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CAPITOLO I HEGEL CITATO DA LACAN

1. La presenza di Hegel negli Scritti1 di Jacques Lacan

L¶intenzione del seguente capitolo è innanzittutto quella di rintracciare all¶interno del testo lacaniano la presenza del filosofo tedesco, facendo emergere in prima battuta i luoghi e i modi in cui questa accade. La pretesa non è di riassumere l¶intero percorso svolto all¶interno degli Scritti, né bisogna pensare che l¶assenza, lungo questo inizio, di alcuni testi presenti all¶interno dei due volumi del ¶66 sia dovuta alla marginalità del loro contenuto. Attraversando il testo, cercheremo di intercettare la voce hegeliana e riconosciutala acquiremo l¶orecchio al fine di distinguerne la traccia. Tale capitolo assume dunque una posizione introduttiva, preliminare allo svolgimento del nostro lavoro.

1.1 L¶aggressività in psicoanalisi

Il primo ³scritto´ in cui compare un riferimento a Hegel è L¶aggressività in psicoanalisi (ScI, pp. 95-118), si tratta di una relazione presentata da Lacan all¶XI Congresso degli psicoanalisiti di lingua francese a Bruxelles nel maggio del 1948. Il discorso si sviluppa lungo cinque «note o tesi, quali mi sono state ispirate da vecchia data dalle mie riflessioni a questa autentica aportia della dottrina»(Ivi, p. 96). L¶aporia in questione non è altro che l¶istinto di morte, contro la quale ha urtato Freud «nel più profondo tentativo mai apparso di formulare un¶esperienza dell¶uomo nel

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J. Lacan, Écrits, Éditions du Seuil, Paris 1966, (tr. It. Scritti. Vol. I, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi, Torino 2002; d¶ora in poi quest¶opera verrà citata direttamente nel testo con l¶abbreviazione ScI, alla quale segue il numero della pagina dell¶edizione italiana).

registro della biologia»(Ivi, p. 95), inoltre, come si vedrà, essa è al centro della nozione di aggressività. L¶intento della relazione è di provare a formulare un concetto di aggressività che possa aspirare a un uso scientifico, «cioè capace di oggettivare fatti di un ordine paragonabile nella realtà», e di stabilire una «dimensione dell¶esperienza in cui i fatti oggettivati possano essere considerati come variabili» (Ibid.). Alla V tesi, intitolata: «Tale nozione di aggressività come una delle coordinate intenzionali dell¶io umano, e in particolare relativa alla categoria dello spazio, permette di concepire il ruolo nella nevrosi moderna e nel disagio della civiltà»(Ivi, p. 114), Lacan sottolinea come nella nostra civiltà, l¶aggressività viene compresa come «significativa di uno sviluppo dell¶io» e «di indispensabile uso sociale»(Ibid.). Il prestigio dell¶idea di lotta per la vita è attestato dal successo di una teoria, quella darwiniana, che «ha potuto far accettare al nostro pensiero l¶idea di una selezione fondata sulla sola conquista dello spazio da parte dell¶animale» come «una spiegazione valida degli sviluppi della vita»(Ivi, p. 115). Prima di Darwin:
Un Hegel aveva già proposto per sempre la teoria della funzione propria dell'aggressività nell'ontologia umana, sembrando profetizzare la legge di ferro del nostro tempo. È al conflitto del Padrone e del Servo che egli deduce tutto il progresso soggettivo e oggettivo della nostra storia, facendo sorgere da queste crisi le sintesi rappresentate dalle forme più elevate dallo statuto della persona in Occidente, dallo stoico al cristiano e fino il futuro cittadino dello Stato Universale. Qui, l'individuo naturale è considerato come niente, perché il soggetto umano è effettivamente tale davanti al Padrone assoluto che gli è dato nella morte. La soddisfazione del desiderio umano non è possibile che mediata dal desiderio e dal lavoro dell'altro. Se è vero che nel conflitto del Padrone e del Servo ciò che è in gioco è il riconoscimento dell'uomo da parte dell'uomo, è anche vero che esso è promosso sulla base di una negazione radicale dei valori naturali, sia che si esprima nella tirannia sterile del padrone o in quella feconda del lavoro. È nota l¶armatura che questa profonda dottrina ha dato allo spartachismo costruttivo del servo ricreato dalla barbarie del secolo darwiniano(Ibid.).

Tuttavia ci sono qui ancora alcune verità psicologiche da offrire e cioè, quanto il preteso «istinto di conservazione» dell¶io inclini alla vertigine della dominazione dello spazio, e soprattutto quanto «la paura della morte, del ³Padrone assoluto´, supposta nella coscienza da tutta una tradizione filosofica dopo Hegel, sia psicologicamente subordinata alla paura narcisistica della lesione del proprio corpo»(Ivi, p. 117). Occorre sottolineare ancora che il rapporto sostenuto con la dimensione dello spazio, da una

tensione soggettiva, va a innescare l¶angoscia, la quale si sviluppa invece nella dimensione temporale. A tale proposito Lacan cita Bergson «per la sua insufficienza naturalistica» e Kierkegaard «per la sua significazione dialettica»(Ivi, p. 118), per affermare che solo all¶incrocio di queste tensioni andrebbe inquadrata «quell¶assuzione da parte dell¶uomo della sua lacerazione originale per cui si può dire che in ogni istante egli costituisce il suo mondo come suicidio, e di cui Freud ha avuto l¶audacia di formulare l¶esperienza psicologica, per quanto paradossale ne sia l¶espressione in termini biologici e cioè come ³istinto di morte´»(Ibid.). Conclude Lacan: «È questa vittima commovente, evasa d¶altronde irresponsabile in rotta col bando che vota l¶uomo moderno alla più formidabile galera sociale, che noi raccogliamo quando viene da noi; è per questo essere di niente che il nostro compito quotidiano è di aprire nuovamente la via del suo senso in una fraternità discreta alla cui misura siamo sempre troppo ineguali»(Ivi, p. 118). 1.2. Introduzione teorica alle funzioni della psicoanalisi in criminologia

Si tratta di una comunicazione per il XIII Congresso degli psicoanalisti di lingua francese, del 29 maggio 1950 (ScI, pp. 119-144). La teoria nelle scienze fisiche, dice Lacan, ha un¶esigenza di coerenza interna alla quale non può sfuggire, che è il movimento stesso della conoscenza, e allo stesso modo, le scienze dell¶uomo, proprio perché si incarnano in comportamenti nella realtà stessa del loro oggetto, non possono eludere la questione del proprio senso, né far sì che la risposta non s¶imponga in termini di verità. Per ciò che riguarda lo psicoanalista, nessuno lo sa meglio di lui che «nell¶intelligenza di ciò che il suo soggetto gli confida, così come nel manovrare comportamenti condizionati dalla tecnica, agisce [« ] una rivelazione la cui verità condiziona l¶efficacia». La ricerca della verità d¶altronde è ciò che costituisce l¶oggetto della criminologia nell¶ordine delle cose giudiziarie e anche ciò che unisce le sue due facce: «verità del crimine in quella poliziesca, verità del criminale in quella antropologica»(Ivi, p. 119). Il discorso che svolge Lacan riguarda l¶apporto che la tecnica e le nozioni della sua psicoanalisi possono dare a questa ricerca. Al IV punto: «Del crimine nei suoi rapporti con la realtà del criminale: se la psicoanalisi ne dà la misura, ne indica anche il

fondamentale movente sociale.» (Ivi, p. 131), viene trattata la nozione di responsabilità, «cioè la punizione», come caratteristica essenziale dell¶idea di uomo che prevale in una data società. Infatti una civiltà i cui ideali saranno sempre più utilitaristici, impegnata nel movimento della produzione, non può «conoscere nulla della significazione espiatoria della punizione» (Ibid.). Gli ideali dell¶umanesimo si risolvo nell¶utilitarismo del gruppo, e dato che è il gruppo che fa la legge non è affatto assicurato della giustizia dei fondamenti della sua potenza. Il gruppo si rimette così a un «umanitarismo in cui si eprimono in ugual modo la rivolta degli sfruttati e la cattiva coscienza degli sfruttatori, per i quali la nozione di punizione è divenuta ugualmente insopportabile» (Ivi, p. 132). L¶antinomia ideologica cerca così la sua soluzione in una posizione scientifica del problema, in un¶analisi psichiatrica del criminale, cui va riferita ciò che si può designare come «concezione sanitaria della penologia»(Ibid.). All¶evoluzione del senso della punizione corrisponde un¶evoluzione perallela della prova del crimine. Se è proprio nel preciso momento in cui la società ha promulgato i Diritti dell¶uomo (lo scritto è del ¶50), fondati ideologicamente nell¶astrazione del suo essere naturale, la tortura viene abbandonata nel suo uso giuridico, non è in ragione di un addolcirsi dei costumi, ma è perché questo nuovo uomo, astratto dalla sua consistenza sociale, «non è più credibile né nell¶uno né nell¶altro senso di questo termine: cioè, non essendo più peccabile, non si può dar fede alla sua esistenza come criminale, né ad un tempo alla sua confessione. Bisogna avere i motivi, insieme ai moventi del crimine» (Ivi, p. 133) e questi devono essere comprensibili per tutti, il che implica affinchè il soggetto sia pienamente responsabile, due condizioni: «la similitudine sociale e l¶identità personale»(Ibid.). Lo psicoanalista pertanto è l¶unico che abbia un¶esperienza dialettica del soggetto, ed è perciò il solo a poter essere chiamato in causa. La sincerità è il primo ostacolo incontrato dalla dialettica della ricerca delle vere intenzioni, l¶uso primario della parola, infatti, sembra avere lo scopo di mascherarle. Tutto ciò sfiora una struttura che si ritrova attraverso tutte le tappe della genesi dell¶io e mostra che :
la dialettica offre la legge inconscia delle formazioni, anche di quelle più arcaiche, dell'apparato di adattamento, confermando così la gnoseologia di Hegel che formula la legge generatrice della realtà nel processo: tesi, antitesi e sintesi. [« ] Ancora più significativo è riconoscerla nella successione di crisi, svezzamento, intrusione, Edipo, pubertà, adolescenza, che rifanno ciascuna una nuova sintesi degli apparati dell'io in una forma sempre più alienante per le pulsioni che vi sono frustrate, e sempre meno ideale per quelle che vi trovano la

La concezione di Ey non ha i caratteri «dell¶idea vera»(Ivi. 146). Questo ³gioco´ secondo lo psicoanalista francese.3. Per questa ragione. in particolare all¶organodinamismo. «di non poter riferire la genesi del disturbo mentale in quanto tale [« ] a nient¶altro che al gioco degli apparati costituiti nell¶estensione interna al tegumento del corpo»(Ivi. il discorso intrapreso da Lacan intende portarci al cuore della dialettica dell¶essere. mentre proprio la questione della verità condiziona nella sua essenza il fenomeno della follia. Si fonda su un riferimento cartesiano e su un ricorso all¶evidenza della realtà fisica che vale da quando Descartes l¶ha fondata sulla nozione di estensione. ossia sotto forma di un rapporto da funzione a variabile che ne costituisce il determinismo. e se la si evita si rischia di privare il fenomeno della significazione con cui attiene all¶essere stesso dell¶uomo.loro normalizzazione. p. L¶apertura di Lacan è una critica alla teoria organicistica della follia. L¶ordine del giorno messo a punto da Henry Ey era ³La Psicogenesi´. incluso in quella dottrina. 1. p. strumento della menzogna. il cui celebre rappresentante era lo stesso Henry Ey. (Ivi. Discorso sulla causalità psichica Una relazione pronunciata il 28 settembre 1946(ScI. p. ma che esprime la discordanza prodotta nella realizzazione alienante. la teoria sviluppata da Ey è «incompleta e falsa»(Ibid. 147). perché è lì che si situa il misconoscimento . 135) Ciascuna di queste identificazioni sviluppa un¶aggressività che la frustrazione pulsionale non basta a spiegare. pp. Questa tensione manifesta la negatività dialettica iscritta in quelle stesse forme in cui nell¶uomo si impegnano le forze della vita e che Freud ha riconosciuto sotto il nome di pulsione di morte. la cui potenza formativa si mostra anche in biologia. 145-187). poggia sempre su un¶iterazione molecolare secondo il modo della fisica classica. Per il solo fatto. attacca il figlio di Alfred. alle giornate psichiatriche di Bonneval. Questa forma è prodotta da quello che è forse il più fondamentale fenomeno psichico che la psicoanalisi abbia scoperto: l'identificazione. Il inguaggio stesso. è attraversato da parte a parte dal problema della sua verità.).

dal quale può uscire soltanto rompendolo con la violenza. Lungi dall¶essere per la libertà «un insulto». 165166). Philosophie de l¶esprit. pp. e può sfuggire a quella attualità solo grazie a questa virtualità. Il folle misconosce l¶essere doppiamente dunque. perché questo ideale rappresenta in esso la sua libertà3. la follia è la virtualità permanente di una faglia aperta nella sua essenza. perché è proprio quello che fa colare il sangue nel mondo. e di cui Jean Hyppolite ha dato nel 1939 un¶eccellente traduzione apparsa per i tipi di Aubier´(ScI. p. Giacché il rischio della follia si misura sull¶attrazione delle identificazioni in cui l¶uomo impegna ad un tempo la sua verità ed il suo essere. per i tipi di Germer Baillière. e come l¶altero procedere di Descartes nella Nota segreta in cui egli s¶annuncia sul punto di salire sulla scena del mondo «si fa avanti mascherata». Lungi dunque dall¶essere il fatto contingente delle fragilità del suo organismo. mentre attendeva (lo si noti accidentalmente e lo si consideri relativo a una questione che ho appena aperto). Véra. Avrei potuto. nel 1806. 1867. Per dire le stesse cose in termini più galanti. se ho buona memoria. ricercare il gioco della legge del cuore nel destino che porta il vecchio rivoluzionario del 1917 sul banco degli accusati dei processi di Mosca.della follia e dove si fanno i conti con la questione della verità: «il folle vuole imporre la legge del suo cuore a ciò che gli appare come il disordine del mondo. mentre attendeva. Ho detto: formula generale della follia nel senso che la si può vedere applicarsi particolarmente a una qualsiasi di quelle fasi per cui più o meno si compie in ciascun destino lo sviluppo dialettico dell¶essere umano. essendo diretta verso ciò che a lui appare come disordine. invece di Alceste. Abbiamo scelto di riportare la nota presente nel testo perché ci sembra un utile suggerimento in vista della trattazione che faremo successivamente sul pensiero di Hegel. 166). 2 . Non è dunque che io mi tenga lontano dal dramma sociale che domina il nostro tempo. e nel senso che essa vi si realizza sempre. benché abbia creduto di dovere aver cura di presentarvela in forma illustrata. e che ciò che sente come legge del suo cuore non è che l¶immagine rovesciata. che però.´ (Ivi. finisce per colpire se stesso attraverso il contraccolpo sociale: Tale è la formula generale della follia che si trova in Hegel2. ecco che si dimostra come il rapporto dell¶essere con ciò che esso ha di migliore. Ma questa identificazione di cui prima ho voluto far sentire il carattere senza mediazione e «infatuato». ne segue il movimento come un¶ombra. ne è la più fedele compagna. di questo stesso essere»(Ivi. Il fatto è invece che il gioco della mia marionetta manifesterà meglio a ciascuno il rischio che lo tenta ogni volta che si tratta della libertà. pp. ché non dovete credere che io innovi. 169-170). impresa ³insensata´ ± ma non nel senso di essere un difetto di adattamento alla vita [« ] piuttosto per il fatto che il soggetto non riconosce in questo disordine del mondo la manifestazione stessa del proprio essere attuale. Ma quel che si dimostra nello spazio immaginario del poeta vale metafisicamente quanto di più sanguinario accade nel mondo. perché ne sdoppia l¶attualità e la virtualità. come una stasi dell¶essere in un¶identificazione ideale che caratterizza questo punto con un destino particolare. E l¶essere dell¶uomo non solo non può essere compreso senza la follia. opera su cui torneremo più oltre. ³Cfr. e cioè. ve le potrei dimostrare con l'esempio cui Hegel stesso si riferiva in spirito quando sviluppava questa analisi nella Fenomenologia. 3 ³Infatti la portata del dramma che questa parola [libertà] esprime non si misura dalla ristrettezza dell¶azione in cui si annoda. trad. e virtuale. Dunque il suo essere è rinchiuso in un cerchio. ma non sarebbe l¶essere dell¶uomo se non portasse in sé la follia come limite della sua libertà. e la Fenomenologia dello spirito.

