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Meccanica quantistica

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Meccanica quantistica
La meccanica quantistica una teoria fisica che si sviluppata e consolidata nella prima met del XX secolo, per supplire all'inadeguatezza della meccanica classica nello spiegare fenomeni e propriet quali la radiazione di corpo nero, l'effetto fotoelettrico, il calore specifico dei solidi, gli spettri atomici, la stabilit degli atomi, l'effetto Compton: alcuni esperimenti effettuati nei primi trent'anni del XX secolo suggerivano, per esempio, la necessit di introdurre l'ipotesi di un comportamento particellare della luce, oltre a quello classico ondulatorio di eredit maxwelliana, e di postulare l'esistenza di livelli discreti di energia previsti da Planck. La meccanica quantistica si distingue in maniera radicale dalla meccanica classica[1] in quanto si limita a esprimere la probabilit[2] di ottenere un dato risultato a partire da una certa misurazione, secondo l'interpretazione di Copenaghen[3], rinunciando cos al determinismo assoluto proprio della fisica precedente. Questa condizione di incertezza o indeterminazione non dovuta a una conoscenza incompleta, da parte dello sperimentatore, dello stato in cui si trova il sistema fisico osservato, ma da considerarsi una caratteristica intrinseca, quindi ultima e ineliminabile, del sistema e del mondo subatomico in generale. La teoria quantistica, dunque, descrive i sistemi come una sovrapposizione di stati diversi e prevede che il risultato di una misurazione non sia completamente arbitrario, ma sia incluso in un insieme di possibili valori: ciascuno di detti valori abbinato a uno di tali stati ed associato a una certa probabilit di presentarsi come risultato della misurazione. Questo nuovo modo di interpretare i fenomeni stato oggetto di numerose discussioni[4][5] all'interno della comunit scientifica, come testimonia l'esistenza di diverse interpretazioni della meccanica quantistica. L'osservazione ha quindi effetti importanti sul sistema osservato: collegato a questo nuovo concetto si ha l'impossibilit di conoscere esattamente i valori di coppie di variabili dinamiche coniugate, espressa dal principio di indeterminazione[6][7]. La meccanica quantistica rappresenta il denominatore comune di tutta la fisica moderna ovvero della fisica atomica, della fisica nucleare e sub-nucleare (la fisica delle particelle), e della Fisica Teorica, a testimonianza della sua estrema potenza concettuale-interpretativa nonch della vasta applicabilit al mondo microscopico.
Indice 1 Introduzione 2 Storia 2.1 Il crollo della meccanica classica 2.2 Meccanica ondulatoria e meccanica delle matrici 2.3 Integrale sui cammini 3 Descrizione della teoria 3.1 Formulazione matematica 3.2 Estensioni della meccanica quantistica 3.3 Applicazioni 4 Dibattito filosofico 5 Curiosit 6 Cronologia essenziale 7 Note 8 Bibliografia

