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LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13.

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LUCIANO DI SAMOSATA

STORIA VERA

LIBRO PRIMO

Come gli atleti e coloro che attendono agli esercizi del corpo badano a rendersi gagliardi non
pure con la fatica, ma anche ogni tanto col riposo, che è creduto parte grandissima della
ginnastica; così ancora quelli che attendono agli studi penso che debbano dopo le gravi
letture riposare la mente per averla dipoi più fresca al lavoro. E avranno conveniente riposo
se si occuperanno in tali letture, che siano piacevoli sì per certa grazia e urbanità, e sì per
ammaestramenti non privi di leggiadria, come io spero sarà tenuto questo mio scritto. Il
quale non solamente per la bizzarria del soggetto, e per la gaiezza dei pensieri dovrà piacere,
e per avervi messe dentro molte finzioni che paiono probabili e verosimili; ma perché
ciascuna delle baie che io conto, è una ridicola allusione a certi antichi poeti e storici e
filosofi che scrissero tante favole e meraviglie; i quali ti nominerei se tu stesso leggendo non
li riconoscessi.

Clesia figliuolo di Clesioco di Cnido, scrisse intorno all'India cose che egli non vide, e non
udì dire da nessuno. Scrisse Iambulo molte meraviglie che si trovano nel gran mare; e benché
finse bugie da tutti riconosciute, pur compose opera non dispiacevole. Molti altri fecero
anche così, e scrivendo come certi loro viaggi e peregrinazioni lontane narrano di fiere
grandissime, di uomini crudeli, di costumi strani. Duca di costoro e maestro di tale
ciarlataneria fu l'Ulisse d'Omero, che nella corte d'Alcinoo contò della cattività dei venti, di
uomini bestioni e selvatici con un solo occhio in fronte, di belve con molte teste, de'
compagni tramutati per incantesimi, e di tante altre bugie che egli sciorinò innanzi a quei
poveri sciocchi dei Feaci.

Abbattendomi in tutti costoro io non li biasimavo troppo delle bugie che dicono, vedendo
che già sogliono dirle anche i filosofi, ma facevo le meraviglie di loro che credono di darcele
a bere come verità. Onde anche a me essendo venuto il prurito di lasciar qualche cosetta ai
posteri, per non essere io solo privo della libertà di novellare; e giacché non ho a contar
niente di vero (perché non m'è avvenuto niente che meriti di esser narrato), mi sono rivolto a
una bugia, che è molto più ragionevole delle altre, ché almeno dirò questa sola verità, che io

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dirò la bugia. Così forse sfuggirò il biasimo che hanno gli altri, confessando io stesso che
non dico affatto la verità. Scrivo dunque di cose che non ho vedute, né ho sapute da altri, che
non sono, e non potrebbero mai essere: e però i lettori non ne debbono credere niente.

Sciogliendo una volta dalle colonne d'Ercole ed entrato nell'oceano occidentale, facevo vela
con buon vento. Mi misi a viaggiare per curiosità di mente, per desiderio di veder cose
nuove, per voglia di conoscere il fine dell'oceano, e quali uomini abitano su quegli altri lidi.
Per questo effetto avevo fatto grandi provvigioni di vettovaglie, e di bastante acqua; scelti
cinquanta giovani della mia intenzione, m'ero provveduto di una buona quantità di armi;
avevo preso un pilota con buonissima paga, e una nave (era una buona caravella) da poter
durare a lunga e forte navigazione.

Un giorno dunque e una notte con vento favorevole navigando, vedevamo ancor la terra di
lontano, e andavamo oltre senza troppa violenza: ma l'altro giorno col levar del sole il vento
rinforzò, il mare si gonfiò, si oscurò l'aria, e non fu possibile più di ammainare la vela.
Messici alla balia del vento, fummo battuti da una tempesta per settantanove giorni:
nell'ottantesimo comparso a un tratto il sole, vedemmo non lontano un'isola alta e selvosa,
intorno alla quale non frangeva molto il mare, perché il forte della tempesta era passato.

Approdammo dunque, e sbarcati, ci gettammo a terra stanchi di sì lungo travaglio, e così
stemmo lungo tempo. Poi sorti in piedi, scegliemmo trenta compagni che rimasero a guardia
della nave e venti vennero con me per scoprire com'era fatta l'isola . Non c'eravam dilungati
un tre stadii dal mare per la selva, e vediamo una colonna di bronzo scritta di lettere greche
appena leggibili e rose, che dicevano: Fino qui giunsero Ercole e Bacco. V'erano ancora lì
vicino due orme di piedi sopra una pietra, la prima d'un jugero, l'altra meno: e credetti questa
di Bacco, l'altra di Ercole. Noi adorammo, e proseguimmo. E andati non molto innanzi,
giungemmo sopra un fiume che scorreva vino molto simile a quello di Chio. Il fiume era
largo e pieno, e in qualche luogo da potersi navigare. Tanto più c'inducemmo a credere alla
scritta della colonna, vedendo i segni dell'arrivo di Bacco.

Venutami curiosità di conoscere onde nasceva il fiume, montammo tenendoci sempre alla
riva; e non trovammo alcuna fonte, ma molte e grosse viti piene di grappoli: e alla radice di
ciascuna stillavano gocciole di vino puro, donde formavasi il fiume. Nel quale erano ancora
molti pesci, che avevano il colore e il sapore del vino, e noi avendone pescati alcuni, e
mangiati, ci ubriacammo; anzi, quando li aprimmo, li trovammo pieni di feccia e di
vinaccioli. Dipoi pensammo mescolarli con altri pesci di acqua, e così venne non troppo forte
un manicaretto di vino.

Traversato il fiume dov'era il guado, trovammo un nuovo miracolo di viti. La parte di giù
che usciva della terra era tronco verde e grosso: in su eran femmine, che dai fianchi in sopra
avevano tutte le membra femminili, come si dipinge Dafne nell'atto che Apollo sta per
abbracciarla ed essa si tramuta in albero. Dalle punta delle dita nascevano i tralci, che erano

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come colà si chiamano. Noi gli domandammo chi erano quei suoi nemici. un improvviso turbine roteò la nave. e si dolevano e gridavano quando era colto. come egli era uomo. e come i compagni nel loro congiungimento erano divenuti viti.htm Pagina 3 di 23 . Avendo voluto addentrarci nel paese fummo scontrati e presi dagl'Ippogrifi. e un'altra terra giù. e di grande splendore. quale indiano. e fiumi. e fatto acqua insieme e fatto vino dal fiume. non se ne sciolsero più. Alcune volevano mescolarsi con noi: e due compagni che si congiunsero con esse. e selve. che aveva città. il re degli abitanti del Sole (ché anche il Sole e abitato come la Luna). o forestieri. dove contammo ai rimasti ogni cosa.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. lo troviamo abitato e coltivato. ci dimandò. del colore del fuoco. e chi era baciato subito sentiva per ubbriachezza girargli il capo. Di giorno non vedemmo niente di là. già vi s'impigliarono coi viticci. che gonfiava tutte le vele. e la più parte a tre teste: e se volete sapere quanto son grandi immaginate che hanno le penne più lunghe e più massicce d'un albero d'un galeone. e molte greco. ma di notte ci apparvero altre isole vicine.filosofico. nell'ottavo vedemmo una gran terra nell'aria. e se incontrano forestieri. disse: Ebbene.56 pieni di grappoli: e le chiome dei loro capi erano viticci. lucente. valicato tanto spazio d'aria? Noi gli contammo per filo ogni cosa. egli disse. quali più piccole. e con le bocche ci scoccavano baci. come su cavalli alati: i grifi sono grandi. Prendemmo alcune anfore. e non sospettate di nessun pericolo. Questi Ippogrifi dunque hanno ordine di andare scorrazzando intorno alla terra. siete qui giunti. Come noi ci avvicinavamo esse ci salutavano graziosamente quale parlando lidio. Il quale vedendoci e giudicandone ai panni. ché non mancherete di tutte le cose necessarie.net/lucianostoriavera. e vi rimasero attaccati per i genitali: vi si appiccarono. e pampini. ed egli ci narrò ancora dei fatti suoi. e quasi quasi stavano per produrre anch'essi il frutto. e grappoli. e come una volta mentre dormiva fu rapito dalla nostra terra. fuggimmo alla nave. e mari. e venne qui. salpammo. Se condurrò a buon fine la guerra che ora faccio agli abitanti del Sole. Noi lasciatili così. sferica. la portava. s'abbarbicarono. e fu re del paese Questa. né più la depose sul mare: ma così sospesa in aria. già le dita divennero tralci. passammo la notte lì vicino sul lido: e la mattina essendo il vento non troppo gagliardo. quali più grandi. che ci fa http://www. un vento. e che cagione di guerra ci aveva. Questi Ippogrifi sono uomini che vanno sopra grandi grifi. Sette giorni e altrettante notti corremmo per l'aria. Non permettevano si cogliesse del loro frutto. State di buon animo. siete voi Greci? E rispondendo noi di sì: E come. a forma di un'isola. di menarli dal re: onde ci prendono e ci menano da lui. Verso il mezzodì. voi vivrete presso di me una vita felicissima. è quella terra che voi vedete di laggiù e chiamate la Luna. Avvicinatici e approdati scendemmo: e riguardando il paese. e monti: e pensammo fosse questa che noi abitiamo. sparita l'isola. ed egli: È Fetonte. a nome Endimione. e la sollevò quasi tremila stadi in alto.

