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IMPIANTI ELETTRICI.

Parte 2 SBOBINATURE DI MOTZO GABRIELE

DIMENSIONAMENTO DELLE LINEE ELETTRICHE.

Il dimensionamento delle linee elettriche si articola su tre principali analisi: l’analisi meccanica , l’analisi
termica e il dimensionamento elettrico.

ANALISI MECCANICA (LEZIONE 5):

L’analisi meccanica si occupa di analizzare le forze in gioco che vanno a interessare i conduttori, ovvero
quegli sforzi elettrodinamici che nascono quando il conduttore è percorso da corrente.

Franco

Per iniziare si può far riferimento a un linea aerea. Si hanno dei conduttori su degli isolatori. Uno degli scopi
del dimensionamento è che il FRANCO sia al di sopra di certi e che la “freccia”(nel disegno quella in
grassetto) misurata dal punto più basso della catenaria deve stare al di sotto di un certo valore. Si vuole
valutare FRECCIA e FRANCO e si deve tenere conto di alcuni aspetti: il peso del conduttore, l’eventuale
presenza di vento e anche la sua velocità e presenza di neve e ghiaccio. Queste sono tutte forze esterne e che
agiscono sul conduttore.

Esistono però delle altre forze che agiscono sul conduttore e che sono dette forze elettrodinamiche: sono
quelle che provengono dall’interno del conduttore stesso e nascono per il fatto che i conduttori sono percorsi
da corrente. Per capire come queste forze agiscono si deve partire dalle basi:

Se si pongono due conduttori vicini percorsi da due correnti differenti i1 e i2, questi due
conduttori sono soggetti ad una forza attrattiva. F12=F21

Se le correnti sono opposti l’effetto è di avere una forza repulsiva. Nel dimensionamento
delle linee si deve tenere conto di queste forze. Per calcolare si utilizza la legge di ampere

μo è la permeabilità del vuoto, che è praticamente uguale a quella dell’aria, h è la distanza in metri tra i due
conduttori paralleli e i1 e i2 sono le correnti istantanee quindi i1=i1(t) e i2= i2(t) se si sta parlando di AC,
mentre se si sta parlando di DC le correnti saranno I1 e I2. La formula ci dice che la forza è direttamente
proporzionale alle due correnti che percorrono i due conduttori, ed è inversamente proporzionale alla
distanza h. questa è una forza per unità di lunghezza e si considerano due conduttori lunghi 1 m.

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CASO TRIFASE.

Negli impianti elettrici si può avere un sistema trifase con i conduttori che possono essere disposti ai vertici
di un triangolo equilatero (es i tralicci), oppure possono essere disposti tutti e tre in piano, oppure ancora si
può avere un sistema monofase con due conduttori, un conduttore di fase e uno di neutro. Le correnti in un
sistema trifase sono costituite da un terna simmetrica:

Al passaggio della corrente si generano delle forze tra i conduttori. Se in base alla relazione di Ampere si va
a calcolare la forza che per esempio dal conduttore 1 si manifesta nei confronti del 2 si ottiene:

Si vede subito che la forza è proporzionale all’inverso della distanza, quindi più i conduttori sono vicini
maggiore è la forza. Ma a forza è anche proporzionale al quadrato del modulo delle correnti che passano nei
due conduttori. Questo significa che aumentando le correnti la forza aumenta in grande misura es
cortocircuito il trasformatore può addirittura esplodere.

Se si va a usare le proprietà della somma o della moltiplicazione dei coseni si ha:

scomponendo si ha:

Si osserva che la seconda componente della forza è costante, mentre la prima componente è pulsante con
frequenza doppia rispetto alla frequenza della corrente che passa attraverso il conduttore. Dal punto di vista
pratico la formula serve per determinare la condizione nella quale è massimo lo sforzo a cui sono sottoposti i
conduttori della linea trifase.

La relazione che esprime la forza massima tra due conduttori posti ad una certa distanza l’uno dall’altro al
passaggio di una determinata corrente è:

il fatto che ci sia 10-8 non significa che la forza sia debolissima. In
condizioni normali lo è, ma se avviene un corto circuito e per esempio la I
diventa 5000 A la forza diventa notevole.

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SOVRACCARICO Per quanto riguarda le condizioni di regime bisogna capire perché ci si deve preoccupare del sovraccarico e come si può valutare la temperatura di massimo sovraccarico e quindi ad esempio cosa è la portata nominale di un cavo e perché si può verificare il sovraccarico. quindi si avrà la forza dei conduttori 1 e 3 che sono quelli che si può calcolare come: 𝐼 2 𝐾𝑔 𝐹13 = −3. quando vengono percorsi da corrente si riscaldano e questo riscaldamento è diverso a seconda che ci si trovi nella condizione di funzionamento ordinario o nella condizione di funzionamento a regime.06 10−8 [ ] ℎ 𝑚 Il segno ± sta a indicare che la forza può essere di tipo attrattivo o repulsivo. Un conduttore percorso da corrente assume una temperatura Tc maggiore di quella dell’ambiente circostante questo è dovuto all’effetto Joule. CASO MONOFASE. i conduttori sono caratterizzati da una resistenza elettrica quindi. 3 . h 𝐼 2 𝐾𝑔 𝐹2 = −4. l’analisi termica e il dimensionamento elettrico. Quello che cambia è l’entità della corrente.08 10−8 [ ] ℎ 𝑚 LEZIONE 11 e LEZIONE 12: Come si è già accennato altre volte il dimensionamento delle linee elettriche si articola su tre principali analisi: l’analisi meccanica . ANALISI TERMICA: Il problema termico è molto importante. I conduttori si trovano in una posizione asimmetrica. h h Un altro caso tipico potrebbe essere quello in cui i conduttori sono disposti su un piano.29 10−8 [ ] ℎ 𝑚 Mentre la forza massima sul conduttore 2 sarà: 𝐼 2 𝐾𝑔 𝐹2 = ±3. ora si analizza l’analisi termica. Nella lezione 5 è stato affrontato il problema dell’analisi meccanica.CASO TRIFASE (Conduttori disposti linearmente). in cortocircuito si hanno correnti chiaramente molto più grandi quindi il fenomeno è rapidissimo.

