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Il simbolismo, gli archetipi, i miti: amore e sessualità - zodiaco, mitologia, Aivanhov,J ung, Platone
AMORE
E SESSUALITA'
secondo la filosofia spirituale

rg rg rg
SIMBOLI E MITI
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La parola simbolo deriva dal greco sun-ballein che significa mettere
insieme, unire.
Il linguaggio simbolico è il linguaggio universale che permette di
unire la conoscenza interiore a quella esteriore. Vi sono simboli
creati dalla natura e simboli creati dall'uomo.
"Le figure geometriche rappresentano la struttura, l’ossatura della
realtà. Il linguaggio dei simboli rende visibili i legami e le
corrispondenze tra ogni cosa e le creature dell’Universo, e rivela
la profonda unità della vita dove tutto è unito e funziona in
perfetta armonia" (O.M.Aivanhov in Il linguaggio delle figure
geometriche)".
"L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può
distinguere dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come
questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò
un'acquisizione personale... il contenuto dell'inconscio collettivo
è formato essenzialmente da "archetipi". Il concetto di archetipo,
che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo,
indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano
essere presenti sempre e dovunque"(C.G.J ung).
"L'archetipo permeava gli eventi raggruppati sotto di esso e il
potere numinoso delle figure divine conferiva a qualsiasi fatto
venisse accolto nelle stanze della mente una carica di valore
emotivo. Le cose si tenevano insieme, non semplicemente per le leggi
dell'associazione, che sono essenzialmente esterne e persino
meccaniche, ma in ragione della loro intrinseca appartenenza a un
significato mitico(...) E' attraverso la memoria, che gli Dei
entrano nella nostra vita...La psiche è costretta da essi a
sviluppare una psicologia che sia basata non sull'umano ma entro il
divino". (Hillman)
"Al di là delle lingue, delle etnie, delle culture, esiste un
linguaggio trasversale le cui tracce si ritrovano da un luogo
all’altro, da un periodo storico all’altro: il linguaggio dei
simboli. Il simbolo per definizione è ciò che unisce...sicché quello
dello studio dei simboli è un viaggio attraverso i secoli e i
continenti ma, soprattutto, per chi ne ha il coraggio rappresenta il
viaggio supremo: quello dentro di sé. Non è difficile trovare nello
studio dei simboli di ogni tempo, in una cattedrale o in un
tempio...in una piramide o in un testo di astrologia" (Guenon da
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http://www.prana2001.it/simboli.htm).
"I miti accompagnano sempre l'uomo...la storia degli dei ci insegna
molto su noi stessi"(G. Durand)
"il simbolo è anche una categoria dell'invisibile. La decifrazione
dei simboli ci conduce verso le insondabili profondità del respiro
primordiale, il simbolo collega all'iimmagine visibile la parte
dell'invisibile intuita occultamente (Paul Klee in Teoria della
forma e della figurazione, Milano 1952, vol. I.).
"I simboli sacri costituiscono il nucleo originale del processo
culturale stesso, perché il mito diventa indifferentemente scienza,
religione o politica. Su questo punto le analisi di M.Eliade, di C.G
J ung, di Dumezil, di G.Durand, convergono."(Mirabail)
Nel Fedro di Platone (par. 229-230), Socrate critica le
interpretazioni puramente razionalistiche dei miti, come se fossero
semplici favole "Lo sforzo che esse interpretazioni presuppongono
svia, egli dice, dal vero oggetto del pensiero vale a dire la
riflessione su se stesso e la conoscenza di sè; così ci si lancia in
una ricerca senza fine e senza fondamento, credendosi molto sapienti
e non essendo invece altro che rozzi" (Robin in Platone il Fedro -
Oscar Mondadori). Il mito per Platone non è quindi una semplice
favola, è il rivestimento di verità. Infatti egli se ne avvale
ampiamente nelle sue opere per esprimere grandi verità (il mito
delle cicale,della caverna, di Er...).
"Esiste un vero e proprio "mondo delle idee", un regno
dell'intelligibilità pura che si contrappone alla molteplicità dei
fenomeni visibili...Le idee sono i modelli delle creature e delle
cose fisicamente esistenti, che di esse sono invece copie imperfette
e corruttibili; la realtà metafisica degli archetipi, pur invisibile
all'uomo comune, è dunque il fondamento dell'esistenza delle "copie"
che popolano il mondo visibile.
(www.educational.rai.it/platone/dottrina.htm).
