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Costituenti elementari della materia 1.

Comprensione dell’universo fisico

In questo capitolo si considerano gli aspetti essenziali della descrizione scientifica, propria della scienza fisica, della natura vera ed ultima dell’universo nel quale viviamo. Si tratta di affrontare uno degli argomenti più estesi e complessi dell’indagine metodica delle origini del nostro universo. E’ chiaro dunque che, in questo contesto, la trattazione sarà più del solito condensata e semplificata. E’ altresì importante sottolineare che una conoscenza – anche soltanto di base – degli argomenti dedicati allo studio delle particelle elementari e delle loro interazioni, permette di affrontare discussioni e trattazioni con gli studenti delle scuole superiori opportunamente allineate con le tendenze più moderne della divulgazione scientifica, nonché con parti sostanziose di programmi ministeriali per l’insegnamento della fisica. E’ infine rilevante il poter sostenere o comunque dibattere con argomentazioni sufficientemente precise ed aggiornate le scelte ed i percorsi attuali della ricerca fisica, dei quali moltissimo si parla e pochissimo si conosce. Gli argomenti affrontati, in un certo senso, ripropongono su scala differente l’eccitazione scientifica e lo spirito di scoperta che hanno caratterizzato il primo periodo del secolo XX, durante il quale le regolarità manifestate dagli spettri atomici (ed altre evidenze sperimentali) avevano stimolato ed indotto un’ondata di modellizzazione e di introspezione teorica senza precedenti nell’analisi della struttura della materia microscopica, su scala atomica e molecolare. La fisica moderna sta vivendo qualcosa di simile da qualche decennio, su scala estremamente più piccola. Così come la teoria atomica (che si basa su una famiglia di un centinaio di membri) permette di descrivere il comportamento chimico-fisico di tutta la materia a noi conosciuta, esistono oggi teorie con forte supporto sperimentale che permettono di descrivere, ed in certa parte comprendere la natura ed il comportamento dei costituenti sostanzialmente elementari della materia, come pure le loro interazioni reciproche. Il parallelo può essere sospinto ancora oltre: prima della scoperta dell’atomo come unità strutturata di elettroni, neutroni e protoni (solo 3 tipi di particelle diverse), la tabella periodica degli elementi era “accidentalmente regolare”, ossia le proprietà chimico-fisiche degli elementi erano osservate e catalogate, ma non spiegate in termini di leggi più generali e di realtà fisiche essenzialmente “semplici” (il modello atomico e la meccanica quantistica). Allo stesso modo, le nuove tecniche sperimentali di esplorazione subatomica hanno condotto alla scoperta di un numero molto grande di particelle elementari, collocabili all’interno di “tabelle periodiche” analoghe a quella di Mendeleev. Con l’avvento delle teorie che verranno accennate in questo capitolo, è stato possibile spiegare la maggior parte delle regolarità osservate per le particelle elementari in termini di un numero relativamente piccolo di costituenti di base a livello subnucleare che prendono parte ad uno schema dinamico basato su leggi le più generali possibili, e dunque relativamente “semplici”. La comprensione delle varie fasi di questo vasto capitolo della ricerca fisica richiede una conoscenza minima delle tecniche adottate per la rivelazione delle particelle. A tale scopo, si inizia con una rapida rassegna dei metodi più importanti per questo tipo di sperimentazione. 2. Rivelazione sperimentale di particelle e radiazione

