curiosità Quello strano cattolicesimo alla lumbard Giornalismo scadente e razzismo

Sarà forse stato il dispetto di qualche laico impenitente e anticuriale, oppure l’ennesima fantomatica congiura islamico­comunista di qualche Bin Laden di passaggio, o magari soltanto un po’ di distrazione da parte dei manutentori della sala consiliare. Fatto sta che al consiglio comunale manca solo lui. Anzi, “Lui”: il crocefisso. E siccome un’assenza così importante non può non inquietare i rappresentanti della cittadinanza pavese, ecco che a riportare la croce (e l’ordine) in aula ci pensa la Lega. Del resto, chi meglio dei figli ideologici del buon Gianfranco Miglio può farsi paladino dell’italica cristianità? Chi meglio dei novelli crociati in verde divisa? Non fu forse un impavido leghista (Mario Borghezio) a compiere la mirabolante impresa di portare il presepe fin dentro il parlamento europeo (noto covo di musulmani tagliagole e mangiapreti)? Ebbene, sembra che cinque consiglieri del Carroccio pavese (Fausto Bazzani, Matteo Mognaschi, Antonio Grignani, Oretta Pierotti Cei e Rosangela Vaghi) ne vogliano emulare le mirabili gesta e hanno scritto una lettera al sindaco Cattaneo reclamando il ritorno del grande assente. Perché sia chiaro che “ad averlo duro” (e benedetto) non sono soltanto i leghisti che siedono negli scranni di Strasburgo o della Roma ladrona, ma anche i loro omologhi pavesi. E se qualcuno dei centristi si contorce dall’invidia per la bella pensata («Perché non ci ho pensato io?», si starà mortificando a colpi di cilicio Franco Martini dell’UDC), qualcun altro, con più cautela, approva, magari proponendo di esporre anche qualche altro simbolo religioso (Vincenzo Vigna, IDV). Perché no? Certo, sarebbe da chiedere ai cinque leghisti qual è, ad esempio, il simbolo del grande “dio Po”? Forse la sacra ampolla in cui, a suo tempo, Bossi raccolse le sacre acque del Gange padano? Oppure il mistico braciere di fronte al quale Roberto Calderoli e sua moglie Sabina Negri consacrarono la loro druidica unione? Oppure, qualche altro simbolo celtico o scandinavo: per esempio, qualche bella runa, o un enigmatico triskele o forse il martello di Thor? Magari tutti quanti posti a fianco alla croce (cristiana), giusto per risaltare la purezza (e la sincerità) delle radici giudaico­cristiane del Carroccio. Sia ben chiaro, però, precisano i cinque consiglieri leghisti, che quella di cui si discute non è una richiesta in polemica con i musulmani né con i “bingo bongo” (che nell’ecumenico frasario bossiano sarebbero gli immigrati). Questo ci rincuora. E ci induce a pensare che i cinque allegri cavalieri templari saranno ben contenti di mettere, fra le spoglie pareti del consiglio comunale, un bel crocefisso di manifattura keniota. Uno di quegli splendidi cristi neri che i padri comboniani portano dalle loro missioni in Africa. Siamo certi che accetterebbero di buon grado… Sempre che non venga loro in mente di chiedergli il permesso di soggiorno! eugenio.leucci@tiscali.it Sabato 3 ottobre si è tenuta la manifestazione nazionale per la libertà di stampa. Tutti d’accordo e, chi poteva, in piazza. Certi giornali, però, a volte non meritano proprio di essere difesi. Ad esempio, quando danno spazio a un articolo come quello comparso su la Provincia Pavese del giorno 24 settembre, dal titolo: VIENE TRUFFATA IN STRADA – Non compra dall’ambulante e le sparisce il portamonete, a firma a.a.. Si tratta di poco più che un trafiletto di cronaca, paragonabile quanto a interesse all’episodio raccontato in cento modi diversi negli Esercizi di Stile di Queneau. Solo che l’autore dell’articolo in questione ha deciso di narrare questa banale vicenda in stile “razzista”. Questi i fatti: un’anziana pensionata viene fermata per strada da un giovane, «probabilmente nordafricano» che le chiede di acquistare dei fazzoletti di carta. La signora rifiuta e il giovane non insiste. Pochi minuti dopo la pensionata raggiunge casa e, nel cercare le chiavi, si accorge di non avere più il portamonete. Ma ecco la ricostruzione del giornalista: dalla mera concatenazione di eventi (incontro con l’ambulante + smarrimento del portamonete) si deduce che il portamonete sia stato sottratto dal