Prima cosa importante la corrente Ib<Iz. La portata del cavo la si confronta con la corrente che si pensa debba passare nel cavo stesso Ib. K2 dipende da come sono fatti i conduttori. k1 è inferiore a 1 se la temperatura è superiore a 25°C mentre è superiore a 1 se la temperatura sta sotto i 25. La temperatura è direttamente responsabile di come avviene questo processo: se la temperatura esterna è molto alta si riduce la capacità di trasporto della linea mentre se la è bassa il cavo può portare più tensione.Un eccessivo riscaldamento è dannoso: provoca aumento della resistenza si può cuocere l’isolante o dare origine a incendio. (per calcolarla basta fare la formula inversa della precedente equazione vista. sospeso. quindi che scambia calore nel modo migliore possibile. in fascio. si calcola I conoscendo la temperatura Ta che di norma è 25°C e la Tc è la temperatura del cavo). La corrente Ib se si considera una linea che va ad alimentare tanti carichi è calcolabile come : dove Kul è un coefficiente di utilizzazione. quanti conduttori. È quindi necessario stabilire i valori massimi consentiti di corrente affinché la sovratemperatura non superi i valori ritenuti di sicurezza La corrente massima (portata) ammissibile per periodi prolungati da qualsiasi conduttore in servizio ordinario deve essere tale che la temperatura Ts non superi il valore appropriato indicato nella tabella (norma CEI 64-8) Quindi ad ogni tipo di cavo caratterizzato da una temperatura massima gli viene associata una portata che equivale alla corrente massima che può sopportare. quanti strati. 4 . a strati. La portata di norma viene indicata come Iz perché è la portata di una cavo da solo in aria libera. e poi aspetto fondamentale come sono messi. tipicamente i motori elettrici lavorano al 75% della loro potenza nominale. quindi si sta usando il consumo a regime si dimensionerà l’impianto per una potenza inferiore al massimo che il motore può erogare.

I sovraccarichi si manifestano mentre l’impianto è privo di guasti e sottoposto a normali condizioni di lavoro. è compito dell’ingegnere scegliere questi parametri se per esempio si ha un impianto dove tutti lavorano insieme contemporaneamente sarà un Kc vicino a 1. Quando succedono cose al di fuori della condizione normale si comincia a parlare di linea in sovraccarico o in cortocircuito. a terra ecc. fasi e neutro. il cortocircuito si verifica invece in un impianto o in un componente in seguito ad un guasto.Kc invece è il coefficiente di contemporaneità. o tra conduttori e la terra. invece in un impianto dove se funziona una macchina non funziona l’altra si avrà un kc più basso. Il contatto stabilisce un percorso per il flusso di corrente che ha impedenza piccola (se nulla o trascurabile si dice cortocircuito franco). sembra che passi più corrente ma in realtà ce né di meno e infatti i rifasamenti si fanno per questo. in generale è difficile che tutti i carichi sono collegati insieme quindi per tener conto di questo fatto si usa kc. Si ricorda che Quando per esempio viene detto che si ha un carico induttivo con cosφ=0. Esempio di sovraccarico: corrente di avviamento di un motore. 5 . nel senso che essi prelevano un carico superiore alla corrente d’impiego Ib prevista. Se si sceglie un Kc molto alto significa che la corrente che si impiega sarà molto bassa rispetto alla realtà. funzionamento momentaneo di un numero di utilizzatori maggiore di quello previsto in sede di progetto. viceversa con un condensatore si fa l’arcocoseno ricavandoci il seno dell’angolo e sapendo che è capacitivo sarà in anticipo. Il cortocircuito può essere rappresentato secondo il circuito che si vede in figura: può essere causato da un contatto tra conduttori. Esempi di cortocircuito invece contatto tra le fasi. Non si sbaglia invece se si utilizza la formula più evoluta: la Vn è indicata come vettore ma comunque è la tensione di riferimento e conviene prenderla con fase zero. Il sovraccarico può essere tollerato per un tempo limitato (minuti/ore) il cortocircuito deve essere interrotto istantaneamente.8 allora attraverso l’arcocoseno si trova l’angolo e poi con il seno dato che è induttivo sarà in ritardo. il cortocircuito presuppone invece che la corrente si richiuda nel circuito elettrico a causa di un guasto d’isolamento che può verificarsi in infinite posizioni e a cui corrisponde una corrente la cui entità dipende dalle condizioni di guasto. Attenzione quindi quando viene chiesto se mettere un condensatore conviene o no. La corrente Ib come detto è direttamente collegata ai fattori Kc e Kul. Il sovraccarico è imputabile esclusivamente agli utilizzatori. Questa formula va bene solo per gli sfasamenti piccoli altrimenti si commettono errori molto gradi e se inoltro gli sfasamenti sono tutti dello stesso segno. I sovraccarichi e i cortocircuiti provocano aumenti lenti o repentini della temperatura oltre il limite ammissibile degli isolanti o dei conduttori di rame.

Un'altra relazione valida per solo gli interruttori automatici è If <= 1. L’ energia che viene prodotta sarà dunque: 6 . questo oggetto è chiamato interruttore automatico. è quella per la quale non si ha l’apertura di un interruttore in un tempo convenzionale. Per far fronte ai problemi di sovraccarico e cortocircuito si utilizza un oggetto che ogni qual volta per esempio si sta utilizzando per troppo tempo in sovraccarico un determinato conduttore toglie la tensione. Per quanto riguarda le condizioni di protezione non basta che la corrente Ib < Iz ma deve essere anche più piccola della corrente che fa intervenire il dispositivo o al massimo uguale: In rappresenta la corrente nominale dell’interruttore. Da quella relazione poi si può studiare cosa succede quando accade un sovraccarico o comunque come si può gestire calcolando le temperatura la corrente Ib ecc. La relazione dice in sostanza che: se si vede passare una corrente un po’ più grande di In in un tempo più o meno lungo si apre l’interruttore per proteggere il cavo. Oltre alla corrente In si può definire la corrente Inf ovvero corrente di sicuro non intervento. L’energia termica che viene prodotta porta ad un fortissimo aumento di temperatura nel conduttore che non riesce ad essere smaltito verso l’esterno. Per quanto riguarda il cortocircuito la relazione che si deve prendere in considerazione è diversa. Nei primi istanti il sistema si comporta come se ci fosse un processo adiabatico cioè senza scambio di calore. If corrente si sicuro intervento per la quale si ha sicuramente l’apertura dell’interruttore in tempo convenzionale (1h o 2h) e corrente di intervento magnetico Im ovvero valore per cui si ha l’aperutra dell’interruttore in un tempo pressochè istantaneo. Il potere di interruzione degli interruttori è definito con riferimento al valore efficace della componente simmetrica della corrente di cortocircuito.Le formule nell’immagine precedente valgono in regime permanente. nel momento che avviene il cortocircuito la Icc sarà data dalla somma di una componente simmetrica e componente unidirezionale. Il cortocircuito come già accennato prima è un sovraccarico di grande entità che si verifica in un tempo brevissimo. perché si vuole che la corrente che passa nel cavo sia inferiore a Iz.45 Iz Prima si è osservato quale era la relazione rappresentativa del passaggio di corrente in un conduttore circolare nelle condizioni di regime.

