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MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI

DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE


DEI CONTI
Mercoled 23 Settembre 2015 - 13:38 di Accursio Sabella
I deputati della maggioranza hanno deciso che l'atto d'accusa contro il
Segretario generale "inammissibile" e per questo motivo non stato
nemmeno discusso a Sala d'Ercole. I grillini: "Uccisa la democrazia". Crocetta:
"Non avrei comunque potuto rimuovere la dirigente".

PALERMO - La mozione contro Patrizia Monterosso non deve nemmeno


essere discussa. Questo hanno deciso i deputati di Sala dErcole, affondando,
col proprio voto, latto daccusa contro il Segretario della Regione condannato
dalla Corte dei conti per un danno allerario da quasi 1,3 milioni.
La mozione stata definita inammissibile. E a fare scudo nei confronti
del burocrate, braccio destro di Rosario Crocetta, i partiti di
maggioranza, rappresentati dai capigruppo di Pd e Udc. Questa
mozione non pu essere ammissibile per alcune ragioni. Intanto, in
virt
della
separazione
tra
lattivit
politica
e
da
quelli
dellamministrazione. Inoltre, - ha aggiunto - improprio che il
parlamento esprima un atto di indirizzo nei confronti del governo,
chiedendo, di fatto, di compiere un atto illegittimo. Non esiste alcuna
norma nel nostro ordinamento, - ha spiegato Cracolici che prevede la
rimozione di un dirigente per una condanna della Corte dei conti se
non per dolo. Questa norma stata introdotta da qualche settimana
alla Camera anche grazie a un emendamento di un deputato del
Movimento cinque stelle. Se operassimo oggi come chiede il
Movimento cinque stelle andremmo in contro anche a un grosso
risarcimento danni. Per rispetto istituzionale non entro nella vicenda
1di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

che riguarda Patrizia Monterosso. Ma bisogna affermare un principio di


diritto, che vale per tutti.
La materia della mozione ha ribadito Mimmo Turano - estranea
allAssemblea regionale. A meno che non si pensi che lArs abbia anche
il potere di revoca. Se fosse cos, dovrebbe avere il potere di nominare.
Quello un atto che in capo al presidente della Regione. Quello di
oggi un atto privo di fondamento politico. Pochi minuti prima
dellAula lo stesso Crocetta aveva escluso qualsiasi intervento nei
confronti della burocrate: "La legge prevede che per la risoluzione del
contratto di un dirigente ci debba essere il dolo, e nel caso di Patrizia
Monterosso non c'. Io mi troverei a seguire una indicazione che non
posso disporre"
Non la pensano cos ovviamente i promotori della mozione: il
Movimento cinque stelle e il deputato del Mpa-Pds, Giovanni Greco: Il
Segretario generale ha detto - non ha i titoli per ricoprire quel ruolo.
Ringrazio il presidente Ardizzone che ha deciso di andare contro la
quasi totalit dei colleghi che hanno ipocritamente difeso la dottoressa
Monterosso, detentrice di un potere che tutti quanti conosciamo. Io
chiedo che venga messa agli atti una relazione che ho preparato. E se
non andr Crocetta, andr io in Procura. Una volta, di fronte a una
condanna da 1,3 milioni di euro, un dirigente si sarebbe dimesso il
giorno dopo. La legge prevede espressamente che nellatto di nomina
ci sia la specificazione dei titoli adeguati e della mancanza di
professionalit allinterno della Regione. Voglio che si controlli se
nellatto di nomina di Crocetta ci sia un abuso dufficio.
La mozione ha attaccato il capogruppo dei pentastellati Giorgio
Ciaccio - non un atto giuridicamente vincolante, visto che un atto di
indirizzo. Precedenti? Ne esistono centinaia, proprio in questo
parlamento. Se poi il governo decide di non seguire il Parlamento, un
altro discorso. Una persona che ricopre questi incarichi deve avere una
moralit al di sopra di tutto. Cos si continua a distruggere listituzione
Regione. C un pesante danno allerario. Ma voi affidereste qualsiasi
cosa a una persona con una condanna del genere? Ci sono tante ombre
dietro a questa figura. La cosa pi grave ha proseguito - aver
soffocato il dibattito democratico del parlamento siciliano. Neanche ai
tempi di Mussolini si zittiva il parlamento in questo modo.

17.45 L'Ars "affonda" la mozione di censura contro Patrizia


Monterosso. Su 60 votanti, 39 deputati hanno dichiarato la mozione
"inammissibile", 18 i voti favorevoli, tre gli astenuti.
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il giorno di Patrizia Monterosso. Oggi, dopo un anno e mezzo passato


a prendere polvere in coda all'Ordine del giorno dell'Ars, prevista la
votazione della mozione di censura nei confronti del Segretario
generale di Palazzo d'Orleans. Ma la politica che finora, per lunghi
mesi (la mozione del marzo 2014), ha accuratamente evitato di
trattare l'argomento, ha gi avviato le grandi manovre per impedire la
stessa discussione dell'atto d'accusa alla burocrate presentato dal
Movimento cinque stelle e dal deputato Mpa Giovanni Greco. Una
mozione che, qualora venisse approvata, impegnerebbe il presidente
Crocetta a rimuovere il burocrate dal ruolo di Segretario generale.
Oggi, quantomeno, l'argomento verr trattato. La conferma arriva
dalla presidenza di Palazzo dei Normanni. Lo stesso presidente
Ardizzone, del resto, ha considerato quell'atto ammissibile. Non
c'erano, insomma, secondo la massima carica dell'Assemblea, elementi
che giustificassero un no alla trattazione.
Ma la politica, come detto, non sembra intenzionata a toccare quel
tasto. Cos, durante una conferenza dei capigruppo stata sollevata la
richiesta di verifica dell'ammissibilit. A farlo, stando a quanto trapela,
stata una coppia assolutamente bipartisan: il capogruppo del Pd
Antonello Cracolici e quello della Lista Musumeci Santi Formica. Una
presa di posizione, quest'ultima, quantomeno curioso, visto che lo
stesso deputato ex An tra quelli condannati dalla Corte dei conti per
la vicenda degli extrabudget, proprio insieme a Patrizia Monterosso
che la Corte dei conti ha condannato al risarcimento di un danno
erariale da 1,3 milioni per la storia delle erogazioni aggiuntive agli
enti di formazione.
E cos, la politica si prepara a far da scudo alla burocrate che guida i
dirigenti della Regione, da esterna all'amministrazione e in carica
grazie a un rapporto di natura fiduciaria col presidente della Regione.
Che non a caso l'ha difesa a pi riprese, anche a Sala d'Ercole, dove ha
minimizzato quella condanna (era ancora in primo grado)
paragonandola a una multa. E scatenando, cos, la reazione anche del
presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Luciana
Savagnone che ha anche suggerito al governatore di adoperarsi per
recuperare quei soldi, che spettano ai siciliani.
E invece, quasi certamente quella mozione non passer. Anzi, c' il
rischio che oggi all'Ars non venga nemmeno votata. Secondo i deputati
che hanno sollevato dubbi di ammissibilit, infatti, quella mozione
3di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