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Introduzione
La meccanica quantistica riunisce un complesso di teorie fisiche formulate nella prima met del XX secolo che descrivono il comportamento della materia a livello microscopico, a scale di lunghezza inferiori o dell'ordine di quelle dell'atomo o ad energie nella scala delle interazioni interatomiche, dove cadono le ipotesi alla base della meccanica classica. Essa permette di interpretare e quantificare fenomeni che, nell'opinione della maggior parte dei fisici contemporanei, non possono essere giustificati dalla meccanica classica, le cui previsioni sono in questi casi in completo disaccordo con i risultati sperimentali. Una delle principali peculiarit della meccanica quantistica data dal fatto che in essa lo stato e l'evoluzione di un sistema fisico vengano descritti in maniera intrinsecamente probabilistica. Spesso si ricorre ad una visualizzazione del comportamento di una particella in termini di "funzione d'onda" o "onda di probabilit". Nei casi pi generali, tuttavia, a una tale visione "pittorica" si pu dover sostituire una descrizione ancora pi "astratta", in cui la fase complessa oscillante (l'"onda di probabilit") associata a grandezze, come lo spin, senza un equivalente classico, come invece sono la posizione e il momento che caratterizzano l'usuale funzione d'onda. La natura assolutamente nuova della probabilit che la meccanica quantistica costretta ad introdurre si rende evidente nella differenza fra una miscela statistica, corrispondente al concetto classico di probabilit, e una sovrapposizione coerente. Uno degli effetti pi famosi che questo nuovo concetto di probabilit racchiude dato dal cosiddetto principio di indeterminazione di Heisenberg: esistono coppie di variabili (dette tra loro non compatibili), come posizione e impulso di una particella, il cui valore non pu essere neanche in linea di principio conosciuto simultaneamente con precisione arbitraria, indipendentemente dall'accuratezza sperimentale con cui vengono effettuate le misure. In generale, le coppie di grandezze che in meccanica quantistica risultano non compatibili corrispondono proprio alle coppie di variabili coniugate che in meccanica classica permettevano di predire, attraverso le equazioni del moto, lo stato futuro del sistema con precisione arbitraria. Il carattere probabilistico della meccanica quantistica, cio, permea questa nuova teoria sin dalle sue fondamenta. La meccanica quantistica, alla luce dell'indeterminismo quantistico, elimina anche la distinzione tra particelle e onde che aveva caratterizzato la fisica del XIX secolo. Da un lato, infatti, l'evoluzione temporale di un sistema quantistico un'evoluzione deterministica con fasi oscillanti il carattere ondulatorio di una distribuzione di probabilit; dall'altro, la risposta alla misura di un'osservabile per un sistema quantistico si presenta in maniera discreta il carattere corpuscolare. Cos, ad esempio, l'evoluzione temporale non solo di un fascio luminoso ma anche di un fascio di elettroni, o addirittura di un solo elettrone, presenta le caratteristiche tipiche delle onde (fenomeni di interferenza e diffrazione). M a allo stesso tempo, all'atto della misura di grandezze estensive non si ottiene un flusso continuo bens una sequenza di quanti (dal latino quantum, quantit, da cui il nome della teoria), sia per gli elettroni, che non risultano dunque diffusi in tutto lo spazio come la propria distribuzione di probabilit ondulatoria, e sia per i fotoni, i quanti del fascio luminoso. A questa doppia natura ci si riferisce con l'espressione dualismo onda-corpuscolo, termine tuttora connotato di quel senso di paradosso con cui era stato coniato prima della formulazione completa della meccanica quantistica, in cui i due aspetti sembravano essere in irriducibile contraddizione fra loro.

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Storia
Il crollo della meccanica classica
All'inizio del XX secolo furono elaborate alcune teorie euristiche, che ricorrevano a postulati arbitrari, non deducibili a partire dai postulati della meccanica classica[8]. Allo sviluppo di questo corpo di regole formali, indicato con l'espressione vecchia teoria dei quanti (in inglese old quantum theory), contribuirono principalmente M ax Planck, Niels Bohr, Albert Einstein, Peter Debye e Arnold Sommerfeld.

Meccanica ondulatoria e meccanica delle matrici


Nel 1925-1926, Werner Heisenberg e Erwin Schrdinger svilupparono rispettivamente la meccanica delle matrici e la meccanica ondulatoria, due formulazioni differenti della meccanica quantistica. Nella seconda met degli anni venti, la teoria fu formalizzata, con l'adozione di postulati fondamentali, da Paul Adrien M aurice Dirac, John Von Neumann e Hermann Weyl.

Integrale sui cammini


Una rappresentazione ancora differente, nota con il nome di integrale sui cammini, che riprende ed estende alcuni concetti classici, fu sviluppata nel 1948 da Richard Feynman, dopo che tecniche simili furono usate, per esempio, per studiare il moto browniano oppure altri problemi di diffusione. Con questo metodo il moto di una particella si studia valutando una certa grandezza complessa legata all'azione su tutte le possibili traiettorie che questa pu seguire e sommandole assieme: cos facendo si pu calcolare la probabilit che la particella, dopo un tempo assegnato, si sia spostata in una certa posizione. Questo metodo fornisce anche un mezzo molto immediato per ricavare il principio di minima azione: le traiettorie "classiche", infatti, sono quelle che effettivamente si sommano, mentre le altre interferiscono distruttivamente e si elidono.