Ci si interessa delle tecniche di rivelazione del passaggio di una particella entro una data porzione di spazio, ovvero di misura di proprietà di tipo essenzialmente cinematico (istante di passaggio, traiettoria, quantità di moto, velocità) nonché di altro genere (massa, carica elettrica, spin). E’ chiaro che tutte queste informazioni non possono essere ottenute con una sola procedura di misura e dunque con una sola tecnica di acquisizione o rilevazione, quanto mediante un’opportuna combinazione di metodi differenti. Lo schema generale di queste procedure sperimentali è riconducibile alla situazione nella quale una particella elettricamente carica è in grado di trasferire energia (eccitare) oppure ionizzare atomi da essa incontrati nel suo percorso all’interno del
Costituenti elementari della materia - 1

distinguibili ad un microscopio ottico. come nel caso del sale 200V 400V catodo NaI unito a tallio. Il sale è accoppiato ad un fotomoltiplicatore. L’interazione fra le particelle α e gli atomi del sale provocavano piccole luminescenze. (ii) zona proporzionale. energie delle particelle diverse. si ottengono vari tipi di tecniche di rivelazione. e dunque l’impulso generato è proporzionale al numero di ioni liberati dalla radiazione. che a loro volta costituiscono il mezzo di eccitazione o ionizzazione del materiale rivelatore. Il grafico riportato illustra un log n andamento delle correnti ioniche agli elettrodi in funzione del potenziale accelerante ed in corrispondenza di due differenti fenomeni ionizzanti (ad esempio.2 . Corrispondentemente a questa prima classificazione si distinguono i seguenti metodi di rivelazione: (a) Scintillazione Già all’inizio del XX secolo Rutherford era riuscito ad osservare le particelle α diffuse da nuclei pesanti quando esse venivano fermate da sali metallici (solfuro di zinco). ci si può aspettare che essa sia in grado di produrre particelle cariche per ionizzazione. i più importanti dei quali sono quelli evidenziati. o tipi di radiazione ionizzante differente). Si osservano varie “zone”. nella quale le valanghe elettroniche vengono limitate dall’accumulo di carica positiva all’elettrodo negativo e. ossia alla sua intensità. ossia (iii) (i) (ii) comportamenti. ossia (i) camera di ionizzazione. contatori di Geiger-Mueller). come conseguenza. Costituenti elementari della materia .materiale rivelatore. nella quale V c’è bilancio pari fra tendenza alla ricombinazione degli ioni creati e la loro separazione per effetto della differenza di potenziale. Lo schema + generale e semplificato di uno strumento di questo + genere evidenzia la possibilità di operare secondo modalità anche radicalmente differenti in funzione della differenza di potenziale elettrico applicato agli elettrodi che sono utilizzati per richiamare e raccogliere i prodotti V della ionizzazione. A tutt’oggi i metodi di scintillazione utilizzano sostanze sensibili anche a radiazione meno energetica (elettroni) o neutra (gamma). Se la particella non è carica. (b) Ionizzazione in gas Si tratta di mantenere separati i partner di carica opposta prodotti da un evento ionizzante al fine di acquisire un segnale elettrico in grado di dare informazioni sulla natura dell’evento stesso. allo stato liquido (camere a nebbia e a bolle) e allo stato solido (fosforescenze visibili direttamente o amplificate ed acquisite elettronicamente). il conteggio non dipende più dall’energia della radiazione ionizzante. nella quale l’aumentato campo elettrico genera “valanghe” di elettroni in corrispondenza di ciascuna ionizzazione e si ha la possibilità di misurare il numero di singoli eventi di ionizzazione. (iii) zona Geiger-Mueller. Al variare del tipo di materiale ionizzato o eccitato energeticamente (rivelatore) ed al variare altresì delle tecniche adottate per rivelare tali ionizzazioni/eccitazioni. come schematizzato. contatori proporzionali. La classificazione più generale e semplificata è tale che si distinguono materiali ionizzati allo stato gassoso (camere di ionizzazione. uno strumento che è in grado di aumentare la luminescenza indotta dal singolo evento di svariati rad ordini di grandezza (fino ad un milione di volte) grazie ad una serie di effetti 100V 300V 500V fotoelettrone fotoelettrici in cascata.