L'universo intero è popolato dai pensieri del Signore; le creature
visibili ed invisibili sono i suoi pensieri.(cfr. il libro "Potenze
del pensiero" di O.M.Aivanhov)
"Certi racconti, che in genere si crede siano riservati ai bambini,
sono in realtà dei racconti iniziatici, ma per poterli interpretare
bisogna conoscere la scienza dei simboli. Il drago non è altro che
la forza sessuale. Il castello è il corpo dell'uomo. In tale
castello sospira la principessa, cioè l'anima che la forza sessuale
mal dominata tiene prigioniera. Il cavaliere è l'ego, lo spirito
dell'uomo e le armi di cui si serve per vincere il drago
rappresentano i mezzi di cui lo spirito dispone: la volontà, la
scienza per dominare la forza sessuale ed utilizzarla. Perciò, una
volta dominato, il drago diventa il servitore dell’uomo, gli serve
come mezzo per viaggiare nello spazio, perché il drago ha delle ali.
Sebbene sia rappresentato con una coda di serpente - simbolo delle
forze sotterranee - possiede anche delle ali. È chiaro, semplice: è
l'eterno linguaggio dei simboli".(O.M.Aivanhov in "La Forza sessuale
o il Drago Alato")
Le Fatiche di Ercole

Il mito di Ercole e delle sue 12 fatiche sono la rappresentazione
simbolica del passaggio del sole nei 12 segni zodiacali e quindi
ciascuna delle dodici fatiche è il simbolo del percorso di
perfezionamento che l'uomo deve compiere.
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Il lavoro di sublimazione, trasformazione della propria energia
sessuale (petrolio) in amore spirituale (oro) è racchiusa nella
prova relativa all'uccisione dell'Idra di Lerna le cui teste
rinascevano continuamente appena recise. Ercole avrebbe dovuto
annientarla. Per sconfiggere Ercole, i suoi nemici gli sospinsero
contro uno scorpione velenoso affinché lo pungesse al tallone.
Questa prova di Ercole rappresenta la tappa relativa alla
sublimazione della forza sessuale, di questa energia che rinasce
sempre, quando si cerca di reprimerla ed il rischio che si corre è
quello di morire, nel piano della coscienza spirituale, per la
puntura avvelenata dello scorpione.
" Ercole ricevette dal suo Maestro l'incarico di distruggere
l'immonda idra dalle nove teste, di cui una immortale, che si celava
nella palude di Lierna, appestando il mondo circostante. "Ti
avverto, però", disse il Maestro, " se tagli una delle sue teste, ne
ricrescono immediatamente due. E poi ricorda: ci eleviamo
inginocchiandoci, conquistiamo arrendendoci, guadagniamo donando."
Ercole si avviò e man mano che si avvicinava il fetore che lo
avvolgeva lo faceva quasi star male. Cercò invano di stanare la
terribile bestia, ma quella se ne stava acquattata nella sua tana,
fino a quando Ercole immergendo le sue frecce nella pece infuocata,
le scagliò all'interno della tana,e con grande sconquasso e
confusione, fece apparire l'idra. L'animale si ergeva sulle sue tre
potenti braccia, le nove teste vorticavano con le bocche aperte da
cui uscivano fiamme immonde, la coda squamosa fendeva l'aria fetida
e batteva l'acqua melmosa schizzando melma purulenta. Sembrava la
personificazione di tutte le paure, gli orrori, i timori, i pensieri
orrendi concepiti dall'inizio dei tempi. L'idra si lanciò contro
Ercole, lo avvolse per i piedi, e l'eroe, preoccupato di scivolare
nell'acqua melmosa, tagliò la testa più vicina. Orrore! Due orride
teste crebbero in luogo di quella tranciata. La lotta estenuante,
stava per vedere Ercole soccombere, quando, dal profondo della sua
disperazione Ercole risentì dentro di se la voce del Maestro: "Ci
eleviamo inginocchiandoci"Ed ecco che Ercole si inginocchia nel
pantano, poi con tutta la sua forza alza l'idra verso il cielo, alla
luce. Tolto dal suo ambiente oscuro il mostro s'indebolisce, le
teste si avvizziscono ad una ad una, si riversano prive di vita.
Solo allora Ercole si accorge che una testa, il gioiello mistico, è
immortale. La nasconde sotto una roccia. Ha vinto ancora una volta".

La storia di Ercole ricorda le battaglie mitologiche o simboliche di
altri personaggi che devono tagliare la testa del drago.San Giorgio
doveva vincere il drago. Anche San Michele dovrà vincere il drago,
la bestia...non dovrà distruggerla ma incatenarla!