la corrente come si nota è una i minuscola senza il simbolo di vettore infatti è proprio una corrente istantanea e d’altronde non si può moltiplicare un vettore per il tempo.Trascurando lo scambio termico con l’ambiente tutto il calore sviluppato aumenta la temperatura del conduttore A sinistra è presente l’energia dissipata dal momento dell’inizio del cortocircuito per un tempo infinitesimo. per il calore specifica per unità di volume. L’energia specifica passante è data dall’espressione I2 t (in pratica è l’energia che riesce a passare perché l’interruttore non riesce a toglierla in un tempo zero. Prima cosa da fare si elide l dalla formula dato che compare in entrambi i membri: i2 viene anche chiamata energia specifica. A differenza della formula utilizzata per il sovraccarico in cui è previsto lo scambio con l’esterno qui non ci sono scambi. c’è solo il termine di aumento della temperatura. Questa energia la si ottiene moltiplicando il volume del materiale (dato dal prodotto della superficie per la lunghezza). si deve passare dall’elemento differenziale all’elemento finito attraverso un operazione di integrazione. A destra dell’uguale si osserva l’aumento di energia termica del conduttore. per la variazione di temperatura. È un equazione differenziale. Questo intervallo dovrà essere il più piccolo possibile. Seconda cosa fare è integrare il primo membro al tempo di intervento del dispositivo e il secondo membro si estende dalla temperatura inziale alla temperatura finale: questo è anche definito come l’integrale di joule L’energia in questi termini viene chiamata energia specifica passante infatti t1 è il momento in cui il cortocircuito si interrompe perché l’interruttore ha completato il suo lavoro quindi 0:t1 è il periodo in qui la corrente di cortocircuito passa. 7 .

la sezione del cavo e agli estremi di integrazione ci sono le temperature del cavo to (teta 0) che è la temperatura in cui avviene il corto. si nota infatti che è presente il calore specifico.Chiaramente se passa qualcosa. La dipendenza della resistività con la temperatura porta ad un equazione di questo tipo: sviluppando l’integrale al secondo membro si ottiene: Volendo fissare il limite estremo di funzionamento si può dire che al numeratore ci sarà la massima temperatura di cortocircuito (quindi nel transitorio) e al denominatore la temperatura precedente il cortocircuito. teta. Riassumendo l’espressione diventa: Si deve dunque verificare sempre che l’energia che l’interruttore lascia passare sia più piccola dell’energia che il cavo può tollerare altrimenti il cavo si distrugge. L’altra temperatura. ci sarà anche qualcosa che riesce a resistere a questa corrente. Se si fissano queste due temperature in pratica si è fissate le proprietà del cavo. 8 . tipicamente si riesce a metterle nella forma di una costante “K” moltiplicata per la sezione al quadrato. Ora si deve sviluppare il secondo integrale dell’equazione precedente dove è presente ρ. Il valore della I2t viene fornito da chi costruisce gli interruttori perché non è semplice calcolarlo. è quel valore che si raggiunge alla fine. in questo caso si deve tenere conto di questo fatto. ρ non è costante con la temperatura infatti varia secondo la legge Se nel sovraccarico la variazione di temperatura poteva assumersi costante. La resistività che di norma si utilizza sarà o del rame o dell’alluminio. è bene fissarla in anticipo (per esempio un cavo di 70° si assume che per un tempo brevissimo può resistere a 120°) . quella massima a regime con la massima portata: Quindi tutto quello che si trova al secondo membro a parte la superficie è la costante K che si inserisce nella formula al quadrato. questo qualcosa è il cavo.

Per rappresentare la protezione da cortocircuito sul piano si disegnano la caratteristica I2t del cavo che si deve cercare di proteggere e il cui asintoto verticale è Iz. Quando si verifica un cortocircuito. se si verifica alla fine qui si ha la condizione più gravosa nonostante la corrente Icc sviluppata sia minore. nel caso di cc la posizione è vincolata. In queste condizioni si fa l’ipotesi di un guasto bifase se non è presente il neutro. Come detto l’integrale di Joule rappresenta l’energia specifica passante I2t ovvero l’energia che riesce a passare perché l’interruttore non riesce a toglierla in un tempo zero. e qualunque sia il valore della corrente il tempo di apertura dell’interruttore sarà sempre lo stesso (40-50 ms). una sarà la Iccmax e una la Iccmin. Quindi I2t segue un andamento decrescente esponenziale perché anche l’aspetto termico ha quell’andamento. 9 . questo può verificarsi in tutte le zone della linea. Il magnetico rispetto al termico è molto più veloce infatti dopo Im si vede che si ha una retta orizzontale perché la chiusura è quasi istantanea. Il cortocircuito più grande sarà quello che si verifica all’inizio della linea quindi l’interruttore verrà messo il più vicino possibile alla sbarra (ci sono dei limiti anche qua che sono regolati da norme).LEZIONE 14 (parte 1) la parte 2 si trova nella parte dei trasformatori. questi due valori di corrente dipendono dall’impianto e non dall’interruttore. l’interruttore ci mette tanto meno quanto è meno grande la curva. e la caratteristica I2t dell’interruttore il cui asintoto verticale è In. Infatti per il sovraccarico la posizione dell’interruttore non è decisiva. se invece è presente un guasto fase-neutro. Il segmento che si nota circa al centro deriva dalla discontinuità della caratteristica di intervento dell’interruttore. Questa discontinuità deve riflettersi sull’energia che l’interruttore lascia passare. e il punto per il quale l’interruttore passa dalla caratteristica termica a quella magnetica. e dato che man mano che la corrente cresce l’interruttore ci mette sempre lo stesso tempo ad aprirsi ecco che l’energia specifica aumenta e quindi la curva (secondo grafico) a destra di Im comincia ad aumentare. Corrente nominale e potere di interruzione sono i due parametri che servono per scegliere l’interruttore. È il più insidioso perché essendo piccola la corrente non si capisce se è un vero cortocircuito. La corrente più grande che si può verificare è Iccmax e deve essere più piccola del potere di interruzione dell’interruttore. La protezione da sovraccarico non è obbligatoria sempre. La forma d’onda di un energia specifica passante segue questo andamento I2t è correlata con l’andamento nel tempo su scala logaritmica della caratteristica termica (primo grafico). mentre quella di cortocircuito si. Si devono calcolare due correnti di cortocircuito.

