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Libro di Falabella: CAPITOLO I : CRITERI GENERALI PER ORIENTARSI NELLA DIAGNOSI I disturbi possono essere classificati attraverso due

modalità. PER ASSI SECONDO IL DSM IV PSICOLOGIA TRADIZIONALE CHE DISTINGUE TRA DITURBI COLLOCABILI IN TRE AREE: • AREA NEVROTICA • AREA PSICOTICA • BORDER LINE

CLASSIFICAZIONE PER ASSI SECONDO IL DSM IV Il sistema multiassiale è utile per la valutazione non solo dei vari disturbi della mente e delle condizioni mediche generali, ma anche per comprendere i problemi di adattamento ambientale e di funzionamento psicosociale. Gli assi sono cinque e sono così ripartiti. • Asse I: descrive i vari disturbi cinici e le diverse situazioni patologiche degne di un eventuale esame clinico. • Asse Il: tratta specificatamente i disturbi di personalità e ciò che concerne il ritardo mentale. • Asse III: offre i criteri per individuare le condizioni mediche generali. •Asse IV: elenca i problemi relativi al contesto sociale e ambientale che possono contribuire alla diagnosi, prognosi e cura dei disturbi mentali (Asse I e Asse Il). • Asse V: riguarda la valutazione globale del funzionamento che è essenziale per stabilire un piano di intervento e prevederne i risultati. Da questo quadro emerge una visione olistica dell’uomo inteso come unità bio-psico-sociale. Dagli assi si ricavano spaccati dei vari settori della realtà umana che permettono non solo una visione particolare dei singoli campi di informazione, ma anche indicazioni per l’inquadramento globale del disagio.

CLASSIFICAZIONE CHE SEGUE LA METODICA PSICOLOGICA TRADIZIONALE: I criteri per orientarsi nella diagnosi sono i seguenti. a. Funzionamento dell’Io. b. Relazione con la realtà. c. Stili difensivi. d. Aree di funzionamento globale della persona. 1

FUNZIONAMENTO DELL’IO.

RELAZIONE CON LA REALTÀ

STILI DIFENSIVI

AREE DI FUNZIONAMENTO GLOBALE DELLA PERSONA.

Un Io funzionante è in La relazione con la grado di svolgere le seguenti funzioni di base: - mediare efficacemente tra le istanze interne; realtà è una conseguenza del funzionamento dell’Io. Perciò

Gli stili difensivi esprimono il livello di gravità della patologia, il livello di strutturazione e di integrazione dell’Io. Sono evoluti nel nevrotico, primitivi nello psicotico, evoluti e primitivi (solitamente con prevalenza di questi ultimi) negli stati limite.

Un modo per conoscere il livello di strutturazione dell’Io e la conseguente relazione con la realtà consiste nell’individuare la aree di funzionamento globale della persona, che riguardano, per esempio, l’area affettiva, l’area professionale, la cura di sé, ecc. A questo proposito il DSM-IV propone una scala per la valutazione del funzionamento

- mediare tra le istanze l’alterata relazione interne e la realtà e quindi con la realtà è indice stabilire un collegamento di un Io con l’esterno; - favorire l’esame di realtà; - rimandare un’immagine congruente di sé. Perciò l’Io è responsabile di diversi compiti come l’orientamento spaziotemporale, il giudizio, la canalizzazione delle pulsioni, la tolleranza delle frustrazioni, la disfunzionante.

globale della persona presente nell’Asse V e una scala di funzionamento sociolavorativo.

percezione della gravità del sintomo e la

percezione in generale

Inizialmente si inquadra il livello di gravità della situazione nei vari ambiti: nevrotico, psicotico e stato limite. Attraverso l’»intervista strutturale» di Kernberg si riesce a diagnosticare uno stato nevrotico, psicotico o borderline (la patologia borderline è uno stato limite) già dal primo colloquio. Tale procedimento lo si definisce «intervista strutturale» in quanto permette di definire le prime informazioni sul livello di strutturazione dell’Io e la relazione con la realtà. 2

Vengono utilizzate tre tecniche LA CHIARIFICAZIONE si domanda all’utente di chiarire quanto espresso. LA CONFRONTAZIONE si chiede all’utente di mettere a confronto affermazioni appena fatte che sembrerebbero essere In contraddizione. L’INTERPRETAZIONE. Infine, attraverso l’interpretazione, si scende al livello dl maggiore profondità e si evidenziano aspetti non consapevoli per il soggetto

IL NEVROTICO Il nevrotico riesce ad affrontare le tecniche della chiarificazione, confrontazione e interpretazione.

LO PSICOTICO Lo psicotico mostra serie difficoltà nel sostenere tutte e tre le tecniche.

IL BORDERLINE Il borderline riesce a sostenere la chiarificazione e talvolta la confrontazione

AREA NEVROTICA potrebbero essere espressione di uno stato nevrotico i seguenti disturbi: • disturbi dell’Asse I (disturbo di panico senza agorafobia , d. di panico con agorafobia, agorafobia senza anamnesi di d. di panico, fobia specifica, fobia sociale, d. compulsivo, disturbo posttraumatico da stress, d. acuto da stress, disturbo d’ansia generalizzata). • Disturbi somatoformi dell’Asse I (disturbo di somatizzazione, disturbo somatoforme indifferenziato, disturbo algico, ipocondria e talvolta il disturbo di dismorfismo corporeo). • Disturbo istrionico di personalità dell’Asse Il. • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità dell’Asse Il.

Attraverso la sintomatologia il soggetto trova un soddisfacimènto parziale e indiretto della pulsione. L’esame di realtà e il funzionamento dell’Io sono prevalentemente conservati. Si nota uno stato di sofferenza cosciente. L’Io ha un buon livello di integrazione ed è in grado di svolgere bene le sue funzioni. Infatti è un buon mediatore con la realtà e riesce a rimandare alla persona un’immagine congruente di se stessa. Perciò la persona è consapevole dei suoi disturbi. Infatti l’Io riconosce il disturbo e ne chiarisce l’inaccettabilità. L’Io rimanda una immagine del Sé sofferente e permette all’individuo di entrare in contatto con i suoi aspetti più profondi. 3

STILI DIFENSIVI MAGGIORMENTE UTILIZZATI RIMOZIONE FORMAZIONE REATTIVA Freud definisce la rimozione come la regina di Nella formazione reattiva. Desiderio o pulsioni rimosse attraverso pensieri. investiti da portata termine. La negazione si verifica quando il inaccettabile simbolica già sostituisce a un’azione per portata termine. dalla coscienza delle pulsioni (sotto forma di Dall’anamnesi risultò che l’ultimo figlio era desideri. fino ad allora rimosso. Tale meccanismo è alla base di tutti gli altri che vengono agiti quando la rimozione fallisce. L’lo Infatti chiarisce l’inaccettabilità delle pulsioni sfuggite alla rimozione spiegando altri meccanismi difensivi. E’ cancellarne il pensiero o ricordo. parole o gesti. si sviluppa un tutte le difese. Anche il pulire soglia percettiva. invece. Un madre di quattro figli mostrava iperprotezionismo morboso solo nel La rimozione ha lo scopo di evitare o alleggerire un i conflitti emotivi attraverso l’allontanamento confronti dell’ultimo nato. sentimenti. cancellarne il pensiero o ricordo. «sporche». Per 4 . Essa consiste nel processo per eccessivamente può mascherare la traduzione cui un impulso o idea lnaccettabi1i per opposta dell’agito di pulsioni percepite come l’individuo vengono resi inconsci. caratteristico del pensiero magico nel quale In questo processo il soggetto cerca così di un’azione inaccettabile simbolica già sostituisce a un’azione cancellare simbolicamente ciò che ha già per espresso in pensieri. NEGAZIONE ANNULLAMENTO E’ un «processo per cui una percezione o un È caratteristico del pensiero magico nel quale pensiero è ammesso alla coscienza in forma un’azione negativa» . soggetto. Si mentre la donna lo aspettava era tentata di tratta della difesa primaria dell’Io che sta abortire. ricordi) stato l’unico a non essere desiderato e che fantasticate come minacciose e dolorose. dell’Io che scarica nell’oscuro magazzino Per esempio. il controllare compulsivamente il dell’inconscio (sfera psichica separata dalla gas potrebbe esprimere un bisogno di tenere a coscienza) tutto ciò che non è accolto dalla freno un’aggressività esplosiva. rifiuta il fatto gesti che hanno un significato opposto. In effetti essa è la difesa primaria comportamento opposto a quello inibito. parole o sentimento. all’origine dell’inconscio come dimensione psichica separata dalla coscienza. pensieri. pur esprimendo un pensiero.

che questo gli appartenga. scale. ma non riesco apparecchiava e sparecchiava la tavola senza a vederlo». sentimenti che esprimono pulsioni che inconsciamente sono fonte di conflitto. idee. «questo potrebbe essere un orco. Secondo Freud la negazione è un’affermazione. cattivo». oppure potrebbe dire «non è che sia sosta. proiettivo. Mediante la rimozione. ma comunque indipendenti dalla sua volontà. si spogliava e si stimolo ambiguo. Infatti negando si afferma implicitamente ciò che si nega. 5 . RAZIONALIZZAZIONE Infine nella razionalizzazione il soggetto cerca di giustificare. Tali disturbi appartengono all’Asse I. Per esempio un paziente potrebbe esprimere una resistenza al cambiamento. AREA PSICOTICA Nell’area psicotica potrebbero rientrare i seguenti disturbi: • Schizofrenia • Disturbo schizofreniforme • Disturbo schizoaffettivo • Disturbo delirante • Disturbo psicotico breve • Disturbo paranoide di personalità. di dare spiegazioni coerenti dal punto di vista logico ad azioni. dichiarando di dover rinunciare ad alcune sedute terapeutiche o di essere giunto in ritardo per ragioni lavorative. Per esempio un esempio una suora. condotta al pronto soccorso soggetto potrebbe esclamare davanti a uno psichiatrico dalle consorelle. diceva un parolaccia e un’Ave Maria. come la macchia rivestiva continuamente. familiari o di traffico. saliva e scendeva le riportata nella IV tavola del test di Rorschach. il soggetto rifiuta aspetti della realtà vissuti in modo spiacevole negandone l’esistenza. infatti.

La derealizzazione o la depersonalizzazione possono essere presenti anche in ambito nevrotico negli attacchi di panico e nel disturbo acuto da stress. disfunzionante nel chiarire l’inaccettabilità del disturbo. Non si è più in presenza di uno stato di conflitto come nella nevrosi. la disintegrazione dell’Io e consistono principalmente nella scissione e nella proiezione. Grazie al meccanismo difensivo della scissione l’utente tenta di coprire l’angoscia ma spesso non ci riesce. Si assiste a fenomeni di derealizzazione (per esempio difficoltà di contatto con una realtà che appare più fluida. Le risorse interne sono difficili da trovare. In sintesi le persone che utilizzano massicciamente tale stile difensivo tendono a separare gli aspetti negativi e positivi della realtà. oscillare tra idealizzazione e disprezzo e avere una visione bicromatica del mondo (tutto bianco o tutto nero). ma tutta la realtà viene percepita e concettualizzata in termini assoluti. meno concreta) e di depersonalizzazione (per esempio non sapere chi si è. L’Io appare. il senso di continuità del Sé. del bello e del brutto ha lo scopo di proteggere gli aspetti positivi del Sé da quelli negativi e di evitare il conflitto che deriva dall’ambiguità della percezione integrata di se stessi e del mondo. Poiché vacilla la funzione dell’Io di giudice e ponte con la realtà. Sono evidenti gravi problemi relazionali. Manca. la frammentazione.temporale. Le funzioni principali della persona sono cadute. La separazione del buono e del cattivo. la persona non è consapevole dei propri disturbi.In questa dimensione si verifica un ripiegamento all’interno con la conseguente caduta di relazione con la realtà. Lo psicotico può arrivare a non riconoscere l’identità propria e degli altri. Le Funzioni dell’Io sono disgregate. Perciò a volte gli oggetti sembrano sfaldarsi e l’utente può riferire di sentirsi inconsistente ed etereo. Infatti. fumosa. Naturalmente gli stili difensivi utilizzati in modo massiccio esprimono l’immaturità. chi comanda i propri movimenti o sentirsi distaccati da se stessi). Il soggetto può mostrare problemi di orientamento spazio. che quindi appare sempre scissa e mai integrata. infatti. Infatti il soggetto esterna e sposta dall’interno all’esterno i propri contenuti mentali. In genere si presentano storie di persone che non riescono più a portare avanti i propri impegni e vivono un ritiro sociale. anche se 6 . Infine il termine proiezione deriva da proicere ossia «gettare in avanti». Per esempio quando una persona avverte uno stato emotivo di tristezza potrebbe percepire lo stesso stato d’animo negli altri. In questa visione non sono presenti le sfumature e le vie di mezzo. ma di una forte angoscia che ha rotto gli argini. Queste persone potrebbero dividere gli altri in gruppi di buoni o di cattivi.

Diverse classificazioni di disturbi sono stati collocati nell’area borderline a seconda degli autori. Questi stili difensivi sono presenti in ogni essere umano e quindi anche in ambito nevrotico. Attualmente esiste il disturbo borderline di personalità come una specifica patologia descritta nel DSM-IV nel capitolo sui disturbi di personalità. Gli psicotici possono presentare modalità incongrue (per esempio ridere a un funerale). Nella dimensione psicotica. Perciò il termine borderline ha assunto differenti significati a seconda delle categorizzazioni formulate da diversi studiosi. Non è ancora chiaro quali disturbi rientrino in questa area limite.ciò non corrisponde alla realtà. talvolta. però. anche essere una difesa nevrotica. essi sono un mezzo privilegiato di sopravvivenza psichica e sono utilizzati eccessivamente tanto da sterilizzare l’Io. STATI LIMITE O DI CONFINE Inizialmente con il termine borderline si indicavano quei disturbi che si trovano al confine tra la dimensione nevrotica e quella psicotica. ma tali atteggiamenti possono. 7 .

se il fattore scatenante è stato l’abbandono della persona amata. TERAPIE PREGRESSE Appare utile conoscere se ci sono stati precedenti percorsi terapeutici. Queste circostanze. 5. Per esempio. ANALISI DELLA DOMANDA Un aspetto essenziale riguarda l’analisi della domanda. CIRCOSTANZE Un aspetto interessante riguarda le circostanze di insorgenza del sintomo. invece. Inoltre è importante notare che. 4. Inoltre acquisire questo dato dà la possibilità di sapere in quale periodo della vita del soggetto è insorta la sintomatologia. sono in genere simbolicamente collegate con il disagio profondo e quindi possono essere una chiave di comprensione di esso. questo potrebbe indicare delle problematiche legate alla simbiosi e quindi a un mancato completamento del processo di separazione-individuazione. per meglio chiarire il quadro evolutivo del disagio e dello sviluppo della personalità in esame. 7. STRATEGIE PERSONALI DEL PAZIENTE È necessario conoscere le strategie finora utilizzate dalla persona per rispondere al disagio psichico evidenziando quali sono funzionali e quindi da sviluppare e quali. 6. da molti psicologi definite «iàttori scatenanti». nel caso in cui i trattamenti terapeutici siano stati numerosi. quali eventuali aspettative sono rimaste deluse o bisogni frustrati in precedenti contesti terapeutici e quali effetti hanno avuto sull’evoluzione psichica del paziente i precedenti interventi. 2. CONTESTO RELAZIONALE È importantissimo esplorare il contesto relazionale dell’utente. 3. potrebbe manifestarsi una difficoltà a mantenere un impegno stabile e/o una resistenza al cambiamento. Questo è un indice diagnostico determinante per individuare il tipo di disturbo e il suo livello di gravità.CAPITOLO II APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI GENERALI E CARATTERI DI INTERVENTO TAPPE PER UN BUON APPROFONDIMENTO DIAGNOSTICO 1. Questo tipo di informazione potrebbe indicare diversi aspetti: come la persona finora ha tentato di fronteggiare il disagio. In questa analisi si cerca di individuare quale reale domanda l’utente sta formulando e se può 8 . disfunzionali e perciò da disinnescare in quanto alimentano il malessere. TEMPO Un’informazione sempre importante da porre per ogni disturbo psichico consiste nello specificare da quanto tempo è presente la sintomatologia descritta. ALTRI SINTOMI È importante sapere anche se si sono manifestati altri indici di malessere psichico prima dell’esordio della patologia. quali soluzioni tentate non hanno funzionato. sia per comprendere meglio i fattori responsabili dello sviluppo del disturbo e sia per individuare eventuali risorse esterne (per esempio membri della famiglia) con cui allearsi per un intervento terapeutico.

coincidere o no con quella espressa verbalmente. Quindi è importante cogliere le aspettative, i bisogni, il livello e il tipo di motivazione al colloquio presenti nella domanda posta. Il tipo di domanda determina la comprensione del disturbo, la possibile prognosi ed è alla base degli obiettivi e del percorso terapeutico scelti. A questo proposito è importante sapere se la persona viene accompagnata, o si è presentata autonomamente al colloquio, se è stata indotta da qualcuno e da chi. Conoscere questo aspetto è utile per esplorare le aspettative, il tipo di motivazione verso il colloquio, il modo in cui la persona pone il problema e il grado di autonomia. 8. PERCHE’ CHIEDE AIUTO IN QUESTO MOMENTO È utile sapere, inoltre, come mai l’utente stia esprimendo una richiesta d’aiuto proprio ora (forse vi è un’acutizzazione del sintomo, stanno crollando le precedenti difese, vi sono ulteriori «fattori scatenanti», è un momento di crescita della persona, di passaggio verso una nuova fase della vita, ecc.). Altre informazioni importanti sono relative ai vantaggi secondari della sintomatologia che contribuiscono a rafforzarla e a mantenerla. 9. FORMULAZIONE INTERVENTO E METODO Basilare è la formulazione di un piano di intervento che specifichi il metodo e gli obiettivi. Per metodo si intende la scelta del tipo di psicoterapia (per esempio cognitivo-comportamentale, psicodinamica, sistemica) e come va-condotta (per esempio con quale frequenza).

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CAPITOLO III : DISTURBI D’ANSIA I DISTURBI DI ANSIA ANALIZZATI SONO 1. Attacco di panico 2. Disturbo di panico senza agorafobia 3. Disturbo di panico con agorafobia 4. Agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico 5. Fobia specifica, 6. Fobia sociale 7. Disturbo ossessivo-compulsivo 8. Disturbo post-traumatico da stress 9. Disturbo acuto da stress 10. Disturbo d’ansia generalizzato. Ognuno di questi disturbi rientra, in modo più o meno grave, nella dimensione nevrotica. L’ansia è espressione di un conflitto interno che è importante indagare per poi rielaborano. È una forma di paura, un campanello d’allarme lanciato dall’Io che avverte un pericolo che va individuato. E' una emozione di allarme/paura, collegata a pensieri di anticipazione di un pericolo, e che comporta una significativa attivazione di diversi organi e apparati (cuore, vasi, sistema respiratorio, sistema endocrino, sistema nervoso centrale e periferico). Il complesso di questi fenomeni viene spiegato dalla reazione al pericolo e, dunque, dall'attivazione di un meccanismo noto come attacco-fuga. In questi disturbi in genere le aree di funzionamento generale della persona sono prevalentemente conservate o compro- messe in modo circoscritto. L’Io continua a svolgere le sue funzioni anche se con disagio e difficoltà. Il rapporto con la realtà appare quindi mantenuto. Per tutti i disturbi d’ansia può essere applicata una terapia espressiva, visto il buon contatto con la realtà presente nei soggetti. Tre approcci terapeutici sono largamente utilizzati per il trattamento di questi disturbi: comportamentale, cognitivo-comportamentale, psicodinamico e talvolta sistemico.

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ATTACCO DI PANICO CRITERI DIAGNOSTICI Il DSM-IV circoscrive l’attacco di panico a un: Breve periodo preciso in cui l’individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore, spesso legato all’urgenza di fuggire di fronte a eventi ritenuti catastrofici e incombenti. I sintomi, descritti nel DSM-IV raggiungono il picco in dieci minuti e sono almeno quattro fra i seguenti: • Palpitazioni • Sudorazione • Tremori • Dispnea • Dolore o fastidio al petto • Nausea o disturbi addominali • Sensazione di sbandamento • Instabilità • Svenimento • Testa leggera • Derealizzazione (senso di irrealtà) • Depersonalizzazione (essere staccati da se stessi) • Paura di perdere il controllo o di impazzire • Paura di morire • Parestesie • Sensazioni di torpore o formicolio • Brividi • Vampate di calore • Vertigini. Non si tratta di un disturbo codificabile e quindi bisogna individuare la diagnosi specifica nell’ambito della quale si manifesta l’attacco di panico, come per esempio disturbo di panico con agorafobia. Nella storia delle persone che soffrono di questo disturbo spesso sono presenti eventi stressanti, o la separazione da figure significative prima dell’insorgenza dell’attacco di panico. Secondo una lettura psicodinamica il soggetto non riesce nei momenti di difficoltà a fare appello a un’immagine interna positiva per contenere l’ansia, perché in lui è scarsamente sviluppata la costanza dell’oggetto. 11

Frequentemente nel caso dell’attacco di panico l’utente è indotto da un medico. A questo proposito è utile raccogliere informazioni sulle circostanze di insorgenza del sintomo. Per esempio. invece. ha un buon contatto con la realtà. L’utente può svenire. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Il tipo di conflitto espresso attraverso l’attacco di panico è il punto centrale da esplorare. senso di morte imminente. quindi l’intervento terapeutico si baserà sulla codificazione della diagnosi specifica nell’ambito della quale si manifesta l’attacco di panico. IPOTESI DI INTERVENTO L’attacco di panico. Se vi è una fobia legata a una situazione è importante indagare se si è verificata a seguito di un attacco di panico in quella circostanza. Tutto ciò provoca l’impressione di morire. capogiri. appena ripresosi. subiva gli attacchi di panico. presente in diversi disturbi d’ansia. Poiché gli attacchi di panico spesso si presentano in situazioni di separazione è importante esplorare le tematiche legate alla dipendenza. dalla madre. Talvolta l’utente viene condotto al pronto soccorso in quanto il suo disturbo viene equivocamente interpretato come un malessere di carattere cardiologico. La situazione in cui avviene l’attacco di panico sarà probabilmente quella di cui poi il soggetto avrà paura. Esemplificativo è il caso di un uomo che. aveva iniziato a soffrire di questo disturbo nella sua auto. quindi non è detto che la persona sia motivata a un intervento di tipo psicologico. A questo proposito è importante operare l’analisi della domanda che l’utente sta formulando cercando di capire chi lo ha spinto a cercare aiuto. Il disturbo non appartiene a una dimensione psicotica perché il soggetto. non è un disturbo codificabile. di disintegrarsi e di impazzire. importante indagare anche sul motivo per cui il soggetto chiede un colloquio clinico proprio ora (forse stanno fallendo le precedenti difese verso il conflitto). problemi al livello del miocardio. Si presentano. Si verifica un travaso improvviso di ansia che la persona non riesce a contenere. Dall’anamnesi si è riscontrato che gli attacchi insorgevano quando il soggetto si recava dalla madre che disapprovava il matrimonio.). annebbiamento della vista. sbalzi di pressione. infatti. ogni volta che parlava dell’adolescenza dell’unico figlio. sapere dove si stava recando l’utente o dove si trovava nel momento di insorgenza del sintomo può offrire indicazioni sulla possibile area di conflitto (per esempio si stava recando al lavoro. non sapere più chi è. Una donna sentimentalmente sola. esprimendo forse un’angoscia incontenibile di separazione. in quanto la sintomatologia è prevalentemente organica. ecc. coronarici.La sintomatologia è soprattutto organica e assomiglia a quanto si prova nelle prime fasi di un infarto. dalla moglie. 12 . in procinto di sposarsi.

Ciò è dovuto alla necessità di adattamento del proprio corpo alla nuova condizione indotta dall’utilizzo del farmaco. escitalopram) richiede in media un tempo dalle 3 alle 8 settimane di somministrazione prima di fornire una risposta terapeutica al Disturbo di Panico. Gli effetti sulla funzione sessuale (che possono perdurare. fino al 40% dei pazienti affetti da DAP accusa questa “sindrome di attivazione” all’inizio della terapia.FARMACI PER L’ATTACCO DI PANICO L’aspetto centrale nel trattamento (farmacologico. vertigini. perché comportano un peggioramento della qualità di vita. I pazienti con Disturbo di Panico tendono ad essere più sensibili alla somministrazione degli SSRI di quanto non lo siano i pazienti depressi. La loro documentata efficacia e il profilo di sicurezza hanno fatto in modo che essi rappresentino attualmente il trattamento di prima scelta per questa problematica. Con il trattamento farmacologico un’alta percentuale di pazienti presenta un miglioramento dei sintomi a volte “clamoroso”. Infatti. nondimeno può persistere una preoccupazione eccessiva che il panico si ripresenti in determinate situazioni. ma è altrettanto importante che la persona che soffre di panico comprenda che il farmaco blocca gli attacchi di panico. Ciascuno degli SSRI (fluoxetina. fluvoxamina. in alcuni soggetti. sertralina. Nello sviluppo di una terapia efficace a contrastare la sintomatologia di questo disturbo è stato riscontrato che molti dei farmaci originariamente utilizzati nella terapia della depressione erano altrettanto efficaci nel trattamento del Disturbo di Panico. secchezza delle fauci. (Vedi Terapia ansia e panico). perdurano per pochi giorni. ndr) del Disturbo di Panico è il blocco farmacologico degli attacchi di panico spontanei. se si verificano. potendo infatti sviluppare nervosismo o un transitorio peggioramento del panico all’inizio del trattamento. ma NON riduce necessariamente il livello della cosiddetta “ansia anticipatoria”: in poche parole. visione offuscata. Per questo motivo è opportuno iniziare il trattamento ad un dosaggio inferiore rispetto a quello utilizzato nei pazienti depressi. disfunzione sessuale (maschile e femminile) e sonnolenza. citalopram. diarrea. agitazione. paroxetina. in particolare gli SSRI. per tutto il tempo del trattamento farmacologico) sono da prendere accuratamente in considerazione. Gli effetti collaterali di questi farmaci sono generalmente: nausea. In questo caso vanno sempre bilanciati i 13 . sebbene gli attacchi di panico possano essere diminuiti o anche spariti per mezzo di una adeguata terapia farmacologica. ed inoltre tutte queste sostanze sembrano avere all’incirca la medesima efficacia. Tali effetti sono sovente transitori e. Nel corso del trattamento le dosi andranno poi aumentate fino all’ottenimento della remissione sintomatologia. nella maggior parte dei casi.

