You are on page 1of 25

Massimo Luigi Salvadori, Il Novecento.

Un'introduzione, Bari, Laterza, 2002[€ 14,00 –
ISBN 88-420-6727-X]
Gianluca ScroccuUniversità di Firenze
G.Scroccu, "Review of M.L.Salvadori, Il Novecento. Un’introduzione, Bari,
Laterza, 2002", Cromohs, 8 (2003): 1-12< URL:
http://www.cromohs.unifi.it/8_2003/scroccu.html >

1. La storiografia contemporanea
ha riflettuto con molta attenzione
sul secolo appena trascorso,
dedicandogli, anche
recentemente, numerosi lavori di
sintesi e di interpretazione[1]. Il
Novecento, secolo carico di
passioni, ideologie, progresso
tecnologico e scientifico, ma
anche di violenza, stragi e lutti,
ha segnato del resto in profondità
il cammino dell’uomo moderno e
alcune delle domande a cui non si
è riusciti a dare una risposta nel
secolo scorso oggi rimangono
drammaticamente attuali e
coinvolgenti. Tra i lavori di sintesi
più recenti e significativi si
segnala questo volume di
Massimo Luigi Salvadori (il libro è
l’ampliamento di un saggio
precedentemente pubblicato col
titolo Il Novecento: un profilo
storico, come introduzione a
Eredità del Novecento, Istituto
della Enciclopedia Italiana,
2000). Occupatosi già in passato
in maniera assai originale ed
efficace di lavori di sintesi storica

(per citare solo alcune delle sue
opere più recenti, si possono
menzionare L’utopia caduta.
Storia del pensiero comunista da
Lenin a Gorbaciov, 1992 e La
Sinistra nella storia italiana, 1999
entrambe edite da Laterza,
mentre per il Mulino si ricorda
l’ultima edizione di Storia d’Italia
e crisi di regime. Saggio sulla
politica italiana. 1861-2000,
2001), con questo volume lo
storico torinese si è cimentato in
un’analisi dei fondamentali nodi
storici del Novecento attraverso
un saggio interpretativo agile e
denso, dalla scrittura
particolarmente accattivante.
Vista l’ampiezza e la complessità
delle problematiche storiografiche
presenti nel testo, si è preferito,
in questa sede, analizzarne
esclusivamente i principali
elementi interpretativi.
2. All’interpretazione classica di
Hobsbawn, quella del ‘900 come
"Secolo Breve", Salvadori oppone
quella del Novecento come secolo
più lungo della storia universale;
l’autore non crede – come lo
storico inglese ma anche,
seppure da una diversa
angolazione, come Furet – che la
parabola storica dell’URSS segni
irrimediabilmente il Novecento,
perché se è vero che il
comunismo ne è stato una delle
ideologie centrali, altri sono
risultati gli elementi di rottura e
cesura storica che hanno segnato

restato forzatamente fuori dal quadro tracciato da Hobsbawn dato il termine ad quem del suo discorso. è tanto profondamente mutato. per così dire. di tale portata per cui. ma soprattutto per il fatto che «mai in cento anni il mondo. l’agonia dell’impero turco. con la conseguenza che il rapporto tra gli uomini e il loro ambiente vuoi politico e socio-economico vuoi naturale si è. per la prima volta nella storia . capovolto rispetto al passato. il cambiamento sulla conservazione.in profondità il secolo scorso (lo storico torinese ricorda come già prima della rivoluzione d’ottobre vi siano stati elementi destinati a segnare indelebilmente il secolo. il crollo dell’impero cinese. lo sviluppo in India del movimento indipendentista. al punto da far prevalere in modo netto ed evidente la discontinuità sulla continuità. come il "risveglio dell’Asia" con la vittoria del Giappone espansionista sulla Russia zarista. in specie nei paesi sviluppati. I mutamenti avvenuti tra il primo e l’ultimo anno del secolo furono. infatti. l’emergere della potenza degli Stati Uniti. E questo non solo per l’indiscutibile rivoluzione che ha assunto il decennio finale del Novecento. il ripetuto e determinato assalto della Germania alla supremazia continentale di Inghilterra e Francia).