Eran venuti anche aiuti dall'Orsa. che giungono a esser grandi anche due jugeri. e piantare la colonia a suo marcio dispetto. delle quali era capitano Notturno figliuolo di re Sereno con due luogotenenti. e ogni altra armatura: noi domani partiremo. io risposi. onde non mi ardisco di descrivere com'erano fatti. e facendole gonfiare dal vento come vele. Dei nemici poi nell'ala sinistra stavano i Cavaiformiche. Le armi erano le stesse per tutti: elmi di baccelli di fave. tra i quali Fetonte.htm Pagina 4 di 23 . ciascuna delle quali è maggiore di un'isola delle Cicladi: ora queste ebbero comando di stendere le loro tele nell'aria che è tra la Luna ed Espero. e hanno le ali simili a foglie di lattuga. I fanti poi che erano un sessanta milioni. ma se ne contavano cose grandi e incredibili. ma io non li vidi. e d'Aglipugnanti. Vicino a questi c'erano schiere di Scagliamiglio. che volano senz'ale. uccelli grandissimi. le schiere furono ordinate così: nel corno destro stavano gl'Ippogrifi con Endimione circondato dai suoi prodi. perché non vennero. Si diceva ancora che da certe stelle che influiscono sulla Cappadocia dovevano venire settantamila Struzzipinconi. alate. ma ora voglio io portargli la guerra. vanno a guisa di navicelle. Combattevano non solo quelli che li cavalcavano. ognuna grande quanto dodici elefanti: i Corriventi sono fantaccini. e questi nelle battaglie forniscono l'ufficio di truppe leggere. Sia come a te piace. cioè erano ottantamila ippogrifi. ciascuno nella schiera sua. simili alle nostre formiche. nel sinistro gli Erbalati. tranne per la grandezza. Allora fummo vinti. Una volta io radunata certa poveraglia del mio reame. e ventimila cavalcavano su gli Erbalati. L'esercito era di centomila guerrieri. e gli aiuti forestieri. quivi furono schierate le fanterie. eseguita subito l'opera e fatto il campo. tutti arcieri. E queste erano le forze di Endimione. i fanti. perché le vedette segnalarono esser vicini i nemici. e ci ritirammo. e si diceva che erano intorno a cinquantamila. che cavalcavano http://www. pensai di mandare una colonia in Espero. a questo modo: si stringono alla cintura certe lunghe gonnelle. e cinquantamila Corriventi. senza i bagaglioni.56 guerra da molto tempo: e la cagione è questa. Colà sono molte e grandi ragnatele. Fetonte per invidia impedì questa colonia. corazze a squame. perché colti alla sprovvista.filosofico.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. Giunta l'ora della battaglia. fatte di gusci di lupini cuciti insieme. Nella destra erano disposti gli Aerotafani. anche un cinquantamila. ché le fave colà nascono grossissime e durissime. scudi e spade come l'usano i Greci. assaltandoci a mezza via con una sua schiera di Cavaiformiche. io vi darò un grifo reale per uno. Così rimanemmo a cenare con lui. nel mezzo gli aiuti. che invece di penne sono ricoperti di foglie. furono collocati a questo modo.net/lucianostoriavera. che è un'isola deserta e non abitata da nessuno. ma essi ancora. trentamila Pulciarceri. ma il giorno appresso levatici di buon mattino ci disponemmo in schiere. e specialmente con le corna. i macchinisti. I Pulciarceri sono così chiamati perché cavalcano pulci grandissime. e tra questi anche noi. Se voi volete esser con me a questa impresa. Sono queste bestie grandissime. ché li il guscio del lupino è impenetrabile come il corno. e cinquemila Cavaigrue.

mandati dagli abitatori di Sirio: erano cinquemila. e ne gocciolò anche in terra: onde io credo che qualche altra battaglia dovette anticamente avvenire lassù. Non ne scrivo il numero. uno su le tele dei ragni per la battaglia dei fanti. già aspettati da Fetonte prima della battaglia. corrono per loro tutto il campo dei ragnateli. che fu tutta ricoperta di una fitta http://www.56 tafani stragrandi. Poiché si levarono i vessilli. si combatteva. e per lancia torsi di asparagi. uomini grandi quanto il colosso di Rodi dal mezzo in su. Tornati dalla caccia che demmo.filosofico. gli uccidono gran parte di guerrieri alati. i frombolatori dovevano venire dalla via lattea. rizzammo due trofei. e l'altro su le nuvole per quella combattuta nell'aere. E con questo apparato s'avanzava Fetonte. che con le frombole scagliavano ravanelli grossissimi. inseguono lo stesso re fino alla sua città. sopra cavalli alati. appiccata la battaglia. ma erano infiniti. che combattevano piantati. che parevano tinte in rosso. fanti spediti e battaglieri. L'ala sinistra dei Solani subito fuggì non aspettando di venire alle mani coi nostri bravi Ippogrifi. giunsero. Il muro era ben grosso e di nuvole: onde ne venne una totale ecclissi della luna. ed essi ricacciati fuggirono a dirotta. ed essi stretti e serrati piombarono addosso ai Lunari. quando già la battaglia era vinta per noi. Come videro i loro amici sconfitti. e gli aerotafani ci cacciarono fino alle nostre fanterie. abbattono i trofei. Ma subito dipoi le vedette annunziano che siamo assaliti dai Nubicentauri. molti uccisi.htm Pagina 5 di 23 . Ed ecco avvicinarsi stranamente terribili. ma queste tennero testa. rovesciano tutti. Vicino a costoro stavano i Canipinchi. e si diceva che quei terribili proiettili erano unti di veleno di malva.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. e non fossero mai giunti! I frombolieri non comparirono affatto. e avevano per generale il Sagittario dello Zodiaco. e ragliarono gli asini. e noi a inseguire. come paiono quaggiù quando tramonta il sole. e Omero credette che Giove piovve sangue per la morte di Sarpedonte. e chi colpivano era subito spacciato. sicché i raggi del Sole non giungevano più alla Luna. che erano disordinati e sparpagliati a cacciare il nemico e predare. mandarono a dire a Fetonte di rifar testa. moriva nel puzzo che usciva dalla ferita. Ma costoro. e dicono che dipoi Fetonte sdegnato mise a ferro e fuoco il loro paese. Allora la fuga fu generale: molti furono presi. specialmente quando si accorsero che la loro ala destra era stata vinta. e fanno prigionieri me e due altri compagni. Pensarono non di espugnare la città. che parrebbe incredibile. e i Nubicentauri. ma ritiratisi fecero un muro nell'aria frapposta. Noi lo stesso giorno siamo condotti nel Sole con le mani dietro il dorso legate da un filo di ragnatela. che lassù fanno da trombetti. Correva voce che mancavano alcuni aiuti. Seguiva la schiera dei Torsifunghi. e combattenti sopra pinchi alati. e gran sangue scorreva su le nubi. dopo questi stavano gli Aeroriddanti. Ma la loro destra superò la nostra sinistra. di grave armatura. e i cavalli quanto una grossa nave da carico.net/lucianostoriavera. Sopraggiunge anche Fetonte che fa rizzare altri trofei. si chiamano Torsifunghi perché per scudi avevano funghi. ed erano diecimila. e far carne. con le teste di cane.

e però saranno dati diecimila ostaggi. e lo pregai ci rimandasse giù nel mare. la Colonia in Espero sarà mandata in comune.56 oscurità. promise di pagare un tributo. tanto erano sdegnati. come intorno a una mensa. Ma io non mi lasciai persuadere. ma il giorno appresso fu deciso altrimenti. e mentre cuoce l'arrosto. e potrà andarvi chiunque altro vorrà. il Rilucente " . e lo piantano in terra: ne nasce un albero grandissimo.htm Pagina 6 di 23 . Come egli vide che era impossibile persuadermi. e fu fatta la pace con queste condizioni. Ma conterò una cosa più mirabile di questa. i poveri di legno. Fetonte due volte tenne consiglio coi suoi: nel primo giorno non vollero udire accordi. l'Accalorato. vidi cose nuove e mirabili che voglio raccontare. che espongono al vento con la bocca aperta. leccano l'odoroso fumo e scialano. dei quali hanno una gran quantità che volano per aria. ogni anno il re dei Lunari pagherà un tributo al re dei Solani in diecimila anfore di rugiada. seduti in cerchio. le raccolgono e ne cavano gli uomini. e non irromperanno più nella Luna. Il cibo per tutti è lo stesso: accendono il fuoco. Quando tornammo nella Luna ci vennero incontro ad abbracciarci con molte lacrime i compagni e lo stesso Endimione. con rami e fronde. dipoi è marito. Così fu fatta la pace. promettendomi in moglie il figliuol suo. e di far parte della Colonia. e venuto il tempo vi fanno un taglio. di mandar aiuti e di non far più guerra. Quando queste sono mature. l'Infiammato. a forma d'un fallo. e da parte dei Lunari il Notturno. Hanno i genitali posticci.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. il Mensuale. Durante la mia dimora nella Luna. e noi con altri prigionieri restituiti. Questi sono i patti della pace " che fecero i Solani e gli alleati loro coi Lunari e i loro alleati: che a i Solani diroccheranno il muro. Fino a venticinque anni ciascuno è moglie. Quando l'uomo invecchia non muore. Tagliano il testicolo destro d'un uomo. carnoso. renderanno i prigionieri per le taglie che saranno convenute. ma li aiuteranno e combatteranno con loro se qualcuno li assalirà. e su la brace arrostiscono ranocchi. E credo che di là i Greci hanno tratto il nome di ventregamba che danno al polpaccio. demolito il muro. È quivi una specie di uomini detti Arborei. il quale lì diventa gravido invece del ventre. fanno le nozze tra maschi. E http://www. e di femmine non conoscono neppure il nome.net/lucianostoriavera. Li giurarono da parte dei Solani l'Infocato. e per frutti ghiande della grossezza d'un cubito. il quale ci pregò di rimanere con lui. Questi patti saranno scritti sopra una colonna d'elettro piantata nell'aria ai confini dei due regni. e con questi si mescolano e si sollazzano coi loro garzoni. concepito l'embrione. alcuni di avorio. e così lo fanno vivo. Sforzato così Endimione mandò ambasciatori a pregare di togliere quel muro e non farli vivere così nelle tenebre. che i Lunari lasceranno libere le altre stelle governarsi da sé. e poi ci rimandò. la gamba ingrossa. non porteranno le armi contro i Solani. che nascono a questo modo. e ne cavano come un morticino. ma come fumo vanisce nell'aria. e per questo offrì anche ostaggi. perché lì non ci sono donne.filosofico. ma nei polpacci delle gambe. ci convitò per sette giorni. Prima di tutto là non nascono dalle femmine ma dai maschi. ingravidano non nel ventre.