La volontà non basta per vincere la prova occorre anche
simbolicamente il fuoco che usò Ercole ovvero l'amore superiore, il
fuoco sacro e l'umiltà (" Ercole risentì dentro di se la voce del
Maestro: "Ci eleviamo inginocchiandoci"). Se avesse creduto troppo
nella sue forze umane, l'orgoglio gli avrebbe fatto perdere il
combattimento.
Per approfondire il significato delle 12 fatiche di Ercole cfr
www.societa-ermetica.it\testi\fatiche-ercole_txt.htm ove si
espongono le interpretazioni fornite da O.M.Aivanhov e da A.Bailey.
Cfr soprattutto "Sulle dodice fatiche di Ercole" il libro Lo Zodiaco
chiave dell'Universo di O.M.Avanhov
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Il mito di Perseo e del Pegaso alato
Perseo affronta e decapita Medusa, una delle Gorgoni, (mostri marini
il cui nome proviene dal greco gorgós=spaventoso) guardandola
riflessa nello specchio donatogli da Atena per non rimanere
pietrificato dal suo sguardo.
Le Gòrgoni erano tre: due erano immortali, Steno ed Euriale: la
terza, invece, Medusa non aveva questo dono; e questa Pèrseo doveva
affrontare e uccidere. Esse erano dotate di sorprendente bellezza.
Minerva, per vendetta, aveva mutata la chioma di Medusa in un
orribile groviglio di serpi, dando agli occhi di lei il potere di
render di pietra quelli ch'essa guardasse.

Perseo è avvertito del pericolo, ma è aiutato dallo scudo donatogli
dalla déa che permette di osservare medusa senza rifletterne
l’immagine e da una falce adamantina donatogli da Hermes per
decapitare Medusa.
Dal collo decapitato di Medusa esce il cavallo alato Pegaso che ella
aveva concepito con Posidone, ma che a causa del suo odio non era
capace di darlo alla luce. Il nome Pegaso viene dalla parola greca
pegai, che significa "sorgenti" o "acque".
Pegaso, il cavallo alato aiutò Pegaso a liberare Andromeda da un
mostro marino, fu determinante anche nell'impresa di Bellerefonte
contro la Chimera. Alla fine delle sue vicende, Pegaso si trasforma
nell'omonima costellazione.
Mentre nel mito greco la figura del cavallo alato è espressa
attraverso Pegaso, nella cultura orientale, la stessa figura si
ritrova nell'immagine dell'ippogrifo.
Benvenuto Cellini ha lasciato un ritratto della Gorgona nel famoso
bronzo del Pèrseo che si ammira a Firenze, nella Loggia dei Lanzi.
Dante Alighieri nel IX canto dell’inferno (51-57) si esprime così: "
Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra,
e tu il vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso".
Il messaggio che ci trasmette il mito è che per non soccombere
rispetto all'energia pietrificante, che coagula (che è quella
sessuale) e alle paure inconsce, non bisogna lottare direttamente
(Perseo non deve incrociare lo sguardo di Medusa) ma serve la
riflessione (il riflesso dello specchio), la conoscenza della natura
superiore ed inferiore (J ung direbbe l'ombra) e così possono essere
superate le prove al fine di liberare infine sé stesso come il
Pegaso alato.
I miti anche oggi sono presenti dappertutto nella vita quotidiana,
si pensi ad esempio che il Pegaso alato è lo stemma della Regione
Toscana:"Pegaso è il protagonista - insieme a Perseo e Bellerofonte
- di uno dei miti più amati e longevi della civiltà occidentale.
Insieme agli altri due personaggi rappresenta l'eroe che costruisce
la pace, combatte il caos e il male e propone valori positivi".
(www.regione.toscana.it/stemma/storia.htm).Si potrebbero fare tanti
altri esempi del genere.
