ci dice sulla distribuzione del benessere. L'individuo 1 può essere insoddisfatto del proprio paniere, eppure dete- stare i beni del paniere dell'individuo 2, e quindi non invidiarlo.

11) PERCHÉ I REDDITI DIFFERISCONO?

Un tentativo d'identificare i fattori che portano al successo o al fallimento economico include alme- no questi elementi:

??Famiglia. L'influsso familiare può plasmare le motivazioni e i comportamenti. Inoltre l'a m- biente familiare può dare benefici direttamente economici ("essere nel giro"). ??Capitale umano. Si veda la lezione 25. ??Talento. È difficile misurare l'abilità personale innata, e ancora più difficile separarla dai due fattori precedenti. ??Fortuna . Il reddito appare come il prodotto di un elevato numero di fattori casuali indipe n- denti (il calciatore che esordisce in serie A perché il titolare si è infortunato, ecc.) che pos- sono operare simultaneamente o nel tempo. ??Ricchezza. Le differenze di reddito hanno talvolta origine nella trasmissione ereditaria dei patrimoni. I ricchi perpetuano la propria posizione nel tempo e lungo le generazioni con un meccanismo da "pozzo di S.Patrizio" (quanto più guadagnano, tanto più sono in grado di ri- sparmiare e investire e quindi di aumentare le loro possibilità di ottenere ulteriori guadagni).

227

??Limiti alla concorrenza sui me rcati del lavoro. Le libere professioni comportano delle "e- sclusive" (soltanto gli ingegneri, gli architetti e i geometri possono avallare progetti di co- struzione; soltanto i medici possono prescrivere cure ed eseguire interventi chirurgici, ecc.) e delle tariffe minime. Quasi tutti i rapporti di lavoro subordinato sono regolati da contratti collettivi che determinano le retribuzioni minime. Così si crea in questi mercati una compe- tizione per il posto, più che una competizione sul salario: il livello retributivo rimane alto, anche quando tanti aspirerebbero a subentrare in quei lavori con paghe inferiori. A parte fattori sfuggenti come il talento e la fortuna, tutti gli altri fattori rimandano ad asimmetrie di potere nella società.

228

28. Come funzionano i mercati

Efficienza dei mercati competitivi

Il tema dell'efficienza dei mercati competitivi rappresenta la sintesi ed il coronamento della microe-

conomia neoclassica. Lo tratteremo seguendo tre schemi espositivi: uno molto intutivo, uno analit i-

camente più rigoroso ed infine, in appendice, richiamando lo schema dell'Equilibrio economico ge-

nerale.

[1]

Affinché l'economia sia efficiente in senso paretiano, deve soddisfare tre condizioni:

??Efficienza nello scambio (ES) o allocativa.

I beni devono essere distribuiti tra i soggetti in modo tale che non si possano ottenere ulteriori va n-

taggi dallo scambio.

??Efficienza nella produzione (EP).

L'economia deve essere sulla sua Frontiera delle possibilità produttive.

??Efficienza nella composizione del prodotto finale (EC).

L'economia deve produrre un mix di beni che rifletta le preferenze dei consumatori.

La ES richiede che tutti i soggetti abbiano lo stesso Saggio marginale di sostituzione (SMS).

Se il SMS di Robinson tra mele e arance è 2, egli è disposto a rinunciare a 2 mele per 1 arancia in più. Il SMS tra mele e arance di Venerdì è 1: è disposto a rinunciare a 1 mela per 1 arancia. Poiché i loro SMS non sono uguali, si può migliorare la posizione di uno senza peggiorare quella dell'altro (oppure si può migliorare la posizione di entrambi). Supponiamo infatti di togliere 1 arancia a Venerdì che Robinson pagherebbe con 2 mele. Se Robinson però cedesse solo 1,5 arancie a favore di Venerdì, entrambi starebbero meglio: entrambi guadagnerebbero 0,5 a- rance rispetto al proprio SMS. Rinunciando ad arance per mele, il SMS di Venerdì aumenta: vuole sempre più mele per ogni arancia add i- zionale a cui rinuncia. Analogamente, rinunciando a mele per avere più arance, il SMS di Robinson diminu i- sce: è disposto a rinunciare a meno mele per ciascuna arancia aggiuntiva che ottiene. Quando i due SMS sa- ranno uguali, lo scambio cesserà.

L'EP richiede che il Saggio marginale di trasformazione (SMT) tra due fattori qualsiasi in due im-

prese qualsiasi sia uguale.

Consideriamo le industrie dell'acciaio e dell'auto. Nella prima il SMT tra spese di capitale e lavoro è di 2 mi- lioni; ossia, se si impiega un lavoratore in più, si risparmiano 2 milioni in attrezzature (o, il che è lo stesso, 2 macchine da 1 milione possono sostituire 1 lavoratore). Nella seconda il SMT è 1 milione; 1 macchina da 1 milione sostituisce 1 lavoratore.

229

Se 1 lavoratore migra dall'auto all'acciaio, libera 2 macchine. Una di queste può essere trasferita nell'indu- stria dell'auto. Ma rimane 1 macchina, che può essere impiegata per accrescere l'output nel settore dell'ac- ciaio, dell'auto o altrove. Aumentando i lavoratori nelle acciaierie, la produttività marginale del lavoro dimunuirà; mentre, riducendo i lavoratori nel settore dell'auto, la PM del lavoro crescerà. Viceversa per le macchine. Alla fine i SMT saranno pari nelle due industrie.

L'EC richiede che l'economia operi nel punto della Frontiera delle possibilità produttive (FPP) che riflette le preferenze dei consumatori.

L'inclinazione della FPP ci dice di quanto può aumenta re un bene misurato lungo l'asse verticale, se l'econo- mia rinuncia ad 1 unità del bene misurato lungo l'asse orizzontale: è ilSMS. L'EC richiede che il SMS dei consumatori eguagli il SMT. Supponiamo che il SMS tra mele e arance sia 2, ossia gli individui sono disposti a rinunciare a 2 mele per 1 arancia in più. Il SMT sia invece 1, cioè devono rinunciare solo a 1 mela per ottenere 1 arancia in più. Conviene alle imprese aumentare la produzione di arance e ridurre quella di mele. Sappiamo che in libera concorrenza i consumatori eguagliano i SMS al prezzo relativo di quei due beni, così come i produttori eguagliano i SMT al prezzo relativo di quei due input. Ricordiamo perché ciò accade. ??Per Francesca il SMS tra CD e caramelle è 20, ossia è disposta a rinunciare a 20 caramelle per avere un CD in più. Il prezzo relativo è 15, in quanto i CD costano 15 euro e le caramelle 1 euro. A Fran- cesca conviene acquistare più CD e meno caramelle, dato che deve rinunciare solo a 15 caramelle per un CD. Ciò dura finché il suo SMS supera il prezzo relativo. (E veceversa, a favore delle cara- melle, se il SMS è inferiore al prezzo relativo). Quando il SMS eguaglia il prezzo relativo, le con- viene non variare i suoi acquisti. ??Abbiamo un'impresa che produce sia mele che arance, se rialloca il lavoro dalle mele alle arance, la produzione delle prime diminuisce (di 2 casse) e quella delle seconde aumenta (di 1 cassa). Il SMS è 2. Se una cassa di mele viene venduta a 4 euro e una cassa di arance a 10 euro, l'impresa perde 8 eu- ro sulla vendita di mele ma ne guadagna 10 su quella di arance. Le conviene continuare a spostare ri- sorse dalle mele alle arance finché il SMT non eguaglia il prezzo relativo. (Sarebbe lo stesso se mele e arance fossero prodotte da imprese diverse).

Se consumatori e produttori affrontano entrambi lo stesso prezzo relativo, il SMS eguaglia il SMT. Pertanto, il mercato concorrenziale dà luogo a un'allocazione delle risorse efficiente in senso pare- tiano.

230

[2]

Come sappiamo, l’impresa combina i fattori produttivi al fine di ottenere la quantità di output che consenta di massimizzare il livello di profitto. Sappiamo anche che l’impresa opera in un contesto

(il mercato perfettamente concorrenziale) che la sollecita attraverso la competizione ad adottare tra

tutte le possibili combinazioni dei fattori produttivi, quella che appare la più efficiente in funzione del perseguimento dei propri scopi. Abbiamo definito "tecnica produttiva" ogni combinazione dei fattori produttivi tesa ad ottenere determinati livelli di output. Definiamo adesso come tecnica pro-

duttiva efficiente o tecnica Pareto- efficiente una combinazione dei fattori produttivi tale che - co n- siderati i livelli di conoscenze e quelli delle tecnologie - non esiste alcun’altra tecnica che consenta

(a parità degli input utilizzati) una quantità maggiore di output.

Detto in altro modo una tecnica è efficiente quando non esiste un’altra tecnica che permetta di otte- nere la stessa quantità di output con una quantità minore di un input, senza che debba crescere la quantità utilizzata di qualche altro output. (Questa precisazione è opportuna perché la stessa quant i- tà di prodotto può essere ottenuta con differenti tecniche, ovvero combinando tra loro quantità di- verse di fattori produttivi). Per quanto riguarda la produzione, poiché non possiamo sommare tra di loro servizi di fattori pro- duttivi eterogenei come il capitale e il lavoro, possiamo dire che una tecnica produttiva è superiore in senso paretiano ad un’altra quando permette di ottenere la stessa quantità di prodotto utilizzando una quantità minore dei servizi di almeno un fattore produttivo senza che debba aumentare la qua n- tità utilizzata degli altri fattori. Di conseguenza una tecnica è efficiente in senso paretiano quando nessun altra tecnica le è superiore. È ovvio che si può avere più di una tecnica efficiente per produr- re la stessa quantità di un bene, quando al diminuire dei servizi di un fattore produttivo aumenta l’utilizzazione dei servizi di un altro fattore. Il concetto di efficienza paretiana è cioè un concetto re- lativo, che permette di ordinare le tecniche secondo il criterio detto, ma non permette di individuare una sola tecnica in assoluto superiore a tutte le altre. L’abbandono delle ipotesi di misurabilità cardinale e di confrontabilità interpersonale delle utilità impone a Pareto di rivedere anche la definizione di massimo di utilità sociale. Infatti è palese che le utilità di individui diversi non sono confrontabili, cioè le sensazioni derivanti dal consumo dei beni sono strettamente personali e non c’è modo di stabilire una scala di misurazione delle utilità comu- ne a tutti gli individui. Per questa ragione non è possibile sommare l’utilità di individui diversi. Ma allora non appare più possibile dire che un determinato stato del mondo è preferibile ad un altro, perché non è possibile sommare le utilità di individui diversi e vedere in quali circostanze la somma risulta massimizzata.

231

Pareto riesce però a definire quando si realizza il massimo di soddisfazione per una collettività. Possiamo infatti definire una posizione come preferita rispetto ad un’altra per la collettività quando, spostandoci dalla seconda alla prima aumenta la soddisfazione di un soggetto senza che peggiori quella di nessun altro. Questa posizione è preferibile per la società perché almeno un soggetto la preferisce sicuramente, mentre nessun altro soggetto preferisce la posizione di partenza. Ne deriva che si definisce una posizione di ottimo paretiano quella rispetto alla quale non esistono posizioni pareto-preferite, cioè una posizione dalla quale non possiamo spostarci per migliorare la soddisfa- zione di uno o più soggetti senza peggiorare la soddisfazione di almeno un altro soggetto. Anche in questo caso il concetto di ottimo è un concetto relativo, perché non è possibile ordinare e confrontare tra loro tutte le posizioni possibili, cioè è sempre possibile, partendo da una posizione, trovarne un'altra nella quale migliora la soddisfazione di qualcuno e peggiora quella di qualcun al- tro. Il criterio di Pareto non ci permette di ordina re queste due posizioni, cioè di dire quale delle due è preferibile. Se vogliamo tradurre il criterio di Pareto in termini di votazioni, esso ci dice che si può accettare il risultato del voto solo quando almeno un voto è a favore di una alternativa e non c’è nessun voto contrario, mentre non è possibile scegliere quando alcuni voti sono a favore di una po- sizione e alcuni a favore dell’altra, non potendo essere accettata la votazione a maggioranza perché non conosciamo quanto “pesa” il voto di ciascuno, cioè quanto “vale” l’utilità di ciascun soggetto. In questo senso, dato che non è possibile il confronto interpersonale di utilità, non si può nemmeno ipotizzare che il voto di un soggetto è uguale a quello di tutti gli altri. Pareto dimostra che un economia di mercato concorrenziale tende a raggiungere una posizione di ottimo paretiano. Prendiamo un’economia di puro scambio. Supponiamo che tale economia sia composta da due soli soggetti, A e B ed esistano due soli beni X e Y. Supponiamo inoltre che i so g- getti ricevano una dotazione dei due beni. Per i nostri scopi non è necessario sapere come i soggetti sono venuti in possesso delle quantità dei due beni (possono essere piovute dal cielo o essere state regalate da qualche benefattore od essere state prodotte in passato). Ciò che è importante è che al momento in cui possono cominciare gli scambi non sia possibile aumentare le quantità dei due beni presenti nel nostro piccolo sistema economico. I soggetti possono decidere solo se consumare le lo- ro dotazioni iniziali o scambiare tra loro i beni per migliorare il proprio benessere. Per rappresentare la struttura delle preferenze dei consumatori possiamo ricorrere alle loro mappe di curve di indifferenza.