56 questo è il cibo loro. ma pur lo dirò. e ne fanno uscire certo liquore come rugiada. ma un solo dito tutti. c'imbarcammo e partimmo. Come ci scorsero i nubicentauri. Dalle cipolle spremono un olio denso e fragrante. Un grandissimo specchio sta sopra un pozzo non molto profondo. Entrati nello Zodiaco. si spiccano quegli acini. per modo che i bimbi quando hanno freddo vi si appiattano dentro.htm Pagina 7 di 23 . ma conosciuto che eravamo alleati. e quando fanno qualche fatica o esercizio da tutto il corpo sudano latte. e io penso che quando qualche vento scuote quelle viti. Nel navigare passammo vicini a molte terre. ma una cavità pelosa e vellosa. per contrario nella Cometa i chiomati sono tenuti belli. come mi fu detto da alcuni che c'erano stati. Hanno molte viti che producono acqua. Preso dunque commiato dal re e dai suoi. a guisa di coda. rasentammo il Sole a sinistra. Già anche gli Ippogrifi se n'erano tornati. l'aprono e chiudono a piacere. Hanno gli occhi levatoi. e il mio paese: se essi videro me non saprei accertarlo. e cade fra noi la grandine.net/lucianostoriavera. e noi navigando tutta la notte e il giorno appresso con la prora sempre giú. spruzzandovi acqua. città sita nell'aria tra le Pleiadi e le Jadi. e vi scendemmo per fare acqua. e lo lavorano. se anche uno cade supino.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. pur tuttavia vedemmo il paese. dal quale fanno formaggio con poche gocciole di miele. e chi riguarda nello specchio vede tutte le città e i popoli. che erano assoldati da Fetonte. non si rompe. vi ripongono ogni cosa. e vede. e grasso e innaffiato. Mandò con noi mille ippogrifi per accompagnarci fino a cinquecento stadi. Molti avendo perduti i loro se li fanno prestare per vedere. benché molti compagni desiderassero scendervi. sopra il polpaccio. ci volarono alla nave. quelli che sbocciano dalle ghiande le hanno di legno. Le vesti i ricchi le fanno di vetro mollissimo. ho un po' di vergogna a dirlo. ché nel paese è molto rame. Chi non crede tutte queste cose. poi li pone. i grappoli hanno gli acini come grandini. e non vi si vede né interiora né fegato. coperto di verdura. non hanno unghie ai piedi. come la lana. e non sono forati come noi. Quando si soffiano il naso cacciano un miele molto agro. Le orecchie poi sono fronde di platano. Che specie di occhi hanno. che. Sul codrione a ciascuno nasce un cavoletto. che io lasciai tutte nella balena. approdammo a Espero ove la Colonia era arrivata di fresco. sempre fiorito. e un'intera armatura di lupini. Hanno i peli un po' sopra il ginocchio. come se li avesse innanzi: e io ci vidi tutti i miei. si ritirarono. né vanno di corpo. E un altra meraviglia vidi nella reggia. e chi vuole se li cava e se li serba quando non ha bisogno vedere. cinque di rame. perché temo di esser tenuto bugiardo. se mai monterà lassù. Endimione mi donò due tuniche di vetro. Per bere poi spremono l'aria in un calice. come unguento. Non orinano. sul far della sera giungemmo a Lucernopoli. La pancia loro è come un carniere. ed è più basso dello Zodiaco. il vento non lo permise. e pieno di molti beni. e i ricchi ne hanno le provviste. È tenuto bello fra loro chi è calvo e senza chiome: i chiomati vi sono aborriti.filosofico. ma non vi scendemmo. i poveri di rame tessuto. chi scende nel pozzo ode tutte le parole che si dicono da noi sulla terra. saprà come io dico il vero. ma nella piegatura del ginocchio. http://www.

ché fra gl'intervalli dei denti la nave sdrucciolò giu. e quivi il signore siede tutta notte. ed eccola avvicinarsi. formatasi. come io credo. e magnatizie. e pareva coltivata. e capace d'una città di diecimila abitanti. e ossa umane. Come toccammo l'acqua non so dire il piacere e l'allegrezza nostra. Allora io mi ricordai del poeta Aristofane. Al vederla: Siamo perduti. al comparire del terzo dalla parte che spuntava il sole a un tratto vediamo un grandissimo numero di fiere diverse e di balene. dicemmo tutti quanti. mostrandoci denti più lunghi dei priapi di Siria. e ancore. acuti come spiedi. discendemmo sul mare. Ciascuna s'era fatta la sua casa. come gli uomini. savio e verace scrittore. facemmo banchetto di ciò che avevamo.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. e fra molta schiuma.56 Sbarcati non vi trovammo uomini affatto. vedemmo ciò che si faceva. e balle di mercanzie. dove vedemmo con grande meraviglia la città di Nubicuculia. o per cosi dire povere. cioè il suo lucerniere. Il palazzo della Signoria è nel mezzo della città. e non vedevamo niente. con larghissimo rimescolamento di mare innanzi a sé. e abbracciati insieme aspettavamo. avevano nomi. la morte è lo spegnerla. ma lucerne che andavano su e giù. alcune piccole.htm Pagina 8 di 23 . Dopo tre giorni vedemmo chiaramente l'Oceano. al quale certi saccentuzzi non vogliono prestar fede. e stavano in piazza e sul porto. e allegavano le ragioni perché erano ritardate. ma dipoi avendo essa aperta la bocca. ché era bonaccia. non ci fecero alcun male. e udimmo che parlavano. e alberi di navi. Ma pare che spesso un mutamento in bene sia principio di maggiori mali: due soli giorni navigammo con buon tempo. e le domandai notizie dei miei ed essa mi contò ogni cosa. figliuola di re Merlo. ma non vi scendemmo. Noi fummo presenti. dal limo inghiottito.filosofico. e chiama ciascuna a nome: quale non ubbidisce alla chiamata è condannata a morte come disertrice. vediamo una immensa caverna larga e alta per ogni verso. come gabbiani e alcioni. ma non ebbe tempo di stritolarci. Quivi riconobbi anche la lucerna di casa mia. e tirando a sé il fiato c'inghiottì con tutta la nave. ma per paura nessuno di noi s'attentò di mangiare o di dormirvi. molti altri animali stritolati. Stavano sparsi qua e là pesci minori. cedendo a poco a poco e posando il vento. e udimmo alcune lucerne che facevano delle brave difese. Come fummo dentro la balena. pure sapemmo che ivi era la regina Cornacchia. ma quelle che stanno nell'aria. ed erbe e ortaggi. Il quarto giorno verso il mezzodì. dapprima era buio. anzi ci offrirono ospitalità. e navigando ci avvicinammo alle nuvole. Nel mezzo era una terra con colline. e ci gettammo a nuoto. molto chiare e splendenti. altre grandi. e una più grande di tutte lunga ben millecinquecento stadi venire a noi con la bocca spalancata. Per quella notte rimanemmo lì: il giorno appresso salpammo. le quali già ci apparivano color di fuoco e lucentissime. e bianchi come quelli d'elefante.net/lucianostoriavera. e il mare come una tavola. e ci vedevamo anche uccelli marini. perché il vento non lo permise. la nostra terra no. fare i loro nidi http://www. sovr'essa una selva con alberi d'ogni maniera. volgeva intorno un dugento quaranta stadi.