Descrizione della teoria


In meccanica classica, lo stato di una particella viene definito attraverso il valore esatto delle due quantit osservabili posizione e impulso (variabili canoniche); in meccanica quantistica, invece, lo stato di una particella descritto (nella rappresentazione di Schroedinger) da una funzione d'onda. Essa non ha un proprio significato fisico, mentre lo ha il suo modulo quadro, che fornisce la distribuzione di probabilit della osservabile posizione: per ogni punto dello spazio, assegna la probabilit di trovare la particella in quel punto, quando si misura la sua posizione. Il significato di questa probabilit pu essere interpretato come segue: avendo a disposizione infiniti sistemi identici, effettuando la stessa misura su tutti i sistemi contemporaneamente, la distribuzione dei valori ottenuti proprio il modulo quadro della funzione d'onda. Similmente, il modulo quadro della trasformata di Fourier della funzione d'onda fornisce la distribuzione di probabilit dell'impulso della particella stessa. In generale, la teoria quantistica d informazioni sulle probabilit di ottenere un dato valore quando si misura una quantit osservabile (a volte, si pu ottenere un preciso valore con la probabilit del 100%). Per le propriet della trasformata di Fourier, tanto pi la distribuzione di probabilit della posizione di una particella concentrata (la particella quantistica ben localizzata), tanto pi la distribuzione degli impulsi si allarga, e viceversa. Si tratta di una manifestazione del principio di indeterminazione di Heisenberg: impossibile costruire una funzione d'onda arbitrariamente ben localizzata sia in posizione che in impulso.

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La funzione d'onda che descrive lo stato del sistema pu cambiare al passare del tempo. Ad esempio, una particella che si muove in uno spazio vuoto descritta da una funzione d'onda costituita da un pacchetto d'onda centrato in una posizione media. Al passare del tempo il centro del pacchetto d'onda cambia, in modo che la particella pu successivamente essere localizzata in una posizione differente. L'evoluzione temporale della funzione d'onda descritta dall'Equazione di Schrdinger. Alcune funzioni d'onda descrivono distribuzioni di probabilit che sono costanti nel tempo. M olti sistemi trattati in meccanica classica possono essere descritti da queste onde stazionarie. Ad esempio, un elettrone in un atomo non eccitato descritto classicamente come una particella che ruota attorno al nucleo dell'atomo, mentre in M eccanica quantistica essa descritta da un'onda stazionaria che presenta una determinata funzione di distribuzione dotata di simmetria sferica rispetto al nucleo. Questa intuizione alla base del modello atomico di Bohr. Bench la presenza di una funzione d'onda non permetta di prevedere a priori il risultato, ogni misura porta comunque ad ottenere un valore definito (e non per esempio ad un valore medio). Questo problema, che viene spesso chiamato problema della misura, ha dato vita ad uno dei pi profondi e complessi dibattiti intellettuali della storia della scienza. Qui ci limiteremo a citare l'approccio standard relativo a questo problema, chiamato interpretazione di Copenaghen. Secondo questa interpretazione, quando viene effettuata una misura di un'osservabile, la parte di funzione d'onda pertinente a quell'osservabile "collassa", (vedi collasso della funzione d'onda), portando ad una funzione d'onda che fornisce la massima probabilit (evento certo) al valore ottenuto in quella misura, che viene chiamata autofunzione dell'osservabile misurato. Questo interpretato come evidenza del fatto che la misura perturba il sistema: una volta effettuata, il sistema si trover certamente nello stato in cui l'ha lasciato lo strumento di misura (evoluzioni temporali a parte). Tale stato chiamato anche autostato dell'osservabile misurata, in sintonia terminologica col fatto che nella formulazione assiomatica di Dirac-Von Neumann questo stato rappresentato da un autovettore dell'operatore lineare autoaggiunto (sullo spazio di Hilbert dei vettori di stato) che si associa all'osservabile in questione (vedi pi avanti). Ad esempio consideriamo una particella che si muove liberamente nello spazio, con certe distribuzioni di probabilit per posizione e velocit e supponiamo di misurare la sua posizione, ottenendo un certo valore x. Allora, si pu prevedere che una successiva misura di posizione (abbastanza vicina nel tempo) porter certamente allo stesso risultato appena ottenuto: la funzione d'onda collassata in un punto, fornendo a quel punto la probabilit certa. Il collasso della funzione d'onda all'atto della misura non descritto dall'equazione di Schrdinger, che stabilisce solo l'andamento dell'evoluzione temporale. Questa , infatti, strettamente deterministica, in quanto possibile prevedere la forma della funzione d'onda ad un qualsiasi istante successivo. La natura probabilistica della M eccanica quantistica si manifesta, invece, all'atto della misura. Il principio di indeterminazione di Heisenberg porta inoltre al concetto di osservabili incompatibili: si tratta di coppie di osservabili in cui la conoscenza completa di una delle due porta alla completa mancanza di conoscenza sull'altra. Nel caso precedente, una misura di posizione porta alla completa ignoranza sulla velocit. Allo stesso modo sono incompatibili l'energia e l'intervallo di tempo nel quale tale energia scambiata. Detto in altre parole, il collasso della funzione d'onda associata ad un'osservabile, porta ad una funzione di distribuzione uniforme, su tutto il dominio di definizione, per l'osservabile ad essa coniugata. Altre interpretazioni della M eccanica quantistica, diverse dall'interpretazione di Copenaghen, sono citate alla fine di questo articolo.