Ciononostante è essenziale per la descrizione corretta di certe fasi dell’evoluzione dell’universo. (b) Forza debole: pur non essendo importante per la descrizione degli stati stabili della materia. la formazione di centri di condensazione o ebollizione molto bene localizzati dati dagli ioni che ricostruiscono traccia della particella stessa.3 . E’ una forza che agisce su distanze molto piccole (circa 10−18m) ed è più di un milione di volte più debole della forza forte che agisce fra due protoni in un nucleo. diffusione elastica da nuclei leggeri. Forze fondamentali in natura Tutte le interazioni osservabili in natura possono venire ricondotte alla definizione operativa di 4 forze “fondamentali”. tanto da non essere essenzialmente percepibile su scala atomica o subatomica. la camera a scintille. Le forze vengono classificate secondo il seguente schema: (a) Forza gravitazionale: è la forza più appariscente a livello di osservabilità quotidiana. 3. lungo il loro percorso. facilmente rilevabile. I prodotti della reazione tipicamente rilasciano la loro energia cinetica al materiale provocando ionizzazione o eccitazione termica. nonostante la loro veneranda età) in quanto permettono la visualizzazione diretta degli eventi subatomici e subnucleari: in entrambe i metodi si utilizzano sostanze in condizioni termodinamicamente critiche (vapori o liquidi sovrasaturi). nonché la più importante su scala planetaria e cosmica. fra le tecniche di rivelazione. Ciò non accade per la gravitazione: tutti gli atomi della terra. oppure associate ad una ionizzazione indiretta come sopra spiegato). quando Maxwell teorizzò l’unificazione delle interazioni elettriche e magnetiche nella formulazione classica dell’elettromagnetismo. E’ importante sottolineare che la forza gravitazionale è cumulativa nei suoi effetti ed agisce a distanze infinite: anche la forza elettromagnetica agisce a distanze infinite. Immergendo questi apparecchi in campi elettrici e magnetici è possibile modificare le traiettorie visualizzate in modo da rendere possibile l’individuazione del tipo di particella. l’uso di emulsioni fotografiche nucleari e calorimetri dedicati alla misura di energia di costituenti subnucleari. è anche la forza più debole. Una tecnica molto diffusa vede l’utilizzo di composti contenenti boro. che reagisce con neutroni lenti secondo la 10B+n→α+7Li. nonché molte sue caratteristiche cinematiche. La forza gravitazionale fra due protoni in contatto alle “superfici” è circa 10−38 volte più bassa della forza nucleare che agisce tra di essi. (d) Altre tecniche Basate ancora sull’interazione fra particelle cariche (direttamente di interesse. contribuiscono ad accumulare interazione gravitazionale che dunque non è più trascurabile in presenza di numeri relativamente elevati di particelle dotate di massa. Costituenti elementari della materia . Si possono avere processi nucleari con produzione di cariche elettriche. le camere a nebbia ed a bolle sono particolarmente suggestive (ed ancora estesamente utilizzate. Il passaggio di particelle rende possibile. ad esempio. Si citano. Per neutroni veloci si circonda il rivelatore al boro con paraffine o comunque sostanze moderatrici per i neutroni. ma l’esistenza di due tipi di cariche con effetti reciproci opposti impedisce l’accumulo delle interazioni a causa dello schermaggio operato da cariche di segno contrario. Le teorie prevedono però che esse siano manifestazioni differenti di un’unica grandezza fisica alla base del comportamento generale del nostro universo (modelli di unificazione). Il primo esempio di un simile approccio è datato al secolo XIX.(c) Rivelazione di neutroni Sono tecniche tutte associate a fenomeni di perdita di energia per frenamento in materiali appropriati. Ciononostante. questa interazione è essenziale nella descrizione di certi decadimenti che avvengono all’interno di un nucleo ed altre trasformazioni che coinvolgono certe particelle fondamentali. Esse sono apparentemente distinguibili nelle origini e negli effetti. anche quelle basate sulla radiazione Cherenkov. fissioni di nuclei pesanti indotte dai neutroni. cattura da parte di isotopi stabili che diventano radioattivi.