232

Y

A 1 A 2 A 3 Y 0 A X 0 B
A 1
A 2
A 3
Y
0 A
X 0 B
B 1 B 2 B 3
B 1
B 2
B 3

X

La figura sopra rappresenta le mappe di indifferenza per A e per B. La quantità dei due beni presen- ti nel sistema economico, e quindi le quantità che al massimo uno dei due soggetti può consumare, sono rappresentate dalla lunghezza delle ordinate e delle ascisse Y e X. Per vedere se e qua nto i soggetti avranno convenienza ad effettuare gli scambi conviene sovrappor- re le due mappe delle curve di indifferenza, ruotando di 180° la mappa di B. In questo modo otte- niamo la scatola di Edgeworth, cioè un rettangolo nel quale il vertice in basso a sinistra rappresenta l’origine per A, il vertice in alto a destra rappresenta l’origine per B, la base la quantità esistente del bene X e l’altezza la quantità esistente del bene Y. Come si nota, mentre le curve di indifferenza di A sono rimaste immutate, ora le curve di indifferenza di B sono rovesciate, poiché l’origine per Y è in alto a destra e la sua utilità migliora mano a mano che ci si sposta verso il basso a sinistra, in quanto aumentano le qua ntità di beni consumate.

Y

0 B A 1 A 2 A 3 B B 1 B 2 3 0
0
B
A 1
A 2
A 3
B
B
1
B
2
3
0 A
X

Un punto all’interno della scatola di Edgeworth rappresenta una allocazione dei beni, cioè rappre- senta come le quantità date di X e di Y sono distribuite tra A e B

233

X B 0 B Y C Y B Y A 0 A X X A
X B
0 B
Y
C
Y B
Y A
0 A
X
X A

Nella figura sopra il punto C indica che A è in possesso della quantità X A del bene X e della quant i-

Y A del bene Y. Poiché le quantità totali dei due beni sono date, ne discende che sono determinate

anche le quantità in possesso di B, che sono rispettivamente X-X A = X B e Y-Y A = Y B (ricordiamo

che le quantità in possesso di B si leggono a partire dall’origine 0 B ).

A questo punto possiamo chiederci se i due consumatori sono soddisfatti delle loro dotazioni inizia-

li o possono migliorare la loro posizione scambiandosi tra loro i beni. Per questo dobbiamo tracciare

le curve di indifferenza, come in figura sotto.

X B 0 B Y A 1 C Y Y A B B 1 0
X B
0
B
Y
A 1
C
Y
Y A
B
B 1
0 A
X
X A

Nella figura possiamo vedere che l’allocazione C si trova all’intersezione delle curve di indifferen-

za A 1 e B 1 . Rispetto a questa allocazione, tutte le allocazioni all’interno della lente colorata delim i- tata dalle due curve di indifferenza, permettono di ad entrambi i soggetti di raggiungere curve di in- differenza più alte, cioè migliorano la loro soddisfazione. Ne consegue che entrambi i soggetti po- tranno scambiare tra loro i beni per raggiungere curve di indifferenza più elevate. In particolare,

ne lla situazione rappresentata dalla figura A vorrà cedere una parte della quantità di Y in suo po s- sesso per aumentare la dotazione di X, mentre B vorrà cedere una parte della quantità di X per a u- mentare la dotazione di Y. Dobbiamo ora chiederci fino a quando dureranno gli scambi, cioè qua n-

234

do si raggiungerà una posizione tale per cui non si potrà migliorare la situazione di un soggetto sen- za peggiorare quella di un altro. E’ chiaro che quando sarà raggiunta una tale posizione non vi sa- ranno più scambi volontari, perché un soggetto non avrà più convenienza ad effettuarli.

X BE 0 B Y A A 1 2 C E Y BE Y AE
X BE
0 B
Y
A
A 1
2
C
E
Y BE
Y AE
B
2
B 1

0 A

X AE

X

La figura sopra mostra quando tutti gli effetti mutuamente benefici dello scambio sono stati ott enu- ti. Nel punto E i due soggetti hanno raggiunto le curve di indifferenza A 2 e B 2 . La particolarità di queste curve è che sono tangenti. È chiaro che il soggetto A non potrebbe raggiungere una curva di

indifferenza più alta di A 2 senza che il soggetto B s ia costretto a posizionarsi su una curva più vic i- na all’origine 0 B rispetto a B 2 e viceversa. Per questo motivo gli scambi cessano quando si raggiun- ge il punto E. Alcune osservazioni possono essere fatte:

1.

il mercato concorrenziale tende a raggiungere una situazione di ottimo pare-

tiano, cioè lasciando gli individui liberi di scambiare i beni, si arriverà ad una situazione in cui tutti i possibili vantaggi dello scambio sono raggiunti;

2.

nel punto di ottimo le curve di indifferenza dei diversi soggetti sono tangenti tra loro. Poiché nel punto di tangenza le curve hanno la stessa pendenza e poiché la pendenza delle curve di indifferenza misura il SMS, ne deriva che nel punto di equilibrio i soggetti economici hanno lo stesso saggio marginale

di

sostituzione, ovvero SMS A =SMS B . Inoltre, poiché sappiamo che i cons u-

matori massimizzano il loro benessere eguagliando il rapporto tra i prezzi di

mercato e il saggio marginale di sostituzione, ne deriva che nel mercato co n- correnziale si formeranno rapporti di scambio tra i beni tali da assicurare una situazione di equilibrio di ottimo paretiano.

3.

Le

posizioni di ottimo paretiano, date le quantità di beni esistenti sul mercato,

sono molteplici. Guardando la figura sotto, a partire dal punto C, a seconda

235

della abilità contrattuale dei due soggetti, si sarebbe potuto raggiungere il punto P, in cui tutti i vantaggi dello scambio vanno al soggetto A, mentre il soggetto B resta indifferente, il punto Q, in cui tutti i vantaggi vanno al so g- getto B, mentre A resta indifferente o un altro punto intermedio, rapprese n- tante un punto di tangenza tra diverse curve di indifferenza dei consumatori. Inoltre, partendo da una diversa allocazione iniziale dei beni si sarebbe potuto raggiungere, ad esempio, il punto R, anch’esso un punto di ottimo paretiano, dato che vale anche qui la condizione di tangenza tra le curve di indifferenza. Nella figura sotto tutte le possibili posizioni di ottimo paretiano sono rappre- sentate dalla curva che unisce l’origine 0 A all’origine 0 B, nota come curva dei contratti.

Y

0 B R C P E Q 0 A X
0
B
R
C
P
E
Q
0 A
X

Il criterio di Pareto non ci permette, come abbiamo già avvertito, di ordinare tutte le possibili allo- cazioni. Evidentemente non è possibile confrontare tra loro le allocazioni ottime, poiché il passag- gio dall’una all’altra implica necessariame nte il miglioramento della soddisfazione di un soggetto e il peggioramento della soddisfazione dell’altro. Per di più, non possiamo neanche dire che il punto R , che è un punto di ottimo, è Pareto- superiore al punto C, che non è di ott imo, poiché, nel passag- gio da C ad R, A migliora sicuramente la sua soddisfazione, ma B si trova in una situazione peggio- re. Rispetto a queste due posizioni possiamo solo dire che una, rappresentata dal punto R è ottima, cioè efficiente e l’altra, rappresentata dal punto C, non lo è. Infine il criterio di Pareto non dice nulla riguardo all’equità dell’allocazione. La posizione R in fi- gura sopra è una posizione palesemente squilibrata a favore di A, che può consumare quantità note- voli di entrambi i beni, me ntre B può consumarne solo quantità relativamente piccole. Questa pos i- zione, quindi, secondo diversi criteri di equità, può risultare non accettabile. Tuttavia, secondo Pare- to, non è possibile pervenire ad un criterio oggettivamente valido di equità, che non presupponga

236

cioè un giudizio di valore non dimostrabile scientificamente, quale, ad esempio, il criterio che privi-

legia il guadagno di soddisfazione dei “poveri” rispetto alla perdita di soddisfazione dei “ricchi”

quando si redistribuisce il reddito. Con l’economia del benessere Paretiana il criterio di efficienza

economica si separa da ogni considerazione relativa all’equità.

Tuttavia la moderna economia del benessere riconosce che le situazioni eccessivamente squilibrate,

e quindi inique, possono crear e instabilità nella società e mettere in discussione la possibilità di rag-

giungere l’efficienza. In questo caso si ammette l’opportunità di ridistribuire le dotazioni iniziali

per correggere l’iniquità, ma si afferma la necessità di lasciare al mercato il compito di raggiungere

l’ottimo paretiano e quindi l’efficienza.

APPENDICE

Nello schema dell'Equilibrio economico generale l’obiettivo è di chiarire quale è la logica astratta di funzionamento di una complessa economia di mercato. In questo quadro viene messa in evidenza l’interdipendenza tra i singoli mercati, poiché si ricerca il meccanismo attraverso il quale il compor- tamento atomistico di tanti soggetti che prendono le loro decisioni senza conoscere le decisioni de- gli altri soggetti conduce ad un equilibrio economico generale, cioè ad un equilibrio simultaneo di tutti i mercati. Per comprendere la ragione dell’interdipendenza tra tutti i mercati pensiamo ad e-

sempio al mercato delle automobili. Se aumenta la domanda di automobili, ferme restando le cond i- zioni di offerta, i produttori saranno spinti ad aumentare la quantità di automobili offerta. Per far ciò dovranno aumentare la loro domanda degli input, ad esempio dell’acciaio. Quindi si modificano le condizioni di equilibrio nel mercato dell’acciaio e questo a sua volta influenzerà altri mercati, pro- vocando infine, verosimilmente, un mutamento anche delle condizioni iniziali di offerta nel mercato delle stesse automobili.

In generale per interdipendenza si intende la possibilità che la variazione di uno dei prezzi dei beni

e

servizi presenti sul mercato comporti, in generale:

1. la variazione delle quantità scambiate di tutti i beni e servizi

2. la variazione dei prezzi di tutti gli altri beni e servizi

3. ed infine che le due variazioni considerate nei punti 1. e 2. retroagiscano a lo-

ro volta sulle condizioni di mercato del bene il cui prezzo è originariamente mutato.