Il mito di Teseo e il filo di Arianna
Figlia di Monosse re di Creta, e sorella di Fedra e del Minotauro,
s'innamorò dell'eroe ateniese Teseo che, per liberare la sua città
dal sanguinoso tributo impostole da Minosse di sette giovanetti e
sette fanciulle destinati ad essere divorati dal Minotauro, si era
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proposto di ucciderlo. Ma egli avrebbe certo finito con essere
divorato dal mostro o non avrebbe più ritrovato la via per uscire
dal labirinto nel quale il Minotauro era stato imprigionato, se
l'innamorata Arianna non gli avesse dato un gomitolo di filo da
dipanare lungo il tortuoso cammino. Ucciso il mostro , Teseo poté,
guidato dal filo di Arianna, uscire illeso, ed imbarcarsi con lei,
per fr ritorno, vittorioso, ad Atene. Sbattuto da una tempesta
nell'isola di Nasso, vi sbarcò con la sua donna bisognosa di riposo:
però mentre ella dormiva, la tempesta riprese ad infuriare e Tèseo,
corso a mettere al sicuro la sua nave pericolante, fu con essa
portato al largo e non potette recuparerare Arianna, rimasta
addormentata a Nasso. Arianna, credutasi abbandonata, dopo d'aver
pianto tutte le sue lacrime ed essersi disperata della sorte che la
lasciava, sola e indifesa, nell'isola sconosciuta, vide farlesi
incontro un rumoroso corteo di Baccanti che la rinfrancò e, vinto
dalla lacrimosa e seducente bellezza di lei, la prese con sé, e la
fece sua sposa. (http://www.i-2000net.it/mitologia/)

Il Minotauro, come spiega Aivanhov in "La Forza sessuale o il Drago
Alato", è una rappresentazione della forza sessuale... cioè la
natura inferiore che si deve aggiogare come il bue per lavorare la
terra.
Il labirinto ha lo stesso significato del castello: è il nostro
corpo fisico.
Arianna rappresenta l'anima superiore che conduce l'uomo verso la
vittoria.
Teseo è lo spirito dell'uomo.

San Giorgio combatte il dragone
San Giorgio nacque in Cappadocia, a diciassette anni si arruolò
come soldato di cavalleria, e presto divenne famoso per il suo
coraggio. Giunse in una città chiamata Selem: vicino a questa città
viveva un dragone, che abitava in un nero lago putrido, al quale si
doveva dare ogni giorno in pasto uno degli abitanti, scelto a sorte.
Il giorno in cui giunse là San Giorgio, la sorte era caduta sulla
figlia del Re. San Giorgio decise di combattere contro il dragone e
lo uccise. Egli agì nel nome del Signore ed in cambio chiese alla
popolazione di convertirsi al cristianesimo e di lasciarsi
battezzare. La forza del santo cavaliere era dunque al servizio di
Dio.
La storia di San Giorgio ricorda quella di Ercole: anche in questo
caso il mostro vive in acque nere (subconscio). Il Drago è il
serpente, è l'energia sessuale che, se non viene addomesticata, reca
sofferenza, uccide (sputa fuoco, avvolge,soffoca), mentre se è
sublimata, risveglia, fa volare (le ali del drago), ascende così
come la forza Kundalini risale lungo la colonna vertebrale per
risvegliare i Chakra fino all'apertura del loto dei mille petali.

Il Simbolo della donna nel Dolce stil novo
La corrente letteraria conosciuta con il nome " Dolce Stil novo",
secondo l'opera di alcuni autori tra i quali annoveriamo M. Asin
Palacios (che scrisse l'opera Escatologia musulmana nella Divina
Commedia nel 1919 e R. Guénon che scrisse Esoterismo di Dante nel
1925) avrebbe manifestato in forme velate l'insegnamento della
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confraternita iniziatica dei Fedeli d'Amore di cui Dante sarebbe
stato Maestro.
"O voi ch'avete gl'intelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde
sotto il velame de li versi strani" proclamava Dante.

" I Fedeli d'Amore celavano in sembianze di donna il principio della
propria anima. Al tempo di Dante...partecipavano: Guido Guinizzelli,
capo della scuola letteraria e Guido cavalcanti, Cino da Pistoia,
Francesco da Barberino e Cecco d'Ascoli (finito al rogo come
eretico)... Tutti "congiuravano" contro una Chiesa corrotta che
chiamavano: la lupa feroce di Roma. Essi vivevano per amore della
vergine -Sophia-, la santa Sapienza, che conduceva l'uomo dalla
terra al cielo e dalla morte alla vita.
Gli iniziati avevano identificato nella - rosa - la Sapienza
spirituale, ossia la Madre Sophia (filosophia, teosophia ecc).
"Cantare la bellezza della rosa significava per quei poeti esaltare
le virtù della segreta saggezza che conduceva a Dio". I Templari
furono latori del messaggio: -Roman de la Rosa- a cui si ricollegò
la -candida rosa- di Dante che concluse il suo viaggio iniziatico
nei tre regni oltre-mortem.