0 W/Z gravitone 0 intermediarie. per cui in questo caso la forza elettromagnetica. che non sono stati però mai osservati. cariche positive). una famiglia ancora più ristretta alla forza forte. L’intensità relativa di una forza è essenzialmente collegata al tempo tipico durante il quale l’interazione ha luogo. Vi sono particelle comunque che non risentono per nulla dell’effetto della forza forte. ma forze di attrito di vario genere sono anche riconducibili a fenomeni nei quali l’elettricità su scala atomica è rilevante). i suoi effetti sono tipicamente sminuiti a causa dell’effetto di schermo operato da cariche di segno opposto. una parte di esse alla forza elettromagnetica. La forza elettromagnetica è anche responsabile di moltissimi fenomeni macroscopicamente evidenti (elettricità e magnetismo. che è circa un centesimo della forza forte agente fra due protoni in contatto. seguita dal decadimento del bosone secondo la W −→e+νe. è la più intensa delle forze elencate ed anche la più importante in moltissime reazioni fra particelle fondamentali. come pure.Z0 ±1. Questo fenomeno non avviene all’interno di un nucleo (vi sono solo protoni. E’ una forza a raggio d’azione infinito ma. Nella tabella si riassumono queste proprietà delle forze fondamentali Una prima classificazione di particelle soggette all’azione di tali forze prevede che tutte le particelle sono soggette alle forze gravitazionale e debole. (d) Forza forte o nucleare: con breve raggio di azione (circa 1 fm). 1 fm 1 <10−22s ∞ 10−3 fm ∞ 10−2 10−7 10−38 part.(c) Forza elettromagnetica: è un’interazione importante per la descrizione e la comprensione di molte particelle fondamentali. come ampiamente discusso nel capitolo dedicato alle reazioni nucleari. un neutrone si trasforma tramite interazione debole in un protone con l’emissione del bosone W −. secondo la quale tutto è riconducibile alla composizione di 2 o più particelle fondamentali. come l’elettrone. Esso può avvenire pertanto solo entro un intervallo di tempo (che dunque definisce il raggio d’azione del bosone vettore) che sia in accordo con l’indeterminazione di Heisenberg. nella struttura e nella dinamica dei nuclei atomici. ovviamente. detta quark. 91 0 10−14-10−20s fotoni 10−8-10−13s anni bosoni W±. come verrà discusso più avanti. La forza forte è decrivibile. chiamando ovviamente in causa altri tipi di particelle TIPO forte elettromagnetica debole gravitazionale raggio intensità. come sopra accennato. In un decadimento beta. La forza elettromagnetica è mediata dai fotoni. Il decadimento del neutrone nel protone e nel bosone negativo contraddice la conservazione dell’energia. che interagiscono per scambio di gluoni. secondo la reazione n→p+ W −. oltre che in termini di scambio di mesoni. anche chiamando in causa una struttura più fine dei nucleoni. carica spin massa scambio (GeV) gluoni g 0 1 0 γ 0 1 1 2 0 80. Così forze intense avranno efficacia in tempi relativamente brevi. già accennato nella descrizione di nuclei atomici. Nella tabella si riportano anche le particelle che attuano l’interazione secondo un modello di scambio. Questo fatto. tempo d’azione relativa caratt. è utile in quanto permette di evidenziare sperimentalmente la natura dell’interazione dominante in un dato processo: se esso avviene in tempi molto rapidi sarà regolato da forze intense. è comunque in grado di competere con la forza forte stessa. Costituenti elementari della materia . ad esempio. mentre quella debole (unificata all’elettromagnetica e sotto il nome di forza elettrodebole) prevede lo scambio di bosoni vettori (di tre tipi). e viceversa. supportato da un modello di interazione di scambio. di simb. che è infatti estendibile dal caso nucleare (emissione ed assorbimento di pioni) alle altre forze.4 . La forza gravitazionale è descrivibile in termini di scambi di bosoni detti gravitoni.