Qualche genio certamente ci guidò per farci vedere te. e una fonte d'acqua chiara. fummo uomini e nave inghiottiti. e pur sappiamo di vivere.net/lucianostoriavera. come si può credere. e non sappiamo che cosa siamo diventati. Compiaciuti insieme e spauriti. bastante per lui. e poco più in là molti sepolcri con colonne sopra. Fino alla Sicilia navigammo prosperamente. che forse alla bocca della balena voi vedeste sfasciata. viviamo http://www. rimasero senza parlare. e l'annaffiavano con l'acqua condotta dalla fonte. udimmo ancora il latrato d'un cane. e vedemmo fumo lontano. fino alla discesa nella balena. siamo uomini. e fermammo la nave. Il giorno appresso levatici.56 su gli alberi. o padre. ché ci par d'essere morti. e ora siamo marini. e ci rimaneva ancora acqua di Espero. e così facemmo un po' di cotto alla meglio. della guerra. con questo mio figliuolo che vedete. Avevamo intorno a noi pesci d'ogni maniera. e pensammo ci fosse anche qualche villa. e trovo un tempio sacro a Nettuno. Quando fummo sazi. ci mise innanzi alcuni ortaggi. come diceva la scritta. Dopo alcun tempo il vecchio disse: Chi siete voi. io presi sette compagni e andai nella selva per scoprire il paese. con tutta la nave. e talora anche isole. dell'isola. ci fermammo. Poiché ci fummo in certo modo abituati a vivere così. E quegli disse di non voler narrare né domandare alcuna cosa prima di offrirci i doni ospitali che egli poteva: ci prese e ci menò a casa sua. che egli stesso si era costruita. nati e vissuti su la terra. sono di Cipro.htm Pagina 9 di 23 . e poi a sua volta ci narrò i casi suoi. e come qui entrasti. dove abbattutici nella balena. Allora venne a tutti un gran pianto. e sapere che non siamo chiusi noi soli in questa belva. Non ero andato cinque stadi. e rizzato un tempio a Nettuno. ma infine io diedi animo ai compagni. portando un carico di mercanzie sopra una gran nave. vedevamo ora terre e montagne. Ma narraci i casi tuoi: chi sei tu. che pareva grande e selvaggia. del viaggio per l'aria. quando la balena apriva la bocca. A queste parole io risposi: Anche noi. che con molta cura lavoravano un orticello. e versò anche del vino. Ci siamo inoltrati volendo conoscere com'è fatta la selva. commossi del pari. Egli ne fece le meraviglie grandi. inghiottiti l'altro ieri. e così ci accorgemmo che essa correva veloce per tutte le parti del mare. e con molti altri servi navigavo per l'Italia. Uscito per commerciare dalla mia patria. Affrettato il passo giungemmo a un vecchio e un giovinetto. con letti e altre comodità. e morti tutti gli altri.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. Sepolti i compagni. e io gli narrai distesamente ogni cosa della tempesta. noi due soli scampammo. e frutti e pesci. Essi battuta la selce col fucile accesero del fuoco. dicendo: Io. ci domandò di nostra ventura. o forestieri? forse geni marini o uomini sfortunati come noi? ché noi siamo uomini. ma di là un vento gagliardissimo dopo tre giorni ci trasportò nell'Oceano.filosofico. e andiamo nuotando con questa belva che ci chiude. ora solamente cielo. o miei ospiti. e loro. e siamo arrivati poco fa.

saputo il fatto. sì che la balena http://www. armati li aspettammo a pié fermo. rispose. Usciti dai nascondigli li tagliano alle spalle. e inospitali. la parte orientale verso la bocca è tutta deserta. che hanno fatto lega e comunella fra loro. - E così stabilito. Nella parte occidentale della selva. che sono intrattabili e selvatici. Son ventisette anni da che siamo stati inghiottiti. crudeli. e noi che eravamo altri venticinque.Quanti sono tutti questi? diss'io. che c'è un lago non molto salato. Il giorno appresso. tornammo alla nave per prepararci. Di foglie. I Tritonobecchi se ne stettero cheti. . dovessero levarglisi alle spalle: e così fecero. nel mezzo abitano gli Sgranchiati e i Piedisogliole. ci facciamo i letti. Perirono dei nemici centosettanta. io dissi. li affrontammo. Noi. di chiarissima e freschissima acqua.htm Pagina 10 di 23 .Più di mille. perché battuta dal mare. simili agli uomini all'insù e all'ingiù ai pesci spada: questi sono meno tristi degli altri. Io poi tengo questo luogo pagando ogni anno ai Piedisogliole un tributo di cinquanta ostriche. è grande. Infine li mettemmo in fuga. Infatti essi mandarono a chiederlo. cioè verso la coda. di un venti stadi di circuito. - Bene. . .LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. li combatteremo: essi sono inermi. comparvero anche gli altri: nell'ala destra erano gl'Insalumati guidati da capitan Pelamida. nel centro i Granchimani. e ha molte viti. e non tennero per nessuno.E che armi hanno ? -Non altro che spine di pesci. E che? diss'io. qui ci laviamo ancora. e l'inseguimmo fino alle loro tane. che appunto stava per scadere. trafitto nel tergo da una lisca di triglia. e forse potremmo sopportare ogni altra cosa. con gran coraggio e bravura combattendo in mezzo a gravi pericoli. e cibandoci di pesci e di frutti. avendo disposti in agguato venticinque uomini che come avessero veduto passare il nemico. audaci. nella sinistra i Capitonni. sono altri nella balena? -Molti.net/lucianostoriavera. Cagione della guerra doveva essere il non pagare il tributo. che avevamo preveduto questo assalto. dalle quali facciamo vino dolcissimo. noi armati. gente guerriera e velocissima. Quel giorno e la notte accampammo dove s'era combattuto. ha una fonte. bruciamo fuoco abbondante. rispose. come vedete. dove nuotiamo e andiamo in una barchetta che io stesso ho costruito.filosofico.56 questa vita coltivando quest'orto. abitano gl'Insalumati. genti con occhi d'anguille e facce di granchi. ma troppo grave molestia abbiamo dai nostri vicini. prendiamo con le reti gli uccelli che volano. Così fatto è il paese. e come viverci. e vi rizzammo un trofeo piantando un'intera spina di un delfino morto. pugnaci. e noi dobbiamo vedere come poter combattere con tante genti. perché Scintaro e il figliuolo combattevano con noi. quando ci piace. dei nostri il solo pilota. e peschiamo vivi i pesci che entrano ed escono per le branchie della balena. forse voi la vedeste. quando li avremo vinti non ci staremo più con paura. e di stranissimo aspetto. Al lato sinistro i Granchimani e i Capitonni. La selva. pieno d'ogni sorta di pesci. Noi andammo ad assalirli presso al tempio di Nettuno e ci mischiammo con altissime grida. e il vecchio superbamente rispondendo scacciò i messi: onde i Piedisogliole e gli Sgranchiati accesi d'ira contro Scintaro (così si chiamava il vecchio) vennero con gran fracasso ad assalirlo. Al lato destro sono i Tritonobecchi.

erano sparvierate a remi. e l'altro giorno fummo loro sopra. come una spelonca. dei quali alcuni seduti in ordine ai due lati dell'isola vogavano tenendo in mano grandi cipressi con tutti i rami e le fronde. omaccioni di mezzo stadio. e tenevano l'isola. saltando d'una in un'altra e uccidendo. Si ferivano scagliandosi ostriche ognuna quanto un carro. e non si volevano staccare. a un tratto si udì un gran gridare e un fracasso come di voga arrancata e di rematori. Una flotta era capitanata da Eolocentauro. esercitandoci nella ginnastica. così io potei udire mentre combattendo si oltraggiavano tra loro. Invece di vele ciascuna aveva molta boscaglia. e portava l'isola dove voleva il pilota.net/lucianostoriavera. a coltivare la vigna. come galere. perché Bevimare aveva rubate ad Eolocentauro molte greggi di delfini. So che racconto cose che paiono incredibili. Quelli schierati sulle prore mostravano un gran valore. http://www. l'abitavamo senza paura. dove il vento colpiva. come credo. dietro a poppa sopra un alto colle stava il pilota con in mano il timone lungo uno stadio. come fossero remi.56 tutta ne rintronava. a cogliere i frutti dagli alberi. Invece di uncini e mani di ferro gettavano grandi polipi appiccati insieme. e spugne di un mezzo iugero. al quinto giorno. ma noi non volevamo patti. e gridavano i nomi dei loro re. Sbigottiti ci arrampicammo alla bocca della balena. Nel nono mese. non molto alte. nella caccia. e nettatolo da ogni nemico. simiglianti a uomini. Un anno e otto mesi passammo in questo modo. Indi a poco mandarono trombetti a chiedere di seppellire i morti. e li sterminammo tutti quanti. su esse navigavano un centoventi di questi omaccioni. l'inseguimmo fino alla selva. un'altra da Bevimare: erano venute a battaglia per cagione di certa preda. tre ne presero. Molte cozzavano con le prore fra loro. tranne la chioma che era fuoco e ardeva. vedemmo il più meraviglioso spettacolo di quanti mai io ne abbia veduti. ché non si facevano prigioni. i quali abbrancavano gli alberi della boscaglia.htm Pagina 11 di 23 . e di fare amicizia con noi. sulla prora una quarantina di armati combattevano. insomma stavamo come prigionieri che vivono in un grande e sicuro carcere senza catena e comodamente. che navigavano su grandi isole come sopra triremi. Le isole erano ben lunghe. onde non avevano bisogno di elmo. Da prima ne vedemmo due o tre. che presero il largo e appiccarono battaglia. ciascuna un cento stadi di circuito. tranne i Tritonobecchi i quali veduto la mala parata. ma pure le dirò. e stando in mezzo ai denti. verso la seconda apertura della bocca (una volta l'ora la balena apriva la bocca. le rimanenti voltarono la prora e fuggirono. Infine quei d'Eolocentauro vinsero. e ci impadronimmo di tutto il rimanente del paese.filosofico. verso dunque la seconda apertura. V'era il nostromo che incuorava la ciurma. e molte a quell'urto affondavano: alcune s'appiccavano strettamente l'una all'altra e combattevano. e così noi contammo il tempo). poi ne apparvero un seicento. quatti quatti per le branchie della balena se la svignarono nel mare. E così spazzato il paese. affondarono un cencinquanta isole dei nemici. Rivolta in fuga quella nuda accozzaglia.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13.