creerebbe un precedente pericoloso, consentendo ai deputati di


portare in Aula ogni questione che riguardi un singolo dirigente. In
realt, fanno sapere dalla presidenza, non sarebbe la prima volta, e
che fatti simili sono rintracciabili nel passato pi o meno recente del
parlamento siciliano. E, anzi, nel caso di Patrizia Monterosso, le
necessit di un'azione di controllo del parlamento sarebbe
ulteriormente giustificata dalla natura del rapporto (fiduciario,
dicevamo) con Rosario Crocetta e soprattutto alla luce di una sentenza
che , di fatto, definitiva.
Cos, oggi l'Aula discuter se discutere la mozione. A inizio seduta,
stando al regolamento, verr chiesto ai deputati di esprimersi, per
alzata e seduta. Solo a quel punto si sapr se il parlamento si prester
a fare da scudo alla burocrate condanna
http://livesicilia.it/2015/09/23/a-sala-dercole-e-il-giorno-di-patriziamonterosso-ars-pronta-a-proteggere-la-burocrate_665926/
L'ARS DICE NO ALLA MOZIONE ANTI-MONTEROSSO BOCCIATO IL
REFERENDUM ANTI TRIVELLE
La Sicilia si sfila dal fronte di Regioni che proporr il referendum. Sbloccati i
finanziamenti per il nuovo bacino dei Cantieri Navali
L'Assemblea regionale ha votato per l'inamissibilit della mozione di sfiducia al
segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso condannata in primo
grado dalla Corte dei conti per gli extra budget agli enti di formazione. Su 60
votanti, 39 deputati hanno votato per dichiarare la mozione inammissibile, 18 i
voti favorevoli all'ammissibilit, tre gli astenuti. L'Ars salva Patrizia
Monterosso, dichiarandosi non competente sul caso della segretaria generale
della Regione condannata dalla Corte dei conti per danno erariale. Cassata,
dunque, la mozione del Movimento cinque stelle, tra le proteste e le grida dei
deputati: "Vergogna, vergogna". Gi prima del voto sull'ammissibilit del testo
(respinta con 39 voti contrari, 18 favorevoli e 3 astenuti), il governatore
Rosario Crocetta aveva difeso e blindato la sua fedelissima: "La legge prevede
che per la risoluzione del contratto di un dirigente ci debba essere il dolo, e nel
caso di Patrizia Monterosso non c'e'. Io mi troverei a seguire una indicazione
che non posso disporre".
La superdirigente stata condannata dai magistrati contabili al pagamento di
quasi 1,3 milioni di euro in riferimento agli extrabudget non dovuti ma versati
agli enti della formazione professionale. Contro l'amissibilit della mozione
sono intervenuti i capigruppo Pd e Udc, Antonello Cracolici e Mimmo Turano,
secondo cui la questione non materia dell'Ars, ma di stretta competenza del
governo. Di avviso diverso i presentatori del testo, i parlamentari del
Movimento 5 stelle che sottolinea come la mozione "non sia un atto vincolante,
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ma di indirizzo. Non un fatto personale - dice il capogruppo Giorgio Ciaccio ma di tenuta e di dignit delle istituzioni. C' una condanna definitiva che un
fatto grave e che incrina i criteri di trasparenza e imparzialit che tocca il
vertice pi alto dell'amministrazione. Il dibattito in Aula doveroso, anche se
Crocetta mi ha detto che in caso di rimozione della dirigente, era pronto a
nominarla assessore". A votare a favore dell'ammissibilita', oltre i dodici
deputati M5S, un deputato Mpa e cinque di Forza Italia.
"Immoralit e ingiustizia nel gesto dei parlamentari del Pd e dell'opposizione,
che si sono rifiutati di trattare la mozione di censura nei confronti del
Segretario generale di Palazzo d'Orleans, Patrizia Monterosso, condannata dalla
Corte dei conti, quando era a capo del dipartimento della Formazione
professionale. La Monterosso dovr risarcire all'erario 1 milione e 279 mila
euro. Oggi in Aula il Pd ha fortemente sostenuto il no dimostrando poca etica
su una questione che di etica non ha proprio nulla". A dirlo il deputato del
Pds-Mpa all'Ars, Giovanni Greco. "Una mozione - prosegue l'autonomista finora sommersa in fondo agli ordini del giorno dell'Ars e mai trattata. Ma che
di fronte a una condanna "in appello" non poteva essere ignorata
dall'Assemblea regionale. Mi auguro che la Monterosso comprenda la gravit
della vicenda e si dimetta al pi presto. Sarebbe un gesto pi dignitoso. Nel
frattempo - conclude Greco - ho invitato la presidenza dell'Assemblea a inviare
la relazione e gli atti prodotti alla Procura della Repubblica e alla Procura della
Corte dei Conti".
L'Ars dice no al referendum sulle trivellazioni. La Sicilia non far parte
delle Regioni italiane che propongono il referendum contro le trivellazioni
petrolifere. Questo proprio nel giorno in cui il voto positivo della Sardegna ha
fatto raggiungere il quorum minimo di consigli regionali per proporre il
referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e
gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca e estrazione di idrocarburi nel
sottosuolo, previste
nello
"Sblocca
Italia"
e
nel
decreto
Sviluppo.L'Assemblea regionale non ha raggiunto il quorum di 46 voti
favorevoli (la maggioranza pi uno dei parlamentari, pari a 90) per i due
quesiti relativi all'art.38 dello "Sblocca Italia" e all'art.35 del decreto Sviluppo:
il primo ha ottenuto 38 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astenuti; il secondo 32
favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti. Un voto che arriva dopo le tante polemiche
sulle trivellazioni off shore nel Canale di Sicilia e una mozione votata proprio
dall'Ars. A pesare, a quanto sembra il voto contrario del Pd. Il referendum
abrogativo, comunque, ha raggiunto lo stesso la soglia minima di cinque
regioni che lo propongono. Oltre alla Sardegna hanno votato s la Basilicata,
Regione capofila, e successivamente Marche, Molise, Puglia e Sardegna. Prima
del 30 settembre, data entro la quale i quesiti dovranno essere depositati
presso gli uffici della Corte di Cassazione, si riuniranno anche i Consigli
regionali di Abruzzo, Veneto, Campania, Calabria, Liguria ed Umbria.
"Oggi stata scritta una brutta pagina della storia del Parlamento siciliano.
Contrari ed assenti dovranno rendere conto ai siciliani dell'isolamento della
nostra regione rispetto ad un tema delicatissimo come quello della difesa della
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nostra terra e del nostro mare". Lo affermano in una nota congiunta i


parlamentari dell'Udc all'Ars, Mimmo Turano e Margherita La Rocca Ruvolo,
commentando il mancato raggiungimento dei 46 voti favorevoli per dare il via
libera i referendum contro le trivellazioni. "Fortunatamente - continuano i due
esponenti dello scudocrociato - con la decisione assunta oggi dal Consiglio
regionale della Sardegna sono state raggiunte le condizioni minime previste
dall'articolo 75 della Costituzione per poter proporre un referendum per
l'abrogazione di alcune parti dell'articolo 38 dello Sblocca Italia e dell'articolo
35 del Decreto sviluppo". "Resta - concludono La Rocca Ruvolo e Turano l'amarezza per un voto che ci allontana pericolosamente dallo sforzo comune
delle regioni di riaffermare con chiarezza il principio della leale collaborazione
con lo Stato e il ruolo che esse hanno di presidio democratico e di governo del
territorio".
"Il Pd all'Ars vota contro il referendum abrogativo delle norme nazionali che
regolano le autorizzazioni per l'estrazione di idrocarburi. Dalla maggioranza di
questo governo, quindi, un si incondizionato alle trivellazioni per il petrolio in
Sicilia". Cos i deputati del Movimento 5 Stelle all'Assemblea regionale siciliana,
che avevano sostenuto il quesito referendario. I grillini parlano di "un gesto vile
che porter altri danni ambientali nelle nostre terre e nei nostri mari". "Grazie
a questo ignobile Pd, - aggiungono i 14 parlamentari regionali - la Sicilia sar
l'unica Regione a non opporsi alle trivellazioni". "In giorni come questo sottolinea il presidente della commissione Ambiente dell'Ars, Giampiero
Trizzino - mi vergogno di essere siciliano. Non volevo credere ai miei occhi
quando ho visto quasi tutti i deputati del Pd spingere il bottone rosso". E cosi',
solo la Sicilia non far parte del gruppetto di Regioni che proporranno il
referendum abrogativo per i due quesiti relativi all'articolo 38 dello 'Sblocca
Itali e all'articolo 35 del decreto Sviluppo. "I cittadini siciliani prendano
coscienza, una volta per tutte, di chi li rappresenta in questa Assemblea",
sottolineano i parlamentari del M5S, che rendono noti i nomi dei deputati che
hanno votato contro il referendum abrogativo: "Il presidente Crocetta, Alloro
(Pd), Arancio (Pd), Barbagallo (Pd), Cracolici (Pd), Di Giacinto (Meg-Ps),
Gennuso (Pds-Mp), Gucciardi (Pd), Laccoto (Pd), Lo Giudice (Pdr), Lupo (Pd),
Malafarina (Meg-Ps), Marziano (Pd), Antonella Milazzo (Pd), Rinaldi (Pd),
Ruggirello (Pd)". "Chi ha votato per prostrarsi al diktat del governo nazionale e
agli interessi delle compagnie petrolifere dovr risponderne ai cittadini",
dicono.
"E' incomprensibile la scelta dell'Assemblea regionale siciliana di non
accogliere la proposta di referendum abrogativo degli articoli 38 e 35 dei
cosiddetti decreti 'Sblocca Itali e 'Sviluppo', cos come avanzato dalla
Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Quelle norme, infatti,
rappresentano un attacco sostanziale alle nostre prerogative statutarie". Lo
dice in una nota il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, commentando il
voto negativo dell'Aula sulla proposta di referendum abrogativo sulle norme
che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la
ricerca e estrazione di idrocarburi nel sottosuolo, previste nello 'Sblocca Itali e
nel decreto 'Sviluppo'. "Credo francamente, quindi, che il voto di oggi andrebbe
6di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

decriptato nella sua interezza per capirne di pi - aggiunge Ardizzone - Meno


male che altri consigli regionali (Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna)
si sono gi pronunciati, in questi giorni, a favore del referendum, per cui l'iter
non
si
fermer".
Sbloccato il finanziamento per i bacini Fincantieri. L'Assemblea regionale
siciliana ha approvato oggi pomeriggio il disegno di legge che libera risorse per
50 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo bacino di carenaggio nel
porto di Palermo di 80.000-90.000 tonnellate. Una maxi infrastruttura che
dovr prendere il posto dei due vecchi bacini di 19.000 e 52.000 tonnellate
e che dovr servire al rilancio dello stabilimento Fincantieri del
capoluogo, oggi in crisi di commesse e di produttivit. L'intento, si legge nella
relazione al testo, "il consolidamento dei ruolo dei cantieri navali nelle tre
missioni produttive di costruzione, riparazione e trasformazione navale".
Quaranta i voti favorevoli, due i contrari, tre gli astenuti.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/09/23/news/l_ars_dice_no_al_referendum_contro_le_triv
elle-123520106/

FONDI EXTRA
CONDANNATA

BUDGET:

ASSOLTO

LOMBARDO,

MONTEROSSO

di Ignazio Marchese 21 Luglio 2015 Condanna a risarcire la Regione Siciliana


per la vicenda dei fondi extrabudget assegnati agli enti di formazione
PALERMO. I giudici d'appello della Corte dei Conti, sezione della Sicilia, hanno
confermato per molti politici e funzionari coinvolti la condanna a risarcire la
Regione Siciliana per la vicenda dei fondi extrabudget assegnati agli enti di
formazione. E' stata confermata la condanna a Patrizia Monterosso ex dirigente
generale del Dipartimento della Formazione Professionale, ora segretario
generale della Regione siciliana, che dovr restituire 1 milione 279 mila di
euro.
Sono stati accolti i ricorsi dell'ex presidente della Regione Raffaele
Lombardo e del funzionario presso il Servizio Programmazione del
Dipartimento
della
Formazione
Professionale
Salvatore
Di
Francescache non dovranno risarcire somme. Sono state confermate le
condanne anche per gli ex assessori Santi Formica, 379 mila euro, Luigi Gentile
224 mila euro, la ex dirigente generale del Dipartimento della Formazione
Professionale Alessandra Russo, 378 mila euro, l'ex dirigente del Servizio
Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale Maria
Carmela Di Bartolo, 474 mila euro, e l'ex dirigente dapprima presso il Servizio
Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione del Dipartimento della
Formazione Professionale Nino Emanuele, 365 mila euro.
Accolto parzialmente il ricorso per l'ex assessore alla Formazione
Carmelo Incardona che dovr risarcire 790 mila euro.Confermata
l'assoluzione della funzionaria Loredana Esposito. Secondo i giudici contabili la
7di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

Regione avrebbe affidato in maniera illegittima fondi in pi rispetto a quelli


previsti. Sarebbero stati incrementati i finanziamenti gi stanziati.

http://gds.it/2015/07/21/formazione-dalla-corte-dei-conti-nuovacondanna-per-patrizia-monterosso-assolto-lombardo_385904/
CROCETTA: NON LICENZIER PATRIZIA MONTEROSSO
Viviamo in uno stato democratico o in uno stato dove non esistono garanzie?
Vogliamo distinguere il reato amministrativo dal reato penale? Non mi pare che
un presidente possa revocare un contratto sulla base di una condanna della
Corte dei Conti. Questo ci porrebbe di fronte a responsabilit civili inaudite e di
danni da risarcire. La Regione di fronte ad una responsabilit amministrativa di
un funzionario pu fare solo una cosa: pagare. Lo ha detto il presidente della
Regione siciliana, Crocetta rispondendo ai giornalisti allArs che gli chiedevano
se dopo la condanna del segretario generale della Regione Patrizia Monterosso
da parte della Corte dei conti sono previsti provvedimenti. Monterosso stata
condannata a pagare allerario 1,2 milioni di euro.
http://www.siciliainformazioni.com/173316/crocetta-non-licenziero-patrizia-monterosso

Irsap, Alessandra Di Liberto succede a Cicero Assunti 4 testimoni di giustizia:


c' Valeria Grasso
Dirigente regionale, tra i burocrati pi vicini al Segretario generale Patrizia
GIUSEPPA Monterosso e fedelissima del governatore Crocetta che le ha
attribuito, in questi anni, incarichi di grande importanza. Ma ha ricoperto ruoli
di primo piano anche durante la presidenza di Tot Cuffaro. Al suo posto alla
Camera di commercio di Palermo arriva Claudio Basso.
PALERMO - Crocetta ha scelto. Il nuovo commissario straordinario
dell'Irsap Alessandra Di Liberto. La decisione stata presa durante la
giunta convocata per questo pomeriggio. Dirigente regionale, tra i burocrati
pi vicini al Segretario generale Patrizia Monterosso. Da oltre vent'anni, in
realt, la dirigente lavora alla Segreteria generale, dove impiegato anche il
marito Giuseppe Salamone. La dirigente si pu considerare una fedelissima di
questo governo che le ha attribuito, in questi anni, incarichi di grande
importanza. Ma a dire il vero ha assunto incarichi di primo piano anche durante
la presidenza di Tot Cuffaro. Del governatore di Raffadali, la Di Liberto stata
anche
capo
della
segreteria
tecnica.
Ma il pieno di incarichi arrivato con Crocetta. A cominciare da quello
di commissario della Camera di commercio di Palermo. Un incarico dal
quale, per, la Di Liberto decade: i due ruoi sarebbero stati incompatibili. Ma
non solo, la burocrate stata solo nell'ultima legislatura, tra gli altri incarichi,
anche Commissario straordinario della Provincia di Agrigento, capo di gabinetto
8di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

dell'ex assessore all'Energia Salvatore Calleri, consigliere di gestione di Seus e


anche
commissario
del
Teatro
Bellini
di
Catania.
"Una dirigente - si legge in una nota del presidente Crocetta - di
grande professionalit, inflessibile sul piano della legalit, del rispetto
delle leggi e delle procedure. Una dirigente che ha riscosso, su proposta del
presidente Crocetta nella qualit di assessore ad interim, l'entusiasmo
dell'intera giunta per il profilo sobrio, efficace, rigoroso, in considerazione dei
risultati ottenuti nell'espletamento degli incarichi numerosi che ha svolto
all'interno della macchina amministrativa regionale e pi recentemente alla
Camera di Commercio Palermo".
Al posto della Di Liberto alla Camera di Commercio di Palermo arriva il nuovo
commissario Claudio Basso, attuale dirigente responsabile del servizio
Artigianato dell'assessorato. Laurea in architettura, dal 2010 si occupato di
artigianato e credito alle imprese, di insediamenti produttivi, controllo e
vigilanza delle Camere di Commercio dell'isola, di attivit connesse all'Irsap.
Ha lavorato anche all'Energia, esperto in finanziamenti comunitari, ha
partecipato alla commissione di indagine sulla Camera di Commercio dopo le
dimissioni di Helg. Il commissariamento dell'Irsap a termine, durer tre mesi,
nelle more di definire gli aspetti normativi legati al numero dei componenti del
Cda dell'ente.
Alessandra Di Liberto succede ad Alfonso Cicero, che eppure era stato
scelto nei giorni scorsi da Crocetta come commissario dell'Irsap. Una
designazione che avrebbe dovuto garantire la continuit al vertice dell'ente di
cui Cicero era presidente, dopo essere stato gi per anni commissario. Ma il
funzionario ha deciso di rifiutare l'incarico in maniera molto polemica. Anzi,
condendo quella decisione con accuse molto gravi nei confronti di Crocetta che
hanno fatto il paio con quelle di Marco Venturi: Il governatore ha fatto
richieste indicibili, che sono state rifiutate.
E Cicero ha sottolineato anche l'isolamento nel quale sarebbe stato
relegato da Crocetta:"Mai un Suo intervento presso le istituzioni ha scritto
nella sua lettera di dimissioni - e mai l'esigenza di conoscere come un uomo, a
rischio da anni, continui a condurre la propria vita e il proprio dovere contro le
perverse e pericolose collusioni di cui sono intrise le aree industriali.
Nei giorni scorsi da pi parti era giunta la richiesta di colmare con
celerit la casella rimasta vacante dopo l'addio di Cicero. E Crocetta
intervenuto, scegliendo la burocrate della Segreteria generale. La vicenda Irsap
per non finita. Mentre si attendono sviluppo giudiziari alle denunce
annunciate da Venturi e Cicero, Crocetta stato chiamato a riferire all'Ars su
quelle
inquetanti
accuse.
La giunta, poi, ha proceduto con quattro nuove assunzioni di quattro
nuovi testimoni di giustizia. Tra questi, anche l'imprenditrice antiracket
Valeria Grasso che fu scelta da Crocetta come Soprintendente della Fondazione
9di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

orchestra sinfonica. Con i contratti stipulati oggi, salgono a 25 i testimoni gi


assunti alla Regione.
http://livesicilia.it/2015/09/22/crocetta-ha-scelto-il-nuovo-commissario-irsap-alessandra-di-libertosuccede-a-cicero_665645/

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http://isolapulita.blogspot.it/2015/05/blog-post_80.html
http://isolapulita.blogspot.it/2015/09/irsap-crocetta-nomina-alessandradi.html