Se si considerano i punti a destra di B la protezione è ancora assicurata perché l’energia del cavo è superiore a quella passante. In questi casi o si cambia cavo o interruttore. C’è solo un intersezione dunque. Il dimensionamento delle linee elettriche si articola su tre principali analisi: l’analisi meccanica . se invece fosse a destra l’interruttore non sarebbe sufficientemente rapido e lascerebbe passare energia più grande di quella del cavo che può sopportare. punto A. LEZIONE 15. In generale si può dire che i trasformatori alta-media sono regolabili cioè consentono di modificare la loro tensione in funzione dei parametri. infatti se si vuole che i carichi funzioni bene. come si vede dalla figura a sinistra si è scelto un interruttore che non fa protezione da sovraccarico le cose cambiano. questi devono essere alimentati a tensione più o meno costante e non ci si deve preoccupare quindi solo che i fili non scaldino troppo. E bisogna ricordarsi inoltre che più la corrente è bassa più l’interruttore interviene lentamente perché attivato dal dispositivo termico e quindi l’energia che lascia passare può essere molto grande. Ma se la corrente di Cc fosse talmente piccola da essere a sinistra del punto B allora non si avrebbe più la protezione. Nella distribuzione quindi in bassa e media tensione si dimensione le linee in modo che anche nel caso peggiore le tensioni stiano dentro dei determinati valori. e circa al 5% per la media tensione. Questo discorso nella trasmissione è più complicato.Se si deve proteggere anche da sovraccarico si avrà che In<Iz e quindi le due curve e i rispettivi asintoti non si toccheranno. in quel caso lo strumento opererà per cercare di tenere la tensione più stabile possibile. Si è già analizzato i primi due punti manca quello del dimensionamento elettrico. Il dispositivo che effettua tale operazione si chiama il “variatore sotto carico” ed è disposto normalmente sul primario perché è preferibile regolare dove c’è minore corrente e maggiore tensione. Il modello a cui si fa riferimento è il modello classico delle linee dove per semplicità vengono trascurate le capacità perché pesano poco. 10 . l’analisi termica e il dimensionamento elettrico. In generale si può accettare una variazione del più o meno 10 % da contratto ma quando si opera su un progetto le cadute di tensione devono rimanere al 3//4 % per la bassa tensione. In questo caso si deve fa fronte anche alla corrente Iccmin o meglio la minima che si può avere alla fine della linea. Il dimensionamento elettrico si basa principalmente sul calcolo della caduta di tensione. Questo dispositivo è grande costoso e richiede molta manutenzione soprattutto negli ultimi tempi con tutta l’energia rinnovabile che è stata inserita: esempio basta una nuvola nel cielo per far crollare la tensione. si può cambiare il rapporto spire e con esso la tensione. Si ha una nuova intersezione oltre al punto A rappresentata dal punto B. a sinistra del punto il cavo ha un energia specifica maggiore di quella dell’interruttore dunque la linea è protetta. Se invece.

Si ha un caduta RI2 e una jXI2 . I trasformatori di media tensione non hanno il variatore sotto carico. Per il calcolo della caduta di tensione è bene riferirsi allo schema della pagine precedente in cui R= rL e X=xL La corrente I2 è sfasata in ritardo rispetto alla tensione E2 questo perché si considerano carichi puramente induttivi (figura di sinistra). φ è l’angolo di sfasamento del carico con la tensione. Si nota che i vari angoli φ sono uguali per costruzione. quindi al posto per esempio di partire a 400 Volt si parte a 440. ma hanno il variatore a vuoto. Se il carico è induttivo l’angolo φ entra nella formula con segno positivo se capacitvo negativo. la tensione resta costante. La differenza tra i moduli di E1 e E2 rappresenta la caduta di tensione da tenere sotto controllo: il tutto però si può anche scrivere come : Se dal punto A si fa cadere la perpendicolare a OB si trova il punto C. dalla circonferenza si trova il punto B sul prolungamento di E2 a partire dal punto D. cioè prima di fornire il carico si decide il rapporto spire. che determina il fattore di potenza. Bisogna immaginare di prolungare il vettore E2 e di fare una circonferenza centrata nel punto O e di raggio OA che è lungo come E1. (può capitare che chi abita vicino alle cabine soprattutto nei momenti di basso consumo può avere problemi di bassa tensione che può portare per esempio al danneggiamento delle lampade. R ed X sono i parametri della linea con cui si alimenta il carico. si conosce già come la tensione scende. Per avere la tensione nominale si deve partire da una tensione più grande (lo si è accennato prima) e si deve tenere conto della caduta di tensione che può esprimere come differenza tra vettori. Il segmento DC lo si decompone in DH+HC ma da questa somma si può dire che Questa formula vale per le stellate se si considerano le concatenate si deve moltiplicare per radice di 3. Il segmento BC è molto piccolo e può essere trascurato. se il carico fosse capacitivo chiaramente avremmo la situazione rappresentata dalla figura di destra. Per cui l’espressione “approssimata” della caduta di tensione è paria a: Si proietta la quantità RI2 sul segmento OB e si ottiene il punto H. I è la corrente che va sul carico.Un oggetto pensato per essere regolato poco in realtà oggi è molto utilizzato. La tensione E1= RI2 + jXI2 + E2 questo è quello che succede nella linea. In termini di potenza la formula viene espressa come: 11 . se non ci si ricorda di questo fatto si possono avere dei risultati assurdi. soprattutto a livello di media e bassa tensione.