benché sembrasse ignorarlo profondamente (Ivi. sistema da comprendere nella sua struttura immaginaria e nel suo valore libidico. 169) essenziali alla fenomenologia dell¶esperienza umana. della percezione per esempio. col che si oggettiva la forma detta reale. L¶opera di Merleau-Ponty «dimostra in modo decisivo ± sottolinea Lacan . p. l'avvicinarsi della Weltseele. [« ] La più piccola delle illusioni visive manifesta di imporsi all¶esperienza prima che l¶osservazione della figura. parte per parte. non fa altro che formulare la legge del divenire secondo l¶antica formula ¶. mentre il problema della significazione di questo atto è richiamato incessantemente dalle «esigenze medicolegali»(Ivi. 173). La follia. fenomeni psichici che rivelano essenzialmente la funzione dell¶imago. pp. l¶oggetto proprio della psicologia» (Ivi. 4 . 4 ³Sii ± diventa ± quale sei´. Lacan. che riconosceva in Napoleone. p. L¶Io è concepito qui come un sistema centrale di queste formazioni. per come viene intesa da Lacan.dicevo. senza «cambiare il tono della nostra voce reale. p. in cui questo comprende o misconosce la propria liberazione. . e lo riduce a considerarlo come effetto contingente di una mancanza di controllo. 166-167). 171). permette di evocare le voci allucinatorie di Giovanna d¶Arco o quello che è accaduto sulla via di Damasco. l'Anima del mondo. rimarrà nondimeno che è l¶illusione in se stessa a offrirci quell¶azione di Gestalt che è. qui.che ogni sana fenomenologia. impone che si consideri l¶esperienza vissuta prima di ogni oggettivazione e anche prima di ogni analisi riflessiva che mescoli l¶oggettivazione con l¶esperienza. Tuttavia l¶io in questione non va confuso con l¶essere del soggetto. la corregga. Un difetto singolare della concezione di Henry Ey è dunque poprio il fatto che questa lo allontana dalla significazione dell¶atto delirante. La storia del soggetto si sviluppa quindi in una serie di identificazioni ideali. Rigettando la causalità della follia in quell¶insondabile decisione dell¶essere. col preciso fine di rivelare a quest'ultimo ciò che aveva l'onore di incarnare. Tutte le considerazioni sulla sintesi dell¶Io quindi non ci dispensano dal considerare il suo fenomeno nel soggetto. dialetto eolico. o [« ] passare a uno stato secondo nell¶eserczio del nostro giudizio»(Ivi. Quando la riflessione ci avrà fatto riconoscere in questa forma la categoria a priori dell¶estensione la cui proprietà è appunto quella di presentarsi ³partes extra partes´.

che non può che essere definita in termini di rassomiglianza generica. è desiderio di far riconoscere il proprio desiderio. nel senso che l¶uomo non ha oggetto che si costituisca per il suo desiderio senza una mediazione. cosa che appare nei più primitivi dei suoi bisogni. alla seduzione di prestanza [« ] si iscrivono in un¶ambivalenza primordiale che ci appare [« ] speculare. come primitivo. che è quella dello stesso essere dell¶uomo. Questa dialettica. implica. proprio perché gli sfugge quasi tutta la vita dell¶organismo.). Lo stesso desiderio dell'uomo si costituisce. quello degli altri. p. dimostra che nulla separa l¶Io dalla sue forme ideali (Ich Ideal) e che tutto lo limita dal lato dell¶essere che rappresenta. Esso ha come oggetto un desiderio. egli dice.Tutto ciò che il soggetto comprende sotto questo termine non è precisamente sintetico. Sotto questo termine risiede una struttura fondamentale che mostra di avere qualche parentela con una forma di relazione col mondo. promuovendo il termine di conoscenza paranoica. secondo Lacan. per esempio nel fatto che il suo stesso nutrimento dev¶essere preparato. deve realizzare in un serie di crisi la sintesi della sua particolarità e della sua universalità. egli giunge a una concezione dell¶Io. . e che l¶immagine dell¶altro viene a cattivare[sic] in lui tale sentimento»(Ivi. Si manifesta così un tratto essenziale dell¶imago: gli effetti osservabili di una forma. Si tratta del transitivismo. tendendo a universalizzare questa stessa particolarità (Ibid. nel senso che il soggetto si identifica nel suo sentimento di Sé all¶immagine dell¶altro. Ciò vuol dire che in questo movimento che porta l¶uomo a una coscienza sempre più adeguata di se stesso. la sua libertà si confonde con lo sviluppo della sua servitù. che si mostra come la matrice dell¶Urbild dell¶Io: «la serie di fenomeni che vanno dall¶identificazione spettacolare alla suggestione mimetica. da quando l¶esperienza freudiana designa in esso il luogo della Verneinung ossia di quel fenomeno per cui il soggetto rivela uno dei propri movimenti con il fatto di negarlo e nel momento stesso in cui lo nega. e che si ritrova in tutto lo sviluppo della sua soddisfazione a partire dal conflitto fra servo e padrone attraverso tutta la dialettica del lavoro. Il primo effetto dell¶imago che compare nell¶essere umano è di alienazione del soggetto: Fenomeno che apparirà meno sorprendente se si ricordano le fondamentali condizioni sociali dell'Umwelt umano. un certo riconoscimento. Dallo studio svolto sui quei fenomeni che Lacan definisce momenti fecondi del delirio. 175). L¶esperienza psicoanalitica. e se si evoca l'intuizione che domina tutta la speculazione di Hegel. sotto il segno della mediazione.

È in funzione di quel ritardo dello sviluppo che caratterizza l¶essere umano infante. Tale comportamento esemplare è quello del bambino davanti alla sua immagine allo specchio a partire dell¶età di sei mesi. Lacan. Ciò è dovuto al fatto che la morte dell¶uomo prima di riflettersi nel suo pensiero è provata nella fase di ³miseria originale´ che vive dal trauma della nascita fino alla fine dei primi mesi di prematurazione fisiologica. In questo nodo risiede il rapporto dell¶immagine con la tendenza suicida. che la maturazione precoce della percezione visiva assume il suo valore di anticipazione funzionale. Lo scopo è «manifestare la connessione di un certo numero di relazioni immaginarie fondamentali in un comportamento esemplare di una certa fase dello sviluppo» (Ivi. J. e le possibilità di indentificazione a questa forma ricevono un saldo decisivo che costituirà nell¶uomo quel nodo immaginario assolutamente essenziale che la psicoanalisi ha designato con il nome di narcisismo. XX ad esempio. del quale avrà fin troppe occasioni di accorgersi che non esiste´ in D. Napoli 1998. La città del sole. Tarizzo. Questi sono parsi manifestare uno di quei fenomeni di captazione identificatrice da parte dell¶imago che. Dice Tarizzo: ³Ancora nel Sem. Lacan e la questione dell¶essere. Ne risulta la marcata prevalenza della struttura visiva nel riconoscimento della forma umana. a cura di Antonio Di Ciaccia. . prima ancora del complesso edipico. 179). Lacan osserva l¶assunzione trionfante dell¶immagine e la compiacenza ludica nel controllo dell¶identificazione speculare da parte del bambino. 154. Einaudi. cercava di isolare. p. egli collega la problematica della ³prematurazione specifica della nascita nell¶uomo´ cone quella dell¶assenza di rapporto sessuale: ³Colui che parla è un nato prematuro. Tutto ciò si collegava inoltre a quell¶immagine dell¶essere umano che aveva incontrato nella organizzazione arcaica della conoscenza umana. Il desiderio dell¶interpretazione. 6 Cfr. Lacan. in I complessi familiari. rappresentata da ciò che Freud definisce come istinto di morte o masochismo primordiale. Il che ha qualcosa a che fare con quel famoso rapporto sessuale. e che rieccheggerà nel trauma dello svezzamento6: «Uno dei tratti più folgoranti dell¶intuizione di Freud 5 Si tratta di un ipotesi basilare. Concepito da una prospettiva esistenziale il fenomeno è compreso nel rapporto cosiddetto della prematurazione della nascita nell¶uomo. È qui che Lacan per concepirne la genesi psicologica ³costruisce´ la ³fase dello specchio´5. negli anni ¶72/¶73 quindi.Tuttavia la struttura del mondo umano appare all¶uomo sin dalle prime fasi dello sviluppo. Torino 2005. Il complesso di svezzamento. Intorno all¶immagine del corpo c¶è infatti un¶immensa serie di fenomeni soggettivi il più importante dei quali è la sua autonomia come luogo immaginario di riferimento delle sensazioni propriocettive. p.

´ (ScI. vediamo legati insieme «l¶Io primordiale come essenzialmente alienato. 1. Esattamente come la nozione di punto materiale inerte ha fondato la fisica. l¶imago è l¶oggetto proprio della psicologia.). L¶impresa di cui qua e là già sono apparsi alcuni balbettii. ma non è lontano il tempo «in cui tutto questo ci permetterà di provocarla7»(Ivi. è il fatto ch¶egli abbia colto il valore rivelativo di quei giochi di occultamento che sono i primi giochi del bambino»(Ivi. Del soggetto finalmente in questione Lo scritto (ScI. e un giorno si conosceranno ordinazioni in serie di «ideali» a prova di critica: in ciò trarrà tutto il suo senso l¶etichetta: «garantito vero». Qui si concentra l¶illusione fondamentale di cui l¶uomo è servo. Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi che analizzeremo al termine del capitolo. pp. p. 181). p. non basta ancora a permetterci di guarirla». a quello della tecnica scientifica che non si presta al riso. Questa discordanza primordiale fra l¶Io e l¶essere sarebbe così la nota fondamentale destinata a rieccheggiare in tutta una gamma armonica attraverso le fasi della storia psichica la cui funzione sarebbe quella di risolverla sviluppandola. 7 ³Basta un tocco per farci cambiare il vero in follia. sotto ilnome di narcisismo. Tale illusione va com¶è noto. e il sacrificio primitivo come essenzialmente suicidiario: cioè la struttura fondamentale della follia. anche ai più elevati.186). ma l¶uomo è ben di più del suo corpo. Nelle prime scelte identificatorie del bambino si determina quella follia per cui l¶uomo si crede uomo. Ogni risoluzione di questa discordanza ad opera di un¶illusoria coincidenza della realtà con l¶ideale risuonerebbe fino alle profondità nel nodo immaginario dell¶aggressione suicidiaria narcisistica» (Ibid. infatti «aver riconosiuto questa distanza inqualificabile dell¶imago e questo infimo fendente della libertà come decisivi della follia. Allora saremo passati dall¶ambito della causalità metafisica di cui ci si può far gioco. essa impone la propria struttura a tutti i suoi desideri. l¶imago è anche ciò che esprime una minaccia per l¶uomo. Per Lacan tuttavia.nell¶ordine del mondo psichico.4. Questo miraggio delle apparenze esige tuttavia il consenso della libertà. Nel punto di partenza di questo sviluppo. 186) . L¶arte dell¶immagine saprà presto orchestrare i valori dell¶imago. 223-229) in questione funge da introduzione al seguente. pur non potento sapere niente di più del suo essere. cioè quella passione di essere un uomo che è la passione dell¶anima per eccellenza. p.

forma sottile con cui Hegel la manda in vacanza. poiché è l¶operazione propria del sintomo nei suoi due sensi. in scia con l¶operazione freudiana che si distingue in quanto articola lo statuto del sintomo insieme al suo. 317-356). come quella che rappresenta «il ritorno della verità come tale nella faglia di un sapere»(ScI. per la quasi totalità. in questa articolazione risiede la verità del sintomo. ma non seguendo «il filo dell¶astuzia della ragione. pp.5. per una rubrica sulla cura-tipo. Lacan interroga detta cura sul suo fondamento scientifico. E una parte del rovesciamento che egli opera a partire da Hegel è costituito dal ritorno meterialistico della questionde della verità. materialisticamente. E esso ha senso solo nella relazione con un altro significante. il sintomo è verità. o trascrizioni di conferenze tenute da Lacan precedentemente a tale data. per quel che riguarda il concetto di transfert.Occorre ricordare infatti che gli Scritti vennero pubblicati nel ¶66. È un problema in cui si rivela una verità che ha un altro riferimento da ciò di cui viene a turbare l¶ordine. nonostante sia . Se. p. Varianti della cura-tipo L¶articolo appare nel 1955(ScI. come avremo modo di illustrare. Lacan parla della dimensione del sintomo. ma sono. a un discorso che. 1. ma perturbando tali astuzie» (Ivi. una raccolta di opere. venne tenuto nel ¶53. il tema viene assegnato a Lacan nel 1953. responsabile di un comitato di psicoanalisti incaricati di curare il capitolo dell¶Encyclopédie médicochirurgicale sui metodi terapeutici della psichiatria. Tale questione si impone dunque. Vengono presi in esame i criteri terapeutici dell¶analisi e si analizza lo spostamento rispetto alla dottrina freudiana da parte delle scuole psicoanalitiche successive. 227). Si tratta pertanto di un¶introduzione scritta dallo psicoanalista francese nel ¶66. Il promotore è ancora una volta Henry Ey . p. Il sintomo infatti lo si interpreta solo nell¶ordine del significante. la verità è ciò che della catena significante si instaura. La prima constatazione è che i concetti fondamentali restano quelli che si devono a Freud: così è ad esempio. Si tratta di una dimensione molto differenziata nella critica di Marx. 227).

