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Anno CXLVII - N. 134 (44.577)

CITTÀ DEL VATICANO

Venerdì 15 Giugno 2007

Benedetto XVI ai partecipanti alla riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Autonoma Pontificia «Populorum Progressio» per l'America Latina

La «Chiesa della speranza» sente il bisogno di lottare contro la miseria a favore della dignità di ogni uomo e di una vera giustizia
La Chiesa in America Latina «affronta enormi sfide, ma allo stesso tempo è la “Chiesa della speranza”, che sente il bisogno di lottare a favore della dignità di ogni uomo, di una vera giustizia e contro la miseria dei nostri simili». Lo ha riaffermato Benedetto XVI rivolgendosi ai partecipanti alla riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Autonoma Pontificia «Populorum Progressio» per l'America Latina, ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 14 giugno, nella Sala del Concistoro. «La Fondazione — ha ricordato il Papa — è frutto della grande sensibilità che Giovanni Paolo II dimostrava per gli uomini e le donne che più soffrono nella nostra società». «Questa opera, intrapresa quindici anni fa — ha raccomandato —, deve continuare a seguire i principi che hanno contraddistinto il suo impegno a favore della dignità di ogni essere umano e della lotta contro la povertà». Benedetto XVI ha poi sottolineato due caratteristiche distintive della Fondazione. «In primo luogo — ha affermato — lo sviluppo dei popoli deve avere come principio pastorale una visione antropologica globale della persona umana». «Questa promozione integrale — ha spiegato — tiene conto dell'aspetto sociale e materiale della vita, come anche dell'annuncio di fede, che dà all'uomo il significato pieno del suo essere. Spesso la vera povertà dell'uomo è la mancanza di speranza, l'assenza di un Padre che dia senso alla sua esistenza». «La seconda caratteristica — ha proseguito — è l'esemplarità del metodo di lavoro della Fondazione, modello per qualsiasi struttura di aiuto. I progetti vengono studiati da un Consiglio di Amministrazione, composto da Vescovi di diverse aree dell'America Latina, i quali ne fanno una valutazione». «In tal modo — ha evidenziato —, la decisione è in mano a quanti conoscono bene i problemi di quelle popolazioni e i loro bisogni concreti. Così, da un lato si evita un certo paternalismo, sempre umiliante per i poveri e che frena le loro iniziative, e dall'altro i fondi giungono nella loro totalità ai più bisognosi senza perdersi in complessi iter burocratici». «Di fronte alla secolarizzazione, alla proliferazione delle sette e all'indigenza di tanti fratelli — ha concluso —, è urgente formare comunità unite nella fede, come la Santa Famiglia di Nazaret, nelle quali la testimonianza gioiosa di chi ha incontrato il Signore sia la luce che illumini quanti stanno cercando una vita più degna».
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LIBANO

Uccisi in un attentato dinamitardo il deputato della maggioranza antisiriana Walid Ido, suo figlio Khaled, due delle loro guardie del corpo e sei passanti