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Formulazione matematica
Per approfondire, vedi la voce postulati della meccanica quantistica .

La struttura formale della M eccanica Quantistica dovuta principalmente a Paul Adrien M aurice Dirac ed a John von Neumann. Da questa formulazione segue che i possibili stati cosiddetti "propri" di un sistema quantistico sono rappresentati da vettori unitari (ovvero di norma pari a 1) identificati a meno di una fase complessa (chiamati vettori di stato), che fanno parte di uno spazio di Hilbert complesso e separabile (chiamato spazio degli stati). Volendo includere anche i vettori di norma diversa da 1 dello spazio di Hilbert nell'identificazione coll'insieme degli stati quantistici, si afferma che ad ogni stato del sistema corrisponde un raggio dello spazio di Hilbert (cio una ben precisa classe costituita da tutti i vettori che differiscono tra loro per un fattore complesso moltiplicativo). L'evoluzione di uno stato quantistico descritta dall'equazione di Schrdinger, nella quale l'hamiltoniana, cio l'operatore che corrisponde all'energia totale del sistema, riveste un ruolo centrale. Ogni grandezza osservabile rappresentata da un operatore autoaggiunto lineare che agisce sullo spazio degli stati. Ogni autostato di un osservabile corrisponde ad un preciso autovettore (normalizzato) dell'operatore, e il suo autovalore corrisponde all'unico valore che pu fornire la misura di quell'osservabile in quell'autostato. Se lo spettro dell'operatore discreto si dice che l'osservabile pu avere soltanto autovalori discreti. Durante una misurazione la probabilit che un sistema collassi nell'autovalore dell'osservabile misurata data dal quadrato del valore assoluto del prodotto interno tra il vettore di stato prima della misurazione e il vettore corrispondente a quel dato autovalore del quale vogliamo conoscere la probabilit di presentarsi.