Inchiesta/ Vi raccontiamo come la dottoressa Patrizia Monterosso stata nominata Segretario


generale della Regione
REDAZIONE 4 SETTEMBRE 2014
POLITICA Un'associazione - "perche' no. . . Qualcosa si muove" - ha
effettuato una certosina ricerca storica spulciando tra decine di leggi e delibere
della giunta regionale. Il tutto alla ricerca delle 'pezze di appoggio' su una
discussa nomina. Dalla giunta lombardo alla giunta crocetta ha scoperto una
continuita' che. . .
di Paolo Luparello
Qualche tempo fa si parlato sulla stampa della vicenda dellattuale Segretario
generale della Regione siciliana, dott.ssa Patrizia Monterosso, riguardo al
ricorso presentato da due ex dirigenti generali in ordine alla legittimit della
sua nomina e al pronunciamento del Tar Sicilia (Tribunale amministrativo
regionale) che, di fatto, ha bocciato il ricorso.
Quello che per sfuggito ai pi, e questo lo si pu anche desumere dai
commenti allarticolo di LinkSicilia (http://www.linksicilia.it/2014/05/dirigenti10di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

generali-della-regione-illegittimi-la-sentenza-del-tar-sicilia-testo-integrale/),
il fatto che il ricorso respinto dei due dirigenti regionali non comportava
automaticamente che la nomina della dott.ssa Monterosso fosse legittima,
merito nel quale il Tar non entrato.
Probabilmente la materia ha attirato lattenzione da parte degli addetti ai
lavori, ma non certo dellopinione pubblica generalista che probabilmente ha
classificato la materia come beghe tra dirigenti aspiranti a un posto al sole!
In questi giorni in cui si parla di mancanza di opportunit di lavoro in Sicilia e
scelta obbligata ad abbandonarla alla ricerca di fortuna in altri lidi, i pi lontani
possibili, e in cui il Governo regionale va in fibrillazione per loramai famigerato
flop day del Piano Giovani Sicilia, la vicenda della dott.ssa Monterosso pu
gettare una nuova luce sulle possibilit di carriera di brillanti e capaci
professionisti che potrebbero ambire alle pi alte cariche della burocrazia
regionale (alle quali di norma si accede attraverso la strada del pubblico
concorso e comunque nel rispetto di specifiche normative) anche se maturano
la propria professionalit prevalentemente o totalmente all'ombra della
politica.
Ci sono infatti professionisti il cui curriculum vitae si compone di attivit legate
a incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei componenti dei governi o
derivanti da nomine sempre su proposta di soggetti politici. Di norma, il
politico o il governante si dovrebbe avvalere di professionisti che, a
prescindere dalla componente anagrafica, dovrebbero avere una loro
professionalit, qualit per la quale se ne chiedono i servigi. Ma non sempre
cos e capita sovente in Sicilia che giovani professionisti con professionalit e
competenza ancora tutte da dimostrare vengano chiamati a far parte degli
uffici di gabinetto et similia e iniziano cos la loro carriera e la costruzione del
loro curriculum basato quasi esclusivamente su incarichi politici e che
schiuder loro sempre nuove vette professionali.
Oggi i curricula di esperti e consulenti, e non solo, sono pubblicati
obbligatoriamente sui siti web istituzionali e la loro consultazione
vivamente consigliata. Ma torniamo alla dott.ssa Monterosso.
La dott.ssa Monterosso possiede i requisiti di legge per ricoprire il suo attuale
incarico?
Qui non si tratta di capire se l'attuale Segretario generale della presidenza
della Regione in grado di assolvere lincarico a lei conferito, ma se possiede i
requisiti previsti dalla normativa vigente in materia di incarichi di livello
dirigenziale generale a soggetti esterni allAmministrazione regionale.
E bene ricordare, infatti, che la dott.ssa Monterosso non una dirigente a
tempo indeterminato dellAmministrazione regionale!
La dott.ssa Monterosso , da pi di 10 anni destinataria, di incarichi presso
uffici di diretta collaborazione dei vertici politici del Governo della Regione
siciliana e non solo.
Lesame del suo curriculum vitae non fa certo chiarezza sulla rispondenza dei
suoi titoli e della sua esperienza professionale ai requisiti previsti dalla
normativa vigente (avere espletato almeno 5 anni di lavoro in funzioni
dirigenziali), cos come non fa chiarezza la delibera della Giunta regionale n.
248 del 2012 nella quale se ne traccia un profilo professionale di grandissimo
spessore (che nessuno le nega), ma che per il raggiungimento del requisito dei
11di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

cinque anni necessari per il conferimento dellincarico di dirigente generale


deve far ricorso al periodo in cui ha svolto lincarico di Capo di Gabinetto
proprio per il presidente della Regione (Lombardo) ( e anche su questo
incarico non sono pochi i dubbi sulla sua ammissibilit come requisito per la
nomina a dirigente generale!).
La delibera in questione stata adottata poco tempo prima delle dimissioni del
presidente Lombardo, dimissioni largamente annunciate da tempo, con la
quale si nomina la dott.ssa Monterosso Segretario generale della presidenza
Regione per 4 anni (e anche in questo eccedendo il limite previsto in 3 anni
dalla norma).
Qui sorge spontanea una domanda: ma se per raggiungere i 5 anni di
incarichi dirigenziali nel 2012 si dovuto fare ricorso allincarico di capo di
gabinetto del presidente (Lombardo), come stato possibile che la dott.ssa
Monterosso potesse soddisfare il requisito previsto dalla normativa vigente
quando fu nominata per la prima volta dirigente generale nel 2005?
In effetti, il presidente Lombardo il problema se lo era dovuto porre e il suo
Governo dovette adottare la delibera della Giunta n. 238 del 2010. Delibera
che fu adottata dopo lavvio di una iniziativa della Corte dei Conti sui dirigenti
generali "esterni" e in ragione della quale il Presidente Lombardo fece avviare
una istruttoria con tanto di commissione e pareri di illustri costituzionalisti.
Di quella delibera vi proponiamo alcune parti.
Tra le motivazioni della mancanza delle condizioni per la nomina della dott.ssa
Monterosso a dirigente generale vi proponiamo il testo di un Ritenuto e di un
Considerato della delibera di Giunta n. 238 del 2010.
Il Ritenuto il seguente
Ritenuto che la descritta condizione soggettiva non legittimava la nomina
della dott.ssa Monterosso nell'anno 2005, di modo tale che le prestazioni dalla
stessa effettuate fino al 29 dicembre 2009 possono essere valutate nei limiti
dellart. 2126 cod. civ., come peraltro riconosciuto nelle proprie deduzioni
dallinteressata, e dunque come attivit di mero fatto che se, ai sensi dellart.
2041 cod. civ., consolida il diritto al riconoscimento del debito per le
prestazioni rese (seppur nei limiti infra specificati), non consente di valutare
utilmente tale periodo, ai fini del conferimento di ulteriori incarichi di direzione
generale, atteso che, in caso contrario, si finirebbe per asseverare il
conseguimento di tali incarichi in forza di provvedimenti difformi dallart.19
comma 6 del D.Lgs. n. 165/2001;
Il Considerato il seguente:
Considerato, ai fini della valutazione del provvedimento di conferimento
dell'incarico affidato con deliberazione della Giunta Regionale n. 585 del 29
dicembre 2009 e con D.P.Reg. n. 300058 del 19 gennaio 2010, che la ritenuta
illegittimit del precedente provvedimento di nomina, quale Dirigente generale
(anno 2005 e seguenti), non consente alla dr.ssa Monterosso di conseguire
lanzianit in qualifica dirigenziale prescritta per la nomina dallart.19, comma
6 del D.Lgs. n. 165/2001, nel testo modificato dal D.Lgs. n. 150/2009, n
realizza le condizioni alle quali la stessa norma subordina la nomina in
presenza di una particolare specializzazione professionale, che deve oggi
comunque
integrarsi
con
unesperienza,
anche
infradirigenziale,
quinquennale;
12di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

In appresso riportiamo quanto Delibera la Deliberazione


Per i motivi esposti in premessa, in adesione ai principi desumibili dalla nota
n.0007216 del 3 maggio 2010 della Procura regionale presso la Corte dei Conti
della Sicilia, di ritenere linsussistenza delle condizioni prescritte dallart.19,
comma 6, del D.Lgs. n. 165 del 30 marzo 2001, nel testo anteriore al D.Lgs. n.
150 del 27 ottobre 2009, per la nomina della dr.ssa G.P.Monterosso, quale
dirigente
generale
del
Dipartimento
regionale
Pubblica
Istruzione
dellAssessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica
istruzione, disposta con deliberazione della Giunta regionale n. 230 del 10
giugno 2005, di conseguenza caducandola, anche in quanto viziata
nellistruttoria per difetto di accertamento tecnico preventivo dei presupposti,
dando mandato al Presidente della Regione di adottare analogo provvedimento
di secondo grado relativamente al D.P.Reg. n. 02738 del 21 giugno 2005 di
ritirare, pertanto, nellesercizio del potere di autotutela, la deliberazione della
Giunta regionale n. 585 del 29 dicembre 2009, nonch, per la parte di
interesse, le deliberazioni della medesima Giunta n. 2 del 14 gennaio 2010 e n.
10 del 15 gennaio 2010, dando mandato al Presidente della Regione di
provvedere, di conseguenza, al ritiro del D.P.Reg. di nomina n. 300058 del 19
gennaio 2010, sussistendo i presupposti dellattualit dellinteresse pubblico
nonch i profili di legittimit suffragati dagli espletati approfondimenti tecnici, e
disponendo, al contempo, ai sensi dellart. 2041 cod.civ., il riconoscimento del
debito relativo alle prestazioni medio tempore rese, nei limiti di importo a tal
riguardo posti dalla sentenza Corte dei Conti, Campania, n. 127/2009.
Oggi la dott.ssa Monterosso Segretario generale della presidenza della
Regione siciliana, la pi alta carica della burocrazia regionale in forza di una
deliberazione di Giunta del Presidente Rosario Crocetta nella quale non c
traccia di quanto riportato nella deliberazione 238 del 2010 della Giunta del
Presidente Lombardo, cos come della stessa non c traccia nella deliberazione
248 del 2012 sempre della Giunta del Presidente Lombardo.
Ecco, se il presidente della Regione, al di l della fiducia che ripone nella
dott.ssa Monterosso e delle cui capacit professionali nessuno discute,
spiegasse una volta per tutte come i suoi uffici sono stati in grado di
confortarlo nella decisione che ha assunto nel 2013 (delibera della Giunta
regionale n. 49 del 2013) di confermare nellincarico la dott.ssa Monterosso,
rimuoverebbe un pesante interrogativo che grava sulla chiave di volta su cui ha
basato lintero assetto burocratico del suo Governo.
Sappiamo da notizie di stampa, che riportano dichiarazioni del presidente, che
in Giunta non sempre viene letto tutto ci che viene sottoposto
allapprovazione (sempre a proposito della vicenda Piano Giovani Sicilia), ma in
questo caso forse sarebbe opportuno che si facesse rinfrescare la faccenda da
funzionari informati dei fatti e, magari, da quegli uffici che hanno predisposto
gli atti e che sono tenuti allesercizio del controllo, anche nell'interesse
dell'organo politico per preservarlo da possibili danni erariali. E magari
potremmo venire a scoprire che la dott.ssa Monterosso possiede i requisiti
previsti dalla normativa e le ragioni per cui la deliberazione 238 del 2010 non
deve pi trovare applicazione.
Se non verr fatta chiarezza su questa vicenda si dar adito alla sempre pi
diffusa credenza che, con le opportune relazioni e senza doversi cimentare con
13di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