Ad esempio.K di decadimento deve barioni composta debole. con carica pari a −e e massa di 938 MeV. apparentemente banale. Lo scopo di questa organizzazione rimane quello di trovare. Questo criterio. nella quale il pione neutro è antiparticella di sé stesso (come peraltro il fotone) ed i Costituenti elementari della materia . mentre le altre grandezze che la caratterizzano (massa. 5/2. anche una prevedibilità sistematica. per cui leptoni elementare debole. mesoni (di massa intermedia) e barioni (di massa elevata). denominate leptoni (particelle di massa piccola). ecc. il decadimento di un neutrone in protone. forte semiintero p.4.) sono esattamente eguali. permette in molti casi di assegnare con certezza la natura di tipo materia o antimateria ad un dato costituente. come quella del protone. cioè nuclei ed elettroni) sia composta da particelle. …). π±.2.n essere in realtà un portatori elementare debole. Esso ha carica pari a +e e massa pari a 511 keV. I mesoni hanno spin intero (0. E’ questo il caso della terna di pioni. em. Una possibilità. em. come quella dell’elettrone. al di là delle piacevoli simmetrie e regolarità nelle proprietà fisiche. em semiintero e. Si dice anche che per ogni particella c’è la corrispondente antiparticella ovvero che ad ogni forma di materia è associata – nel mondo subatomico – una forma di antimateria. possiamo assumere che la materia ordinaria (atomi. 3/2. La prossimità fra una particella ed il suo partner di antimateria conduce invece al fenomeno della annichilazione. Nel 1956 viene scoperto l’antiprotone. forte intero γ.…) mentre i barioni hanno spin semiintero (1/2. E’ anche possibile raggruppare le particelle in base al loro valore di spin. ai fini di “mettere ordine” nella popolosa famiglia di nuove particelle “elementari” scoperte in parecchi decenni di esperimenti di collisione ad energie sempre più elevate. La prima evidenza sperimentale di antimateria è la scoperta dell’antielettrone. predetto da Dirac come conseguenza dell’estensione dell’equazione di Schroedinger nel regime ultrarelativistico ed osservato da Anderson nel 1932. vita media. Ciononostante. la suddivisione in base alle masse è un tipo di “spettroscopia” di significato notevole. Anche in questo caso si scopre che il raggruppamento in base alle masse è più generale di quanto non possa sembrare: tutti i leptoni hanno spin ½ (come gli elettroni). ci vogliono dunque 2 fotoni con eguali ed opposte quantità di moto). detto positrone.ν sappiamo che il prodotto mesoni composta debole. già accennata nel paragrafo precedente. elettrone e neutrino è proibito da famiglia struttura interazioni spin esempi determinate leggi di conservazione. per il quale le due particelle scompaiono lasciando energia e momento conservati: un elettrone ed un positrone si annichilano generando 2 fotoni gamma ciascuno con energia di 511 keV (che i fotoni siano due è richiesto dalla conservazione della quantità di moto: un fotone singolo ha momento dato da mc2/c=mc mentre il momento iniziale del sistema nel centro di massa è nullo. esso ha permesso una prima classificazione delle particelle “nuove” in tre famiglie. Le antiparticelle di particelle stabili sono anch’esse stabili (lo sono dunque il protone ed il positrone). è quella di iniziare a raggruppare particelle soggette allo stesso tipo di interazione. Oggi si conoscono leptoni più massivi di certi barioni. Il protone è la particella. comunque datata. em. forte intero π. Classificazione delle particelle E’ essenziale. se non altro in quanto si osserva che le particelle di tipo leptonico non subiscono l’azione della forza forte.5 . l’antiprotone è antimateria. una o più leggi sufficientemente generali da consentire l’accesso ad una descrizione fondata su meccanismi ben compresi e motivati.Z antineutrino. Ai fini della distinzione fra materia ed antimateria. stabilire uno o più criteri di raggruppamento. spin.W. In altri casi però non è né possibile né utile stabilire se la particella in esame sia materia o antimateria. Si può preseguire adottando come criterio di ordinamento più quantitativo la massa (a riposo) delle particelle rivelate. mentre i mesoni ed i barioni sono soggetti all’interazione nucleare. π0. Sebbene questo schema sia di utilità molto limitata.1. Un ulteriore aspetto di rilevanza nel tentativo di raggruppare secondo schemi generali le particelle fondamentali riguarda la presenza di due “forme” per ciascuna particella: esiste la particella ed un partner con valore di carica (e di un’altra proprietà) opposta.