Il

tipo di indagine che ne deriva è necessariamente astratta, cioè deve partire da una semplificazione

e

schematizzazione delle condizioni in cui operano i mercati. In generale si assume che tutti i me r-

cati siano perfettamente concorrenziali. Con questa condizione si presuppone che gli agenti econo- mici non possano, qualsiasi decisione prendano, modificare singolarmente i prezzi di mercato, ov- vero considerino i prezzi di mercato come dei dati. L’ipotesi di concorrenza perfetta risponde anche

ad

una precisa esigenza: l’obiettivo della teoria è quello di studiare la logica, le leggi fondamentali,

di

un economia di mercato e dunque occorre isolare queste leggi astraendo dai possibili attriti che

ne modificano il comportamento nei casi concreti. L’ipotesi di assenza di limitazioni alla concor- renza dei soggetti economici svolge dunque un po’ la stessa funzione dell’ipotesi di assenza dell’attrito dell’aria quando si studia la legge della caduta dei gravi. La rappresentazione del modello di equilibrio economico presuppone l’esistenza di quattro sub- mercati: il mercato dei beni, il mercato dei servizi dei fattori produttivi, il mercato dei beni capitali e

237

il mercato della moneta. In ciascuno di questi mercati il comportamento dei soggetti economici è

rappresentato da una serie di equazioni. La prima condizione (necessaria, ma non sufficiente) per- ché possa esistere un equilibrio è che il numero di equazioni indipendenti sia uguale al numero delle incognite. Il risultato sarà una serie di prezzi non negativi (uno per ogni bene e servizio scambiato) tali per cui in tutti i mercati la domanda eguaglia l’offerta (ovvero la somma algebrica delle quantità

domandate e vendute è nulla). In corrispondenza di questi prezzi di equilibrio le famiglie massimi z- zano la propria funzione di utilità, nei limiti del bilancio a loro disposizione, mentre le imprese ma s- simizzano i propri profitti, rispettando i vincoli tecnologici. Inoltre il profitto massimo per tutte le imprese, in condizioni di concorrenza perfetta, risulta nullo. In altri termini si ha equilibrio quando esiste una configurazione di prezzi tale che:

1. i consumatori sono in grado di ottenere tutte le quantità dei beni e servizi che desiderano acquistare e di vendere le quantità dei servizi dei fattori produttivi in loro possesso che desiderano offrire

2. le imprese sono in grado di vendere le quantità desiderate di beni e servizi prodotti e di acquistare le quantità desiderate dei servizi dei fattori produttivi

3. In ciascun mercato le quantità domandate sono uguali alle quantità offerte,

cioè i prezzi sgombrano i mercati. Ipotizziamo un sistema economico in cui esistono solo il mercato dei beni di consumo e il mercato dei servizi dei fattori produttivi. Inoltre immaginiamo che nel mercato dei beni siano disponibili so- lo due beni, che chiameremo X e Y, e che nel mercato dei servizi dei fattori produttivi siano sca m-

biati solo i servizi del lavoro, la cui quantità data è L e i servizi dei beni capitali, la cui quantità da- ta è K. Le dotazioni di capitale e lavoro non sono aumentabili: i beni capitali sono stati prodotti nel passato, durano indefinitamente e non sono più prodotti nel sistema economico, mentre il lavoro d i- sponibile dipende dalla popolazione L.

Il bene X e il bene Y, ovviamente, sono domandati dalle famiglie e offerti dalle imprese. La quant i-

tà domandata è tale per cui diminuisce al crescere del suo prezzo e al diminuire del prezzo dell’altro

bene (effetto sostituzione) e cresce al crescere del reddito delle famiglie rappresentato dal salario w

e dal prezzo dei servizi del capitale r, mentre le imprese aumentano la quantità offerta dei beni al

crescere del loro prezzo.

I servizi del lavoro e del capitale, invece, sono domandati dalle imprese e offerti dalle famiglie che

possiedono i fattori di produzione. Un aumento del salario reale o del prezzo dei servizi del capitale,

ha come conseguenza un aumento delle quantità offerte di lavoro e capitale, cioè le famiglie sono indotte, dalla maggiore retribuzione, a lavorare di più, me ntre le imprese diminuiscono l’offerta dei beni, in conseguenza dei maggiori costi di produzione. Tali ipotesi si possono tradurre in un sistema di equazioni che riflette il comportamento delle fami- glie e delle imprese:

r)

Cioè la domanda del bene X dipende dal (è funzione D x del) prezzo del bene

1. Domanda di mercato del bene

X

=

D x

=

D x (p x ,

p y ,

w,

X, dal prezzo del bene Y, dal saggio di salario e dal prezzo dei servizi del capitale, che determinano il reddito delle famiglie.

r)

Anche l’offerta del bene X dipende da (è funzione del) il prezzo del bene X, ma anche dal prezzo del bene Y, poiché i prezzi relativi determinano la co n- venienza di produrre un bene piuttosto che un altro e dai costi di produzione, cioè dal prezzo dei servizi dei fattori produttivi. Il ragionamento svolto sopra vale ovviamente anche per il bene Y, per cui possiamo facilmente

scrivere le equazioni di domanda e di offerta, che saranno del tutto simili a quelle del bene X

2.

Offerta

di

mercato

di

X

=

S x =

S x (p x ,

p y ,

w,

3. Domanda di mercato del bene Y = D y = D y (p x , p y , w, r)

4. Offerta di

mercato di Y = S y = S y (p x , p y , w, r)

238

5.

Domanda di mercato dei servizi del lavoro L = D L = D L (p x , p y , w, r). La domanda di mercato, da parte delle imprese, dei servizi del lavoro, dipe n- de ovviamente dal saggio di salario w, ma anche dal prezzo dei servizi del

capitale r. Infatti il rapporto tra i prezzi dei servizi dei fattori produttivi de- termina la convenienza ad utilizzare tecniche ad alta intensità di lavoro o ad alta intensità di capitale. Ma ovviamente dipende anche dal prezzo dei beni p x e p y , che, confrontati con i costi, determinano quanto è conveniente produrre, e quindi quanto lavoro domandare.

r).

Anche in questo caso le famiglie decideranno quanto lavoro offrire in base al

suo prezzo, cioè il saggio di salario w, ma anche in base al prezzo dei servizi del capitale r. Ovviamente le famiglie decideranno la loro offerta non in base al reddito nominale, ma a quello reale, cioè alla quantità di beni che potranno

acquistare,

Lo stesso ragionamento vale per la domanda e l’offerta dei servizi dei beni capitale, per cui possiamo scrivere

6. Offerta di mercato dei servizi del lavoro L = S L = S L (p x ,

p y ,

w,

che

dipende

dai

prezzi

p x

e

p y .

7. Domanda di mercato dei servizi del capitale K = D K = D K (p x , p y , w, r).

8. Offerta di mercato dei servizi del capitale K = S K = S K (p x , p y , w, r).

Le otto equazioni precedenti formalizzano il comportamento delle famiglie e delle imprese. Perché

in tutti i mercati vi sia equilibrio simultaneo, occorre che in ciascuno di essi vi sia eguaglianza tra

domanda ed offerta. Possiamo quindi scrivere le quattro condizioni di equilibrio

9. Condizione di equilibrio nel mercato di A ?

10. Condizione di equilibrio nel mercato di B ?

11. Condizione di equilibrio nel mercato di L ?

12. Condizione di equilibrio del mercato di K ?

D a = S a D b = S b

D L = S L

D k = S K

Abbiamo un sistema con 12 incognite (i prezzi p x , p y , w e r, le quantità domandate D x , D y , D L , D K ,

e le quantità offerte S x , S y , S L , S K ). La condizione perché esista una soluzione a questo sistema è che il numero delle equazioni indipendenti sia uguale al numero delle incognite. Questa condizione

è necessaria ma da sola non sufficiente a garantire che l’equilibrio sia economicamente significat i-

vo, ma in questa semplice esposizione non consideriamo le altre condizioni. In effetti abbiamo scrit-

to 12 equazioni, ma una di esse non è indipendente dalle altre. Infatti se sappiamo che tutti i me rcati

tranne uno sono in equilibrio, anche l’ultimo mercato deve necessariamente essere in equilibrio. È possibile comprendere questa affermazione intuitivamente. Se il mercato di un bene (ad esempio il bene X) è in equilibrio, e lo sono anche i mercati dei servizi del lavoro e del capitale, ne deriva che conosciamo già il reddito dei consumatori, che hanno venduto alle imprese esattamente la qua ntità

di servizi voluta e ricevuto le relative remunerazioni (wL+rK). Poiché sappiamo quanto le famiglie

hanno speso per il bene X (p x A) e sappiamo che sono soddisfatte della loro scelta, cioè che a quel prezzo hanno acquistato esattamente la quantità di X che intendevano acquistare, resta per ciò stes-

so determinata la spesa delle famiglie per il bene Y, cioè (wL+rK )-p x X. Inoltre le famiglie debbono

essere riuscite ad acquistare tutta la qua ntità del bene Y desiderata al prezzo di mercato, altrimenti avrebbero dovuto rivedere i loro piani di utilizzazione o di acquisizione del reddito, ma come sap- piamo tanto il mercato del bene X che i mercati dei servizi dei fattori sono in equilibrio, il che vuol dire che le famiglie non hanno convenienza a rivedere questi piani. Dall’altra parte le imprese hanno acquistato esattamente le quantità desiderate dei servizi dei fattori produttivi al prezzo di mercato, e hanno venduto esattamente la quantità del bene X (il cui mercato

è in equilibrio) desiderata al prezzo prevalente. Ma perciò stesso debbono essere soddisfatte delle

quantità offerte del bene Y. Infatti le imprese, per modificare l’offerta del bene Y, dovrebbero au- mentare o diminuire i servizi dei fattori impiegati nella sua produzione e quindi, quanto meno, ca m- biare o la domanda di un fattore produttivo o l’offerta dell’altro bene, ma questo contraddice l’ipotesi che tutti gli altri tre mercati siano già in equilibrio. Ne consegue che l’offerta e la domanda

239

di Y sono in equilibrio, poiché tanto le famiglie che le imprese sono soddisfatte delle scelte effettua-

te. Di conseguenza, se tutti gli altri mercati sono in equilibrio lo deve essere anche l’ultimo. Questa proprietà dell’equilibrio economico generale è nota come legge di Walras.

Abbiamo quindi solo 11 equazioni indipendenti. Il sistema può tuttavia essere risolto ponendo arb i- trariamente uguale ad uno il prezzo di uno dei beni o servizi ed in questo possiamo ottenere i prezzi

relativi. In effetti, siamo interessati a conoscere i rapporti di scambio tra i beni, mentre non ha alcun senso, all’interno di questo ragionamento, parlare di prezzi assoluti. Infatti i prezzi esprimono le grandezze omogenee in termini di una qualche unità di misura, che non è altro che una delle gran- dezze misurate che assume questa funzione. Si dice che il bene che svolge questa funzione, ad e- sempio il bene A, svolge la funzione di numerario. Ponendo p x = 1, otteniamo la nostra dodicesima equazione ind ipendente e esprimiamo il prezzo del bene Y, il saggio di salario e il prezzo dei servizi del capitale in termini del rapporto di scambio col bene X. Come si raggiungono sul mercato queste condizioni di equilibrio? Per evitare la possibilità che al- cuni scambi possano essere effettuati a prezzi che non garantiscono l’eguaglianza tra domanda ed offerta, si descrivono le contrattazioni sulla base di un mercato d’asta in cui è presente la figura del banditore. Per ciascun mercato il banditore grida un prezzo e verifica l’offerta e la domanda del be- ne a quel prezzo. Se il prezzo non è di equilibrio, se ad esempio la domanda risulta maggiore dell’offerta il banditore abbasserà il prezzo e viceversa. Il banditore continuerà a gridare prezzi, se- condo la regola ora enunciata, fino a quando non si raggiungerà l’eguaglianza tra quantità domand a-

ta e quantità offerta e solo a quel momento potranno essere effettuati gli scambi. I venditori e gli

acquirenti non possono fare altro che prendere come dati i prezzi gridati dal banditore e decidere le quantità che desiderano domandare ed offrire a quel prezzo. Ne deriva che sono i prezzi la variabile indipendente e che sono gli aggiustamenti sul prezzo a dirigere il sistema economico verso l’equilibrio.

240

29-30. Bilancio

problematico della

microeconomia

Razionalità ottimizzante Efficienza dei mercati competitivi Leggi dei rendimenti marginali decrescenti

Quella presentata nelle lezioni del modulo di Microeconomia è la teoria neoclassica o marginalisti-

ca. Le sue ambizioni sono grandi:

«Esiste una sola scienza sociale: la scienza economica. Ciò che le conferisce il suo potere imperiali- stico ed espansionistico è il fatto che le nostre categorie di analisi - quali la scarsità, i costi, le prefe- renze, gli incentivi - possiedono un'applicabilità davvero universale. Ancor più importante è che noi economisti strutturiamo questi concetti negli algoritmi, distinti ma fra loro correlati, dell'ottimizza- zione per quanto concerne l'analisi delle decisioni individuali, e dell'equilibrio per quanto attiene l'analisi a livello sociale. Si può pertanto affermare che l' economics costituisce una sorta di gramma- tica universale delle scienze sociali» (Jack Hirshleifer). Queste tre lezioni presentano un bilancio problematico della teoria microeconomica neoclassica. Ci

concentriamo su altrettanti "pilastri" di quella teoria:

?? l'idea della razionalità ottimizzante,

?? l'idea di efficienza dei mercati competitivi,

?? la legge dei rendimenti marginali decrescenti (così dell'utilità come della produttività).

1] RAZIONALITÀ OTTIMIZZANTE

La razionalità "perfetta", propria della microeconomia tradizionale, è un concetto normativo: come

dovrebbe agire un individuo per raggiungere nel modo più conveniente un certo obiettivo?

Essa riguarda dunque la scelta ottimale dei mezzi per ottenere un fine.