ΔV>0 è una caduta di tensione ΔV<0 è un aumento di tensione. prima si trova il conduttore che opera sulla caduta di tensione e poi si fa la verifica sulle portate termiche.Se il sistema è trifase si moltiplica questa formula per √3. (la lezione continua nelle esercitazioni). È quello che succede spesso oggi nelle linee. 12 . Se per esempio in un abitazione è stato montato il fotovoltaico la formula vista precedentemente è incompleta. la generazione è detta generazione non programmabile cioè non si riesce a programmare la produzione in modo da avere una caduta di tensione piccola. L’effetto dovuto alle capacità che possono portare a sovratensione è detto effetto Ferranti. L’entrata in gioco delle energie rinnovabili soprattutto è responsabile di tale evoluzione. La R non sarà sempre la stessa. La tensione Vn nel caso del trifase equivale a quella concatenata. ma attenzione se c’è troppa generazione allora si presenta l’effetto contrario e si ha sovratensione RP<0. Iz ecc. Se si ha un carico capacitivo la potenza reattiva Q diventa negativa e il numeratore diminuisce. L’espressione diventa: La presenza di PG è una buona cosa perché attenua la caduta di tensione. La caduta di tensione dipende dalla potenza attiva e dalla resistenza (potenza reattiva). Il caso più semplice dove si può applicare questo metodo è caratterizzato da avere un carico che deve essere alimentato a sbalzo con un unico carico concentrato distante L dall’alimentazione. quindi i condensatori possono agire positivamente ai fini di ridurre la caduta di tensione. cioè si crea una sovratensione. dopo di che si fa una verifica sulla caduta di tensione e se questa rimane entro il 4//5 %. Per i trifase R e X sono la resistenza e reattanza di una fase. la P non è solo potenza assorbita dai carichi ma è anche la potenza generata dai generatori che ovviamente hanno segno opposto. ma se il Q diventa dominante rende negativa l’espressione. Normalmente la caduta di tensione sono espresse in percentuale della nominale: quindi la caduta di tensione percentuale è pari a: Vale sia per i monofase che per i trifase. quindi la caduta di tensione dipende da quanta potenza si prende il carico pesata per la resistenza. Questo è il metodo più semplice. e poi si avrà l’aliquota della potenza reattiva dei condensatori che hanno sempre il segno -. Inoltre si ha potenza reattiva offerta dai generatori che possono dare contributo sia positivo che negativo e quindi si potranno avere entrambi i segni. ΔV<0. I condensatori hanno il compito di rifasare il carico. DIMENSIONAMENTO DELLA LINEA. In precedenza si è visto che per dimensionare una linea si deve calcolare le correnti di impiego. una volta calcolata questa deve rispettare determinate condizioni In. P e Q le potenze attiva e reattiva assorbite dal carico e V la tensione di fase in arrivo. ma dipende anche da quanta potenza reattiva vuole il carico e con quale segno. più è lunga la linea più pesa. LEZIONE 16 e LEZIONE 17. se il carico è induttivo la potenza reattiva è positiva. si sceglie la sezione del cavo e dal cavo si passa a R e X. Per una linea monofase R e X sono la resistenza e la reattanza totali della linea. Esiste anche un altro metodo che è opposto. e più è grande più è negativa e questo significa che la tensione all’arrivo è più grande della tensione in partenza. La X sarà caratterizzata dalla potenza reattiva degli utilizzatori segno + se i carichi sono induttivi. La formula della caduta di tensione esiste da molti anni e l’evoluzione dei sistemi ha portato questa relazione ad evolversi. P e Q le potenze trifasi assorbite dal carico e V la tensione concatenata in arrivo.

per i sistemi trifase basta moltiplicare per radice di 3: in questo caso V è la tensione concatenata. è compito dell’ingegnere andare a trovare il valore appena più grande nei cataloghi. anche con poca corrente si può avere un importante caduta di tensione se si passa attraverso una linea lunga. Se il sistema è monofase si deve considerare il conduttore di ritorno. Ora si analizza il caso con più carichi. L1. Quindi si moltiplica e divide per la tensione nominale la precedente equazione e si ottiene: dove M è il momento della potenza che dice che quello che pesa è la potenza moltiplicata per la lunghezza. questo è in analogia con il momento della forza che è dato dal prodotto del braccio per la forza. (Linea alimentata da un serie di utenze tutte concentrate. Nel primo tratto di lunghezza L1 passa la somma di tutte le correnti.L3.L2. Normalmente si hanno a disposizione le potenze. si eseguono le stesse operazioni di prima: Per il calcolo di verifica si ha : La superficie S che soddisfa il vincolo dovrà essere : Questo è quello che riguarda sistema monofase e trifase con linea a sbalzo con un solo carico e cosφ=1. in questo caso il momento è dato dal prodotto della corrente per la distanza. Ln indicano rispettivamente i bracci delle singole correnti. cosφ=1 in questo modo nella formula della caduta di tensione non compare il termine XIsenφ. si deve tener conto che la corrente va pesata per la distanza. …. La caduta di tensione monofase sarà pari a: il 2 è dovuto al fatto che il sistema è monofase e quindi c’è il anche il filo del neutro. sezione costante). Se si considera un'unica dorsale della stessa sezione allora si può scrivere 13 . Si suppone che il carico abbia un fattore di potenza paria 1. quindi il momento della corrente è più complicato da utilizzare. quindi si ha: l’effetto della caduta di tensione dipende da tue termini. oppure una grande corrente può provocare una importante caduta di tensione in una linea corta. Per ottenere la caduta di tensione percentuale si può scrivere: Se si vuole trovare la sezione S che soddisfa un requisito progettuale di dimensionamento si esplicita la S: in cui ΔVMAX è la massima caduta d tensione che si può accettare. nel secondo tratto passeranno tutte le correnti eccetto la prima e così via fino all’ultimo tratto in cui passa solo la In. Queste formule valgono per un sistema monofase. Il termine che viene fuori non è un valore commerciale. Il termine LI=M’ è il momento elettrico della corrente.