e pensammo di bruciare il bosco. Ma poiché mancavano le provvigioni. e mangiando i pesci che avevamo trovati nello scavare. tornarono dove s'era combattuto. ché più lentamente apriva la bocca. non si poteva andare. ma fino a trecento braccia di profondità. onde noi scendemmo e ci mettemmo a correre sul ghiaccio. noi varammo la nave. che già mancava. la tirammo su. Cominciando dunque dalle parti della coda vi mettemmo fuoco. Quella notte si fermarono intorno alla balena. Questi http://www. il gelo si sciolse. tenendo acceso un buon fuoco. presso il trofeo. e tiratala per l'intervallo dei denti. sdrucciolando sul ghiaccio. appesero al capo della balena una delle isole nemiche. noi correremmo pericolo di morir chiusi dentro la balena morta: onde puntellata la bocca con grandi travi. e venne un freddo così grande che tutto il mare gelò. In prima ci venne il pensiero di forare nella parete del fianco destro. e ad essi sospesala dolcemente la calammo nel mare. approdammo a un'isoletta deserta. e già puzzava. LIBRO SECONDO Da allora in poi. salimmo sul dorso della balena. sciolsero lieti.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. E questa fu la battaglia delle isole. vi riponemmo molta provvigione d'acqua. demmo di piglio alla nave incagliata. eravamo portati come se navigassimo facile e dolcemente. Nel decimo e nell'undecimo era quasi incadaverita. e ripresero molte cose loro perdute. e scappare. Le ancore erano grandi. poi si mise un maestrale così violento.filosofico. Per via scontrammo e urtammo molti di quelli morti nella battaglia. non nella sola superficie. ci sarebbe facile uscire. Scavammo nell'acqua una spelonca grandissima. e come cantando vittoria.56 Essi le inseguirono per certo spazio. e come l'apriva la richiudeva. ché anch'essi ebbero affondate non meno di ottanta isole. Durava il vento. e tutto tornò acqua. andavo mulinando come uscirne. nell'ottavo ci accorgemmo che si risentiva. e per sette giorni ed altrettante notti non sentì bruciarsi. saldissime.htm Pagina 12 di 23 . preparammo la nave. che veramente fu di Scintaro. Nel dodicesimo appena noi pensammo che se in un'apertura di bocca non le fossero puntellati i denti mascellari da non farglieli più chiudere.net/lucianostoriavera. raccolsero molto bottino. e fatto un sacrifizio a Nettuno. Essendo usciti a questo modo. e il quarto ci mettemmo alla vela. Il giorno appresso. Riuscito questo. era niente: onde smettemmo. e destinammo Scintaro a fare da pilota. facemmo una pensata. dove ci provvedemmo d'acqua. non potendo io sopportare di rimanere più a lungo nella balena. ma cava. e cava quasi cinque stadi. di vetro. alla quale legarono le loro gomene. saettammo due tori selvaggi. Il giorno appresso era già morta. Ci mettemmo a cavare. Il quinto giorno venne il caldo. e quivi stemmo trenta giorni. Fatto un cammino di un trecento stadi. alcune isole stettero li vicino sull'ancora. e aperte le vele. ché era bonaccia. e misurandone quei corpacci ne facemmo le maraviglie Per alquanti giorni navigammo in un'aria temperata. e partimmo. ma sopravvenuta la sera. ivi rimanemmo tre dì. fatto un sacrificio sopra la balena. e su essa sepolti i loro morti. e così far morire la balena. Per quella battaglia isolana posero un trofeo.

Poco appresso ci apparvero molte isole: la più vicina a sinistra era Sugheria. nel sesto partimmo accompagnati da un venticello che increspava leggermente il mare. L'isola era un grandissimo formaggio. e selve. tale era la soavità che a noi veniva. lontano e verso destra cinque grandissime e altissime su le quali ardeva molto fuoco. vediamo correre sul mare molti uomini simili a noi per le fattezze e la statura. come voleva Momo. ma si tenevano sull'acqua. dalla quale eravamo lontani non meno di cinquecento stadi. ci salutarono in lingua greca. ci diedero il buon viaggio e andarono via. piena di viti.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. e ci dissero che andavano in Sugheria loro patria. lasciando Scintaro e due altri compagni. dove scorgemmo per tutto parecchi porti tranquilli e capaci. la quale poi che fu lasciata da Nettuno ebbe quest'onore. Nel mezzo dell'isola era fabbricato un tempio a Galatea (la Lattaia) figliuola di Nereo. Per certo spazio ci accompagnarono correndo presso la nave. da giacinti. fiumi di pura acqua che placidamente mettevano in mare. spira dall'Arabia felice. http://www. le quali ci legarono con ghirlande di rose.htm Pagina 13 di 23 . Avanzandoci per un prato fiorito. E s'udiva un indistinto di molte voci. altri applaude al suono del flauto o della cetra. si avvicinarono a noi. e prati. Durante il tempo che quivi rimanemmo avemmo per pane e companatico la terra dell'isola. ben rassodato.net/lucianostoriavera. più e più ci facemmo vicini all'isola. da gigli. e sperando un po' di bene dopo così lunghi travagli. Tra tutte queste dolcezze approdiamo in un porto. quali su per i rami degli alberi. Regina di quel paese si diceva che era Tiro (la Caciosa). Rimasti cinque giorni nell'isola. città fabbricata sopra un grande e rotondo sughero. Qual'è l'odore che viene da rose. e per bevanda il latte dei grappoli. Era una maraviglia vedere come non affondavano. e uccelli che cantavano quali sul lido. maravigliati sentimmo spirarci intorno un'aura soave e fragrante. dal lauro. ma sotto gli occhi. altri canta. come quella che dice lo storico Erodoto. dirimpetto alla prora una larga e bassa.56 tori avevano le corna non sopra la testa. dai quali non vino. aurette piacevoli spirando movevano leggermente il bosco: onde dai rami commossi usciva dilettosa e continua una melodia.filosofico. le viti erano cariche di grappoli. dove altri suona. da viole. ma di latte. da narcisi. e ci menarono alla signoria: ed esse per via ci dissero che quella era l'isola dei Beati. ma quali uscirebbero da un banchetto. Avvicinandoci a questa. come dipoi ce ne chiarimmo mangiandone. dove quelli andavano. come suono di flauto in una parte deserta. e vi camminavano senza paura. Dilettati da quest'odore. onde erano chiamati Sugheropedi. ma sprememmo latte. e dal fior della vite. non tumultuose. e n'era signore il cretese Radamanto. e bevemmo. come diceva l'iscrizione. e dal mirto pure. Un'aria pura e viva era diffusa su quel paese. se non che avevano i piedi di sughero. che è il legame più duro per loro. e girava intorno venticinque stadi. discendiamo. la figliuola di Salmoneo. Indi a poco entriamo in un mare non di acqua. poi dovendo voltare strada. incontrammo le guardie. e fermata la nave. Nell'ottavo giorno navigando non più nel latte ma nell'acqua salsa e cerulea. e in mezzo a esso si vedeva biancheggiare un'isola.

Non conoscono stagioni.filosofico. tutti di vetro.56 Condotti innanzi a costui. ché in un mese. non si convincerebbe che ciò che vede non è corpo: sono ombre. per ora rimanessimo un certo tempo nell'isola in compagnia dei Beati. e quantunque incorporei pure stanno. e sia dato in mano al medico Ippocrate di Coo. e otto di vino. l'Amazzone e le figliuole di Minosse. sono impalpabili. Stabilì il termine della dimora non più lungo di sette mesi. Nessuno v'invecchia. chiamato di Minosse. ha sette porte. ciascuna un pezzo di legno di cannella. la vite getta dodici volte l'anno. se egli debba star con gli eroi o no: lo accusavano che era andato in furore e s'era ucciso.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. di unguento cinquecento ma più piccole. di piacevole ombra a chi vi sta sdraiato. infine essendosi molto parlato e per il sì e per il no. Per le vesti usano ragnatele sottilissime porporine. e profondo che vi si può anche nuotare. e gli fu portato un seggio accanto al vecchio Ciro persiano. largo cento cubiti reali. Il banchetto si fa fuori della città nel campo detto Elisio: c'è un prato bellissimo.net/lucianostoriavera.htm Pagina 14 di 23 . che Teseo aveva altre donne. tutti gli alberi domestici e ombrosi. come mi dissero. il muro che la cinge di smeraldi. in essi are grandissime. Quindi non è né notte né giorno chiaro. d'ametista. Il paese produce tutti i fiori. il melo e gli altri alberi fruttiferi portano tredici volte. I loro bagni sono edifizi grandi. vi bruciano cannella e invece di acqua nelle stufe è rugiada calda. è sempre primavera. Noi gli narrammo ogni cosa. il melograno. e non sono nere. Non hanno corpi. fanno due volte il frutto. La prima causa fu d'Aiace Telamonio. sulle quali fanno le ecatombe. dipoi quando avrà rimesso senno. l'ateniese. Sentenziò e dichiarò: che della nostra curiosità e del nostro viaggio saremmo puniti dopo morte. il quale aveva sostenuto tante fatiche e tanti pericoli per lei. e così sciolti fummo condotti nella città al banchetto dei Beati. il pavimento della città e la terra dentro le mura è d'avorio: vi sono templi a tutti gli Dei e fabbricati di berillo. e intorno a esso un bosco svariato. non altro che figure e idee. ma in quell'età che ci viene rimane. ma ritte in piedi. avrà parte nel banchetto. sette fiumi di latte. e sotto un tappeto http://www. e poi andassimo via. e senza carne. si muovono. parlano: insomma pare che l'anima nuda vada intorno vestita d'una certa immagine di corpo: e se uno non li toccasse. ma un barlume simile all'albore mattutino prima che spunti il sole. fa il frutto ogni mese. sentenziò Radamanto: Per ora beva l'elleboro. come fossero funghi. Fontane intorno alla città ce ne sono trecentosessantacinque di acqua. La terza causa fu chi dovesse avere il luogo più onorato se Alessandro di Filippo o Annibale cartaginese: fu deciso per Alessandro. Invece di frumento le spighe in cima producono cialdoni belli e fatti. e vi spira un solo vento. In quarto luogo fummo presentati noi. Allora ci caddero da sé le ghirlande. Presso la città scorre un fiume di bellissimo unguento. ed egli ci domandò per quale cagione essendo ancor vivi eravamo entrati in quel sacro paese. che contendevano chi dei due dovesse tenersi Elena. e fra gli altri e molti suoi assessori era Aristide il giusto. e lungamente discute la nostra causa con i suoi assessori. fummo giudicati dopo tre altre cause. frondoso. d'una sola pietra. Egli ci fa allontanare. La città è tutta oro. La seconda fu una quistione amorosa fra Teseo e Menelao. di miele altrettante. E Radamanto decise che se la tenesse Menelao. pensano. il zeffiro.