?? L'economista individua anzitutto un insieme chiuso e limitato di alternative (es. panieri di beni

di consumo, tecniche produttive, calciatori…) accessibili, date le risorse o i mezzi.

?? Assume poi che il soggetto abbia delle preferenze su ogni alternativa dell'insieme. E che ordini

queste preferenze, o gusti, in maniera:

- Antisimmetrica. Se y è preferito ad x, allora il giudizio secondo cui x è preferito ad y non ap-

partiene all'ordinamento.

Esempio. Se sostengo che Tizio è più intelligente di Caio, non posso contemporaneamente giudic a-

re Caio più intelligente di Tizio.

Si tratta di un requisito di logica pura, che dà coerenza alla scelta.

- Transitiva. Se, nell'ordinamento, lo stato y è migliore di x, e z è migliore di y, allora anche z è

migliore di x.

Esempio. Un consumatore "intransitivo", posto davanti ai panieri x, y e z sarebbe nei pasticci per-

ché, qualsiasi paniere scelga, ve ne sarebbe sempre uno ad esso preferito. Preferisce le fragole al ge-

lato, il gelato al tiramisù, ed il tiramisù alle fragole. Se mi facessi pagare una lira offrendogli cicli-

241

camente il bene che preferisce, potrei "mungere" all'infinito quel consumatore: a) gli offro fragole al

prezzo che vuole; b) appena mi paga, gli propongo gelato per un centesimo in più; c) appena mi pa-

ga il centesimo, gli offro tiramisù per un centesimo in più, e così via.

La transitività è un' ipotesi sul comportamento degli agenti. Essa richiede che i sogge tti: a) abbiano

conoscenza completa di tutte le alternative, per ordinarle secondo le proprie preferenze; b) abbiano

il controllo completo dei risultati di ogni alternativa, i quali cioè non sono influenzati dalle scelte

altrui; c) abbiano capacità di calcolo sempre adeguate ai problemi di scelta.

- Completa: per tutte le possibili coppie di alternative, sono in grado di stabilire se preferisco x

ad y, o y ad x, o se valuto x esattamente quanto y.

Esempio. Chi è il miglior calciatore tra Vieri e Nesta? È come confrontare mele e arance. Ma allora

non esiste una scelta migliore. Dipende dalla squadra che stiamo costruendo.

«Le decisioni importanti comportano spesso opzioni incommensurabili. La scelta tra, diciamo, fr e- quentare la facoltà di legge o quella forestale (assumendo che entrambe mi at traggano molto) ri- guarda la mia carriera e stile di vita. Se le avessi provate tutte e due per un certo periodo di tempo, potrei fare una scelta informata. Sta di fatto che so troppo poco su di esse per prendere una decisio- ne razionale. Ciò che spesso accade in simili casi è che considerazioni periferiche vengano ad occu- pare il posto di quelle centrali. Nella mia ignoranza circa il primo decimale - se la mia vita andrà meglio essendo io avvocato o forestale - guardo al secondo. Forse opto per la facoltà di legge per- ché questo mi consentirà più facilmente di andare a trovare i genitori nei fine settimana. Questo modo di decidere è tanto buono quanto gli altri, ma non è del tipo che la teoria della scelta razionale può presentare come superiore a, diciamo, fare testa o croce» [Jon Elster].

La razionalità "perfetta" consiste dunque nel massimizzare la propria soddisfazione, dati i mezzi

impiegati, ovvero nel minimizzare i mezzi usati, dato un livello di soddisfazione.

Grande parte della teoria economica assume questa concezione della razionalità. Essa viene ritenuta

universalmente applicabile.

Esempio (da John Kagel e altri). I principi razionali del comportamento economico sarebbero segui- ti anche dai topi. Un ratto è sistemato per alcuni giorni in una gabbia con due leve. Quando il topo aziona la leva 1, cade una quantità prestabilita di cibo; quando muove la leva 2, viene distribuita acqua. Durante il giorno, ciò può essere ripetuto un numero finito di volte. Se il topo insiste, al muoversi di qualsiasi fra le due leve si accende una luce. Il problema di scelta è la selezione di un paniere di consumo (il mix ottimale di acqua e cibo) nel caso in cui i "prezzi" (le quantità di cibo e acqua date a ogni movimento delle leve) siano fissi. Il ratto impara il suo vincolo di bilancio con l'esperienza (in media, dopo tre giorni). Egli obbedisce alla legge di domanda: la curva di domanda di acqua e cibo è inclinata negativamente. I ricercatori variano nel tempo prezzi e reddito disponibile, e il topo modifica in conseguenze le sue scelte di consumo. Egli è razionale come l' homo oeconomicus!

La microeconomia critica capovolge lo schema: può darsi che i ratti massimizzino; sono gli uomini

in carne e ossa che molto spesso non operano così. Essa attribuisce agli uomini una razionalità lim i-

242

tata: il soggetto che compie la scelta razionale ha dei limiti cognitivi che sono limiti di conoscenza e di capacità di calcolo. Essi riguardano:

??L'individuazione delle alternative Osserviamo l'allocazione del tempo da parte degli agenti economici. Ad esempio i dirigenti d'azie n-

da spendono la maggior parte del tempo a cercare i possibili corsi d'azione. Una volta definite le a l-

ternative, le decisioni finali richiedono meno tempo e sforzo. ??Il calcolo delle conseguenze

La carenza d'informazioni e i limiti nel fare previsioni, rendono poco accurate le valutazioni degli

effetti di una scelta. Esempi: proseguire o meno nella costruzione di mezzi di trasporto supersonici?

Quali misure intraprendere per combattere le piogge acide? Quali politiche della Banca centrale sui tassi d'interesse? ??Il confronto tra varie alternative

Di

questo aspetto abbiamo trattato sopra, discutendo gli assunti di transitività e di completezza.

La

razionalità limitata può venire rappresentata in varie maniere. Ne ricordia mo tre.

?? Razionalità come ragionevolezza : Tizio ha delle "buone ragioni" per agire come agisce? Esempio. Vedo che, su una superstrada, molte automobili rallentano durante un preciso tratto. Non capisco perché. Esamino meglio quel tratto e scopro un autovelo x: attribuisco a quella presenza una "buona ragione" che rende ragionevole (per me) il comportamento dei guidatori. Esempio (da Robert Frank). ??Voglio spiegare la razionalità dell'amore folle. L'economista standard ragionerebbe in termini di calcolo dell'interesse personale. I rapporti con l'altro sesso sono un mercato. Come potenziali partner matrimoniali, non tutti hanno lo stesso valore. Per trovare la persona più desiderabile che ci accetti, si fa un giro per il mercato, e per questo la maggior parte dei matrimoni mettono insieme una sposa e uno sposo di desiderabilità più o meno pari. ??Ciò però spiega la statistica della scelta del partner, non la scelta finale. ??Da qualche parte, fra miliardi di persone, c'è la tua migliore scelta. Ma potresti morire single cercandola. E restare single ha dei costi. A un certo punto ti conviene fermarti sul meglio che hai trovato. ??Un calcolo simile, tuttavia, mette il tuo partner a rischio. Le leggi della probabilità dicono che un giorno incontrerai una persona più desiderabile, e che quel giorno abbandonerai il partner. Ma nel rapporto con te ella/egli ha investito denaro, tempo, ha cresciuto figli, ha rinunciato a occasioni. Deve tutelarsi. ??La maniera moderna di (parziale) tutela è il contratto matrimoniale. Ma non basta e comunque i nostri antenati dovettero trovare altri modi per impegnarsi.

243

??Come assicurarti che un potenziale partner non se ne andrà quando sarebbe per lei/lui razionale farlo? Accettando chi non ti sceglie per motivi razionali, bensì perché sei tu. Che cosa lo imp e- gna? Un'emozione che non ha deciso di avere e quindi non può decidere di non avere. Un'emo- zione che non è stata innescata dal tuo oggettivo valore sul mercato dei partner, e che quindi non può trasferirsi a qualcuno di valore superiore. Un'emo zione che, come l'amore romantico, dà la garanzia di non essere una simulazione perché ha dei costi fisiologici quali la tachicardia, l'in- sonnia e l'anoressia.

Questa spiegazione si basa sulla contrapposizione tra due concetti di razionalità: quella calcolatrice

o strumentale (che fa cilecca) e quella "come ragionevolezza" che evidenzia le buone ragioni (para- dossali, secondo la razionalità standard) per agire in quel modo.

?? Razionalità come risultato soddisfacente.

Esempio. Debbo cercare un ago nel pagliaio. Anziché impegnarmi nell'impresa disperata di trovare

il più aguzzo, mi basta individuarne uno abbastanza affilato per permettermi di cucire.

Esempio. Non ha senso chiedersi cosa sia un articolo di giornale "ottimo". Ha piuttosto senso stab i- lire dei criteri di stesura dell'articolo (certi standard di ortografia, linguaggio, lunghezza, chiarezza, ecc.) che lo rendono pubblicabile. Chi si attiene ai criteri è razionale, non in quanto ottimizza, ma in quanto raggiunge lo scopo (es. pubblicare il pezzo).

È non più la ricerca dell'ottimo, ma del buon esito. Si sceglie un'alternativa che soddisfa o è superio-

re a dei criteri specificati, pur non garantendo di essere unica o la migliore in alcun senso.

?? Razionalità come procedura raziona le. Esaminiamo non le decisioni prese, ma il processo di formazione delle decisioni. In presenza di li- miti cognitivi, questo processo tradisce spesso i canoni della razionalità "perfetta", in quanto è se n- sibile ai contesti decisionali e all' apprendimento. Consideriamo alcuni tra i più importanti casi di- scussi in anni recenti.

LE SCELTE INCORNICIATE

Esempio. Vi sono due gruppi di pazienti che debbono sottoporsi a un intervento chirurgico. Dal gruppo cui viene detto che la probabilità di riuscita è pari a 0,9 si ha l'80% di assensi all'intervento; dal gruppo cui viene detto che la probabilità di decesso è dello 0,1 si ha il 50% di assensi. Qui abbiamo una distinzione senza differenza . Ciò non deriva da un'incoerenza logica, ma dall'in- corniciamento delle scelte. È come nella storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questo fenomeno cognitivo aiuta a capire come riesce la pubblicità a condizionare le scelte di soggetti "r a- zionali".

244

L'ASIMMETRIA COGNITIVA DI GUADAGNI E PERDITE

Esempio. Scegli tra: a) un guadagno sicuro di 750.000 euro;

b) una lotteria nella quale c'è la probabilità del 75% di vincere un milione di euro, e il 25% di non

vincere niente. Sceglierai (a) rispetto a (b). La preferenza si inverte però tra:

c) una perdita certa di 750.000;

d) una lotteria nella quale c'è la probabilità del 75% di perdere un milione e il 25% di non perdere

niente. Esempio. Sottoponiamo un gruppo d'individui a questi due casi:

Caso I. Assumi di essere più ricco di 300 euro di quanto sei oggi. Devi scegliere tra:

?? un guadagno sicuro di 100 euro ?? 50% di possibilità di vincere 200 euro e 50% di non vincere nulla Caso II. Assumi di essere più ricco di 500 euro di quanto sei oggi. Devi scegliere tra:

?? una perdita sicura di 100 euro ?? 50% di possibilità di perdere 0 e 50% di perdere 200 euro In ambo i casi la scelta è tra 400 euro certi e una lotteria con pari possibilità di vincere 500 e 300 euro. Eppure nel caso I la maggioranza si rivela avversa al rischio, mentre nel caso II la maggioran- za è favorevole al rischio. Quindi gli individui sono più contrariati dalle perdite di quanto non siano attratti da guadagni di pari ampiezza. Sono spontaneamente conservatori in situazioni di vincita, e invece "avventuristi" in situazioni di perdita. Ciò contraddice la teoria della razionalità, secondo cui non fa differenza che siano premi o penalità: conta solo la differenza tra la situazione iniziale e quella finale.