Se si immagina di avere sezioni diverse la caduta di tensione sulla linea sarà: in cu l1 l2 ln sono le lunghezze dei singoli tratti della linea decrescente. e cosi via. quindi il fatto che ΔV= ΔVMAX significa che l’equazione assume la forma ΔV . la caduta di tensione non deve essere superiore alla massima caduta accettabile ΔV<= ΔVMAX. Si definisce la funzione costo C(S1 S2. CASO SEZIONI DIVERSE. il problema non può passare direttamente dalla ΔV. e a quanti chilogrammi di rame si deve utilizzare. La soluzione del problema si ottiene se si impone che tutte le derivate parziali rispetto alle e rispetto 14 . analogamente il baricentro delle potenze e il prodotto delle potenze per le distanze rispetto al centro del carico. Quindi. La caduta di tensione dipende dalla somma dei momenti dei carichi ed è la stessa caduta che farebbe un unico carico concentrato pari alla somma di tutte le potenze applicate al baricentro. Questo problema può essere risolto con i moltiplicatori di Lagrange. Si deve chiaramente trovare un equilibrio tra costo e rame utilizzato. Sn) si hanno chiaramente dei limiti e dei vincoli da imporre. In questo caso si pensa a un funzione costo legata al volume. Il baricentro dei pesi è il prodotto dei pesi per le distanze. in questo caso allora le relazione per quanto riguarda il dimensionamento saranno: per il sistema monofase per il sistema trifase. la sezione deve essere un numero positivo Si>0. il che significa andare a costruirsi una funzione lagrangiana che è data dalla funzione che si vuole minimizzare più lambda volte il vincolo di uguaglianza. Se la sezione non è costante si può fare solo il calcolo di verifica. Per quanto riguarda il ΔV% si avrà nel caso monofase Per il sistema trifase invece: Queste formule sono ricavate nell’ipotesi di utilizzare un'unica sezione per tutto il tratto di conduttore. Quello di avere imposto la sezione costante è obbligatorio per fare il calcolo del dimensionamento.Li rappresenta la distanza del generico carico dal punto di alimentazione. L’espressione scritta ha N incognite che sono le N sezioni dei singoli tratti che si vuole fare a sezioni diverse. ma siccome si vuole sfruttare al meglio il materiale si impone ΔV= ΔVMAX. nel tratto l2 il quale è caratterizzato da un sezione S2 c’è la sommatoria di tutte le correnti che vanno da 2 a N quindi non quella del tratto 1. Nel tratto l1 coincide con L1 e passa la somma di tutte le correnti a valle di l1.ΔVMAX = 0. La precedente equazione si può dunque sviluppare come Espressa in termini di momenti delle potenze rispetto al centro di carico. ….

è una soluzione economica ed è in pratica il rapporto tra la sezione e la radice della corrente sia uguale su tutte le sezione: Questo risultato è uno dei tanti disponibili. CASO CARICHI DISTRIBUITI (caso monofase). La corrente unitaria moltiplicata per la lunghezza della linea da il totale del carico che la linea prende. Ma nel tratto fino a X c’è la caduta di tensione della parte non ombreggiata. moltiplicato la lunghezza della linea I= i L. i palazzi sono talmente vicini che la rappresentazione a carichi concentrati è troppo approssimativa. Ci si pone a una distanza X dal centro di alimentazione e si scrive l’effetto della caduta di tensione alla distanza X: in cui i x è la corrente complessiva che alimenta tutto il carico distribuito fino al punto X. Se si fa uno studio esempio in media tensione che deve alimentare un quartiere i carichi. La quantità (x/2) è dovuta al fatto che dal punto di vista della tensione è come se la corrente fosse applicata nel baricentro e il baricentro di quel rettangolo è in x/2. per questo motivo si una il termine a carico distribuito. quella a valle della del punto X e si estende per una lunghezza L-x così quest’incremento viene gestito dal termine i(L-x). ed è in relazione che si p scelto di risparmiare sul rame in modo ottimale e si scelgono sezione rapportate alla corrente in modo che il rapporto sia costante. quindi fino al punto X. 15 .Se si imposta il problema in questo modo si riesce a trovare una soluzione. Quello che interessa maggiormente nello studio è la caduta di tensione più gravosa perché è questa che serve ai fini del dimensionamento. Si raccoglie a fattor comune la “i”: e poi si sostituisce la X con L e si ottiene: la quantità x(L-x) non pesa più in questo caso ma questo è giusto perché ci si trova alla fine della linea e non c’è niente dopo. Si definisce una corrente “i” (minuscolo) [A/km]. la corrente che viene complessivamente erogata dalla cabina è il prodotto del carico per unità di lunghezza. Nei sistemi trifase le formule sono del tutto analoghe con l’unica differenza che c’è la radice di tre: questa volta rimane √3 perché non si sta passando attraverso le potenza e quindi non si elide. i L= I e quindi si ha Con M’ il momento della corrente complessiva rispetto al centro di alimentazione.

appena la simmetria si altera allora le correnti dalla due centrali differisce.RETE GESTITA AD ANELLO. Nella realtà non esistono solo casi di questo tipo ma ci possono essere anche situazioni in cui le linee sono chiuse e magliate. 16 . La seconda cosa è che la caduta di tensione che si vede arrivando da A deve essere uguale alla caduta di tensione che si vede arrivando da B. Le linee magliate aumentano l’affidabilità. In questi casi si può applicare il principio di sovrapposizione degli effetti e quindi si può considerare un carico per volta. Tutti i casi visti in precedenza si rifacevano a reti radiali e individuato il punto di alimentazione il carico veniva alimentato da una sola linea. sono più complesse perché le linee sono viste in parallelo ed è più difficile gestire le protezioni e il cortocircuito. e se si indica con LA la distanza del carico dal centro di alimentazione A e LB la distanza del carico dal centro di alimentazione B si può scrivere: e considerando che si è fatta l’ipotesi di avere la stessa sezione e stesso materiale lungo tutta la linea risulterà LA IA = LB IB quindi si ha e si può riscrivere la somma delle due correnti come: e infine risulta: La corrente che esce dalla stazione B dipende dal momento della corrente calcolato rispetto ad A sul totale della corrente e in modo analogo la corrente che esce dalla stazione A dipende dal momento della corrente calcolato rispetto a B. Se il carico più grande è vicino alla stazione B questo sarò alimentato maggiormente dalla stazione B che è la più vicina. Si suppone di avere un linea con “n” carichi ciascuno disposto a distanza li dal precedente. Nella figura si osserva che al linea è alimentata da due estremità e si fa l’ipotesi che Va=Vb quindi in pratica è una linea ad anello con tensione uguale agli estremi. Le due centrali forniscono due correnti IA e IB e al prima cosa che deve succedere è che IA + IB = I che è quello che il carico richiede. quindi si avrà: Se i carichi sono simmetrici rispetto alle due centrali allora si avranno correnti uguali. ci sono però anche dei vantaggi quali ad esempio l’individuazione di un guasto e la sua successiva eliminazione. CASO RETE AD ANELLO CON PIU’ CARICHI. Per la corrente che esce dalla stazione A si devono considerare il momento di tutte le correnti rispetto alla stazione B e dividere per la lunghezza complessiva della linea.

