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Neoplatonismo.

Influssi sull’arte nei secoli


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Francesco R. Giornetta October 8, 2016

Come mi capita spesso, anche questo post non è certemente breve, ma considerato l’argomento, credetemi è
da considerare molto essenziale.

Mi rendo conto che i “non addetti“, a volte, potrebbero imbattersi in concetti la cui conoscenza ho dato per
scontato, ma che scontata può anche non essere.

Mi rendo anche conto, però, che esplodere tutti i vari concetti porta non alla creazione di un post per un sito che
parla d’arte, ma alla pubblicazione di un’enciclopedia.

Spero, quindi, che qualora ci fossero dei dubbi, questi possano essere lo spunto per un approfondimento della
materia che a me personalmente è risultata molto interessante anche in considerazione del fatto che ancora
oggi ci circonda con i suoi effetti.

Buona lettura

Contesto storico

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Quello del III° secolo d.C. è stato un periodo travagliato sia a livello politico che a livello religioso.

A livello politico a causa delle pressioni sui confini settentrionali da parte dei popoli barbari e a livello religioso
per il tentativo di affermarsi di nuove religioni.

Quella più pericolosa fu certamente quella cristiana che riconduceva all’Uno tutte le realtà sovrannaturali.

Tutte le certezze vengono messe in discussione e si ricerca negli archivi del sapere la soluzione per uscire da
questo periodo di inquietudini.

I filosofi e gli intellettuali cercano di rimacinare tutto il sapere fino ad allora espresso e i centri del sapere
diventano le biblioteche che lo contenevano.

All’epoca la salvezza si otteneva, evidentemente, tramite la fede o attraverso la ragione, la filosofia.

Plotino, un filosofo greco, individua nelle idee di Platone lo spunto per una sorta di teoria della trascendenza.

Platone
Platone, con la sua netta divisione tra il mondo delle idee e il mondo
terreno, è la base da cui Plotino parte per la sua teoria, che appunto
perché incentrata sulle teorie platoniche prenderà il nome di
Neoplatonismo.

Platone lavorava sulla possibilità salvifica della filosofia, perché


pensando correttamente, ed organizzando lo Stato e le nostre azioni
correttamente si può raggiungere il bene della collettività.

A dire il vero, il grande filosofo ateniese non aveva una grande


considerazione dell’arte. Per lui era deviante, corrompeva il pensiero
e non era funzionale alla Repubblica.

Sinteticamente il suo pensiero era: se il mondo reale è ombra del


mondo delle idee, una rappresentazione artistica di qualcosa che è
nel mondo materiale, mondano, terreno, equivale ad una copia di
terza mano. L’ombra dell’ombra dell’idea. Una realtà ancora più
lontana.

Questa considerazione era rivolta non solo a pittori e scultori, ma anche ai letterati che, secondo il filosofo,
avevano gli strumenti per stravolgere le menti degli uomini ed allontanarli dalla ricerca del vero.

Per lui c’erano due tipi di imitazione:

Icastica, vale a dire quella che ritrae la realtà così com’è;

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Fantastica, quella del phantasma, dell’apparenza, la rappresentazione che adotta procedimenti che
possono alterare la realtà, come ad esempio alterazioni ottiche per rendere la visione di un quadro che è
posizionato in alto. Ciò implica un apporto personale da parte dell’autore, e questo è sempre
interpretativo, e questa immissione di soggettività è sempre negativa per Platone.
La soggettività verrà rivalutata già con Cicerone.

Il filosofo lascia, ad ogni modo, due spiragli su una considerazione positiva dell’arte, anche se in modo indiretto.

Il primo è nel TIMEO, quando ammette la presenza di un Demiurgo Divino, un artigiano che combina la materia
con le idee.

Il secondo è nel SIMPOSIO, quando facendo intervenire Socrate, che a sua volta riporta il discorso della
sacerdotessa Diotima, parla dell’Amore.

L’Amore può fare da ponte tra la realtà mondana e il mondo delle idee. Diotima dice che la contemplazione della
bellezza esteriore dell’amato ci porta alla contemplazione della bellezza interiore e poi ancora a quella delle
attività degli uomini, a quella politica, ecc, fino alla contemplazione della bellezza delle idee.