I CONTI MENTALI

Prendiamo due gruppi di consumatori. Al primo gruppo diciamo: "immaginate di aver comprato un biglietto per uno spettacolo, pagando un prezzo di 50.000 lire, e di esservi accorti, arrivando in tea- tro, di averlo perso". Al secondo gruppo invece diciamo: "immaginate di aver deciso di assistere a uno spettacolo, il cui costo è di 50.000 lire, e di esservi accorti, una volta arrivati al teatro, di aver perso dal portafoglio una banconota da 50.000 lire". Ora domandiamo agli appartenenti ai due gruppi se, considerato quanto era accaduto, avrebbero comunque ricomprato (primo gruppo) o comprato (secondo gruppo) il biglietto per lo spettacolo. Secondo la definizione di razionalità "per- fetta", le circostanze che governano le decisioni dei due gruppi sono identiche : perdere un biglietto d'ingresso del valore di 50.000 lire e perdere una banconota da 50.000 lire dovrebbe condurre alle

245

stesse decisioni. Invece, nella pratica si è dovuto constatare che chi aveva perso il biglietto per lo più rinunciava a riacquistare il biglietto d'ingresso, e quindi ad andare a teatro, mentre la maggio- ranza di coloro che avevano perso la banconota acquistava comunque il biglietto. Secondo la spiegazione data da Kahneman e Tversky, molti di noi sono psicologicamente portati a organizzare le proprie spese in "conti mentali"(mental accounts): in altre parole, a dividerle in di- versi 'capitoli' come auto, viaggi, casa, alimentazione, spese generali, e così via. Chi perde un bi- glietto agisce come se registrasse comunque la spesa alla voce "divertimenti", mentre chi ha perso

la banconota da 50.000 lire, la registra nella voce "spese generali". Per quelli del primo gruppo, è

come se il prezzo dello spettacolo salisse da 50.000 a 100.000 lire, mentre per gli altri continua ad

apparire di 50.000 lire.

LE ALTERNATIVE IRRILEVANTI

A volte, nelle scelte reali, viene smentito uno dei principi fondamentali della razionalità "perfe t-

ta" applicata al consumatore: quello secondo cui la scelta deve essere indipendente dalle alterna-

tive irrilevanti. Uno studente deve scegliere un appartamento. Si supponga che le uniche due caratteristiche pre-

se in considerazione siano l'affitto e la distanza dall'università. A un gruppo di studenti è stato

chiesto di scegliere tra due appartamenti, A e B. In particolare, A costa di più, ma è più vicino

all'università, mentre B costa meno, ma è più lontano. Gli studenti più interessati all'elemento- costo preferiscono B, mentre quelli che sono più sensibili all'elemento-distanza preferiranno A.

A questo punto è stato aggiunto all'alternativa tra A e B un terzo appartamento, (C), più lontano

dall'università e più caro di uno rispetto - poniamo - a B. In teoria, nessuno dovrebbe scegliere C, e normalmente capita proprio questo. Tuttavia, l'esistenza di C influenza le decisioni degli inter-

vistati tra A e B. Se prima la scelta degli studenti si divideva nella misura del 50 e 50 % circa tra

A e B, ora più del 70% sceglie B.

Una spiegazione plausibile di questa contraddizione è che a molti degli intervistati risulta difficile

scegliere tra A e B. Ma l'aggiunta di C offre un termine di paragone in più, quello appunto tra B e C. A questo punto, B - in quanto appare più competitivo nei confronti di C, viene considerato più desiderabile anche rispetto ad A.

LE EURISTICHE

Anche quando si hanno tutte le informazioni necessarie, non si decide sempre in modo perfettame n-

te razionale. Per di più, nello sforzo di identificare gli elementi fondamentali della soluzione di un

problema, si commettono errori che spesso non sono casuali, ma sistematici. La maggior parte di

246

noi, nel formulare dei giudizi o ric avare conclusioni sulla realtà, segue "metodi" che hanno lo scopo principale di economizzare le nostre risorse mentali. Ma queste regole producono anche notevoli errori. In generale, siamo portati a calcolare la frequenza di un evento, o di una classe di eventi, in base a l- la facilità con cui ci ricordiamo di casi analoghi. (In parole povere, è più facile ricordare eventi che capitano spesso, o di cui abbiamo spesso notizia). Accanto alla frequenza con cui gli eventi accadono, è importante anche la cosiddetta salienza, vale a dire, la forza con la quale gli eventi colpiscono la nostra attenzione e si imprimono nella nostra memoria. Per esempio, se si chiede a qualcuno se ci siano ogni anno più omicidi o suicidi nello sta- to di New York, molte persone risponderanno "omicidi", laddove i suicidi sono sempre stati più frequenti. Apparentemente, siamo portati a ricordare meglio i casi di omicidio perché questi ci ri- mangono più impressi. Un comportamento simile emerge nella valutazione del rischio e degli eventi incerti. Ad esempio è stato verificato che, tra gli agricoltori, coloro che stipulano assicurazioni contro le alluvioni sono soprattutto che sono stati informati dei danni da alluvioni capitate a persone da loro conosciute.

STEREOTIPI E LEGGI DELLA PROBABILITÀ

Una seconda distorsione che spesso impedisce una corretta valutazione delle alternative è legata ai "caratteri tipici" presenti nell'immaginario collettivo circa cose, fatti o persone. Supponiamo di avere in un'urna di vetro 100 palline, ciascuna con la descrizione di un individuo. Sappiamo che 70 di queste descrizioni si riferiscono a rappresentanti di commercio, e 30 a bibliote- cari. Estraiamo una prima pallina, e vi leggiamo la descrizione di un certo Gianni, come di una per- sona timida. Per la maggior parte di noi, sarà spontaneo supporre che Gianni sia bibliotecario (per- ché la timidezza si associa più facilmente allo stereotipo del bibliotecario che a quello del rappre- sentante). Fino a questo punto, non possiamo scorgere nessuna forma di distorsione. Tuttavia, noi sappiamo che questo è soltanto uno stereotipo, e che in realtà il 70 % delle descrizioni contenute nell'urna si riferisce a rappresentanti. Nonostante ciò, dagli esperimenti è risultato che la maggior parte risponde che Gianni ha maggiori probabilità di essere bibliotecario.

PERCEZIONE DEL RISCHIO

Il rischio che viene in considerazione nell'analisi delle decisioni economiche e sociali è il rischio percepito dagli individui. Molti studi sottolineano, ad esempio, che il rischio di danni alla salute percepito dagli individui è legato alla idea di ciascuno delle propria capacità di affrontare la ma- lattia, ed è condizionato dalla rete di relazioni in cui l'individuo è inserito.

247

A volte, il rischio calcolato nel corso del processo decisionale sarà quello stimato da osservatori

particolari ("esperti", "tecnici") il quale, tuttavia, non è necessariamente meno soggettivo del

primo. Fra le valutazioni degli individui e le stime degli esperti può instaurarsi una relazione

complessa. Gli individui, come abbiamo visto, hanno difficoltà a applicare quella forma relat i-

vamente complessa di ragionamento che consiste nel tenere conto delle leggi della probabilità: la

maggior parte di noi tende piuttosto ad affidarsi a qualche forma più 'sbrigativa' e intuitiva (le

'euristiche').

Gli antropologi culturali, da parte loro, sembrano suggerire che il vero limite oltre il quale non

siamo più disposti ad affidarci alla comprensione delle leggi statistiche è costituito dalla nostra

esperienza. Così, se sulla base della nostra esperienza siamo portati a ritenere molto probabile un

fatto che statisticamente risulta invece poco probabile, nella scelta finiremo sempre con il presta-

re fiducia più all'esperienza che alla statistica. Tutto ciò esaspera il contrasto fra il punto di vista

dell'esperto e quello del comune cittadino.

Numerosi studi, poi, attestano la tendenza di parecchi individui a comportarsi in modo più ri-

schioso quando il rischio è stato abbassato: ad esempio, il conducente che abbia stipulato un'as-

sicurazione contro il furto della propria auto può essere indotto a seguire comportamenti meno

prudenti nel lasciare l'auto parcheggiata. Ma in questo modo il rischio ritorna a essere considere-

vole, anche se non lo consideriamo più tale ! (Si tratta del comportamento - su cui torneremo ne l-

la lezione 35 - noto co me rischio morale ).

Un esempio di rischio morale è costituito dal seguente dato: sulla base di una ricerca condotta dal Ministero dei Lavori Pubblici nell'autunno del 2000 e relativa a primi sette mesi di vigenza

della legge, l'introduzione in Italia dell'obbligo del casco nella guida dei motocicli aveva fatto diminuire il numero dei decessi conseguenti a incidenti a carico dei guidatori dei motocicli stessi, ma aveva fatto aumentare il numero degli incidenti rispetto al periodo precedente all'introduzio- ne dell'obbligo.

In particolare, i decessi erano diminuiti del 33 %, ma gli incidenti con fratture agli arti inferiori

erano aumentati del 40 %. L'interpretazione di questo fatto è apparentemente ovvia: il senso di protezione offerto dal casco favorisce i comportamenti di guida imprudenti, anche se (o, potremmo dire, proprio perché) fa diminuire la gravità delle conseguenze di tali comportamenti.

COMPRO I BENI PER LE LORO CARATTERISTICHE

Alcuni beni sono standard (lo zucchero, il grano), ma la maggior parte dei prodotti esiste in molte

varietà. Le differenze sono una base importante per la scelta tra i diversi beni.

Possiamo scomporre i beni in caratteristiche che ne raffigurino le capacità di rispondere a nostre e-

sigenze. Tali caratteristiche non sono oggettive e senza tempo, ma dipendono dalle circostanze so-

ciali e tecnologiche entro cui si formano. L'obiettivo di comprare beni è di entrare in possesso di tali

248

caratteristiche (il cibo non ha solo caratteristiche nutrizionali, ma pure estetiche, culturali, sociali, e così via). Esempio. Nell'orolo gio tradizionale conta l'indicatore materiale: il materiale usato, il metallo, è res i- stente, durevole o prezioso. Dagli anni 1980, gli Swatch sono di semplice plastica, con molte fogge e colori diversi ed esclus ivi. Come si osserva, le caratteristiche sono le stesse ma combinate in maniera rovesciata. Così tra gli orologi tradizionali e gli Swatch v'è sia una continuità (che assicura il riconoscimento) sia un'inno- vazione.

Colore

Forma

Contesto

Precisione

Materiale

Orologi tradizionali

Swatch

Bassa Alta presenza
Bassa
Alta presenza
Materiale Orologi tradizionali Swatch Bassa Alta presenza S CELGO UN ' ALTERNATIVA PERCHÉ È DESIDERABILE ,

SCELGO UN'ALTERNATIVA PERCHÉ È DESIDERABILE, O PERCHÉ SAREBBE DOLOROSO NON FA RLO?

Un individuo che ha due o più conoscenze (cioè credenze e atteggiamenti) psicologicamente contra- stanti, sperimenta uno sgradevole stato di tensione chiamato dissonanza cognitiva. Per ridurre la dissonanza, egli è spinto a mutare una (o più) delle conoscenze così da eliminare ogni contrasto. Ad esempio, investe tempo, soldi ed energie per entrare a far parte di un club esclusivo. Una volta riu- scitovi scopre che esso è molto al di sotto delle sue aspettative: il cibo è insipido e le riunioni noio- se. La conoscenza "questo club non vale nulla" risulta in contrasto con la conoscenza "per diventar- ne membro ho sostenuto costi elevati". La dissonanza può essere ridotta rivalutando il club: "il cibo non è poi da buttare e le riunioni non sono peggiori di quelle di clubs simili". La scelta ottimizzante solitamente va dalla desiderabilità ai costi: mi accollo dei costi in quanto calcolo che l'obiettivo è desiderabile. Qui invece il rapporto è rovesciato: se, in assenza di costi, due clubs mi appaiono di pari desiderabilità, scelgo quello per accedere al quale debbo sopportare maggiori costi.

TRAGGO PIACERE DALL'ATTIVITÀ O DAL RISULTATO?

Come misceliamo il lavoro, lo svago e il consumo? Quand'è che lavoriamo per guadagnare, o per svagarci, o invece paghiamo per un consumo diretto?

249

Distinguiamo tra utilità di processo (UP) e utilità di scopo (US). L'una nasce da attività che ci danno

soddisfazione. L'altra scaturisce da risultati che ci danno piacere. La prima non è più retta da una

razionalità strumentale (uso beni e attività come strumenti per avere utilità); essa, al contrario, trae

utilità direttamente dal bene o dall'attività: questi diventano il fine, lo scopo.

Esempi con UP negativa e US positiva. Non mi piace correre, ma decido di farlo per tenermi in

forma. Decido di cucinarmi da solo i pasti (perché mi da soddisfazione), mentre assoldo un aiuto

per le pulizie domestiche.

Esempi con UP positiva e US negativa. Oggi amo fumare, ma domani potrei ammalarmi. Spendo

troppo, ma i debiti mi danneggeranno.