Beirut insanguinata da un'altra strage
Mentre a Nahr Al Bared non s'interrompono gli scontri tra esercito e miliziani di «Fatah Al Islam»
BEIRUT, 14. Dolore, sdegno e preoccupazione ha suscitato in Libano e nel mondo il nuovo sanguinoso attentato perpetrato ieri a Beirut, dove l'esplosione di un ordigno sul lungomare ha ucciso dieci persone tra le quali il deputato della maggioranza antisiriana Walid Ido, un sunnita moderato, presidente della commissione parlamentare difesa. L'attentato ha ricordato nelle sue modalità quello del 14 febbraio 2005 del quale rimase vittima insieme ad altre 22 persone l'ex Premier libanese Rafik Hariri. Anche ieri, a provocare la strage è stato un ordigno fatto esplodere al passaggio dell'automobile sulla quale viaggiava Ido, con il quale sono stati uccisi il figlio Khaled, due delle loro guardie del corpo e sei passanti. I funerali delle vittime si stanno tenendo questa mattina in una Beirut «blindata» dalle forze di sicurezza, mentre il Governo del Primo Ministro Fuad Siniora ha proclamato una giornata di lutto nazionale. Ido è il settimo esponente della maggioranza antisiriana ucciso in attentati successivi a quello di cui rimase vittima Hariri e, in particolare, il terzo deputato, dopo Gibran Tueni, assassinato il 12 dicembre 2005, e Pierre Gemayel, ucciso il 21 novembre 2006. Come noto, per giudicare i responsabili dell'uccisione di Hariri, di recente il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la costituzione del Tribunale speciale internazionale, sollecitato dal Governo di Siniora, ma al quale è nettamente contraria l'opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah. Islam», da più parti considerato legato all'organizzazione terroristica internazionale «Al Qaeda». Proprio ieri sera, la televisione libanese «Lbc» ha riferito che altri sei miliziani di «Fatah Al Islam» si sono arresi. L’emittente ha specificato che tra loro c'è anche il medico del gruppo, il quale avrebbe rivelato che nei combattimenti a Nahr Al Bared sarebbero stati finora uccisi o feriti un centinaio di miliziani asserragliati nel campo profughi. Dello sdegno internazionale per il nuovo delitto perpetrato a Beirut si è fatto interprete ieri sera il Consiglio di sicurezza dell'Onu che, in una dichiarazione del suo presidente di turno, l'ambasciatore belga Johan Verbeke, ha condannato «ogni tentativo di destabilizzare il Libano attraverso assassini politici o atti terroristici». Il Consiglio di Sicurezza, chiedendo che i responsabili dell’attacco vengano puniti, ha invitato tutte le parti a mostrare «senso di responsabilità» per evitare un ulteriore peggioramento della situazione in Libano ed ha ribadito il proprio sostegno al popolo e al Governo libanesi nel combattere il terrorismo, rafforzare la democrazia ed estendere l’autorità legittima in tutto il territorio. In precedenza, il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, aveva parlato di un evento «inaccettabile», si era detto «molto rattristato da questo tragico avvenimento», e aveva condannato «nei termini più forti possibili atti terribili come questo, che ha ucciso civili e leader politici» ed aveva sollecitato il Governo libanese a «fare tutto il possibile per trovare i responsabili».

Walid Ido (il primo a destra), il deputato vittima della nuova strage a Beirut, in una foto d'archivio scattata il 27 maggio 2005 durante una manifestazione elettorale

Siniora ha chiesto ieri sera che le Nazioni Unite assicurino al Libano «assistenza tecnica per scoprire i responsabili» anche dell’attentato di ieri. In un messaggio televisivo, Siniora ha inoltre chiesto alla Lega Araba di «assumersi le proprie responsabilità» per «proteggere il Libano», dopo l’ondata di assassinii avviata nel febbraio 2005. «Dopo questo crimine, hanno cercato di costringere alla sottomissione i libanesi perché hanno conquistato la loro seconda indipendenza», ha detto il Primo Ministro, riferen-

dosi al ritiro delle truppe siriane dal Libano nell’aprile 2005. «Questa ondata di terrorismo si propone di terrorizzare la maggioranza. Uno degli episodi di terrorismo è la banda che è stata mandata da oltrefrontiera e che l’esercito sta combattendo», ha detto ancora Siniora, in riferimento alla battaglia in corso dal 20 maggio scorso nel campo profughi palestinese di Nahr Al Bared, alla periferia della città settentrionale di Tripoli, tra l'esercito e i miliziani del gruppo estremista «Fatah Al

Le automobili distrutte dall'esplosione

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Israele

Verso la Visita Pastorale del Papa ad Assisi

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: — Alojz Tkáč, Arcivescovo di Košice (Repubblica Slovacca), con gli Ausiliari, le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori Bernard Bober, Vescovo titolare di Vissalsa, e Stanislav Stolárik, Vescovo titolare di Barica, in visita «ad limina Apostolorum»; — Eduard Kojnok, Vescovo di Rožňava (Repubblica Slovacca), con il Coadiutore, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Vladimír Filo, in visita «ad limina Apostolorum»; — František Tondra, Vescovo di Spiš (Repubblica Slovacca), con gli Ausiliari, le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori Andrej Imrich, Vescovo titolare di Castello Tituliano, e Štefan Sečka, Vescovo titolare di Sita, in visita «ad limina Apostolorum»; — Milan Chautur, Vescovo titolare di Cresima, Esarca Apostolico di Košice per i cattolici di rito bizantino (Repubblica Slovacca), in visita «ad limina Apostolorum»; — František Rábek, Ordinario Militare per la Slovacchia, in visita «ad limina Apostolorum».

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Domenica 17 giugno Benedetto XVI sarà ad Assisi per la Visita Pastorale. «L'Osservatore Romano», da domenica 10 giugno, sta pubblicando una serie di «pagine speciali» per presentare i contenuti, i significati e i luoghi del Pellegrinaggio. Nell'edizione odierna, particolare attenzione viene riservata all'incontro con i giovani previsto, nel tardo pomeriggio, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Pagine 9, 10, 11 e 12