individua i seguenti periodi: quello tra il 1898-1905 e il 1917-1918. Da queste premesse nasce. per suffragare questa tesi in maniera convincente. Il segmento culturale che arriva sino al primo conflitto bellico riveste un’importanza strategica essenziale nell’analisi dell’autore. Salvadori. quello.dell’umanità. Tra gli elementi portanti che accompagnano l’autore e il lettore in questo "lungo volo" nella storia del secolo scorso. il bisogno di partire dall’incredibile e repentina mutabilità delle vicende politiche e socio- economiche dell’uomo novecentesco per tentare di interpretare il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. 158)». secondo la nota definizione di Geoffrey Barraclough). quello tra il 1917- 1918 e il 1939-1941. della seconda guerra mondiale e delle sue conseguenze. emerge con forza il problema della redistribuzione del potere mondiale e la conseguente crisi della centralità europea nella storia mondiale (dwarfing of Europe. infine. individui nati all’inizio del Novecento e vissuti fino a ottanta-novant’anni si sono trovati nel corso della loro esistenza fisica a vivere diverse vite storiche (pag. 3. La fede nel progresso che aveva caratterizzato la storia europea . quindi.

Kazimir Malevič). espresso nelle sue forme più radicali dalla vicenda delle avanguardie artistiche.nel secolo XIX. Il sentimento di rigetto delle tendenze politico- culturali di fine ottocento. morte e distruzione che essa portò cambiarono la prospettiva della crescita infinita e progressiva dell’umanità. per cui l’imponente sviluppo tecnologico e scientifico-industriale avrebbe avviato l’umanità verso nuovi traguardi di convivenza civile. carico di implicazioni anti-borghesi e anti-democratiche. vero momento di drastica rottura con il realismo pittorico in favore della scoperta dell’individualismo e della libertà di espressione e riproduzione (e non a caso il libro ha in copertina un’opera di uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia artistica russa. 4. ma anche in chiave distruttiva. fu spazzata via dall’emergere di nuove insicurezze. da una nuova tendenza a concepire il progresso e le innovazioni in campo tecnologico non più soltanto in senso positivo. La prima guerra mondiale e il carico di violenza. che rendevano oramai superati gli anni della belle epoque. contribuì a creare nel primo decennio del Novecento un nuovo clima in cui convivevano insicurezza e straripanti cariche vitalistiche. l’esperienza bellica .

L’autore mette in evidenza come l’idea liberale e riformista che concepiva la competizione politica ben collocata all’interno del democratico conflitto istituzionale (l’unica sede in cui poteva concepirsi il progresso sociale). dall’altro diffondeva in maniera estrema il senso della mancanza di valore della vita umana e della precarietà dell’esistenza. fu definitivamente cancellata dall’azione dei totalitarismi incapaci di concepire la politica se non come lotta contro il nemico. delle burocrazie dell’industria. 64)». dei mezzi di condizionamento di massa. del potere esecutivo. . la democrazia. il riformismo persero in Europa la loro battaglia nel primo decennio seguente la fine della grande guerra (pag. l’insicurezza di fronte al futuro (pag. l’angoscia per la perdita di significato dell’individuo. Si apriva un periodo cruciale della storia mondiale: «il liberalismo. la convinzione del carattere risolutivo della violenza nella soluzione dei problemi politici e sociali. modificandone profondamente mentalità e tessuto sociale.66)».segnò e lacerò in profondità l’esistenza degli esseri umani che la vissero in tutte le sue manifestazioni. Scrive in proposito Salvadori che «la fine della guerra lasciò un’eredità che da un lato esaltava la potenza dello Stato.

Un’attenzione particolare viene destinata dall’autore all’analisi dei totalitarismi novecenteschi. non aboliva[no] di necessità la distinzione tra i poteri. Se questi ultimi.La fine del primo conflitto mondiale aveva avuto come lascito da un lato la crescita della potenza dello Stato. 5. Decisamente incisive sono le pagine in cui Salvadori delinea la novità dei regimi totalitari nazifascisti e comunisti rispetto a quelli autoritari che avevano caratterizzato la storia precedente. a cui si era sommato l’emergere della convinzione che la violenza potesse risolvere i problemi politici e sociali. mobilitando in chiave nazionalista le masse e trasformando la democrazia in una "nuova politica". dell’industria e dei mezzi di comunicazione di massa. infatti. limitava[no] spesso in maniera drastica l’azione dei partiti d’opposizione. non sopprimeva[no] il Parlamento. avevano rafforzato «enormemente le facoltà dell’esecutivo e tendeva[no] a stabilire uno stretto controllo sull’attività legislativa. dall’altro il disprezzo del valore della vita umana e un profondo senso della precarietà dell’esistenza. reprimeva[no] quando necessario i movimenti delle masse senza mirare al loro inquadramento entro il sistema .