Freud. dove compare soltanto il commento di Lacan ad essa. alla «robustezza hegeliana della sua costituzione»(Ivi. D'altronde se la psicoanalisi è andata così lontano nella rivelazione dei desideri dell¶uomo è solo perché ha seguito «nelle vene della nevrosi e della soggettività marginale dell¶individuo. Il testo della relazione non è presente all¶interno delle pagine del seminario I. pp. I. [« ] direzione e [« ] oggetto»(Ivi. «Les Cahiers d¶Art». Aldilà del principio di piacere.stato messo alla prova dalla teoria volgarizzante. p. pp. Hyppolite tenne al primo seminario di Lacan (1953-1954). Torino 2002. Commento parlato sulla Verneinung di Freud. 322). 10 Cfr. Einaudi. di istinto di morte10. La negazione. p.(ScI.). Vi è poi una seconda alienazione per cui nel soggetto si iscrive lo sdoppiamento interno della sua esistenza e fatticità: la relazione narcisistica. Freud. sono momenti centrali per comprendere la relazione dell¶io con l¶immagine dell¶altro9. aderendole in tutte le ambiguità che ne costituiscono «il tempo logico8»(Ibid. 885-893) o in Figures de la pensée philosophique. p. Un articolo del 1925 sulla Verneinung oggetto della relazione che J. Ciò si deve secondo Lacan. Il tempo logico e l¶asserzione di certezza anticipata. uno scritto del marzo 1945 pensato come contributo alla rivista di Christian Zervos. 385-96. in cui si verifica l¶alienazione del desiderio dell¶uomo nel desiderio dell¶altro. Per un¶analisi del concetto di tempo in psicoanalisi Cfr. II. 191-207). Il periodo dell¶elaborazione della teoria dell¶Io da parte di Freud va dal 1910 al 1920. esso infatti fa risaltare più di ogni altro concetto la sua identità alla ³cosa´ analitica. «struttura le pulsioni scoperte nell¶analisi. la struttura propria a un desiderio che mostra così di modellarlo a una profondità inattesa». per cogliere l¶interesse della presenza dell¶aggressività nel transfert e nella resistenza. L¶esposizione di Hyppoline. piuttosto si tratta di quella lacerazione del soggetto contro se stesso. così come sulla radice negatrice dell¶oggettivazione11. Un nuovo sofisma. vol. S. pp. Contri. La questione del fenomeno dell¶amore-passione determinato dall¶immagine dell¶Io-ideale. ma di modularsi in fasi riproducenti tutte le forme della perversione sessuale. è bensì presente all¶interno del secondo volume degli Scritti (Scritti. 322). 9 Cfr. Psicologia delle masse e analisi dell¶io. nella loro origine. cioè il desiderio di far riconoscere il proprio desiderio. al fine di mostrare che non si tratta di quell¶aggressione immaginata alla radice della lotta vitale. 337). 8 . 11 Cfr. Paris 1971. a cura di Giacomo B. Vol. S. Occorre fermarsi sulla nozione di masochismo primordiale. Questo desiderio. e queste pulsioni mostrano di non derivare dal bisogno di una soddisfazione naturale. periodo in cui essa appare iscriversi interamente nella struttura della relazione narcisistica. insieme con la questione dell¶immanenza in esso dell¶odio. Freud. secondo tutte le vicissitudini delle sostituzioni logiche. écrits de Jean Hyppolite. S. Lacerazione che sorge nel momento ³Nel 1966 non c¶è nessuno che segua il nostro insegnamento senza vedervi che il transfert è l¶immistione del tempo di sapere´(ScI.

Introduzione al commento di Jean Hyppolite sulla Verneinung di Freud   . non è mai altro che la metà del soggetto. questa immagine rivela la sua significazione mortale e di morte. la quale.primordiale attraverso la visione dell¶immagine dell¶altro. la felice colpa della vita. appare soltanto come passaggio di questa immagine rappresentata nella vita. Il soggetto potremmo dire impone sempre all¶altro una forma immaginaria (imprime un sigillo direbbe Lacan) delle esperienze di impotenza in cui questa forma si è modellata nel soggetto: e tale forma è appunto l¶Io. Ciò spiega la reazione depressiva all¶origine dell¶Io(Melanie Klein). dall¶altra è in anticipo rispetto alla discordanza motrice dell¶Io. e l¶individuo (animale) è solo rappresentante passseggero di tale immagine.(ScI. dietro il nuovo prestigio assunto nell'uomo dalla funzione immaginaria. che è strutturata retroattivamente in immagini di frammentazione. invece. . 1. che questo tocco della morte di cui riceve il marchio alla sua nascita. All¶uomo. pp. in cui l'uomo. come dice Lacan. l¶individuo è aperto alla dialettica alienante del Servo e del Padrone Se queste esperienze [ ] si aprono di fatto a questa significazione per strutturare durevolmente il soggetto umano. se da una parte viene colta nella totalità della sua Gestalt. Non v'è infatti altra realtà.fatto in cui si coglie quella deiscenza dell'armonia naturale che è esigita da Hegel come malattia feconda. distinguendosi dalla propria essenza. quanto l¶³entusiasmo´ del bambino davanti allo specchio(Lacan) che manifesta in modo esemplare la natura immaginaria della funzione dell¶Io nel soggetto. Questa immagine però gli è data come immagine dell¶altro. è perché la ricevono dalla tensione provata nell'impotenza propria a quella prematurazione della nascita la cui specificità i naturalisti riconoscono nello sviluppo anatomico dell'uomo. gli è quindi sottratta. 339-340) Nella funzione immaginaria l¶istinto di morte si manifesta anche nell¶animale se consideriamo che la soggettività non si distingue dall¶immagine che la avvince. ossia rivela all¶uomo ch¶egli esiste.6. In seno a tali esperienze di ³prestanza´ e di ³intimidazione´ dei primi anni. così che l¶Io. scopre la propria esistenza.

a cura di Giacomo Contri. etichetta mansueta sotto la quale sta l¶ebollizione di tutto l¶insegnamento che egli condusse a Parigi. una volta passata in voi. Innanzitutto il senso di un ritorno a Freud è «un ritorno al senso di Freud»(Ivi. situandosi al livello più comprensivo dell¶efficacia del soggetto. Il seminario. Le differenze rispetto alla lezione originale. con l¶ego del soggetto. Senso del ritorno a Freud in psicoanalisi Il testo in esame è l¶amplificazione di una conferenza pronunciata alla clinica neuropsichiatrica di Vienna il 7 novembre del 1955(ScI.7. nella sua genesi così come nel suo statuto. Torino 1978. è perché in tale momento voi siete il supporto del suo alter ego. La cosa freudiana. la vérité. Lacan. pp. Uomini. non è facile da riconoscere quando è stata ammessa una volta. la dialettica che sostiene la nostra esperienza. ve ne do il segreto. p. Le verità stabilite si confondono a tal punto con la realtà che le circonda che per distinguerle le si marca con il segno dello spirito. parlo (Moi. 12 J. 65-77. e in particolare alla traiettoria di pensiero che Lacan sviluppa in quella sede non ci sembrano degne di nota. si potrebbe dire con Lacan. dove ero prima di questo passaggio? Ve lo dirò forse un giorno? Ma perché voi mi troviate là dove sono. da parte di un altro e per un altro. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954). . 391-428). Una verità. nel momento che stiamo studiando. uomini che tanto ve l¶intendete a dissimularmi sotto gli orpelli dell vostre convenienze. Dove vado dunque. 395) e della sua scoperta che «mette in questione la verità».Si tratta di una riscrittura ampliata della lezione del 10 febbraio del 1954(ScI. Ciò vuol dire che se avete a che fare. Ammetto nondimeno che il vostro imbarazzo sia sincero. je parle)»(ScI. Qui ci limitiamo pertanto a riportare la citazione: L¶io di cui parliamo è assolutamente impossibile a distinguersi dalle captazioni immaginarie che lo costituiscono da capo a piedi. pp. Einaudi. p. mentre la verità in bocca Freud parla: «Io sono dunque per voi l¶enigma di colei che si sottrae non appena è apparsa. In altri termini. presente nel testo del Seminario I12. Io la verità. p. pp. 399. fantocci che non siete altro. (Ivi. 361372). perché anche quando vi fate miei araldi non valete a portare i miei colori più dei vostri abiti. 366) 1. ci obbliga a comprendere l¶io da un capo all¶altro nel movimento di progressiva alienazione in cui si constituisce la coscienza di sé nella fenomenologia di Hegel. nella sua funzione così come nella sua attualità. ascoltate. vostri e simili a voi stessi. che riprenderemo nel prossimo capitolo. Libro I. vi insegnerò a qual segno riconoscermi. Lacan inizialmente ha l¶intenzione di chiarire cosa intende con il suo ³ritorno a Freud´.

L¶interesse di Lacan non è altro che ripetere la parola della scoperta di Freud: «ça parle. Se. che mostra di non risolversi mai in una pura indicazione del reale. forse era non su tale µio¶ che dovevamo buttarci. Essa si dimostra sempre in eccesso rispetto alle cose che lascia ³ondeggianti´ al suo interno. del: di che vivere) precisamente del disordine che denuncia. dove c¶è chi soffre»(Ibid. allo stesso modo ciò che c¶è di nuovo tra Freud e Lacan è l¶avvento della linguistica strutturalista. La verità ha detto ³Parlo´. non sfugge alla tautologia se non mantenendo la tauto-ontica dell'anima bella come mediazione. Libro II. che reagisce storicamente sul primo. . Non c'è 13 J. Cioè la significazione non si realizza che a partire da una presa delle cose che è d¶insieme. a cura di Antonio di Ciaccia. del significante. Torino 2006. di questo disordine come primo nell'essere. Da esse sorge una nuova capacità d¶incidenza della dialettica La notazione su cui Hegel fonda la sua critica dell'anima bella e secondo cui essa è detta vivere (in tutti i sensi. è l¶insieme diacronico dei discorsi concretamente pronunciati. p. Il significante garantisce la coerenza teorica dell¶insieme come insieme. ma di rinviare sempre ad un¶altra significazione. Dialettica quanto si vuole.. ma sulle linee del parlare che dovevamo allinearci»(Ivi. sia pure economico. deve introdursi alla distinzione tra il significante e il significato ed esercitarsi con le due reti di relazioni che essi organizzano: la prima rete. A dominare qui è l¶unità di significazione. Einaudi. Lacan. Da qui le basi che distinguono il linguaggio dal segno. p. del significato. 404) È chiamato in causa a questo punto Ferdinand De Saussure. che essa stessa non riconosce. Il seminario. è la struttura sincronica del materiale del linguaggio in quanto ogni elemento assume il suo impiego per il fatto di essere differente dagli altri (questo è il principio di ripartizione che regola la funzione degli elementi della lingua ai suoi diversi livelli). che egli erige a legge del cuore. come vedremo nel proseguo del nostro lavoro. p. 87. là dove ça souffre. secondo Lacan. 403). la seconda rete. ciò che c¶è di nuovo da Hegel a Freud è «l¶avvento del mondo della macchina»13. così come la struttura del significante ordina le vie del significato. poiché resta presa nella trappola offerta dal miraggio della coscienza all'«io» [je] infatuato del suo sentimento. tale osservazione non saprebbe scuotere il delirio della presunzione cui Hegel l'applicava. «perché sapessimo riconoscere l¶µio¶ del µ parlo¶ dal fatto che parla. c¶è chi parla. Uno psicanalista infatti. L¶io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi (1954-1955).

Esplorazione la cui parzialità trova giustificazione nella fondamentale scoperta dell¶identificazione dell¶io di ogni individuo a una stessa immagine ideale del cui miraggio la personalità del capo fa da supporto. e vogliono suggerire la corrispondenza. dell¶ µio¶ hegeliano dell¶anima bella con l¶µio¶ del folle per come è emerso nel Discorso sulla causalità psichica. pp. Analisi dell¶io e psicologia delle masse. cioè nella pseudototalità dell'organismo. degli elementi immaginari che appaiono ancora frammentati in questa ³beanza´. sono nostri. Freud ha impegnato l¶AIP 15 sulla sua via dieci anni prima di interessarsi16 ai meccanismi per cui un gruppo organico partecipa della folla. 16 Cfr. tra parantesi: ³infatuato´. poiché i gruppi in essa presenti sono di ben altra struttura. In particolare Lacan pone all¶ordine del giorno il ³testamento´ di Freud. e lo scambio che caratterizza una tale società ha altri fondamenti che non i bisogni. La struttura significante del sintomo mostra sulla carne l¶onnipresenza per l¶essere umano della funzione simbolica. Scoperta che anticipa le organizzazioni fasciste che l¶hanno resa patente. verificando cosa esso sia divenuto nel presente.8. Situazione della psicoanalisi e formazione dello psicoanalista nel 1956 Si celebra il centenario della nascita di Freud. e Lacan ne approfitta per fare il punto sul cammino compiuto dalla psicoanalisi(ScI. Questo è ciò che distingue una società fondata sul linguaggio da una società animale. Innanzitutto vuole esser certo che gli psicoanalisti nel loro insieme soddisfino allo standard di normalità che esigono dai loro pazienti. sicché non si potrà parlarne come di una collezione di individui. La preoccupazione fondamentale per il fondatore della psicoanalisi è che venga mantenuto il suo pensiero nella completezza dei suoi caratteri. 15 Associazione Internazionale di Psicoanalisi. 453-487). Ma sarebbe toccato a Freud rendere quest'essere legale responsabile del disordine manifesto nel più chiuso dei campi dell'essere reale. (ScI. Il corsivo e l¶aggiunta. 1. 405) Che ciò possa accadere è dovuto alla ³beanza congenita´ che l¶essere reale dell¶uomo presenta nelle sue relazioni naturali e con il recupero ad un uso fonetico o grammaticale.dubbio che questo «io» [infatuato]14 in Hegel sia definito come un essere legale. 14 . nella descrizione che ne fa Lacan. ed in ciò esso è più concreto dell'essere reale da cui precedentemente si pensava di poterlo astrarre: come risulta dal fatto che comporta uno stato civile e uno stato contabile. p.

Si tratta insomma del problema delle relazioni dell¶io con la verità. L¶oggetto del desiderio vacilla. p. La legge morale infatti «rappresenta il desiderio nel caso in cui non è più il soggetto. col rapporto dell¶uomo con la parola. l¶oggetto della Legge. pp. Il desiderio. Lacan procede nella dimostrazione di come l¶oggetto del desiderio sia tanto inafferabile quanto l¶oggetto della Legge. là dove di propone ³nudo´ è invece la scoria di una fantasma in cui il soggetto non si riprende dalla ³perdita di coscienza´. secondo Kant. 764-791. Kant con Sade Questo scritto era destinato in origine a porsi come prefazione al romanzo La Philosophie dans le boudoir di Sade. II. come resoconto dell¶edizione delle opere di Sade cui il numero era dedicato. alla quale segue il numero della pagina dell¶edizione italiana). p. potremmo dire. Contri. secondo la nota formula lacanian. 470) 1. Paris 1966. Vol. Éditions du Seuil. Einaudi. in modo complementare al soggetto. Torino 2002. It. 470) in un¶organizzazione che per sostenere la sua parola poteva equilibrarsi ricorrendo al legame simbolico. Apparirà invece nella rivista «Critique» nell¶aprile del 196317. (tr.) dirà Lacan. . è il desiderio dell¶Altro. 781). Scritti. Il desiderio trova supporto in un fanstasma che «ha almeno un piede [quello che conta] nell¶Altro»(ScII. 780).Se fosse divenuto attento prima a questi effetti si sarebbe interrogato sul campo lasciato alla dominanza della funzione del boss(ScI. Lacan. in forma di 17 J. p. d¶ora in poi quest¶opera verrà citata direttamente nel testo con l¶abbreviazione ScII.9. ma l¶oggetto a venir meno»(ScII. È un caso di «necrofilia»(Ibid. Écrits. ossia ricorrendo in una tradizione e in una disciplina. Per questa ragione l¶oggetto del desiderio è inafferrabile quanto. Il soggetto restando il solo presente all¶interno. a cura di Giacomo B. Stanno insieme in un movimento sincopato. Perché è alla struttura dell¶io nella sua generalità che si riduce l¶effetto d¶identificazione immaginaria Qui Freud ci fornisce il movente positivo di quel momento della coscienza da cui Hegel ha dedotto la struttura dialettica come fenomeno dell'infatuazione. p. (ScI. L¶oggetto del desiderio. ma non in modo equivalente perché in detta organizzazione tradizione e disciplina avevano come oggetto proprio il ³mettere in questione´ il loro principio.

