IL VALLO ALPINO

Carlo Alfredo CLERICI

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,A.

Le fortificazioni italiane so no per la maggior parte sotterranee. Gli elementi attivi che sporgono dal suolo so no spesso camuffati da innocenti abitazioni 0 fienili.

Sotto il muro a secco si nasconde una robusta casamatta con pareti di cementa armato, spesse piu di un metro e mezzo.

Nelle scorse puntate di questa rubrica abbiamo iniziato a descrivere I' organizzazione delle difese costiere italiane durante la prima e la seconda guerra mondiale. Continuamo il nostro itinerario attraverso Ie fortificazioni moderne, raccontandovi ora la storia della principale linea difensiva costruita lungo il confine alpino

nel periodo fra i due conflitti mondiali.

Per comprendere la struttura di questo sistema fortificato e necessario illustrare brevemente Ie dottrine militari di quegli anni.

E' appena terminata la Grande Guerra e Ie idee degli alii comandi in merito aile fortificazioni permanenti sono notevolmente confuse. Da una parte, si afferma che la distruzione dei forti di Liegi e 10 sfondamento delle difese di Anversa da parte germanica hanno dimostrato una volta per tutte che I'epoca della fortificazione permanente e ormai terrninata. Un'altra scuola di pensiero, rifacendosi aile esperienze di Verdun, dove il forte di Douamont ha ricevuto durante la guerra circa 120,000 granate, rimanendo cia nonostante funzionante, sostiene che Ie fortificazioni permanenti conservano ancora immutata la loro valldita

Quella di Verdun e in realta una leggenda. Anche qui, come nella maggior parte del fronte, il peso maggiore della lotta e caduto sulle fortificazioni campali, mentre i forti hanno svolto solo un ruolo secondario. Tuttavia Verdun diventa il simbolo della forza

Un'immagine di propaganda della Guardia alia Frontiera (GAF), 10 speciale Corpo istituito per il presidio del Vallo Alpino e di tutto iI confine nazionale .

....

L'impiego di parti metalliche nel Vallo Alpino e limitato ad alcune parti essenziali come questa piccola cupola d'osservazione.

Nelle zone pianeggianti Ie opere fortificate so no monoblocchi in cemento armato. Qui ne vediamo una nella zona di Malles in provincia di Bolzano.

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ncora nella zona di Malles,

un'altra opera monoblocco, coperta a sua volta dal tiro della feritoia che si intravvede nella parete rocciosa.

delle fortificazioni permanenti, che ispira 10 sviluppo delle opere difensive durante il primo dopoguerra.

Una fortificazione moderna

La maggior parte dei Paesi europei progetta negli Anni Trenta la costruzione di vasti sistemi fortificati a difesa delle proprie frontiere terrestri. II criterio che sta alia base della disposizione di queste opere e la creazione di una linea fortificata pressoche continua, lungo tutte Ie frontiere esposte a una minaccia d'invasione. Elementi essenziali di questa linea sono un grandissimo numero di opere permanenti, collocate a sbarramento di tutte Ie principali probabili direltrici di un attacco avversario.

In queste fortificazioni viene particolarmente curata la mimetizzazione. Le artiglierie pesanti durante il primo conflitto mondiale hanno costituito la principaIe minaccia per Ie fortificazioni. Per sfuggire a questa minaccia si passa dall'impiego di opere massicce, di grandi dimensioni, general mente riparate da terrapieni solo dal lato direltamente esposto al tiro avversario, come si e usato fino a ora, all'impiego di opere profondamente affondate sollo terra, emergenti solo nelle parti indispensabili al tiro delle armi.

L'impiego estensivo delle fortificazioni fa sl che Ie differenze fra Ie linee fortificate nei vari Paesi non siano pili deltate come un tempo dall'ingegno dei progeltisti, ma condizionate dalle disponibilita di mezzi economici e materiali delle singole Nazioni.