Riassumendo, il consumatore mette in atto un processo attivo di apprendimento nel rappresentarsi il

mercato. Si modificano cioè le sue cognizioni individuali del mondo esterno (percezioni, interpreta-

zioni dei dati, costruzione della conoscenza) e il modo con cui queste cognizioni ne determinano la

scelta e l'azione.

2] EFFICIENZA DEI MERCATI COMPETITIVI

Come visto nella lezione 28, il mercato concorrenziale dà luogo a un'allocazione delle risorse eff i-

ciente in senso paretiano. Questo risultato di efficienza, tuttavia, vale:

??per un'economia in cui tutte le imprese siano sufficientemente piccole da non poter influe n-

zare i prezzi o, più in generale, da non condizionare le scelte altrui; questa ipotesi sarà di-

scussa nelle lezioni 31 e seguenti.

??per un'economia in cui la competizione porti alla scomparsa dei profitti, anziché alla crea-

zione di opportunità di profitto; questa ipotesi sarà discussa soprattutto nella lezione 38.

Sulla non-rilevanza di queste due prime condizioni, possiamo intanto riflettere in base al seguente

argomento:

«La gara di mercato è assai diversa dalla gara sportiva. In quest'ultima, il più dotato o il più bravo vince bensì il premio, ma ciò in nessun modo gli conferisce il diritto o gli consente la possibilità di partire da una posizione di vantaggio nella gara successiva: tutti indistintamente partono dalle me- desime condizioni ad ogni stadio del gioco. Non così invece nella gara di mercato, dove il vincitore del primo giro è posto nelle condizioni di modificare a proprio favore, per via endogena, le regole del gioco. Si pensi a come si sono formati, nel corso del tempo, i tanti monopoli e oligopoli. La teo- ria economica insegna che in mercati perfettamente concorrenziali i profitti tendono ad annularsi nel lungo periodo. Se ciò non accade, come non accade, è perché i vincenti temporanei riescono a piegare le regole del gioco, creando posizioni di rendita - legale, finanziaria, tecnologica - a loro fa- vore» (S.Zamagni). ??per un'economia priva dei "fallimenti del mercato", sui quali ci soffermeremo nelle lezioni

39 e 43.

250

Qui richiamiamo un altro limite di quel risultato di efficienza: la teoria del second best mostra che una situazione in cui un vincolo impedisce di ottenere anche una sola delle condizioni di efficienza paretiana, le altre condizioni, pur essendo ancora raggiungibili, non sono più in generale desiderab i- li. Se cioè in un sistema economico sono presenti deviazioni dalla concorrenza perfetta, un interve n- to (ad esempio, di politica economica) che miri a correggere qualcuna di tali distorsioni non assic u- ra una maggiore efficienza al sistema nel suo complesso. Esempio. Esistono 3 beni: alimentari, A; manufatti, M; e i servizi, S. I prezzi sono rispettivamente Pa, Pm e Ps. I produttori cercheranno il punto di tangenza tra un isoquanto e l'isocosto, ossia egua- glieranno il saggio marginale di trasformazione tra ciascuna coppia di beni al prezzo relativo di mercato. I consumatori cercheranno il punto di tangenza tra una curva d'indifferenza e la retta di b i- lancio, ossia eguaglieranno il saggio marginale di sostituzione tra ogni coppia di beni al prezzo rela- tivo di mercato. Se gli uni e gli altri fronteggiassero gli stessi prezzi relativi, ciò assicurerebbe l'eguaglianza dei sag- gi di trasformazione e dei saggi di sostituzione e dunque le condizioni di efficienza paretiana:

Consumatori

 

Prezzi relativi fron- teggiati da consuma- tori e produttori

 

Produttori

SMSam

=

Pa / Pm

=

SMTam

SMSas

=

Pa / Ps

=

SMTas

SMSms

=

Pm / Ps

=

SMTms

Ora lo Stato introduce un'imposta sulle vendite del 10% su M e S, ma non su A. I consumatori fro n- teggiano prezzi relativi, tra A e i due beni tassati M e S, diversi da quelli dei produttori: dunque il SMS non è più pari al SMT. D'altra parte, poiché le imprese aumentano i prezzi sia di M che di S del 10%, il prezzo relativo non varia.

Consumatori

 

Prezzi

relativi

 

Prezzi

re-

 

Produttori

fronteggiati

dai

lativi fron-

consumatori

teggiati dai

produttori

SMSam

 

= Pa / 1,1Pm

# Pa / Pm

 

= SMTam

 

SMSas

= Pa / 1,1Ps

 

# Pa / Ps

 

= SMTas

 

SMSms

 

= 1,1Pm / 1,1Ps

= Pm / Ps

 

= SMTms

 

La presenza di imposte sulle vendite di alcuni beni, ma non su tutti, modifica pertanto alcune cond i- zioni di efficienza paretiana, ma non tutte. Supponiamo infine che il governo tolga l'imposta su M ma non quella su S. È stata eliminata un'im- posta distorsiva; ciò migliora l'efficienza? Non è detto. Senza l'imposta su M, tutti hanno lo stesso prezzo relativo tra M e A (i due beni non tassati) e si ha dunque che SMSam = SMTam. Ciò è un miglioramento.

251

Rimane invariata la distorsione sul prezzo relativo tra A e S. Ora però i consumatori e i produttori fronteggiano un prezzo relativo diverso tra M, non tassato, e S tassato, mentre prima il prezzo relativo era uguale (dato che M e S erano tassati con la stessa aliquo- ta). Questa è una nuova distorsione e segna un peggioramento. La situazione insomma migliora in alcuni mercati mentre peggiora in altri:

Consumatori

 

Prezzi

relativi

 

Prezzi

re-

 

Produttori

fronteggiati

dai

lativi fron-

consumatori

teggiati dai

produttori

SMSam

= Pa / Pm

 

= Pa / Pm

 

= SMTam

 

SMSas

= Pa / 1,1Ps

 

# Pa / Ps

 

= SMTas

 

SMSms

 

= Pm / 1,1Ps

# Pm / Ps

 

= SMTms

 

Riformuliamo il punto intuitivamente. Poniamo che il mercato funzioni male. Lo Stato decide d'in- tervenire in nome del first best, ma non è in grado di condurre l'operare del mercato alle condizioni ottimali della concorrenza perfetta. Infatti, come sappiamo, i suoi strumenti d'intervento (imposte, sussidi, regolamentazioni, e così via) introducono nuovi allontanamenti del mercato dalla situazione ideale di efficienza. Alla fine, saremo più vicini o più lontani dall'efficienza paretiana o first best? Non possiamo stabilirlo in generale. Dunque l'allontanamento da una condizione necessaria per l'efficienza richiede l'allontanamento da tutte le altre condizioni necessarie in un senso non precisabile in generale. Ciò indica che i teoremi microeconomici di efficienza, presentati nella lezione 28, mancano di robustezza : piccoli scosta- menti dalla concorrenza pe rfetta allontanano sostanzialmente dall'ottimo paretiano, senza che es i- stano traiettorie univoche per potere tornare verso tale ottimo. Insomma, le condizioni di efficienza paretiana non costituiscono una bussola per le nostre azioni. Anzi, il teorema del second best costituisce una giustificazione di azioni di stampo non- mercantile (come gli interventi pubblici). Infatti esso stabilisce che può accadere che l'efficienza complessiva dell'economia sia aumentata introducendo nuove distorsioni per bilanciare quelle già esistenti. Esempio. La tesi che la monopolizzazione di un'industria dà luogo a inefficienza non vale più in as- soluto. Si consideri l'industria X in un'economia dove tutte le altre industrie sono perfettamente co n- correnziali. Se quell'industria viene monopolizzata, non si produce più una quantità sufficiente di X; si crea una situazione di inefficienza allocativa perché le risorse offerte di X sono insufficienti. È questa un'economia del first best, in cui regna la concorrenza perfetta. Supponiamo però che tutte le altre industrie siano monopolizzate mentre X è perfettamente concor- renziale. In questo caso si produrrà troppo poco di tutti gli altri beni, ovvero si produrrà troppo X. Se a questo punto l'industria X viene monopolizzata, la sua offerta si riduce, il che la riallinea alle altre industrie. In tal caso l'allocazione nazionale delle risorse può migliorare. Siamo nel mondo del

252

second best, in cui alcune industrie sono già monopolizzate. Qui non è più chiaro se un ulteriore

monopolio accresce o diminuisce l'efficienza.

3] LEGGI DEI RENDIMENTI MARGINALI DECRESCENTI

Nelle lezioni 4 e 5 abbiamo discusso la definizione sostantiva e quella formale di economia, mo-

strando la centralità del concetto di riproducibilità nell'una e di scarsità nell'altra.

Torniamo su quella contrapposizione in termini diversi ma complementari: mentre l'ottica della ri-

producibilità si concentra sulle retroazioni positive, l'altra enfatizza le retroazioni negative. Vedia-

mo.

In un sistema complesso non possiamo limitarci a fare un semplice elenco di nessi causa-effetto: ve

ne sono molti e correlati tra loro a formare lunghe e intricate catene.

Conviene invece concentrare l'attenzione sui circuiti di retroazione.

Un circuito di retroazione è una catena causale che si chiude su se stessa: cause che finiscono per diventare l'effetto di loro stesse. Per esempio, consideriamo il problema della regolazione della

esempio, consideriamo il problema della regolazione della temperatura in una stanza d'inverno. Abbiamo molti

temperatura in una stanza d'inverno. Abbiamo molti legami causali:

in una stanza d'inverno. Abbiamo molti legami causali: E così via. Notiamo che alcuni di questi

E così via. Notiamo che alcuni di questi legami riguardano il punto centrale della questione, cioè la

temperatura della stanza, mentre altri influiscono solo indirettamente. Se rappresentiamo le relazio-

ni in un diagramma unico, la cosa diventa molto più chiara:

253

Ai fini del controllo della temperatura, sono solo quattro le relazioni importanti: que lle che

Ai fini del controllo della temperatura, sono solo quattro le relazioni importanti: que lle che formano il circuito di retroazione. (Anche se ve ne sono altre che potrebbero entrare in gioco successivamente: per esempio, se finisce

il combustibile

).

L'individuazione dei circuiti di retroazione è un punto cruciale dell'analisi in quanto:

?? L'individuazione dei circuiti permette di scegliere più facilmente i confini del sistema: quali sono i fattori importanti e quali invece possono essere tralasciati. Si può così concentrare il lavoro su un numero di variabili più maneggevole. ?? Quasi sempre si trattano problemi di controllo, cioè si cerca di capire come imporre un de- terminato comportamento al sistema. E i fattori che lo influenzano più drasticamente sono proprio quelli che compongono i circuiti di retroazione. I circuiti di retroazione negativa tendono verso uno stato definito; sono in effetti sistemi di regola-

retroazione. I circuiti di retroazione negativa tendono verso uno stato definito; sono in effetti sistemi di

254

zione e producono stabilità nel sistema.

Esempio: Il termostato. Più cresce la temperatura, meno si attiva il termostato; meno si attiva il ter-

mostato, meno si attiva la caldaia; meno si attiva la caldaia, meno cresce la temperatura. O, d'altra

parte: minore è la temperatura, e più si attiva il termostato; più si attiva il termostato, e più si attiva

la caldaia; più si attiva la caldaia, e più cresce la temperatura. Dunque questo ciclo a retroazione ne-

gativa tende a stabilizzare la temperatura.

[Avvertenza: non considerate i segni "+" e "-" delle figure. Sono talvolta sbagliati (non ho fatto io le figure e non so rifarle); seguite il ragionamento!]

Esempio: L'immigrazione

La disponibilità di posti di lavoro attira immigrazione, la quale però fa diminuire i posti di lavoro

vacanti. Anche questo ciclo a retroazione negativa tende verso una situazione di stabilità.

Esempio: Il magazzino

Nella gestione di un magazzino si tratta di mantenere costante un valore, cioè le scorte in magazzi-

no, controllando i rifornimenti.

Oltre a ciò, il gestore ha un altra possibilità di intervento: può modificare il prezzo: abbassa il pre z-

zo per disfarsi di merci che non riesce vendere, e lo alza per ridurre la domanda di merci che non

vendere, e lo alza per ridurre la domanda di merci che non possiede a sufficie nza.

possiede a sufficie nza.

Il diagramma sarà quindi formato da due circuiti di retroazione:

Il doppio circuito riflette le due possibilità di intervento del gestore. La freccia negativa da "maga z- zino" a "ordini" indica che più il magazzino è pieno e meno ordini si fanno, e viceversa; la freccia negativa da "magazzino" a "prezzo" riflette l'altra possibilità: abbassare i prezzi se ci sono molte merci invendute, e alzarlo se il magazzino è carente. La parte destra del diagramma rappresenta il più famoso meccanismo di retroazione negativa in e- conomia: la legge della domanda e dell'offerta, un meccanismo di compensazione che tende ad e- guagliare la domanda e l'offerta agendo sui prezzi.