Non ci vuol molto a indovinare ciò che egli risponderebbe. Forse egli non oserebbe assicurare se lo vincerebbe o no. 781) Potrebbe però accadere. in cui gioca l¶equivoco della parola libertà. 795-831). citato da Lacan: Supponete ± egli dice ± che qualcuno asserisca della sua inclinazione lussuriosa. non nonostante la forca. in tal caso egli non vincerebbe la sua inclinazione. senza la legge morale.10.(ScII. Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell¶inconscio freudiano È una comunicazione fatta a un Congresso riunito a Royaumont su iniziativa dei «Colloques Philosophiques Internationaux» sul tema: La dialettica. perché è conscio di doverlo fare. crederebbe possibile vincerlo. col soggetto.voce. 18 $ designa il soggetto diviso o barrato. se allora egli. Questo simbolo ci chiarifica anche l¶incontro della Legge con il desiderio. lo deve ammettere senza difficoltà. Per esemplificare la questione riportiamo il passo della Critica della ragion pratica. Significa che quel tale costretto dalla ³sua inclinazione lussuriosa´ verrà attratto dall¶oggetto amato e godrà il piacere. e non può essere veicolato da essa. la Legge. 1. Egli giudica di poter fare qualche cosa. per impiccarvelo non appena egli avesse goduto il piacere. pretendesse che egli facesse una falsa testimonianza contro un uomo onesto. . 782). ma proprio perchè c¶è la forca. Barrato dal significante. con minacce della stessa pena di morte immediata. che un ³partigiano della passione´ facesse problema a Kant portandolo a constatare che nessuna occasione fa precipitare gli individui verso il loro scopo. ma che ciò gli sia possibile. come si sa da Antigone in poi. gli sarebbe rimasta incognita. che essa gli è affatto invincibile quando gli si presentano l¶oggetto amato e l¶occasione propizia. qualora fosse rizzata una forca davanti alla casa dove egli trova quest¶occasione. e domandate se. tenutosi nel settembre del 1960(ScII. pp. e conosce in sé la libertà che altrimenti. (ScII. p. è un¶altra cosa: «il patibolo interviene solo perché egli possa appendervi. realizza la significazione nella sbarra ($18) ³tracciata´ dal significante. dice Lacan. Il patibolo infatti non è la Legge. Ma domandategli. del vedere quest¶ultimo esposto alla sfida o al disprezzo del patibolo. il suo amore per la vita». sganciato dal fantasma da cui deriva. p. per quanto grande possa essere il suo amore alla vita. se qualora il suo principe. che il principe volesse rovinare con speciosi pretesti.

un revisionismo permanente in cui la verità ricomprende costantemente in se stessa «ciò che ha di perturbante». 797).La prassi psicoanalitica è costituita da una struttura. In esso compare infatti una voce interrogativa e il procedere di un¶argomentazione.). 795). sostiene Lacan. dopo Darwin. ³dica perché´. dopo Copernico. Tale struttura va presa in considerazione innanzitutto dai filosofi. da coloro i quali sono interessati «a ciò cui tutti sono interessati senza saperlo»(ScII. ha [« ] poca considerazione per questi stati come tali quanto la scienza moderna»(ScII. rappresenta un nuovo sisma che sopraggiunge su quella frontiera sensibile fra la verità e il sapere. al contrario di tanta teoria psicoanalitica che li autentifica nel registro della connaturalità. nella Aufhebung logicizzante su cui si fonda. accogliere il servizio hegeliano. Seguendo Lacan. a piccoli passi. e proprio per tale motivo è utile allo psicoanalista francese. in quanto la conoscenza la comporta. p. occorrerebbe infatti che tutti diventassero filosofi: «è questo lo schema della Storia che Hegel ci ha dato nella Fenomenologia dello Spirito»(Ibid. Freud ivece procede nei riguardi degli stati ipnotici evidenziando uno scarto rispetto alla psicologia precedente: egli per spiegare i fenomeni dell¶isteria preferisce il discorso dell¶isterica. La funzione del soggetto quale è instaurata dall¶esperienza freudiana squalifica alla radice quella psicologia che ha come criterio fondante l¶unità del soggetto. non . La Fenomenologia infatti segna una soluzione ideale. p. cominciamo considerando i cosiddetti ³stati di coscienza´: «il sapere hegeliano.) e riassumerlo diviene interessante poiché ci presenta una mediazione per situare il soggetto in rapporto con il sapere e ci mostra inoltre l¶ambiguità di tale rapporto. Il riferimento ad Hegel è puramente didattico e ha il fine di far comprendere in che termini sta la questione del soggetto in quanto sovvertito dalla psicoanalisi. che in essi riconosce un oggetto d¶esperienza utile per definire certe coordinate. Accostiamoci dunque. La pertinenza filosofica di tale affermazione non implica il fatto che sia decidibile. ma in nessun modo «un ³ascesi´ che sia [« ] epistemogena o noofora»(Ibid. al nostro soggetto: innanzitutto la psicoanalisi. Interrogare l¶inconscio affinché questo dia una risposta. supponendo già nell¶inconscio una sorta di logica.

secondo Lacan. Tale soggetto compiuto dunque è l¶ipotesi fondamentale di tutto il processo. antitesi. «su un¶altra scena»(Ibid. del soggetto umano al quale questi non ha accesso. Si aprono qui una serie di domande che riassumiamo brevemente: se Freud come si è detto in precedenza. Per Freud invece la verità rientra nel campo della scienza. e di rimbalzo. «essendo dedotta» non può essere altro che la congiunzione del simbolico con un reale da cui non c¶è più nulla da attendersi. Nel campo freudiano la coscienza è un tratto debole per poter fondare l¶inconscio sulla sua negazione. sintesi. nominato appunto come autocoscienza (Selbstbewusstsein). con lo stesso movimento in cui si impone nel campo della pratica psicoanalitica: rimossa. a partire da Freud. dall¶altra il soggetto abolito della scienza. p. è ³già lì´ compiuto. è necessario comprendere chi sia questo ³tu´. chi sia l¶³io´ che interroga. presenta diverse deviazioni che non rispettano tale immanentismo. oppure l¶³io´ non è altro che la cassa di . «perché è un servizio che non ha titolare»(ScII. E le teorie non si collegano attraverso la dialettica di tesi.essendo. p. vuole che l¶inconscio «dica perchè».). e insiste per interferire nei tagli offertigli dal discorso effettivo e dalla riflessione che tale catena informa. Tale dialettica. ³profonda´. Si può intendere l¶inconscio come quella parte nascosta. L¶inconscio. è una catena di significanti che si ripete da qualche parte. Abbiamo dunque da una parte il soggetto assoluto di Hegel. quest¶ultimo. «la nostra storia». La dialettica hegeliana essendo «convergente» arriva poi alla congiuntura definita come sapere assoluto. La storia della scienza però. ciò significa un soggetto compiuto nella sua identità con se stesso. ovvero che quel tu a cui si rivolge. 801). parli. 800). Tradotto con le categorie di Lacan significa: una crisi reale in cui l¶immaginario si risolve generando una nuova forma simbolica. L¶antinomia tra sapere e verità è supposta risolta in quanto immaginaria: «la verità non è che ciò che il sapere può apprendere di sapere a condizione di far agire la sua ignoranza»(Ibid. ritorna.). altro «che ciò che manca alla realizzazione del sapere»(ScII.

come li definisce Lacan. nel senso di verum-facere. pp. quale soggetto possiamo concepirvi? Definiamo. soll Ich werden. come manifestantesi ³tra il dire´. con il supporto della linguistica. ci aiuterà a procedere: «Là dov¶era in quell¶istante. nei tagli del discorso. a cura di Giacomo B. come i determinanti del discorso (analitico). A Freud. Einaudi. La funzione di coupure più forte è quella che fa da sbarra fra il significante e il significato. 87-94. il soggetto in quanto parla attualmente. Solo questo taglio della catena significante verifica. è mancato questo strumento e «Ginevra 1910. 803). Le funzioni che determinano i versanti radicali degli effetti del linguaggio. Pietrogrado 1920 dicono abbastanza bene perchè»(ScII. Designa il soggetto dell¶enunciazione. Contri. Infatti la questione è: quando si tratta del soggetto dell¶inconscio. La traduzione che Lacan fa del motto freudiano Wo Es war. chi parla? «Il posto dell¶inter-detto20.risonanza di un soggetto che opera e che si mostra all¶³io´ solo attraverso i tagli del discorso in un rimbalzo speculare19? Nella definizione di inconscio scritta in precedenza il termine cruciale è il significante. con Lacan. Effetti di sostituzione e di combinazione del significante nelle dimensioni sincronica e diacronica in cui appaiono nel discorso. Occorre ricondurre quegli effetti di fading alla funzione di taglio (coupure) che assumono nel discorso. la struttura del soggetto come discontinuità nel reale. 20 Il posto della negazione che qualifica il soggetto. fra 19 Cfr. ma non lo significa. In altri termini si potrebbe dire che la linguistica vede nel significante il determinante del significato. Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell¶io. Se dunque riconosciamo. rianimato dalla linguistica moderna nelle figura di De Saussure e Jakobson. dicevamo. che è intra-detto di un fra-due-soggetti. È in questo punto che si sorprende il soggetto che interessa alla psicoanalisi. sono la metafora e la metonimia. mentre l¶analisi rivela la verità di tale rapporto ponendo proprio i tagli o «buchi di senso». la struttura del linguaggio nell¶inconscio. p 801). in Scritti. l¶Io(Je) come un significante che designa nel soggetto dell¶enunciato. Torino 2002. . p. là dov¶era per poco. secondo la scuola strutturalista. è lo stesso in cui si divide la trasparenza del soggetto classico per passare agli effetti di dissolvenza(fading) che specificano il soggetto freudiano nel suo occultamento ad opera di un significante sempre più puro»(ScII. Vol. I.

In questo margine quell¶essere lega in posizione di significante non solo ciò che del suo corpo è scambiabile. in quanto soggetto che tiene sulla storia il discorso del sapere assoluto?»(ScII. si può riconoscere quel margine al di là della vita che il linguaggio assicura all¶essere per il fatto che parla. Io posso venire all¶essere con lo sparire del mio detto»(ScII. da quell¶essere che «trema della vacillazione che gli ritorna dal suo stesso enunciato». alla Begierde. poiché tale oggetto è il modello primitivo. secondo Lacan. Dov¶è. che è attribuito il compito di quel minimo di legame con l'antica conoscenza che bisogna sia mantenuto dal soggetto perché la verità sia immanente alla realizzazione del sapere. (Ibid. L'astuzia della ragione vuol dire che il soggetto fin dall'origine e fino alla fine sa ciò che vuole. la distanza tra la relazione del soggetto per come è intesa da Freud e per come invece è descritta da Hegel.) Nella metafora del ritorno all¶inanimato che Freud applica a ogni corpo vivente. come soggetto che si coniuga nella aporia di una sussistenza che abolisce dal suo sapere e di una seconda aporia di un discorso in cui la morte sostiene l¶esistenza. ma il corpo stesso. Si può commisurare questo essere «con quello forgiato da Hegel come soggetto. fra i modi di conoscenza che la natura esige. [« ] In [Freud invece] il desiderio si lega al desiderio dell¶Altro. questa follia andando fino alla verità della vanità di tale discorso. che cosa resta dunque se non «la traccia di ciò che bisogna pure che sia. per cadere dall¶essere». p. Compare così. Quando però Freud parla di pulsione (istinto è la treduzione che Lacan fa di Trieb) parla di un sapere che non . Il signifincante ³Io´ fa il suo avvento come ³essere di non-essente´. testimonia di avere provato la tentazione della follia. Hegel. 804). 804). la radice di questa separazione? Nel modo in cui in essi si differenzia la dialettica del desiderio: In Hegel infatti è al desiderio. afferma Lacan.quell¶estinzione che ancora brilla e questo schiudersi che s¶arresta. tramite Freud. originale della significanza del corpo come ³puntata´ dell¶essere. p. ancora una volta. [« ] è in questo anello che dimora il desiderio di sapere. La relazione dell¶oggetto con il corpo dunque non va definita come identificazione parziale tendente alla propria totalizzazione. è quel tipo di conoscenza caratterizzata dal fatto di non poter essere un sapere. La via tracciata dallo psicoanalista francese ha la pretesa di superare. L¶istinto.

altrimenti infinito della significazione. Le formazioni dell¶inconscio (1957-1958).10. Dall¶altra parte non c¶è oggetto che non sia metonimico. Non c¶è soggetto se non nel riferimento a questo Altro. «Non c¶è vero soggetto che tenga. nella catena simbolica. di un significante a un altro significante»22 Si articola qui ciò che Lacan definisce il ³punto di capitone´ grazie a cui il significante arresta lo scivolamento metonimico. 1. presa come punto di partenza. Libro V. poiché iscritto in un discorso di cui il soggetto non sa né il senso né il testo. e il desiderio è sempre desiderio di Altra cosa. ma poiché nonostante questo scivolamento. che costituisce l¶essenziale del loro rapporto. Lacan. Einaudi . L¶oggetto del desiderio è in effetti l¶oggetto «del desiderio dell¶Altro. non ha soltanto una Il grafo è stato costruito da Lacan per il seminario su Le formazioni dell¶inconscio(J. a cura di A. 22 Ivi. p. e tanto meno sa di esservi iscritto. Di Ciaccia. se non quello che parla in nome della parola [« ]. dobbiamo cogliere il punto in cui esso si produce. Torino 2004. Questo è simbolico ed esiste in ogni parola che abbia valore». infatti fra la catena del significante e il flusso del significato c¶è come uno scivolamento reciproco. pp. 10). Analogamente «non vi è senso che non sia metaforico». c¶è un legame. esso nasce infatti «dalla sostituzione. di a»:quell¶oggetto primordiale perduto sempre da ritrovare. una coerenza.1 Il grafo I21 del desiderio Il grafo serve a Lacan per presentare dove si situi il desiderio in rapporto ad un soggetto definito dalla sua articolazione ad opera del significante e comprendere così più da vicino i rapporti fra la catena del significante e la catena significata. Il seminario. elaborato sulla struttura del motto di spirito. Potrebbe trattarsi di un presente ideale.comporta la minima conoscenza. tuttavia occorre fare attenzione poichè il discorso non è un evento puntiforme. soprattutto di ciò che manca. 9-10 21 .