La Francia mette mano al pili gigantesco progetto di fortificazione dell'eta moderna, realizzando la Linea Maginot, destinata a passare alia storia come

LA FORTIFICAZIONE PERMANENTE DI FRONTIERA IN ITALI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

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II Vallo Alpino

la pili celebre opera dell'architettura militare del XX secolo.

La Germania realizza la Linea Sigfrido (Westwa/~, opera fortificata ben pili spartana ed essenziale, sostegno dell'assetto prevalentemente offensive della sua organizzazione militare.

In Italia come risposta alia Linea Maginot francese e approntato il Vallo Alpino, delto del Littorio. Tuttavia, mentre la storia delle linee difensive francese e tedesca e largamente conosciuta, I'esistenza del Vallo nostrano e pressochs ignota persino a molti Italiani.

Con questo articolo ci proponiamo di far conoscere, anche a chi non e esperto di fortificazioni, la storia e la struttura generale del Vallo Alpino che soltanto in questi ultimi anni comincia a essere oggetto di studi storici sull'esempio di quanta accade in Francia per la Linea Maginot. In questo Paese, infatti, esiste ormai da tempo un'ampia bibliografia e numerose fortificazioni so no aperte al pubblico come musei.

Negli anni fra Ie due guerre I'ltalia si trova a dover difendere una frontiera terrestre con un vastissimo sviluppo. Si tratta di 1.851 km di confine, COS! ripartiti: settore francese 487 km, 724 km svizzero, 420 km austriaco, 220 km jugoslavo.

I lavori di costruzione del Vallo Alpino detto del Littorio iniziano nel 1931. Una volta completato coprira un grande semicerchio lungo Ie Alpi, dal Mar Ligure nei pressi di Ventimiglia, fino all'Adriatico vicino a Fiume. L'unico tratto privo di fortificazioni sara il confine italo-svizzero. Lungo questo tracciato esistono comunque notevoli opere fortificate a carattere permanente e semi-permanente, costruite durante la prima guerra mondiale nel timore di un'invasione della Svizzera da parte germanica.

I lavori durano alcuni anni, e in alcuni settori si protrarranno an cora a lungo dopo I'inizio del conflitto, soprattutto lungo la frontiera settentrionale.

La costruzione di una linea fortificata COS! am pia e costosa subira poi Ie critiche di molti storici militari, come Favagrossa che nel suo Perche perdemmo la guerra, qualche anna dopo la fine della guerra scrivera: Per la fortificazione delle frontiere 10 studio, inizialmente logico e ispirato a sani criteri moderni, in seguito purtroppo, per deficienza di fondi, nel campo dell'attuazione enoo soggetto a molte varianti e deformazioni. Anzictie concentrare i mezzi su un

38 tratto limitato, per realizzare una parte periettamente

Sui tetto di questa postazione e collocata una cupoletta d'acciaio per I'osservazione e il tiro con armi leggere.

~

Le feritoie so no rinforzate da spessi scudi d'acciaio. Questa opera si trova nella zona di Pattecroce (Moncenisio) sui confine italo-francese.

Le feritoie delle cupole d'acciaio consentono di battere con il fuoco di armi leggere alcuni tratti di terreno defilati dal tiro dell'armamento principale dell'opera.

II palco allestito per un discorso ufficiale ha la forma di un fortino. La propaganda in Italia non tara pero che pochi accenni al Vallo Alpino, a differenza della Germania e della Francia che ostenteranno invece a tutto il mondo la potenza delle loro fortificazioni di confine.

....

E' possibile visitare molte opere del Vallo interrotte a meta dei lavori di costruzione a causa della vittoria sulla Francia nel 1940.

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rispondente aile esigenze della difesa, si disperse il poco su tutte Ie frontiere. Conseguentemente si porta ovunque I'impressione di miseria: tutto era streminzito, tutto sopraffatto dalle preoccupazioni economiche che si opponevano ai piu razionali sviluppi. E cia pur non mancando nel campo della tecniea costruttiva esempi di qenletite eben studiati adattamenti specialmente ispirati allo imperativo eeonomieo della povette.