eccetto Periandro. io. e dopo di lui Teseo. non c'è bisogno di coppieri. Vidi Socrate di Sofronisco. il tespiese Narciso. Ila. e grandezza. perché intorno al banchetto sono grandi alberi di lucentissimo vetro. piovono una spruzzaglia fina come rugiada. ed è adagiato vicino a Ulisse. sì.filosofico. un'altra del piacere: tutti quanti prima di banchettare tolgono una buona sorsata o dell'una o dell'altra. perché temono il giudizio di Radamanto. e se le mette innanzi e quelle subito da sé medesime si riempiono di vino: così bevono. Molti.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. c'era anche Licurgo lacedemone. e ne spargono un nembo sovr'essi cantando e volando. allora tutto il bosco risponde con un suono che pare di flauti. Quando uno viene al banchetto coglie una o due di quelle tazze. e non lasciasse l'ironia. ne vengono altri di cigni. che faceva da buffone. e librate sul banchetto. una del riso. se egli seguitasse le sue baie. e fare altre pazzie nel vino. il trace Zamolchi. da sposar Laide. così banchettano scherzando e ridendo. il quale è lì presente. Focione e Tallo ateniesi. Si diceva pure che gli Accademici vogliono venirci. mosse leggermente dai venti. Dei barbari c'erano i due Ciri. E questi fra tutti sono i più degni di memoria: in più onore era tenuto Achille. Degli stoici poi non c'era nessuno: si diceva che ancora salivano il loro alto monte della virtù. C'era anche Esopo frigio.htm Pagina 15 di 23 . e vicino a lui erano Jacinto lacedemonio. ma dicevasi abitare una città che egli stesso aveva fatta. Gli unguenti sono sparsi così: certe nuvolette dense tirano unguento dalle fonti e dal fiume. Dicevano che Radamanto l'aveva in uggia. e Stesicoro ancora che vedemmo lì già rappattumato con Elena. e Numa italiano. essendo piacevoli e bravi compagnoni. e altri belli. di rondini. C'era Diogene tanto mutato da quel di prima. e discutono. come quelli che hanno tolto via il criterio. Valletti e scalchi sono i venti. Invece di ghirlande gli usignoli e gli altri uccelli melodiosi dal vicino prato raccolgono i fiori nel becco. Anzi udimmo dire che Crisippo non poteva entrare nell'isola. Vi sono cori di fanciulli e di vergini: li guidano e li concertano Eunomo di Locri. Ma la maggior consolazione è questa: ci sono due fonti vicino al banchetto. Aristippo ed Epicuro c'erano i primi. se prima non si fosse quattro volte ben purgato con l'elleboro. Ora voglio parlare degl'illustri che ci vidi. ma s'astengono. Quando cessano questi cori di cantare. A me parve innamorato di Jacinto. che chiacchierava con Nestore e Palamede. per non capire affatto. e i venti battono il tempo.56 di fiori. si erano pure spinti a seguire chi ci veniva. ma credo. i quali per frutti producono tazze d'ogni fatta. e a molti segni si conosceva. lui solo dicevano punito nel paese degli empi. Arione di Lesbo. con quel governo e leggi che egli le aveva dato. e banchetta coi Beati. e più d'una volta l'aveva minacciato di sfrattarlo dall'isola. come si diceva. spesso levarsi a ballare ubriaco. tranne Aiace di Locri. http://www. Nel desinare usano musiche e canti: sono cantati specialmente i versi d'Omero. Tutti i semidei. ed erano tornati a mezza via. né arrivano a capire se l'isola esiste o no. e i sapienti. lo scita Anacarsi. Il solo Platone non c'era. ma poi per pigrizia erano rimasti indietro.net/lucianostoriavera. di usignoli. e Anacreonte. e quando hanno cantato anche questi. e quelli che guerreggiarono a Troia.

da Scirone ancora. onde io mandai un canchero a Zenodoto e ad Aristarco grammatici che cercano il pelo nell'uovo. e dai suoi cittadini non chiamato Omero. Ci venne anche Empedocle col corpo tutto bruciato e arrostito. ed Epeo. aveva mutato il nome. ma Tigrane. Che egli poi non era cieco. E quest'altro? Anche. E questo verso? Sì. ed egli volentieri mi rispondeva a tutto. E perché cominciasti da quel Cantami l'ira? Perché così mi venne in capo: credi tu che ci pensavo? Ed è vero. e aveva d'oro tutto il lato destro. me ne avvidi subito. ai quali presiedettero Achille la quinta volta. che gli contendeva quella corona. Il premio per tutti era una corona intrecciata di penne di pavone. qui chiamati omeri. e molti di Colofone. che essi chiamano i Mortuarii. con femmine e con maschi. ed egli mi disse che tutti eran suoi. Ed egli mi rispose che sapeva come alcuni lo fanno di Chio. nessuno è geloso di un altro. da Diomede il trace. ma egli era di Babilonia. Dei poeti per verità Omero superò tutti. e accoppò Ulisse. per il pancrazio non ci sono premi lì. e Teseo la settima.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. dicendogli che di questo fino al giorno d'oggi si fa un gran quistionare tra noi. da Busiride l'egiziano. e riuscì vincitore. vissuto le sette vite. Sarebbe troppo lungo riferirne ogni cosa: dirò le principali. mi avvicinavo a lui e gli domandavo qualche cosa. nel pugilato furono pari Areo egiziano. altri di Smirne. e non pare loro affatto vergogna: solo Socrate giurava che non faceva un mal pensiero quando s'accostava ai fanciulli.56 Nei piaceri di Venere c'è gran larghezza: si mescolano allo scoperto. ché spesso Jacinto e Narciso confessavano. Gli fu posta una querela d'ingiuria da Tersite. Indi a poco venne il tempo dei giuochi.filosofico. Non erano scorsi due o tre giorni. ma tutti tenevano che egli spergiurasse. Finiti allora i giuochi. come dicono molti. come dicono. guidati da Falaride d'Agrigento. ed egli sempre no. e non fu ricevuto. Nella lotta fu vincitore Caro l'Eraclide. se erano stati scritti da lui. ma non si sapeva ancora se chiamarlo Pitagora o Euforbio. a vista di tutti. e in questo sono platonicissimi: i fanciulli si prestano a chi vuole. Gli domandai anche di certi versi riprovati. si annunzia che i carcerati nel paese degli empi. pure Esiodo fu vincitore. perché lo guardai in fronte: onde non fu bisogno domandarlo. e che poi venuto in Grecia con altri ostaggi. ma Omero si prese Ulisse per avvocato. Fu deciso di ammetterlo con gli altri. senza ripugnanza. venivano ad assalire l'isola. nella corsa non mi ricordo più chi fu vincitore. che è sepolto in Corinto. che egli vinse. benché egli pregasse e ripregasse.htm Pagina 16 di 23 .net/lucianostoriavera. rotte le catene e vinti i custodi. e dal Piegapini. e io avvicinatomi al poeta Omero chiacchierai di molte cose. per quei motti scottanti che gli gittò nella sua poesia. che scrivesti l'Odissea prima dell'Iliade? Costoro non sanno quel che si dicono. A questa notizia Radamanto schiera http://www. venuti alle prese tra loro. In quel tempo appunto ci venne Pitagora di Samo. che allora aveva finita la settima mutazione. compiùti i sette periodi dell'anima. Le femmine sono comuni a tutti. e gli domandai di dove era. E di queste chiacchierate ne facevamo spesso: quando lo vedevo sfaccendato. specialmente dopo che si sbrigò d'una causa.

i più arrisicati. Ciniro figliuolo di Scintaro. le vedette dicevano vedere la nave molto lontano. e si nascondeva la faccia. o Musa. Si venne a battaglia. furono rimandati a pene maggiori. come usano quando si celebra la vittoria d'una battaglia. e brindisi. ma poi con tante altre cose io lo perdei. solo non vi prese parte Pitagora. Presi dunque i vinti. Legarono la nave con una catena di rose. Fatto giorno. egli mi diede il libro per portarlo tra gli uomini. non fuggì né voltò faccia. che stava nell'ala destra. Fanno gran forza di remi. getta un grido.htm Pagina 17 di 23 . Fu decretato di cacciare anche noi dall'isola. da un pezzo s'era innamorato di Elena. abbominando egli di mangiar fave. e quand'io me ne andai. Per questo amore. che se ne stette digiuno e lontano.net/lucianostoriavera. o nell'Incaciata. Ciniro e i compagni furono interrogati da Radamanto se erano accordati con altri. che a cena m'ero addormentato). onde Radamanto fa montare cinquanta eroi in una nave d'asfodillo tutta d'un pezzo. e presto vanno via.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. la battaglia De' morti eroi. ché all'avvicinarsi dei nemici. Achille e Aiace Telamonio già rinsavito.56 gli eroi sul lido: li capitanavano Teseo. Verso la mezzanotte svegliatosi Menelao. e lo chiamava la Mortaccademia. pigliano Elena. e legati. Essendo già trascorsi sei mesi e metà del settimo. Si portò da bravo anche Socrate. Quando loro parve il bello. e vinsero gli eroi per le gran valentie di Achille. bello e grande della persona. e stava vergognosa.filosofico. molto meglio che non combatté a Delio quando era vivo. Spesso a tavola si facevano segni tra loro. e non sapendo che fare. Elena piangeva. ed essa acconsentì di scapparsene in una delle isole vicine. e comanda che l'inseguano. va dal fratello. essi senza che nessuno li vedesse. misero in atto il loro disegno. nella Soveria. e però gli fu dato dipoi in premio del valore un bel giardino suburbano. e fare gran festa. corrono alla reggia di Radamanto. ed ella pareva proprio impazzita del giovane. Fu cotto un calderone di fave. Venuta la notte (io non c'ero. e fuggire. e si levavano e andavano soli a passeggiare nel bosco. al padre egli non fece trapelare niente. e verso il mezzogiorno li raggiungono che già erano entrati nel mare del latte presso all'Incaciata: così poco mancò che gli amanti non se la svignassero. e datoci tempo a rimanervi solo il giorno http://www. Avevano già tirato dalla loro tre dei miei compagni. e li mandò nel paese degli empi. perché sapeva che lo avrebbe impedito. dove egli si raccoglieva con gli amici a ragionare. e trovato il letto vuoto e senza la moglie. pure mi ricordo che il poema cominciava così: Ed or cantami. Omero scrisse anche questa battaglia. avvenne nuovo caso. e rimorchiandola se ne tornarono. fattili prima ben flagellare con malve. e si misero a scialare. ed essi dissero di no. Ciniro pensò di rapire Elena. Radamanto li fece legare per i genitali.