Si arriva alla contemplazione del bello ideale, assoluto, partendo dalla contemplazione della bellezza dell’amato.

Come vedremo più avanti, questo pensiero, avrà grande fortuna nel medioevo, quando la luce neoplatonica
porterà alla contemplazione dell’essere supremo.

La Teoria Neoplatonica
La teoria neoplatonica avrà molto successo nei secoli a seguire,
specialmente nel medioevo.

Plotino nell’elaborare la sua teoria in qualche modo mantiene una


separazione tra un mondo terreno, costituito dalla materia e un
mondo sovrasensibile dove colloca tre fondamenti (tre ipostasi):

Hen (L’Uno): l’essere assoluto che genera se stesso ed in questo


processo non si consuma;
Intelletto: generato dall’Hen è l’ipostasi che pensando produce le
Idee;
Anima: è la terza ipostasi che tende a dilagare verso il basso

L’anima, in questo suo dilagare verso il basso, viene a contatto con la materia la quale prima del contatto è
qualcosa senza dignità, qualcosa di cui “anche gli dei hanno orrore”.

Il contatto con la materia crea il mondo imprimendovi le forme generate dall’Intelletto (Le Idee, e qui c’è il
contatto con Platone).

Le tre ipostasi sono luminose e la luce che producono non si consuma, una luce inestinguibile.

Nel momento in cui però la luce valica il confine del sensibile, la cosa cambia perché la materia, che è il
residuo passivo dell’Uno, assorbe (facendo resistenza) la luce. La materia viene informata dalla luce.

Si capisce perché quindi durante il Medioevo la luminosità diventerà il vettore del diffondersi divino con
conseguenze straordinarie sull’architettura e sull’arte. Di contro la materia, sarà emblema del male.

E la luce, questo protendersi verso la luce, questo risalire verso l’assoluto sarà quello che condurrà alla
salvezza.

Salvezza che arriverà con la contemplazione ascetica.

E qui siamo ad un nuovo richiamo a Platone, si riferisce al Simposio, di cui ho già parlato. Contemplazione della
bellezza dell’amato che porta alla contemplazione del bello assoluto.

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Con Plotino, ma anche con Sant’Agostino, assistiamo ad un cambiamento dell’obiettivo. Da una cultura
filosofica che parte dalle manifestazioni della natura per giungere alla conoscenza della ragione ultima, si
assiste ad un’inversione, adesso è l’Uno che viene indagato per capire quali prospettive di salvezza può offrire.

E cambia anche la polarizzazione della storia. Nell’antichità si partiva da un’età dell’oro che conteneva tutto ciò
che di buono poteva esserci e che poi nel corso del tempo si è corrotto, una polarizzazione all’origine.

Adesso esiste ancora il Paradiso Terrestre, ma a questo si deve tendere, è l’obiettivo, è il futuro. Una
polarizzazione nel futuro, tesa alla resurrezione, al riscatto dei corpi, e in quest’ottica si comprende anche il
sacrificio del martirio.

I riflessi sull’arte allora quali sono?


Queste idee hanno essenzialmente due influssi sull’arte:

Ineffabilità dell’Hen:

L’Uno è ineffabile, è talmente perfetto, l’immagine della


perfezione assoluta, e l’uomo, l’artista con i suoi mezzi
imperfetti e la sua stessa imperfezione non è in grado di
rappresentarlo.

Si innesca allora quel processo chiamato Teologia


Negativa che consiste nel rappresentare l’Uno
rappresentando ciò che non è. Il concetto sarà più
chiaro quando tra qualche riga parleremo di San
Bernardo.

Estetica della luce:

Come già accennato, le tre ipostasi promanano luce, una luce


inestinguibile. Solo la materia è in grado di assorbirla. Da queste
considerazioni nascerà la teologia della luce, che diventerà
l’estetica della luce. Una teoria che farà di questa luce così forte
e infinita il simbolo stesso della Divinità, di Dio, e che vedrà
scontrarsi alcuni abati, tra XI e XII secolo, sia sulla questione dello
splendore delle chiese, che sulla presenza di elementi mostruosi
nelle rappresentazioni artistiche.