Nonostante i giudizi spesso troppo severi circa i criteri di costruzione, I'opera e in realta frutto di un lungo lavoro di progettazione e di attento adattamento al terreno.

Una difesa a tre zone

II sistema fortificato ha una struttura cornplessa,

comprendente tre zone.

Quella piu avanzata e la Zona di sicurezza, munita di capisaldi discontinui con il compito di tenere Ie posizioni pili importanti, impedire azioni di sorpresa e fungere da base per il contrattacco.

Un po' pili arretrata rispetto a questa e collocata la Zona di resistenza, provvista delle pili consistenti opere di fortificazione, in grado di resistere anche se accerchiate 0 superate dall'avanzata nemica. Queste sono solitamente composte da ricoveri e da locali di servizio sotterranei collegati a numerosi elementi attivi in caverna 0 casamatta mediante cunicoIi. In questa zona sono collocati, lungo Ie principali vie di accesso, ostacoli anticarro passivi per ritardare e incanalare un'eventuale avanzata nemica.

Nella Zona di sehieramento devono affluire artiglierie e rinforzi al momenta della mobilitazione. Anche in tempo di pace sono schierate in questa zona alcune batterie di pronto impiego, ospitate spesso all'interno dei vecchi forti della prima guerra mondiale che, disarmati, fungono da magazzini per queste artiglierie mobili.

Nel 1938 e nel 1939 sono avviati lavori per integrare il Vallo con piccole case matte in calcestruzzo.

Vengono progettate tre tipologie di sistemazioni difensive, a seconda dell'importanza della zona da fortificare.

- Opere tipo A. Sono grosse opere, per 10 pili ricavate nella roccia, resistenti ai massimi calibri e poste a protezione di direttrici che possono permettere attacchi in massa. Dato il costa elevato di queste opere, viene realizzato solo un ristretto numero di esemplari. So no previste cinque 0 pili postazioni dette mal/oppi, messe in relazione I'una con I'altra mediante gallerie di collegamento. Le dotazioni comprendono locali sotterranei per ospitare il personale e i servizi igienici.

Contrariamente alia Linea Maginot, questa fortificazione non e concepita per essere occupata in permanenza e quindi gli allestimenti sono volutamenti spartani.

Esistono solo rudimentali sistemi di riscaldamento

e I'energia elettrica per I'illuminazione e garantita da 39

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Si tratta di un Corpo multiarma, dato che riunisce truppe d'Artiglieria, Fanteria e del Genio. La legge nr. 369 del 9 maggio 1940 in merito all'organizzazione del Regio Esercito prevede la costituzione di undici comandi della Guardia alia Frontiera, retti da Generali di Brigata, ventun comandi di Settore di coperture, comandati da Colonnelli, un Reggimento di Fanteria, dieci Reggimenti di Artiglieria, di cui uno autonomo, oltre a varie compagnie del Genio. In realta I'organico disponibile all'entrata in guerra e molto superiore a quanto previsto e a quanto poi si dirnostrera necessario, data la natura prevalentemente offensiva della campagna del 1940 contro la Francia.

Ma ora torniamo a pari are del Vallo Alpino; contando pero di potervi proporre in un prossimo futuro su queste pagine una storia plu ampia di questo Corpo, poco noto, del Regio Esercito.

Un lavoro interminabile

Le difficolta di realizzazione di un sistema fortificato COS! vasto rallentano I'andamento dei lavori; questa e la situazione di approntamento delle difese alia vigilia della seconda guerra mondiale (da una relazione in data 8 maggio 1939) [1]:

- Scacchiere occidentale. E' ultimata la sistemazione difensiva periferica sulle grandi direttrici; fra Ie minori resta da provvedere alia chiusura della Val Pellice, della Valle Orco e delle due Sture.