La condizione che ne fa farmaci di seconda scelta è la presenza di maggiori effetti collaterali tra cui stipsi. Tra questi troviamo principalmente la venlafaxina (SNRI) e la mirtazapina (NaSSA). La durata del trattamento. seguita da una sospensione graduale del farmaco. Spesso vengono anche indicati con il nome di “farmaci da borsetta” per sottolinearne l’utilizzo estemporaneo durante le crisi. vertigini. L’alprazolam è una benzodiazepina che si è rivelata estremamente efficace nel Disturbo di Panico e necessita di una somministrazione dalle 3 alle 5 volte al giorno. Anche in questo caso spesso gli effetti collaterali sono nella maggioranza dei casi transitori. Sebbene gli SSRI siano i farmaci considerati di prima scelta nel trattamento del DAP e siano formalmente approvati per tale uso. affinché si raggiunga un adeguato controllo della terapia. non dovrebbe essere inferiore a 6-8 mesi. Questa modalità di somministrazione è sostenuta da due buone motivazioni: la prima è che consente un rapido sollievo al paziente fino a quando l’SSRI non ha esercitato completamente la sua efficacia. la seconda è che “copre” gli eventuali effetti collaterali transitori degli SSRI durante il primo periodo di trattamento (soprattutto la cosiddetta “sindrome di attivazione”). all’interno della quale si sono rivelate particolarmente efficaci la clomipramina e l’imipramina. una sindrome da astinenza caratterizzata del possibile ritorno dell’ansia. una benzodiazepina (BDZ) prevalentemente l’alprazolam. Alcune problematiche in cui si può incorrere dopo un uso prolungato di questi farmaci sono lo sviluppo di una progressiva tolleranza (cioè la necessità di utilizzare dosi maggiori del farmaco per ottenere lo stesso risultato terapeutico) e. almeno nel primo mese o mese e mezzo del trattamento.“costi/benefici” del trattamento essendoci la possibilità di usufruire di numerosi farmaci. è la loro incidenza sul sistema cardiocircolatorio che. 14 . in alcuni casi. aumento del peso corporeo e sonnolenza. L’ultima classe farmacologica da considerare per la terapia del DAP è quella degli antidepressivi triciclici. ne sconsiglia l’utilizzo in soggetti affetti da patologie cardiache. Buona prassi è quella di associare. ipotensione. alla sospensione del trattamento. Questi farmaci hanno pochi o nessun vantaggio nei confronti degli SSRI nel trattamento di questa condizione sebbene occasionalmente vi siano pazienti che rispondono meglio a un triciclico rispetto agli SSRI. Sono farmaci che vanno considerati come interventi di seconda scelta nel trattamento del Disturbo di Panico. anche altri “nuovi” antidepressivi. possono dimostrarsi efficaci a tale scopo. Il problema più importante che riguarda questi farmaci. xerostomia (secchezza delle fauci). con diverso meccanismo d’azione. invece. Le Benzodiazepine possono inoltre essere utili per completare il trattamento dei pazienti o per trattare il momento acuto del malessere. visione offuscata.

Anche elementi supportivi possono essere utili per il rafforzamento e il contenimento interno. Appare fondamentale promuovere il processo di separazione. disturbo ossessivo compulsivo. con elevata capacità contenitiva. Questo disturbo non va confuso con fobia sociale. Se dovessero prolungarsi è opportuno riprendere il trattamento e poi ridurlo gradualmente onde evitare questa condizione. disturbo d’ansia di separazione APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Naturalmente le informazioni utili da raccogliere per il disturbo di panico senza agorafobia sono simili a quelle per l’attacco di panico. Inoltre è essenziale favorire. abbassamento del tono dell’umore. e dalla continua preoccupazione della minaccia del loro ritorno. L’obiettivo è quello di evidenziare e rielaborare i termini del conflitto espresso dalla sintomatologia. attraverso il transfert. nausea e altri sintomi gastrointestinali. cambiamenti dell’umore. in quanto la persona ha conservato l’esame di realtà (tranne che nel momento dell’attacco acuto) ed è quindi in grado di stabilire un transfert e lavorare con le interpretazioni transferali e controtransferali. ansia e agitazione. L’utente dovrebbe essere in grado di sviluppare un processo di consapevolizzazione e di riflessione sul proprio stato di sofferenza psichica. Per accertare la gravità del disturbo è opportuno controllare un’eventuale compromissione delle aree di funzionalità della persona. che appaiono all’improvviso. Raramente comunque questi sintomi perdurano per più di un paio di settimane. a cui fare appello nei momenti di difficoltà. disturbo post-traumatico da stress.In caso di una brusca sospensione della terapia farmacologica si può andare incontro a quella che è definita “sindrome da sospensione di antidepressivi”. l’interiorizzazione di un oggetto buono. In particolare è utile conoscere la frequenza degli attacchi e da quanto tempo si presentano. costante. se vi sono circostanze di insorgenza comuni tra i vari attacchi. caratterizzata da vertigini. DISTURBO DI PANICO SENZA AGORAFOBIA CRITERI DIAGNOSTICI Il disturbo è caratterizzato da frequenti attacchi di panico.individuazione 15 . fobia specifica. insonnia. la situazione e il periodo in cui si è verificato in particolare il primo attacco. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO In questo disturbo si può applicare una terapia prevalentemente espressiva a orientamento psicodinamico.

invece. Inoltre i soggetti riferiscono spesso di sentirsi come sospesi senza il terreno sotto i piedi. Bisogna osservare la predominanza del sintomo. il claustrofobico non si farebbe mai chiudere in ascensore (rappresentazione. Se. di non saper dove andare e di provare una sensazione di mancanza d’aria. di una stessa dimensione. Agorafobia e claustrofobia fanno parte di un unicum. Il soggetto non esce da solo ma si fa accompagnare o delega.AGORAFOBIA CRITERI DIAGNOSTICI Come per l’attacco di panico l’agorafobia non è un disturbo codificabile e quindi va precisato il disturbo specifico in cui si manifesta: disturbo di panico con agorafobia. L’attacco temuto si manifesta soprattutto quando la persona è sola e lontana dai suoi punti di riferimento come la casa. autobus. anche se può avere implicanze clausfrobiche. L’agorafobico quindi ha anche spunti clausfrobici: infatti egli soffre se si trova tra la folla al chiuso e riferisce di provare malessere nei posti dove si sente ingabbiato senza possibilità di fuga. auto). Bisogna individuare quale aspetto prevale. può essere reattiva all’attacco di panico oppure. nel caso di agorafobia senza anamnesi da attacco di panico l’utente vive nell’angoscia che l’attacco possa giungere. Lo spazio esterno e la folla simboleggiano la caduta dei confini interni. Si registrano esempi di persone in preda a tale attacco in luoghi affollati (per esempio lunghe code) o in mezzi di trasporto (per esempio treni. accusa molto gli altri dei suoi limiti. Vi sono aspetti agorafobici nel claustrofobo e viceversa. Il soggetto prova una forte ansia quando si trova in situazioni dalle quali gli sembra difficile o imbarazzante allontanarsi e teme di non poter ricevere aiuto se viene colto da un attacco di panico. agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. L’agorafobia si può presentare in presenza o meno dell’attacco di panico. Dismette funzioni essenziali legate all’autonomia e così entra in uno stato di dipendenza. Si può trattare di una persona estremamente aggressiva che lotta tra il bisogno di dipendenza e di indipendenza. della tomba e/o 16 . di avvertire il baricentro spostato. Mentre l’agorafobico generalmente riesce ad affrontare gli spazi aperti se accompagnato. di provare smarrimento. Ha un’aggressività rimossa molto forte. Se l’ansia prevale negli spazi aperti il disturbo può essere definito come agorafobia. della sua incapacità di autonomia. a seconda delle interpretazioni. La persona per evitare l’evento temuto cerca di limitare al massimo gli spostamenti e quando è costretta a uscire si fa accompagnare da qualcuno. Secondo la concezione psicodinamica l’utente è molto dipendente e soffre di angoscia abbandonica. i sintomi che prevalgono riguardano la paura degli spazi chiusi si tratta di claustrofobia.

Nel primo approccio si tende a sostituire pensieri e risposte disfunzionali con pensieri e risposte funzionali. anche se non completamente consapevoli. Per esempio il marito può sentirsi sicuro pensando che la moglie resta in casa. Questo è interessante per comprendere le aspettative e il livello di motivazione verso un eventuale intervento terapeutico. 17 . Bisogna porre infatti attenzione al contesto relazionale entro il quale si è sviluppata l’agorafobia. Il disturbo potrebbe essere un modo per avere il controllo di sé e dell’altro e di sadicizzarlo (infatti l’accompagnatore si logora e si estenua). Sono presenti infatti problemi legati al processo di differenziazione e autonomia e non di rado all’elaborazione di un lutto. Dobbiamo anche chiederci quali sono i vantaggi secondari dell’accompagnatore. ciò permette di applicare una terapia con enfasi espressiva in quanto la persona è in grado di lavorare con le interpretazioni e di accedere ad aspetti di profondità. sistemico e psicodinamico. dal quale ha paura di essere inglobato e dal quale cerca lo svincolo ma anche la vicinanza. È utile quindi sapere chi è la persona che accompagna l’agorafobico e quali vantaggi secondari l’utente ottiene dall’essere accompagnato da questa persona (forse vi è il bisogno di controllarlo?). L’agorafobia si manifesta in ambito nevrotico e quindi il rapporto con la realtà è prevalentemente conservato. In letteratura sono utilizzati soprattutto tre approcci terapeutici: cognitivo-comportamentale. Spesso la patologia sorge per negare la separazione in seguito a una perdita che costituisce il fattore scatenante. IPOTESI DI INTERVENTO L’intervento terapeutico dipende dalla codifica della diagnosi in cui si manifesta l’agorafobia (agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico e disturbo di panico con agorafobia). In genere l’agorafobia si sviluppa in un sistema in cui vi è una persona che ha bisogno di funzionare come ausiliario (chi accompagna l’agorafobico). L’altro dominante è stato sostituito e da chi? Per esempio una donna potrebbe sostituire il padre perso con il marito. Per quanto riguarda l’analisi della domanda è importante sapere se la persona ha richiesto autonomamente l’intervento di tipo psicologico o è stata «spinta» da un’altra persona (spesso l’accompagnatore estenuato!). invece. Appare necessario domandarsi quale sia l’altro dominante da cui l’agorafobico dipende. Se la moglie.dell’utero materno) neanche con altre persone. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Risulta essenziale esplorare il conflitto tra dipendenza e indipendenza presente nell’agorafobico. riesce a uscire si potrebbe creare una destabilizzazione di coppia.

IPOTESI DI INTERVENTO Come sopra esposto FOBIA SPECIFICA CRITERI DIAGNOSTICI La fobia specifica «è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione temuti. superare la simbiosi.Nell’approccio sistemico si cerca di modificare l’equilibrio patogeno del nucleo. l’obiettivo consiste nel rielaborare i termini del conflitto tra dipendenza e indipendenza. p. rielaborando le tematiche di dipendenza e favorendo lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema. mantenuto funzionalmente dal disturbo del «capro espiatorio». gli oggetti e le situazioni temuti rappresentano oggetti interni paurosi. rafforzare i confini interni e canalizzare l’aggressività DISTURBO DI PANICO CON AGORAFOBIA CRITERI DIAGNOSTICI Il disturbo è caratterizzato sia da frequenti attacchi di panico che da agorafobia. che spesso determina condotte di evitamento» (DsMiv. Molte delle persone che soffrono di attacchi di panico presentano anche sintomi di agorafobia. all’attacco di panico. viene attivato un segnale d’ansia che porta allo spiegamento di tre meccanismi di difesa: spostamento. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI E’ utile indagare se l’agorafobia è stata conseguente. proiezione ed evitamento. Quando dei pensieri proibiti sessuali o aggressivi che potrebbero portare a una ritorsione punitiva minacciano di emergere dall’inconscio. favorire lo sviluppo dell’autonomia e l’eventuale elaborazione del lutto. Il prezzo del controllo dell’ansia è la creazione di una nevrosi fobica. La persona riconosce l’eccessività e l’irragionevolezza della paura che comunque non riesce però a controllare. In sintesi. e quindi reattiva. Infine. La paura 18 . oppure delega qualcuno a sostituirla nello svolgimento di varie commissioni. 435). Quando l’attacco di panico crea un’insorgenza agorafobica la persona colpita incomincia a chiedere di essere accompagnata durante le uscite. Tali difese contengono l’ansia nmuovendo il desiderio proibito. Secondo una visione psicodinamica ogni fobia ha una componente di repulsione e di attrazione inconsapevole verso l’oggetto temuto. Si verifica di conseguenza una grave menomazione dell’autonomia del soggetto che risulta invalidato in alcune aree della propria funzionalità. nell’approccio psicodinamico.

APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Chiaramente è opportuno indagare quali sono gli oggetti o situazioni temuti e il loro significato simbolico nel vissuto del soggetto. È necessario specificare se la paura viene scatenata alla vista del sangue.viene proiettata e spostata sull’oggetto esterno in modo da poterla controllare (infatti in questo modo diventa circoscritta ed evitabile). L’esordio della fobia avviene con un primo picco nell’infanzia e un altro verso i 25 anni. In questo caso occorre specificare se la paura viene provocata da elementi dell’ambiente naturale come temporali. altezze. Tipo ambiente naturale. tunnel. il contatto con i propri contenuti emotivi che non si riescono a gestire correndo il rischio di perderne il controllo. alla guida di vetture o in luoghi chiusi. È importante sapere quali sono state le modalità che l’utente finora ha messo in atto per non vivere la fobia. Illustriamo ora alcuni tipi di fobie descritti dal DSM-IV. o da procedure mediche invasive come l’iniezione. Esistono fobie anche verso le situazioni che potrebbero portare a soffocare. 19 . Tipo animali. può essere collegata a tematiche aggressive e/o a contenuti ipocondriaci. In genere gli animali simboleggiano la pulsionalità pura senza il controllo della ragione. È importante esplorare il conflitto espresso attraverso l’ansia di evitamento di oggetti o situazioni temuti. vomitare o sviluppare un malattia. o delle ferite. come mai ha richiesto un colloquio psicologico proprio ora e quali sono gli eventuali vantaggi secondari del disturbo. L’evitamento (stile difensivo pnvilegiato) contribuisce all’aumento della paura e quindi del blocco emotivo verso quel particolare oggetto o situazione. La paura del sangue può essere legata a contenuti aggressivi inaccettati. Altri tipi. L’esordio della fobia generalmente si verifica nell’infanzia. Esistono altri diversi tipi di fobie tra le quali la paura di precipitare quando si è lontano da mezzi di supporto fisico come i muri. L’esordio del disturbo avviene nell’infanzia. epoca nella quale predomina il pensiero magico. Si teme. La paura delle iniezioni. ponti. Tipo sangue-iniezioni-ferite. mezzi volanti. Per comprendere il disturbo è essenziale conoscere il periodo e le circostanze di insorgenza del sintomo. Tipo situazionale. All’interno di questa categoria possono presentarsi svariati tipi di fobie a seconda della situazione specifica come il trovarsi nei trasporti pubblici. infatti. acqua. ascensori. invece. Rumori forti e personaggi in maschera possono provocare fobie soprattutto nei bambini. A questo proposito è significativo indagare sugli oggetti paurosi interni e su eventuali pulsioni inaccettate. Il soggetto mostra un’esagerata paura verso uno o più generi di animali.

come avviene in tutte le fobie. Si tenta di individuare e favorire la canalizzazione delle pulsioni inaccettate che determinano lo stato conflittuale. Secondo l’ottica cognitiva l’intervento terapeutico è centrato sull’individuazione dei pensieri disfunzionali. Attraverso le tecniche comportamentali si tenta di sostituire le risposte disfunzionali con quelle funzionali (per esempio de.). L’obiettivo dell’approccio psicodinamico è quello di rielaborare i termini del conflitto rappresentato simbolicamente dall’oggetto temuto. L’individuo riconosce l’irragionevolezza ed esagerazione del proprio timore ma tuttavia non riesce a controllarlo e a preservare del tutto le aree di funzionamento globale. In questo caso è presente un conflitto tra l’esibirsi e il non esibirsi. funzionali. immersione graduata nelle situazioni ansiogene ecc. ecc. in quanto la persona è in grado di sviluppare un processo di consapevolizzazione e rielaborazione delle proprie problematiche. spesso determina condotte di evitamento. Il soggetto prova il desiderio di esibirsi per cui si colpevolizza e si vergogna. Nell’approccio cognitivo-comportamentale le risposte comportamentali ed emotive dipendono dal significato che viene attribuito allo stimolo. ritorsioni punitive. svalutazione di sé. Gli interventi largamente utilizzati in letteratura per le fobie seguono l’approccio cognitivo-comportamentale e quello psicodinamico. in un certo senso. L’esibizione viene colpevolizzata. Il fobico sociale è forse. angoscia di castrazione. FOBIA SOCIALE CRITERI DIAGNOSTICI Secondo il DSM-IV la fobia sociale è caratterizzata da una eccessiva ansia suscitata da situazioni o prestazioni sociali che. un esibizionista mancato APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Riveste un notevole interesse sapere quali sono le situazioni sociali in particolar modo stimolatrici di disagio e cosa rappresentano per il soggetto. Infatti il soggetto è consapevole dell’irragionevolezza ed eccessività del proprio stato ansiogeno verso la situazione temuta.sensibilizzazione sistematica verso lo stimolo. la loro messa in discussione (per esempio attraverso vari tipi di dispute) e la sostituzione con pensieri alternativi razionali. quale vissuto suscitano (per esempio paure.). irrazionali.IPOTESI DI INTERVENTO La persona conserva un buon rapporto con la realtà e funzionamento dell’Io. Si cerca inoltre di riparare gli oggetti interni temuti con l’interiorizzazione di un oggetto buono sufficientemente contenitivo. Perciò può essere indicata una terapia prevalentemente espressiva. 20 . il mostrarsi e il nascondersi.

Come per gli altri disturbi è essenziale conoscere il periodo e le circostanze di insorgenza della sintomatologia. l’umore (irritabilità. L’ansia è in genere un segnale di pericolo e quindi è opportuno indagare quali sono gli aspetti del Sé che la persona teme possano essere minacciati e da cosa sta cercando faticosamente di proteggersi. il corpo (facile affaticabilità. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI L’aspetto centrale da esplorare riguarda il conflitto e le pulsioni sottostanti la sintomatologia ansiosa. Può quindi essere applicabile una terapia con enfasi espressiva. e in che modo sono state poste dalle figure di riferimento. ansia). tensione muscolare) e la concentrazione. A questo proposito può essere d’aiuto raccogliere informazioni sui momenti della giornata (per esempio mattina presto prima di andare a lavoro) e circostanze in cui la sintomatologia diviene più acuta. IPOTESI DI INTERVENTO La persona mostra un buon contatto con la realtà e riconosce che la sua paura è irragionevole ed eccessiva. oltre a indagare come sono state vissute ed elaborate dal soggetto le tematiche legate all’esibirsi. DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO CRITERI DIAGNOSTICI Secondo il DSM-IV il disturbo è caratterizzato da almeno sei mesi di ansia e preoccupazioni difficilmente controllabili. futuro dei figli ecc. quali sono state le circostanze di insorgenza del sintomo e su quali tematiche verte principalmente l’eccessiva preoccupazione del soggetto. al mostrarsi. gli stili difensivi messi 21 . Per accertare il livello di gravità del disturbo e le risorse della persona è utile conoscere il livello di compromissione delle aree di funzionalità generale. Queste preoccupazioni possono compromettere negativamente il sonno.Inoltre è importante esplorare le componenti relazionali dello sviluppo del disturbo. smisurate e ripetute che riguardano una pluralità di tematiche (per esempio prestazioni lavorative. Secondo la concezione psicodinamica è importante esplorare la fase fallico-edipica dove predomina il tema dell’esibizione e delle relative angosce castratorie.) e sono presenti per la maggior parte della giornata. Spesso vengono utilizzate tecniche comportamentali di immersione graduata nelle situazioni ansiogene e di decondizionamento verso le situazioni sociali temute. L’approccio psicodinamico tende invece a favorire un processo di consapevolizzazione e di elaborazione dei termini del conflitto e a promuovere l’affermazione individuale. È importante sapere da quanto tempo si è presentato il disturbo.

ma con aspetti di supporto. Nell’approccio psicodinamico si mira a sviluppare la costanza dell’oggetto buono con alto valore contenitivo. e ad aumentare il livello di autostima. Gli approcci più utilizzati sono due: cognitivo-comportamentale e psicodinamico. consente dunque di iniziare un lavoro di approfondimento che mira a sua volta ad individuare alcune convinzioni disfunzionali di fondo. A questo punto. Nel primo approccio si tende a lavorare sulla sostituzione di pensieri funzionali a quelli disfunzionali. I primi passi della terapia cognitivo-comportamentale dell'ansia generalizzata vertono appunto sul: Riconoscimento di episodi o picchi di ansia legati a specifiche situazioni e/o pensieri. prima durante e dopo l'episodio o il picco d'ansia. e imparando a distinguere tra specifici comportamenti e giudizi globali su se stessi. In realtà non è vero. grazie a degli strumenti di lavoro molto efficaci e 22 . La consapevolezza ed il superamento di questi pensieri disfunzionali può aiutare la persona non solo ad affrontare la vita con meno ansia. Chi soffre di ansia generalizzata tende a pensare di essere "sempre" in ansia. sperimentandone concretamente l'inconsistenza attraverso veri e propri esperimenti comportamentali. L'individuazione di tali pensieri. e a modificare le risposte associate utilizzando. tecniche di desensibilizzazione verso gli stimoli ansiogeni. inoltre. a favorire un processo di separazione-individuazione. detti automatici. Si tende. individuando le ipotesi alternative. ma anche a cambiare alcuni aspetti importanti della propria vita e del rapporto con gli altri. fonti di ansia eccessiva. IPOTESI DI INTERVENTO Anche in questo caso il rapporto con la realtà è ben conservato e quindi può essere consigliabile una terapia prevalentemente espressiva. Queste convinzioni sono sottoposte ad un lavoro di ristrutturazione che consiste nell'esplorazione di tali convinzioni e nella loro ristrutturazione in chiave più realistica.in atto e la percezione di sé. mettendo in discussione le "prove" di queste convinzioni. che sono spesso legati a preoccupazioni molto specifiche. Allo stesso modo possono essere monitorati tutti gli episodi di ansia con un diario dell'ansia in cui siano annotati i fatti e le circostanze. PSICOTERAPIA DELL’ANSIA Il trattamento dei disturbi d'ansia ed in particolare del Disturbo di Panico rappresentano certamente un fiore all'occhiello della psicoterapia cognitivo comportamentale che ha accumulato negli anni un gran numero di prove scientifiche di efficacia anche nel lungo termine. per esempio. attraverso l’interiorizzazione dell’immagine del terapeuta a cui fare appello nei momenti di difficoltà. i pensieri. le emozioni e le sensazioni fisiche.

La desensibilizzazione viene effettuata classicamente soprattutto grazie ad un training di esposizione che mira a far sperimentare la caduta naturale della reazione ansiosa anche se esposti ad alcune situazioni. non è sufficiente capire se stessi e ristrutturare le convinzioni inadeguate. 2.molto ben sperimentati. un insieme di tecniche che mirano a mettere in discussione alcune idee e convinzioni disfunzionali. ma è indispensabile aggiungere un lavoro ulteriore di riapprendimento comportamentale-emotivo chiamato desensibilizzazione. l'idea di essere una persona "avventata". è possibile individuare degli elementi comuni a queste preoccupazioni come. Questo aspetto del lavoro psicoterapeutico ha a che fare con le nostre conoscenze sull'attaccamento. potrebbe aiutare la persona non solo a superare i sintomi di ansia. ad esempio. Un circolo vizioso caratteristico di ansia anticipatoria a cui segue l'interpretazione catastrofica di determinati sintomi che genera a sua volta ulteriore ansia. alla base di questi pensieri possono essere identificate delle convinzioni più profonde come. è necessario altresì spezzare il circolo vizioso . per non aver fatto abbastanza per evitare taluni pericoli o rischi. di non essere soccorso. Il comportamento di evitamento conseguente. dunque. di panico le più tipiche sono: l'idea di impazzire. La componente cognitiva del trattamento può toccare anche alcune convinzioni più profonde ed insidiose che riguardano l'idea di se stessi fragili ed incapaci di esplorazione autonoma. di perdere il controllo. che tipicamente vengono evitate nel timore di provare ansia o di avere nuovi attacchi. La ristrutturazione di questa convinzione profonda. di svenire. PSICOTERAPIA DEL DISTURBO DI PANICO La psicoterapia del Disturbo di Panico ha delle peculiarità legate alla presenza di: 1. ad esempio. di morire o di avere un grave malore.che è spesso talmente "automatizzato" da avviarsi rapidamente e quasi senza preavviso . 23 . come si è detto. Per risolvere il disturbo. l'idea di essere responsabili degli incidenti temuti. Anche per la terapia del Disturbo di Panico è pertanto utile il lavoro cognitivo di individuazione e ristrutturazione dei pensieri catastrofici e delle convinzioni disfunzionali. Nel caso del d. pieno ed autentico. Infine. gli strumenti tecnici adoperati dai terapeuti specificamente per il trattamento del Disturbo di Panico sono: La ristrutturazione delle idee catastrofiche è. Pertanto. e dunque inadeguata. di fare qualcosa di imbarazzante davanti agli altri. ma anche a vivere e progettare la propria vita in modo più propositivo.ed è indispensabile abbandonare la tendenza all'evitamento.

dopo aver raggiunto uno stato di sufficiente rilassamento. Grazie a questa tecnica. Se vi chiudete volontariamente in una stanza buia avrete inizialmente molta ansia. PSICOTERAPIA DELLE FOBIE L'aspetto centrale della psicoterapia delle fobie è la desensibilizzazione. Quando l'esposizione immaginativa è conclusa. anche un lavoro di rielaborazione delle esperienze traumatiche connesse alla fobia. questa spontaneamente si riduce. lentamente. E così via. poi potrebbe vedere dei film con cani. Come se prendeste lentamente confidenza con questa condizione sino a non esserne più spaventati e dunque a considerare la situazione in modo più realistico. Immaginate. La teoria classica . potrebbe iniziare a vedere foto di cani.Le tecniche di rilassamento sono utili per apprendere ad aver fiducia nella capacità innata di autorassicurarsi e rifugiarsi in uno spazio interiore di sicurezza. si intende per desensibilizzazione la riduzione sino alla scomparsa di ansia quando si è esposti all'oggetto o alla situazione fobica. ad esempio. Ad esempio.poi può entrare in contatto con cani veri a distanza di sicurezza. l'ansia tende spontaneamente a ridursi.di origine comportamentista -della desensibilizzazione tiene conto della osservazione che quando si permane in contatto con l'oggetto o la situazione che attivano l'ansia. Ma poi. Sebbene la base della psicoterapia delle fobie rimanga a tutt'oggi la desensibilizzazione. questo tipo di terapia prevede l'esposizione per tempi sempre maggiori alla situazione fobica oppure l'esposizione sempre pi_ massiccia all'oggetto o alla situazione fobica. ed infine avvicinarsi al cane e. molti terapeuti preferiscono affiancare a questo intervento. Una variante molto apprezzata dai terapeuti l'esposizione immaginativa. Questa osservazione alla base degli interventi di desensibilizzazione sistematica che prevedono l'esposizione progressiva alla situazione fobica. In altri termini. Come già detto. ad esempio. carezzarlo. chi soffre di fobia viene condotto ad immaginare gli oggetti o le situazioni fobiche. risulta molto più agevole l'esposizione alla situazione reale. Questa componente della psicoterapia si può avvalere di tecniche derivate dalla psicoterapia ipnotica e dell'EMDR 24 . chi ha paura dei cani. di avere paura del buio.