Sant’Agostino (IV – V sec. D. C.)


Certamente Plotino non aveva nessuna intenzione di asservire la sua teoria al Cristianesimo. L’Uno
neoplatonico inizierà ad avere una veste religiosa più tardi. Con Sant’Agostino ad esempio.

Per il Padre della Chiesa Dio è la Bellezza stessa che riesce a superare le attrattive mondane e, la bellezza che
l’artista riesce a restituire proviene dalla Bellezza di Dio.

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Per Agostino l’opera d’arte è utile quando rinvia alla bellezza
spirituale, altrimenti è inutile e dannosa.

Nelle Confessioni Agostino descrive un Dio che da all’artista tutti i


mezzi per raffigurare, attraverso la materia, la verità che lo governa.

L’artista, dovendo:

“…imporre entro certi limiti le immagini che vede dentro di sé


con l’occhio interiore” (Confessioni, XI, 5)

non è più costretto a guardare alla mimesi con l’esterno, ma è alla


ricerca delle tracce divine nell’Universo.

Con Agostino, quindi, si allenta il vincolo mimetico, e questo, insieme all’ineffabilità dell’Uno, creerà le premesse
per l’antinaturalismo medievale.

San Bernardo – Apologia all’Abate Guglielmo


Ecco allora che si incominciano a comprendere quelle produzioni artistiche, derivazioni
della Teologia Negativa, che tanto danno fastidio a San Bernardo nell’Apologia
all’Abate Guglielmo, anche se prodotte a maggior gloria di Dio.

Per lui ciò che conta è la preghiera e queste ibridazioni

“…molti corpi sotto un’unica testa e viceversa molte teste sopra un unico corpo.
Da una parte si scorge un quadrupede con coda di serpente, dall’altra un pesce
con testa di quadrupede…”
(Apologia all’Abate Guglielmo)

distraggono i monaci dalla contemplazione.

Abate Suger (XII secolo)


L’estetica della luce di derivazione neoplatonica, invece, fa
comprendere un personaggio come Suger, l’abate di Saint Denis,
sobborgo a nord di Parigi.

Egli entra a 10 anni come oblate proprio a St. Denis e qui ha


l’opportunità di studiare e diventare amico di personaggi
importanti, come il futuro Luigi VII.

Nel suo futuro ci sarà la reggenza della corona di Francia


durante l’assenza di Luigi dovuta alla partecipazione alla seconda
crociata. Sarà inviato in ambasceria a Roma, ci rimarrà per sei mesi e avrà modo di conoscere la città, di
visitare la Campania e Monte Cassino.

Quando ritornerà, darà corpo al suo progetto di ricostruire la cattedrale di St. Denis. Lo farà progettando 4 fasi
di costruzione.

I lavori iniziano nel 1132 con consacrazione nel 1140.

St. Denis è il primo tentativo di tradurre in architettura gli insegnamenti


della filosofia scolastica.

Panofsky fa rientrare questa idea di progettazione di Suger, tipica del


gotico, suddivisa in varie fasi, nell’ambito della filosofia scolastica.

Fatti che per noi sono scontati, nascono proprio nel XII secolo.

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C’è l’inizio del concetto che il sapere bisogna scomporlo per comprenderlo meglio.

In questo secolo quando a Parigi si copiano le Bibbie, a lato nascono le prime glosse, che poi si trasferiranno
sui testi giuridici e amministrativi.

I testi verranno scomposti in capitoli e a qualcuno verrà in mente di creare degli indici.

Lo Pseudo-Dionigi. Il Corpus Areopagiticum


Ma in che modo Suger è neoplatonico, come viene a contatto con questa
filosofia?

Come detto prima, egli ha studiato a St. Denis, ed è proprio qui che era
custodita una copia di quel testo definito dello Pseudo Dionigi: il Corpus
Areopagiticum. Un testo intriso di Neoplatonismo che ancora non è chiaro
se scritto da un cristiano che si voleva appropriare delle teorie
neoplatoniche o da un neoplatonico che, invece, voleva svuotare il
cristianesimo dall’interno.

E nemmeno sono mancati problemi di datazione per questo Corpus.