E mi diede questo avvertimento: Quando arriverai in quella terra. mi disse. subito un gran puzzo ci circondò come d'asfalto. Andai da Radamanto. ma dopo molto vagare e molti pericoli. dopo viene l'isola di Calipso. e una più lontana): Queste. Questo disse. e lo pregai di farmi un'iscrizione: egli subito me la fece. che rizzai sul porto.htm Pagina 18 di 23 . uno di fango. essendo già l'ora. queste vicine su cui vedi bruciar gran fuoco. e senz'acqua. e così fatto. e tra uomini intrattabili. pure arrampicatici per quei precipizi. e lamenti di molti uomini. tornerai alla fine nell'altro continente. che non si vede affatto. come quello che viene dai cadaveri che bruciano. non cavare il fuoco con la spada. ma. senz'alberi. dato che noi eravamo in mare per altre faccende.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. di zolfo.esti beati lochi Vide. e sii certo che tornerai in quest'isola. e molto lo pregai di dirmi il futuro. uno di sangue. ingiungendomi che nei più gravi pericoli mi raccomandassi a quella. Il giorno appresso andai dal poeta Omero. ci mettemmo per un piccolo sentiero pieno di spine e di stecchi. ma additandomi le isole vicine (se ne vedevano cinque. e non mi volle dire il tempo del ritorno. e aveva http://www. ma quella su cui smontammo era tutto intorno balze e dirupi nudi. L'iscrizione era questa: Luciano che fu caro ai beati Numi del Cielo. non mangiare lupini. che era mirabile. e camminando tra grande squallore e orrore venimmo alle carceri. Abbi questo a mente. e mi additavano un seggio e un posto serbato per me vicino ai migliori. tra i quali Ulisse mi si accostò.filosofico. me la porse.net/lucianostoriavera. la sesta è la città dei sogni. si gonfiava come mare. Essendo rimasto per quel giorno. Non ci avvicinammo alle altre isole. uno più dentro di fuoco. che di nascosto di Penelope mi diede una lettera da portare a Calipso nell'isola Ogigia. perché se fossimo capitati a quelle isole nessuno ci prendesse. Poiché uscimmo da quell'aria odorosa. Io m'addolorai e piansi di dover lasciare tanti beni e rimettermi alla ventura: ma quelli mi consolavano dicendo che tra pochi anni ritornerei tra loro.56 appresso. Il suolo per ogni parte era irto di spade e di spiedi. e tornossi nella patria terra. Radamanto ci fece accompagnare dal pilota Nauplio. e questo grande e invalicabile correva come acqua. andai a cenare con loro. e pioveva una pioggia di pece. Ed egli mi rispose che tornerei sì in patria. non t'impacciare con compagni che abbiano più di diciotto anni. al luogo dei supplizi. Quando avrai oltrepassato queste isole arriverai sul gran continente che è opposto a quello abitato da voi: quivi dopo molti travagli e viaggi per diverse genti. e io la scrissi sopra una colonna di berillo. e un fumo stomachevole e insopportabile. gli eroi vennero ad accompagnarmi. sono le isole degli empi. e s'udiva rumore di flagelli. e divelta da terra una radice di malva. e di pece che ardano insieme. L'aria era scura e caliginosa. e i casi che avrei per mare. e intorno scorrevano tre fiumi. l'indomani partii. Dopo di questo cominciai i preparativi per la partenza.

lo Sconturbato figliuolo di Nascivano. il cui tempio sta presso il porto. e lo stesso giorno ci ricondussero. micidiali. e per sacerdotessa che spiega i sogni la Contraddizione. accomiatai Nauplio. e il Gallo. vedemmo i supplizi di molti re. altri poveri e meschini. e ci promisero di farci re e satrapi. poi all'improvviso http://www. Le guide ci narravano la vita di ciascuno. Intorno le gira una selva di alberi altissimi che sono papaveri e mandragori. ché non potevo più sostener quella vista. dov'è il tempio del Gallo. e partii. e le cagioni dei supplizi. a sera tardi smontammo. ché io non so d'aver detto mai bugia. come disse Omero. Entrati noi dietro la guida di Nauplio. per le quali entrano ed escono i sogni terribili. e di molti privati. Ma voglio prima dire della città. Le porte non sono due. e di quelli vestiti sfarzosamente. ci salutarono. Erodoto. alcuni da dii. e altri con altri ornamenti. e chiamati lucernette. Il popolo dei sogni non era d'una razza e d'un aspetto. Ne riconoscemmo parecchi. e l'Arricchito figliuolo di Fantasio. duri. dolci. un'altra di mattoni. ché come noi ci avvicinammo.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. proprio come un sogno. una di ferro. ci trattarono con grande sfarzo e splendidezza. ed entrati nel porto detto del sonno. soli volatili che nascono nell'isola: vicino le scorre un fiume chiamato il Nottivago. due verso il porto e il mare. brutti. ma quattro: due guardano verso il campo della pigrizia. sui quali sta un nugolo di pipistrelli. Tornato subito alla nave. e Omero che il solo ne fa menzione. e dicevano che le pene più gravi sono date ai bugiardi e specialmente agli storici che non scrivono la verità. e ha due satrapi e vicarii. dei quali riconobbi alcuno. alcuni da re. ché nessuno ne ha scritto. ci sfuggiva. Indi a poco eccoci presso l'isola dei sogni. che già vedemmo nel nostro paese. è quivi adorata.56 pesci quali come tizzoni. vedemmo molti e vari sogni. nei quali è il sacrario e l'oracolo. ci vollero ospiti. e variamente colorate come l'iride. Alcuni ci condussero anche nelle nostre patrie. Ond'io vedendo costoro. l'una di corno. fra tutte le divinità. d'avorio. In mezzo alla piazza è una fontana detta l'Assopita. l'altra. essa si ritraeva. come suol farsi tra vecchi amici. presso la porta d'avorio. e più si allontanava. altri tutti oro e ricchi. non ne scrisse niente bene. e vicino due templi dell'Inganno e della Verità. Infine l'afferrammo. dette Nonsisveglia e Tuttanotte. il quale è re. e portinaio vi stava Timone ateniese.htm Pagina 19 di 23 . onde noi passammo. ci presero per mano. e presso le porte sono due fontane. Ve n'erano alati e di strane figure. ma quali erano lunghi. Le mura della città sono alte. belli. alla quale il re Sonno ha dato quest'onore. tutto mi consolai per me. crudeli.filosofico. Vedemmo anche Ciniro che stava ad affumicarsi appiccato per i genitali. altri piccoli. e altri molti. ed entrati nella città.net/lucianostoriavera. Trenta giorni e altrettante notti rimanemmo tra essi dormendo e scialando. Entrando nella città si trova a destra il tempio della Notte: questa. ci mostrarono i nostri. come Clesia di Cnido. A sinistra sta la reggia del Sonno. quali più piccoli come carboni accesi. Una sola e stretta è l'entrata. e fattici addormentare. che pareva e non pareva. piacevoli. i quali ci vennero incontro.