il modello totalitario tese invece a configurarsi come «una specie di moderna teocrazia politica.. perché concepiti come ostacolo al cammino verso il mondo nuovo che queste dittature volevano instaurare. La violenza divenne il pilastro e il modello di regolamentazione della vita politica del sistema di potere dei regimi totalitari. diverso a seconda delle sue specifiche varianti: il dominio del proletariato per il regime comunista di Stalin. che è a dire su un suo Dio politico- ideologico. 53)». lo Stato per il regime fascista di Mussolini (pag. Così lo Stato totalitario venne a fondarsi su un suo principio superiore.. la comunità razziale per il regime nazionalsocialista di Hitler. in quanto fondato sulla fusione tra il potere temporale e il potere ideologico [.politico (pag. fossero i kulaki o i nemici di classe che nella visione della nomenclatura sovietica frenavano l’avanzata del comunismo. risultante di un aberrante disegno volto all’annientamento biologico . 54)». Ed è per questo che gli avversari politici divennero nemici da schiacciare ad ogni costo. o gli ebrei che nella Germania nazista ostacolavano la crescita e lo sviluppo del Reich millenario e che sarebbero stati trucidati in quel vero e proprio unicum della storia che fu l’Olocausto.].

Egli suddivide l’assetto bipolare derivato dalla guerra fredda in tre articolazioni: 1) la contrapposizione tra Occidente ed Oriente. ed è la fase che portò il mondo sull’orlo del conflitto nucleare nel 1962. 6. La specificità della guerra fredda viene analizzata come un’assoluta novità nella storia delle relazioni internazionali per la sua natura. 3) la suddivisione in sfere d’influenza e la capacità di spostare nel resto del mondo il conflitto che non poteva esplicarsi direttamente (visto il rischio atomico) tra le due superpotenze.di un popolo. 2) l’organizzazione sociale e politica dei due campi in contrasto. 73)». Il 1945 segna nell’analisi di Salvadori la definitiva sconfitta della centralità europea e la nascita di un nuovo tipo di relazioni internazionali (e in queste pagine l’autore sembra richiamare alcune intuizioni di Habermas). le sue modalità e per i suoi effetti. la . ma anche per le sue contraddizioni talmente laceranti che «la storia della guerra fredda si configurò dunque come l’incessante preparazione a una "impossibile" guerra calda (pag. ovvero tra capitalismo e comunismo. Salvadori divide la guerra fredda in tre fasi: la prima (la più aspra) è quella che va dall’immediato dopoguerra sino alla crisi di Cuba.

per l’ampiezza delle risorse spirituali e materiali impiegate. politica e sociale). quella compresa tra la prima metà degli anni sessanta e il 1979 è quella della coesistenza.seconda. L’elemento cardine che caratterizzò questo conflitto non guerreggiato resta per l’autore la totale incompatibilità tra i due mondi. specie nei suoi anni più crudi. per la radicalità ideologica. tese a configurarsi come una sfida rimandata nel tempo. alla spaccatura che divise il mondo cristiano da quello islamico in età medievale e moderna. conclusasi poi con l’esperienza del riformismo mancato di Gorbaciov e il crollo del comunismo. che egli arriva a paragonare (per la sua globalità. ma anche della tragica e dolorosa pagina della guerra in Vietnam. vale a dire dell’Ostpolitik di Brandt e del reciproco riconoscimento delle frontiere delle due Germanie sino alla firma sulla limitazione degli armamenti nucleari e della armi strategiche. la terza è quella del rilancio della guerra fredda. e fu nel corso di questa . La guerra fredda. con l’invasione sovietica in Afghanistan e la sfida di Reagan all’"Impero del Male" sovietico. Particolarmente incisive sono le pagine in cui Salvadori analizza le cause che permisero agli Stati Uniti di vincere il confronto. sino al collasso dell’impero sovietico.