noiose pratiche concorsuali, si possono scalare le vette della burocrazia ma


finch ci saranno delle norme, si dovr tenere da conto che ci sar sempre
qualcuno che prover a chiederne il rispetto e la nostra
Associazione Perch noqualcosa si muove si assunto quel ruolo non
facile.
Paolo Luparello, presidente dellAssociazione Perch noqualcosa si muove
(Blog http://www.perchenosicilia.org )

Per leggere il manifesto dellAssociazione vai sul link che segue: http://goo.gl/O1ySgL
http://palermo.meridionews.it/articolo/27979/inchiesta-vi-raccontiamo-come-ladottoressa-patrizia-monterosso-e-stata-nominata-segretario-generale-della-regione/

N. 01244/2014 REG.PROV.COLL.
N. 02026/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia


(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente SENTENZA


sul ricorso numero di registro generale 2026 del 2012, integrato da motivi aggiunti,
proposto

da:

Salvatore Taormina e Alessandra Russo, rappresentati e difesi dagli avv. Francesco


Castaldi e Federico Castaldi, con domicilio eletto presso Francesco Castaldi in
Palermo, via Principe di Villafranca, 29;

contro
14di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

Presidenza della Regione Siciliana e Giunta di Governo della Regione Siciliana,


rappresentate e difese per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato,
domiciliata in Palermo, via A. De Gasperi, 81;

nei confronti di
Giuseppa Patrizia Monterosso, rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni
Immordino, Giuseppe Immordino e Giuseppe Nicastro, con domicilio eletto
presso Giovanni Immordino in Palermo, via Libert, 171;

per l'annullamento
- quanto al ricorso principale del D.P. Reg. n. 5068 del 19 luglio 2012 con il quale, in esecuzione della
deliberazione della Giunta Regionale n. 248 del 13 luglio 2012, veniva conferito
lincarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione alla dott.sa
Giuseppa PatriziaMonterosso, soggetto esterno allAmministrazione regionale,
per la durata di anni quattro.
- quanto ai motivi aggiunti
della delibera n. 49 del 5 febbraio 2013, con la quale la Giunta Regionale siciliana
conferma lincarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione, sino alla
sua naturale scadenza, ex art. 9, comma 3, l. r. n.10 del 2000 in favore
di PatriziaMonterosso, gi conferitole con Decreto Presidente Regione n. 5068
del 19 luglio 2012.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza della Regione Siciliana,
della

Giunta

di

Governo

Giuseppa Patrizia Monterosso;


Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
15di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

della

Regione

Siciliana

di

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 aprile 2014 la dott.ssa Caterina


Criscenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
Con ricorso notificato il 2 novembre 2012 e ritualmente depositato Salvatore
Taormina e Alessandra Russo, dirigenti di ruolo della Regione Siciliana,
impugnavano il D.P. Reg. n. 5068 del 19 luglio 2012 con il quale, in esecuzione
della deliberazione della Giunta Regionale n. 248 del 13 luglio 2012, veniva
conferito lincarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione a
Giuseppa Patrizia Monterosso, soggetto esterno allAmministrazione regionale,
per la durata di anni quattro.
Sintetizzato il contenuto dei provvedimenti impugnati, ne affermavano
lillegittimit per 1. Violazione e falsa applicazione del D.L.G.S n.165/2001. Violazione e
falsa applicazione della l.r. n.28 del 1962 e s.m.i. Eccesso di potere per illogicit, errata
previsione dei criteri, errata valutazione dei presupposti, sviamento di potere; 2. Violazione e
falsa applicazione della legge n. 241/1990 e dei principi generali vigenti in materia anche in
relazione allart. 97 Cost.; 3. Violazione e falsa applicazione del D.LGS. 165/2001. Eccesso
di potere. Carenza di istruttoria, difetto assoluto di motivazione; ed ancora per 4. Violazione e
falsa applicazione dei principi generali in materia di contenimento della spesa pubblica.
Concludevano, pertanto, chiedendo al Tribunale di annullare i provvedimenti
impugnati e condannare i convenuti al risarcimento dei danni morali e di perdita di
chance.
Si costituiva in giudizio la Presidenza della Regione Siciliana e la Giunta per il
tramite dellAvvocatura distrettuale dello Stato, producendo documentazione.
Resisteva in giudizio anche la controinteressata, che con memoria dell11 dicembre
2012 eccepiva linammissibilit del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice
16di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

amministrativo, in subordine linammissibilit del ricorso collettivo proposto dai


due dirigenti per conflittualit delle loro posizioni ed ancora linammissibilit del
ricorso sia per carenza dinteresse, essendo i ricorrenti inquadrati nella terza fascia
dirigenziale, alla quale non possono essere attribuiti incarichi dirigenziali apicali,
oltre che per mancata impugnazione della deliberazione della Giunta regionale n.
248 del 13 luglio 2012, atto presupposto.
Con memoria depositata il 28 marzo 2013 anche lAvvocatura dello Stato eccepiva
il difetto di giurisdizione del giudice adito, svolgendo comunque difese di merito e
chiedendo, altres, il rigetto della domanda risarcitoria.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 29 marzo 2013 allAvvocatura dello
Stato e direttamente a Patrizia Monterossoe depositato il 17 aprile 2013, gli
originari ricorrenti impugnavano la delibera n. 49 del 5 febbraio 2013 con la quale
la Giunta regionale siciliana confermava, ex art. 9, comma 3, l. r. n.10 del 2000,
l'incarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione in favore
di Patrizia Monterosso.

Ribadivano

la

sussistenza

della

giurisdizione

amministrativa trattandosi di atti dotati di carattere autoritativo, avulsi dagli


ordinari poteri del privato datore di lavoro ed espressione della potest
organizzativa dell'ente, e specificavano che La conferma del predetto incarico
quale atto consequenziale degli atti presupposti impugnati con il ricorso
introduttivo deve essere annullato congiuntamente a questi ultimi, cos insistendo
per la condanna al risarcimento dei danni morali, di immagine e di perdita di
chance.
In data 3 marzo 2014 i ricorrenti depositavano documenti ed una memoria con la
quale replicavano alle eccezioni e difese delle controparti.
Con memoria del 26 marzo 2014 la difesa della controinteressata ribadiva
leccezione di inammissibilit del ricorso per difetto di giurisdizione e prospettava
limprocedibilit del ricorso per sopravvenuta carenza dinteresse, posto che la
17di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

dott.Monterosso era stata nuovamente nominata dallattuale Giunta regionale con


delibera n. 49 del 5 febbraio 2013, asseritamente impugnata dai ricorrenti
secondo quanto riportato nellultima memoria - con motivi aggiunti non notificati
per ai sensi del comb. disp. artt. 43, co. 2, c.p.a. e 170 c.p.c. presso il domicilio
eletto, e rispetto ai quali dichiarava di non accettare alcun contraddittorio
Alludienza pubblica del 16 aprile 2014 la causa stata chiamata e posta in
decisione.
DIRITTO
1. Occorre preliminarmente esaminare leccezione di difetto di giurisdizione
sollevata dalla controinteressata Monterosso e dallamministrazione resistente.
1.1. La valutazione delleccezione richiede la previa esatta individuazione
delloggetto del giudizio, altro profilo su cui, peraltro, si incentrano i rilievi di
inammissibilit formulati dalla difesa della controinteressata. Asserisce, infatti,
questultima che il ricorso principale sarebbe inammissibile anche per mancata
impugnazione dellatto presupposto, ossia della deliberazione della Giunta
regionale n. 248 del 13 luglio 2012.
Il rilievo non coglie nel segno.
Loggetto dellimpugnativa promossa col ricorso principale (di quello per motivi
aggiunti si dir pi avanti) da individuare tanto nella deliberazione di Giunta
regionale n. 248/12, quanto nel decreto presidenziale n. 5068/12 che, privo di
autonomo contenuto e motivato essenzialmente con riferimento alla deliberazione
suddetta, ne costituisce atto esecutivo.
Al di l del dato squisitamente formale rappresentato dalla ambigua formulazione
dellepigrafe del ricorso, ove la domanda di annullamento appare indirizzata
avverso il D.P. 5068/12, adottato in esecuzione della deliberazione della Giunta
Regionale n. 248 del 13 luglio 2012, la lettura dellintero atto introduttivo del
giudizio, nella sua articolazione in fatto ed in diritto, proposto fra laltro nei
18di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