Attualmente gli studiosi pongono la sua produzione al VI secolo d.C. Ma
non è stato sempre così.

Dionigi, a quanto riportato negli Atti degli Apostoli, era un membro


dell’Areopago di Atene che ascoltando il discorso sul Dio Ignoto fatto da
San Paolo durante il soggiorno ateniese si converte al cristianesimo.

Successivamente, nella vita di San Genevieve, diventa il primo Vescovo


di Parigi. Nel corso dei secoli diventerà uno dei sette vescovi venuti a
cristianizzare la Gallia e via dicendo fino a quando nel IX secolo, proprio a
St. Denis vengono scritte due sue “vite” a distanza di breve tempo.

E’ in questo momento, nella seconda di queste “vite”, che avviene l’unione del Dionigi convertito degli Atti degli
Apostoli con il Dionigi Vescovo.

E quando Suger in questo testo legge che

“Omnia que sunt, lumnia sunt” (Tutte le cose che sono, sono luce)

ne rimarrà affascinato e svuoterà le pareti della sua cattedrale dei mattoni e le riempirà di vetrate, in modo che
la luce inondi senza ostacoli l’altare ed il fedele. Una luce che ispira la contemplazione della Verità ultima.

Quando legge

“Tutte le cose che tendono al bello e al buono partecipano del bello e del buono di Dio”

non può far altro che cercare di portare nella sua chiesa tutto ciò che è bello, prezioso e luminoso.

Oggetti in oro, argento, pietre preziose, un collezionismo suntuoso e sacro. Tutto nell’ottica che la luce che
traspare da questi oggetti, la bellezza che hanno, non può che essere utile alla contemplazione del divino.

La luce, che investe la sua cattedrale, è una luce anagogica, una luce che tende al divino, una luce che ti
innalza verso il divino.

La corsa all’accaparrarsi del lusso gli creerà qualche dissapore con i suoi confratelli, ma lo porterà anche in
contrasto con il suo amico San Bernardo, il quale avrebbe preferito impiegare tutte quelle risorse in favore
dei poveri.

Tutto questo, non bisogna dimenticarlo, va letto anche in considerazione delle diverse formazioni dei due
personaggi, Suger era cluniacense, Bernardo un cistercense.

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Con Suger nasce l’architettura gotica, ma la luce che porta a Dio ha avuto anche altri esempi prima di Suger.

Guglielmo da Volpiano (XI secolo)


Giusto per ricordarne uno, a cavallo dell’anno 1000, la rotonda di San
Benigno a Digione, di Guglielmo da Volpiano, un altro cluniacense. Il
fedele passava dall’oscurità della navata alla luminosità della Rotonda.
Tre cerchi concentrici di colonne, su 3 piani sovrapposti, creavano una
vera e propria colonna di luce che inondava il fedele che proveniva da
una navata scura.

Ugo di San Vittore (Prima metà XII secolo)


Ma la luce neoplatonica non è solo quella anagogica di Suger che ci porta al divino
per attrazione. C’è anche la luce di Ugo di San Vittore.

Una luce che dà molteplicità alle forme e le armonizza, che è capace di


riportarle all’unità, un’unità che simboleggia Dio.

L’armonizzazione ci riporta a Sant’Agostino, a quello che il vescovo di Ippona si


porta dietro della sua formazione classica della giovinezza, prima della
conversione.

Per Sant’Agostino, l’arte è fatta di proporzioni numeriche, cioè di una bellezza


intrinseca, ma anche dell’armonia con l’esterno. Simmetria (bellezza intrinseca) ed
armonia (commensurabilità con l’esterno), due concetti della classicità.

Roberto Grossatesta, Vescovo di Lincoln


(Prima metà XIII sec)
E poi ancora Grossatesta, dove la luce che si genera dal primo corpo,
passa al secondo e poi al terzo, una “luce generata” di cui possiamo
trovare ancora traccia ogni giorno quando durante la messa cristiana si
recita il Credo

“…luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato…”


(Francesco Agnoli – Roberto Grossatesta, La Filosofia della Luce).

Per Grossatesta la luce è materia e, il mondo sensibile è importante quanto


la luce, un po’ quello che era il pensiero di San Tommaso D’Aquino:

“Dio si rallegra di tutte le cose, perché ognuna è in armonia con il


Suo Essere”.