alla lunga. dopo un periodo di grandi e persino strabilianti successi.sfida che l’Occidente mostrò la sua crescente superiorità. si trovò avviluppato in ingovernabili contraddizioni e in una situazione di inferiorità che ne determinarono il crollo finale. risultando infine il vincitore. dell’URSS: il contrasto tra apparenza e realtà che. e che anzi le riforme tendevano a distruggerlo. la nascose. in quanto scatenavano ingovernabili contraddizioni al suo interno (pag. oltre alla sollevazione dei paesi dell’Europa . finì per scatenare un processo di implosione. Ma è un altro l’elemento che per Salvadori segnò la fine. L’apparenza coprì interamente la realtà. 126)». la mistificò in una situazione di sempre maggiore autoreferenzialità della burocrazia al potere. i contrasti politici e la secessione di etnie e nazionalità che avevano retto solo sotto il collante dell’ideologia e del potere totalitario. e questo perché «i tentativi di attuarlo mostrarono che il sistema non possedeva le risorse per autoriformarsi. generando col tempo quello scetticismo e quella diffidenza che neppure il tentativo gorbacioviano riuscirono a cancellare. 7. vista la natura totalitaria di quel potere. laddove il mondo sovietico. La crisi economica.

. Se infatti il sistema di potere sovietico non si configurava come un’alleanza. l’elemento discriminante che permise agli Stati Uniti e all’Europa occidentale di vincere la sfida. ma come un impero dove l’internazionalismo mascherava l’unanimismo delle decisioni del Cominform e il partito controllava politica. nota Salvadori. forze armate. un sistema di potere che ben pochi.Se nei confronti di molti paesi africani.orientale che avevano fatto parte dell’universo sovietico. 126)».il che spiega molto della profondità del male che l’aveva colpito – non vi fu pressoché nessuno che combattesse per mantenerlo (pag. portarono tra il 1989 e il 1991 al crollo dell’URSS. finirono per rimpiangere: «alla caduta del comunismo nell’impero sovietico . Lo storico torinese coglie invece nella capacità dell’Occidente di porre la discussione sui grandi problemi e sulle scelte di interesse generale al centro del dibattito democratico. economia e vita sociale. il ruolo guida degli Stati Uniti si configurò attraverso un’opposta fisionomia. delle opposizioni e degli elettori. evitando di sottrarre l’azione del governo al controllo dei Parlamenti. soffocando spesso con l’intervento dell’Armata Rossa le ribellioni e l’opposizione al sistema delle popolazioni sottomesse.

8. non esitò a drenare massicciamente risorse dai già tanto impoveriti paesi dell’Est europeo. La ricostruzione economica tanto dell’Unione Sovietica quanto dell’Europa dell’Est si presentò sicuramente molto più ardua che non nell’Europa occidentale.asiatici e sudamericani spesso il governo statunitense non esitò ad appoggiare regimi autoritari e dittatoriali seguendo l’unica logica della difesa dei propri interessi all’interno della vicenda della guerra fredda. La fine della seconda guerra mondiale non causò esclusivamente lo scontro tra le due superpotenze. circostanza che permise agli Stati Uniti di riversare grandi risorse a sostegno dei paesi europei nella loro sfera di influenza. gli Stati Uniti stabilirono invece con i paesi dell’Europa occidentale in prevalenza un legame di leadership liberale derivante dalla propria egemonia economico- politica. poiché proprio per la sua valenza globale pose al centro del percorso storico della seconda metà del XX secolo due questioni come la decolonizzazione e la ridefinizione . mentre l’URSS dovette far fronte anzitutto alle proprie esigenze in una condizione disastrosa e. ben diversa dal dominio esercitato dall’URSS sui paesi satelliti. a tal fine.