pagina 8 i bonarda

mercoledi' 21 ottobre 2009

(probabilmente) nordafricano. Il dubbio non sfiora neppure “a.a.”, che fin dalla prima riga parla esplicitamente di «truffatore» – perché poi?! che c’entra la truffa con il furto? – e «furto con destrezza», prima ancora di aver raccontato i fatti. In assenza di qualsiasi elemento oggettivo che somigli anche lontanamente a un indizio – non parliamo neppure di prove! – è chiaro che l’unica colpa dell’ambulante è quella di «sembrare nordafricano», oltre ovviamente a essere un ambulante. L’insinuazione razzista ben si presta ad accompagnare, nel suo piccolo, il clima razzista che la nuova Amministrazione – in questo degna erede di quella vecchia – cerca di alimentare a Pavia. Non c’è che dire, la Provincia Pavese svolge bene, fin nei minimi dettagli, il suo ruolo di ancella del potere, in sprezzo di ogni principio di garantismo e di buon giornalismo. Chissà che avrebbero scritto se l’anziana signora avesse incontrato sulla via di casa non un ambulante nordafricano, ma uno studente con la kefiah o la maglietta del Che Avvocato Laser www.avvocatolaser.net.

Cristina Niutta

Cristina Niutta, glaciale ed altera avvocatessa berlusconiana grafomane (le sue esternazioni sono spesso pubblicate dal settimanale di destra il Punto), ha ottenuto 586 voti di preferenza alle scorse elezioni, classificandosi così prima tra gli eletti nella lista del PdL. La posizione che ha assunto le darà il compito di rappresentare la linea della giunta rispetto all’ASM, questione importante anche rispetto al tema di questo numero, la privatizzazione dell’acqua (vedi pag. 3). L’assessore Niutta fa parte, come altri politici pavesi, di una dinastia familiare, in quanto il fratello Maurizio è un influente membro del consiglio d’amministrazione della Azienda Servizi alla Persona, ente pubblico che gestisce vari servizi assistenziali. gran dutùr deleghe: Assessore al Bilancio, Rapporti Università e Polo Sanitario, Affari Generali e Servizi Civici, Gemellaggi, Cooperazioni Internazionali, Biblioteche Civiche, Relazioni con la Fondazione Teatro Fraschini e l'Istituzione Vittadini partito: Popolo della Libertà (ala ex Alleanza Nazionale) orientamento politico: tambroniano­montanelliano motto: “Si stava meglio quando si stava peggio (e i treni arrivavano sempre in orario)” animale­totem: grillo parlante sogno nel cassetto: farsi pubblicare una lettera sul tipo di sellatura in uso presso i nobili ostrogoti nella rubrica di Sergio Romano libro sul comodino: E. Biagi, Storia d’Italia a fumetti reddito lordo dichiarato nel 2005: 50.710€

sicaria deleghe: Assessore al Personale, Formazione e Sviluppo Risorse Umane, Rapporti con ASM Pavia e Società Partecipate, Pari Opportunità partito: Popolo della Libertà (ala ex Forza Italia) orientamento politico: vulcaniana motto: “Vi schiaccerò uno per uno come vermi” animale­totem: tirannosauro sogno nel cassetto: nessuno libro sul comodino: I. Asimov, Io, robot reddito lordo dichiarato nel 2005: 13.313€

Continua da pag. 5

Marco Galandra

Marco Galandra è un signore baffuto e perbene, reazionario vecchio stampo (ce lo immaginiamo facilmente con un’uniforme sabauda ad ordinare il fuoco sulla folla al fianco del generale Bava­Beccaris), che in una città come Pavia può anche passare per un “intellettuale di destra”. Galandra si picca di essere un esperto di storia e ha anche pubblicato qualche libretto di storia locale; Alleanza Nazionale, di cui faceva parte, gli aveva assegnato la “pagina culturale” del sito del circolo di Pavia, dove lo storico della domenica si era scatenato in una serie di consigli di lettura al confine tra l’ultraconservatore e il fascista. Andrà senz’altro molto fiero di aver vinto il premio per l’assessorato dal nome più lungo.

I redditi lordi sono ricavati sommando l’imponibile per reddito da lavoro al reddito da lavoro autonomo o da impresa, tratti dalla tabella dei redditi dichiarati nel 2005 da tutti i contribuenti pavesi pubblicato nel 2008 dal Ministero delle Finanze. Le immagini sono liberamente tratte da internet.

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