³La relazione del significante con il significato [ ] mi ha portato a far riferimento al famoso schema di Ferdinand de Saussure. che tuttavia lasciano una certa elasticità nei legami fra i due termini. Torino 2004. Il seminario. Libro V.´ (Le formazioni dell¶inconscio. almeno nei limiti consentiti da tali scivolamenti. ciascun termine infatti è in anticipo rispetto alla costruzione degli altri. È assolutamente necessario ± è la definizione della frase ± che io abbia pronunciato l¶ultima parola per comprendere dove sta la prima». ne capirete il senso solo quando l¶avrò finita. p. p. È a questo proposito che ho forgiato per voi l¶immagine. apre la diversità delle oggettivazioni da verificare della stessa cosa»(ScII.S¶. rappresenta il «pesce che . Di Ciaccia. a cura di A. p. sconnettendo la cosa dal suo grido.$. in cui si vede rappresentato il duplice flusso parallelo del significante e del significato. del punto di capitone. Il vettore S. Le formazioni dell¶inconscio (1957-1958). col disprezzo della verosimiglianza.il primo vettore . uno spessore. . presa a prestito dalla tecnica dei materassai. Lacan. Vi sono così dei punti di capitone. il che non vuol dire del codice ± non è conservata la corrispondenza univoca di un segno con qualcosa. eleva il segno alla funzione del significante e la realtà alla sofistica della significazione e.24 La struttura sincronica invece potremmo dire è la metafora: «con cui il bambino in un sol colpo. e viceversa ne sigilla il senso col suo effetto retroattivo: «se inizio una frase. ha una dimensione temporale. Il vettore . 808). in modo da sapere dove poggiare. essa infatti chiude la propria significazione soltanto con l¶ultimo termine.perché il significante è costituito solo da una raccolta sincronica ed enumerabile in cui ciascun elemento si regge unicamente sul principio della sua opposizione a ciascuno degli altri»(ScII. La funzione diacronica di questo punto di capitone si trova nella frase. Einaudi .aggancia [« ] nel suo vivo nuoto».) 24 J. non possiamo accontentarci di un presente istantaneo23. come distinti e votati a un perpetuo significato . ma richiede del tempo. 11. come distinti e votati a un perpetuo scivolamento dell¶uno sull¶altro. sostiene la catena significante. ¡ 23 . p. È necessario infatti che in qualche punto il tessuto dell¶uno si attacchi al tessuto dell¶altro. Occorre allora fare un altro passo e esplicitare la funzione dei due punti di incrocio: A: «è il luogo del tesoro del significante.materia. 9.

La quadratura del cerchio esige la completezza della batteria significante installata in A. è appunto di qualcosa d'altro che si tratta nel messaggio. La sottomissione del soggetto al significante prodottasi nel circuito che va da s(A) ad A per tornare da A a s(A) è un cerchio in quanto l¶asserzione che vi si instaura. in se stessa insignificante. l¶uno come cavo da ricettacolo. Senza la dimensione che esso costituisce.809). per inciso. rinvia alla propria anticipazione nella composizione del significante. un posto. Questo Altro dunque non è che il puro soggetto della strategia dei giochi. s(A): «l¶interpunzione in cui la significazione si costituisce come prodotto finito»(Ibid. ma solo dell¶iscrizione di una combinatoria la cui esaustione è possibile. in mancanza di una atto in cui possa trovare la propria certezza. dovendosi contare.non . Sono così giustificate le notazioni A e s(A). p. mentre il soggetto reale non deve tener conto di nessuna ³aberrazione´ soggettiva nel senso comune. s¶impone anche come testimone della Verità.). occupa in esso la posizione dominante. chiudendosi sulla sua stessa scansione.). perché il soggetto si costituisce sottraendosene. Tuttavia si tratta di una quadratura impossibile. non esercitando altra funzione che di mancaza. «Ambedue partecipano di quell¶offerta al significante che è costituita da buco del reale. è che non si può nemmeno parlare di codice se già non è il codice dell'Altro: ora. rendendola essenzialmente incompleta. il che vorrebbe dire farsi soggetto del significante: «La Parola . come Padrone assoluto. L¶uno dunque è un luogo.» (ScII. non è altro che il risultato a cui giunge il sillogismo disgiuntivo hegeliano. Questo Altro distinto come luogo della Parola. perché è da questo che il soggetto è costituito. Egli non può cancellare le proprie tracce. l¶altro come foro per l¶uscita»(Ibid. L¶Altro infatti «in quanto sito preliminare del puro soggetto del significante.infatti . Giacché ciò che è omesso nella piattezza della moderna teoria dell'informazione.808). per dirla con Hegel e contro di lui. l¶inganno della Parola sarebbe identica alla finta rappresentata nel mondo animale durante la lotta o nella parata sessuale. per cui è dall'Altro che il soggetto riceve persino il messaggio che emette. che simbolizza quindi il luogo dell¶Altro. prima ancora di venire all'esistenza in esso. questo. una scansione. l¶altro è un momento. Infatti l¶animale non può fingere di fingere.

inizia che col passaggio della finta all¶ordine del significante. esso maschera la sua duplicità: la coscienza in cui si dà assicurazione di un¶esistenza incontestabile [ ] non gli è affatto immanente ma trascendente. Basta prendere un significante come insegna di questa ³nascita della possibilità´ per avere il tratto unario che. esso conferisce all¶altro reale la sua oscura autorità»(Ibid. rivalità costituita. p. gioco di prestanza. e che il significante esige un altro luogo. perché si sostiene sul tratto unario dell¶ideale dell¶io[ ]. ciò è iscritto dalla notazione I(A): I(A) sostituisce $. l¶Altro testimone. 811).perché la Parola di cui è supporto possa mentire.il luogo dell¶Altro. Tutto ciò in cui il soggetto trova per assicurarsi. quella che forma l¶ideale dell¶io. 810). in questa retrospettiva. cioè porsi come Verità»(ScII. Nella cattura che subisce per la sua natura immaginaria. ³Ciò che il soggetto trova in quell¶immagine alterata del suo corpo è il paradigma di tutte le forme della rassomiglianza che porteranno sul mondo degli oggetti una tinta di ostilità proiettandovi le metamorfosi dell¶immagine narcisistica che. Questa è l¶immagine che si fissa. aliena questo soggetto nella prima identificazione. immagine ch¶egli ha assunto di se stesso nello specchio25. nell¶affrontamento col simile. L¶io allora è funzione di padronanza. Per cui 25 ¢ ¢ . lo scarico della più intima aggressività. io ideale. colmando il marchio invisibile che il soggetto riceve da significante.). . p. nel punto in cui il soggetto si arresta come ideale dell¶io. facendolo riportare dalla sua punta al suo punto di partenza per un effetto di retroversione per il quale ad ogni tappa il soggetto diviene ciò che era come da prima e si «annuncia soltanto al futuro anteriore: sarà stato»(ScII. è l¶immagine che gli viene incontro anticipata. il testimone Altro da qualsiasi partners. La Verità dunque trae garanzia dalla Parola: «il primo detto [« ] è oracolo. . dall¶effetto giubilatorio del suo incontro allo specchio diviene.

(ScII. Promuovere la coscienza come essenziale al soggetto sulla scia del cogito cartesiano è ingannevole. egli [Hegel] dice. [ ] Bisogna pure che il vinto non perisca. Si tratta anche di sapere quale morte. [ ]Rendendo un omaggio propriamente inconscio alla storia scritta da Hegel. possiamo ora mostrare che cosa nasconde. mito indubbiamente più che genesi effettiva. e a fortiori a bastare a se stesso. Non basta [ ] decidere in base al suo effetto: la Morte. ed in questo ci si può domandare se non sia proprio l¶uccisione ad essere il Padrone assoluto. sia che la si riferisca al soggetto che alla politica? Diciamolo chiaramente: a tal punto che i bisogni sono passati al registro del desiderio. egli[l¶ossessivo] trova spesso il suo alibi alla morte del Padrone. Lo scivolamento per cui la coscienza (Bewusstsein) serve a coprire la confusione del Sé(Selbst) dimostra nella Fenomenologia dello spirito la ragione del suo errore: Il movimento stesso che sposta l'asse del fenomeno dello spirito verso la relazione immaginaria con l'altro (con l'altro cioè col simile. gravido di tutte le astuzie con cui la ragione farà avanzare in esso il suo regno impersonale.Questo processo immaginario che va dall¶immagine speculare alla costituzione dell¶io sul cammino della soggettivazione ad opera del significante. come potrebbe elidere il fatto che questa dipendenza è mantenuta da un universo di linguaggio. p. porta alla luce il suo effetto. e lo è perché grazie ad esso e attraverso di esso i bisogni si sono diversificati e demoltiplicati a tal punto che la loro portata appare di tutt¶altro ordine. assicura una base a una psicologia della dipendenza. con un unico senso. 813). quanto alla posta. La lotta che la instaura è detta giustamente di puro prestigio e. poi in ritorno su s(A)·A: l¶io si compie dunque in quanto articolato non come Io del discorso ma come metonimia della sua significazione. Il godimento è facile per il servo. [ ] Il lavoro. da connotarsi con un'a minuscola). con tutto ciò che questo impone di confrontare con la nostra esperienza: i paradossi di sempre agli occhi del moralista. Ma la morte. grazie al fatto di averlo rivelato come mai prima. ma doppiamente articolato: prima in cortocircuito S·I(A). cui il servo si è sottomesso rinunciando al godimento per timore della morte. del marchio d¶infinito che vi rivelano i £ £ £ £ £ £ £ £ . nel grafo precedente è indicato dal vettore i(a)·m. [ ] Il patto è ovunque preliminare alla violenza prima di perpetuarla. se quella portata dalla vita o quella che la porta. Di questa servitù inaugurante le vie della libertà. si accetta la trasparenza di ³Io´ in atto a spese dell¶opacità del significante che lo determina. implicato com¶è nel misconoscimento in cui s¶inaugurano le identificazioni dell¶io. p. sarà appunto la via attraverso cui realizzerà la libertà.811). perché se ne abbia uno schiavo. per un certo tempo dopo la nascita. ne va della vita appunto per far eco a quel pericolo della prematurazione generica della nascita che Hegel ha ignorato e di cui noi abbiamo fatto il movente dinamico della cattura speculare. Ma cosa s'attende da questa morte? Semplicemente l'attende26 .´ (ScII. l¶ego trascendentale stesso si trova relativizzato. 26 ³E se l¶ananke somatica dell¶impotenza dell¶uomo a muoversi. e lascerà servo il lavoro. e cioè l'aggressività che diviene il giogo della bilancia intorno a cui l'equilibrio del simile col simile si scomporrà nel rapporto Servo e Padrone. proprio perché portata alla funzione della posta [ ] mostra ad un tempo ciò che è eliso da una regola preliminare così come dal regolamento conclusivo. Non v¶è illusione più manifesta [ ]. e ciò chiamiamo il simbolico» domina l¶immaginario.

nella sua istanza. apre sotto forma del possibile difetto che il bisogno le può apportare per il fatto di non avere soddisfazione universale (ciò si chiama: angoscia). se vogliamo costituire il posto del desiderio. importa ben poco di tali accidenti. nella sua appropriazione. lascia apparire la sua vertigine purché non sia coperto dal calpestio d¶elefante del capriccio dell¶Altro. Il desiderio dice Lacan. ciò esige però che si specifichi quale sia il modo privilegiato di presenza con cui si regge al di là di quel soggetto che è portato ad occupare in modo reale il posto dell¶Altro. passione inutile. . secondo l¶aforisma lacaniano ³non c¶è Altro dell¶Altro´. il cui appello può essere incondizionato solo nei riguardi dell¶Altro. per portarlo alla potenza della condizione assoluta (assoluto significa anche dire distacco). nella sua normalità insomma. in cui il soggetto resta in soggezione all¶Altro. Si avrebbe torto a credere che su questo punto il mito freudiano dell¶Edipo la faccia finita con la teologia. difficile. per effetto della domanda. e cioè la Madre. Infatti è come desiderio dell¶Altro che il desiderio trova forma. Ma occorre concentrarsi su ciò che si chiude al di qua. perché è vano che la cerchi in un altro significante. questo teologi. Opacità che. dagli accidenti della storia del soggetto (nozione del trauma come contingenza). per intervenire. sembra lasciare all¶esperienza un residuo che ha potuto strappare a Freud l¶ammissione che la sessualità doveva portare la traccia di qualche incrinatura poco naturale. non è soltanto che dipende. ma che tutto ciò esige il concorso di elementi strutturali ai quali. Sarebbe piuttosto il caso di leggervi ciò che nelle sue coordinate Freud impone alla nostra riflessione: coordinate che tornano sulla questione da cui egli stesso è partito: che cos¶è un Padre? ± È il padre morto. che in nessun modo potrebbe apparire fuori da questo luogo. Proprio perché non c¶è metalinguaggio che possa essere parlato o. «si abbozza nel margine in cui la domanda si strappa dal bisogno: margine che la domanda.L¶Altro è il luogo del significante. (ScII. da ridurre. e la cui incidenza disarmonica. costituisce la sostanza del desiderio. origina dal desiderio in quanto esso rovescia il carattere incondizionato della domanda d¶amore. Non basta infatti agitare la marionetta della rivalità sessuale. La Legge dunque. Per il guadagno ottenuto sull¶angoscia nei confronti del bisogno. lo vedremo. Il Padre è il rappresentante originale della Legge. 814-815). pp. e con questo fantasma la necessità del suo imbrigliamento da parte della Legge». inizialmente però soltanto in un¶opacità soggettiva in cui è rappresentato il bisogno. ma dell¶Altro in cui la domanda del soggetto si installa. Margine che per quanto lineare sia. Ogni ³enunciato d¶autorità´ non trova in esso altra garanzia che la sua stessa enunciazione. Tuttavia è questo capriccio ad introdurre il fantasma dell¶Onnipotenza non del soggetto. la precarietà del suo statuto quale si annuncia nell¶ulitmo grido della sua formula emesso da Sartre: desiderio. inattesa. Quel che la psicoanalisi dimostra intorno al desiderio in quella che possiamo dire esserne la funzione più naturale in quanto ne dipende la conservazione della specie.

va inteso nel senso del de latino (determinazione oggettiva). a questo livello. Gaddini. pertanto il desiderio dell¶uomo è l¶oggetto del desiderio dell¶Altro. Giorgio Adamo e Renata Gaddini. nel simbolico. è che il soggetto sia rappresentato nel fantasma in questo momento di sparizione´ in J. A partire da quando possiamo considerare questo gioco come promosso alla sua funzione nel desiderio? A partire fal momento in cui diviene fantasma. a patto che tenga. non sarà mai senza pena che [si] coglierà. ossia quel momento che possiamo considerare come teoricamente il primo dell¶introduzione del soggetto nel simbolico. in cui cortocircuita il gioco. dello stesso autore Sviluppo affettivo e ambiente: studi sulla teoria dello sviluppo affettivo. Roma 1974 e. Cfr. D. in cui ³dell¶´. . vale a dire in cui il soggetto non entra più nel gioco. Questo piano sovrapposto della struttura condurrà Lacan al terzo grafo: 27 Cfr. qualcosa di sfilacciato sul bordo della culla. Lacan. nella misura in cui questa introduzione consiste nell¶alternanza di una coppia di significanti in rapporto con un qualsiasi piccolo oggetto (diciamo una palla. Il seminario. inedito. 1974. dunque l¶inconscio è discorso sull¶Altro(l¶Altro è l¶oggetto del discorso inconscio). torna al soggetto dal posto dal quale questo attende un oracolo nella formula: Che vuoi? Tale formula è quella che meglio lo condurrà alla strada del proprio desiderio. che non ho bisogno di commentare ulteriormente. pref. La questione dell¶Altro.distacco riesce fin dal più umile dei suoi modi27. Armando. Libro VI. Voglio dire: nel momento in cui si coglie lui stesso nella scomparsa. cioè il momento in cui il $ s¶interroga in rapporto all¶altro in quanto presente o assente. ha introdotto il termine. Beninteso. dice Lacan. ma ³dell¶´ qui è determinazione soggettiva. L¶inconscio è discorso dell¶Altro. Winnicott. e che possa essere gettato e ripreso). e fa sorgere all¶inizio qualcosa di cui Winnicott. Roma: Armando. ma si anticipa nel gioco. in cui è tutto intero incluso nel fantasma. trad. È dunque il luogo tramite cui il soggetto entra. o anche l¶estrmità di un cordoncino. ³Il Fort/Da. di ³oggetto transizionale´. trad. Gioco e realtà. Le désir et son interpretation (19581959). per lui necessario nella genesi possibile di ogni sviluppo umano come tale. sulla base di un pensiero completamente orientato sulle esperienze primarie della frustrazione. di R. Alda Bencini Bariatti. mentre il desiderio dell¶uomo è il desiderio dell¶Altro. Ecco dunque l¶elemento di cui si tratta e per mezzo del quale si manifesta qualcosa che è appena prima dell¶apparizione del $. ma quello che si deve esigere riguardo a ciò che chiamo fantasma in quanto supporto del desiderio. L¶oggetto transizionale è la pallina del Fort/Da.