o secondo regole che devono essere seguite rigidamente. rigido. ripetere parole mentalmente) che il soggetto mette in atto in risposta a una ossessione. Per esempio il pensiero ripetuto che la casa possa esplodere potrebbe essere un tipo di ossessione e il controllo continuo della chiusura della cucina a gas la compulsione di risposta. controllare la chiusura di porte). Questo disturbo causa un grosso dispendio di tempo ed energia. inappropnati e fonte di ansia da parte dell’individuo. 25 . la persona con il disturbo ossessivo-compulsivo teme che si verificheranno eventi catastrofici se non metterà in atto quella determinata condotta. Secondo una visione psicodinamica il soggetto ha bisogno di controllare l’ambiente esterno che rappresenta un’estensione della imago materna. o azioni mentali (per esempio contare. che interferisce nelle relazioni sociali. modifica le abitudini quotidiane e interferisce sul funzionamento globale della persona stessa. anche se privi di valore affettivo. Tende al perfezionismo e quindi è molto esigente verso se stesso e verso gli altri e nell’esecuzione di compiti. È presente un ritiro dell’affettività. Si ipotizza una fissazione oppure regressione a uno stato anale dove predominano le tematiche legate al controllo del proprio corpo. In qualche momento la persona riconosce l’irragionevolezza o eccessività delle compulsioni. allineare gli oggetti in un certo modo. stereotipie. A differenza del fobico che assume condotte di evitamento. aggressivi e di dipendenza. Il soggetto non può evitare di mettere in atto rituali. comportamenti rigidi e fissi. una marcata aggressività verso se stesso e verso gli altri. Le ossessioni sono dei pensieri ricorrenti vissuti come intrusivi. pervicace. riordinare. Generalmente il soggetto mostra un atteggiamento di eccessiva parsimonia che rasenta la tirchieria e di rigida ostinazione. I comportamenti o le azioni mentali sono rivolti a ridurre il disagio o a prevenire situazioni temute. manifesta una logica di accumulo (per esempio collezioni). Pensa di essere disapprovato per vissuti sessuali. La sua logica di accumulo gli impedisce di gettare oggetti consumati ormai inutili. Difficilmente delega il proprio lavoro ad altri a meno che non lo svolgano esattamente secondo le sue indicazioni. Si manifestano perciò comportamenti ripetitivi (per esempio lavarsi le mani. appare ritentivo. Le compulsioni sono dei comportamenti che si presentano spesso sotto forma di rituali in risposta alle ossessioni da neutralizzare ed esorcizzare. pregare.DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO CRITERI DIAGNOSTICI Il DSM-IV definisce il disturbo ossessivo-compulsivo come un disturbo caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni.

all’ordine e alla pulizia sono state poste dalle figure di riferimento e come sono state rielaborate dal soggetto. i bisogni. le aspettative e la motivazione legati a essa. Dopo ripetute esperienze di esposizione sempre più importanti e impegnative. Anche in questo caso è interessante sapere da quanto tempo è presente il disturbo. dell’ambiente e nel trattenere (conflitto tra espulsione e ritenzione). ma in una progressiva ristrutturazione di alcune convinzioni 26 . Spesso vi sono pensieri catastrofici e paure terribili che l’ossessivo cerca di neutralizzare attraverso i rituali compulsivi utilizzati quasi come esorcismi. La possibilità di trarre giovamento dal trattamento dipende naturalmente anche da questioni motivazionali. Questa tecnica deve essere utilizzata dopo aver scelto con cura le situazioni che si vogliono affrontare. È altresì essenziale esplorare i termini del conflitto e le pulsioni inaccettate che lo caratterizzano. In pratica la strategia consiste nell'esporsi volontariamente alle situazioni che alimentano i pensieri ossessivi (ad esempio toccare cose considerate contaminate quando si ha l'ossessione dello sporco) senza però compiere i rituali. PSICOTERAPIA DEL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO Il trattamento del DOC che ha dimostrato la maggiore efficacia è costituito da una farmacoterapia combinata con la psicoterapia cognitivo-comportamentale. come si è sviluppato. quali sono state le circostanze di insorgenza della sintomatologia e le ragioni per cui la persona sta chiedendo un colloquio psicologico proprio adesso. La strategia terapeutica più importante utilizzata nella psicoterapia del DOC si chiama: esposizione graduata con prevenzione di risposta. alla gestione delle pulsioni e della corporeità. Per comprendere i fattori responsabili del disturbo è opportuno raccogliere informazioni sulle diverse fasi dello sviluppo con particolare riguardo alla fase anale. la maggioranza delle persone si libera dall'esigenza di effettuare i rituali o riduce sensibilmente l'intensità del disagio. del movimento nello spazio. È fondamentale anche indagare in che modo le tematiche legate al controllo sfinterico. In alcuni casi gran parte del lavoro terapeutico non consiste nell'applicazione pedissequa della esposizione graduata. È importante quindi scoprire che cosa accadrebbe nell’ideazione dell’utente se quel rituale non fosse eseguito. Come per gli altri disturbi è importante operare l’analisi della domanda per meglio capire la richiesta dell’utente.delle pulsioni. ai movimenti nello spazio. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Il soggetto prova uno stato di disagio se non attua i suoi rituali.

inoltre. Questo è stato il primo antidepressivo triciclico riconosciuto come efficace nel trattamento di questa condizione psicopatologica. vertigini. fluoxetina. nella maggior parte dei casi. Iniziando la terapia con un SSRI i sintomi bersaglio del farmaco non peggiorano prima di migliorare. sertralina. citalopram. è possibile passare ad un altro SSRI oppure introdurre in terapia la clomipramina. Tutti gli SSRI (fluvoxamina. Gli effetti collaterali di questi farmaci generalmente sono: nausea. L’interruzione del farmaco dovrebbe essere graduale e concordata con il proprio curante. la brusca sospensione più facilmente causa una ricaduta. agitazione. come purtroppo avviene in altri tipi di problematiche.inadeguate che si oppongono ad un lavoro efficace sul sintomo. consiste in un potenziamento dei livelli della serotonina. secchezza delle fauci. La terapia di mantenimento dovrebbe durare almeno un anno. Questi casi sono chiamati resistenti FARMACI PER IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO L’approccio farmacoterapico al disturbo ossessivo-compulsivo presenta numerose difficoltà sia per la gravità di questa condizione psicopatologica sia per le ancora scarse conoscenze relative alle sue basi biologiche. Ciò è dovuto alla necessità di adattamento del proprio corpo alla nuova condizione indotta dall’utilizzo del farmaco. Il paziente dovrebbe ricevere la dose massima tollerata di SSRI per almeno 12 settimane prima di passare ad un farmaco alternativo o ad una terapia adiuvante. diarrea. Tali effetti sono sovente transitori e. In caso di 27 . durante il quale il dosaggio utilizzato in fase acuta può essere ridotto. escitalopram) sono efficaci nel trattamento di questa condizione e la scelta dipende dal profilo degli effetti collaterali di questi farmaci. disfunzione sessuale (maschile e femminile) e sonnolenza. paroxetina. Nel caso in cui il trattamento con un SSRI non risulti efficace. fino al 50%. in definitiva. o almeno non nella misura attesa. Generalmente i dosaggi degli SSRI per questo disturbo sono superiori a quelli per il trattamento di altre condizioni come la depressione. perdurano per pochi giorni. vi sono molte condizioni in cui non si evidenziano risultati. la risposta terapeutica può essere ritardata. senza compromissione del miglioramento. visione offuscata. L’azione farmacologica. Nonostante la notevole efficacia del trattamento. Il trattamento farmacologico di prima secelta per il disturbo ossessivo-compulsivo si basa sull’utilizzo di farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). D'altra parte è proprio il successo sui sintomi del DOC che svolge spesso una funzione di stimolo per affrontare dei nodi esistenziali irrisolti.

Egli percepisce e sente ancora vivo il dolore fisico e psichico provato. Sono presenti elementi simili a quelli depressivi come la diminuzione di interesse e piacere. il trazodone o il buspirone. genitori. figli). Può avere subito eventi di morte o di minaccia di perdita della vita e dell’integrità fisica che riguardano personalmente lui o persone care come partner. Tale evento può essere rivissuto in diversi modi. DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS CRITERI DIAGNOSTICI Secondo il DSM-IV il disturbo post-traumatico da stress è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico vissuto con sentimenti di terrore.fallimento del trattamento con questi farmaci è opportuno ricorrere a strategie aggiuntive per potenziarne l’effetto terapeutico. Talvolta può avere difficoltà nel ricordare qualche aspetto della sua esperienza e mostrare un’affettività ridotta che lo porta ad adottare comportamenti indifferenti e distaccati nei confronti degli altri. Il soggetto evita tutto ciò che può essere associato alla sua esperienza traumatica e soprattutto farà ogni sforzo per non ricordare e non trovarsi con persone presenti nella tragica circostanza o in luoghi che gli possano evocare l’evento terrificante. Spesso si verifica un forte aumento del livello di ansia e di tensione. L’evento si può ripresentare anche periodicamente nei sogni. Il soggetto è colpito da profondo disagio soprattutto di fronte a fattori interni ed esterni che possono scatenare per la loro somiglianza l’esperienza vissuta. Il soggetto ha difficoltà nel 28 . figli. di partecipazione alle attività e alle relazioni sociali. Il soggetto sperimenta di nuovo nell’immaginazione e nei pensieri il trauma relativo all’evento terrificante che lo ha colpito. in allucinazioni e momenti dissociativi. impotenza e orrore. questo consente al paziente di tollerare un dosaggio maggiore di SSRI e di ridurre alcuni specifici sintomi d’ansia associati. Nei bambini piccoli sovente accade che ripetutamente si rimanifestino le sequenze specifiche del trauma subito. È comunque necessario che queste terapie combinate vengano prescritte e monitorate nel tempo da uno specialista in psichiatria. soprattutto nel caso di una terapia basata sugli SSRI. Si teme di non poter avere una vita normale ma di vivere minor tempo e di non riuscire a realizzare gli obiettivi della popolazione media (per esempio carriera. Queste strategie possono essere dirette all’aumento della serotonina mediante l’aggiunta di farmaci quali il litio. matrimonio. Altre strategie terapeutiche prevedono combinazioni tra un SSRI e un antipsicotico classico o un antipsicotico atipico a bassi dosaggi. È inoltre possibile associare benzodiazepine come il clonazepam.

in che modo la persona lo sta elaborando. per rafforzare l’Io traumatizzato ed evitare che prosegua l’iniziale atteggiamento di distacco dalla realtà. e in che modo. IPOTESI DI INTERVENTO Sarebbe opportuno supportare il soggetto. illusioni) ma solo in modo circoscritto ossia riguardante l’evento traumatico. È opportuno anche indagare se. È interessante esplorare come è stato vissuto e rappresentato l’evento traumatico. In alcuni momenti può essere alterato il rapporto con la realtà (episodi dissociativi di flashback. Importantissimo è sapere se l’episodio ha scatenato la manifestazione e lo sviluppo di nuclei patogeni della personalità. Vive in un continuo stato di allarme. Il disturbo acuto da stress è caratterizzato da sintomi simili a quelli presenti nel disturbo postraumatico da stress che si verificano immediatamente a seguito di un evento estremamente traumatico. di elaborazione del vissuto e delle tematiche coinvolte. Il disturbo crea un disagio significativo o compromette le aree di funzionamento globale. ma a differenza di quest’ultimo. la percezione di sé è stata modificata in seguito all’esperienza subita e individuare il grado di strutturazione e di forza dell’Io. Un approccio adatto è quello psicodinamjco che si propone d’incoraggiare un processo di consapevolizzazione. promuovendo lo sviluppo delle risorse e delle 29 . le risorse interne ed esterne per far fronte al trauma. Il perno della terapia consiste nel favorire il rafforzamento e l’armonizzazione di eventuali aspetti della personalità che rischiano la compromissione. quali aspetti della personalità sono minacciati. Per il resto la persona mostra un buon contatto con la realtà. ipervigilanza. sensazioni di rivivere l’esperienza. A questo proposito è anche utile sapere in quale particolare periodo e contesto di vita del soggetto si è verificato l’evento. segno di una sufficiente strutturazione dell’Io e quindi è possibile applicare una terapia espressiva avendo tuttavia l’accortezza di fornire un iniziale supporto. irritabilità. se vi sono aree di funzionalità compromesse. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Mai come in questo caso è significativo indagare le circostanze dell’insorgenza del sintomo. dura da un minimo di due giorni a un massimo di quattro settimane. soprattutto nella fase iniziale della terapia. il livello di autostima. allucinazioni. La durata del disturbo è superiore a un mese (è definito acuto se inferiore ai tre mesi e cronico se superiore).dormire. Inoltre l’espressione sintomatologica generalmente appare più acuta e potrebbero presentarsi fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione. incapacità di concentrarsi. le strategie difensive.

2) La risposta della persona comprende paura intensa. l’agitazione motoria. se predominanti. 3) Derealizzazione. IV edizione). e la presenza di questi ultimi. devono fare pensare alla diagnosi di Disturbo Psicotico Breve. o di orrore. come frequentemente avviene in questi casi. Durante o dopo l’esperienza dell’evento stressante. La caratteristica essenziale di questo disturbo è lo sviluppo di sintomi dissociativi.e. distacco. sintomi intrusivi e di evitamento. Se la durata dei sintomi supera le quattro settimane. l’individuo presenta tre (o più) dei seguenti sintomi dissociativi: 1) sensazione soggettiva di insensibilità. tale relazione necessita di approfondimenti sottili. è possibile lo sviluppo di PTSD in assenza dei preesistenti sintomi dissociativi peritraumatici previsti dall’Disturbo Acuto da Stress. DISTURBO ACUTO DA STRESS La diagnosi di Disturbo Acuto da Stress (Disturbo Acuto da Stress) compare solo nel DSM-IV (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali. ansia o aumento di arousal. propria o di altri. Possono essere presenti sintomi di tipo psicotico che. infatti. La persona è stata esposta ad un evento traumatico in cui erano presenti entrambi i seguenti elementi: 1) la persona ha vissuto. L’approccio comportamentale mira invece a favorire un decondizionamento e un ricondizionamento positivo verso gli stimoli traumatici. sentimenti di impotenza. o una minaccia all’integrità fisica. o assenza di reattività emozionale. rimanere storditi). i sintomi dell’Disturbo Acuto da Stress più altamente correlati con il successivo sviluppo di PTSD sembrano essere l’ottundimento emotivo. o una minaccia per la vita. Il DSM IV prevede i seguenti sintomi per potere effettuare una diagnosi di Disturbo Acuto da Stress: A. ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno comportato la morte. In particolare. o una grave lesione. deve essere considerata la possibilità di una diagnosi di PTSD. B.strategie difensive funzionali. Sebbene la presenza di Disturbo Acuto da Stress sia correlata ad un successivo sviluppo di PTSD. 30 . anche in misura elevata. Il disturbo deve manifestarsi entro quattro settimane dall’evento al quale risulta connesso e dura da un minimo di 2 giorni ad un massimo di quattro settimane. la depersonalizzazione e la sensazione di rivivere l’esperienza traumatica. 2) Riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (i. non conduce necessariamente ad un PTSD.

Il tempo. ipervigilanza. non è meglio giustificato da un Disturbo Psicotico Breve. Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (i. un farmaco) o di una condizione medica generale. flashback persistenti. Entrambi gli approcci. oppure disagio all’esposizione a ciò che ricorda l’evento traumatico. se sono competenti sull'argomento. F.e. H. conversazioni. attività. Sintomi marcati di ansia o di aumentato arousal (i. e non rappresenta semplicemente l’esacerbazione di un disturbo preesistente di Asse I o Asse PSICOTERAPIA PER DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS Se i problemi seguenti ad un trauma continuano ad essere presenti non conviene fare affidamento alla guarigione spontanea. infatti. sia esso uno psichiatra o specialista in psicoterapia. in alcuni casi. luoghi. come ottenere l’assistenza necessaria o mobilitare le risorse personali riferendo ai familiari l’esperienza traumatica. allo stesso modo di quando abbiamo un dolore fisico: se non passa il mal di denti bisogna rivolgersi ad un dentista. allo stesso tempo. Ad esempio. può anzi condurre alla cronicità dei problemi. irrequietezza motoria). e si manifesta entro 4 settimane dall’evento traumatico. È necessario rivolgersi ad uno specialista. risposte di allarme esagerate. Continuare a rimandare potrebbe peggiorare le cose e rendere il malessere più doloroso e limitante la propria serenità. illusioni.e. persone). Bisogna allora affrontare di petto la situazione. pensieri. sensazioni. valuteranno l'opportunità di una integrazione fra intervento psicoterapeutico ed intervento farmacologico. D. È invece necessario adottare un atteggiamento umile e pratico. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale. 5) Amnesia dissociativa (cioè incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma). lavorativo o di altre aree importanti. pensieri. L’evento traumatico viene persistentemente rivissuto in almeno uno dei seguenti modi: immagini. Molte persone che hanno un PTSD si vergognano dei loro problemi. Il disturbo dura al minimo 2 giorni e al massimo 4 settimane. una droga di abuso.e. si sentono incapaci e credono di non potere essere aiutate.4) Depersonalizzazione. In entrambi i casi. può essere difficile seguire una psicoterapia se ci si sente svuotati da tanti anni di depressione ma. E. Marcato evitamento degli stimoli che evocano ricordi del trauma (i. difficoltà a dormire. C. o sensazioni di rivivere l’esperienza. cioè al tempo che dovrebbe guarire tutte le ferite. sogni. in alcuni casi sono sicuramente poco efficaci se non vengono seguiti contemporaneamente. irritabilità. una terapia farmacologica per l'ansia o la depressione lascia inalterati dei ricordi traumatici che continuamente tormentano e condizionano 31 . G. scarsa capacità di concentrazione. oppure compromette la capacità dell’individuo di eseguire compiti fondamentali.

un disturbo di conversione o più semplicemente un disturbo di adattamento. uno specialista che conosca gli strumenti più efficaci per curare questi disturbi. un disturbo depressivo. Psichiatri e ricercatori hanno finora privilegiato nello studio delle sequele neurobiologiche al trauma. Molti altri quadri sintomatologici potrebbero essere secondari ad un evento traumatico quali un disturbo psicotico breve.una persona. TERAPIA FARMACOLOGICA PER IL DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS Stando alle più attuali definizioni tali disturbi comprendono principalmente due quadri sintomatologici che sono il Disturbo Post-traumatico da Stress ed il Disturbo Acuto da Stress. l'Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR). questa deve essere percorsa con uno specialista esperto nella cura dei disturbi che nascono in seguito alla esperienza di eventi traumatici. 2. 32 . alcuni tipi di psicoterapia ipnotica. rende utile il trattamento farmacologico nel PTSD per attenuare le complicanze del disturbo e per favorire o rendere possibili eventuali trattamenti psicoterapici che talvolta in condizioni di acuta sofferenza sono impossibili o necessariamente limitati ad un generico sostegno. IL DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD) La terapia farmacologica del PTSD è attualmente consigliata sulla base dei dati di ricerca che mostrano come vari sistemi psicobiologici siano sregolati nei pazienti affetti da PTSD. Qualunque strada si voglia seguire. 3. La ricerca scientifica sull'argomento indica che tra gli approcci più efficaci per la psicoterapia del PTSD si devono segnalare i seguenti: 1. Inoltre la frequente co-presenza di complicanze del disturbo quali la depressione ed il panico. il Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD) ed il Disturbo Acuto da Stress perché costituiscono il modello psicopatologico base per capire più facilmente cosa effettivamente succede. patologie che rispondono bene alle terapie farmacologiche. Questo non vuol dire che tutta la psicopatologia che si manifesta in individui esposti a eventi traumatici debba rientrare necessariamente in questi due quadri. alcuni tipi di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

I disturbi somatoformi sono i seguenti: • Disturbo di somatizzazione • Disturbo somatoforme indifferenziato • Disturbo di conversione • Disturbo algico • Ipocondria • Dismorfofobia corporea • Disturbo somatoforme non altrimenti specificato Generalmente questi disturbi rientrano nell’ambito di una grave nevrosi. ossessivi. In questa sezione sono descritti alcuni problemi psicologici che sono accomunati da una importante componente di sintomatologia fisica. Infatti il conflitto nevrotico che l’utente non riesce a mentalizzare è stato spostato sul piano somatico. dunque. Fanno parte di questa categoria di disturbi il Disturbo di Somatizzazione. pertanto svolge una funzione eminentemente pratica: serve a raggruppare tutti i disturbi. La ragione per cui si è scelto di raggruppare un gran numero di diversi disturbi nella grande categoria dei Disturbi Somatoformi. dalla presenza di alterazioni fisiche. di escludere l'eventuale presenza di una malattia fisica occulta. o depressivi. l'Ipocondria. Il termine “Disturbi somatoformi”. dal Disturbo Ossessivo Compulsivo o dal Disturbo Depressivo. il Disturbo da Dolore cronico.CAPITOLO IV DISTURBI SOMATOFORMI I disturbi somatoformi hanno in comune il fatto che il soggetto esprime il disagio psichico attraverso il corpo (in greco soma). I sintomi dei disturbi somatoformi possono essere combinati con sintomi ansiosi. Il Disturbo da conversione. La gravità del disturbo è indicata dalla difficoltà di simbolizzare il confitto. che richiedano di essere differenziati dai disturbi organici. 33 . ma sono distinti dal Disturbo di Panico. anche molto diversi tra di loro. Oggi si tende a raggruppare con il termine molto generale di Disturbi Somatoformi un insieme di disturbi in cui siano presenti dei sintomi fisici che lasciano pensare alla presenza di malattie organiche. Talvolta la somatizzazione può rappresentare una difesa estrema prima di uno scivolamento psicotico. non dipende da qualche comune meccanismo. Il Disturbo da Dismorfismo corporeo. se non parzialmente. ma non possono essere spiegati. ma dalla necessità di effettuare una accurata valutazione medica e.

cioè nella parte bassa del torace sotto le costole. A queste categorie. sebbene gli accertamenti medici lo escludano. senza che vi sia alcuna malattia che ne giustifichi la presenza o l’intensità. In caso contrario. 3. 5. Ipocondria. e veniva attribuito a movimenti della milza. Al tempo degli antichi greci si riferiva ad un dolore "ipocondriaco". il trattamento si basa sul trattamento del disturbo di base. caratterizzata da intensa preoccupazione o paura di essere affetti da una malattia grave. Questo disturbo si basa su una interpretazione inadeguata o esagerata di sensazioni o sintomi fisici. che fanno pensare ad un disturbo neurologico. o da altri disturbi mentali. 34 . l'Ipocondria è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e persistente di essere affetti da una malattia grave. da un Disturbo di Panico. da un Disturbo Ossessivo Compulsivo. L'Ipocondria viene diagnosticata quando le preoccupazioni relative alla salute non dipendono da un Disturbo d'Ansia Generalizzata. Disturbo da dismorfismo corporeo. ma che dipendono interamente da meccanismi psicologici. Disturbo da Dolore in cui la persona richiede l’attenzione dei medici per la presenza di un dolore. da un Disturbo Depressivo. Disturbo da Somatizzazione (la vecchia isteria) in cui sono presenti sintomi fisici di vario genere. Classificato tra i Disturbi Somatoformi. in cui è presente una preoccupazione rispetto ad un difetto completamente immaginato o palesemente esagerato dell’immagine corporea. Disturbo da Conversione in cui sono presenti sintomi di tipo neuro motorio (paralisi) o sensoriale (anestesie o parestesie). Tratteremo inoltre a parte due problemi molto frequenti che possono trarre in inganno dal punto di vista diagnostico: le vertigini e gli acufeni IPOCONDRIA Dal greco hypo (sotto) e chondros (cartilagine). Questa preoccupazione si basa su una interpretazione distorta o esagerata di segni e sintomi fisici.I disturbi somatoformi sono dunque molto diversi tra di loro e rientrano nelle seguenti categorie: 1. il riconoscimento dell'Ipocondria come disturbo autonomo ha origini molto antiche. 2. 4. i clinici aggiungono altri due disturbi residuali: il Disturbo Somatoforme Indifferenziato e d il Disturbo Somatoforme non Altrimenti Specificato allo scopo di comprendere una serie di manifestazioni e disturbi di tipo somatoforme che non rientrano nelle categorie precedenti.

Se invece si insiste nel dire semplicemente che il problema è psicologico e NON è del corpo. 35 . ma ugualmente inefficaci dal punto di vista terapeutico: 1. si cerca di convincere la persona che il disturbo non è medico. si concede troppo spazio agli accertamenti medici 2. Questo tipo di lavoro psicoterapeutico viene svolto nell'ambito di un intervento cognitivo comportamentale. si trascura il vero problema psicologico che consiste proprio in una interpretazione deformata delle sensazioni e delle manifestazioni del corpo. si entra in una spirale negativa di malintesi per cui anche la rassicurazione più esplicita può essere interpretata come una conferma di malattia.TRATTAMENTO Il continuo ricorso agli accertamenti medici fa sì che frequentemente si commettano due errori opposti. Se si cede alla costante richiesta di rassicurazioni. entrambi gli atteggiamenti sono dannosi. ma deve anche prevedere un lavoro importante sulle interpretazioni delle sensazioni e delle manifestazioni del corpo. Purtroppo. Il trattamento deve pertanto basarsi su un'accurata indagine medica. ma psicologico.