Il tentativo di avvicinamento di Aristotele alla teoria Neoplatonica. Aristotele


diceva che è possibile cogliere la realtà ultima già nella realtà mondana.

Il Medioevo quindi vedrà due momenti prevalere nell’arte:

Il momento Finalistico dove a dominare l’esperienza artistica è il fine, l’obbiettivo dell’arte è


l’uno. Una concezione teocentrica;
Il momento Tecnico dove l’attenzione si concentra sui materiali e sulle tecniche di
produzione. Materiale preziosi e tecniche a loro appropriate, vetri colorati, oreficeria,
miniature.

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L’arte passa da una fase mimetica ad una non mimetica che ha lo scopo di avvicinare all’assoluto.

Il ‘400 e il ‘500
L’Umanesimo e il Rinascimento faranno della teoria neoplatonica il loro centro.

Possiamo ricordare l’Accademia Neoplatonica di medicea formazione, diretta da Marsilio


Ficino, e l’intuizione di Michelangelo, in essa formatosi, di estrarre dalla materia l’idea,
una mano quasi armata dall’Intelletto.

Il suo San Matteo, oltre che un primo esempio di non-finito michelangiolesco, sembra
proprio un uomo che cerca di svincolarsi dal peso della materia, una zavorra che
impedisce il volo verso la divinità.

E ancora, Botticelli o lo studiolo di Isabella d’Este a Mantova, e quindi Mantegna,


Perugino, Lorenzo Costa, dove i temi dominanti sono la vittoria della ragione sull’istinto,
delle virtù sui vizi o ancora l’amore celeste e quello terreno, come ad esempio anche in
Tiziano (Amor Sacro, Amor Profano).

E non si può dimenticare il Vero (Scuola di Atene), il Bello (Il Parnaso), il Bene (Disputa sul Sacramento) di
Raffaello nelle stanze vaticane (Stanza della Segnatura).

Giovan Paolo Lomazzo (1538 – 1592)


E cinquecentesca è l’idea del Tempio della Pittura di Giovan Paolo Lomazzo la cui cupola
è sorretta da sette governatori referenti di sette modalità di espressione artistica perfetta
diverse tra loro ed è penetrato da una luce dall’alto che rappresenta quella grazia divina
che è anche la bellezza assoluta. La luce, che si trasforma in Grazia Divina e Bellezza
assoluta.

Il ‘600
Qualche scricchiolio inizierà ad avvertirsi quando, nel ‘600, si parlerà di idealizzazione.

Giovanni Pietro Bellori crea una storiografia con l’esaltazione dell’idealizzazione che ritrova in Carracci e
ancora di più nell’amico Poussin.

Il suo è un tentativo di far coincidere la teoria platonica con quella aristotelica.

L’idea viene creata da Dio, l’artista imita il creatore (Platone), ma per creare l’idea l’artista guarda alla realtà
(Aristotele).

Compito dell’artista è quello di sottoporre l’idea, ricevuta dalla realtà, ad un processo migliorativo,
all’idealizzazione. Superiore alla natura.

Resiste ancora il protendersi verso un’ideale di bellezza, ma ormai gli spunti platonici che hanno dato il via alla
teoria di Plotino, che vedevano come il fumo negli occhi la soggettività dell’artista, si contaminano con gli spunti
derivanti dal pensiero aristotelico che vedeva nella selezione delle bellezze la via per un superamento della
natura stessa.

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Gottfried Semper – Architetto Tedesco – (1803 – 1879)
Tutto questo continuerà fino a quando nell’ottocento, un architetto interessato alle arti
industriali, in pieno positivismo dirà che i materiali non sono più zavorra.

I materiali condizionano la produzione artistica al pari delle tecniche e della sua utilità.

La produzione artistica, in special modo quella industriale, sarà vincolata da questa triade,
sarà vincolata al Können.

Il secolo in cui questo pensiero si sviluppa è molto prolifico dal punto di vista delle teorie sulla
Storia dell’Arte, ma questa è un’altra storia che spero di raccontarvi un’altra volta.

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