Ridefinito il proprio ruolo politico a livello internazionale anche in seguito a quei processi di indipendenza delle ex colonie. Lo sviluppo industriale e sociale di Europa e Stati Uniti aveva portato le classi lavoratrici a non poter più essere controllate secondo i classici mezzi del paternalismo o della repressione già durante la belle epoque e ancor di più dopo la prima guerra mondiale grazie al consolidamento e . quel processo riuscì ad attuarsi sia attraverso fenomeni di decolonizzazione negoziata. quando le due superpotenze trasferirono quella guerra che non erano in grado di combattere l’una contro l’altra all’interno dei perimetri degli stati africani. nota Salvadori. sia attraverso una decolonizzazione violenta. molto spesso all’interno della logica spartitoria della guerra fredda. La scomparsa del dominio coloniale aggiunse un altro tassello alla fine della prospettiva di conquista e dominazione delle potenze europee.di modelli sociali e di sviluppo all’interno del blocco occidentale. i paesi europei poterono concentrarsi sul rapporto tra democrazia e benessere ponendo le basi per lo sviluppo del Welfare State. contribuendo in maniera consistente alla crisi della centralità europea nella storia mondiale. Naturalmente. asiatici o sudamericani.

come si è detto. Nel trentennio tra il 1945 e il 1975.101)». senza che mai si configurasse un reale pericolo di rivoluzione. svoltisi nell’Europa occidentale e guidati dai partiti comunisti e da una serie di movimenti e organizzazioni fiancheggiatori. specie in Italia e Francia. anche i più acuti. così ripetendosi ciò che era già avvenuto nel periodo tra le due guerre mondiali. Ma i rivoluzionari. le politiche . restarono ancora una volta senza rivoluzione (pag. Se.all’allargamento di quello che venne chiamato lo "stato del benessere". Pertanto nell’Europa occidentale la rivoluzione sopravvisse come un’aspirazione. tra l’altro. un mito ideologico nutrito dai marxisti e dai radicali di varia corrente. furono l’espressione di squilibri e disagi. sia autoritari e fascisti. caratterizzato da una crescita senza precedenti. le cui radici affondavano nella Germania bismarckiana e che conobbe un ulteriore sviluppo negli anni Trenta a opera di governi sia democratici (anche a carattere conservatore). di come le probabilità di successo del comunismo internazionale rispetto al capitalismo occidentale fossero pressoché nulle: «i conflitti politici e sociali. Salvadori vede lo straordinario processo di elevazione economica e sociale della società occidentale. a dimostrazione.

anche se col tempo il sistema rivelò alcuni elementi negativi. 9. è indubbio che istituzioni democratiche e diffusione dello stato sociale segnarono la chiave del successo di quel modello.governative del Welfare ebbero anche un importante presupposto politico nella volontà di contrastare l’influenza del comunismo sulle masse lavoratrici. Salvadori mette in evidenza come questo fondamentale processo di aggregazione di paesi che per secoli si erano fronteggiati sullo scacchiere europeo e mondiale fu il risultato della capacità dell'Europa di saper ripartire dal disastro della seconda guerra mondiale con una nuova mentalità e una nuova volontà di . Il consolidarsi di diritti sociali e la sostanziale stabilità delle democrazie in gran parte dei paesi europei rappresentarono gli elementi capaci di favorire la costruzione di una struttura continentale unitaria. come il progressivo aumento del prelievo fiscale e la necessità di rinegoziare i patti sociali anche alla luce di nuove situazioni emerse nel corso di questo lungo periodo di benessere sociale (si pensi soltanto all’innalzamento dell’età media degli uomini e delle donne europee o alla necessità di ridiscutere il sistema pensionistico).

Si è profilato così alla fine del XX secolo e in questo inizio di XXI una sfida irta di difficoltà. dinanzi alla quale si poneva e si pone il compito di allargare l’Unione stessa a numerosi altri paesi del continente. Salvadori analizza il processo di emancipazione femminile nel corso del Novecento. L’autore mette in evidenza come la marcia di progresso dei diritti sociali e di .confrontarsi sull'identità del continente partendo da una comune base culturale antifascista. in secondo luogo. ai problemi posti dall’inserimento dei paesi desiderosi di accedervi.Un segnale di queste difficoltà dell’Unione Europea si è manifestato rispetto al problema della cittadinanza. come era invece nelle aspirazioni dei federalisti europei della prima ora come Altiero Spinelli. anche se il processo di integrazione che ne scaturì fu di tipo economico (funzionalista) e non politico. All’interno di questa questione fondamentale. legate innanzitutto alla persistente debolezza e inadeguatezza dei meccanismi istituzionali comunitari e. Il crollo dell’Unione Sovietica ha mutato profondamente lo scenario dell’Unione Europea. ma ancora molto diversi dai paesi fondatori per grado di sviluppo economico e caratteristiche sociali. come la Turchia o quelli già appartenenti alla sfera di influenza russa.