"La donna, per i Fedeli d'Amore era l'equivalente della rosa mistica
dei Sufi e simbolo della Dottrina segreta". Si chiamasse monna Lisa
o monna Teresa od altro, il nome era solo un modo per esaltare i
valori della sapienza segreta senza incorrere nelle ire dei poteri
papali: che di saggezza o di percorso interiore proprio non voleva
sentir parlare. Altrimenti, "se ognuno avesse imparato a "parlare da
sé con Dio" sarebbe decaduto il concetto d'indispensabilità dei suoi
religiosi e sarebbe cessata l'utilità della sua Chiesa, che aveva
occupato il posto della Sophia celeste come intermediaria tra l'uomo
ed il cielo." (dal dizionario esoterico di Esonet)
Beatrice fa parte di quella schiera di donne allegoriche care ai
poeti del dolce stil nuovo e come tali continuazione della
tradizionale raffigurazione della sapienza come femminile (sophia,
shekinah). Il culto della donna allegorica proveniva dalla Persia
(http://www.zen-it.com)
" È un termine del quale bisogna forse giustificarne particolarmente
l’uso, quello dei Fedeli d’Amore», scrive Henry Corbin nella sua
Immaginazione creatrice nel sufismo di Ibn ‘Arabî. Lo spiegherà
nella sua presentazione del Vademecum dei Fedeli d’Amore di
Sohravardî: «Quanto alla parola ‘oshshâq (plurale di ‘âshiq), si
tratta letteralmente di quelli presi dall’amore, gli amanti. È
l’espressione correntemente impiegata per designare i mistici,
poiché la loro spiritualità è essenzialmente una mistica d’amore» e
«Fedeli d’Amore è il nome che si dettero alcuni compagni di Dante. È
anche la qualifica che meglio corrisponde ai nostri mistici». La
storia dei Fedeli d’Amore è una storia d’Oriente e d’Occidente,
senza che si possa valutare veramente le influenze eventuali di una
tradizione sull’altra: «Alcuni hanno pensato che, oltre che dalle
influenze gnostiche (la nozione di Sofia, le ipostasi femminili
della Saggezza e dello Spirito Santo, ecc.), i «Fedeli d’Amore»
dovevano essere stati influenzati da certi aspetti del Sufismo
islamico»... ciò che sappiamo generalmente dei Fedeli d’Amore in
Occidente si limita a ciò che ne dice Dante nella sua Vita Nova o
Cavalcanti nelle sue Rime. «Le diverse «dame» celebrate dai poeti,
scrive René Guénon, che si rifanno alla misteriosa organizzazione
dei «Fedeli d’Amore», dopo Dante, Cavalcanti e i loro contemporanei
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fino a Boccaccio e Petrarca, non sono affatto delle donne che hanno
vissuto realmente su questa terra; sono tutte, sotto nomi diversi,
la sola e la stessa «Dama» simbolica che rappresenta l’intelligenza
trascendente (Madonna Intelligenza di Dino Compagni) o la Sapienza
divina»...Henry Corbin, René Guénon, J ulius Evola, sono unanimi nel
respingere «le interpretazioni estetiche e realistiche che vogliono
riportare tutto a delle donne reali e a delle esperienze di semplice
amore trasposto, sublimato e messo in iperboli dal poeta».
(jm.saliege.com/fedelidamore.htm).
Ulteriori approfondimenti bibliografici
Sulle Idee cfr. il libro "Potenze del Pensiero" di O. M. Aïvanhov
Sulla prova attraversata da Budda nel dominare l'energia sessuale e
la sua attitudine, confronta pagg.43 segg. del libro Amore e
sessualità
Sulle dodici fatiche di Ercole cfr il libro Lo Zodiaco chiave
dell'Universo
Sul caduceo di Mercurio, pag. 27 e segg del volume Amore e
sessualità; pag. 265 e segg del libro I Frutti dell'Albero della
Vita; pag.146 del libro la Bilancia cosmica
Nel volume Amore e sessualità cfr Iside svelata a pagg.41 e segg.,
l'origine delle Vestali pagg.140 e segg., l'insegnamento dell'amore
nelle iniziazioni a pag.163
Sul mito dell'androgino (Platone) cfr. pagg. 233 e segg. in "La
Bilancia cosmica"
Sul simbolismo dell'8 e della croce cfr pagg.127 e segg. in "La
Bilancia cosmica"
Nel volume "Il linguaggio delle figure geometriche" cfr. Il
simbolismo geometrico - Il cerchio - Il triangolo - Il pentagramma -
La piramide - La croce - La quadratura del cerchio
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