Entro I'anno e in programma il conferimento di una maggiore protondita agli sbarramenti di principale importanza, I'interdizione delle direttrici ancora incomplete e il completamento degli sbarramenti di sicurezza e di quelli arretrati, gia iniziati alia fine del 1938, che devono portare I'organizzazione com plessiva su una protondita variabile dai 30 ai 50 chilometrio

So no gia efficienti 460 opere con 1.100 mitragliatrici e 133 pezzi di vario calibro ( batterie in caverna e pezzi controcarro) e altrettanto armamento deve essere distribuito entre I'anno per Ie nuove opere da costruire.

La Guardia alia Frontiera, che gia dispone di 10.000 uomini di Fanteria, 800 mitragliatrici, 240 mortai e 90 batterie di vario calibro, oltre Ie gia menzionate armi delle opere, sta ricevendo altre 300 mitragliatrici, 280 mortai e 58 nuove batterie, di cui alcune di grosse calibro e a lunga giltata, atte a tiri di interdizione sui principali centri di affluenza 0 punti di obbligatorio passaggio avversari.

La difesa alia frontiera francese in caso di conflitto sara affidata al Gruppo d'Armate Ovest comandato dal Principe Umberto di Savoia, composto dalla I e dalla IV Armata, gia dislocate in Liguria e in Piemonte, che avra anche il compito di effettuare azioni offensive nelle Alpi Marittime e nell' Alta Savoia. In posizione pru arretrata, e collocata la VII Armata.

- Scacchiere settentrionale. Alia frontiera italo - svizzera sono in corso di ultimazione alcune strade di accesso ai passi plu importanti, ed e previsto di munire con sbarramenti anticarro i valichi di interesse preminente.

Tutto il tratto di confine dal Monte Rosa allo Stelvio e affidato al XVI Corpo d'Armata, che all'emergenza assurnera la denominazione di Corpo di Osservazione Svizzera (C.O.S.) con il compito di parare eventuali azioni di sorpresa attraverso il territorio elvetico.

Sulla frontiera italo - tedesca continuano i lavori della difesa periferica con sbarramenti avanzati e capisaldi sulle direttrici principali e, in particolare, esistono alcuni sbarramenti arretrati a cavallo delle comunicazioni della Carnia e del Tarvisano.

Entro il 1939 e in programma il miglioramento della difesa in profondita, specialmente in Alto Adige, e la chiusura delle direttrici minori.

Esistono 161 opere, con 336 mitragliatrici e 39 pezzi, da ultimare nel secondo semestre, oltre a 50 mitragliatrici, 108 mortai e 31 batterie della Guardia alia Frontiera, con 1.000 uomini di Fanteria.

- Scacchiere orientale. La sistemazione difensiva periferica (10 sistema) e pressochs completa ed efficiente. II 20 sistema e anch'esso in gran parte pron-

to, salvo qualche tratto del Corpo d'Armata di Trieste (strette Semble, Terciane ed Eisane) e nel settore nord del Corpo d'Armata di Udine.

AI momenta sono allestite 208 opere con 647 mitragliatrici e 50 pezzi, oltre ai quali esistono 564 mitragliatrici, 114 mortai, 49 batterie e 13 pezzi controcarro della Guardia alia Frontiera, con 2.000 uomini di Fanteria.

La difesa del settore in caso di eventuali azioni offensive da parte della Jugoslavia e effettuata dalla II Armata.

E' previsto inoltre che il sistema difensivo sia rinforzato in un secondo tempo dall'intervento della VIII Armata.

La mimetizzazione delle postazioni assume a volte forme inconsuete. Questa e mascherata con sottili lastre di pietra.

Armamento delle opere

Esaminiamo ora I'armamento del Vallo A/pino. La linea italiana si differenzia dalla Linea Maginof per il limitato impiego di armi specificamente progettate per Ie fortificazioni permanenti.

- Armi automatiche. In mancanza di armi specifiche sono impiegate quelle normal mente in dotazione alia Fanteria.