nel secolo del progresso tecnico incessante. Rimangono vive. Salvadori non manca di notare come a differenza della situazione dell’Occidente. Tuttavia anche in Occidente permangono radicate disuguaglianze sul piano socio- economico. sino ad invertire la direzione come nel caso di numerosi paesi musulmani. 10. in particolare sotto la spinta dei mutamenti socio-culturali degli anni sessanta e settanta. accompagnate sovente dal persistere di stereotipi e pregiudizi che rendono diseguale l’inserimento e l’affermazione della donna in campi come la politica. contrari alla laicità dello Stato – le donne hanno pagato il prezzo maggiore rimanendo in uno stato di inferiorità giuridica capace di giungere sino all’esclusione dall’istruzione. dunque. le questioni inerenti la dimensione dell’individuo e il suo rapportarsi alle . in gran parte del mondo i processi di emancipazione femminile siano andati avanti in maniera alquanto limitata. dove – in concomitanza con l’emergere di forti movimenti ispirati a una visione fondamentalista della religione islamica.quelli politici e civili delle donne abbia avuto la sua scena principale nei paesi più sviluppati socialmente ed economicamente.

anche se mette in evidenza come si sia avuto dal 1945 ad oggi un notevole risveglio del fondamentalismo. con quello che ha avuto luogo in alcuni paesi islamici. che ha visto l’emergere di un fondamentalismo ispirato alla suprema missione di abbattere un mondo visto quale portatore di intollerabili mali a favore di una società costruita su basi religiose in cui la legge dello . l’autore mette a confronto quello portato avanti dal cattolicesimo in seguito al Concilio Vaticano II. Salvadori dedica pagine molto interessanti all’analisi del processo di secolarizzazione e di laicizzazione.Utilizzando la categoria del "risveglio religioso". a partire dal problema religioso.problematiche socio-culturali della modernità. grazie all’ispirazione di pontefici come Giovanni XXIII o Giovanni Paolo II. diventati tratti ormai diffusi della società contemporanea. motivato da una prospettiva di rinnovamento e aggiornamento specie in campo sociale e politico (mentre permangono resistenze e frizioni in materia di etica e sessualità). caratterizzato da un rifiuto palese della modernità a favore di un ordine sociopolitico governato da una presunta legge di Dio incapace di accettare una dimensione privata della religiosità o di qualsiasi forma di laicismo.

specie delle zone meno sviluppate. L’autore mette in evidenza come l’economia dell’epoca della globalizzazione. In virtù di queste riflessioni Salvadori arriva alla conclusione che il mito ottimistico del progresso continuo e illimitato è definitivamente crollato nel corso del Novecento.150)». lo smarrimento e l’insicurezza di un mondo ancora diviso da laceranti differenze e contraddizioni. in relazione al rapidissimo rinnovamento delle tecnologie e delle forme dell’organizzazione del lavoro. «fenomeno dalle implicazioni non soltanto economiche. Salvadori riconduce negli ultimi due capitoli l’analisi su queste problematiche alla questione della globalizzazione. ma anche culturali. Sono emersi nuovi problemi come l’esplosione demografica. in cui il settore terziario ha acquisito sempre più rilevanza e nel quale le imprese. La conquista di sempre nuove tecnologie e saperi non hanno certo diminuito il senso di angoscia. in grado spesso di suscitare pericolosi rigurgiti razzisti e xenofobi. fonte di problemi di convivenza di non facile soluzione. sociali e politiche (pag. con le conseguenti ondate di immigrazione.Stato coincida con la legge divina. muoiono e nascono con un turn-over impensabile nell’epoca dell’industria .