Estensioni della meccanica quantistica


La formulazione originaria non compatibile con la teoria della relativit di Einstein, tuttavia i principi della M eccanica Quantistica possono essere reinterpretati entro il quadro della relativit ristretta, ottenendo la teoria quantistica dei campi. La teoria quantistica di campo che tratta le interazioni elettromagnetiche l'elettrodinamica quantistica (abbrev.: QED) che , in linea di principio, capace di spiegare sia le interazioni chimiche che l'interazione tra la materia e la radiazione. La teoria quantistica delle interazioni forti ha il nome di cromodinamica quantistica (QCD), la quale si occupa delle interazioni subnucleari: quark e gluoni. Inoltre le forze elettromagnetiche e la forza nucleare debole possono essere unificate, nella loro forma quantizzata, in una singola teoria quantistica di campo: la teoria elettrodebole. L'unificazione della M eccanica Quantistica con la gravit, e dunque con la teoria della relativit generale, che porterebbe alla Teoria del Tutto o GUT, ha eluso finora gli sforzi dei ricercatori. Un filone relativamente nuovo di ricerca per conciliare gravit e M Q la gravitazione quantistica a loop, in inglese Loop Quantum Gravity (LQG). Un altro tentativo rappresentato dalla teoria delle stringhe.

Applicazioni
Una buona parte delle tecnologie moderne sono basate, per il loro funzionamento, sulla M eccanica Quantistica. Ad esempio il laser, il microscopio elettronico e la risonanza magnetica nucleare. Inoltre, molti
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calcoli di chimica computazionale si basano su questa teoria. M olti dei fenomeni studiati in struttura della materia sono quanto-meccanici, e non possono trovare un modello soddisfacente nella fisica classica. Tra questi fenomeni citiamo la superconduttivit e la semiconduttivit. Lo studio dei semiconduttori ha portato all'invenzione dei diodi e dei transistor, che sono indispensabili per l'elettronica moderna. Le ricerche pi innovative sono, attualmente, quelle che studiano metodi per manipolare direttamente gli stati quantistici. M olti sforzi sono stati fatti per sviluppare una crittografia quantistica, che garantirebbe una trasmissione sicurissima dell'informazione in quanto l'informazione non potrebbe essere intercettata senza essere modificata. Un'altra meta che si cerca di raggiungere, anche se con pi difficolt, lo sviluppo di computer quantistici, basati sul calcolo quantistico che li porterebbe ad eseguire operazioni computazionali con molta pi efficienza dei computer classici. Inoltre, nel 2001 stato realizzato un nottolino quantistico funzionante, versione quantistica del nottolino browniano.

Dibattito filosofico
Per approfondire, vedi la voce Interpretazione della meccanica quantistica .

Sin dall'inizio i concetti estremamente controintuitivi della M eccanica Quantistica hanno dato vita a complessi dibattiti filosofici. Esistono diverse "interpretazioni" della M eccanica Quantistica che cercano, in modi diversi, di gettare un ponte tra il modo in cui il formalismo della teoria sembra descrivere il mondo fisico e il comportamento "classico" che esso esibisce a livello macroscopico. Che questo sopra enunciato sia, effettivamente, un problema (concettuale Il celeberrimo paradosso del gatto di Schrdinger e formale), venne messo in luce gi nel 1935 quando con illustrazione schematica del gatto in Erwin Schrdinger ide l'omonimo paradosso del gatto. sovrapposizione tra gli stati "gatto vivo" e M olto si discusso, inoltre, su una peculiarit molto "gatto morto". affascinante della teoria: la M eccanica Quantistica sembrerebbe essere non-locale. Questa caratteristica stata messa in luce a partire da un altro famoso "paradosso", quello ideato da Albert Einstein, Podolsky e Rosen, sempre nel 1935, e che prende nome di paradosso EPR dalle iniziali dei tre fisici. Le interpretazioni della M eccanica quantistica sono, in altre parole, dei tentativi di risolvere problemi come quello della misurazione, specificando al contempo una ontologia per la M eccanica Quantistica che tratti in qualche maniera il problema della non-localit. L'interpretazione di Copenaghen la pi conosciuta e famosa delle interpretazioni in M eccanica Quantistica, viene denominata, per questo, "interpretazione standard" e la sua formulazione stata incorporata anche nei postulati della teoria (vedi postulati della meccanica quantistica). Questa interpretazione dovuta alla congiunzione di diverse riflessioni filosofiche, portate avanti da famosi fisici, tutti collegati, per diversi motivi, alla citt di Copenaghen. I pi importanti dei quali sono: Niels Bohr, Heisenberg, M ax Born, Pascual Jordan e Wolfgang Pauli. D'altra parte l'interpretazione di Copenaghen non stata mai enunciata, nella forma odierna, da nessuno di questi fisici, anche se le loro speculazioni hanno diversi tratti in comune con essa. In particolare, la visione di Bohr molto pi elaborata dell'interpretazione di Copenaghen, e potrebbe anche essere considerata separatamente come interpretazione della