• Distorsione riguardo a come il soggetto vive il peso e la forma del corpo (alterata percezione dello schema corporeo) che in. è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale. I sintomi sono i seguenti: • Amenorrea ossia assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi (sintomo esclusivo solo dell’anoressia). In genere il peso è di 15.12 kg in meno rispetto a quello normale. Spesso nell’anoressia si nota la tendenza a effettuare sforzi fisici. 36 . corse e vari esercizi ginnici nella convinzione che tali comportamenti facilitino l’espulsione dello scarso cibo assunto. enteroclismi e diuretici possono essere presenti sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa. secondo il DSM-IV. • Con restrizioni: in questo caso il soggetto si è limitato a ridurre rigidamente l’assunzione di cibo senza adottare le modalità di condotte espulsive come il vomito. • Rifiuto di mantenere il peso corporeo normale minimo. sminuzzamento) Domina l’eccessivo investimento sul cibo (per esempio il soggetto ne parla sempre). è che il vomito provocato e l’uso di lassativi.fluiscono eccessivamente sull’autostima o rifiuto di riconoscere l’attuale condizione di sottopeso. onde evitare equivoci diagnostici. o senza praticare regolarmente le abbuffate. i purganti e i diuretici. ANORESSA NERVOSA CRITERI DIAGNOSTICI La caratteristica dell’anoressia nervosa. Il dimagrimento è stato repentino a causa di una dieta ed e iniziato da almeno 5 mesi. Predominano condotte ossessive legate al cibo (per esempio nascondimento. Un altro aspetto non di rado presente è il lavarsi fino a scorticarsi e la fissazione di mandare via lo sporco. • Intensa paura di ingrassare pur vivendo la condizione fisica di sottopeso. Inoltre un aspetto da tenere presente. Questa sezione di disturbi comprende due categorie specifiche: l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Il DSM-IV specifica il sottotipo. La caratteristica essenziale comune a entrambi i disturbi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.CAPITOLO V DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE Il DSM-IV definisce disturbi dell’alimentazione quei disturbi caratterizzati dalla presenza di evidenti alterazioni del comportamento alimentare.

Infatti la prima relazione che un essere umano ha con la madre. Si potrebbe strutturare così una personalità indefinita. le modalità comunicative e le dinamiche all’interno del sistema familiare. Secondo una concezione psicodinamica sarebbe basilare esplorare la fase orale dello sviluppo psicosessuale. i sottosistemi. il livello di autostima. clisteri. il processo di separazioneindividuazione. Per accertare la gravità del disturbo. base della costruzione della propria identità e femminilità. alla corporeità. le tematiche legate alla simbiosi. perché ancora confusa nel legame simbiotico. Questo gioco di potere si traduce in una sfida estenuante contro se stessi (i propri piaceri. l’abbigliamento e tutto ciò che contribuisce all’immagine esteriore. Non a caso appaiono ridotte le forme femminili come il seno e vi è la presenza di amenorrea. è opportuno conoscere da quanto tempo è presente la sintomatologia e l’eventuale compromissione delle aree di funzionalità generale della persona. che soffre di senso di Inadeguatezza e di vulnerabilità nei confronti del giudizio esterno. È interessante anche conoscere le regole. Si potrebbe creare così un’equazione inconscia madre = cibo. ma che riconferma invece paradossalmente questo legame atavico. Spesso le persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione provengono da un sistema invischiato. la percezione di sé. o chi ne fa le veci. Frequentemente il nucleo appare desideroso di riconoscimento sociale e quindi tenta in ogni modo di dare un’immagine di sé favorevole. 37 . il modo in cui è stata introiettata l’imago materna con le eventuali pulsioni aggressive a essa associate. alla femminilità.. il soggetto oltre a procedere nella drastica. meticolosa riduzione del cibo si dedica anche alle abbuffate seguite da condotte di eliminazione (vomito. invece. tanto da dover cercare sempre di evitarlo e di controllare i forti impulsi verso di esso. purganti. sistematica. alla definizione dell’identità sessuale. diuretici. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Gli aspetti da esplorare riguardano la relazione oggettuale. che ostacola il processo di svincolo e di individuazione dei suoi membri. L’anoressica rifiuta il cibo come rifiuta la dipendenza verso la madre in una forma di ribellione all’insegna della forza e dell’autonomia.• Cori abbuffate/Condotte di eliminazione: in questa situazione. Appaiono quindi di vitale importanza aspetti come i voti scolastici. l’arredamento della casa. i ruoli.). in quanto potrebbero esservi della gravi fissazioni da superare. Perciò il rifiuto del cibo potrebbe essere collegato a un rifiuto e a una reattività verso l’imago materna introiettata. che finisce però per riconfermare lo stato di dipendenza. desideri e bisogno di attaccamento) e contro il mondo.. è attraverso l’allattamento. Infatti la donna dipende dal cibo molto di più della media delle persone.

come spesso accade. . . sostituire le regole disfunzionali con quelle funzionali e gestire costruttivamente la crisi per affrontare un nuovo ciclo vitale. per esempio. Sarebbe. in particolare l’anoressia di tipo restrittivo. rafforzare la figura paterna se.immaturità dell’immagine corporea. PSICOTERAPIA ANORESSIA L’anoressia nervosa consiste in uno stato di malnutrizione cronica di varia intensità. appare evidente l’importanza di sviluppare altre forme di interesse e di investimento sul reale e promuovere un’apertura verso l’affettività. per 38 .dipendenza ambigua e/o ambivalente. è periferica. Anche il sistema in cui sono inseriti spesso appare chiuso agli scambi con l’esterno. Un’altra fonte di difficoltà nel trattamento dell’anoressia consiste nel fatto che nella maggior parte dei casi il soggetto non riconosce il proprio disturbo e quindi è scarsamente motivato al lavoro terapeutico. L’anoressia mentale appare essere il disturbo alimentare più resistente al cambiamento. . ma generalmente conservato per gli altri aspetti. definirlo.A questo proposito è importante sapere se il soggetto conserva altre forme di investimento oltre quello attuato sul cibo. L’obiettivo è quello di favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema invischiato. Se si considera che l’anoressica riduce ed esaurisce la sua esistenza intorno a due tematiche centrali concernenti il corpo e il cibo. È anche opportuno favorire un processo di rielaborazione delle tematiche centrali del disagio. associata ad un assetto psichico caratterizzato da: . strutturarlo maggiormente. poiché il livello di motivazione alla guarigione è molto basso.meccanismi di difesa primitivi. migliorare la percezione e l’investimento nella realtà. quello che viene considerato un problema clinico oggettivo . In letteratura un approccio terapeutico condiviso è quello sistemico familiare.immaturità della differenziazione sessuale e di genere. opportuno anche conoscere la vita affettiva e sessuale del soggetto (in genere è presente un ritiro da essa). Sarebbe perciò opportuna una terapia supportivo-espressiva poiché è necessario inizialmente supportare l’Io per rafforzano.la diminuzione del cibo -. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Il rapporto con la realtà è alterato per quanto riguarda la percezione dello schema corporeo. promuovere la circolarità di una comunicazione chiara. Un ostacolo nel lavorare con questo tipo di pazienti consiste nell’eccessivo ripiegamento narcisistico interno che rende difficoltoso l’investimento nella relazione terapeutica.

psicoterapeuti). In questo modello infatti viene fatta una distinzione tra: . Anche in questo caso i trattamenti più frequentemente utilizzati e che hanno un ottimo riscontro nella pratica clinica sono la psicoterapia strategica. a seconda del tipo di risposta che si ottiene a queste prime manovre. Secondo e terzo stadio: nel caso in cui la sintomatologia non si sblocchi e si scopra che dietro ad un’anoressica sacrificante si nasconda in realtà un’astinente. Viene attuata una vera e propria "prescrizione del sintomo": si tratta di un intervento paradossale che mette la persona nell’incapacità di aderire alla prescrizione. suo malgrado. ma con grande difficoltà nella gestione delle emozioni. il trattamento dell'anoressia deve essere effettuato in regime di ricovero o in day-hospital.Quarto stadio (ultima seduta): l’obiettivo è consolidare l’autonomia personale della paziente 39 . la ragazza. può essere un fattore importante di mantenimento del disturbo. primo stadio: il primo intervento è la "connotazione positiva del sacrificio". medici. la terapia cognitivo comportmantale e l’EMDR. e deve sempre occuparsi anche dell’intervento sul sistema familiare che spesso. in questo caso il suo disturbo ha l’obiettivo di tenere insieme la coppia. . psichiatri.anoressica astinente: è la tipologia più frequente. Successivamente. È fondamentale stabilire una relazione affettiva molto intensa con la ragazza e procedere con interventi perturbativi sulle emozioni (vedi oltre). mediante l’astinenza riescono gradualmente a provocarsi una reale e progressiva anestesia percettiva ed emotiva.anoressica sacrificante: la persona comincia ad entrare in crisi e a mostrare la sintomatologia in concomitanza di una una particolare situazione familiare. PSICOTERAPIA STRATEGICA La psicoterapia strategica ha strutturato due protocolli di intervento diversificati sulle tipologie della paziente. L’organizzazione del trattamento dell’anoressia include l’identificazione di un team di specialisti (dietisti. c. si sente incastrata all’interna di una coppia genitoriale in crisi e molto conflittuale. Si tratta di solito di ragazze molto intelligenti e molto sensibili. qualora necessario. se necessario. si procede alla rapida conclusione della terapia oppure. la terapia procede seguendo il protocollo delle astinenti (vedi oltre).le anoressiche è invece l’obiettivo primario da raggiungere. b. proprio perché prescrive qualcosa (un comportamento sintomatico) che di per sé è vissuto come spontaneo e irrefrenabile. Nelle prime fasi l’intervento è di tipo sistemico familiare. ad esempio. Protocollo di trattamento dell’anoressia sacrificante È il tipo di anoressia più facile da trattare. si prosegue il trattamento seguendo il protocollo dell’ anoressia astinente: a. focalizzato sulla riorganizzazione della comunicazione all’interno della famiglia. ovvero la definizione in positivo del ruolo del disturbo della ragazza all’interno della famiglia.

Dopo aver indagato la natura del problema e individuato le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla ragazza e dalla famiglia.Prescrizioni familiari: si chiede ai genitori di amplificare ed esasperare il problema della paziente. in ciò che la persona fa nel corso della sua giornata. un cambiamento minimale (da aumentare gradualmente). mostrando rispetto per la sua scelta e apprezzamento per le sue capacità.mediante una spiegazione dettagliata del processo terapeutico svolto e delle strategie utilizzate con l’obiettivo di consolidare l’autonomia e l’autostima dell’individuo. La persona arriverà a comportarsi spontaneamente "come se" si sentisse desiderata. e alla costruzione di una relazione che abbia il sapore dell’esclusività. Terzo stadio. Si evita di persuaderla a mangiare. con il conseguente stabilirsi di un equilibrio psicologico nuovo e più elastico. e la definitiva risoluzione del problema presentato. Si guidano i genitori ad assumere progressivamente una posizione di vera e propria frustrazione e squalifica del sintomo. il terapeuta passa alle seguenti strategie di intervento: . A questo punto spesso la ragazza ricomincia a mangiare. . . Protocollo di trattamento dell’anoressia astinente L’intervento terapeutico con le anoressiche astinenti mira al "perturbamento emotivo" e al recupero della capacità di lasciarsi andare alle sensazioni piacevoli. 40 . Si lavora anche sugli atteggiamenti interpersonali mediante la prescrizione del "come se". Lo scopo centrale di questa fase della terapia è l’acquisizione di nuovi repertori di percezione e reazione nei confronti della realtà da parte della paziente. chiedendo loro di evitare di intervenire e di parlare del problema. per poi occuparsi del loro rapporto con il cibo: Primo stadio: la fase iniziale della terapia è mirata alla costruzione di un’alleanza verbale e non verbale con la ragazza. Secondo stadio: la terapia procede su due fronti: da un lato l’intervento "perturbativo" sull’anoressica.prescrizione dell’ "epistolario notturno": si invita la ragazza di scrivere ogni sera una lettera iniziandola con "Caro dottore…" in cui sarà liberà di dire tutto ciò che vuole. . e che poi consegnerà al terapeuta.Prescrizione della "fantasia del miracolo": si chiede alla paziente di fare tutte le mattine una fantasia magica in cui immagina che il suo problema sparisca come per miracolo. Dopo aver congedato la paziente si prescrive alla famiglia la "congiura del silenzio".interventi sul recupero della femminilità. dall’altro le prescrizioni ai familiari: . Quarto stadio: si esegue ciò che è stato riferito in merito alle anoressiche sacrificanti.Ricostruzione e blocco delle "tentate soluzioni" familiari: in questa fase è importante la partecipazione della famiglia o almeno della madre. una tecnica orientata al positivo e finalizzata a introdurre.

queste persone. eliminando i fattori di mantenimento. infatti. come ad esempio controllo dell’alimentazione. si valutano in modo esclusivo o predominante sulla base del peso o delle forme corporee. sia degli aspetti disfunzionali propri del disturbo in questione.Normalizzare il peso corporeo. .Individuare e modificare gli schemi di autovalutazione disfunzionali. gli obiettivi terapeutici dell'EMDR sono i seguenti: .aiutare le pazienti a sviluppare e mantenere la motivazione che. .Pensieri negativi su di sé. quali pesarsi di continuo. 41 . bassa autostima. quali la percezione della fame anche in presenza di crampi gastrici. . tendono a vedere la perdita di peso come un obiettivo da raggiungere e non come un problema. tagliuzzarlo in piccoli pezzi. o del controllo dell’alimentazione .incrementando le abilità di Assertività e di Problem Solving. ispezionarsi continuamente davanti allo specchio.sviluppo di risorse positive in sostituzione di quelle mancanti. . di solito. . rielaborando gli eventi di vita che hanno contribuito a crearli. alle forme corporee e al controllo dell’alimentazione. L’intervento specifico sul disturbo prevede il lavoro su: . quali pesare più volte il cibo.Perfezionismo. . . .Individuare i fattori di mantenimento aggiuntivi quali: perfezionismo. Come per gli altri disturbi alimentari. è bassa.Individuare e modificare i comportamenti "di compenso".interventi di riduzione dello stress attraverso l’insegnamento di tecniche di rilassamento e autocontenimento. infatti.Gravi disturbi dell’immagine corporea e nel modo di vedersi. intolleranza alle emozioni. problemi interpersonali.individuazione e lavoro su eventi traumatici o situazioni di conflitto vissute come minacciose. . EMDR L’EMDR nel trattamento dei disturbi alimentari si occupa sia dei fattori predisponenti che di quelli scatenanti che possono aver favorito l’insorgenza del disturbo (come. ad esempio.Errata interpretazione di stimoli interni ed esterni.TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE Gli obiettivi della terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento dell'anoressia nervosa sono i seguenti: . comportamenti di controllo del corpo. . comportamenti di evitamento dell’esposizione del corpo. eventi traumatici).Ridurre l’eccessiva importanza attribuita al peso. che in alcune persone arrivano fino all’isolamento sociale.

• Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano almeno due volte alla settimana per un minimo di tre mesi.Scarso concetto di sé. . Infatti spesso il tempo privilegiato per le «abbuffate» ha un significato. • Senza condotte di eliminazione: in questa situazione. lassativi. poiché si tratta di approcci che si integrano facilmente e che hanno metodiche e obiettivi comuni.Imparare a tollerare gli stati emotivi negativi. secondo il DSM-IV. enteroclismi. Come in altri disturbi alimentari. o vari altri farmaci. a divorare il cibo e mangia molto più di quello che mangerebbe una persona normale nello stesso periodo di tempo e nelle medesime circostanze. . • Le abbuffate avvengono in un periodo definito di tempo (per esempio due ore) in cui il soggetto prova un impulso irrefrenabile. talvolta. diuretici). lassativi. 42 . il trattamento cognitivo comportamentale e l’EMDR possono essere utilizzati come una terapia combinata. le diete troppo rigide. o addirittura i digiuni. il soggetto alterna comportamenti come il digiuno e l’esercizio fisico esagerato senza però praticare regolarmente le condotte espulsive (vomito. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Le informazioni da raccogliere sono molto simili a quelle sopra elencate per l’anoressia nervosa. come il vomito autoindotto. • L’autovalutazione della persona è fortemente condizionata dal peso e dalla forma del corpo. avere un peso corporeo normale che trae in inganno l’osservatore. diuretici o altri farmaci. è caratterizzata da : • Ricorrenti episodi di «abbuffate» • Da modalità inappropriate (condotte compensatorie) per smaltire ed espellerequanto ingurgitato al fine di evitare l’aumento di peso. l’uso di lassativi. invece.. Il DSM IV specifìca il sottotipo. In particolare è opportuno sapere da quanto tempo e con quale frequenza si verificano le «abbuffate» e in quali momenti della giornata e condizioni si manifestano maggiormente. diuretici. e pertanto non gestibile. BULIMIA NERVOSA CRITERI DIAGNOSTICI La bulimia nervosa.Relazione tra perfezionismo e autostima. Il soggetto può. • Con condotte di eliminazione: in questo caso il soggetto si autoprovoca il vomito e/o usa in maniera smodata e inadeguata enteroclismi. l’eccessivo esercizio fisico.

di abitudini scorrette e nocive alla salute.IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Il tipo di intervento terapeutico consigliabile è simile a quello descritto per l’anoressia nervosa. Non a caso alcune anoressie quando sono in fase di risoluzione assumono un atteggiamento bulimico indice di un allentamento del rigido controllo sulle pulsioni. Quindi si mira a promuovere lo sviluppo del processo di svincolo e di autonomia. indirizzato alla cura dell’obesità associata al disturbo da alimentazione incontrollata. Tra i membri del sistema vi è un livello di confusione e contrapposizione molto forte. segno di un disturbato rapporto con la realtà e di una minaccia all’integrità dell’Io. la psicoterapia (specie cognitivo comportamentale) e l’attività fisica. Nel caso della bulimia inoltre appare più semplice l’instaurazione dell’alleanza terapeutica. Perciò gli obiettivi terapeutici consistono nel favorire la definizione dei confini generazionali e il processo di separazione-individuazione e di differenziazione dei membri del sistema. • Psicoeducazione: offrire una serie di informazioni relative agli aspetti più importanti del problema alimentare. le difficoltà. Dato che i problemi sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa sono strettamente legati alle dinamiche familiari e che l’utente appare ancora dipendente dalla famiglia di origine. simbiosi e aggressività. Si tende a rafforzare l’Io minacciato e ad aumentare il livello di autostima. Il supporto iniziale è necessario in quanto vi è un’alterazione nella percezione dello schema corporeo. come: il pericolo delle oscillazioni di peso. le ambivalenze e le paure nell’affrontare il problema del comportamento alimentare. e maggiore la consapevolezza del proprio disturbo e la motivazione al trattamento terapeutico. • Intervento motivazionale: analizzare le motivazioni che spingono alla terapia. L’obiettivo clinico iniziale è quello di raggiungere e mantenere un calo ponderale utile per quanto riguarda l’aspetto medico e successivamente il mantenimento di tale peso. 43 . sarebbe consigliabile una terapia familiare sistemica. di diete drastiche. In genere la prognosi è maggiormente favorevole rispetto all’anoressia nervosa. indispensabile per eseguire l’intervento. può prevedere un piano terapeutico che consideri i seguenti aspetti. PSICOTERAPIA BULIMIA I cardini sui quali si fonda generalmente il trattamento clinico dell’obesità e i programmi di controllo del peso sono la consulenza. Se la famiglia non è disponibile potrebbe essere utile una terapia sistemica di gruppo e in particolare una terapia supportivo-espressiva. In seguito sarà opportuno elaborare le tematiche di dipendenza. la dieta. L’intervento psicologico di matrice cognitivo comportamentale. La famiglia appare molto invischiata.

attraverso la definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere. valutare l’efficacia dell’intero processo. emozioni negative o positive) che conducono ad una ricaduta. situazioni sociali. • Prevenzione delle ricadute: individuare. le cause (per esempio. riporre il cibo.• Automonitoraggio delle proprie abitudini alimentari e comportamentali: l’auto raccolta di dati e osservazioni personali. gestione delle conseguenze positive e negative dei propri comportamenti. talvolta irrazionali. le proprie specifiche esigenze. etc. valutare l’efficacia delle possibili soluzioni. attraverso l’uso di un diario giornaliero. scegliere la soluzione che appare migliore e metterla in atto. biologici. cognitivi ed emotivi che mantengono un comportamento alimentare disfunzionale o scorretto. • Modificazioni comportamentali. al fine di stabilire gli aspetti ambientali. per poi saper meglio gestire. relazionali. preparare il cibo. • Tecnica di problem solving: identificare e definire il problema. sviluppo di azioni incompatibili con quello problematico. • Ristrutturazione cognitiva: ristrutturazione di pensieri disfunzionali. elaborare diverse possibilità di soluzione. in termini di comportamenti osservabili: controllo degli stimoli ambientali che inducono il comportamento problematico. gestire il dopo pranzo. mangiare. • Tecniche di autocontrollo. 44 . che mantengono il comportamento scorretto. inerenti abitudini frequenti come: fare la spesa.

istrionico e narcisistico. inaffidabili. della lealtà di un collega ecc. poiché ciò lo renderebbe fragile di fronte a un 45 . Egli è incapace di lasciarsi andare affettuosa. ad evitare qualsiasi forma di confidenza con gli altri. si vede spesso vittima di un complotto e qualsiasi gesto o parola anche banali per lui assumono il significato di una minaccia nascosta. Gli individui con questi disturbi spesso appaiono imprevedibili. La sua sospettosità lo spinge a chiudersi sempre di più in se stesso. Azioni e gesti innocenti vengono interpretati come volutamente malevoli. Non bisogna confondere un disturbo dell’umore con manifestazioni psicotiche con i sintomi paranoidi che si manifestano esclusivamente durante il decorso della schizofrenia. Gli individui con questi disturbi spesso presentano atteggiamenti eccentrici o comunque fuori dal comune GRUPPO B Il gruppo B include i disturbi di personalità antisociale. borderline. Secondo il DSM-IV il soggetto vive in un clima continuo di sospetto e di diffidenza immotivati nei confronti degli altri (per esempio dubita della fedeltà del partner sessuale. Il paranoide si sente in uno stato di continuo pericolo. dipendente e ossessivo-compulsiva. impulsivi. Se tali criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia si tratta di un «disturbo paranoide di personalità (premorboso)». ma non quelli per uno specifico disturbo incluso nella classificazione. Gli individui con questi disturbi appaiono spesso paurosi. Il paronoide generalmente descrive le sue relazioni in termini distaccati. GRUPPO A Il gruppo A include i disturbi di personalità paranoide.CAPITOLO VI DISTURBI DI PERSONALITÀ I disturbi di personalità sono raccolti in tre gruppi dal DSM-IV.). Nel disturbo di personalità non altrimenti specificato i sintomi soddisfano i criteri per un disturbo della personalità.mente nelle relazioni. Egli prova un rancore sordo verso gli autori di presunte azioni offensive e non riesce a perdonare e quindi a vivere rapporti socialmente e affettivamente sereni. schizoide e schizotipico. DISTURBI DI PERSONALITÀ DEL GRUPPO A DISTURBO PARANOIDE DI PERSONALITÀ CRITERI DIAGNOSTICI Chi è affetto da tale disturbo vive in un clima di continui sospetti e di sfiducia. GRUPPO C Infine il gruppo C include i disturbi di personalità evitante. Qualsiasi motivazione e azione altrui viene interpretata come minacciosa.

È importante quindi esaminare vari aspetti che potrebbero fornire delle chiavi determinanti per la comprensione dello sviluppo del disturbo: il tipo di legame oggettuale. Così il paranoide appare rigido. Pertanto ha bisogno di tenere tutto e tutti sotto controllo. Pensieri e sentimenti pericolosi o spiacevoli vengono scissi da quelli positivi.menti) che potrebbero 46 . Questo stile difensivo consente all’individuo di salvaguardare autostima e contenuti positivi dagli aspetti cattivi del Sé. Importante è anche conoscere le regole e lo stile comunicativo familiare (presenza di eventuali doppi messaggi e nascondi.. (per esempio amico. ma lui ritiene di non essere disturbato e che i suoi problemi si risolverebbero se cambiassero gli altri che lo perseguitano. proiettati fuori di sé e attribuiti agli altri. timore che è verosimilmente indice di una profonda insicurezza generata da una bassa autostima. ma lo è l’interpretazione di essa. i contenuti aggressivi. Spesso i pensieri si susseguono in maniera lucida e coerente partendo però da una premessa sbagliata dovuta a un’erronea interpretazione del dato reale. mentre nella schizofrenia si evidenzia un grave problema di destrutturazione. la rappresentazione dell’oggetto interno. L’organizzazione di pensiero e di comportamento appaiono strutturati. Spesso è inviato in terapia dalle persone che non lo tollerano più (per esempio moglie o capo ufficio). che vengono controllati tenendo a bada l’ambiente su cui sono proiettati. collega) vengono analizzati. dove il paranoico esprime maggiormente il suo disturbo. le parti del Sé minacciose proiettate all’esterno e il modo in cui sono state vissute le fasi dello sviluppo. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Appare opportuno esplorare le varie aree di funzionalità della persona e in modo particolare quella relazionale (comportamento sociale. Differenza con la Schizofrenia: a differenza dello schizofrenico il paranoico possiede una percezione dell’ambiente precisa. Il soggetto vive in uno stato di continua tensione sempre pronto a sventare attacchi e complotti. con particolare attenzione a eventuali fissazioni anali dove predomina la tematica del controllo. affettivo e sessuale). gli atteggiamenti genitoriali. È incapace di portare avanti relazioni durature nel tempo. partner.eventuale attacco. Appare quindi evidente il terrore di un controllo esterno percepito come lesivo della propria identità personale e autonomia. scrutati in ogni minimo gesto per trovare le prove dei loro complotti e tradimenti. riservato e guardingo. consapevole che anche un minimo particolare sfuggito può farlo cadere in trappola. Tutto ciò ha un significato di protezione e di sopravvivenza psichica e per questo non può assolutamente essere messo in discussione. Gli altri. eventuali «tradimenti» atavici. La realtà non è distorta in se stessa.

aver contribuito allo sviluppo della sospettosità. In genere infatti non si rivolge allo psicologo spontaneamente e considera i suoi problemi provocati solo dai comportamenti altrui. in quanto egli potrebbe pensare che il terapeuta lo perseguita. Appare essenziale favorire lo sviluppo dell’autostima e della fiducia di base e l’interiorizzazione di un oggetto buono stabile in grado di contenere l’aggressività e riparare gli oggetti persecutori. Il rapporto con la realtà è decisamente alterato in modo rigido. L’intervento sistemico dovrebbe mirare a sostituire le regole disfunzionali con quelle funzionali. Per i motivi sopra esposti è opportuno quindi applicare una terapia supportiva. Nel trattamento della paranoia vi sono diversi obiettivi importanti e strettamente correlati in sede di terapia. Alcune condizioni sono essenziali per il raggiungimento di questi obiettivi terapeutici. Si consiglia quindi di chiedere da chi l’utente è stato inviato e per quali ragioni. Inoltre il terapeuta è visto con sospettosità e diffidenza. Una terapia consigliabile è quella sistemica familiare o terapia di gruppo a orientamento sistemico sempre di carattere supportivo. Nell’analisi della domanda bisogna porre attenzione al fatto che solitamente il paranoico non è consapevole del suo disturbo. al fine di favorire un processo di strutturazione e integrazione dell’Io e di correggere l’erroneo rapporto con la realtà. Premature interpretazioni irrigidirebbero le difese del soggetto. Per esempio è importante che il terapeuta non si 47 . diretta. Il transfert che potrebbe instaurare il paranoico nella terapia individuale presenterebbe probabilmente aspetti estremamente problematici. affinché il paziente possa approdare a un modo di pensare e di rapportarsi agli altri più elastico. esente da ambiguità e favorire la canalizzazione e gestione dell’aggressività insita nel nucleo. IPOTESI DI INTEREVENTO TERAPEUITICO Il trattamento terapeutico è arduo in quanto il soggetto non considera i problemi provenienti da se stesso e quindi non è motivato all’intervento. pertanto l’Io non funziona come giudice e mediatore della realtà. promuovere la circolarità di una comunicazione chiara. Quindi il soggetto ha difficoltà ad aprirsi e talvolta vi è il rischio di atti violenti. L’approccio sistemico è indicato in letteratura per questo disturbo. Sicuramente il paziente costruirà questa fantasia anche sui membri di un gruppo ma in tal caso sarà più diluita e contenuta in quanto si verificheranno i transfert incrociati e le informazioni di ritorno saranno più consistenti. Un aspetto riguarda il superamento della scissione e l’integrazione armonica dei sentimenti d’amore e di odio verso lo stesso oggetto.

APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Appare evidente il fatto che l’individuo in esame ha ritirato la libido. empatizzare i bisogni di proiezione del paziente e il suo stato umorale di continua tensione derivato dal percepire una situazione di pericolo da controllare. DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITA’ CRITERI DIAGNOSTICI I soggetti che vivono questo disturbo mostrano un’espressione dell’emozionalità estremamente limitata e un marcato distacco nelle relazioni sociali. • L’emotività appare compressa e appiattita rendendolo sempre più rigido e chiuso in sé. Un’altra condizione importante è quella di far sperimentare Sembrerebbe opportuna una consulenza psichiatrica per un eventuale trattamento farmaceutico da accompagnare alla psicoterapia. Il terapeuta dovrebbe. Questo alimenterebbe nell’utente l’aggressività e la paura di essere minacciato. Il disturbo potrebbe rientrare nell’area psicotica. • Egli mostra un carattere chiuso che lo porta ad appartarsi e ad agire in solitudine. di distacco dalla realtà e di ripiegamento interno 48 . e quali eventuali bisogni sono rimasti frustrati e inespressi. gli interessi e i desideri dal mondo esterno. Quindi l’ambiente circostante non viene percepito come una possibile fonte di investimento.senta offeso o costretto in difesa a causa dell’atteggiamento aggressivo e pronto all’attacco che spesso assume il paziente. Per definire il livello di gravità del disturbo. invece. Il soggetto deve presentare almeno quattro di questi sintomi descritti dal DSM-IV: • Il soggetto anche se fa parte di un nucleo familiare non prova alcun interesse nel partecipare a esso né ad altre relazioni affettive o sociali. L’atteggiamento del terapeuta è importante per la costruzione dell’alleanza terapeutica e per favorire la verbalizzazione dei contenuti persecutori. forse perché vissuto come incapace di accogliere le istanze del soggetto. Se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia si perviene a una diagnosi di disturbo schizoide di personalità premorboso. Per comprendere lo sviluppo del disturbo sarebbe quindi opportuno cercare di individuare cosa ha impedito l’investimento su elementi concreti esterni. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un altro disturbo psicotico. • E’ scarsamente motivato verso una vita sessualmente completa • Non è in grado di provare piacere in quasi nessuna delle attività che svolge • Manifesta un atteggiamento distaccato che sembrerebbe renderlo indifferente sia alle critiche che alle approvazioni degli altri.

l’apertura agli altri e il contatto con i propri contenuti emotivi. alleanze. ruoli. Inoltre le persone con cui l’utente ancora riesce a relazionarsi potrebbero essere utilizzate come una risorsa terapeutica. l’espressione e la soddisfazione degli scarsi interessi rimasti al fine di incrementare l’investimento nella realtà. Una domanda comunque è sempre presente anche se sommessa.appare opportuno valutare le aree di funzionalità della persona. Il trattamento prevede l’analisi delle regole. Un approccio terapeutico idoneo potrebbe essere quello sistemico familiare (qualora la famiglia sia disponibile) o di gruppo. alimentare l’affettività. soprattutto il grado di ritiro socio. l’integrazione e la definizione dell’Io e di promuovere l’investimento su elementi esterni e quindi il collegamento con la realtà. Importante è promuovere lo sviluppo. L’analisi della domanda dell’utente appare problematica in quanto egli mostra un atteggiamento di distacco e una scarsa espressione emozionale. allo scopo di conoscere il livello di compromissione della funzionalità dell’Io. Inoltre si tende a favorire la gestione della crisi in modo costruttivo per realizzare un nuovo equilibrio non più patogeno e 49 . confini presenti nel sistema e la loro ridefinizione in termini di maggiore funzionalità.affettivo (per esempio se comunica almeno con un parente stretto). IPOTESI DI INTERVENTO Appare necessaria una terapia supportiva con l’obiettivo di favorire la strutturazione. Una terapia insieme ad altre persone potrebbe favorire lo sviluppo dell’investimento oggettuale. stile educativo e comunicativo adottato. come lo è una domanda da parte dei familiari. Al fine di conoscere il processo di strutturazione della patologia è interessante anche ottenere dei dati sul modo in cui sono state vissute le diverse fasi dello sviluppo. Il soggetto non manifesta spiccati interessi e presumibilmente emerge una demotivazione verso la terapia. sottosistemi. considerata come parte di quel mondo su cui non vale la pena investire.). Il più delle volte è quindi condotto in terapia da familiari. L’aspetto relazionale può essere una chiave di lettura per esplorare il tipo di legame e di rappresentazione oggettuale. È opportuno quindi evidenziare queste due domande e capire se convergono o divergono. Questi elementi sono utili anche per valutare un eventuale rischio di schizofrenia (il disturbo schizoide può essere premorboso alla schizofrenia) Per conoscere le implicazioni interpersonali dello sviluppo e mantenimento del disturbo è necessario raccogliere informazioni sui rapporti attuali e pregressi con i familiari (per esempio atteggiamenti genitoriali. regole e ruoli presenti nel sistema ecc.

promuovere da un lato il senso di appartenenza e dall’altro l’individuazione dei membri del sistema. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Appare importante raccogliere informazioni sugli stessi aspetti esposti per il disturbo schizoide di personalità. lo stile di pensiero. Spesso pensa di avere doti di percezione insolite che gli fanno scambiare per reali le illusioni corporee. illusioni e pensieri paranoici. • Il pensiero e il linguaggio appaiono confusi. il livello di distacco dalla realtà e di disintegrazione dell’Io. praticare riti esoterici. per esempio. la telepatia e vivere così in un mondo di fantasia alquanto bizzarro. fantasie. anche in questo caso. • Nelle relazioni strette mostra grave disagio e scarse capacità di dialogo. spesso metaforici e stereotipati. richiedere una consulenza psichiatrica per un eventuale intervento farmacologico da affiancare a una psicoterapia supportiva 50 . in aperto contrasto con le norme della cultura di appartenenza. li soggetto potrebbe. Se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia si tratta di un disturbo schizotipico di personalità (premorboso). • Il soggetto vive in un clima di sfiducia e sospetto. confronto e scambio affettivo. le tematiche del disagio. Anche nello schizotipico appare un grave disagio relazionale accompagnato inoltre da un comportamento eccentrico e da distorsioni nel pensiero e nella percezione. Questo permette di comprendere le alterazioni cognitive e percettive. IPOTESI DI INTERVENTO Il tipo di intervento idoneo è lo stesso di quello indicato per il disturbo schizoide di personalità sopra esposto. Anche in questo caso è opportuno valutare se il disturbo può evolversi nella schizofrenia. In particolare è interessante esplorare l’ideazione bizzarra (per esempio attraverso il tipo di linguaggio) con le eventuali credenze magiche. È basilare. Si ritiene opportuna una consulenza psichiatrica per un eventuale intervento farmacologico da affiancare a una psicoterapia supportiva DISTURBO SCHIZOTIPICO DI PERSONALITA’ CRITERI DIAGNOSTICI Il disturbo potrebbe rientrare nell’area psicotica. Tra i sintomi descritti nel DSM-IV si notano : • Opinioni e credenze strani o condizionati da un pensiero di tipo magico. la chiaroveggenza.

Manca quindi un introietto materno positivo. Da un punto di vista psicodinamico è essenziale conoscere il tipo di relazione oggettuale instaurato e quindi esplorare un possibile introietto negativo. L’oggetto ideale diviene così un introietto aggressivo. Già prima dei quindici anni la condotta deve apparire disturbata almeno in tre di questi aspetti: • Incapacità del soggetto di uniformarsi alle regole sociali e di comportarsi quindi in modo legale (per esempio arresti) • Comportamento basato sulla menzogna. il processo di 51 . fonte della fiducia di base e contenitore dei vissuti «cattivi». Questo spiegherebbe l’atteggiamento dell’antisociale di distacco dalle relazioni umane e dai sentimenti frutto del deragliamento dell’esperienza di attaccamento. L’attaccamento emotivo del bambino verso la madre viene deviato in quanto la figura materna è vissuta come un pianeta ostile o indifferente. Contemporaneamente però. • Il soggetto appare irresponsabile e incapace di portare avanti un’attività lavorativa o di studio in modo continuativo o di far fronte a obblighi sociali. • Egli maltratta e druba gli altri con indifferenza senza mai provare alcun tipo di rimorso. l’antisociale si lega agli altri rendendoli vittime della sua violenza allo stesso modo con cui le figure di riferimento si sono legate a lui. legali e finanziari. poiché ogni individuo necessita di un legame dl attaccamento. falsità e attività truffaldine a danno di altri per scopi personali di profitto o di piacere • Impulsività e incapacità progettuale • Aggressività manifestata in scontri fisici. la costruzione del Sé. su cui non vale la pena investire. Il processo di maturazione giunge a una stasi prima che si completi il processo di separazione-individuazione e lo sviluppo della costanza d’oggetto.GRUPPO B DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA’ CRITERI DIAGNOSTICI Lo stile di vita del soggetto è caratterizzato dall’intolleranza delle regole e dalla continua violazione dei diritti degli altri. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Sono vari gli aspetti significativi da indagare sia a livello intrapsichico che a livello di sistema familiare. Secondo il DSM-Iv tale disturbo può essere diagnosticato a partire dai diciotto anni. • Appare così privo di empatia. incuranza della altrui e propria sicurezza. la eventuale difficoltà dell’Io a canalizzare l’Es e a porsi come principio di realtà. Manca una fiducia di base e il genitore è percepito come un estraneo dal quale bisogna proteggersi perché ostile.

la responsabilità sociale. Normalmente comunque il soggetto rimane in carcere a causa della pericolosità sociale e la reiterazione dei reati. le regole vigenti. Nell’istituto di pena potrebbero avvenire degli incontri di gruppo ad approccio prevalentemente supportivo. dall’eventualità che il soggetto possa uscire dall’istituto di pena. È importante favorire la condivisione delle regole. Inoltre è opportuno raccogliere informazione sul tipo di sistema familiare. Qualora sia possibile (quasi mai!). potrebbe essere necessario articolare un progetto alternativo alla detenzione. e per stabilire di conseguenza il livello di responsabilità verso il reato compiuto. Tale programma dipende dalle risorse sia del territorio (per esempio servizi) sia della persona oltre che. Può essere chiesto allo psicologo che tipo di programma di sostegno si può attuare. ma emergono piuttosto rabbiose aspettative di rivendicazione.strutturazione del Super-lo. Spesso l’intervento avviene all’interno delle istituzioni carcerane e il soggetto è inviato dallo psicologo per comprendere se è in grado di intendere e di volere. Bisogna considerare che spesso il colloquio si svolge nel contesto carcerario. Nel caso in cui vi sia la detenzione si prospettano due possibilità. i sottosistemi e il livello di comunicazione. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Si prospetta un progetto di inserimento. Quindi raramente sono presenti i presupposti per un intervento di aiuto. lo sviluppo della dimensione affettivo-relazionale e la percezione degli altri all’interno del gruppo. ovviamente. A. Il problema è quello di trovare un ente affidatario come per esempio la famiglia. un servizio ecc. vissuto come estremamente costrittivo e fonte di insofferenza. 52 . Il soggetto può essere messo in libertà vigilata qualora abbia commesso un primo reato non grave e potrebbe essere richiesta una perizia psicologica per stabilire il grado di pericolosità sociale. In particolare è opportuno esplorare gli atteggiamenti regolativi delle figure genitoriali e lo stile educativo adottato. B. Nell’analisi della domanda difficilmente si individua una motivazione intrinseca al colloquio. i ruoli. la cooperazione. di sostegno rispetto a quello che l’utente deve fare. Ne consegue che il colloquio stesso può essere percepito come un’ingiusta imposizione o strumentalmente come una situazione da sfruttare per ottenere dei vantaggi materiali. Sarebbe opportuna una consultazione psichiatrica per un eventuale intervento farmacologico.

umorale e nella percezione di sé. Tuttavia lo stato umorale più frequente è quello rabbioso. Questa instabilità si manifesta in ambito relazionale. Esse appaiono intense e contraddistinte da momenti di idealizzazione e supervalutazione dell’altro: che tuttavia non sono duraturi ma spesso si trasformano nell’estremo opposto giungendo fino al disprezzo. Aggressività e prodigalità che sfocia nello sperpero. Guida spericolata 4. • Le relazioni interpersonali sono caratterizzate da una profonda instabilità. abuso di sostanze. possono comparire un tipo di ideazione paranoide o sintomi dissociativi temporanei ma gravi. 53 . Inoltre all’interno del quadro borderline vi possono essere diversi livelli di gravità.DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA’ CRITERI DIAGNOSTICI Attualmente la patologia borderline è considerata un disturbo della personalità con caratteristiche proprie. • Anche la percezione di sé appare instabile in quanto oscillante tra opposte e parziali identità. Il soggetto mostra impulsività in almeno due di questi campi: 1. Abuso di sostanze 2. Egli ha spesso atteggiamenti minacciosi e compie non di rado tentativi di suicidio. e in situazioni di stress particolarmente intenso. La variabilità e imprevedibilità del comportamento del borderline potrebbe rendere ardua la diagnosi. nel quale predominano elementi di impulsività e instabilità. Secondo il DSM-IV: • Il soggetto teme un abbandono reale o immaginario e per evitarlo compie tentativi disperati. comportamenti antisociali. irritazione o ansia generalizzata. Sessualità 5. La sua instabilità affettiva lo porta ad alternare momenti di intensa disforia ad altri di tristezza. Sono presenti anche sentimenti cronici di vuoto. autolesivi. Infatti il soggetto si trova lungo il continuum di un’area di confine e potrebbe trovarsi più vicino a una polarità nevrotica oppure a quella psicotica. Tendenza ad abbuffarsi 3. I comportamenti di abuso di sostanze e i comportamenti antisociali potrebbero rientrare in un quadro borderline. connotato da violenti accessi di ira che possono condurre allo scontro fisico. Nella storia del borderline si possono rintracciare degli elementi frequenti come problemi con la giustizia. o di automutilazione.

Il funzionamento dell’Io è discontinuo. l’idealizzazione e l’isolamento (per esempio descrive gli episodi significativi della sua vita isolando la carica emotiva ad essi associata con il distacco di un cronista). scissi. Egli può mostrare freddezza emotiva nel parlare della vita affettiva o di altri aspetti significativi. di cui si sarebbe dovuto interessare e che lo riguardano strettamente. Il borderline può ritenere che l’altro sia un oggetto di sua proprietà. Ci sono esempi di senal killer borderline che conducevano una doppia vita. Lo sguardo sembra trapassare la persona. Il senso di grandiosità alimenta l’idea di essere sempre al di sopra di tutto e di tutti e per questo difficilmente accetta la psicoterapia. autolesionismo) Lo schizofrenico difficilmente progetta a freddo un’aggressione sull’altro ma lo fa sulla base di un raptus.Le tossicodipendenze vengono valutate di pertinenza borderline perché sono comportamenti autolesionisti e prevalgono tematiche legate alla dipendenza e all’angoscia abbandonica. separati. Non si rende conto degli effetti che produce e appare incapace di prevedere le conseguenze di quello che dice. non mi riguarda» riferendosi a situazioni alle quali invece avrebbe dovuto pensare. È evidente un sostanziale inizio di perdita di Contatto con la realtà. persona di cui tutti si fidavano). intermittente. Quando il borderline è particolarmente grave appare impettito e rigido. Erano ipercontrollati. 54 . Quindi gli aspetti del Sé vengono isolati. Mentre nel nevrotico è abbastanza chiara la dimensione conflittuale. Il suo senso di grandiosità (sentire di poter dominare tutti gli eventi e che non può succedere nulla di negativo) è in realtà la copertura di un’enorme fragilità. Nel momento in cui si invita il borderline a esprimere valutazioni che riguardano la sfera affettiva egli non ci riesce e potrebbe rispondere: »Non lo so. vicino di casa educato. poiché attraverso il meccanismo difensivo dell’isolamento svuota. nel borderline si nota già un’invasione dell’angoscia da cui si difende attraverso la scissione. senza sapere più quali sentimenti prova nei confronti degli altri. per cui spesso il borderline si accorge solo in un secondo tempo delle reazioni che ha provocato. Egli non elabora il lutto della perdita perché lo cancella su un piano emotivo e attiva l’onnipotenza. Il borderline invece può portare avanti un’azione criminosa in maniera fredda. entusiasmo e cocente delusione. Infatti Otto Kernberg definisce l’lo del borderline «un colabrodo». Il soggetto a tratti conserva molto bene il rapporto con la realtà e altre volte ha delle cadute soprattutto per quanto riguarda l’aggressività (comportamento antisociale. Inoltre è presente l’oscillazione tra idealizzazione e disprezzo. isola i contenuti dalla valenza emotiva. non ci ho pensato. Rispetto agli elementi di realtà mostra un senso di onnipotenza come se potesse fare e disfare tutto. educati e in molte aree adattati (per esempio marito affettuoso. pensa o fa. non mi interessa.

in quanto vi sono brusche cadute nel rapporto con la realtà (per esempio racconta cose irrealistiche). Non vi è una relazione con l’oggetto integrato. Le rappresentazioni di sé sono opposte. Inoltre nel disturbo borderline di personalità le relazioni appaiono instabili ma intense. l’acting aut e l’identificazione proiettiva per far fronte all’angosciosa sensazione di non poter sopravvivere all’abbandono e al rifiuto. scisse (per esempio a volte si sente un bravo ragazzo e a volte un delinquente). Le persone vengono divise in categorie (gruppo di buoni e gruppo di cattivi) e quindi idealizzate o svalorizzate. gruppo di buoni e gruppo di cattivi). Vi sono idealizzazioni primitive. ossia il negare l’esistenza di impulsi e affetti che vengono così cancellati. anche se immatura. In quest’ultimo prevalgono i comportamenti antisociali e non si manifesta l’autolesionismo che è il sintomo esclusivo del borderline. Il borderline sperimenta l’intollerabilità dell’angoscia e l’incontrollabilità degli impulsi. Le relazioni sono vissute in modo adesivo e persecutorio con la paura di essere fagocitati. Il borderline tende a essere adesivo (senza riuscire a mantenere il legame) e a soffrire l’angoscia abbandonica. 55 . Un altro meccanismo utilizzato è il diniego. Lo stile privilegiato è la scissione. il che crea inevitabili difficoltà controtransferali Differenza tra il disturbo arttisociale di personalità e il disturbo borderline di personalità: il borderline si caratterizza per il suo senso cronico di vuoto che non è necessariamente presente nel disturbo antisociale di personalità. non vi è questa capacità dell’Io. di investire nelle relazioni e l’introietto è esclusivamente aggressivo. non integrate. Nel disturbo antisociale di personalità. Infatti il soggetto può oscillare tra l’eccessiva indulgenza e l’eccessiva severità senza un quadro di riferimento coerente. ciò avviene anche nei confronti dell’oggetto (idealizzazione e svalutazione. Anche nell’atteggiamento può emergere il meccanismo della scissione. Altri stili difensivi più frequentemente usati sono: l’attaccamento. invece. ma prevalgono i primi.Si possono manifestare gli stessi stili difensivi presenti nell’area psicotica e in quella nevrotica. caratterizzate da idealizzazione e svalutazione verso l’oggetto scisso in buono e cattivo. annichiliti e abbandonati. quindi l’oggetto idealizzato viene poi distrutto e disprezzato perché ha causato delusione. Il pensiero talvolta appare quasi psicotico. Si possono verificare manipolatori tentativi di suicidio tesi a far fare agli altri quello che si vuole. L’idealizzazione porta inevitabilmente alla delusione e alla svalorizzazione.

Un altro obiettivo terapeutico fondamentale è quello di favorire la costruzione di un oggetto integrato costante al quale l’utente si può rapportare stabilmente senza oscillare tra idealizzazione e svalutazione. e situarsi più vicino a una dimensione nevrotica. A tal fine è opportuno indagare le regole. Importante è anche la rielaborazione dei problemi legati alla tematica abbandonica. Inoltre può risultare utile applicare l’intervista strutturale di Otto Kernberg (per esempio osservare fino a che punto il soggetto sostiene la tecnica della confrontazione). l’introiezione dell’imago materna. Raccogliere dati sul sistema familiare è utile non solo per un maggiore chiarimento diagnostico. doppio legame). Per comprendere psicodinamicamente la difficoltà di rappresentazione dell’oggetto integrato è opportuno esplorare la relazione oggettuale. tra il fagocitare distruttivamente e il temere l’abbandono. il processo di separazione individuazione il processo di strutturazione dell’Io. l’organizzazione del Sé. affettiva. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO L’intervento terapeutico dovrebbe avere gli obiettivi di promuovere l’integrazione dell’Io e sviluppare uno stabile rapporto con la realtà e la gestione degli impulsi (in particolare favorire la canalizzazione dell’aggressività). L’integrazione dell’oggetto interiorizzato è la base per l’integrazione del Sé. La valutazione del funzionamento globale della persona e l’intervista strutturale di Kernberg possono offrire indicazioni sull’esame di realtà e il grado di strutturazione e funzionamento dell’Io. È significativo osservare l’eventuale presenza di scissione nei messaggi genitoriali (doppi messaggi. o più vicino a una dimensione psicotica. i ruoli (in particolare quello assunto dal soggetto). È importante conoscere il sistema familiare per individuare le determinanti ambientali responsabili dello sviluppo e del mantenimento del disturbo. Questo potrebbe portare a una percezione degli altri e di se stessi non più scissa ma integrata dove il buono e il cattivo non sono separati in maniera netta.APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Il disturbo può avere diversi livelli di gravità. i confini. cura di sé ecc. Per valutare la gravità della patologia e individuare l’eventuale rischio di scivolamento psicotico una indicazione chiave è data dalla valutazione della funzionalità generale della persona nelle diverse aree: lavorativa. Lo scopo finale è quello di favorire la costruzione di una identità definita capace di un buon 56 . i sottosjstemi la gerarchia. ma anche per individuare le risorse esterne con cui allearsi per un eventuale intervento terapeutico. il livello di comunicazione presente nel sistema familiare.

In seguito un’interpretazione del transfert in termini di qui e ora può aiutare il paziente a integrare la sua visione «buona» e «cattiva» del terapeuta in una percezione più realistica di oggetto intero. Si inizia quindi con una terapia supportiva intesa a favorire una maggiore integrità dell’Io. quando cioè l’Io è stato ricompattato e le quote di angoscia si sono abbassate. Inoltre le regole ed il ruolo in un eventuale gruppo rappresentano i confini. un costante rapporto con la realtà e l’utilizzo di difese più evolute al posto di quelle primitive. e non apparente. ecc. Il primo obiettivo è quello di ricompattare l’Io che corre il rischio di sfaldamento. Inoltre il terapeuta potrebbe essere oggetto di adesività ed essere perciò assillato da continue richieste (per esempio telefonate continue. Un via per tentare di raggiungere questi obiettivi potrebbe essere una terapia inizialmente supportiva e in seguito anche espressiva. definizione dell’identità. la definizione e il contenimento per la loro identità frammentata. L’interpretazione deve essere differita finché il paziente non abbia sviluppato una sufficiente fiducia nelle intenzioni e nell’attendibilità del terapeuta. si può passare a una terapia anche espressiva per una consapevole elaborazione delle varie tematiche legate alla dipendenza. Un ostacolo nel trattamento di questo disturbo può riguardare l’instabilità relazionale che potrebbe portare a interrompere la terapia. Un approccio largamente utilizzato nel borderline è quello sistemico nella terapia di gruppo e nella terapia familiare. È importante la sostituzione delle regole spesso disfunzionali e ambigue con regole funzionali e chiare. Sembrerebbe indicato richiedere una consulenza psichiatrica per un eventuale intervento farmacologico da affiancare a quello psicoterapeutico 57 . I borderline infatti hanno bisogno dell’analisi delle regole che utilizzano perché sono quelle di cui hanno fatto gravemente le spese. magari notturne). Fondamentale però è che queste regole vengano interiorizzate come elementi costitutivi di una vera.esame di realtà e di relazionarsi in modo adeguato. Solo a questo punto. Il terapeuta potrebbe anche essere idealizzato e poi disprezzato creando inevitabili difficoltà controtransferali e di proseguimento costante della terapia. all’abbandono. all’aggressività. di scivolamento psicotico.

esprime teatralmente affrontare il dramma edipico e quindi non attraverso varie modalità: pianti. adesività. • Le varie relazioni vengono considerate più intime di quanto non possano essere nella realtà. ma non appropriato. cecità temporanee ecc. dramma edipico emotività non direzionata. essere una terza persona (manca il confine tra ma reagisce in modo più maturo perché vive sé e l’altro). facilmente influenzabile dall’ambiente esterno e dalle persone • E’ portato a esprimere in modo drammatico e teatrale le emozioni e i sentimenti.DISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALITÀ CRITERI DIAGNOSTICI Il disturbo istrionico di personalità si distingue per la continua ricerca di attenzione e per l’esagerata emotività. Nell’istrionico le relazioni sono caratterizzate L’isterico si colloca invece nella relazione da adesività e dove c’è adesività non ci può triadica soffrendo per non essere il preferito. seduttività cruda. impossibilità di I tentativi di suicidio sono tipici di tutti e due i relazionarsi dove si presenta un terzo. abbandonato. disturbi. • Appare suggestionabile. • Il soggetto quando non riesce a focalizzare l’attenzione prova un forte senso di disagio. è più freddo. ll tentativo di suicidio dell’istrionico è molto più collegato alla forte angoscia che lo attanaglia. paralisi di un arto. scenate. • Egli inoltre utilizza la sua fisicità allo scopo di attirare l’attenzione degli altri • Il suo eloquio è strutturato in modo da impressionare l’ascoltatore ma è carente di dettagli ed esprime mutevolezza e superficialità. urla. sa collocarsi nella relazione. L’istrionico è sempre inappropriato perché non programmato e studiato consapevolmente. • Il suo comportamento sessuale è estremamente provocante. sopporta l’idea di essere escluso. o che un altro gli sia preferito. inappropriatezza. Devono essere presenti almeno cinque sintomi tra quelli descritti nel DSM-IV. consapevolmente la situazione e ripropone il L’istrionico reagisce con paranoie. Il tentativo di suicidio dell’isterico ha l’obiettivo di attirare l’attenzione. perché non sopporta la separazione e quindi vuole 58 . buttarsi per terra. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Differenza tra isterico ed istrionico: ISTRIONICO ISTERICO tollera si le separazioni ma le L’istrionico riesce a tollerare soltanto una L’isterico situazione diadica poiché non è in grado di drammatizza.