ovvero la caduta di tensione ad un lato della sezione deve essere uguale alla somma delle cadute di tensione nei tratti all’altro lato della sezione. Un esempio lo si vede in figura: nello schema di sinistra in corrispondenza del punto 3 si una carico pari a IA – I1 – I2. si sceglierà quella più grande. se invece quella differenza resta positiva significa che anche dopo il carico I1 la corrente continua a seguire lo stesso verso. Si troveranno due sezioni diverse. Si possono dunque scrivere una sistema di equazione: 17 . Se si fa riferimento all’esempio in figura la caduta di tensione dovrà essere uguale in tutta le sezione di controllo e dato che si hanno due carichi si individuano nella linea i tratti che servono per i calcoli l1 l2 l3 l4 Si suppone di prendere il punto dove c’è il carico 1. Il punto intorno al quale c’è l’inversione della corrente è il punto in cui la linea in qualche modo è stressata. Il punto di inversione dipende da quanto sono grandi IA e IB e quindi dipende da come sono posizionati i carichi cioè dipende dal momento dei carichi rispetto ai centri di alimentazione. Questo non avviene nei carichi distribuiti. Le correnti che escono dalle due cabine primarie si devono determinare e saranno pari a: la somma delle due correnti deve essere uguale al carico. Nel punto di inversione si può fare un taglio e quindi si studiano due sottosistemi. In questo caso si hanno solo due carichi I1 e I2 e un punto S in cui si affacciano le due diverse sezione SA e SB dell’anello. Nel caso precedente si è analizzato il problema assumendo che la sezione fosse unica è uguale per tutte e due le sezioni.Il sistema è radiale quindi la corrente nel tratto tra I1 e I2 è IA – I1 se questa differenza è negativa significa che i carichi sono tali che il carico I1 in gran parte è alimentato dall’altra linea. linea alimentata da un estremo con più punti di carico. Si calcolano le due correnti IA e IB e si trova il punto di inversione. La caduta di tensione al carico 1 coincide con La rete è gestita ad anello chiuso quindi si deve andare a vedere cosa succede nei singoli tratti in riferimento alle cadute di tensione. Dato che si ha a che fare con carichi concentrati le inversioni avvengono in punti precisi perché i carichi si trovano in punti ben localizzati. per esempio nel tratto l3 passerebbe una corrente pari a IA – I1 – I2 e prima o poi questa differenza diventerà negativa ci sarà un’inversione del verso della corrente. ALIMENTAZIONE DA DUE ESTREMI MA CON SEZIONI DIVERSE. Togliendo via via correnti succede che diventa dominante l’aspetto negativo. mentre a destra con la sezione B nel punto 3 c’è il carico 3 per la quota parte IB – I4 Questi due sistemi resi indipendenti si dimensionano con il criterio delle linea a sbalzo. ma siccome l’obbiettivo e di averne solo una di sezione.

Se si conosce SA e SB si ha un sistema di due equazioni in due incognite e quindi il calcolo di verifica è determinato. una serie di tratti di linea. non si sta facendo altro che aggiungere uno zero al circuito precedente. con diversi carichi sempre monofase. Si inseriscono due generatori VA di segno opposto in serie a VB. ALIMENTAZIONE DA DUE ESTREMI CON TENSIONI DIVERSE. Anche in questo caso si può applicare il principio di sovrapposizione degli effetti considerando un carico per volta. Il secondo sistema è caratterizzato dalla presenza di due generatori con uno pari alla loro differenza VB . Un sistema ha due VA uguali e praticamente si rifà al caso di una rete alimentata con 2 tensioni uguali (vedi pag 16) e le correnti I’A e I’B si possono calcolare. Per prima cosa si calcolano le correnti nel primo circuito applicando la formula per la linea alimentata da due estremi con tensioni uguali: così facendo il primo circuito è risolto. Non si può fare invece il calcolo del dimensionamento perché si hanno un numero di incognite troppo alto rispetto alle equazioni che si hanno a disposizione. 18 . il generatore VB e le due correnti IA e IB e poi una serie di carichi che si rappresentano per semplicità con delle impedenze. si risolve il circuito in due circuiti in cui si combinano gli effetti.VA. Si compone il circuito in maniera tale da riferirlo a casi più semplici. In questa maniera si può applicare il principio di sovrapposizione degli effetti. Si fa l’ipotesi che VA > VB . Il sistema si può rappresentare mediante un schema circuitale: Si ha un generatore VA.