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complementarit in M eccanica Quantistica, per la quale si rinvia alla voce ad essa dedicata. Albert Einstein, pur avendo contribuito alla nascita della M eccanica Quantistica, critic sempre la teoria dal punto di vista concettuale. Per Einstein era inconcepibile che una teoria fisica potesse essere valida e completa pur descrivendo una realt in cui esistono delle mere probabilit di osservare alcuni eventi e in cui queste probabilit non sono statistiche ma ontologiche. Le critiche di Einstein si riferiscono alla M eccanica Quantistica nella "interpretazione" di Bohr e della scuola di Copenaghen (all'epoca non c'erano altre interpretazioni altrettanto apprezzate), ed in questo contesto che va "letto" il suo "paradosso EPR". Einstein non accettava inoltre l'assunto della teoria in base al quale qualcosa esiste solo se viene osservato. Einstein sosteneva che la realt (fatta di materia, radiazione, ecc...) sia un elemento oggettivo, che esiste indipendentemente dalla presenza o meno di un osservatore e indipendentemente dalle interazioni che pu avere con altra materia o radiazione. Bohr, al contrario, sosteneva che la realt (dal punto di vista del fisico, chiaramente) esiste o si manifesta solo nel momento in cui viene osservata anche perch, faceva notare, non esiste neanche in linea di principio un metodo atto a stabilire se qualcosa esiste mentre non viene osservato. rimasta famosa, tra i lunghi e accesi dibattiti che videro protagonisti proprio Einstein e Bohr, la domanda di Einstein rivolta proprio a Bohr "Allora lei sostiene che la Luna non esiste quando nessuno la osserva?". Bohr rispose che la domanda non poteva essere posta perch concettualmente priva di risposta. L'Interpretazione a M olti M ondi sostiene invece che ad ogni atto di misurazione corrisponde lo scindersi (ing: splitting) del nostro universo in una miriade di universi paralleli, uno per ogni possibile risultato del processo di misurazione. Questa interpretazione nasce da un articolo del 1956 scritto da Hugh Everett III, tuttavia il modo abbastanza ambiguo in cui la teoria stata esposta in questo articolo non lo rese famoso. Fu invece "riscoperto" negli anni settanta da De Witt e Graham che esposero la teoria in maniera pi completa e formalmente soddisfacente. Nonostante i suoi moltissimi successi la meccanica quantistica non pu essere considerata una teoria definitiva. Alcuni limiti fondamentali della teoria, che erano gi ben presenti agli stessi scienziati che la formularono, sono la sua incompatibilit con la teoria della relativit Einsteiniana e la sua incapacit di descrivere sistemi dove il numero di particelle presenti vari nel tempo. La teoria quantistica dei campi rappresenta un'estensione della meccanica quantistica che tiene conto degli effetti associati all'invarianza per trasformazioni di Lorentz proprie richiesta dalla relativit ristretta (tra i quali la non conservazione del numero di particelle) ma ancora non esiste una estensione della meccanica quantistica che tenga conto della relativit generale. L'unificazione delle due teorie, la cosiddetta teoria quantistica della gravitazione uno degli obiettivi pi importanti per la fisica del XXI secolo. Ovviamente, viste le numerose conferme sperimentali delle due teorie, la teoria unificata dovr includere le altre due come approssimazioni, quando le condizioni ricadono nell'uno o nell'altro caso.