Il terribile attentato terroristico dell’11 settembre 2001 contro le Twin Towers di New York ha drammaticamente smentito tutte quelle teorie sulla "fine della storia" ispirate dal politologo Francis Fukuyama che avevano riscosso grandi successi durante gli anni novanta. La necessità di una cultura politica delle regole. 11.tradizionale. in cui uno straordinario progresso scientifico e tecnologico non ha comportato un parallelo sviluppo di processi di pacificazione e di normalizzazione dei rapporti politici internazionali. è diventata altresì un sistema che tende ad assicurare sempre meno "il lavoro per la vita". che si manifesti nella esigenza di garantire la pluralità e la trasparenza nei mezzi di comunicazione di massa (non a caso l’autore richiama nell’ultimo capitolo del libro le riflessioni critiche di politologi come Robert Dahl sulla necessità di un’informazione pluralista e indipendente dal potere politico- economico in grado di garantire . favorendo l’espulsione degli addetti "obsoleti" e l’immissione di una mano d’opera meglio qualificata alle nuove esigenze.Ma è sulle prospettive socio- politiche che Salvadori concentra la sua analisi finale. notando come dal Novecento l’umanità abbia avuto un lascito ambiguo.

La sfida per l’autore è quella tra una società assoggettata al mercato . circostanza che pone il problema drammaticamente attuale dei limiti e delle competenze degli Stati Uniti in relazione al ruolo di organismi mondiali come l’ONU o superstatuali come l’Unione Europea. che è quindi un villaggio globale posto sotto la tutela dei paesi più ricchi e orientato in primo luogo a sostenerne gli interessi (pag.Il pericolo di omologazioni in grado di cancellare le specificità culturali resta uno dei problemi fondamentali del governo del mondo a cui nessuna organizzazione statuale può pensare di dare da sola la risposta decisiva. in un momento in cui lo Stato nazionale attraversa una delle sue più gravi crisi.150)». oltre che nella capacità di evitare che le differenze tra gli Stati in materia di sviluppo economico e tecnologico possano riportare a idee di superiorità o di necessaria supremazia mondiale. rappresentano per Salvadori alcune delle principali sfide che si pongono dinanzi all’umanità del XXI secolo. Per lo storico torinese «dire globalizzazione significa largamente dire americanizzazione e occidentalizzazione del mondo.lo sviluppo democratico del processo decisionale dei cittadini).

il diritto degli individui e dei gruppi a essere liberi.] L’ordine e il disordine internazionale dipendono e dipenderanno senza via di fuga dalle risposte date alle grandi divisioni e alle enormi disuguaglianze in termini di potere. alla solidarietà attiva che sola consente alle persone e ai paesi meno fortunati di acquisire le risorse materiali e culturali senza cui non è dato entrare nel circolo della vita civile. Scrive in conclusione Salvadori che «a questi modelli dell’agire politico fa contrasto la cultura politica la quale unisce la prudenza critica al coraggio che si nutre del senso del possibile e del limite. 12... [. La prospettiva analitica dell’autore e l’importanza assegnata alla crisi della centralità europea nella sua analisi pongono interrogativi sul futuro di una storiografia che voglia riflettere sul secolo appena . 174)».globalizzato e un mercato regolato e controllato dalla politica e da istituzioni espresse con procedure democratiche. di cultura e di reddito che continuano a dominare la nostra comune esistenza (pag. Questo volume pone di fronte alla consapevolezza che il problema Novecento e il rapporto fra memoria individuale e rappresentazione collettiva è destinato ad interessare ancora e a lungo il dibattito tra gli storici.

di conseguenza. L’introduzione della storia del Novecento nell’ultimo anno della scuola secondaria superiore ha posto all’attenzione generale il problema dell’insegnamento della contemporaneità.trascorso. come già è stato fatto in opere recenti. Così come è evidente che una prospettiva simile presupponga un cambiamento anche sul piano della metodologia. un numero ancora più vasto di fonti che necessitano di uno studio attento e di una . Sembra dunque lecito chiedersi in che modo sia possibile introdurre lo studio della storia del ′900 partendo da una dimensione mondiale in una scuola come quella italiana che raramente riesce a superare la prospettiva nazionale. con la necessità che alla storia si affianchino discipline come l’antropologia e la sociologia. che pone peraltro alcuni interrogativi non soltanto in senso epistemologico. dal punto di vista della didattica. ad esempio. giungendo al massimo a lambire quella europea. l’economia. la letteratura e la cultura popolare e. Sarà necessario. spostare l’attenzione su una storia sempre più extraeuropea che privilegi l’approfondimento delle dinamiche relazionali tra centro e periferie del mondo? Un’opzione sicuramente stimolante. ma anche.

.profonda capacità critica.