net/lucianostoriavera. Verso la mezzanotte. Io li uccisi tutti quanti. uccise me.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. vuotati. e occhi di granchi. e ci scagliano ossi di seppie. e da un'isola deserta ci vengono sopra con gran furia una ventina d'uomini cavalcanti sopra delfini: eran questi anche ladri. Hanno grandi navigli. Diceva così: " Ulisse a Calipso salute. e vi navigano armandole con alberi di canna e con vele fatte di foglie di zucche. lasciandoli che s'accapigliavano tra loro. il terzo incontrammo i Zucchepirati. smontammo. Se dunque mi verrà fatto. Ci assaltano adunque con due di quelle loro fuste bene armate. pianse lungamente. me ne fuggirò e sarò da te ". ci trattò lautamente. facemmo provvigioni e partimmo. I navigIi erano mezzi gusci di noci. poi ci invitò alla mensa ospitale. invece di pietre. come poi si vide. che dalle isole vicine assaltano e svaligiano chi naviga per quei mari. ci combattono.htm Pagina 20 di 23 . e l'immortalità che tu mi offrivi. Come ella prese la lettera e la lesse. fuggirono a rimbucarsi nell'isola. trovai la grotta della dea tale quale la descrive Omero. e noi le rispondemmo cose che ci pareva le dovessero piacere. dai quali rimandato a casa mia. pentito assai di aver lasciata la bella vita che menavo con te. e ogni mezzo guscio aveva la lunghezza di quindici cubiti. quando verso mezzodì vediamo dietro i Zucchepirati venire a vele gonfie i Nocinauti. Devi sapere che io quando mi partii da te su la zattera che io mi ero costruita. Questo era il senso della lettera. Quando sono secche le vuotano. Essendomi allontanato un po' dal mare. e da allora in poi stemmo sempre su l'armi. e noi con dardi e saette li respingiamo: sicché avuti parecchi feriti. uomini feroci. Ci parve che il vantaggio l'avessero i Nocinauti. Ché non s'era ancora coricato il sole. Poi ce ne tornammo alla nave e li vicino sul lido ci addormentammo. Io prima di tutto sciolsi i legami della lettera. e noi levata la vela fuggimmo. e la lessi. vi trovai molti cicisbei di mia moglie. lasciarono noi e si rivolsero a combattere coloro. e a pena fui salvato da Leucotoe nel paese dei Feaci. Il terzo giorno giunti all'isola Ogigia. Perduti di vista. Durava incerta la battaglia. perché avevano cinque navigli bene armati e più forti. feriscono molti scagliandoci. diceva ancora due parole di raccomandazione per noi. e lei che filava lana. e se era casta. urtammo senza avvedercene in un grandissimo nido http://www. che sguazzavano su la roba mia. salpammo. grossi semi di zucche. che mi nacque da Circe. ne cavano la midolla. che sono zucche lunghe sessanta cubiti. loro sfidati nemici. e i delfini che li portavano galoppavano e nitrivano come cavalli. e infine Telegono. e levatici in piedi. La mattina. messosi un buon vento. Come quelli si accorsero d'essere assaliti. come essa era di volto. feci naufragio.filosofico. e ci domandò di Ulisse e di Penelope. ci demmo a curare i feriti. come Ulisse gliela vantava. Avvicinatisi si sparpagliano chi di qua chi di là. Per due giorni avemmo burrasca. essendo bonaccia. aspettandoci qualche altra insidia: e ci giovò. E ora sono nell'isola dei Beati.56 scoppio d'un gran tuono svegliati.

htm Pagina 21 di 23 . mise i rami. spinti dal vento. Se ne fuggì mandando un lugubre lamento. non ancora mature. rimbiondì. che aveva un sessanta stadii di circuito. ma altro non appariva niente. e la più nuova fu che l'albero della nave germogliò. A questa vista noi naturalmente sbigottiti pregammo gl'Iddii di allontanar da noi la maluria. Valicata la selva giungemmo all'acqua. accessibile. ogni uovo più capace d'una botte di Chio. Passati un dugento stadi oltre il nido. navigammo su l'acqua limpida e trasparente. a pena si fermò. e dall'un mare correva nell'altro. Credemmo fosse il continente. La legammo con un gran canapo.net/lucianostoriavera. che era calvo. per modo che quando si levò per poco non fece affondare la nave col vento delle ali. Con la scure aprimmo un uovo. più grosso di dodici avvoltoi. e montati su gli alberi. e mancò poco che non fosse travolta giù. Quindi ci accolse un mare tranquillo e un'isola non grande. a gran fatica la tirammo su. Discesi sul fare del giorno. ritti. vediamo il nido simile a una grossa zattera fatta di grossi alberi. finché pervenimmo sopra una gran voragine che si apriva nell'acqua. e ne cavammo un pulcino implume. La nave. e vediamo una selva grandissima e folta di abeti e di cipressi. Trovammo l'acqua li vicino. Sporgemmo il capo. abitata da uomini selvatici. nell'altro mare. c'inoltrammo per fare acqua. e anche un po' di vettovaglia. e vedemmo una profondità di quasi mille stadi. come quelle che vediamo per terremoto su la terra. se non che udimmo http://www. se era possibile. Discesi. e vidi che la selva continuava così cinquanta stadii o poco più. e piantati su l'acqua. fichi e uve grandi. detti Bucefali. ed in punta portò frutti. che in una parte dice: Venian per mar selvoso navigando. gli alberi stavano saldi.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. perché non ne avevamo più. il pilota Scintaro. e adagiatala sopra i rami. ammainata subito la vela. ma era il mare senza fondo che aveva germinati alberi senza radici. dentro ai quali si vedevano i pulcini che pigolavano. spiegata la vela. e con molta agonia tragittammo il ponte. e così facemmo. non sapevam che fare: navigare per mezzo gli alberi folti e continui non era possibile. Non eravamo andati oltre un cinquanta stadii. sopra vi stavano cinquecento uova. come si dipinge il Minotauro. l'acqua rimaneva come spaccata. Fattici più da presso.56 d'alcione. se era possibile. Guardando intorno vedemmo verso destra non molto lontano un ponte fatto di acqua. con teste di bue e corna. e dipoi c'era altro mare. e non era minore del suo nido. e non ce lo credevamo. Allora mi ricordai del poeta Antimaco. guarda e riguarda. e calata la nave allo stesso modo. Io m'arrampicai sopra l'albero più alto per scoprire qualcosa al di là. Pensammo dunque di porre la nave sopra gli alberi che eran foltissimi. la quale univa i due lembi dello spacco. tornare indietro non era facile. Su esso stava l'alcione che covava le uova. andavamo come sul mare. e tragittarla. Facendo forza di remi piegammo a quella parte.filosofico. ci avvennero grandi e mirabili prodigi: il paperin di prora a un tratto starnazzò l'ali e strillò. terribile molto e maravigliosa.

che è cotesto ? Ella non voleva. e con un grido chiamo i compagni: e venuti racconto il fatto.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. ma mi tenni. che mi scampasse dai presenti pericoli. Tornati in fretta alla nave. che diventò sangue. ma io mi opposi e li feci tenere legati e custoditi finché vennero araldi dai Bucefali con la taglia per riscattarli. tutte belle e giovani. e altri segni che il continente era vicino. le vidi non gambe di femmine ma unghie di asina. I compagni consigliavano di scannare i catturati. Si mettono a giacere supini su l'acqua. All'udir questo. Li ubbriachiamo. non avendo trovato vettovaglie affatto. Già cominciavano a comparire pesci. ne uccidiamo una ventina. Ed ecco poco appresso. consultammo sul da fare. Così rendemmo i prigionieri. e troviamo uomini. e mangiano i forestieri che quivi capitano. L'isola si chiamava la Cavallara. e mentre dormono li accoppiamo. chiamate Gambedàsine.net/lucianostoriavera. le domando: Dimmi. e ciascuna condusse uno di noi a casa sua e l'ospitò. i quali al vederci ci danno addosso. e afferrano tre compagni: noi altri fuggiamo alla dirotta verso il mare. Credendo che fosse una mandra di buoi. soggiunse. ché da certi segni e da flebili muggiti noi capimmo che essi ci pregavano di mercé. cipolle. ci corichiamo con essi. erano marinai e navi insieme. li atterriamo. Al rompere del giorno noi vedendo il continente credemmo fosse quello che è opposto al nostro: onde ringraziati e adorati gl'iddii. e cavata la santa malva. addito le ossa. prendiamo quella via. andammo via. l'afferro. mentre la mia albergatrice s'affaccendava per la casa. ci abbracciarono. e la riguardavano per ogni verso. Altri seduti sopra sugheri. e rimasti un sol giorno partimmo. e presine due vivi ce ne torniamo coi prigionieri. e la città Acquavittima. e spari: ma io per una prova misi la spada nell'acqua. la quale subito diventò acqua. Poco dopo vedemmo uomini che navigavano in una nuova maniera. facevano le meraviglie della nostra nave. e li conduco a quella legata.filosofico. Sul calar della sera approdammo a un'isoletta abitata da femmine.56 certi muggiti poco lontani. ma senza paura e quieti ci venivano vicino. Costoro non ci facevano alcun male né ci fuggivano. erano vestite e abbigliate come cortigiane. perché il cuore non mi presagiva bene. Io andavo un poco a rilento. la lascio qui legata. Le donne dunque ci presero.htm Pagina 22 di 23 . chiamare i compagni. pesci secchi. legano la vela a una certa parte del loro corpo e con le mani tengono la scotta: il vento gonfia la vela. e uccelli che ci volavano intorno. fervorosamente me le raccomandai. ci salutarono. la lego. come credemmo. e navigano. che si spartivano le carni di quei poveri uccisi. che parlavano greco: esse ci vennero incontro. Sfodero la spada. e trascinavano lunghe vesti per terra. vedo molte ossa e teschi umani sparsi qua e là: avrei voluto gridare. l'inseguiamo. i due di dietro. e guardando attentamente intorno. Ma armatici dipoi tutti quanti (che non volevamo lasciare i compagni invendicati) piombiamo sopra i Bucefali. e quattro cervi a tre piedi. e ora vi dico la maniera. salgo sul tetto. ma pure infine parlò e disse che esse erano ninfe marine. e quelli davanti appiccati in uno. Alcuni proponevano di http://www. Il riscatto fu molti caci. correre all'armi.

56 scendere per poco. li racconterò nei libri seguenti. altri lasciar la nave lì. e nelle isole.net/lucianostoriavera. I casi poi che m'avvennero nell'altra terra. ciascuno con le sue armi e con che altro poté afferrare.filosofico. Questi sono i casi che m'avvennero fino a che giunsi nell'altra terra navigando per mare. e la sfascia: noi appena ci salvammo a nuoto. e dei sogni. e nell'aria. e subito tornare indietro. e dipoi nella balena. e infine tra i Bucefali e le Gambedàsine.LUCIANO DI SAMOSATA: STORIA VERA (testo completo) 13/04/11 13. ed entrar dentro terra.htm Pagina 23 di 23 . e conoscere chi v'abitava. Mentre facevamo questi conti ci viene addosso una gran burrasca. FINE INDIETRO http://www. e uscito di là nel paese degli eroi. che batte la nave sul lido.

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