riguardi tanto della Presidenza quanto della Giunta, non lascia dubbio alcuno in
merito alla volont dei ricorrenti di contestare ed ottenere lannullamento di
entrambi i provvedimenti.
La parte in fatto, iniziale e descrittiva, d, infatti, conto anche del testo della
delibera di Giunta, i motivi in diritto sono proposti avverso il decreto e la
deliberazione, e nel corpo delle censure ci si riferisce sempre ai provvedimenti
impugnati dei quali, nelle conclusioni, si chiede lannullamento.
1.2. Cos precisato loggetto del giudizio e tenuto conto della concreta
formulazione della domanda, il Collegio ritiene che leccezione di carenza di
giurisdizione debba essere respinta, essendo la controversia radicata avanti al
giudice amministrativo legittimato in sede di riparto.
A sostegno dellassunto sufficiente richiamare la motivazione dellordinanza delle
Sezioni Unite, segnalata dalla stessa difesa della controinteressata nella memoria
conclusiva, ordinanza intervenuta su regolamento di giurisdizione promosso in un
analogo giudizio (il n. 926/10 R.G.), proposto proprio innanzi a questo Tar
sempre nei confronti, tra gli altri, dellaMonterosso.
Le Sezioni Unite, con linvocata ordinanza del 3 novembre 2011, esattamente la n.
22733 (non risultando corretto il numero citato nella sentenza n. 213/12, che ha
definito il giudizio n. 926/10 R.G. cit., riportata dalla controinteressata), hanno:
- riconosciuto che spettano alla giurisdizione generale di legittimit del giudice
amministrativo le controversie nelle quali, pur chiedendosi la rimozione del
provvedimento di conferimento di un incarico dirigenziale (e del relativo contratto
di lavoro), previa disapplicazione degli atti presupposti, la contestazione investa
direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo mediante la deduzione
della non conformit a legge degli atti organizzativi, attraverso i quali le
amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione
degli uffici e i modi di conferimento della titolarit degli stessi;
19di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

- nello specifico giudizio, affermato la giurisdizione del giudice ordinario, rilevando


che l'oggetto di impugnazione costituito esclusivamente dagli atti di
conferimento degli incarichi e dalla delibera relativa alla cessazione degli incarichi
dei ricorrenti: sicch l'illegittimit di quest'ultima deriverebbe non da una diversa
scelta organizzativa dell'amministrazione, che dovrebbe essere valutata dal giudice
amministrativo, ma direttamente dal conferimento degli incarichi esterni, come
evidenzianti l'intenzione dell'amministrazione di adottare una scelta di
esternalizzazione degli incarichi, la quale, tuttavia, deve plausibilmente trovare
sostanza in un atto autonomo che colleghi "cessazione degli incarichi interni" e
"conferimento degli incarichi esterni" e deve necessariamente essere oggetto di
specifica impugnazione.
Nel caso in esame, invece, come si gi sopra precisato, oggetto principale della
lite proprio latto col quale lamministrazione fissa i modi di conferimento
dellincarico e manifesta l'intenzione di adottare, ai sensi degli art. 9 l.r. n. 10/2000
e 11 l.r. n. 20/2003, una scelta organizzativa di esternalizzazione, espressione di un
potere pubblico discrezionalmente esercitato in termini generali (programmi di
attivit, criteri e procedure di conferimento, determinazione di ricorrere allesterno:
cfr. art. 2, co. 1, D.lgs. 30 marzo 2011, n. 165), rispetto al quale rilevano posizioni
giuridiche soggettive di interesse legittimo.
1.3. E che si tratti, in casi del genere, di atti di organizzazione confermato
testualmente pure dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 156 del 28 aprile
2011, con la quale stato dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione tra
enti promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito di deliberazioni
della Giunta della Regione siciliana adottate ai sensi dell'art. 9, comma 8, l.r. n. 10
del 2000, proprio sul presupposto che Le delibere impugnate sono riferibili
all'organizzazione degli uffici regionali, materia di competenza legislativa esclusiva
regionale.
20di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

N muta i termini della questione la circostanza che la delibera di Giunta,


impugnata insieme al provvedimento presidenziale di nomina, contenga, oltre alle
riferite scelte macro-organizzative, anche lindividuazione del soggetto cui
attribuire lincarico, prodromica a sua volta alladozione del pedissequo
provvedimento presidenziale.
Anche a concedere al provvedimento della Giunta la duplice valenza di atto
macro-organizzativo e gestionale-paritetico di conferimento dellincarico, sussiste
comunque la giurisdizione del giudice amministrativo, atteso che il conferimento
dellincarico alla Monterosso logicamente consequenziale alladozione di criteri
di conferimento che, secondo la prospettazione di parte ricorrente, sono stati
elaborati proprio allo scopo di pervenire illegittimamente alla ritenuta assenza di
professionalit interne allAmministrazione, circostanza necessaria, a sua volta, per
supportare la determinazione di ricorrere allesterno per attribuire lincarico.
Entrambe le scelte implicano, come appare evidente, un momento valutativo
discrezionale ed autoritativo, del tutto incompatibile con un atto paritetico di
gestione proprio del rapporto di lavoro pubblico privatizzato (sul carattere
discrezionale delle nomine dirigenziali che rende non implausibile l'affermazione
della propria giurisdizione da parte del giudice amministrativo, cfr. anche Corte
Cost., 23 marzo 2007, n. 104).
Deve, pertanto, essere ritenuta e dichiarata la giurisdizione del giudice
amministrativo.
2. Ci puntualizzato, occorre dar conto degli altri rilievi di inammissibilit.
Ritiene il Collegio che, tra questi, sia logicamente preliminare quello che si appunta
sulla proposizione del ricorso in forma collettiva. Rileva la controinteressata che
sussisterebbe un conflitto di interessi tra le posizioni dei ricorrenti, posto che
entrambi assumono di essere in possesso dei requisiti necessari per ricoprire il
posto che unico - di Segretario Generale.
21di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

Si difendono i ricorrenti, rilevando che essi non chiedono la nomina al posto di


Segretario Generale, ma il riconoscimento dellintervenuta lesione dellinteresse
legittimo ad un corretto esercizio della discrezionalit amministrativa nelle scelte di
natura macro-organizzativa adottate dalla Regione con la delibera impugnata.
2.1. La difesa sul punto persuasiva, sicch leccezione da respingere.
In effetti le censure mosse dai ricorrenti, come si gi detto, sono dirette avverso i
criteri, le procedure di valutazione e la determinazione della Regione di ricorrere
allesterno, previa affermazione di non rinvenibilit nei propri ruoli delle
professionalit richieste.
Invero lAmministrazione convenuta non avrebbe reso pubblica la disponibilit del
posto vacante, n avrebbe pubblicato un avviso interno che informasse i dirigenti
della necessit di coprire lincarico e della professionalit richiesta e
conseguentemente non ha potuto acquisire la disponibilit dei dirigenti
allassunzione dellincarico attraverso la trasmissione dei loro curriculum,
limitandosi ad esaminare le professionalit interne mediante valutazione delle
schede sintetiche contenute nellarchivio informatico, non aggiornate e comunque
non specificamente e congruamente formulate con riferimento allincarico da
attribuire. Peraltro il conferimento dellincarico sarebbe avvenuto sulla scorta di
criteri alquanto incoerenti rispetto alla natura e alle caratteristiche dei programmi
da realizzare nellambito delle competenze proprie della Segreteria generale,
venendo meno alle prescrizioni imposte dallart. 9, comma 1, L.r. n.10 del 2000.
Ne consegue che leventuale annullamento della deliberazione di Giunta e del
conseguente atto di nomina avrebbe come esito non lattribuzione dellincarico, ma
soltanto la riedizione del potere discrezionale secondo leffetto conformativo.
3. Se, per, in questi termini astratti non vi sono ragioni per escludere la
proponibilit di un ricorso in forma collettiva, va aggiunto che i due ricorrenti
assumono di avere un interesse legittimo al corretto esercizio del potere, in quanto
22di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