Obiettivi terapeutici: . È sempre comunque presente l’obiettivo manipolatorio di attirare l’attenzione.rielaborare le tematiche simbiotiche e successivamente edipiche. corporeità. sessualità. conserva un buon rapporto con la realtà e quindi è in grado di operare un processo di elaborazione dei termini del conflitto attraverso una terapia con enfasi espressiva ad approccio psicodinamico.comunicare all’altro. adesività e angoscia abbandonica presenti nella relazione diadica e la difficoltà nell’affrontare il conflitto edipico (senso di esclusione e rifiuto). nell’unico modo in cui può. . IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO L’istrionico.rielaborare i termini del conflitto.consolidare la funzione dell’Io di canalizzazione della pulsionalità. importante anche esplorare il processo di separazioneindividuazione e l’eventuale presenza di fissazioni che potrebbero averlo ostacolato. È interessante quindi indagare l’area affettivo. Sarebbe quindi da indagare eventualmente da cosa l’istrionico si protegge attraverso la «superficialità». In particolare è opportuno esplorare le tematiche di dipendenza. adesività. . bisogno di attenzione 59 .favorire il processo di separazione-individuazione e quindi rafforzare i confini interni tra sé e l’altro da sé. angoscia abbandonica. . la sua incapacità di tollerare la situazione. La conflittualità dell’istrionico emerge soprattutto nella dimensione relazionale. nonostante la sua inadeguatezza relazionale. La «superficialità» e il repentino cambiamento umorale teatralizzato potrebbero indicare una difficoltà di elaborazione dei conflitti e il massiccio uso della rimozione. le tematiche legate alla dipendenza.sessuale attuale e pregressa.

un enorme successo in tutti i campi e di trovare l’amore ideale. ma le sfrutta per ottenere i propri scopi. del borderline e dell’istrionico. • Egli non rispetta le persone. di collocarsi nel sistema coppia e mostrare affettività. La manipolazione è tipica del narcisista. esasperato e ossessivo su quello che pretende dagli altri perché tutto deve essere un rifornimento narcisistico per lui. • Fantastica spesso di diventare importante. Il narcisista non si mette mai in dubbio. grandioso per cui si espande a dismisura e il rapporto con la realtà viene a cadere. Se deve raggiungere una posizione di prestigio passando sulle teste degli altri non si fa scrupoli e non indietreggia di fronte a imbrogli e manovre d’ogni genere pur di conseguire il proprio obiettivo.DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ CRITERI DIAGNOSTICI Il quadro è caratterizzato da una mancanza di sensibilità verso gli altri e da ostentazione di grandiosità e di bisogno continuo di adulazione. Il narcisista non è in grado di relazionarsi all’altro. favorirlo in tutte le circostanze e soddisfare tempestivamente le sue aspettative. Il partner si presenta molto bene esteticamente ed è vissuto come un accessorio. non ne avverte i bisogni né i sentimenti. • Egli si sente speciale e ritiene di essere il solo a dover frequentare persone e ambienti elevati e degni di lui. • Tutto gli è dovuto e gli altri devono inchinarsi davanti a lui. ma in realtà è lui che invidia gli altri. giunte al limite della sopportazione. • Si crede invidiato. cioè la funzione che si relaziona con l’altro. In genere è spinto a intraprendere la terapia dalle persone con le quali convive. In genere è una persona che ha raggiunto una posizione sociale di successo. Si mostra estremamente pignolo. Il fine giustifica i mezzi. in discussione. di avere potere. un fascino illimitato. Si riscontra nel soggetto un iperinvestimento sull’Io che diventa ipertrofico. • La sua richiesta di eccessiva ammirazione lo porta a svalutare gli altri. • Il suo comportamento è altezzoso e pieno di prosopopea. Secondo il DSM-IV devono essere presenti nel soggetto almeno cinque dei criteri diagnostici riportati. La parte di lo che manca nel narcisista è quella «Io-Tu». • Il soggetto si sente superiore a tutti e per darsi importanza esagera e amplifica i propri comportamenti. accurato fino al dettaglio. 60 . le proprie capacità e i propri risultati.

APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Appare importante raccogliere informazioni maggiori sul rapporto con il coniuge e sulla famiglia di origine. Come mai il soggetto ha preso proprio adesso la decisione di chiedere un colloquio psicologico? Sono stati gli altri a indurlo, o la richiesta d’aiuto nasce da un suo autentico bisogno? In genere è inviato da altri o si rivolge allo psicologo per sintomi secondari come i problemi sessuali. Nell’analisi della domanda difficilmente emerge una motivazione intrinseca all’intervento terapeutico. Per comprendere la genesi del disturbo è importante esplorare soprattutto la prima fase dello sviluppo, caratterizzata da uno stato di egocentrismo assoluto o narcisismo primario, e individuare possibili fissazioni. Inoltre potrebbe essere interessante esplorare eventuali fragilità coperte reattivamente dal senso di onnipotenza. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Il d. narcisistico di personalità potrebbe essere considerato uno stato limite: la persona ha un buon livello di funzionamento ed è capace di un adeguato esame di realtà in diverse aree della propria vita, ma non riesce a gestire un dimensione affettiva significativa e ad avere la percezione vera dell’altro. Per il narcisista è consigliabile una terapia supportivo-espressiva e trattamenti di gruppo, in coppia o in famiglia perché sono le persone che lo circondano a soffrire di più e a rendersi conto del problema. La terapia di coppia può essere un aggancio per il narcisista. I n genere il coniuge è molto investito dal problema e a volte il narcisista si reca al colloquio solo perché questo può essere utilizzato all’interno della terapia di coppia. Inizialmente quindi bisognerà lavorare sullo sviluppo di una motivazione intrinseca e dell’alleanza terapeutica. Potrebbe essere adatta una terapia di gruppo a orientamento psicodinamico o sistemico dove il soggetto avrebbe la possibilità di operare un confronto tra l’immagine grandiosa di se stesso e la percezione degli altri. La terapia dovrebbe essere inizialmente supportiva e poi anche espressiva. I membri del gruppo potrebbero fungere da specchio, fornire informazioni di ritorno, favorire il riconoscimento dei limiti personali, la percezione dell’altro e quindi in sintesi supportare l’Io negli aspetti dove è disfunzionante. La terapia individuale potrebbe essere ostacolata in quanto il narcisista svaluta e manipola ciò che proviene dal terapeuta, mentre è più difficile che questo processo si verifichi in una terapia di gruppo. 61

Obiettivi terapeutici favorire l’integrazione dell’Io; riportare l’utente su un piano di realtà; promuovere una percezione realistica di se stesso e degli altri; incoraggiare l’investimento oggettuale: promuovere l’intaccamento del Sé grandioso e favorire un processo di messa in discussione delle proprie problematiche.

DISTURBI DI PERSONALITÀ DEL GRUPPO C DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO DI PERSONALITÀ CRITERI DIAGNOSTICI Eccessive manifestazioni di controllo, perfezionismo e ordine caratterizzano questo quadro clinico. Per la diagnosi, secondo il DSM-IV, il soggetto deve mostrare almeno quattro dei seguenti sintomi. • Il soggetto nell’organizzazione di un’attività si perde in dettagli minuziosi, in regole e schemi perdendo di vista il fine prefisso. • È talmente rigido che non riesce mai a completare un progetto perché il suo perfezionismo gli impedisce di proseguire il lavoro ma lo ingloba in ferrei standard. • Egli ha scarse relazioni sociali e amicizie e non ha mai tempo per lo svago perché lo dedica tutto al lavoro e alla produttività. • La persona accumula costantemente denaro per premunirsi da eventuali catastrofi e quindi spende con molta parsimonia e si mostra avaro. • Il suo atteggiamento appare rigido e testardo. Tale disturbo appare più grave del semplice disturbo ossessivo-compulsivo in quanto maggiormente pervasivo e radicato rigidamente nella organizzazione di personalità. Inoltre mentre nel disturbo ossessivo-compulsivo spesso è presente la consapevolezza della irrazionalità dei propri sintomi in questo caso il soggetto può non riconoscere di essere disturbato, oppure limitarsi ad avvertire un disagio che tuttavia è incapace di simbolizzare. Per questo motivo generalmente viene condotto in terapia da altri. Durante il colloquio spesso si ascoltano discorsi tortuosi nei quali il soggetto cancella i pensieri appena comunicati. Inoltre frequentemente la persona narra eventi minuziosi che deviano dalle tematiche centrali. I meccanismi difensivi consistono soprattutto nell’utilizzare la formazione reattiva, l’isolamento, l’intellettualizzazione e l’annullamento retroattivo per far fronte alle primitive pulsioni sessuali e aggressive che devono essere contenute e controllate. Le pulsioni inaccettate suscitano un senso di vergogna, di insicurezza, di instabilità. Appare quindi 62

necessario il ricorso alle ripetizioni eccessive di parole e gesti, l’osservazione analitica dei particolari, l’attenzione all’ordine e la ritualità nella ricerca di punti fermi in un orizzonte stabile. Potrebbe essere presente una fissazione e regressione allo stato sadico-anale, ossia in quella fase in cui avvengono le operazioni che consentono la gestione della corporeità, del movimento, dell’aggressività dell’ambiente, di stessi. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Gli aspetti da indagare sono simili a quelli previsti per il disturbo ossessivo-compulsivo. In particolare, vista la maggiore gravità del disturbo, è opportuno valutare il livello di compromissione delle aree di funzionalità generali della persona, dell’esame di realtà e del funzionamento dell’Io. L’aspetto della ritualità è centrale in questo disturbo. Perciò è interessante conoscere la frequenza, modalità e significato dei rituali. Soprattutto è opportuno indagare che cosa si teme possa accadere se non viene attuato quel determinato rituale, da quale pericolo il soggetto si sta difendendo. Importante è esplorare il vissuto della fase sadico-anale e le tematiche a essa connesse di controllo degli impulsi, di se stessi e dell’ambiente. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Se il soggetto non si trova a un livello grave, il che è raro, si può applicare subito una terapia prevalentemente espressiva a orientamento psicodinamico. Se il soggetto si trova, invece, a un livello grave, come avviene nella maggior parte dei casi, la terapia deve essere inizialmente supportiva per non abbattere difese che gli sono necessarie (talvolta per non cadere nella psicosi), ma poi diviene espressiva perché è necessario che il soggetto divenga consapevole del conflitto che sottende i sintomi per poter risolvere i suoi problemi. Una terapia supportiva iniziale è necessaria nei casi in cui si manifesta un iniziale distacco dalla realtà. In tal caso si cerca di supportare l’Io per abbassare le quote di angoscia, favorire l’integrazione, convogliare l’aggressività e dare una certezza di ritorno dell’identità. Il primo lavoro del terapeuta infatti è proprio quello di fungere da specchio, ossia di dare informazioni di ritorno rispetto all’identità, per esempio attraverso alcune frasi empatiche che accarezzano e contengono. In seguito si passa a una terapia anche espressiva, La difficoltà nell’applicare questo tipo di terapia consiste nel fatto che questi pazienti si attaccano al significato letterale delle parole, ostacolando così la comprensione dell’interpretajone e rendendo impossibile l’uso della metafora. Sono anche molto attenti a cogliere le contraddizioni del terapeuta. La terapia di gruppo potrebbe essere sconsigliabile in quanto il soggetto si mostra pedante, pignolo e in questo modo si attira 63

il processo di socializzazione primario e secondario.l’antipatia di tutti i membri. L’obiettivo principale consiste nel favorire un processo di consapevolizzazione e di rielaborazione dei termini del conflitto. La terapia psicodinamica individuale potrebbe essere indicata. • Egli ha difficoltà a stabilire una relazione intima con gli altri per paura di essere da essi deriso e umiliato. Si vergogna di aspetti del sé e quindi tenta di coprirsi con un comportamento evitante APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Visto che il disagio emerge nella dimensione relazionale.perché è terrorizzato dall’idea di poter essere criticato o addirittura rifiutato. con l’accortezza di stabffire una frequenza delle sedute almeno bisettimanale. secondo i criteri diagnostici riportati nel DSM-IV. in considerazione appunto della gravità del disturbo. presenta una sintomatologia che si manifesta nella prima metà della vita adulta. • A differenza degli schizoidi. Il soggetto. il soggetto desidera le relazioni sociali ma teme di fallire e di essere rifiutato. • Evita di rischiare in prima persona o di intraprendere nuove attività perché ha paura di trovarsi in situazioni imbarazzanti. • Anche nel lavoro rifiuta le attività che implicano un contatto interpersonale. è importante indagare il livello di compromissione della dimensione socio-affettiva e i relativi vissuti attuali e pregressi. In particolare è interessante esplorare la relazione oggettuale. • Teme fortemente le critiche soprattutto in situazioni di carattere sociale • Si sente inibito nell’intraprendere relazioni interpersonali nuove in quanto teme di essere inadeguato. Altre domande da porsi sono: da quanto tempo è presente il disturbo? Quali sono state le circostanze di insorgenza del sintomo? Come mai il soggetto chiede un colloquio proprio ora? 64 . i rapporti con le figure significative di riferimento. DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITA’ CRITERI DIAGNOSTICI Il quadro presenta una eccessiva ipersensibilità nei confronti delle critiche altrui e atteggiamenti inibitori che esprimono inadeguatezza. Appare fondamentale comprendere quali sono le parti del Sé vissute come inadeguate e quindi fonte di vergogna.

Secondo il DSM-Iv i seguenti sintomi appaiono nella prima metà della vita adulta. La persona potrebbe sentirsi fortemente in imbarazzo nel comunicare i propri vissuti davanti ad altri. • Il soggetto nel prendere le decisioni che riguardano la vita quotidiana ha enormi difficoltà e deve essere continuamente rassicurato e consigliatà.La sua richiesta è spontanea? Da quale pericolo la persona tenta di sfuggire evitando i contatti sociali? È significativo individuare l’immagine che il soggetto ha di sé. Gli elementi espressivi implicano l’esplorazione delle cause che sottendono la vergogna e il loro nesso con le esperienze evolutive passate. della relazione e le paure connesse. Questi individui infatti non sono in grado di prendere decisioni da soli. Gli elementi di sostegno implicano una valutazione empatica dell’imbarazzo e dell’umiliazione associati con il mostrarsi. • Mostra sfiducia nelle proprie capacità anche di giudizio • Pur essendo motivato e non privo di energia. hanno sempre bisogno di rassicurazioni e non sono capaci di funzionare bene senza che qualcuno si 65 . Gli altri devono prendersi tutte le responsabilità e lui sente l’esigenza di essere continuamente guidato. che in seguito potrebbe anche divenire di gruppo. • Si sente indifeso e incapace di autogestirsi. Talvolta è presente la paura di non corrispondere alle elevate aspettative verso se stessi. Frequentemente il sentimento di vergogna deriva da quello di rabbia inespresso e inaccettato che quindi deve essere rielaborato in terapia. sono sottomessi. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Può essere applicabile una psicoterapia supportivo-espressiva. Spesso si notano rimproveri genitoriali sul tema dell’esibizione. DISTURBO DIPENDENTE DI PERSONALITÀ CRITERI DIAGNOSTICI L’eccessivo bisogno di essere accudito che si esprime con un comportamento sottomesso e adesivo è una delle caratteristiche principali di questo disturbo. insieme a un deciso incoraggiamento all’esporsi nelle situazioni temute. dell’altro. ma in seguito potrebbe essere incoraggiata a farlo soprattutto grazie all’esempio dei membri del gruppo. inizialmente individuale. non riesce a portare avanti un progetto autonomamente e a continuarlo. • Il suo bisogno di supporto e accudimento da parte degli altri lo può spingere a compiere anche azioni sgradevoli pur di raggiungere questo scopo.

idee e capacità decisionale. Questi pazienti rifiutano una terapia breve perché cercano di riprodurre la simbiosi con il terapeuta e temono la separazione. Le figure di riferimento dell’ambiente circostante potrebbero aver trasmesso l’immagine di un mondo esterno pieno di pericoli dove appare incauto muoversi indipendentemente. infatti. Gli elementi comuni con il disturbo borderline di personalità consistono nel temere l’abbandono.individuazione. Il paziente cercherà sicuramente di fare in modo che sia il terapeuta a sostituirsi a lui comunicandogli ciò che deve o non deve fare o dire. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Anche in questo caso il disagio si esprime nella dimensione relazionale che quindi è necessario esplorare. Potrebbe anche essere diagnosticato congiuntamente ad altri disturbi di personalità come quello borderline e istrionico.prenda cura di loro. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO L’obiettivo principale consiste nel favorire il processo di separazione-individuazione del paziente. L’obiettivo è quello di favorire il processo di separazione. Spetta al terapeuta trovare un equilibrio armonico tra atteggiamenti di contenimento. lo sviluppo delle capacità decisionali. Il miglioramento terapeutico potrebbe essere vissuto come l’avvicinarsi della separazione dal terapeuta e quindi paradossalmente portare a una regressione e a un’acutizzazione sintomatica per evitare l’indipendenza. La persona nei suoi tentativi di autonomizzazione potrebbe essere stata spesso bloccata da atteggiamenti genitoriali di disapproVazi0fle minacce di perdere l’affetto e da accattivanti. Il disturbo dipendente di personalità come il disturbo di evitamento di personalità compare raramente come unica diagnosi. insidiose ricompense per il mantenimento della dipendenza. 66 . In particolare è interessante indagare la dimensione socio-affettiva attuale e pregressa gli atteggiamenti genitoria1i il processo di socializzazione primario e secondario. nell’aggrapparsi alla persona di riferimento senza la quale il soggetto si sente perduto. di supporto e incoraggiamento graduale dell’autonomia. vive contemporaneamente sia il bisogno di essere supportato che l’esigenza di rielaborare le tematiche di dipendenza e d’angoscia abbandonica. Un aspetto fondamentale consiste nel favorire lo sviluppo decisionale del paziente e l’espressione dei propri desideri. alla depressione o all’ansia. l’aumento del livello di autostima e l’affermazione del Sé. Il soggetto. la relazione oggettuale. Potrebbe essere consigliabile una terapia supportivo-espressiva ad approccio psicodinamico. ma spesso viene associato al disturbo distimico. È importante quindi stimolare l’espressione e lo sviluppo dei propri bisogni.

Capitolo VII SCHIZOFRENIA E ALTRI DISTURBI PSICOTICI I disturbi di questo capitolo rientrano nell’area psicotica. Infine il tipo catatonico è almeno un delirio a contenuto ha come sintomi fondamentali caratterizzato da almeno due persecutorio e da frequenti l’eloquio e il comportamento allucinazioni uditive. invece. La schizofrenia spesso compare in relazione a eventi di separazione o di isolamento che fungono da fattore scatenante: per esempio trasferimento in un altro ambiente. • Si può formulare la diagnosi di schizofrenia solo se il disturbo dura da non meno di sei mesi e almeno dopo un mese di sintomi propri della fase attiva quali linguaggio disorganizzato. servizio militare. comportamento e linguaggio disorganizzati. E’ richiesto uno solo dei sintomi descritti se i deliri sono bizzarri. trasloco. o di due o più voci che dialogano tra loro. infatti tra i sintomi principali si osservano deliri. La scissione è la difesa primaria. negativismo molto estremo che si esprime spesso 67 . Il primo punto (caratteristiche diagnostiche) è stato descritto specificatamente per ogni singolo disturbo riportando alcuni criteri diagnostici del DSM-IV. se le allucinazioni consistono in una voce che continua a tormentare il comportamento o i pensieri del soggetto. • Inoltre l’area di funzionamento socio-lavorativo diviene seriamente compromessa • L’affettività appiattita • Si manifestano comportamenti di chiusura eccessiva. In questi disturbi solitamente le funzioni generali della persona e l’esame di realtà sono estremamente compromessi. mentre disorganizzati altri aspetti come linguaggio e un’inadeguata oltre e/o dei seguenti sintomi: ecolalia. a ecoprassia. Sono stati classificati tre tipi di schizofrenia: TIPO PARANOIDE TIPO DISORGANIZZATO TIPO CATATONICO Il primo è caratterizzato da Il tipo disorganizzato. mentre gli altri due punti (approfondimenti diagnostici e ipotesi di intervento terapeutico) sono descritti solo per la schizofrenia in quanto rimangono validi anche per le altre patologie presenti in questa sezione. delirante e allucinatorio seguiti da un comportamento privo di organizzazione logica o catatonico. stato confusionale. SCHIZOFRENIA CRITERI DIAGNOSTICI In base ai criteri descritti nel DSM-1V. rottura con il partner ecc. allucinazioni.

alleanze. Inoltre arresto assumere può tendente comparire che un può della motorio l’aspetto catalessia o dello stupor. e come si presentavano il comportamento e la funzionalità prima dell’esordio della schizofrenia al fine di valutare il grado di disintegrazione dell’Io e di distanziamento dalla realtà. — il sistema familiare (ruoli. e movimenti smorfie APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Il primo aspetto da evidenziare è il livello di compromissione delle funzioni generali della persona. Inoltre è opportuno sapere da quanto tempo e con quale intensità si evidenzia la sintomatologia. nel mantenere una postura rigida e un al atteggiamento mutismo. — il vissuto relativo alle diverse fasi dello sviluppo per trovare i fattori responsabili della fragilità dell’Io ormai disgregato. 68 . atteggiamenti genitoriali) allo scopo di esplorare le implicazioni interpersonali dello sviluppo e mantenimento della schizofrenia. scopo apparente posizioni o bizzarre o assumendo inadeguate facendo stereotipati particolari. sottosistemi. regole. Il soggetto può anche muoversi senza continuamente. gerarchia.Comportamento disorganizzati appiattita affettività e affettività appiattita non sono determinanti nel resistere a ogni stimolo e comando. tipo di comunicazione. Per individuare le determinanti e le modalità dello sviluppo della patologia è necessario raccogliere informazioni su diversi aspetti: — le circostanze di insorgenza della patologia al fine di trovare dei collegamenti simbolici tra i fattori scatenanti e il disagio profondo arcaico.

— favorire la circolazione di una comunicazione chiara. — ripristinare le funzioni principali della persona. molto 69 . Appare urgente e necessario richiedere una consulenza psichiatrica per un intervento farmacologico da affiancare a quello psicoterapeutico TERAPIA SCHIZOFRENIA La terapia della schizofrenia ha avuto negli ultimi anni notevoli miglioramenti sia per la disponibilità di nuovi farmaci molto efficaci e selettivi. — sviluppare la definizione e il rafforzamento dei confini interni al sistema. — favorire un adeguato esame di realtà. l’integrazione e la definizione dell’Io. In genere si tende a coinvolgere la famiglia nel trattamento delle psicosi. con riduzione degli effetti collaterali. invece. — tendere al superamento dell’invischiamento e promuovere l’individuazione dei membri. si riscontrano in merito alle procedure di intervento. si riscontrano comunque talune differenze di orientamento e di stile che possono essere collocate in un continuum in cui da un lato si predilige un intervento molto orientato all'inserimento sociale e lavorativo. — favorire il superamento della crisi in modo costruttivo per giungere a un nuovo equilibrio non più patogeno. sia per l'ampliamento delle conoscenze dei disturbi del pensiero e delle emozioni correlate al disturbo. Le ragioni di questa scelta risiedono nel basso livello di autonomia del paziente dovuto alla grave compromissione delle aree di funzionamento globale all’incapacità dell’utente di riconoscere il proprio stato e alla probabile esistenza di fattori insiti nel nucleo familiare responsabili dello sviluppo e del mantenimento del disturbo. dall'altro. priva di doppi messaggi all’interno del sistema. gli amici. Gli obiettivi sono i seguenti: — promuovere la strutturazione. gli ambienti lavorativi e di studio. i conoscenti. funzionali nel sistema. sia per le esperienze ormai numerose di riabilitazione psicosociale. — sostituire le confuse regole disfunzionali con regole chiare. Entrambi gli orientamenti hanno in comune una grande attenzione all'inserimento nel tessuto sociale reale.IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO Il metodo generalmente indicato è una terapia di tipo supportivo. possano tutti contribuire ad una tensione riabilitativa e di stimolo delle risorse sane delle persone affette dal disturbo. Notevoli differenze. Sebbene vi sia unanime condivisione della opportunità di integrare vari livelli di trattamento. la tendenza a definire dei protocolli di lavoro abbastanza definiti. in cui la famiglia.