255

Negli esempi si vede come la retroazione negativa faccia tendere il sistema verso una configurazio- ne stabile: la variabile principale del sistema tende sempre a riportarsi verso un certo valore. I circuiti di retroazione negativa danno stabilità al sistema. Essi in generale negano il cambiamento; quando il sistema diverge dalle condizioni fissate (il cosiddetto punto di equilibrio), il circuito di re- troazione negativa si attiva per riportarvelo. I circuiti di retroazione positiva sono invece il meccanismo che causa il cambiame nto all'interno del sistema. Le variabili si influenzano reciprocamente nella stessa direzione ad un tasso sempre più alto, dando luogo nel tempo ad una crescita di tipo esponenziale.

Esempio: La crescita di una popolazione è un caso tipico di feedback positivo. Esso si riscontra a tutti i livelli, dalla moltiplicazione delle cellule, a quella (proverbiale) dei conigli, alla crescita della

a quella (proverbiale) dei conigli, alla crescita della popolazione umana mondiale. Maggiore è la popolazione,

popolazione umana mondiale.

Maggiore è la popolazione, maggiore il numero di nati. Più sono i nati, e più aumenta la popolazio- ne (ecc.) Questo ciclo a retroazione positiva fa aumentare esponenzialmente la popolazione.

Esempio: Il conto corrente bancario

Un esempio di retroazione positiva è un conto corrente bancario in cui gli interessi che la banca fo r- nisce ogni anno vengono aggiunti alla quantità di denaro depositata, aumentandola.

aggiunti alla quantità di denaro depositata, aumentandola. La quantità di denaro depositata fornisce un interesse, il

La quantità di denaro depositata fornisce un interesse, il quale aumenta a sua volta il deposito, ecc. Questo ciclo a retroazione positiva (il cosidetto "interesse composto") fa aumentare esponenzia l- mente la cifra depositata. Su un meccanismo simile si basa ogni altra forma di investimento: una parte dei proventi di un'attività viene destinata all'ampliamento della capacità produttiva. In questo modo i proventi saranno maggiori, cresceranno ancora le possibilità di ampliamento, e così via.

256

Il comportamento "a valanga" della retroazione positiva non dà necessariamente luogo a una cresc i- ta: può allo stesso modo dare luogo ad un declino esponenziale. Esiste un punto di equilibrio che fa da spartiacque tra i due comportamenti. Nell'esempio del conto corrente bancario, questo punto di equilibrio è evidente: è quando il deposito è pari a zero. In questa situazione il sistema resta in equilibrio. Se il deposito è maggiore di zero si assiste alla crescita esponenziale del denaro. Ma se il deposito è inferiore a zero (cioè se il conto è "in rosso"), sono i debiti ad accumularsi (la banca fa pagare un interesse) e il sistema declina in mo- do esponenziale. Generalmente però non è così semplice stabilire il punto di equilibrio, perché i sistemi sono costitui- ti da molti circuiti che si influenzano reciprocamente. In generale si può dire che i circuit i di retroazione positiva tendono ad allontanarsi da un qualche punto di equilibrio instabile. In un sistema essi costituiscono il motore del cambiamento.

Tutti i sistemi, in realtà, includono circuiti di retroazione sia positivi che negativi. È la combinazio-

ne e l'interazione di questi elementi che dà luogo alla complessità del sistema.

La teoria neoclassica o marginalistica è dominata dalla retroazione negativa: la tendenza dei piccoli

effetti a svanire. Ciò è implicito nelle varie leggi dei rendimenti decrescenti: la seconda caramella

non è buona come la prima, oppure una quantità doppia di fertilizzante non permette di ottenere un

raccolto doppio.

Ma prendiamo un software come Microsoft Windows. La prima copia costa 50 milioni di dollari; la

seconda meno di 10 dollari in materiali. Nell'alta tecnologia il costo marginale è prossimo alla zero. (Si rimanda alla lezione 49). Oppure consideriamo l'economia dell'innovazione tecnologica: anche qui dominano le retroazioni positive.

o

L'automobile sostituisce il cavallo.

o

Col cavallo scompaiono il maniscalco, gli abbeveratoi, le stalle, i garzoni di stalla e via di- cendo. È distrutta un'intera sottorete di tecnologie.

o

Con l'automobile però arrivano le strade asfaltate, i distributori di benzina, i fast- food, i mo- tel, il codice della strada, la polizia stradale e i semafori. Si crea un'intera nuova rete di beni e servizi.

o Chi sta nella rete è incentivato a aiutare la crescita della nuova tecnologia. Ricordiamo infine la lezione 5 dedicata al circuito virtuoso di Adam Smith che lega le economie di scala all'ampliamento dei mercati: anche qui abbiamo una cruciale retroazione positiva.

Concludiamo. Quando l'economia appare come l'ottimizzazione dell'uso di risorse scarse e date, al

centro vi sono meccanismi stabilizzanti basati su retroazioni negative. Quando essa appare come

sentieri complessi e discontinui di cambiamenti qualitativi, al centro vi sono meccanismi squilibran-

ti basati su retroazioni positive.

257

31-32. Economia delle istit uzioni

Giochi di strategia

La teoria dei giochi permette di descrivere e analizzare situazioni sociali ed economiche come se fossero giochi di strategia. Un individuo è coinvolto in un gioco di strategia con un altro individuo (o con parecchi altri) qua n- do la sua utilità, o il premio a lui spettante, dipende non solo dalle azioni che lui intraprende, ma an- che da quelle dei suoi rivali. Il gioco di strategia, più esattamente, è un insieme astratto di regole che vincola il comportamento dei giocatori e definisce i risultati sulla base delle azioni che essi intraprendono.

I giochi si distinguono in quelli ad informazione perfetta (i giocatori conoscono tutto ciò che è suc- cesso nel gioco fino al momento in cui spetta loro la mossa) e ad informazione imperfetta (il gioca- tore non sa quali sono tutte le scelte effettuate dai giocatori che lo hanno preceduto, ad esempio po i- ché gli annunci sono simultanei). Se definiamo una strategia per ogni giocatore, individuiamo un suo piano d'azione completo: quale scelta effettuerà in ogni nodo e in ogni situazione. Se elenchiamo tutte le possibili strategie per ogni giocatore, costruiamo una matrice dei pagamenti le cui righe sono intestate alle strategia di Primo e le cui colonne sono intestate alle strategie di Secondo.

L'equilibrio di Nash di un gioco è uno stato in cui nessuno desidera modificare il proprio compo r- tamento, dato quello degli altri giocatori. Più esattamente, una coppia di strategie è un equilibrio di Nash se la scelta di Primo è ottima, data la scelta di Secondo, e la scelta di Secondo è ottima, data la scelta di Primo. Ovvero ancora: si ha equilibrio di Nash quando nessun giocatore, data la strategia dell'altro, è in grado di migliorare la propria strategia. Questo concetto è insidioso. Esso significa che nessuno è incentivato a cambiare azione, se ritiene che neppure i rivali modificheranno le loro. Tuttavia, la maggior parte dei giochi sono non coopera- tivi, in quanto i giocatori non possono comunicare e coordinarsi in modo formale e vincolante. In questa condizione, l'equilibrio presuppone una convergenza delle aspettative che in effetti è difficile dare per scontata (Esempio: l'inseguimento di Moriarty a Sherlock Holmes: lui pensa che io scend e- rò al termine della corsa del treno; allora scenderò alla penultima fermata; ma lui pensa che io ho pensato questo; allora scenderò alla terzultima; … alla fine è inutile che salga sul treno). L'equil i- brio di Nash può essere interpretato quindi come una coppia di aspettative sulla scelta di ciascun

258

giocatore tali che, anche quando la scelta dell' avve rsario fosse nota (!), nessuno dei due giocatori

vorrebbe cambiare la propria.

Consideriamo anzitutto giochi con 2 persone ed un numero finito di strategie. Scriviamo la "matrice

delle vincite" del gioco:

   

Giocatore B

 
   

Sinistra

Destra

Giocatore A

Alto

1,2

0,1

 

Basso

2,1

 

1,0

Ad A conviene sempre scegliere "basso"

A B conviene sempre scegliere "sinistra"

La strategia di equilibrio è "basso-sinistra", cioè (2,1). Essa è la strategia migliore (o "dominante",

la chiameremo dopo), indipendentemente dalla scelta dell'altro giocatore.

Un caso meno semplice è questo:

   

Giocatore B

 
   

Sinistra

Destra

Giocatore A

Alto

2,1

 

0,0

 

Basso

0,0

1,2

 

Se A sceglie "alto", a B conviene scegliere "sinistra". Se B sceglie "sinistra", a A conviene scegliere "alto". Dunque "alto-sinistra" è un equilibrio di Nash. Anche "basso-destra" è un equilibrio di Nash: può esservene più di uno. Può non esservene alcuno:

   

Giocatore B

 
   

Sinistra

Destra

Giocatore A

Alto

0,0

0,-1

 

Basso

1,0

-1,3

Le regole e i possibili premi di un gioco possiamo rappresentarli con l' albero del gioco: è questa la

forma estesa del gioco.

IBM DOS UNIX Toshiba Toshiba DOS UNIX DOS UNIX
IBM
DOS
UNIX
Toshiba
Toshiba
DOS
UNIX
DOS
UNIX

259

( 600,200
(
600,200

)

(100,100)

(100,100)

(200,600
(200,600

)

Immaginiamo che solo IBM e Toshiba producano computer. Se scelgono entrambe lo stesso sistema operativo (DOS o UNIX), in modo da rendere i propri PC compatibili con quelli del rivale, entra m- be ci guadagnano. La IBM muove per prima. Dopo aver conosciuto la mossa dell'IBM, muoverà la Toshiba. Se en- trambe usano DOS, s'avvantaggerà la IBM (600 cont ro 200); al contrario se entrambe adottano U- NIX (200 contro 600). Se non scelgono lo stesso sistema operativo, quale che esso sia, ognuna gua- dagnerà solo 100. L'albero del gioco della figura ci indica chi sono i giocatori. Ci indica inoltre la sequenza delle mo s- se. In ogni nodo dell'albero sono rappresentate le scelte (i rami dell'albero) che ognuno ha a dispos i- zione per quella mossa.

TOSHIBA

   

(Dos|Dos,

(Unix|Dos,

Dos|Unix)

Unix|Unix)

IBM

DOS

600, 200

 

100, 100

 

UNIX

100, 100

200, 600

 

Poiché l'IBM muove per prima, essa ha a disposizione due possibili strategie: utilizzare il DOS op- pure lo UNIX. Le strategia della Toshiba dipendono invece dalla scelta dell'IBM. Ad esempio: "Scegli il DOS se l'IBM sceglie il DOS; ma scegli lo UNIX se l'IBM sceglie lo UNIX". Indichiamo questa strategia come (Dos|Dos, Unix|Unix). L'azione indicata dopo ogni barra verticale è quella dell'IBM, mentre l'azione prima di ogni barra è della Toshiba, condizionata all'azione dell'IBM. Ad ogni combinazione di strategie è associata una coppia di premi. La prima cifra in ogni casella rappresenta il premio per l'IBM.

Consideriamo la coppia di premi (200, 600) scritta in grassetto. La coppia di strategie associata a questi premi [ossia Unix e (Unix|Unix)] è di equilibrio per il gioco. Se l'IBM ritiene che la Toshiba sceglierà la strategia (Unix|Unix), essa sceglierà lo Unix: in tal caso guadagna 200, contro i 100 se optasse per il Dos. Allo stesso modo, se la Toshiba pensa che l'IBM sceglierà lo Unix, la migliore risposta è scegliere (Unix|Unix).

260

Un altro esempio. A e B sono imprenditori duopolisti. Ognuno vuole massimizzare il profitto, date

le aspettative sul comportamento dell'altro. L'unica strategia sta nel variare il prezzo di vendita del

bene.

   

B

 
   

P

    P P

P

         
         

A

P

 

2,1

 

0,0

 

P

  P 0,0 1,2

0,0

1,2

Le variazioni del profitto di A (B) sono espresse dalle cifre a sinistra (destra). Se A abbassa il pre z-

zo mentre B lo alza, il profitto di A aumenta di 2 e quello di B di 1.