Un punto interrogativo impiantato nel cerchio dell¶A maiuscola dell¶Altro. Qui si chiude la via immaginaria per cui. come gli altri presenti nel grafo. è la formula che simbolizza il legame tra la condizione di un oggetto e il momento di eclissi del soggetto. indicabile solo nella dissolvenza dell¶enunciazione: . ma segna ancora l¶inversione dei misconoscimenti in cui il desiderio e l¶immagine del corpo si fondano. sono gli indici di una significazione assoluta. il grafo iscrive che il desiderio si regola omologamente a ciò che avviene dell¶io nei riguardi dell¶immagine del corpo allo specchio. Sul fantasma così posto. $¸a. soggetto scisso per la sua subordianzione al significante. Il fantasma è la stoffa di quell¶Io che si trova rimosso primordialmente. dice Lacan. appropriata alla condizione del fantasma. io debbo accadere là «dove s¶era l¶inconscio». Questo algoritmo.

non è altro che un simile oggetto. Questo è dunque l¶oggetto inafferabile allo specchio cui l¶immagine speculare ³fa da abbigliamento´. fessura palpebrale»(ScII.$¸D pone la pulsione come ³tesoro´ dei significanti e conserva la struttura legandola alla diacronia. solco del pene. Un tratto comune a tali oggetti è che non hanno un¶immagine speculare. deriva da un taglio che è favorito dal ³tratto anatomico´ di un margine e un bordo: «labbra. [« ]. margine dell¶ano. e con lui sparisce anche la domanda stessa. p. La pulsione è ciò che avviene della domanda quando il soggetto vi svanisce. ovvero non hanno alterità. . Infatti tale soggetto che crede di poter accedere a se stesso per il fatto di designarsi nell¶enunciato. È il punto in cui ogni catena significante onora se stessa nel chiudere la sua significazione. vagina. manifesto nella reversione della sua articolazione sia con la fonte che con l¶oggetto. presente in ciò che distingue la pulsione dalla funzione organica da essa abitata. 820). La stessa delimitazione della zona erogena che la pulsione isola dal metabolismo della funzione. ovvero sia il suo artificio grammaticale. S( ) si legge significante di una mancanza nell¶Altro. Questo permette loro di essere quel doppione che è la fodera. Resta però il taglio. del soggetto della coscienza. senza esserne il rovescio. La mancanza di cui si tratta è esattamente quello che abbiamo formulato in precedenza con non c¶è Altro dell¶Altro.

S( ) è innanzitutto un significante ³ciò che rappresenta il soggetto per un altro significante´. godi. p. niente. Questo significante sarà dunque il significante per il quale tutti gli altri significanti rappresentano il soggetto: in mancanza di questo tutti gli altri non rappresenterebbero. Esso non può essere ignorato da nessun pensiero sul soggetto.). Si tratta di quel margine del soggetto che ogni pensiero ha evitato. Come tale è impronunciabile. Si tratta di un mito. p.823). Il godimento è proibito a chi parla come tale. la cui mancanza abbiamo detto rende l¶Altro inconsistente è mio? «L¶eperienza prova che ordinariamente mi è proibito. tuttavia la sua operazione è ciò che si produce ogni volta che è pronunciato un nome proprio. Qui sta la molla di quella sovversione che stiamo mostrando. ma corrisponde a qualcosa che un mito non è: il complesso di castrazione. il soggetto potrebbe rispondere solo con un : ³¶odo´28»(ScII. in quanto è. «ed è ciò il cui difetto renderebbe vano l¶universo»(Ibid. la Legge trova il suo fondamento in tale proibizione. J¶ouïs: odo . È ciò che manca al soggetto per pensarsi esaurito dal suo ³cogito´. Tuttavia la Legge in quanto tale si limita a fare di una barriera ³quasi´ naturale un soggetto sbarrato. tale significante non può essere che un tratto che si traccia col loro cerchio senza potervi essere contato. si chiama Godimento(Jouissance). dunque per chi è soggetto alla Legge il godimento può essere detto soltanto tra le righe: «qualora la legge comandasse: ³Godi´. cioè credere a ciò cui l¶esperienza ci porta tutti [« ]: al peccato originale»(Ibid. Questo posto. È simbolizzabile con un (-1) all¶insieme dei significanti. per ciò stesso è completa. Lacan trascrive ciò che si è detto sin qui con una formula algebrica allo scopo di ³calcolare´ la significazione: Ž ‡—…‹ƒ–‘ …‘ •‹Šƒ . manca ciò che egli è d¶impensabile. Questo godimento. 28 Omofonia tra Jouis.). ovvero: Che sono io? «Io sono nel posto ± dice Lacan ± da cui si vocifera che ³l¶universo è un difetto nella purezza del Non-Essere´»(ScII. non mi resta che prendere la colpa su Io. La batteria dei significanti. [« ] per la colpa dell¶Altro se esistesse: ma poiché l¶Altro non esiste. Ma da dove viene questo essere che appare in qualche modo in difetto nel mare dei nomi propri? Dove possiamo fondare la via per arrivare al problema per come Lacan lo pone. il cui enunciato è uguale alla sua significazione. secondo Lacan. viene detto chiaramente. 825).

Nella dialettica del desiderio questo è ciò che predestina il fallo a dar corpo al godimento. «Esso è equagliabile al della significazione [« ] del godimento che restituisce [« ] alla funzione di mancanza di significante: (-1)»(ScII. il coconscio (?) della doppia personalità. la sua posizione ³a punta´ nella forma la predispone a quel fantasma di caducità in cui viene a compiersi la sua esclusione dall¶immagine speculare e dal prototipo che questa costituisce per il mondo degli oggetti» dunque l¶organo arriva a simbolizzare il posto del godimento come parte mancante all¶immagine desiderata. che è simbolico. e tale marchio comporta un sacrificio. si chiede Lacan. 1. e ciò che invece non è: «è un concetto forgiato sulla traccia di ciò che opera per costituire il soggetto» e «non è una specie che definisca nella realtà psichica il cerchio di ciò che non ha l¶attributo della coscienza»(ScII. p. ciò significa che la castrazione evidenzia un dato irrinunciabile: occorre che il godimento sia rifiutato perché possa essere raggiunto sulla scala rovesciata della Legge del desiderio. tra «l¶inconscio della sensazione[« ]. l¶immagine del pene.11 Posizione dell¶inconscio Relazione al congresso di Bonneval del 1960. 832-854) nel 1964. l¶inconscio dell¶automatismo di sviluppo dall¶abitudine. il cui atto è tutt¶uno con la scelta del suo simbolo. 826). al suo posto. ma che. allo stesso tempo. Lacan esordisce nel suo scritto con due definizioni: ciò che l¶inconscio è. è negativizzato. lo vela nello momento in cui gli si dà come strumento. concentrando in sé ciò che di più intimo v¶è nell¶autoerotismo. la funzione immaginaria che gli si applica. La funzione immaginaria è ciò che Freud ha detto presiedere all¶investimento dell¶oggetto in quanto narcisistico: «l¶immagine speculare è il canale imboccato dalla trasfusione della libido del corpo verso l¶oggetto. nell¶immagine speculare. p. le emergenze ideiche di un¶attività latente che s¶impone come orientrata . la cui redazione è stata condensata in questo scritto(ScII. Un cospicuo numero di analisti era stato riunito da Henry Ey sul tema dell¶inconscio. Ma poiché una parte resta preservata da tale immersione.Il godimento ha il marchio della proibizione nella sua infinitezza. Che cosa c¶è di comune. Ciò è consentito poiché il fallo. ovvero il fallo. 833). pp. Occorre dunque distinguere dal principio del sacrificio.

Il cuore di tale errore si colloca nel cogito cartesiano. «Al soggetto non si parla. con Hegel. si regge sul suo avvento. quando ci si fonda su un¶oggettività psicologica. Nel secondo. pp. È il primo movimento. il fondo acquisito e integrato della memoria. poiché il desiderio giace su quel . p. 838-839). L¶errore è considerare come unitario il fenomeno della coscienza. ed è lì che egli si apprende. questo rien.). di parlare di una stessa coscienza come potere di sintesi. ça parle. l¶ereditario che si riconosce nei nostri doni naturali. e infine l¶inconscio razionale o l¶inconscio metafisico implicato dall¶³atto dello spirito´?»(ScII. Il soggetto in quanto effetto di linguaggio nasce da questa scissione e traduce una sincronia significante in quella primordiale pulsazione temporale che è quella dissolvenza. e tanto più in quanto. e il significante non rappresenta nulla che per un altro significante. al contrario «la distribuzione eterotopa quanto ai livelli ed errativa in ciascuno. Il soggetto dunque sotto l¶effetto di linguaggio che introduce la causa in esso. da mettere in conto alla ³Legge del cuore´ e al delirio della presunzione. C¶è chi parla. la telepatia che si vuole rocondurre a quest¶ultima. 835). Tuttavia nella realtà pscichica tutto dimostra. p.nella creazionde del pensiero. p. questo caos riflette l¶errore della psicologia. risponde Lacan. poggia sul presupposto di un sapere assoluto»(Ibid. 838) della causa che lo scinde. ça. porta in sé il «verme»(ScII. La negazione inerente alla psicologia su questo punto sarebbe piuttosto. Tale soggetto dunque è ciò che il significante rappresenta. 834). incontrata in precedenza. come Selbstbewusstsein. La sola funzione omogenea della coscienza è nella cattura immaginaria dell¶io ad opera del suo riflesso speculare e nella funzione di misconoscimento che gliene resta attaccata. costitutiva della sua identificazione. nella sequenza dialettica di una fenomenologia dello spirito ad opera di Hegel. Per la scienza il cogito segna al contrario la rottura con ogni sicurezza condizionata dall¶intuizione e «la ricerca della latenza di questo momento fondatore. prima di sparire come soggetto sotto il significante che diviene per il solo fatto che c¶è. chi si rivolge a lui. La sua causa è il significante e non ci sarebbe alcun soggetto nel reale senza tale significante. di lui. Ma questo niente. cui si riduce il soggetto che ascolta. egli non era assolutamente niente. il passionale che si supera nel nostro carattere. ora prodotto dall¶appello rivolto nell¶Altro al secondo significante»(ScII. Nulla. della coscienza» (ScII.

2. certamente è capitale per coloro che vogliono cogliere l¶hegelismo in Lacan.taglio significante in cui si effettua la metonimia. il primo dei ventisei seminari che costituiscono la sostanza dell¶insegnamento dello psicoanalista francese. Si tratta della relazione tenuta al Congresso di Roma. ma ³predica´ contro le evidenze dell¶identificazione. quel che egli è per il fatto di non essere altro che il desiderio dell¶Altro. pur conservando il loro effetto di denunciare le identificazioni nel loro inganno. Per questa ragione. nonostante sia collocato a metà circa del primo volume degli Scritti(ScI. pp. la metamorfosi di una mancanza» (ScII. Così si era valutata l¶ipotesi di impedire a Lacan di parlare a Roma. Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi Lo scritto che presentiamo adesso è forse quello più importante per intendere il percorso dell¶intero cammino lacaniano. il 26 e 27 settembre del 1953. si è scelto di porlo al termine del primo capitolo per dedicargli l¶attenzione che merita. concretizzatasi nella fondazione di un ³istituto di psicoanalisi´. Qualcosa d¶Altro che ne corregge il legame da sintesi fantasmatica. insieme ad altri interventi. al posto dei salti di un progresso ideale. secondo un¶espressione divenuta ormai celebre. p. al ³ritorno a Freud´. invero avrà inizio. Comincerà qui quel periodo della seconda parte della vita di Lacan dedicato per intero. presso l¶Istituto di Psicologia dell¶Università di Roma. nell¶autunno dello stesso anno. rifiuta al soggetto del desiderio di sapersi effetto di parola. in quanto rappresentante di coloro che avevano introdotto una . Gravi dissidi avevano portato però alla scissione all¶interno del gruppo francese. un contributo alla relazione annua di cui la società che rappresentava la psicoanalisi in Francia continuava da diciotto anni la tradizione sotto il nome di «Congresso degli psicoanalisti di lingua francese». È la nostra Aufhebung a trasformare quella di Hegel. Il congresso doveva aver luogo a Roma nel settembre del 1953. sigillandolo. Questo secondo movimento chiude l¶effetto del primo proiettando il posto del soggetto nell¶istante del fantasma. L¶uso che Lacan fa della fenomenologia di Hegel non corporta un¶obbedienza al sistema. Il discorso doveva essere. 841). il suo inganno. in un¶occasione per rilevare. 230-316). Gli enunciati hegeliani sono propizi dice Lacan a dire sempre «qualcosa d¶Altro. la diacronia (la ³storia) iscrittasi in tale dissolvenza fa ritorno a quella fissità che Freud assegna al desiderio.

se innoviamo. o in un attivismo animato di carità. La psicoanalisi sboccia qui in una fenomenologia esistenziale. diremo. 232-233). Quest¶avversione ha come risultato un mutamento di scopo. non abbiamo il gusto di farcene un merito. correlativamente. pp. (ScI. essa stessa sottoposta alla dialettica dell¶analisi. di tecnica e conseguentemente da vita a uno smorzamento dell¶efficacia terapeutica. pp. Ci sembra però che questi termini possano solo chiarirsi nello stabilirne l'equivalenza con il linguaggio attuale dell'antropologia. la quale dovrebbe invece essere la garante della validità dei primi due. Per risalire alle cause di questo deterioramento del discorso analitico. di abbandonare il fondamento della parola. ponendo il problema della sanzione simbolica da dare ai fantasmi nella loro interpretazione. ne esigerebbe più che mai l'esame. della formazione dello psicoanalista. L¶ipotesi venne poi messa da parte e Lacan potè parlare: Noi pensiamo che. In una disciplina che deve il suo valore scientifico soltanto ai concetti teorici che Freud ha forgiato nel progresso della sua esperienza. confinando con l'ineffabile.(ScI. o con i più recenti problemi della filosofia. La promozione della resistenza dell¶oggetto nella teoria e nella tecnica dev¶essere secondo Lacan. si avvantaggiano delle sue risonanze senza incorrere in malintesi. ci sembrerebbe prematuro rompere la tradizione della loro terminologia. nei quali la psicoanalisi spesso ha solo da riprendere ciò che è suo. e proprio in campi in cui il suo uso. per mezzo di un ritorno a quello studio delle funzioni della parola decisivo per ogni psicoanalista.concezione differente della psicoanalisi in Francia. 235-236) Il tratto in comune è la tentazione che si presenta all'analista. B) Nozione delle relazioni libidiche oggettuali [ ]. Lacan registra negli anni un¶avversione per le funzioni della parola e per il campo del linguaggio. Occorre dunque correggere questa tendenza. è ¤ ¤ . [ ] Qui pure il suo[ della psicoanalisi dei bambini] culminare provoca oggi un ritorno. Lo psicoanalista francese individua tre grossi problemi nella psicoanalisi: A) Funzione dell'immaginario. o più direttamente dei fantasmi nella tecnica dell'esperienza e nella costituzione dell'oggetto ai diversi stadi dello sviluppo psichico. C) Importanza del contro-transfert e. ma che per il fatto di essere ancora mal criticati e di conservare quindi l'ambiguità della lingua volgare.