1. stimolo. descritte dalla stessa persona e dal suo gruppo di lavoro. Costituire un gruppo di lavoro Il trattamento non è delegato ad una o più figure sanitarie. la famiglia ed i luoghi di incontro sociale costituiscono delle opportunità di apprendimento di nuove modalità di comunicazione più sana ed utile per tutti.meno standardizzate e maggiormente legate alla creatività del gruppo di lavoro. 3. aiuto. e quindi è possibile ottenere la collaborazione di tutti per trovare delle soluzioni e per verificare la loro efficacia. Tutti vengono coinvolti nel trattamento come persone di sostegno. E' essenziale che queste abilità vengano 70 . nel primo caso. ma come un insieme di concrete difficoltà. il personale sanitario. Queste descrizioni concrete del sintomo consentono di capire in modo molto più concreto e riconoscibile i problemi del pensiero. l'ascolto attivo. invece della segregazione ed esclusione. gli amici. sui diritti di vita soddisfacente. piuttosto che astratte nomenclature prive di significato individuale. al monitoraggio della efficacia. gli ambienti di lavoro e di studio. come: "quando provo a guardare la televisione. la richiesta di aiuto. l'attenzione viene spostata immediatamente sulle esigenze. Identificare i problemi I sintomi non vengono considerati come etichette predefinite. Identificare gli obiettivi delle persone coinvolte nel trattamento Invece di considerare il trattamento come un lavoro sulla malattia. e standardizzate. ma viene assunto dall'intero nucleo di appartenenza di chi è affetto dal disturbo: i familiari. 2. legate ad un gruppo di lavoro ristretto. più che sulla stigmatizzazione. i conoscenti. ma come una concreta sequenza di eventi. Inoltre tutti vengono educati alla conoscenza del disturbo ed al suo trattamento. gli obiettivi di vita delle persone. Ciò determina una maggiore attenzione di tutto il gruppo di lavoro sulle risorse sane. Molto utile è un training sulle modalità essenziali di comunicazione: l'espressione dei sentimenti positivi e negativi. dopo alcuni minuti mi vengono in mente delle immagini e non riesco a seguire la trasmissione". come pure allo stimolo delle risorse. sull'ampliamento delle possibilità di azione e di inserimento nel tessuto reale. incoraggiamento. invece che sui difetti. In tal modo si identificano gli ostacoli e gli impedimenti concreti che si incontrano nel proprio cammino di vita. i bisogni. ed anche politica. alla identificazione dei problemi e delle fonti di stress. In particolare tutti devono collaborare alla ottimale somministrazione dei farmaci. i problemi di concentrazione non vengono descritti in modo generico come "disturbi di concentrazione". Ad esempio. 4. e sul loro ampliamento. Ecco in sintesi le linee essenziali del trattamento integrato. e molto più definite. e ad una responsabilizzazione sociale. di tipo tecnico o sanitario. al rilievo degli effetti collaterali. nel secondo. Migliorare le modalità di comunicazione e l'allenamento al problem solving Nel programma di trattamento.

spesso causa di tensioni e stress. ma implica il dispiegamento di notevoli risorse familiari e sociali. L'identificazione dei fattori di stress che maggiormente interferiscono con un buon funzionamento sociale e col benessere personale I fattori di stress sono individuali e la loro identificazione consente un lavoro mirato alla soluzione delle specifiche circostanze e situazioni che pesano sulle persone e sul loro benessere. Tuttavia. 7. la partecipazione attiva del paziente alla soluzione di problemi di tutto il gruppo familiare aiuta ad incrementare la responsabilizzazione ed il realismo. 8.integrate in un processo di apprendimento di modalità di soluzione di problemi in un clima collaborativo. acquisiscono delle modalità di comportamento che migliorano notevolmente non solo i sintomi del paziente. 6. Infine. la riduzione dello stress ha una ricaduta positiva anche sul controllo dei sintomi. l'utilizzazione sistematica del problem solvine consente di chiarire gli obiettivi personali dei membri familiari. Come si può agevolmente comprendere. un lavoro di questo livello di complessità ed articolazione non può essere svolto in uno studio specialistico. o in un ambulatorio del servizio pubblico. L'insegnamento di specifiche strategie per sintomi particolarmente disturbanti Gli strumenti cognitivi e comportamentali possono essere di grande aiuto per superare alcuni problemi particolarmente disturbanti e resistenti al trattamento farmacologico. Ad ogni modo. Spesso i familiari che partecipano ad un programma di trattamento di questo tipo. Si è rivelato molto utile l'apprendimento di un metodo strutturato per la soluzione dei problemi (problem solving) che deve essere adottato sistematicamente da tutta la famiglia. al momento. Fare un piano per la gestione delle crisi La gestione delle crisi è molto più agevole se viene programmata in periodi di benessere o di 71 . Tale metodo consente di chiarire i problemi presenti in famiglia. consente di ottenere la collaborazione attiva del paziente stesso per la realizzazione di tali obiettivi. uno strumento indispensabile per il controllo dei sintomi. ma anche il clima familiare complessivo e realizzano le condizioni necessarie per il perseguimento degli obiettivi personali di tutti i membri del gruppo familiare. 5. concreto e creativo. pertanto. L'identificazione dei segnali precoci di crisi e la loro risoluzione preventiva Nel corso del programma si apprende ad identificare dei segnali molto precoci di crisi acuta. il trattamento farmacologico è. il benessere che ne consegue ripaga ampiamente l'impegno profuso e riduce enormemente il ricorso a trattamenti di emergenza ed il grave disagio conseguente al disadattamento. L'identificazione precoce dei segnali consente un intervento preventivo sui fattori di stress (vedi dopo) ed un adattamento tempestivo dei farmaci e degli altri strumenti di intervento. devono essere identificati con la collaboraborazione di tutti. e mette ordine al comportamento di tutto il gruppo familiare riducendo notevolmente lo stress. I segnali sono individuali e. Inoltre.

DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO Il disturbo schizoaffettivo sembrerebbe una miscela esplosiva tra le manifestazioni tipiche della schizofrenia e quelle dei disturbi bipolari. altre esigenze cliniche (agire sul sonno. La scelta del farmaco dipende da una serie di fattori tra i quali: la prevalenza di sintomi positivi (deliri. allucinazioni. in assenza di altri sintomi della faseattiva della schizofrenia. DISTURBO SCHIZOFRENIFORME Questo disturbo è caratterizzato da un quadro sintomatologico equivalente alla schizofrenia eccetto che per la durata (da uno a sei mesi) e per l’assenza del requisito che prevede un deterioramento del funzionamento. Quindi il disturbo sembrerebbe. ma esiste anche il rischio di un peggioramento. 72 . almeno per il momento. 9. Disturbo delirante Il disturbo. o di un episodio misto concomitante con sintomi tipici della schizofrenia durante un periodo ininterrotto di malattia.relativo benessere. agitazione) oppure di sintomi negativi (appiattimento delle emozioni. collocarsi in una dimensione di minore gravità e maggiore possibilità di recupero rispetto alla schizofrenia. • I deliri possono essere dei flash o partire da eventi realmente accaduti che si teme possano continuare a verificarsi e sono più circoscritti rispetto a quelli del paranoico e dello schizofrenico. secondo il DSM-IV. sull'umore). di un episodio maniacale. Sintomi tipici di un episodio di alterazione dell’umore appaiono in modo significativo durante i periodi attivi e residui della malattia. Tipo depressivo: se il disturbo include soltanto episodi depressivi maggiori. Lo spunto del delirio è realistico. Secondo il DSM-IV Non si può formulare una diagnosi prima della verifica di un episodio depressivo maggiore. Tipo bipolare: se il disturbo include un episodio maniacale o misto oppure un episodio misto ed episodi depressivi maggiori. sull'ansia. Nello stesso periodo devono essersi verificati deliri o allucinazioni non conseguenti a sintomi dell’umore per almeno due settimane. è caratterizzato da • Almeno un mese di deliri non bizzarri. ritiro). il tipo di effetti collaterali. Somministrazione di farmaci antipsicotici con un'accurata scelta del tipo di farmaco e della giusta posologia.

Egli per esempio può sentirsi inseguito. Il funzionamento e il comportamento non risultano strani o danneggiati al di fuori dell’episodio delirante. Tipo di gelosia: il soggetto nei suoi deliri vive i continui tradimenti del partner e quindi si mostra geloso e sospettoso. Tipo somatico: è convinto di essere malato o di possedere difetti fisici. Si potrebbe anche trattare di un episodio reattivo a fattori stressanti. Tipo di grandezza: il soggetto pensa addirittura di essere in rapporto diretto con una o più divinità con le quali spesso si identifica. Diversi soggetti privilegiano una tematica particolare. Naturalmente tra i criteri diagnostici non può essere considerata una manifestazione che è una risposta rientrante nelle modalità della cultura di appartenenza. • Tale disturbo non è conseguenza degli effetti di sostanze o di particolari condizioni mediche. Egli parlava spesso del suo amore regale. • Possono manifestarsi anche episodi di alterazione dell’umore di breve durata quanto episodi deliranti concomitanti. Può ritenere inoltre di avere tale potere e valore da poter frequentare persone famose che lo ammirano per la sua speciale identità. Tipo erotomaniaco il soggetto crede con fermezza che una persona di rango superiore al suo sia innamorata di lui. Tipo misto: presenta una pluralità di convinzioni deliranti senza pnvilegiare alcun tema particolare. Se il quadro non risponde a tutti i criteri richiesti per una diagnosi di schizofrenia allora si può definire il disturbo delirante.Il soggetto è affetto da deliri che riguardano situazioni della vita reale. DISTURBO PSICOTICO BREVE Il quadro sintomatologico presenta sintomi equipollenti a quelli della schizofrenia con la differenza che il disturbo dura almeno un giorno e massimo un mese. infettato. DISTURBO PSICOTICO CONDIVISO Secondo il DSM-IV tale delirio si manifesta quando il soggetto è in relazione con una o più persone che stanno già delirando. Questi deliri devono essere presenti almeno da un mese e spesso possono essere associati ad allucinazioni tattili od olfattive. La persona delira con le stesse modalità di quella che ha iniziato a delirare 73 . Per esempio un disoccupato di Treviso riteneva che la principessa Margareth fosse follemente innamorata di lui e chiedeva spesso al postino se fossero giunte per lui delle lettere dal palazzo reale di Londra. Tipo di persecuzione: immagina continui complotti contro la sua persona ed è convinto di essere trattato in modo negativo o teme che ciò possa accadere alle persone a lui intimamente legate. avvelenato o anche amato a distanza. tradito.

visive. gustative. che può essere accompagnato da vari tipi di allucinazioni olfattive.per prima. e permane soltanto durante il corso di un delirio. Questo fenomeno è particolarmente presente negli ospedali psichiatrici 74 . ne degli effetti di sostanze o farmaci o di altri disturbi psicotici come la schizofrenia e neppure di disturbi dell’umore. Tale disturbo non è conseguenza di patologie fisiche. Una situazione di questo tipo può verificarsi in ambienti come quelli ospedalieri.

A. Inoltre uno dei sintomi deve essere rivelatore di umore depresso o di perdita di piacere e interesse. I criteri diagnostici dei disturbi riguardano la presenza o assenza degli episodi di alterazione dell’umore descritti nella prima parte. episodio misto ed episodio ipomaniacale). episodio maniacale. Nel DSM-IV la sezione è divisa in tre parti. • Quasi ogni giorno il soggetto si sente demotivato e non prova interesse o piacere per qualsiasi tipi di attività. • Il soggetto si sente depresso per la maggior parte del giorno. B. C.Capitolo VIII DISTURBI DELL’UMORE I disturbi che rientrano in questa classificazione hanno come caratteristica predominante un’alterazione dell’umore. • Inoltre egli soffre di un forte complesso di colpa. EPISODI DI ALTERAZIONE DELL’UMORE EPISODIO DEPRESSIVO MAGGIORE Secondo il DSM-IV si può diagnosticare tale episodio solo se almeno cinque dei sintomi elencati in questa sede sono presenti simultaneamente da almeno due settimane e se rappresentano un significativo cambiamento rispetto al funzionamento precedente. La prima parte descrive gli episodi di alterazioni dell’umore (episodio depressivo maggiore. si autosvaluta e si attribuisce la responsabilità di essersi ammalato. • Egli sente dentro di sé un vuoto che lo rende triste e appare lamentoso. • Il rapporto con il cibo e il sonno appare alterato. La seconda parte descrive i disturbi dell’umore. A. • Ii soggetto mostra affaticamento o mancanza di energia che possono anche talvolta manifestarsi come stati di agitazione. talvolta con punte deliranti. • La persona può aumentare o diminuire di peso senza cause fisiche specifiche o diete. disturbi bipolari e due disturbi di stretta pertinenza medica. I disturbi dell’umore sono suddivisi in disturbi depressivi (depressione unipolare»). • Egli infatti può mangiare o dormire eccessivamente o scarsamente. • Nell’adolescente può manifestarsi un umore irritabile. Infine la terza parte del DSM-IV include le specificazioni che descrivono l’episodio più recente di alterazione dell’umore o il decorso degli episodi più ricorrenti. • Manifesta inoltre una diminuita capacità di concentrazione e di pensiero e un comportamento 75 . Questi episodi non rappresentano singolarmente una diagnosi ma costituiscono le fondamenta per la diagnosi dei disturbi.

• Non riesce a mettere ordine nei suoi pensieri che si succedono rapidamente senza che egli possa formularli adeguatamente. Talvolta è necessaria una richiesta di ospedalizzazione per evitare che egli danneggi se stesso o gli altri o nei casi in cui appaiono aspetti psicotici EPISODIO IPOMANIACALE I sintomi manifestati dal soggetto appaiono gli stessi descritti a proposito dell’episodio maniacale 76 . Talvolta è necessario richiedere l’ospedalizzazione per riparare. • Si nota un senso di grandiosità che spinge il soggetto a un’autostima ipertrofica. mostrare un comportamento sessuale sconveniente e lanciarsi in investimenti estremamente rischiosi senza ponderare. • Egli si mostra eccessivamente loquace e avverte un diminuito bisogno di dormire. La persona potrebbe ideare e progettare tentativi di suicidio. • Si può constatare un aumento della sua attività sia sociale. • Non riesce a focalizzare l’attenzione ma viene continuamente distratto da stimoli irrilevanti e spesso non pertinenti. • Sono presenti frequenti pensieri relativi al tema della morte. Essi possono divenire quattro se la persona appare solo irritabile. I sintomi non soddisfano i criteri per l’episodio misto. o prevenire azioni pericolose del soggetto contro se stesso o gli altri. EPISODIO MANIACALE Secondo il DSM-IV l’episodio può essere diagnosticato dopo un periodo di almeno una settimana in cui l’umore del soggetto appare elevato in modo anormale e persistente in senso espansivo o come indice di intensa irritazione. Durante tale periodo si notano almeno tre dei seguenti sintomi in modo persistente. L’alterazione dell’umore è talmente grave da determinare una compromissione nelle aree di funzionamento. La sola differenza è dovuta alla durata. scolastica o sessuale o delle attività ludiche con conseguenze dannose. • Per esempio può eccedere negli acquisti.indeciso. EPISODIO MISTO Secondo il DSM-IV si può diagnosticare l’episodio se per almeno una settimana quasi ogni giorno si verificano i criteri dell’episodio maniacale e dell’episodio depressivo maggiore. IL soggetto ha difficoltà sia nel lavoro che nelle altre attività sociali e relazionali a causa dell’umore fortemente alterato. • Questo disturbo crea una compromissione di aree importanti del funzionamento globale. • Esso non è la conseguenza immediata di un lutto. lavorativa.

Può soffrire di insonnia o ipersonnia. Non sembrerebbe necessaria l’ospedalizzazione che talvolta viene consigliata nei momenti di maniacalità acuta B. differenziazione difficoltosa. DISTURBI DELL’UMORE I disturbi dell’umore si distinguono in disturbi depressivi unipolari caratterizzati dall’assenza di episodi maniacali. di scarso appetito o iperfagia. Infatti le aree di funzionamento globale non sembrerebbero particolarmente compromesse. Bl. L’episodio dura almeno quattro giorni a differenza di quello maniacale che dura non meno di una settimana. Il soggetto per altri sintomi depressivi che non soddisfano i almeno due settimane mostra umore depresso o criteri per un disturbo depressivo maggiore. astenia e difficoltà di concentrazione. Il soggetto mostra un umore depresso per la maggior parte del tempo da almeno due anni. Può inoltre mostrare scarsa energia. maggiori: episodio disturbo singolo o depressivo dalla presenza di umore depresso quasi ogni disturbo giorno per almeno due anni. diagnostica appare Solitamente il disturbo depressivo maggiore è costituito da due o più episodi depressivi maggiori che possono non alterare il funzionamento abituale dell’individuo mentre il disturbo distimico è caratterizzato da sintomi depressivi cronici presenti da diversi anni e meno gravi. 77 . DISTURBI DEPRESSIVI DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE DISTURBO DISTIMICO Il disturbo è caratterizzato da uno o più episodi Secondo il DSM-IV il disturbo è caratterizzato depressivi maggiore. accompagnato da depressivo maggiore. perdita di interesse e di piacere Differenza maggiore tra il il disturbo depressivo La disturbo distimico.ma il quadro si presenta con una minore gravità. ricorrente. Ha una bassa autostima ed è affetto anche da sentimenti di disperazione. ipomaniacali o misti e in disturbi bipolari caratterizzati invece dalla presenza di questi episodi.

per almeno due anni. Non si è mai verificato un episodio depressivo maggiore. Secondo il modello sistemico la depressione del soggetto è l’espressione del malessere sistemico 78 . maniacale. Secondo i criteri diagnostici descritti nel DSM-IV. Così per comprendere questi disturbi e poter intervenire è innanzitutto necessario considerare i termini della depressione. La malattia non si rivela esclusivamente durante il decorso di disturbi psicotici cronici come la schizofrenia o il disturbo delirante. Inoltre il soggetto presenta per lunghi e ripetuti periodi sintomi depressivi che non sono tali da essere considerati criteri per l’episodio depressivo maggiore. Durante questo periodo il soggetto non è mai stato senza questa alternanza per più di due mesi. DISTURBO CICLOTIMICO CRITERI DIAGNOSTICI Il disturbo è caratterizzato dalla presenza. DISTURBI BIPOLARI Nei disturbi bipolari si alternano in diverse forme vari episodi di alterazione dell’umore e quindi vi sono elementi sia di maniacalità che di depressione. B2. di frequenti periodi in cui appaiono sintomi maniacali che non sono quelli dell’episodio maniacale.Durante i primi due anni del decorso dl diturbo non è stato presente un episodio depressivo maggior. In tutti i disturbi dell’umore il nucleo patogeno è di origine depressiva e si sviluppa e si manifesta in forme diverse. I sintomi determinano un grave disagio o danneggiano aree di funzionamento globale. Dopo i primi due anni invece si possono presentare anche questi episodi e quindi si può porre la doppia diagnosi di ciclotimia insieme a disturbo bipolare. che viene valutata secondo svariati modelli terapeutici. misto o ipomaniacale. Il soggetto per almeno due anni alterna copiosi episodi ipomaniacali con altrettanti depressivi che non rientrano nei criteri per diagnosticare un episodio depressivo maggiore. I sintomi determinano un grave disagio o danneggiano le aree di funzionamento. dei quali ora sono esposti solo alcuni accenni principali riferiti all’approccio sistemico e psicodinamico. maniacale o misto durante i primi due anni del disturbo.

strutturazione. In seguito. Nella depressione la persona è in uno stato di perdita di interesse. la costruzione della rappresentazione dell’oggetto interiorizzato e la conseguente rappresentazione di sé. forse. sfiducia e instaura un processo di disinvestimento dagli oggetti esterni. si possono rielaborare le tematiche depressive grazie a un intervento di carattere espressivo. l’esame di realtà (nella depressione vi è una chiusura con conseguente distacco dalla realtà. Generalmente in tutti questi disturbi dell’umore il nucleo del soggetto ha una strutturazione depressiva. dalla realtà. Inoltre è importante esplorare i rapporti con le figure significative di riferimento attuali e pregressi per conoscere le implicazioni interpersonali dello sviluppo del disturbo. demotivazione. mancanza di energie. da eventuali aspettative deluse ed eventi di perdita e abbandono. il grado di strutturazione e forza dell’lo. La terapia da utilizzare è inizialmente supportiva per favorire un processo di integrazione. Nella depressione vi è anche l’obiettivo di ripristinare le energie e convogliarle verso elementi esterni. rafforzamento dell’Io e un corretto esame della realtà. aver elevato l’umore nella depressione e averlo stabilizzato nel disturbo bipolare.in cui vive. Appare centrale scoprire verso quale figura predominante è rivolta la rabbia del soggetto che viene poi riversata contro di sé. dopo aver ricompattato l’Io. APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI Vi sono diversi aspetti che è interessante e utile esplorare: Il tipo di relazione oggettuale instaurato con i relativi vissuti. Il «paziente designato» ha il ruolo di manifestare i contenuti depressivi nascosti da altri membri del nucleo al fine di mantenere l’equilibrio sistemico. Inoltre è interessante scoprire la relazione con questa figura caratterizzata. Nella mania la stessa natura della posizione difensiva maniacale porta al diniego di qualunque problematica psicologica. nella mania il senso di onnipotenza altera il rapporto con la realtà) e le funzioni generali della persona che potrebbero essere seriamente compromesse o rischiare di diventarlo. sviluppare una motivazione al cambiamento e la fiducia verso il terapeuta. In sintesi gli obiettivi terapeutici potrebbero essere: 79 . Quindi probabilmente sarà molto faticoso per l’utente riuscire ad investire nella terapia. In sintesi maniacalità e depressione sono due facce della stessa medaglia. IPOTESI DI INTERVENTO TERAPEUTICO L’avvio di un intervento terapeutico appare problematico sia per la depressione che per la mania.

— sviluppare il senso di autoefficacia. Viene rielaborata la posizione depressiva con i relativi sensi di colpa. Qualora la famiglia non sia disponibile al trattamento o il paziente si trovi istituzionalizzato è possibile favorire l’acquisizione di regole funzionali nella terapia sistemica di gruppo in una situazione altamente contenitiva. 80 . Solo trasformando le regole del sistema in termini di maggiore funzionalità può essere possibile un cambiamento del paziente insieme agli altri membri della famiglia.— riparare e restituire l’oggetto d’amore perduto con il quale si è identificato il Sé e favorirne un armonico processo di integrazione. all’abbandono e all’aggressività. Nei disturbi dell’umore è opportuno chiedere una consulenza psichiatrica per un eventuale intervento farmacologico. È fondamentale promuovere il processo di rielaborazione del lutto e delle tematiche legate alla dipendenza. — ripristinare le energie da convogliare su elementi esterni. Generalmente nel sistema familiare vi è un nucleo depressivo di cui il soggetto è portavoce. — accrescere l’autostima. A volte per questi disturbi viene utilizzato un approccio sistemico familiare. — rafforzare l’lo.

l’ambiente socio. anamnesi di overdose. Per questi motivi. immaturità dell’Io e labilità dei confini interni. L’Io del tossicodipendente infatti risulta indefinito e non sufficientemente strutturato in quanto è rimasto incompiuto il processo di differenziazione dall’oggetto. Esempi invece di risorse esterne sono la famiglia. INTERVENTO SUPPORTIVO ESPRESSIVO Il primo passo di qualsiasi intervento è la disintossicazione. Si tratta di personalità dipendenti. periodo di tossico. modalità e circostanze di assunzione. Tutto ciò manifesta una certa debolezza. L’intervento sul tossicodipendente è estremamente articolato e complesso. In seguito. il rafforzamento e la definizione dei confini interni. VALUTAZIONE Prima di pianificare una proposta di intervento è necessario valutare due parametri: le risorse interne ed esterne e la gravità dello stato di tossicodipendenza. è indice di un Io disfunzionante nel compito di canalizzare le pulsioni. gli amici ecc. presenza o meno di episodi antisociali correlati. attraverso una terapia espressiva. i servizi sociali presenti nel territorio. soprattutto all’inizio del processo terapeutico. incapaci di tollerare la separazione e il cui rapporto con la realtà appare discontinuo. è opportuno supportare l’Io nello svolgimento delle sue funzioni in modo da favorirne l’integrazione. Durante le vane fasi del trattamento l’utente entra in contatto con servizi diversi che sono presenti in rete. Alcuni esempi di risorse interne sono: il tipo e il grado di motivazione al trattamento terapeutico (perciò è essenziale l’analisi della domanda). le capacità.culturale di appartenenza. L’obiettivo terapeutico generale (da raggiungere attraverso l’intervento sia Supportivo che 81 . In genere vi sono diverse fasi di trattamento e gli obiettivi terapeutici sono a più livelli a seconda dei casi. La gravità dello stato di tossicodipendenza può essere valutata a seconda di: frequenza nell’assunzione della sostanza. tipo di sostanza elettiva. differire il loro soddisfacimento e di porsi come mediatore tra le istanze interne e la realtà esterna. con il conseguente ricorso all’assunzione di sostanze ogni qualvolta si trovi ad affrontare delle difficoltà. L’incapacità del soggetto di tollerare la frustrazione. In genere per i tossicodipendenti è consigliabile una terapia inizialmente supportiva visto che l’Io sembrerebbe carente nello svolgimento delle sue funzioni.dipendenza. è opportuno rielaborare gli aspetti di dipendenza della personalità e le dinamiche della relazione oggettuale.CAPITOLO IX IPOTESI DI INTERVENTO PER LE TOSSICODIPENDENZE L’abuso di sostanze stupefacenti è un’azione autolesionistica e infatti coloro che la attuano appartengono spesso alla categoria borderline. la forza dell’Io ecc.

il giudizio e la percezione di sé e dell’altro e quindi un processo di consapevolezza e di responsabilizzazione. L’obiettivo è quello di individuare. i centri diurni o presso cooperative o associazioni. le comunità residenziali. I SERVIZI LE COMUNITÀ La terapia può essere applicata nei contesti di diversi servizi come i Ser. APPROCCIO SISTEMICO L’approccio terapeutico più frequentemente utilizzato nel trattamento delle tossicodipendenze è quello sistemico familiare o di gruppo. e fonte della strutturazione di un Io sufficientemente forte per mediare stabilmente tra le istanze interne e la realtà.espressivo) è quello di favorire il superamento degli aspetti di dipendenza attraverso lo svincolo dal legame simbiotico instaurato nel rapportarsi all’oggetto. l’investimento stabile nella realtà. la responsabilizzazione. appunto. L’attività concreta può favorire lo sviluppo di vari processi: il reinserimento socio-lavorativo. tentare di intervenire su tale sistema.T. La famiglia a volte non è motivata ad affrontare un processo terapeutico. analizzare e infine modificare le regole disfunzionali presenti nel sistema per sostituirle con regole funzionali. anche se non sempre questo risulta possibile. la 82 . Perché ciò avvenga è essenziale rielaborare le parti cattive dell’oggetto e del Sé e favorire il processo di interiorizzazione di un oggetto buono costante. In genere parallelamente alla terapia di gruppo vi sono delle attività finalizzate come per esempio lo svolgimento di un impegno lavorativo. Nel sistema familiare del tossicodipendente vi sono spesso infatti regole disfunzionali e un forte stato di invischiamento. il passaggio verso un nuovo ciclo vitale e la rielaborazione costruttiva della crisi intesa come un momento di maturazione del nucleo verso un nuovo equilibrio non più patogeno. Quindi si incoraggia lo sviluppo del processo di separazioneindividuazione per favorire la costruzione di un Sé definito e autonomo. con la conseguente rielaborazione del lutto e della connessa ferita narcisistica. oppure. L’intervento sistemico si realizza allora nel gruppo. Inoltre i vari membri del gruppo attraverso il confronto si inviano consistenti informazioni di ritorno favorendo l’esame di realtà. il che rende necessario. Il consulente psicologo ha il compito di essere un ponte tra le esigenza dell’utente e le possibilità offerte dalla rete dei servizi. Si cerca anche di favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema. per diverse ragioni che variano a seconda dei casi (la più frequente è la presenza di un altro membro che abusa di sostanze). Prima di pianificare un intervento è essenziale quindi raccogliere informazioni sulla situazione dei servizi presenti nel territorio che rientrano nelle risorse esterne o ambientali con cui allearsi. che rappresenta un contesto relazionale privilegiato per lo sviluppo della costruzione della regole. può sembrare opportuno allontanare momentaneamente l’utente dal nucleo di appartenenza. in grado di neutralizzare quelli cattivi.