Sono collocate in feritoie scudate (almeno in sei modelli diversi, con spessore variabile da 70 a 220 mm), oppure in cupola corazzata (almeno tre tipi) prodotte soprattutto dalle industrie Fiat, Breda, IIva 0 Falk.

- Artiglierie. Sono utilizzati in postazione fissa principalmente due cannoni: il cannone da 47/32 modello 1935, arma anticarro standard dell'Esercito con I'affusto a due code e Ie ruote sollevate 0 incavalcato su un supporto speciale.

II cannone da 75/27 modello 06 su affusto da fortezza e il pezzo di maggior calibro installato in feritoia.

Esistono anche artiglierie montate in cupola, per 10 piu appartenenti a opere difensive anteriori al 1914 incorporate nel Vallo A/pino. Questi vecchi

La visita aile fortificazioni del Vallo Alpino e spesso una buona occasione per ammirare splendidi panorami d'alta montagna.

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II Vallo Alpino del Lillorio

forti, costruiti dal 1889 al 1914, sono attrezzati con torrette a scomparsa da 57 mm e con torrette girevoli da 120 mm e 149 mm.

- Armi varie. Alcune opere so no dotate anche di mortai per battere zone defilate e di lanciafiamme da posizione, posti a copertura di fossi anticarro 0 sbarramenti.

In tutto il Vallo Ie strutture metalliche diverse dalle arrni vengono limitate al minimo indispensabile per motivi economici.

Sono metalliche solo Ie porte d'accesso, spesso provviste di buche di sparo, Ie piastre delle feritoie e Ie torrette degli osservatori.

Giugno 1940: la guerra

II Vallo A/pino e coinvolto solo marginal mente nei combattimenti del giugno 1940 contro la Francia, data la natura offensiva delle azioni condotta dal Regio Esercito.

Questa linea si trova a svolgere la sua vera funzione difensiva quattro anni piu tardi, presidiata dalle truppe della Repubblica Sociale Italiana e dell'Esercito tedesco che si trovano a dover far fronte aile truppe alleate sbarcate in Provenza.

Poi la guerra si conclude e il Vallo va incontro a un destino non cosl felice come quello della Maginot, oggi largamente visitabile dagli appassionati, e che costituisce una meta turistica di grande richiamo.

La maggior parte delle opere del Vallo lungo la frontiera occidentale viene demolita nell' estate del 1948, come previsto dalle clausole del trattato di pace. Si salvano in parte Ie costruzioni che rimangono in territorio francese in seguito allo spostamento del confine.

Dopo la rettifica del confine il Genio Militare francese procede all'inventario delle diverse opere collocate nei territori ceduti dall'ltalia e studia la possibillta di riutilizzarle, costruendo dei nuovi blocchi di combattimento al posto delle entrate originali,

42 sull'esempio di quanto avvenuto ai forti di Verona

Una cupola corazzata per il tiro a!l'interno di una casu pola in pietra con funzione di mascheramento.

Un'altra opera del Vallo Alpino, di cui si puc vedere un malloppo a due feritoie, mascherato da roccia.

all'atto dell'annessione del Veneto da parte dell'ltalia nel secolo scorso. II progetto francese rimane tuttavia senza seguito.

Le opere, avendo perso cosl ogni interesse mil itare, sono attualmente visitabili liberamente.

Purtroppo e scomparsa la maggior parte delle installazioni interne, a volte restano Ie cupole corazzate, Ie porte blindate sono eccezionali e tutti i motori scomparsi.

Diversa e la sorte delle fortificazioni verso I'ex Jugoslavia che non sono rimaste al di la della nuova frontiera. Molte di quelle superstiti vengono integrate nel nuovo sistema fortificato, realizzato con i fondi Nato negli anni Cinquanta e Sessanta a protezione del' confine orientale contro attacchi da parte del Patto di Varsavia, che solo di recente sono state dismesse. 0

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