entrambi in possesso dei requisiti necessari a ricoprire quel posto, mentre la difesa
della Monterosso assume che essi non avrebbero titolo, ai sensi della normativa
vigente (artt. 9, co. 4 e 8, l.r. n. 10/2000 e 11, co. 4 e 5, l.r. 20/03), ad assumere
lincarico di Segretario generale, essendo dirigenti di terza fascia. Per questo
motivo sarebbe ravvisabile una carenza dinteresse.
3.1. Rileva a tal proposito il Collegio che sebbene sia stata proprio la stessa Giunta,
nellatto impugnato, a scrutinare anche questa categoria di dirigenti, compresi i due
ricorrenti, scegliendo espressamente di effettuare una seconda ricognizione con
riferimento ai dirigenti anche di terza fascia, che abbiano ricoperto incarichi di
struttura di massima dimensione, sicch gli odierni ricorrenti sono stati parte del
procedimento, per altro non in loro ravvisabile la qualit di giusta parte cui
corrisponde linteresse sostanziale a ricorrere.
corretto, infatti, il rilievo della controinteressata, condiviso peraltro
espressamente dalla difesa dellamministrazione (sia pure con espresso riferimento
solo allart. 9, l.r. n. 10/00: vd. pag. 3 della memoria del 28 marzo 2013), secondo
cui la normativa regionale non consente laffidamento degli incarichi di dirigente
generale ai dirigenti di terza fascia.
3.2. Occorre dare rapidamente conto della normativa in questione.
Ai sensi dellart. 9, co. 4, l.r. n. 10/00 l'incarico di dirigente generale pu essere
conferito a dirigenti di prima fascia, e nel limite di un terzo, che pu essere
superato in caso di necessit di servizio e nel rispetto del limite numerico di cui alla
tabella A allegata alla presente legge, a dirigenti di seconda fascia ovvero a soggetti
di cui al comma 8, ossia a persone non dei ruoli dellAmministrazione.
Lart. 11 l.r n. 20/2003, contenente Misure urgenti per la funzionalit
dellAmministrazione regionale, dopo aver stabilito che lincarico di dirigente
generale poteva essere affidato a dirigenti di prima fascia o ad esterni (comma 4),
prevedeva al comma 5, nella sua originaria stesura, che Lincarico di dirigente
23di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

generale pu essere, altres, conferito a dirigenti dellamministrazione regionale,


appartenenti alle altre due fasce, purch, in tal caso, gli stessi siano in possesso di
laurea, abbiano maturato almeno sette anni di anzianit nella qualifica di dirigente,

Linciso appartenenti alle altre due fasce veniva impugnato dal Commissario
dello Stato che rilevava come la previsione si porrebbe in contrasto con l'art. 97
della Costituzione sotto il profilo del buon andamento della pubblica
amministrazione, in quanto consentirebbe il conferimento delle funzioni di
dirigente generale anche ai dirigenti della c.d. "terza fascia" (i quali, prima
dell'entrata in vigore della L.R. 15 maggio 2000, n. 10, recante "Norme sulla
dirigenza e sui rapporti di impiego e di lavoro alle dipendenze della Regione
Siciliana. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Istituzione dello
Sportello unico per le attivit produttive. Disposizioni in materia di protezione
civile. Norme in materia di pensionamento", svolgevano funzioni direttive e non
dirigenziali) senza alcuna verifica delle loro capacit professionali ed attitudinali in
relazione al nuovo incarico. Con ord. 28 aprile 2004, n. 131 la Corte
Costituzionale dichiarava cessata la materia del contendere, rilevando che dopo la
proposizione del ricorso, la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 13
novembre 2003 stata promulgata (L.R. 3 dicembre 2003, n. 20) con omissione
delle parti impugnate, sicch risulta preclusa la possibilit che sia conferita efficacia
alle disposizioni censurate.
3.2. Ne consegue che lart. 11, co. 5, l.r. n. 20/03, come promulgato e vigente,
privo di quellinciso, importa che lincarico di dirigente generale non pu essere
attribuito ai dirigenti di terza fascia, categoria avverso cui si incentravano
specificatamente i rilievi del Commissario.
N tale esegesi pu dirsi inficiata dallultimo periodo del co. 5, a sensi del quale
La distinzione in fasce non rileva ai soli fini del conferimento dell'incarico di cui
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al presente comma, su cui si concentra la difesa dei ricorrenti (vd. pag. 23 della
memoria del 3 marzo 2014). In uninterpretazione logica complessiva della
disposizione, che tenga conto anche del suo iter, tale periodo pu riferirsi solo ai
dirigenti di prima e seconda fascia, questultimi non incisi dallintervento del
Commissario dello Stato (anche se in effetti non pi contemplati espressamente
dal testo come promulgato, ma pur sempre menzionati nel co. 4 dellart. 9 l.r. n.
10/00), la cui posizione comunque non viene in rilievo nel caso in esame.
3.3. Il ricorso , quindi, inammissibile per carenza dinteresse, essendo stati i
ricorrenti, quali dirigenti di terza fascia, illegittimamente scrutinati e non potendo
aspirare, neanche in caso di riedizione del potere, al conseguimento dellincarico
per il quale vertenza.
3.4. Siffatta inammissibilit colpisce ovviamente non solo la pretesa impugnatoria,
ma anche quella risarcitoria, che peraltro sarebbe gi tendenzialmente
incompatibile con la domanda di annullamento cos come articolata.
Ed infatti, per un verso, lannullamento dellatto presupposto, supportato da un
preteso interesse solo oppositivo, si sarebbe posto gi come integralmente
satisfattivo della pretesa, giacch lamministrazione avrebbe dovuto rinnovare la
procedura conformandosi alle prescrizioni contenute in sentenza; per altro verso
poi, i due ricorrenti, quali dirigenti di terza fascia, non hanno titolo a lamentare
danni risarcibili, quali perdita di chance o danni allimmagine (in ipotesi neppure in
via autonoma, se pure la domanda di annullamento la si volesse qualificare
subordinatamente come mera domanda di accertamento dellillegittimit dei
provvedimenti impugnati), non potendo in ogni caso aspirare allincarico di
Segretario generale.
Per tutto quanto esposto il ricorso , nel suo complesso, inammissibile.
4. Il collegio ritiene opportuno dar conto anche di unaltra eccezione di
inammissibilit, connessa alla irrituale notificazione dei motivi aggiunti, che viene
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esaminata per la sua stretta correlazione con il percorso argomentativo sin qui
svolto.
4.1. Col ricorso principale stato chiesto di annullare i provvedimenti impugnati
e condannare i convenuti al risarcimento dei danni morali e di perdita di chance in
favore dei ricorrenti. I due ricorrenti hanno cio fatto leva sullo strumento
impugnatorio, supportato dallinteresse strumentale e oppositivo di cui si detto,
unendovi una domanda risarcitoria.
Analoghe richieste hanno poi svolto coi motivi aggiunti, aventi ad oggetto la
deliberazione della Giunta Regionale n. 49 del 5 febbraio 2013, adottata dal neo
eletto Presidente della Regione ai sensi dellart. 9, co. 3, l.r. n. 10/00, di conferma
dellincarico gi conferito alla dott.ssa Monterosso con deliberazione n. 248/12.
Anche rispetto ad essa i ricorrenti, coi motivi aggiunti, hanno manifestato il
proprio interesse oppositivo, specificando che la conferma del predetto incarico,
quale atto consequenziale degli atti presupposti impugnati con il ricorso
introduttivo, deve essere annullato congiuntamente a questi, con richiesta di
risarcimento dei danni.
4.2. Il ricorso per motivi aggiunti non stato per introdotto ritualmente, essendo
stato notificato personalmente alla controinteressata anzich presso il procuratore
costituito, come invece prescritto dal comb. disp. artt. 43, co. 2, c.p.a. e 170 c.p.c..
La controinteressata non si costituita avverso il nuovo ricorso, limitandosi nella
memoria sul ricorso principale, predisposta in vista delludienza pubblica, ad
evidenziare lirritualit della notificazione, senza accettare il contraddittorio, il che
esclude che latto abbia comunque raggiunto lo scopo cui era diretto.
vero che, secondo una condivisibile esegesi, nel processo amministrativo, ed in
particolare nel rito ordinario, a tale irritualit non consegue necessariamente
linammissibilit dei motivi aggiunti.
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Considerato che la domanda nuova potrebbe essere proposta anche con ricorso
separato, notificato evidentemente alla parte personalmente, e potendo poi il
giudice provvedere alla riunione dei ricorsi ai sensi dellart. 70 c.p.a. (art. 43, co. 3,
c.p.a.), risulterebbe illogico dichiarare inammissibile un ricorso che, se proposto in
via autonoma, poteva essere riunito e deciso con un'unica sentenza, con un esito,
dunque, sostanzialmente analogo a quello che si realizza, in termini di
concentrazione processuale, con la proposizione di motivi aggiunti.
Ne consegue che il ricorso per motivi aggiunti potrebbe andare indenne dalla
sanzione dellinammissibilit per omessa notifica al procuratore costituito, solo ove
presenti i requisiti per essere considerato quale autonomo gravame, spettando
sempre al giudice la qualificazione dellazione (cfr. art. 32 c.p.a.).
Tali requisiti non sono per ravvisabili nel caso di specie: il ricorso per motivi
aggiunti strutturato come puramente accessorio ed incidentale, articolato con un
generico richiamo al contenuto del ricorso originario. Mancando di unesposizione
sommaria dei fatti, ma soprattutto di motivi specifici di doglianza, esso, in base al
disposto dellart. 40 c.p.a., inammissibile (pure) come ricorso autonomo.
4.3. N si aggiunge per completezza espositiva, nulla avendo sul punto dedotto la
difesa di parte ricorrente si pu ipotizzare la natura di atto consequenziale o
meramente confermativo della nuova delibera di Giunta, sicch potrebbe
sostenersi che limpugnativa avrebbe natura solo cautelativa e permanga (ove
esistente, il che si escluso) linteresse sotteso al ricorso principale, discendendo
dallannullamento della deliberazione con esso impugnata, come effetto
automatico, la caducazione della deliberazione assunta dalla nuova Giunta.
Proprio la speciale ratio sottesa allart. 9 l.r. 10/00 ed in particolare al co. 3, ossia il
complesso ed eccezionale sistema dello spoil system per i dirigenti delle strutture di
massima dimensione, con le peculiari valutazioni ad esso sottese, porta ad
27di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