Curiosit
Nel 1906 Joseph John Thomson ricevette il premio Nobel per aver identificato, durante i suoi studi sulla radioattivit, la natura corpuscolare dei raggi beta (costituiti da elettroni). Nel 1937, 31 anni pi tardi, suo figlio George Paget Thomson ricevette (condividendolo con Clinton Davisson) a sua volta il premio Nobel per avere dimostrato le propriet ondulatorie dell'elettrone.

Cronologia essenziale
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1900: M ax Planck introduce l'idea che l'emissione e l'assorbimento di energia elettromagnetica siano quantizzate, riuscendo cos a giustificare teoricamente la legge empirica che descrive la dipendenza dell'energia della radiazione emessa da un corpo nero dalla frequenza. 1905: Einstein spiega l'effetto fotoelettrico sulla base dell'ipotesi che l'energia del campo elettromagnetico sia trasportata da quanti di luce (che nel 1926 saranno chiamati fotoni). 1913: Bohr interpreta le linee spettrali dell'atomo di idrogeno, ricorrendo alla quantizzazione del moto orbitale dell'elettrone. 1915: Sommerfeld generalizza i precedenti metodi di quantizzazione, introducendo le cosiddette regole di Bohr-Sommerfeld. I succitati risultati costituiscono la vecchia teoria dei quanti. 1924: Louis de Broglie elabora una teoria delle onde materiali, secondo la quale ai corpuscoli materiali possono essere associate propriet ondulatorie. il primo passo verso la meccanica quantistica vera e propria. 1925: Heisenberg formula la meccanica delle matrici. 1926: Schrdinger elabora la meccanica ondulatoria, che egli stesso dimostra equivalente, dal punto di vista matematico, alla meccanica delle matrici. 1927: Heisenberg formula il principio di indeterminazione; pochi mesi pi tardi prende forma la cosiddetta interpretazione di Copenaghen. 1927: Dirac applica alla meccanica quantistica la relativit ristretta; fa un uso diffuso della teoria degli operatori (nella quale introduce la famosa notazione bra-ket). 1932: John von Neumann assicura rigorose basi matematiche alla formulazione della teoria degli operatori. 1940: Feynman, Dyson, Schwinger e Tomonaga formulano l'elettrodinamica quantistica (QED, Quantum electrodynamics), che servir come modello per le successive teorie di campo. 1956: Everett propone l'interpretazione dei 'molti mondi'. 1960: comincia la lunga storia della cromodinamica quantistica (QCD, Quantum chromodynamics). 1975: Polizter, David Gross and Frank Wilczek formulano la QCD nella forma attualmente accettata. 1980: Higgs, Goldstone, Glashow, Weinberg e Salam mostrano, indipendentemente tra loro ma prendendo spunto da un lavoro di Schwinger, che la forza debole e la QED possono essere unificate nella teoria elettrodebole. 1982: un gruppo di ricercatori dell'Istituto Ottico di Orsay, diretto da Alain Aspect, conclude con successo una lunga serie di esperimenti che mostrano una violazione della disuguaglianza di Bell, confermando dunque le previsioni teoriche della meccanica quantistica.

Note
1. ^ Abbiamo qui un impressionante e generale esempio della caduta della meccanica classica - non solamente delle sue leggi del moto, ma un'inadeguatezza dei suoi concetti nel fornirci una descrizione degli eventi atomici - P.A.M. Dirac - op. cit. 2. ^ , La nuova teoria afferma che ci sono esperimenti per i quali il risultato esatto fondamentalmente impredicibile e che in questi casi bisogna accontentarsi di calcolare la probabilit dei vari risultati Richard Feynman - Quantum Mechanics and path integrals - R. Feynmann, A. Hibbs - McGraw Hill Company 1965 3. ^ " Questa interpretazione non discende direttamente dall'equazione di Schrdinger [l'equazione