) 2. se non ordinandosi secondo la funzione della parola. 239). ³immaginarie´ e ³reali´ (i tre registri dell'esperienza umana: simbolico.(Ibid. di cui pare. immaginario e reale) che determineranno le difese riconoscibili nella dottrina. Nell'ordine simbolico non si può trascurare l'importanza del fattore della communication come una costante caratteristica di un dato ambiente culturale. sono sufficienti a ripartire le condizioni ³simboliche´. Il nostro compito sarà quello di dimostrare che questi concetti non assumono il loro senso pieno se non orientandosi in un campo di linguaggio.legittimo applicare il metodo psicoanalitico alla collettività che sostiene tale discorso. fintanto che questo senso non sia riconosciuto. 238) Questi principi secondo Lacan. né dunque correttamente applicata. (ScI. p. ma anche e prima di tutto è un appello all'altro e dunque chiama . e che in assenza delle «resistenze» sociali in cui il gruppo analitico trovava di che rassicurarsi. se si misconoscono i concetti che la fondano.240). che è agli antipodi dell¶esperienza analitica. Non solo: Per conto nostro affermiamo che la tecnica non può essere compresa. p. ora accolta se non ammessa.1 Parola vuota e parola piena nella realizzazione psicoanalitica del soggetto «La psicoanalisi non ha che un medium: la parola del paziente»29(ScI. non dipendono più che dal tasso numerico in cui si misura la sua presenza su scala sociale. 29 La parola è divisa: dice ciò che dice. p. Non si può non segnalare l'eclissi nella psicoanalisi dei termini più vivi della sua esperienza. i limiti della sua tolleranza alla sua propria attività. la sessualità. l'inconscio. «che ben presto debba sparire la stessa menzione»(ScI. Per gli altri due ordini (immaginario e reale) Lacan lascia ³alle cure degli interessati´ il valutare ciò che i meccanismi manifestati nella vita delle società psicoanalitiche debbano rispettivamente alle relazioni di prestanza all'interno del gruppo ed agli effetti percepiti della loro libera impresa sull'insieme del corpo sociale. Parlare infatti della perdita del senso dell'azione analitica è tanto vero e tanto vano quanto spiegare il sintomo col suo senso. Siamo dunque di fronte ad una analisi della storia della psicoanalisi. insiste Lacan. Unita a un¶impostazione behaviorista che ha liquidato in psicoanalisi l¶ispirazione freudiana. Ma si sa che in assenza di questo riconoscimento l'azione non può essere sentita che come aggressiva al livello cui si pone.

o un gesto linguistico isolato. La presenza dell'uditore costituisce anche la punta di liberazione del grido. Per Ferdinand de Saussure la langue indica il sistema complessivo dei segni di una certa lingua. il quale a seconda della testimonianza che porta spalanca la voce del soggetto in tutta la potenza della sua libertà. dice Lacan. Si prende parola per domandare all'altro di essere riconosciuti. tuttavia tale spalancamento può essere parziale in rapporto alla testimonianza dell'uditore. domandando il riconoscimento dell'altro. La linguistica studia il sistema dei segni di una data lingua. la quale non fa che riprodurre la triste constatazione che il soggetto «non è mai stato altro che la sua opera nell'immaginario e quest'opera delude in lui ogni certezza»(ScI. Non è libero nel grido. Dall'istante della nascita il soggetto chiamerà la madre nel grido. La possibilità di liberare il proprio grido comincia per il soggetto nell'istante in cui è posto in presenza di un uditore. (La risposta è la presenza dell'uditore). E questo. Chiamerà perché chiamato dalla spinta materna. 282). prendendolo in esame ora sotto il profilo diacronico (evoluzione di una lingua nel tempo) ora sotto il profilo sincronico (rapporti tra i diversi segni in un dato risposta. anche se non incontra che il silenzio. La potenza del grido è proporzionale alla potenza della presenza dell'uditore. così. Qui vacillano i bisogni più umili. La potenza del primo vagito potrà esaurirsi per la solitudine del soggetto? O non è forse la libertà realizzata in quel grido a orientare la parola del soggetto per il resto della vita? Torniamo però alla parola come medium: si tratta dice Lacan «di ricondurre l¶esperienza psicoanalitica alla parola e al linguaggio come ai suoi fondamenti»(ScI. p. Tre fasi che manifestano l'inganno costitutivo della parola vuota. mentre parole indica l¶atto di parola singolo e circostanziato. aggressività e regressione. Non v'è parola senza risposta. È questo il momento in cui il soggetto urta contro lo specchio immaginario. La distinzione ricalca anche se non ne aderisce completamente quella saussuriana tra langue e parole. perchè nel prendere parola il soggetto espone la propria beanza a quella dell'altro. Vogliamo dire che il soggetto solo non è libero di urlare.243). Il soggetto che nasce grida con la voce della madre. Chiamato ad esserci da una presenza. Parola e linguaggio costituiscono dunque i due assi portanti della riflessione lacaniana. Diciamo pure che non v'è parola senza presenza dell'uditore. . assiste all'apocalisse di quel rapporto esclusivo. non potrà fare a meno di passare attraverso le tre fasi della frustrazione. p. prima di tutto. nel soggetto adulto. la quale. Detto altrimenti. purché essa abbia un uditore. e s'innesca l'alienazione immaginaria del soggetto che. Il grido del bambino appena nato rimane intatto come l'urlo della pietra nel deserto. la certezza del soggetto si rivela ad un tratto l'effetto di un inganno ripetuto e reiterato nei confronti di sé come dell'altro.Ogni parola ± dice Lacan .chiama risposta. la potenza di quel grido potrà vacillare per l'assenza dell'uditore. chiamerà per l'assenza di mondo che lo invade.

La parola è in sostanza una domanda di riconoscimento.241). in questo caso «Io sono tuo marito». insomma in tutte quelle formazioni in cui Freud ci ha insegnato a scorgere le manifestazioni . Chiede. come si diceva nei paragrafi precedenti: Chi sono? Questa domanda ± la «questione» del soggetto. che avrà per l¶emittente una forma inversa. p. una «parola vera» in cui egli possa riconoscersi. l¶atto di parola sembra bloccato. p. e il più delle volte è già scritta altrove»(ScI. sulla parole.291): quando dico a mia moglie (l¶ex. Ma la verità può essere ritrovata. nei lapsus. quest¶atto chiama una risposta. È scritta nel corpo. per ³tremolii così leggeri´ [« ] che al limite non riuscirebbero a superare l¶artificio del parlar ³babyish´ nell¶adulto». Lacan non essendo un linguista e avendo bisogno di chiarire e giustificare di fronte alla comunità scientifica l¶apporto specificatamente psicoanalitico allo studio del linguaggio fa cadere l¶accento. Instaura una relazione duale che è una relazione di riconoscimento. Il meccanismo di riconoscimento si è inceppato. nel suo discorso. per giri di frase. Tuttavia proprio nella situazione analitica. soffre di qualcosa. L¶analista dovrà capire quale sia il senso del sintomo. e che sta qui il cuore della sua funzione nell¶analisi»(ScI.252). purché essa abbia un uditore.momento della storia). Una parola si rivolge sempre a qualcun altro. E ancora. Un paziente si reca dall¶analista perché ha un problema. Qual è allora il compito dell¶analista? Far riconquistare al paziente una «parola piena». La seduta psicoanalitica ne è un esempio. La legge della parola lo ripetiamo è la seguente: «Ogni parola chiama una risposta. sotto forma di sintomo isterico o è scritta nei ricordi d¶infanzia. anche se non incontra che il silenzio. La parola stabilisce una relazione duale tra colui che parla e colui che ascolta. è di Lacan) «Tu sei mia moglie». Mostreremo che non v¶è parola senza risposta. L¶analista si trova di fronte un paziente che ³parla a vuoto´. la chiama Lacan ± è sempre latente in ogni atto di parola. nelle favole famigliari. p. che lo disturba e in cui non si riconosce. dovrà far parlare il sintomo (in forma invertita): «l¶inconscio è quel capitolo della mia storia che è marcato da un bianco o è occupato da una menzogna: è il capitolo censurato. la parola umana è «una comunicazione in cui l¶emittente riceve dal ricevente il proprio messaggio in forma invertita» (ScI. Lacan definisce questa «parola vuota» in cui il paziente mostra in atto la regressione attraverso «inflessioni. di un sintomo. nei sogni.

le fonti soggettive della funzione simbolica. [« ] La funzione simbolica si presenta come un duplice movimento nel soggetto: l¶uomo rende oggetto la sua azione. in una connotazione vocalica della presenza e dell¶assenza. sulla contrapposizione tra assenza e presenza: La forma di matematizzazione in cui s¶iscrive la scoperta del fonema come funzione delle coppie d¶opposizione formate dai più piccoli elementi discriminativi afferrabili della semantica. La prima: il soggetto attraversa sempre un ciclo di identificazioni immaginarie e speculari.dell¶inconscio.2 Simbolo e linguaggio come struttura e limite del campo psicoanalitico Due tesi sono alla base del discorso di Roma. La spiegazione è che ci troviamo di fronte a una svolta metodologica. risiede l¶intero processo di una funzione in cui si alternano azione e conoscenza (ScI. ci conduce ai fondamenti stessi nei quali l¶ultima dottrina di Freud indica. Lo sfondo del discorso di Roma è ancora quello de I complessi famigliari. La seconda: solo grazie a un¶identificazione simbolica si può arrestare il ciclo delle identificazioni immaginarie per condurre il paziente alla normalità. del passaggio da una parola piena a una vuota e dunque il luogo della possibilità di un ritorno alla parola piena riguarda il problema dell¶identificazione. è una tessera spezzata: ciò che ci rimane in mano in . ma per restituire ad essa al momento voluto il suo posto di fondazione. afferma Lacan. Dove l¶attenzione è posta sulla contrapposizione simbolica che ³struttura´ il linguaggio in quanto tale. 278) Un simbolo. dell¶identificazione «simbolica» del soggetto. meglio: è una manifestazione del linguaggio. Lacan vuole fornire un quadro o una cornice teorica più ampia alla sue ipotesi. piena o vuota che sia. con riferimenti allo stadio dello specchio. per Lacan. tuttavia manca un riferimento al complesso edipico che nel testo del ¶38 era ritenuto la molla dell¶identificazione simbolica e della conseguente ³normalizzazione del soggetto´. La causa. p. fondandole in maniera differente. al problema dell¶identificazione «immaginaria». La parola infatti. a partire dalla fase dello specchio. convive con il linguaggio. 2. Ma che cosa è il linguaggio? È simbolo. L¶ipotesi è riassumibile così: l¶identificazione simbolica è l¶identificazione con il simbolo. In questo equivoco operante in ogni momento.

Al di là del principio di piacere (1921). di cui il linguaggio esistente offre alla sua assimilazione la struttura sincronica. che caratterizza la relazione tra il corpo-in-frammenti e l¶Io. E questo oggetto. Questa idea freudiana di un conflitto insanabile tra Eros e Thanatos viene reinterpretata da Lacan in termini simbolici. riproducendo in modo più o meno approssimativo nel suo Fort! e nel suo Da! i vocaboli che ne riceve. tra la vita e la morte dell¶Io (moi). in tal modo ³simbolizzava´ l¶assenza della madre. in qualche modo. tra lo zero e l¶uno. Sempre nello stesso testo.(ScI. pp. per non soccombere alla negatività del corpo-in-frammenti. 312-313) Tale struttura è anche il «simbolo» della condizione umana. La contrapposizione tra l¶assenza e la presenza è dunque la ³struttura´. viene commutata in una teoria del simbolo. p.assenza della cosa. o l¶armatura simbolica del linguaggio: Il momento in cui il desiderio si umanizza è anche quello in cui il bambino nasce al linguaggio. Il soggetto. perennemente in bilico tra l¶assenza e la presenza. quasi metafisica. che farà sempre riferimento a un¶assenza e a una presenza. Possiamo ora cogliere che in essi il soggetto non padroneggia soltanto la sua privazione assumendola. Fort! Da! Già nella sua solitudine il desiderio del piccolo d¶uomo è diventato il desiderio di un altro. annunzia nel soggetto l¶integrazione diacronica della dicotomia dei fenomeni. 311). a ricostruire sempre la propria identità. grazie all¶identificazione simbolica con il padre. 269). secondo la quale «la vita e la morte si compongono in una relazione polare nel seno stesso dei fenomeni che vanno riferiti alla vita»(ScI. nel senso che gli consente di prendere atto. ma ³strutturano´ ogni parola e ogni significato. ma innalza il suo desiderio a una potenza seconda. Questa contrapposizione tra un meno e un più. 30 . Essa negativizza in tal modo il campo di forze del desiderio per diventare a se stessa il proprio oggetto. Se torniamo a I complessi familiari possiamo constatare come lì. e così il bambino comincia ad impegnarsi nel sistema del discorso concreto dell¶ambiente [ambiance]. afferra che deve continuare a identificarsi. ma è perché il simbolo lo ha fatto uomo» (ScI. p. che deve e dovrà sempre identificarsi. Questa è la scoperta di Freud di fronte al proprio nipotino: lanciato il rocchetto oltre il bordo della culla gridava Fort! (Via!). è la stessa che Lacan L¶episodio del Fort! Da! si trova in Sigmund Freud. assumendo subito corpo nella coppia simbolica di due giaculazioni elementari. Giacché la sua azione distrugge l¶oggetto che fa apparire e sparire nella provocation anticipante della sua assenza e della sua presenza. Freud presenta per la prima volta il concetto di pulsione di morte (Todestrieb) e quella sorta di visione teorica. tra un più e un meno d¶identità30: «L¶uomo parla dunque. di un alter ego che lo domina e il cui oggetto di desiderio è oramai la sua stessa pena. recuperatolo gridava Da!(Qui!). l¶identificazione edipica consente al soggetto di raffigurarsi la propria condizione. L¶assenza e la presenza non possono essere dette come tali.