2×10−21 µ++ vµ γ+γ + µ + vµ π++π− π++π0 η+π++π− sopra. siccome i mesoni non sono costituenti della materia ordinaria dell’universo di oggi.5×10−24 2. I leptoni interagiscono unicamente via interazione elettrodebole (debole ed elettromagnetica) e sono tutti con spin pari ad ½ (unità ħ). il pione decade in 8. la loro suddivisione in particelle/antiparticelle è arbitraria e spesso inutile.9×10−10 4.2×10−6 ∞ 3. secondo il modello che porta questo nome e che verrà illustrato a grandi linee più avanti). questi sono particelle non elementari. La tabella di seguito riporta i leptoni che si crede siano tutti quelli esistenti nel nostro universo. Ad esempio. Viene anche riportata la natura delle particelle in una data famiglia: si osservi che i leptoni e le particelle mediatrici di scambio hanno natura veramente fondamentale.pioni carichi sono antiparticelle uno dell’altro. Si tratta di 6 particelle (e di 6 partner di antimateria) suddivisi in tre coppie contenenti ciascuna una particella carica (elettrone. muone.4×10−17 sec in due fotoni gamma. Nella tabella sopra è riportato il raggruppamento delle famiglie di particelle assieme alle interazioni che le riguardano ed allo spin.511 <10 eV 105. come indicato dalla presenza dei fotoni. senza potere stabilire se sia particella il pione positivo o quello negativo. Questo decadimento è regolato dall’interazione elettromagnetica. I mesoni ed i barioni sono invece particelle composte (da quark. muonico e tau). e soggette principalmente all’azione della forza nucleare.7 <0. ossia sono considerate particelle indivisibili. elementari. leptone tau) ed un neutrino (di tipo elettronico.4×10−17 1. Certi mesoni neutri sono Costituenti elementari della materia . Si possono anche avere reazioni nelle quali i mesoni decadono in altri mesoni o in leptoni via interazioni forti o elettrodeboli.2×10−8 0.6×10−8 8. caratterizzate da spin intero. Particella Antiparticella carica (e) Energia a riposo (MeV) Vita media (s) Prodotti di decadimento elettrone neutrino e muone neg neutrino µ tau neg neutrino τ positrone antineutrino e muone pos antineutrino µ tau pos antineutrino τ ±1 0 ±1 0 ±1 0 0. a partire dalla reazione nucleare di produzione mesonica p+n→p+n+πo.3 1777 <40 ∞ ∞ 2.0×10−13 ∞ e+νe+vµ µ+ντ +vµ - Per quanto riguarda la famiglia dei mesoni. Come già accennato Particella Antiparticella carica (e) Energia a riposo (MeV) Vita media (s) Prodotti di decadimento pione pos pione kaone pos kaone rho eta pione neg pione kaone neg antikaone rho neg eta ±1 0 ±1 0 ±1 0 140 135 494 498 769 958 2.6 .

Esercizi (a) Provare ad identificare il tipo di interazione responsabile per ciascuno dei seguenti decadimenti: Δ*→p+π. Particella Antiparticella carica (e) Energia a riposo (MeV) Vita media (s) Prodotti di decadimento p n Λ0 Σ+ Σ0 Σ− Ξ0 Ξ− Δ* Σ* Ξ* Ω− p n ±1 0 0 ±1 0 ±1 0 ±1 2. Costituenti elementari della materia . Questi aspetti vengono affrontati nel capitolo seguente. altri (come il kaone) sono distinti anche se sono particelle neutre.7 .−1 −1. nella quale la Λ0 decade per interazione debole secondo la Λ0→p+π− in circa 2. Il loro spin è semiintero. hanno partner di antimateria distinti come i mesoni e possono essere prodotti da reazioni fra nucleoni tramite interazione forte. 5. gli antineutroni subiscono decadimento beta in antiprotoni.0×10−23 8.0×10−23 6.−1 1.9×10−10 1. momento e momento angolare.0×10−24 2.0.6×10−10 sec. NCS 14.5×10−10 2. La tabella riporta un numero limitato di mesoni (fra le decine di osservati sperimentalmente) assieme alle loro caratteristiche più rilevanti.0. come già fatto per i leptoni.6×10−10 6.2×10−11 Λ0 p + e + + νe p+π− p+π0 Λ0+γ n+π− Λ0+π0 Λ0+π− p+π Λ0+π Ξ+π Λ0+K− Σ+ Σ0 Σ− Ξ0 Ξ− Σ* Ξ* Ω− Δ* Altri aspetti quantitativi delle reazioni fra particelle subnucleari ed ancora essenziali alla costruzione di uno schema di classificazione generale dovranno tenere conto di leggi di conservazione di nuovo tipo. (b) Sull’antiterra.antiparticelle di sé stessi. K+→µ++νµ. In questo decadimento vengono emessi neutrini o antineutrini? (c) E’ vero che tutte le particelle che interagiscono fortemente risentono anche dell’interazione debole? Lettura consigliata: Ledermann. oltre alle ben note e sempre valide leggi di conservazione meccanica di energia. Zanichelli. E’ infine possibile costruire una tabella (parziale) anche per i barioni.6×10−10 0. K0→π++π−. come nella p+p→p+Λ0+K+.0 −1 938 940 1116 1189 1192 1197 1315 1321 1232 1385 1530 1672 ∞ 889 2.4×10−20 1.1.8×10−10 7. Schramm: “Dai quark al cosmo”. come indicato dal tempo medio di reazione.