escludere che latto della Giunta abbia natura meramente confermativa o


consequenziale.
4.4. Linammissibilit dei motivi aggiunti, che di per s supera ogni altra questione
preliminare eccepita da controparte, compresa quella sulla giurisdizione,
comporterebbe comunque limprocedibilit del ricorso principale per sopravvenuta
carenza dinteresse (ammesso - si ribadisce - che esista ab origine un interesse a
ricorrere), risultando gli atti impugnati ormai superati dalla deliberazione n. 49/13,
non ritualmente impugnata.
5. La novit e complessit delle ragioni poste a base della presente decisione
giustificano la compensazione integrale delle spese della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara
inammissibile. Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.
Cos deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2014 con
l'intervento dei magistrati:
Filoreto D'Agostino, Presidente
Caterina Criscenti, Consigliere, Estensore
Maria Cappellano, Primo Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/05/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
https://www.giustiziaamministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=
AFKZPYBSPQXH6VT5RD3OPY23GM&q=PATRIZIA%20or%20MONTEROSSO

N. 02730/2014 REG.PROV.COLL.
N. 03861/1994 REG.RIC.
28di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia


sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3861 del 1994, proposto da:
Monterosso Vincenzo e riassunto, a seguito del suo decesso, dagli eredi. Rausa
Salvatrice, Monterosso Maria Elvira eMonterosso Patrizia, rappresentati e difesi
dagli avv. Antonio Vitale e, Katia Gloria, con domicilio eletto presso lo studio
dellavv. Cristina Gulisano in Catania, largo Bordighera, 23;

contro
Comune di Piazza Armerina (En), in persona del legale rappresentante p.t.
rappresentato e difeso dall'avv. Marcella Polizzotto, con domicilio eletto presso lo
studio dellavv. Gaetano Leo in Catania, piazza S.M. della Guardia, 28;

per l'accertamento
del diritto a percepire il trattamento retributivo nel periodo 1 luglio 1992- 13
aprile 1993 e conseguente condanna dell'Amministrazione.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di piazza Armerina (En);
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
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Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 ottobre 2014 la dott.ssa Gabriella


Guzzardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
Con il ricorso introduttivo, proposto dal signor Monterosso Vincenzo e
proseguito in riassunzione dai suoi eredi, viene rivendicato il diritto alla percezione
degli emolumenti e dei connessi accessori per il periodo in cui il ricorrente non ha
espletato il proprio servizio alle dipendenze del Comune intimato, malgrado avesse
richiesto di potere prolungare la permanenza in servizio oltre il limite dei
sessantacinque anni det, nelle more del raggiungimento del minimo pensionabile,
in coerenza con i principi enunciati dalla Corte Costituzionale con la sent. n. 282
del 18/06/1991.
Specifica il ricorrente che la delibera di G.M. n. 445 del 9/04/1992 con la quale era
stato posto in quiescenza per raggiunti limiti det, malgrado la presentazione
dellistanza di mantenimento in servizio, stata revocata con delibera di G,M n.
1118 del 26/10/1992, e che solo con delibera di G.M. del 9/03/1993 stato
riammesso in servizio, dopo nove mesi e tredici giorni di illegittima interruzione
del rapporto lavorativo. Chiede conseguentemente la restituito in integrum per il
periodo intercorso tra il primo luglio 1992 (data di effettiva interruzione del
rapporto) al 13 marzo 1993 (data di riammissione in servizio) e la condanna del
Comune al pagamento delle relative mensilit retributive con i relativi ratei di
tredicesima mensilit e connessa regolarizzazione contributiva, oltre ad interessi e
rivalutazione monetaria.
Il Comune di Piazza Armerina, costituito in giudizio, ha chiesto il rigetto delle
pretese azionate sul presupposto che non sarebbe intervenuto laccertamento
giurisdizionale di illegittimit delloperato dellamministrazione la quale, peraltro,
30di 33 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015

avrebbe revocato e non annullato latto di collocamento in quiescenza del


ricorrente.
Con atto di intervento depositato in data 23 febbraio 2012 si sono costituiti in
giudizio

signori

Rausa

Salvatrice, MonterossoMaria

Elvira

e Monterosso Patrizia, aventi causa del signor Monterosso Vincenzo che, fatte
proprie le ragioni dedotte in ricorso ne hanno chiesto laccoglimento.
Con Decreto Presidenziale n. 1177/14 stato revocato il precedente decreto di
perenzione n 3932/13 sulla scorta della dichiarazione di interesse ex art. 1 comma
2, all. 3 al c.p.a., notificata in data 4/02/2014 e successivamente depositata in
giudizio.
Con memoria depositata in data 15 luglio 2014, parte ricorrente ha ribadito le
richieste contenute in ricorso.
Alla Pubblica Udienza del 7ttobre 2014 la causa stata trattenuta per la decisione.
Tutto ci premesso in fatto, il Collegio rileva la fondatezza delle pretese di parte
ricorrente.
Il signor Monterosso Vincenzo stato posto in quiescenza al raggiungimento del
sessantacinquesimo anno det, malgrado lo stesso non avesse maturato, a quella
data, il periodo minimo richiesto per il conseguimento della pensione, ed avesse
proposto apposita istanza di permanenza in servizio fino alla maturazione di tale
minimo. Ci determina la violazione del dictum della Corte Costituzionale che con
la sent. n. 282 del 18/06/1981 ha dichiarato la illegittimit dellart. 4, I comma del
DPR 1092/1973 nella parte in cui non consentiva al personale la permanenza in
sevizio, fino al raggiungimento del numero minimo di anni per ottenere il
trattamento di quiescenza.
LAmministrazione

Comunale

ha

infatti

adottato

il

provvedimento

di

collocamento a riposo del signor Monterosso Vincenzo in applicazione di una


disposizione dichiarata incostituzionale in parte qua, ponendo in essere cos un
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atto illegittimo che stato successivamente revocato dalla stessa Amministrazione


che ha esplicitamene riconosciuto la mancata applicazione del principio di cui alla
richiamata sentenza della C. Costituzionale e, conseguentemente limputabilit a s
stessa della mancata prestazione lavorativa del dipendente nel periodo di
riferimento.
Il ricorso va pertanto accolto e va conseguentemente dichiarato lobbligo del
Comune intimato di corrispondere agli aventi causa delloriginario ricorrente, le
somme richieste, corrispondenti ai ratei stipendiali non goduti dallo stesso nel
periodo di illegittima interruzione del servizio, con relative quote di tredicesima
mensilit e con regolarizzazione contributiva ed assicurativa, oltre alla rivalutazione
monetaria e agli interessi maturati sulle somme dovute.
Sotto questultimo aspetto si rileva che a) il divieto di cumulo fra rivalutazione
monetaria e interessi, sancito per i crediti di lavoro dall'art. 22, comma 36, della L.
23 dicembre 1994, n. 724, trova applicazione soltanto per gli inadempimenti
successivi all'entrata in vigore di tale norma (e quindi dal 1 gennaio 1995); b) come
stato di recente ribadito dalla Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la
decisione n. 18 del 13 ottobre 2011, gli interessi legali sono dovuti sugli importi
nominali dei singoli ratei, dalla data di maturazione di ciascun rateo e fino
all'adempimento tardivo, e le somme da liquidare a tale titolo devono essere
calcolate sugli importi nominali dei singoli ratei, secondo i vari tassi in vigore alle
relative scadenze, senza che gli interessi possano, a loro volta, produrre ulteriori
interessi;c) la rivalutazione deve essere calcolata sull'importo nominale dei singoli
ratei e va computata con riferimento all'indice di rivalutazione monetaria vigente al
momento della decisione; la somma dovuta a tale titolo, stante la sua natura
accessoria, non deve essere a sua volta ulteriormente rivalutata;d) come stato
precisato dalla pi recente Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 18 del 5
giugno 2012, inoltre, il calcolo di rivalutazione monetaria e interessi sulle somme
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dovute ai pubblici dipendenti deve essere effettuato sull'ammontare netto del


credito del pubblico impiegato e non sulle somme lorde poste a base del prelievo
fiscale e previdenziale (v., ex plurimis, Cons. Stato, III, 21 dicembre 2012, n. 6622).
Le spese seguono, come di regola, la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania
(Sezione Seconda),
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie
con gli effetti di cui in parte motiva.
Spese a carico del Comune intimato nella misura che si liquida in Euro mille\00
oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.
Cos deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2014 con
l'intervento dei magistrati:
Gabriella Guzzardi, Presidente, Estensore
Daniele Burzichelli, Consigliere
Francesco Mulieri, Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/10/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
https://www.giustiziaamministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=JNV
34DZ4UFZJEITPJICSFWI3XY&q=PATRIZIA%20or%20MONTEROSSO
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE
http://isolapulita.blogspot.it/2015/09/blog-post_66.html

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