Si suppone che i carichi siano concentrati. e nel parallelo vince l’impedenza piccola. altrimenti si consumerebbe troppo. RETE MAGLIATA (CASO COMPLICATO) I casi precedenti con due alimentazioni si potevano intendere come delle piccole reti magliate. Più sono i nodi alimentati e maggiore è il numero di equazioni che si devono considerare. Le correnti di questo secondo circuito si ottengono dal rapporto tensione impedenza: Dato che il fattore di potenza è unitario non si parla di impedenza della linea ma di resistenza dell’intera linea e siccome si è fatta l’ipotesi che VA > VB si può scrivere: la corrente va dalla tensione più grande alla tensione più piccola. dopo aver trascurato si analizza il parallelo tra la serie delle prime due impedenze di linea e il secondo carico. Più è grande la resistenza della linea meno questa corrente si sente. Ora si analizza cosa succede in un caso un po’ più complicato. anche in questo caso l’impedenza del carico è molto più grande di quello della serie e si può trascurare anche questo carico. in quanto il modello dei carichi a impedenza costante non è comune si dovrebbero rappresentare a potenza costante). Il primo carico si può trascurare. In figura si nota come i flussi di alimentazione arrivano da più nodi detti alimentanti (erogano corrente ai carichi). Dato che si è trascurato tutti i rami derivanti risulta che le correnti I’’A e I’’B risultano uguali ed opposte e allora si avrà: In conclusione le due correnti della cabina primaria. i punti B e C sono detti invece nodi alimentati ovvero nodi nei quali la tensione dipende da ciò che succede nella rete. mentre le linee devono consumare il meno possibile quindi l’impedenza della linea deve essere molto più piccola rispetto all’impedenza del carico e allora si avrà un impedenza piccola in parallelo con impedenza molto grande. È di valore negativo il che significa che una cabina eroga di più e l’altra cabina si deve prendere questa corrente di circolazione. Un carico deve assorbire chilowatt.Il secondo circuito è caratterizzato da una serie di impedenze (non è del tutto realistico. 19 . dopo aver applicato il principio di sovrapposizione degli effetti risultano essere La corrente che circola tra le due cabine prende il nome di corrente di circolazione e non interessa il carico. Questo effetto è tanto più grande quando maggiore è la differenza tra le due tensioni. Per risolvere questo tipo di sistema si fa riferimento alle equazioni di COLTRI. Il discorso si può applicare a tutte le impedenze perché comunque l’impedenza delle linee è sempre molto più piccola di quella dei carichi.

si doveva trovare il punto dove si inverte la corrente e lì si doveva appunto dividere cioè fare il taglio. La stessa relazione si può scrivere per i nodi BC e i nodi BD: La sovrapposizione degli effetti implica che queste correnti si sommino. si calcolano le sezioni. Il problema sta nel fatto che: dimensionate le singole reti.L’idea è sempre quella di applicare il principio di sovrapposizione degli effetti e mettere in analogia la legge di Kirchhoff alle correnti. Tutta l’operazione che è stata eseguita per il nodo B la si può applicare anche al nodo si C: Si è trovato . (è un po’ quello che succedeva nella linea alimentata da due stremi. le sezioni non si hanno perché appunto sono le grandezze che si vogliono trovare. un sistema lineare di 2 equazioni in 2 incognite. dunque. Facendo un opportuno numero di tagli si può passare da una struttura magliata a una struttura radiale. una volta che si riuniscono non si hanno congruenze perché la tensione a destra e a sinistra del taglio sarà diversa in generale perchè le sezioni che si sono trovate sono diverse. Si può scrivere dunque che la corrente che va da B verso A è uguale a: (i pedici indicano quali nodi sono interessati). La tecnica che è stata studiata è quella di fare dei cosidetti tagli. il metodo si basa sull’idea di tagliare nei punti in cui si suppone sia massima la caduta di tensione (non si conosce il punto preciso) ovvero nei punti nei quali vi è l’inversione della corrente. Per quanto riguarda il problema del dimensionamento invece le cose si complicano. Si suppone di prendere il punto B dove confluiscono 3 linee. i tagli non vengono fatti a caso. Quindi il numero di tagli che si deve fare deve essere tale da rendere alimentate ad un solo estremo le porzioni taglaite. Se si fanno 3 tagli nella rete in figura questa diventa un sistema di reti radiali alimentate a un solo estremo. dopodichè una volta dimensionata le due sezioni si prendeva quella più grande). la tensione al nodo B è incognita mentre le altre tensioni dei nodi alimentanti si conoscono. Il momento è riferito al punto opposto rispetto a quello dal quale esce la corrente. in questo modo non ci sono le correnti di circolazione. Se queste linee si considerano una alla volta si possono applicare le formule classiche con una differenza. Ma c’è una cosa molto importante. Allora. 20 . Il metodo Coltri se si tratta di un problema di verifica può essere applicato senza problemi. Si ipotizza per impostare il problema di conoscere la tensione nel nodo B. ma come si sa dall’elettrotecnica la somma delle correnti che escono da un nodo è uguale a zero quindi: Le incognite per il problema che si era impostato sono la tensione dei nodi B e C. perché nelle formule del dimensionamento compaiono gli elementi delle correnti di circolazione e queste correnti di circolazione dipendono dalle sezioni dei vari tratti. in questo caso la corrente esce da B e il momento è riferito al punto A.

tutto quello che è stato scritto in funzione di RI cosφ vale anche per XIsenφ. . Nei casi con cosφ=1 la sezione è legata in modo lineare alla resistenza infatti R=ρ(l/S). Questo tipo di procedura si dice che è iterativa. Quindi in queste condizioni non si tenta lo stesso approcio che si fa per il cosφ=1. I casi visti in precedenza prevedevano cosφ=1 e senφ=0 e quindi niente parte reattiva.capacitivi. La formula da cui si parte è quella generale: (tensione riferita alle stellate. Si rifanno i calcoli per il vero punto di inversione e si calcolano le nuove sezioni. In pratica oltre ad avere i momenti delle potenze attive rispetto al centro di carico si avranno anche i momenti delle potenze reattive. in questo caso la reattanza dipende dall’induttanza che a sua volta dipende dalla sezione ma non in modo semplice infatti ln(D/r). 21 . in una posizione diversa rispetto a quello che si era pensata inizialmente (si era fatta un approssimazione perché il punto di inversione lo si può conoscere solo dopo che si è studiata la linea perché si sono calcolate le correnti di circolazione).dopodichè si fa la verifica che in generale porterà a individuare il punto di inversione della corrente. segno + carichi induttivi. Se si fa un approssimazione di questo tipo allora l’equazione sarà: In questo modo si possono applicare tutte le formule viste precedentemente ricordando però che non si troverà la caduta di tensione vera e propria. Per il calcolo del dimensionamento che è funzione della sezione le cose sono diverse. dipende più dalla distanza dei conduttori. Bisogna generalizzare perché nella realtà il cosφ=1 non è poi così diffuso. se si riferisce alle concatenate si moltiplica per radice di 3) Per il calcolo della verifica. Gli angoli devono entrare col loro segno. GENERALIZZAZIONE DEI CASI STUDIATI CON cosφ≠1 Tutto quello che si è appena visto si è basato sull’ipotesi di sistemi a fattore di potenza unitario. ma la caduta di tensione meno il contributo del reattivo. Si considera un fattore molto importante: dato che si stanno trattando sistemi in bassa tensione e si stanno usando cavi isolati la X in queste condizioni dipende da S ma in misura poco significativa.