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fondamentale della meccanica ondulatoria, Ndt]. Come trattare con queste asserzioni [l'interpretazione probabilistica della meccanica quantistica, NdT ] un problema che riguarda la fondazione della meccanica quantistica. V oglio insistere ancora una volta che, comunque si interpreti l'origine delle regole della meccanica quantistica, funzionano e, in ultima analisi, questo tutto ci che conta, S. Gasiorowicz Quantum Physics - 3ed. - Wiley and Sons ^ Riferendosi a questa nuovo modo di interpretare i fenomeni e alle difficolt di comprensione che esso presenta a causa della sua profonda differenza con i modelli della meccanica classica P.A.M. Dirac disse: [...] dovremmo ricordare che il principale obiettivo delle scienze fisiche non la fornitura di modelli, ma la formulazione di leggi che governano i fenomeni e l'applicazione di queste leggi per la scoperta di nuovi fenomeni. Se un modello esiste molto meglio, ma il fatto che esista o meno una questione di secondaria importanza - P.A.M. Dirac - op. cit. ^ Se ci allontaniamo dal determinismo classico, introduciamo nella descrizione della Natura una notevole complicazione, altamente indesiderabile ma inevitabile - P.A.M. Dirac - op. cit. ^ Dobbiamo assumere che c' un limite alla precisione dei nostri poteri di osservazione e alla piccolezza del disturbo [cha accompagna l'osservazione, NdT ] - un limite che inerente alla natura delle cose e non pu essere superato da tecniche migliorate o dall'aumento dell'abilit da parte dell'osservatore - P.A.M. Dirac - op. cit. ^ [...] una conseguenza della precedente discussione che dobbiamo rivedere la nostra idea di causalit. La causalit si applica a sistemi che sono lasciati indisturbati. - P.A.M. Dirac - op. cit. ^ A proposito della legge di combinazione di Ritz che caratterizzava gli spettri atomici, P.A.M. Dirac commenta: Questa legge del tutto incomprensibile dal punto di vista classico. - T he principles of quantum mechanics - 4 ed. Oxford Clarendon Press 1958 - Cap. 1 pag. 2

Bibliografia
Albert M essiah, Mcanique quantique, tome 1, Dunod, 1966. Paul Dirac, I principi della meccanica quantistica, Bollati Boringhieri, 1971. John von Neumann, Mathematical foundations of Quantum Mechanics, Princeton University Press, 1955. Stephen Gustafson; Israel M . Sigal, Mathematical concepts of quantum mechanics, Springer, 2006. Franz Schwabl, Quantum mechanics, Springer, 2002. Franco Strocchi, An introduction to the mathematical structure of quantum mechanics, a short course for mathematicians, World Scientific Publishing, 2005. Lev D.Landau; Evgenij M . Lifsits, Meccanica Quantistica Teoria non relativistica, Roma, Editori riuniti, II Edizione marzo 1994. L. Pauling e E. B. Wilson Introduction To Quantum Mechanics With Applications To Chemistry (M cGrawHill, New York, 1935) S. Dushman The Elements of Quantum Mechanics (John Wiley & Sons, New York, 1938) M . Planck, L. Silberstein e H. T. Clarke The origin and development of the quantum theory (Clarendon Press, Oxford, 1922) F. Reiche, H. Hatfield, e L. Henry The quantum theory (E. P. Dutton & co., New York, 1922) J. F. Frenkel Wave Mechanics: Advanced General Theory (Clarendon Press, Oxford, 1934) N. F. M ott Elements of Wave Mechanics (Cambridge University Press, 1958) Gian Carlo Ghirardi, Un'occhiata alle carte di Dio, Net, 1997. V. M oretti Teoria Spettrale e Meccanica Quantistica. Operatori in Spazi di Hilbert (Springer-Verlag, 2010)

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Collegamenti esterni
(EN) Raccolta di simulazioni interattive sulla meccanica quantistica Nane bianche e meccanica quantistica Sigfrido Boffi Da Laplace a Heisenberg (Universit di Pavia) Furio Ercolessi e Stefano de Gironcoli appunti di meccanica quantistica (Universit di Udine e SISSA) E. Bodo Applicazioni di meccanica quantistica (Universit Sapienza Universit di Roma) I fondamenti della meccanica quantistica (Universit di Firenze) Appunti di M eccanica Quantistica non relativistica M eccanica quantistica e filosofia Categoria: M eccanica quantistica

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