basta aver visto. Cfr. 548-549). un conoglio cieco in mezzo alla strada. nel corso della recente epidemia.3 Le risonanze dell¶interpretazione e il tempo del soggetto nella tecnica psicoanalitica Ricondurre l¶esperienza psicoanalitica alla parola e al linguaggio come ai suoi fondamenti. p. ci tocca riconoscere. Il soggetto resta in mezzo. d¶un lato. 284). interessa la sua tecnica. continuando a intessere trame simboliche e allo stesso tempo continuando a identificarsi. parlando secondo la domanda di riconoscimento. non avrebbe potuto prodursi quella simbiosi con il simbolico in cui si costituisce come soggetto alla morte´ (ScII. la singolare formazione di un delirio che [ ] oggettiva il soggetto in un linguaggio senza dialettica. 273) Nei sintomi la parola è scacciata dal discorso concreto che ordina la coscienza. che innalza verso il sole al tramonto il vuoto della sua visione cmabiata in sguardo: è umano fino al tragico´(Ibid. così da poter continuare a parlare. 31 31 ¥ ¥ . quale che ne sia la natura. Quando la parola piena cessa di essere domanda di riconoscimento diviene parola vuota . la medesima conseguenza si ha quando il soggetto non accede più all¶identificazione edipica. o meglio.o nelle immagini che organizzano al limite fra Umwelt e Innenwelt la loro strutturazione relazionale´ (ScI. ma trova il suo supporto o nelle funzioni naturali del soggetto. . è un¶identificazione con il simbolo.). «Noi ± dice Lacan ± impariamo che l¶analisi consiste nel giocare sui numerosi righi della partitura costituita dalla parola nei registri del linguaggio»(ScI. p. la libertà negativa di una parola che ha rinunciato a farsi riconoscere. ³È grazie alla beanza aperta nell¶immaginario da questa prematurazione [la prematurazione della nascita] in cui pullulano gli effetti dell¶immaginario. pp. che qui riportiamo: ³Per ottenere immediatamente la conferma soggettiva di questa osservazione di Hegel. Allo stesso modo. con l¶ordito simbolico che sorregge la parola umana. ma ai principî che la governano. che fa della malattia l¶introduzione del vivente all¶esistenza del soggetto. vale a dire ciò che chiamiamo ostacolo al transfert e. poiché si tratta di una identificazione con la parola che mantiene in vita la domanda di riconoscimento e di una identificazione con il linguaggio. per poco che una spina organica inneschi quella beanza tra il suo essere individuale e la sua essenza. 274) In corsivo la frase a cui si riferisce una nota a piè pagina aggiunta da Lacan. Non che si possa dire che lo potrebbe senza la sua simbiosi con il simbolico: ma senza questa beanza che lo aliena dalla propria immagine. che l¶animale umano è capace di immaginarsi mortale. costruendo senza sosta la propria identità. Dunque l¶identificazione edipica è simbolica. dall¶altro. Per ritrovare l¶effetto della parola di Freud non ricorriamo ai suoi termini. l¶unica che gli consenta di cogliere e mantenere il processo dell¶identificazione: il suo passaggio continuo da un meno a un più d¶identità. (ScI. p.ritrova alla radice di ogni fenomeno simbolico: contrapposizione tra un¶assenza (il corpo in frammenti) e una presenza (l¶Io). tali principi non sono altro «che la dialettica della coscienza ³Nella follia. 2.

non si iscriva nella congiuntura del momento particolare che solo dà corpo all'universale e in mancanza del quale l'universale di dissipa in generalità. Potrebbe sembrare che ciò non possa più essere dimenticato.non foss'altro che per sperimentare in Socrate e nel suo desiderio l'enigma intatto dello psicoanalista. in cui si misura il genio di Hegel. o quella dell'anima bella e della legge del cuore. a partire dalla supposizione ironica che tutto ciò che è razionale è reale per precipitarsi nel giudizio scientifico che tutto ciò che è reale è razionale. quale si realizza da Socrate a Hegel. 285-286) Diciamo che sta qui ciò che secondo noi fa obiezione ad ogni riferimento alla totalità nell'individuo. individuando la struttura in cui questa identità si realizza come disgiungente il soggetto. D'altra parte se è vero che Hegel dà assai pertinentemente un senso che non si riduca allo stupore a quella che è detta la nostra neutralità. Ma la scoperta freudiana è stata quella di dimostrare che questo processo verificante non raggiunge autenticamente il soggetto se non decentrandolo dalla coscienza di sé. in primo luogo la dialettica del Servo e del Padrone.ed al riguardo si constata. in modo tale che rispetti la distanza tra la . e per situare in rapporto alla scopia platonica il nostro rapporto con la verità: in questo caso. è proprio la psicoanalisi ad apportarle il suo paradigma. e in genere tutto ciò che ci permette di comprendere come la costituzione dell'oggetto si subordini alla realizzazione del soggetto. per un ritorno più legittimo di quel che non si creda. . Queste osservazioni definiscono i limiti entro i quali alla nostra tecnica è impossibile misconoscere i momenti strutturanti della fenomenologia hegeliana. questo non significa che non abbiamo nulla da imparare dall'elasticità della maieutica di Socrate. Ma se restasse qualche cosa di profetico nell'esigenza.»(ScI. se l'insegnamento della psicoanalisi non fosse precisamente che ciò è dimenticabile.di sé. al di là del suo fenomeno psicologico. nel cui asse lo manteneva la ricostruzione hegeliana della fenomenologia dello spirito: cioè essa rende ancor più caduca qualsiasi ricerca di ³presa di coscienza´ che. della fondamentale identità del particolare coll'universale. in quanto le loro ³nuove tendenze´ rappresentano questa dimenticanza. o dal procedimento affascinante della tecnica con cui Platone ce la presenta. che la conferma ci viene dagli stessi psicoanalisti. e senza far ricorso al domani. Propriamente la psicoanalisi è ciò che rinvia l'uno e l'altro alla loro posizione di miraggio. . pp. perché il soggetto introduce in esso la divisione così come nel collettivo che ne è l'equivalente.

come una lingua. ma solo perdendomici come un oggetto. Occorre comprendere Cfr. ma il futuro anteriore di ciò che sarò stato per ciò che sto per divenire»(ScI. gli uomini hanno potuto prendere nei riguardi degli elefanti.»(ScI. pp. ma è corpo. e il linguaggio non è immateriale. occorre introdurlo al linguaggio del desiderio. La comunicazione del linguaggio non può essere concepita come un segnale mediante il quale l¶emittente informa il ricevente di una certa cosa mediante un certo codice. Libro I. nel quale il soggetto ci parla nei simboli del sintomo. Ritroviamo qui il duplice riferimento alla parola e al linguaggio. 285286). e neanche il perfetto di ciò che è stato in ciò che io sono. Per liberare la parola dal soggetto. 221-222. Torino 1978. L¶analisi in tutto ciò non può avere come scopo che l¶avvenimento di una parola vera e la realizzazione del soggetto della sua storia nel suo rapporto con un futuro. Le parole sono prese in tutte le immagini corporee che imprigionano il soggetto: «possono ingravidare l¶isterica. al linguaggio primo. 294). rappresentare il fiotto d¶orina dell¶ambizione uretrale. Lacan. addirittura prima di porvi mano. ma cogliendo il desiderio nel punto in cui esso si umanizza è assolutamente peculiare al soggetto. che si facesse intendere in tutte le altre. Einaudi. Il seminario. identificarsi col l¶oggetto del penis-neid. faste o nefaste [ ] ancora prima che si sia cominciato a levare verso di loro un arco o un fucile´ in J. ³Per il fatto che nella loro lingua esiste la parola elefante e per il fatto che l¶elefante entri così nelle loro deliberazioni. Insiste su questo punto Lacan quando afferma che la parola (parole) è un dono di linguaggio. altrimenti si tratterebbe di dare altrettanto credito a ogni altro segno. Il linguaggio è un¶altra cosa come abbiamo detto in precedenza: «Io m¶identifico con il linguaggio. p. Con nient¶altro che la parola elefante e il modo in cui gli uomini ne fanno uso. e l'esaurimento dell'essere che si consuma nella ripetizione di Kierkegaard. pp. Questo linguaggio è al tempo stesso universale. Gli scritti tecnici di Freud (1953-1954). 32 ¦ ¦ . o l¶escremento ritenuto del godimento avaro32»(ScI. e vi sarebbero tutte le ragioni per farlo. Ciò che si realizza nella mia storia non è il passato remoto di ciò che fu perché non è più.reminiscenza che Platone è portato a supporre in ogni avvenimento dell'idea. dice Lacan. favorevoli o sfavorevoli. Il senso del discorso per porre rimedio all¶allienazione del soggetto va sempre compreso nel rapporto tra l¶io[moi] del soggetto con io[je] del suo discorso. succedono agli elefanti delle cose. delle risoluzioni molto più decisive per questi pachidermi di qualunque altra cosa sia loro successa nella loro storia [ ]. È corpo sottile. p. 293).

seguito da Il trionfo della religione. L¶analista è dunque. la fissazione di un termine significherebbe per il soggetto una proiezione spazializzante nella quale egli si troverebbe da subito alienato a se stesso. non vi è nulla che non sia per noi tenebre esteriori» 33 La prima volta risale a neanche tre mesi prima. Lacan. cioè staccata da qualsiasi motivo particolare. a cura di Antonio Di Ciaccia. e sul motivo che ne deriva che spetta al soggetto ritrovare la sua misura. immaginario e reale: Entro questa negatività in quanto pura [l¶astensione dell¶analista. 5-32. il fantasma della morte dell¶analista. in quanto elemento di realtà dell¶analisi]. . p. Ma poiché sa di essere mortale. del soggetto. Einaudi. Da questo momento egli può accettare di lavorare per il padrone rinunciando nel frattempo al godimento: e. sa anche che il padrone può morire. pp.[« ] L¶altro momento in cui il simbolico e il reale si congiungono [è] nella funzione del tempo. nella relazione intitolata proprio ³Il simbolico. appena il progresso dialettico comincia a chiamare in causa le intenzioni dell¶ego nei soggetti. nell'incertezza del momento in cui giungerà la morte del padrone. la seconda. 308) Non è un caso però che. Il servo si è sottratto davanti al rischio della morte in cui gli veniva offerta l'occasione di diventare padrone in una lotta di puro prestigio. Torino 2006. non possiamo prevedere. Dei Nomi-del-Padre. 303) Il tempo infatti gioca il suo ruolo nella tecnica sotto diverse incidenze: in primo luogo nella durata dell¶analisi e duqnue implica il senso da dare al termine dell¶analisi. [« ] Questo non agire è fondato sul nostro sapere affermato circa il principio che tutto ciò che è reale è razionale. Arrivati a questo punto Lacan ripresenta33 quella distinzione «mai prodotta nell¶analisi» dei tre noti registri elementari: simbolico. spalle al muro. inizi a prodursi. il suo rifiuto di rispondere. p. Il pericolo che questo punto assuma un valore ossessivo nell¶analista è dato dal fatto che egli si presta alla connivenza del soggetto: L'ossessivo manifesta infatti uno degli atteggiamenti che Hegel non ha svolto nella sua dialettica del servo e del padrone. al muro del linguaggio: «Oltre questo muro. il quale non può essere prevista per due ragioni: la prima. (ScI. egli attende. sotto forma di un timore. quale sarà il suo tempo per comprendere. [« ] Non facciamo altro che dare alla parola del soggetto la sua interpretazione dialettica. risiede la giuntura tra il simbolico e il reale. dalla stessa parte del paziente.che l¶io del soggetto non è identico all¶io che vi parla. (ScI. l¶8 luglio del ¶53. l¶immaginario e il reale´ in J.

Questo limite è appunto la morte. 312). come «secondo la formula data da Heidegger ³possibilità assolutamente propria. 310). Tutto ciò non si può comprendere se non mostrando il rapporto profondo della parola con la nozione di istinto di morte. Dunque tale avventura singolare è data al soggetto in quanto è soggetto alla parola. L¶esperienza psicoanalitica potrà far comprendere che è nel «dono»(ScI. che se volessimo rappresentare intuitivamente dovremmo ricorrere alla tridimensionalità di un anello. p. Così come l¶automatismo di ripetizione mira alla temporalità storicizzante dell¶esperienza del transfert. come legge che l¶ha formato a sua immagine». p. in questo secolo. 315) L¶esperienza psicoanalitica ha ritrovato.).(ScI. insuperabile. in cui esteriorità periferica e esteriorità centrale sono uno. Tale limite è presente ogni momento in ciò che questa storia ha di compiuto: rappresenta il passato nella sua forma reale. «Così si svolge ogni autentico . p. 313). Fra tutte quelle che si propongono. l¶istinto di morte esprime il limite della funzione storica del soggetto. p. del soggetto definito dalla sua storicità. e dunque manifesta una struttura. Infine Lacan osserva che questo senso mortale rivela nella parola un centro esterno al linguaggio. cioè di tutti coloro che essa associa in un¶opera umana. non in senso biologico. secondo Lacan. incondizionata. al linguaggio e quindi al campo dell¶Altro. che si manifesta rovesciato nella ripetizione: «il simbolo si manifesta in primo luogo come uccisione della cosa. e maneggia la funzione poetica del linguaggio per dare al suo desiderio la sua mediazione simbolica. «nell¶uomo l¶imperativo del verbo. e come tale indeterminata del soggetto»(ScI. e questa morte costituisce nel soggetto l¶eternizzazione del suo desiderio»(ScI. intesa però. dovrebbe essere ormai chiaro. (ScI. Questo ³schema´ soddisfa la circolarità del processo dialettico che si produce quando il soggetto realizza la sua solitudine nel desiderio immediato e nella piena assunzione del suo essere-per-la-morte: La dialettica non è individuale. p. [« ] la questione del termine dell¶analisi è quella del momento in cui la soddisfazione del soggetto trova di che realizzarsi nella soddisfazione di ciascuno. «attraverso la via di questo dono [« ] ogni realtà è venuta all¶uomo» (Ibid. 316) della parola che risiede la realtà di tutti i suoi effetti. l¶opera dello psicoanalista è forse la più alta perché essa opera come mediatrice fra l¶uomo della cura e il soggetto del sapere assoluto. certa.

Il che comporta il recupero del Geist hegeliano [ punto della sua portata squisitamente antropogenetica»34. prima di tutto e nella sua stessa domanda di autenticità. linguaggio. è soggetto all¶Altro. ] nel 34 M. . Edizioni ETS. Scrivere la contingenza. scrittura in Jacques Lacan.cammino di verità. 134. Pisa 2009. ché il soggetto. Esperienza. p. Bonazzi.