La casella in alto a sinistra è un equilibrio di Nash; ma lo è anche la casella in basso a destra. (Que l-

lo qui considerato è uno stadio della sequenza che porta all'equilibrio nel modello di Bertrand: si

veda lezione 22-23).

L'equilibrio di Nash non ci dice come o perché si arrivi ad una certa configurazione di scelte strate- giche. Ma per certi giochi è possibile spiegarlo.

   

General

Motors

   

Prezzo alto

Prezzo basso

 

Prezzo alto

500, 500

100, 700

Ford

Prezzo basso

700, 100

300, 300

 

Ford e GM costruiscono automobili identiche: il prezzo è decisivo per orientare i consumatori. Cia- scuna impresa ha due strategie di prezzo. In ciascuna casella, la prima cifra è il premio spettante alla Ford.

Se le imprese colludono e fissano prezzi alti, guadagneranno entrambe 500. Ma se una tradisce l'ac-

cordo e abbassa il prezzo, guadagna 700 e lascia all'altra solo 100. Se entrambe fissano un prezzo

basso, guadagnano 300.

L'unica coppia di strategie di equilibrio è (300, 300

L'unica coppia di strategie di equilibrio è (300, 300 ), anche se entrambe potrebbero stare meglio

), anche se entrambe potrebbero stare meglio in

(500, 500). La combinazione di strategie di prezzo alto non s'instaura perché, non appena una la sceglie, la rivale è incentivata a deviare. La fissazione del prezzo basso è la scelta migliore per ciascuna, qualunque sia il comportamento

della rivale. Se infatti la Ford si aspetta che la GM fissi un prezzo alto, la sua risposta migliore sarà

di fissare un prezzo basso (perché così guadagnerà più della rivale). D'altra parte, se la Ford si at-

tende che la GM fissi un prezzo basso, la sua risposta migliore è di nuovo di fissare un prezzo basso (perché altrimenti sarebbe spiazzata dalla rivale). (Si veda la curva di domanda ad angolo: lez.22-

23).

261

Quando una strategia risulta la migliore per un giocatore, indipendentemente dalla strategia adottata dall'altro, quella è una strategia dominante. L'equilibrio è detto con strategie dominanti. Un giocatore razionale non adotterà mai una strategia dominata. La possiamo perciò eliminare da l- l'insieme delle sue strategie possibili.

Il giocatore 2 non sceglierà mai la strategia 1, dato che la strategia 2 la domina debolme nte (o è mi-

gliore, o è equivalente).

Il giocatore 1, razionalmente, eliminerà la strategia 1 del suo rivale. Non gli resta che optare per la

sua strategia 2, poiché 6 › 4.

   

Giocatore

2

   

Strategia 1

Strategia 2

 

Strategia 1

4, 4

4, 4

Giocatore 1

Strategia 2

0, 1

6, 3

 

Molti giochi presentano molteplicità di equilibri. Nel "gioco del telefono" l'azienda raziona l'accesso alla linea: dopo 5 minuti di telefonata toglie la linea. Chi richiama l'altro? Chi ha fatto la prima telefonata, o chi era stato chiamato?

     

Chi ha ricevuto

la chiamata

   

Richiamare

Aspettare

 

Richiamare

0, 0

3, 6

 

Chi ha chiamato

Aspettare

6, 3

 

0, 0

Ci sono due equilibri di Nash: (3, 6) e (6, 3). Coi cosiddetti concetti di raffinamento, dei quali non

ci occupiamo, la teoria restringe l'ambito di scelta degli equilibri qua ndo ve ne sia una molteplicità.

Per strategia pura s'intende una regola che specifica con certezza l'azione da compiersi. Le strategie

miste definiscono combinazioni probabilistiche di tutte le possibili strategie pure del gioco: si asse- gna una probabilità a ciascuna scelta, e quindi si attuano le proprie scelte secondo queste probabil i- tà. L'importanza delle strategie miste riguarda la cosiddetta casualizzazione del comportamento strate- gico: ogni giocatore vuole rendere imprevedibili all'altro le sue mosse. Ogni volta in cui un giocato-

re può approfittare della conoscenza delle mosse di un altro giocatore, quest'ultimo è costretto a ma-

scherare le proprie intenzioni per evitare che l'altro vinca. L'esecuzione di strategie miste è appunto

il modo per neutralizzare la scelta strategica del rivale.

IL GIOCO DELLA MORRA CINESE

È il gioco "sasso, carta, forbici". Invece di gridare i numeri, i giocatori usano simboli: le forbici ta-

gliano la carta, che avvolge il sasso che, a sua volta, spunta le forbici. Non è sequenziale, dato che

262

le due strategie sono attuate simultaneamente. In caso di parità (sasso contro sasso, ecc.), il punteg- gio è nullo. Il gioco è non- cooperativo (ognuno conosce ex ante quali sono le possibili mosse de l- l'altro, pur ignorando quale specifica mossa sarà scelta) e a somma zero (la somma algebrica di vin- cite e perdite è nulla). Manca una soluzione tipo equilibrio di Nash, essendo impossibile che ciascu- no compia una scelta ottima data la scelta del concorrente. Manca anche una strategia dominante (quella che permette di ottenere un risultato comunque più elevato), dato che ciascuna scelta assic u- ra lo stesso premio. Supponiamo che il gioco sia ripetuto 10 volte (sia cioè un supergame). Se A gioca sempre "sasso", compie una strategia pura (scelta una volta per tutte); se B si accorge di ciò, lo batte. Una strategia migliore consiste nel rendere casuali le proprie scelte (strategia mista: è scelta casualmente, cioè se- condo una qualche distribuzione di probabilità): ognuna con frequenza del 33%.

     

B

 
   

Sasso

Forbice

Carta

 

Sasso

0,0

+1,-1

-1,+1

A

Forbice

-1,+1

0,0

+1,-1

 

Carta

+1,-1

-1,+1

0,0

Una minaccia è credibile se, quando si verificano le condizioni per me tterla in atto, è nell' interesse del giocatore attuarla. Guardiamo il gioco del bambino capriccioso: vuole recarsi a vedere un film; ma i genitori vogliono visitare zia Sofia. Se il bimbo va a (1, 1) il gioco termina. Se il bimbo va a destra, tocca ai genitori muovere. O lo puniscono, stando tutti in casa, oppure non si arrabbiano e portano tutta la famiglia al cinema.

Bambino Visita a Zia Sofia Rifiuto di far visita (1, 1) Genitori (-1, -1) (2,
Bambino
Visita a Zia Sofia
Rifiuto di far visita
(1, 1)
Genitori
(-1, -1)
(2, 0)

L'equilibrio (-1, -1) si basa sulla minaccia credibile dei genitori di restare tutti a casa. Ma il bimbo lagna e i genitori preferiscono andare con lui al cinema.

263

Nella forma normale del gioco vi sono due equilibri (1,1) e (2,0), sebbene il primo è per i genitori una scelta equivalente alla casella accanto (1,1):

   

Geni

tori

   

Punire il bimbo

Non arrabbiarsi

 

Andare dalla zia

1, 1

 

1, 1

Bambino

Rifiutarsi

-1, -1

2, 0

 

Nella forma estesa abbiamo un'informazione in più: uno dei due equilibri di Nash - quello (1, 1) - è meno soddisfacente, perché si basa su una minaccia non credibile: i genitori non hanno incentivo a mettere in atto la loro minaccia; il bambino (raziona lmente) ne tiene conto. Un equilibrio per un gioco è perfetto nei sottogiochi se è un equilibrio di Nash e se i giocatori ut i- lizzano soltanto minacce credibili.

L' induzione all'indietro è il metodo mediante il quale si determinano gli equilibri di Nash perfetti nei sottogiochi: si parte dalla fine del gioco e lo si risolve all'indietro. Supponiamo che il gioco sia arrivato al nodo V: lì il giocatore 1 sceglierà Destra (3, 3). Anche se il gioco fosse al nodo IV, toccherebbe a 1 muovere. Anche stavolta sceglierà Destra (7, 1).

Giocatore 1

I S D Giocatore 2 II III (4, 4) Giocatore 2 (3, 3) S D
I
S
D
Giocatore 2
II
III
(4, 4)
Giocatore 2
(3, 3)
S
D
IV (7, 1)
V (3, 3)

(5, 0)

(7, 1)

(2, 1)

(3, 3)

Consideriamo il nodo III: tocca al 2 muovere. Egli sa che se sceglie Destra, 1 sceglierà poi Destra. Se sceglie Sinistra, sa che 1 sceglierà Destra. Gli conviene scegliere Destra, dato che 3 › 1. Infine guardiamo il nodo I. Il giocatore 1 sa che se va a Destra finirà in (3, 3), mentre se va a Sini- stra prende un premio di 4. Va dunque a Sinistra. Il procedimento individua gli equilibri con minacce credibili, in quanto, partendo dalla fine, deter- mina come si comportano i giocatori in tutti i sottogiochi. Anche l'analisi del seguente gioco sequenziale comincia dalla fine e va a ritroso.

264

Se stiamo già in "alto", le due vincite sono equivalenti. Se stiamo già in "basso", B preferisce "destra". Ma B vorrebbe indurre A a scegliere "alto", per vincere 9 maggiore di 1. Come fa? Può minacciare di andare a "sinistra", se A va in "basso". Ma non è credibile, perché quando A ha scelto, non c'è più niente da fare, e dunque fra 0 ed 1 a B converrebbe contentarsi del meno peggio. Supponiamo che B limiti ex ante le proprie scelte: che dia ad un avvocato il mandato di andare sempre a "sinistra" quando A sceglie "basso". In quel caso la minaccia è credibile e B vince 9 anzi- ché 1. È questo un impegno irrevocabile (pre-commitment): un'azione volontaria con cui un sogge t- to restringe le proprie scelte future. Esempio. Bruciarsi i ponti alle spalle, privandosi dell’unico mezzo di ritirata, può rendere credibile un attacco. Quando la Apple Computer introdusse i suoi Macintosh, costruì un impianto di prod u- zione altamente specializzato e difficilmente riconvertib ile, pubblicizzando questa scelta. Così la Apple legò sé stessa a quel prodotto e a quel mercato, motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti.

A

Alto

motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti. A Alto Basso Sinistra (1,9) B Destra (1,9)
motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti. A Alto Basso Sinistra (1,9) B Destra (1,9)
motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti. A Alto Basso Sinistra (1,9) B Destra (1,9)

Basso

motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti. A Alto Basso Sinistra (1,9) B Destra (1,9)

Sinistra (1,9)

B

B
B

Destra (1,9)

Sinistra (0,0)

B

Destra (2,1
Destra (2,1
Destra (2,1

Destra (2,1

)

265

APPENDICE

IL PRINCIPIO DEL MINIMAX-MAXMIN

Ciascun giocatore sceglie la sua strategia aspettandosi il peggio dal suo rivale: cerca quindi di ma s-

simizzare il minimo guadagno (minimax) e minimizzare la massima perdita (maxmin), connessi a

ogni combinazione di strategie.

ESEMPIO DI MAXMIN

Un soggetto, in condizioni d'incertezza, sceglie la strategia che assicura il più favorevole tra i peg-

giori risultati negativi prevedibili.

Evento X Y Z W Strategia A 2 3 0 4 B 5 2 2
Evento
X
Y
Z
W
Strategia
A
2
3
0
4
B
5
2
2
1
C
4
3
5
5
D
6
5
6
7

I payoffs in grassetto (0,1,3,5) sono i meno favorevoli fra tra quelli che le varie strategie permettono

di ottenere. Il soggetto sceglierà la strategia D poiché ad essa è associato il migliore tra i risultati

negativi (5 ›3 ›1›0).

ESEMPIO DI MINIMAX

È la strategia che assicura un guadagno pari al minore dei guadagni massimi che un giocatore può

conseguire quando anticipa la scelta dei suoi concorrenti. (Se le scelte anticipate dei concorrent i so-

no quelle effettive, essa coincide con la strategia dell'equilibrio di Nash).

Per ciascuna delle strategie (b1, b2, b3) di B, i guadagni massimi di A sono costituiti da (16, 14,

12). Il minimax (il minore dei guadagni massimi) di A sarà pertanto 12 (corrispondente alla strate-

gia a3). Da parte sua, B può attendersi per ciascuna delle strategie (a1, a2, a3) i guadagni massimi

(10, 12, 14). Il suo minimax sarà quindi 10 (e la scelta cadrà su b2).

     

B

 
   

b1

b2

b3

 

a1

10,8

4,

10

10,0

A

a2