mentre in altre l’aiuto è offerto solo dagli ex tossicodipendenti. sia di vita sia terapeutiche si pratica l’ergoterapia (terapia attuata mediante un’attività lavorativa) e si considerano elementi fondamentali il rispetto delle regole e i momenti di confronto nel gruppo. comunque.T lavora in collegamento anche con la famiglia del tossicodipendente. generalmente parallelo a un servizio di intervento sulla famiglia. • Allontanare l’utente dall’ambiente quotidiano di vita dove imperano regole disfunzionali. • In genere la comunità viene scelta quando l’utente necessita anche di contenimento. 83 . che tuttavia è la più utilizzata). LE COMUNITÀ SI DIVIDONO IN DUE GRANDI CATEGORIE: Comunità terapeutiche Nelle prime l’utente segue un programma di intervento psicoterapeutico all’interno della comunità. il rafforzamento dell’Io che si rapporta e si orienta attraverso un supporto concreto.T oltre al personale medico e paramedico opera spesso anche un’équipe psicopedagogica. Questo criterio è applicato specialmente nei casi in cui la permanenza in famiglia potrebbe essere dannosa. le cooperative.T. In tutte le comunità l’utente attraversa diverse fasi di un percorso di cambiamento personale che variano secondo il tipo di struttura in cui è inserito. con altri servizi territoriali quali le carceri.T oppure viene disintossicato all’interno delle comunità. L’utente può essere aiutato anche a prepararsi alla disintossicazione o in alcuni casi ad affrontare la fase successiva. fattori stressanti e soprattutto i giri dello spaccio. I due trattamenti. Comunque il servizio che tutti i Ser. I SER. Nei Ser.T sono strutture polivalenti che svolgono le loro attività in collegamento. Il tipo di servizio varia a seconda dell’organizzazione del Ser. o meglio in rete. Spesso il Ser. vengono erogati separatamente Comunità di vita. invece. Il trattamento del disturbo in comunità viene solitamente stabilito secondo i seguenti criteri. I Ser.T offrono è quello di una terapia medica di disintossicazione attraverso la somministrazione di metadone a mantenimento o a scalare (vi sono anche altre forme di disintossicazione oltre questa. In alcune strutture l’utente viene inserito a disintossicazione avvenuta presso il Ser.promozione di un senso di autoefficacia e quindi l’aumento dell’autostima.T. si basano soprattutto sullo svolgimento di attività comuni secondo regole rigidamente seguite. In alcune di esse è previsto un sostegno psicologico. i gruppi di aiuto ecc.Le comunità di vita. le comunità. soprattutto nei casi in cui potrebbe essere socialmente pericoloso. L’aspetto pedagogico è sostanziato dalle regole. almeno nella fase iniziale. In tutte le comunità. poiché ognuna segue una sua organizzazione specifica.T Un servizio della ASL importantissimo presente in ogni circoscrizione è quello del Ser. La comunità è un’organizzazione il cui obiettivo fondamentale consiste nel ripristinare le regole che sono mancate.

se vi è una pericolosità sociale. La differenza con la comunità residenziale consiste nel fatto che l’utente la sera torna nella propria abitazione. Ciò è importante per pianificare un progetto di intervento e valutare se esistono le condizioni per affidare l’utente ai servizi sociali. • Giudicare se la famiglia può costituirsi come un ente affidatario e se l’utente ha un luogo dove abitare. • Esaminare il tipo di crimine per cui l’utente è recluso e se è incensurato. Cosa il soggetto sta chiedendo? Vuole solo evitare la detenzione? Vuole solo una terapia di disintossicazione? Vuole anche una terapia psicologica? Desidera il reinserimento sociale? Il progetto si articola sulla base delle risorse interne (motivazione e capacità) ed esterne (per esempio servizi territoriali in grado di svolgere la funzione di accoglienza o famiglia capace di porsi come ente affidatario). Intervento sul tossicodipendente implicato nel circuito penale In genere viene richiesta la consulenza dello psicologo per valutare il tipo di situazione. I criteri per effettuare una valutazione sono i seguenti. Come nella comunità ogni utente ha dei compiti da svolgere. La comunità si sceglie soprattutto nei casi in cui il reato è grave e appare elevata la pericolosità sociale perché. offre maggiori garanzie. degli incarichi di responsabilità verso tutto il gruppo. come nel caso degli arresti domiciliari. Anche in caso di reati gravi il tossicodipendente ha l’opzione di curarsi e quindi può essere affidato a un servizio territoriale.I CENTRI DIURNI I centri diurni ricreano la vita comunitaria.T e le comunità. In genere se l’utente ha compiuto solo un primo reato e la famiglia è in grado di accoglierlo si preferisce che rimanga nella propria abitazione con l’obbligo 84 . L’utente può avere diversi enti affidatari come il Ser. Comunque vige sempre l’importanza delle regole condivise. permanendo in famiglia. Nel valutare un progetto per il tossicodipendente con l’affidamento a un servizio è essenziale fare un’analisi della motivazione (se è reale). Il tipo di trattamento varia secondo l’organizzazione specifica del centro. della vita comunitaria.T pur restando in carcere oppure. In questo modo non viene separato dalla famiglia e avulso dal tessuto sociale reale. Alcuni utenti scontano al centro diurno il residuo di pena. se il soggetto potrebbe commettere nuovamente il reato e quale grado di responsabilità e capacità di intendere e di volere era presente mentre compiva l’azione criminosa. trattandosi di una istituzione più globale. dl attività ricreative e socializzanti in un clima familiare del confronto di gruppo. dell’ergoterapia. Se l’utente è incensurato e la condanna prevista per il reato compiuto è inferiore ai quattro anni egli può ottenere la libertà vigilata o l’affidamento ai servizi sociali esterni al carcere. L’utente può recarsi al Ser.

ma di fornire gli strumenti per operare collegamenti tra le diverse dimensioni psicopatologiche e di entrare così nel vivo delle problematiche esposte.T. 85 .di recarsi al Ser. A volte però l’utente non ha un luogo dove andare a dormire e in questi casi può recarsi al Ser. sempre è esaustivo in quanto l’obiettivo proposto non è quello di presentare solo una meticolosa serie di dati.T dal carcere.

infatti. e soprattutto nei confronti del proprio bambino. cercare di capire che cosa sta succedendo e aprirsi all’ascolto prima che si possa instaurare un processo depressivo. Queste sensazioni sono comuni a tutte le mamme. La neomamma che prova sentimenti ambivalenti riguardo alla propria gravidanza. di fatto. ma anche dalla ignoranza del fatto che i bambini sono esseri imperfetti proprio come le loro mamme. Molte donne si sottopongono ad una tensione eccessiva per essere all’altezza delle aspettative. inoltre. non dormano o rifiutino il cibo anche se cullati con tutto l’amore del mondo. Attribuendo l’umore depresso ad una debolezza personale essa non lo interpreta come un disturbo ma lo connota moralmente sentendosi una cattiva madre. Il fatto che una madre possa provare dubbi o emozioni negative e contrastanti rispetto alla maternità non vuol dire che non ami il proprio figlio. È invece molto importante capire che persino la donna più efficiente può sperimentare tale ambivalenza e trovarsi in difficoltà dopo la gravidanza. Tale negazione da parte della donna è spesso sostenuta dalla famiglia per la quale la nascita di un bambino non può che essere un evento meraviglioso. È molto importante allora. è spesso in contrasto con l’immagine idealizzata della maternità. di conseguenza per la donna può essere difficile accettare l’ambivalenza dei propri sentimenti. È 86 . periodo che richiede una capacità di adattamento psicologico spesso sottostimata. Il vissuto privato della nascita. La madre depressa. Può capitare che essi piangano. negando perciò a se stessa il diritto di esternare la propria sofferenza. La paura delle emozioni ambivalenti deriva in parte dalle pressioni sociali che indicano le emozioni “giuste” da provare nei confronti dei figli. Molte donne provano delusione e sensi di colpa per il fatto di non vivere l’atteso impeto d’amore verso il bambino. Questo disturbo sarebbe dovuto almeno in parte al fatto che le donne non si rendono conto di esserne afflitte. In certi casi la donna può sperimentare un calo dell’umore ed una certa instabilità emotiva che può sfociare in un’esperienza depressiva di varia intensità. non deve essere troppo severa con se stessa. si sentono spaventate o irritate per il pianto o per il suo rifiuto di mangiare. temono di non essere in grado di prendersi cura di lui. Secondo l’immagine socioculturale della maternità la madre non ha il diritto di essere depressa o di provare sentimenti negativi.CAPITOLO X DEPRESSIONE POST PARTUM Il periodo successivo al parto rappresenta per molte donne un momento particolarmente difficile. Accade così che di rado si parli apertamente dei profondi vissuti legati alla maternità e della sofferenza che ne può derivare. Accanto a questa idealizzazione della maternità si riscontra. Spesso si ha a che fare con una depressione mascherata. Le aspettative dell’ambiente non lasciano spazio al profondo assestamento fisico ed emotivo che deve avvenire dopo il parto. una mancanza di sostegno psicologico della donna nel post partum. molte volte fatica a riconoscere e ad ammettere la propria condizione di sofferenza.

due ulteriori condizioni legate al post partum. Fino all’80% delle donne presenta una certa instabilità emotiva durante le prime due settimane dopo il parto. o altrui. Quali sono le differenze? La baby blues (anche detta maternity blues. Questo passaggio può comportare per alcune donne una grande sofferenza. Si tratta di una condizione caratterizzata da alcuni sintomi depressivi di breve durata e lieve intensità. Si tratta di abbandonare completamente una identità passata ed attuare un processo di ristrutturazione e di adattamento al nuovo ruolo e alla nuova identità. Per definire correttamente la depressione post natale occorre operare una netta distinzione tra depressione post partum (PPD).importante per ogni mamma mantenere sempre una fiducia di base nelle proprie capacità materne e capire che per prendersi cura del bambino in maniera adeguata non bisogna a tutti i costi soddisfare le proprie. Non è corretto considerare queste ultime collegate alla depressione post partum. maternity blues (maternità triste) e psicosi puerperale. Diventare madre è un avvenimento che implica un profondo cambiamento interiore e la tensione psicologica che comporta è considerata una tra le cause principali di depressione post partum. con una grande facilità al pianto e una spiccata sensibilità verso eventi negativi anche di poca importanza e verso il comportamento degli altri. cosa ben diversa dalla depressione post partum che compare solitamente entro i primi tre mesi dopo il parto ma si può osservare anche dopo 6-8 mesi. La maternità comporta dunque una perdita oltre che un guadagno e alcune donne hanno bisogno di molto tempo per completare questo processo. Per comprendere ed accettare la maternità è necessario riconoscere anche le emozioni negative ad essa legate. Si tratta dunque di difficoltà transitorie che in genere non richiedono un intervento specifico. Tale condizione è attribuita alla stanchezza che segue la gravidanza e alle difficoltà psicologiche e pratiche che essa comporta ed è in parte associata ai cambiamenti ormonali che accompagnano la montata lattea. I sintomi principali della baby blues Il vissuto fondamentale riportato dalle mamme è una tristezza infinita che può colpire all’improvviso. il sentimento di perdita. Avere un bambino significa anche perdere una parte di se stessi ed assumere un nuovo ruolo: dall’essere figlia all’essere madre. fantasie riguardo alla maternità. Nei primi giorni dopo il parto può instaurarsi una lieve alterazione dello stato emotivo. anche se questo comporta l’andare contro il mito del genitore perfetto. Questo disturbo può durare da poche ore a pochi giorni e di solito scompare entro la seconda settimana o comunque entro il primo mese. post partum blues o malinconia post partum) è un fenomeno estremamente diffuso che non deve destare preoccupazioni. quali la rabbia. Per prima cosa è importante distinguere la faticosa esperienza delle neomadri alle prese con un neonato dalla vera depressione legata al post partum. l’egoismo. Altri sintomi comuni sono difficoltà 87 .

in preda all’ansia. alimentazione irregolare o disturbi dell’appetito (sia perdita sia aumento di appetito). L’insorgenza è solitamente improvvisa nella prima settimana dopo il parto e richiede il ricovero in ospedale in quanto la donna può perdere il contatto con la realtà. come ad esempio il non riuscire a dormire. estrema disorganizzazione. con frequenti risvegli. ad esempio. dal timore di fargli del male e di essere una cattiva madre o dall’ansia e le preoccupazioni legate al suo benessere.di concentrazione e nel ritmo sonno-veglia. al panico o alla tensione. Non è corretto associare tale condizione alla depressione post partum. Il malessere può anche essere provocato da pensieri negativi riguardanti il bambino. La depressione post natale è caratterizzata da una difficoltà di gestione dei rapporti all’interno del proprio nucleo familiare fino ad arrivare ad un sentimento di totale difficoltà nell’affrontare gli eventi di vita. non solo quelli legati alla maternità. in genere. Altre volte le difficoltà possono essere dovute ad un’ansia eccessiva ed in tali casi l’intervento si focalizza sulla modulazione dell’ansia. Le donne con psicosi post partum hanno umore e comportamenti gravemente disturbati e presentano. Per queste donne la stanchezza sfocia in una mancanza di energia e in una mancanza di interesse verso le cose piacevoli della vita ed in tali casi il riposo e le rassicurazioni non sono sufficienti. Naturalmente il fatto che una donna presenti alcuni sintomi depressivi non implica necessariamente che soffra di depressione. La depressione post natale si differenzia dalla baby blues per una maggiore gravità e durata dei sintomi depressivi. Gli studi sull’argomento hanno evidenziato che fornire informazioni alle mamme circa questo particolare stato d’animo che caratterizza il puerperio può ridurne la frequenza e/o l’intensità. La psicosi puerperale. Nella depressione post partum. La donna può lamentarsi di un singolo evento in particolare che le rende la vita impossibile. informazioni e rassicurazioni. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato come al di là di alcuni sintomi comuni tale depressione possa seguire molteplici vie manifestandosi ed esprimendosi in vari modi nelle diverse donne e nelle diverse culture. 88 . fa parte della maternità ma quando diventa eccessivo è indice di depressione. è una condizione molto rara che determina una grave alterazione della personalità. i sintomi non necessariamente si verificano insieme. il sentirsi inadeguata. Molte neomamme incontrano delle difficoltà nel prendersi cura del proprio bambino e può essere sufficiente fornire loro ascolto. Tali sintomi non sono transitori e possono persistere con vari livelli di intensità anche per lungo tempo. inoltre. Per le donne in questa condizione solitamente è sufficiente prendersi maggiore cura di se stesse concedendosi un adeguato riposo per trovare giovamento. infine. entro certi limiti. Il sentimento di colpa. dai problemi relativi all’allattamento.

sentirsi prive di valore. può presentarsi sia come tendenza all’isolamento e al ritiro dalle interazioni col bambino. autobiasimo. sia come agitazione inquieta caratterizzata da mancanza di rispetto per i suoi ritmi: due facce della stessa medaglia. • Sentimenti di inadeguatezza (paura di non farcela a prendersi cura del bambino). • Tristezza e pianto incontrollato. Il dibattito scientifico sulla specificità o meno della depressione post natale rimane aperto e non vi è un accordo sul fatto che si tratti di una sindrome depressiva associata alla maternità o un disturbo a parte con sintomi particolari. perdita del desiderio sessuale. • Disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o risveglio precoce al mattino). Gli studi sull’argomento hanno messo in luce che le donne con episodi depressivi nel post partum presentano spesso una forte ansia o attacchi di panico rispetto alle donne che sperimentano tali episodi in altri momenti della vita. • Difficoltà di concentrazione e ridotta capacità di prendere decisioni. • Tensione e panico (ansia espressa anche attraverso palpitazioni o vertigini. infatti. • Diminuzione di interesse e piacere per quasi tutte le attività prima piacevoli. La depressione post natale. Tra le cause principali di questi sintomi ci sono soprattutto un insufficiente recupero di energie in seguito alle cure prestate al neonato. • Senso di disperazione e pensieri costantemente pessimisti. • Sentimenti di colpa eccessivi. mancanza di energia e sensazione di essere esausta. paure esagerate). a a volte pensieri sulla morte. spesso dovuti al non sentirsi una mamma modello di fronte agli imprevisti e alla sensazione di non sapersela cavare. Si pensa che almeno una donna su dieci soffra di depressione post natale. instabilità dell’umore. INCIDENZA I dati attuali suggeriscono che la prevalenza della depressione è relativamente elevata nel periodo post natale. la paura di rimanere da sole col bambino o l’iperintrusività. • Gli atteggiamenti della madre nei confronti del neonato sono variabili e possono includere il disinteresse. lo sviluppo e il benessere del neonato e la relazione di coppia.I SINTOMI PIÙ COMUNI DELLA DEPRESSIONE POST NATALE: COME RICONOSCERLA • Stanchezza. • Pensieri ossessivi (preoccupazioni eccessive riguardanti il bambino o la propria salute). • Irritabilità (aggressività espressa sia con le parole sia con il comportamento). • Disturbi alimentari (perdita di appetito o di peso oppure aumento di appetito o di peso). La depressione post natale sembra essere di più lunga durata e maggiormente debilitante in quanto gli effetti a lungo termine riguardano la relazione madre bambino. Purtroppo un 89 . che impedisce al neonato un adeguato riposo.

atteggiamenti. Studi recenti hanno confermato che difficoltà relazionali sia nell’infanzia sia nelle relazioni attuali contribuiscono al mantenimento della depressione post natale. È la qualità del sostegno ad essere significativa. • Sostegno sociale percepito e isolamento sociale: è importante valutare la realtà della situazione e se il sostegno percepito si discosta da quello realmente ricevuto. controllo e perfezionismo. abilità: alcuni fattori di personalità. precedenti aborti o morti intrauterine rappresentano fattori aggiuntivi di stress che possono contribuire all’insorgere della depressione post natale. È possibile che ci si ritrovi impreparate ad affrontare il dolore del parto o un lungo travaglio. fattori psicologici legati alla maternità e fattori sociali. associata ad un rapido susseguirsi di eventi stressanti in un breve lasso di tempo.numero significativo di donne nasconde i propri disturbi dell’umore e non cerca aiuto. una bassa autostima. scarse abilità sociali o atteggiamenti delle 90 . In tali circostanze viene a mancare una rete di sostegno attorno alla mamma e al bambino e le difficoltà psicologiche inerenti alla maternità vengono disconosciute. quali la perdita dell’impiego del partner o problemi di salute. • Difficoltà relazionali: il conflitto coniugale. Il giusto sostegno fornito subito dopo il parto attenua il senso di isolamento e può essere di grande aiuto. In molti casi sembra che tale condizione esasperi problemi relazionali preesistenti. una gravidanza non desiderata. quali un forte bisogno di ordine. Ad influire sarebbe la presenza o meno di qualcuno con cui condividere le preoccupazioni e sul quale poter contare in qualunque momento e circostanza. la mancanza di supporto emotivo e la qualità della relazione di coppia possono influire sull’insorgenza della depressione post natale. Anche conflitti con i propri genitori. • Fattori di personalità. una nascita traumatica o un parto cesareo possono provocare un vissuto doloroso e la sensazione di avere in qualche modo fallito. Sono stati individuati alcuni fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo della depressione post natale: • Eventi stressanti: la nascita e l’accudimento del bambino rappresentano di per sé fattori di stress. Alcuni autori considerano lo scarso sostegno del partner un fattore di vulnerabilità che influisce solo in presenza di eventi di vita stressanti. Inoltre per una donna che ha già vissuto una PPD il rischio di soffrirne ancora in caso di parti successivi aumenta significativamente. in particolare una relazione conflittuale con la propria madre. Altri eventi stressanti. Complicazioni alla nascita. per cui non è possibile stimare in maniera esatta la prevalenza della depressione post partum nella popolazione. possono contribuire all’insorgenza di tale depressione. La depressione post natale viene in genere attribuita ad una combinazione tra fattori biologici della gravidanza e del parto (come il calo degli estrogeni che si verifica dopo il parto).

storia di abusi sessuali. privando il bambino di esperienze di piacere e autonomia e ciò può influire sul suo sviluppo cognitivo e affettivo. I sensi di colpa per l’incapacità di affrontare il pianto del neonato e i sentimenti che questo scatena possono provocare un vissuto devastante. con la depressione durante la gravidanza e con vari fattori di stress legati al bambino può essere considerata altamente predittiva della depressione postnatale. Nella donna che diventa madre in alcuni casi il parto può essere vissuto come un’esperienza di perdita. alla capacità di ascolto dei suoi bisogni e di risposta ad essi. perdita della madre durante l’infanzia sono eventi traumatici che possono ripercuotersi nell’adulto. Trovarsi con un figlio reale dopo una lunga attesa vuol dire anche separarsi dal bambino immaginario fantasticato per nove mesi. • Umore durante la gravidanza: sintomi di alterazione dell’umore o un grave stato d’ansia durante la gravidanza possono incidere sulla sintomatologia depressiva nel periodo postnatale. Questo divario può impedire che si crei un legame immediato tra madre e figlio ed indurre nella donna sensi di colpa per il fatto di non provare le giuste sensazioni verso il proprio bambino. una importante cornice di riferimento sia teorica che clinica allo studio della gravidanza. La gravidanza rappresenta una tappa 91 . Una mamma molto depressa può essere carente nella capacità di sintonizzazione. soprattutto negli ultimi anni. • Temperamento del bambino e difficoltà nella relazione madre-bambino: una madre che vive il proprio bambino come difficile da gestire riceve un rinforzo meno positivo dall’interazione con il figlio rispetto alle altre madri. La relazione madre-bambino è caratterizzata da un adattamento reciproco nelle interazioni per cui la madre si sintonizza con i ritmi del bambino. in particolare se associata con eventi di vita negativi. • Esperienze traumatiche infantili: difficoltà relazionali con i propri genitori. scarse cure materne nell’infanzia.madri negativi rispetto alla gravidanza e poi al prendersi cura del bambino sono tutti possibili fattori di vulnerabilità per la depressione post natale. Quando una interazione difettosa non può essere riparata dagli sforzi di adattamento del bambino questi sperimenta sentimenti di impotenza. La qualità e la continuità affettiva della relazione madre-bambino sono legate al piacere della madre nel prendersi cura. divorzio dei genitori. • Storia personale o familiare di depressione: una storia precedente di depressione. aumentando il rischio di sviluppare una depressione. È più probabile che l’ansia rappresenti non una causa bensì una conseguenza dei numerosi eventi stressanti e dei fattori di vulnerabilità alla depressione post natale. • Aspettative sociali e immagine idealizzata della maternità: le madri che vivono con questo tipo di aspettative rischiano di sperimentare un senso di fallimento di fronte agli imprevisti e alle difficoltà. La percezione che il bambino reale non è uguale a quello immaginato è molto sottile. VISSUTO PSICOLOGICO IN GRAVIDANZA La letteratura psicoanalitica ha fornito.

come parte integrante del sé. Il secondo stadio della gravidanza è quello relativo alla percezione e individuazione del feto nella mente della madre e alla differenziazione del nascituro dal sé. Con la gravidanza la donna si viene a trovare in una singolare posizione. in quanto introduce una “variabile” in un contesto psicofisiologico che aveva un suo equilibrio e una sua connotazione precisa. Con il progredire della gravidanza la donna deve accettare il feto come una parte di sé. relative al sé come madre e al nascituro.fondamentale per la costruzione dell’identità femminile. Il primo si riferisce all’accettazione dell’embrione prima e del feto successivamente. L’esperienza del formarsi e crescere di un “corpo estraneo” già dal punto di vista fisiologico è certamente critica in sé. cullata. È possibile parlare di due importanti compiti adattivi in relazione a due stadi della gravidanza. Si ha un’esperienza psicologica di fusione col feto dai primi mesi della gravidanza fino alla percezione dei movimenti fetali. di identificarsi con una madre onnipotente e fertile in grado di dare vita e contemporaneamente con se stessa come bambina. Da questo momento la donna si confronta con il secondo compito adattivo. il nascituro e tutto il contesto relazionale (incluso il padre) che concorre alla formazione della genitorialità. In questo periodo la donna si occupa di raggiungere uno stato di benessere. attraverso la temporanea regressione connessa alla gravidanza. racchiusa dalla propria madre. La gravidanza andrebbe considerata come un periodo di crescita e di relazioni che avvengono tra una donna in attesa. in particolare nei confronti della propria madre. Un’esperienza sufficientemente buona con la propria madre consente alla donna. in quanto costituisce un terreno di verifica per la donna stessa ed offre l’opportunità di elaborare il processo di separazione-individuazione. realizzando in questo modo una maturazione e una crescita di sé. L’inizio della gravidanza viene chiamato “inattività vigile”. Se ancora potevano sussistere nella donna fantasmi di sé bambina. e una revisione delle rappresentazioni del sé formatesi durante l’infanzia . che è quello di riorganizzare le proprie relazioni oggettuali e prepararsi all’evento della nascitaseparazione del bambino dentro di lei. protetta. I cambiamenti che si verificano durante la gravidanza comportano notevoli modificazioni del mondo rappresentazionale della donna attraverso un processo che implica contemporaneamente l’elaborazione di nuove rappresentazioni mentali. tutto questo è destinato ad attenuarsi quando il suo corpo ne racchiuderà un altro. che però diviene sempre più un essere autonomo. La gravidanza quale “storia di due corpi: un corpo contenente visibile ed un corpo invisibile in esso 92 . essendo nello stesso tempo figlia di sua madre e madre di suo figlio e può in questo periodo rielaborare questi vissuti grazie alla duplice identificazione con la propria madre e con il feto. tale evento si impone alla donna mettendola di fronte all’evidenza di un bambino dentro di sé.

si concede alla regressione che le consente di vivere quell’unione fusionale con il feto per identificarsi con esso e rivivere la fantasia di unione con la madre dell’infanzia. l’invidia e la rabbia nei confronti della fertilità materna. rinforzando le proprie difese psichiche e le proprie razionalizzazioni. Nella madre regolatrice la gravidanza sembrerebbe riattivare antichi conflitti legati all’invidia per le tenerezze che le sono state negate e ora rivolte al bambino come anche ai sentimenti di avidità diretti verso la propria madre. che viene spesso percepito come un intruso che l’assorbe. Il grado di maturazione della donna e le modalità di superamento delle tappe critiche dello sviluppo assumono un ruolo molto importante nella definizione del desiderio di avere un figlio. due stili che raramente si delineano in modo “puro”. Con la percezione dei movimenti fetali prende corpo la differenziazione e l’identità della donna si differenzia dalla propria madre. Sul piano intrapsichico la madre facilitante può essere portata a idealizzare la maternità e il bambino. con la comparsa di conflitti riguardanti la dipendenza. È possibile notare l’emergenza di due orientamenti materni: la madre “facilitante” e la madre “regolatrice”. prova fastidio per le trasformazioni corporee e resiste alla disorganizzazione psicologica. Si sente arricchita dall’esperienza che sta vivendo. Spesso si assiste invece a una presenza di entrambi gli orientamenti. L’elaborazione di questi conflitti avvicinano la donna a un vissuto armonioso della gravidanza. 93 . e la madre attende solo che la gravidanza si concluda. Un figlio può essere il mezzo attraverso il quale verificare le proprie capacità generative (e poter quindi uguagliare la propria madre). La madre “facilitante” considera la maternità come un’esperienza conclusiva della sua identità femminile. può essere uno strumento per sconfiggere la solitudine o la vecchiaia o per riparare a un lutto o a un aborto. La madre “regolatrice” considera la gravidanza come un passaggio obbligato per avere un bambino. le fantasie sul feto sono limitate. Il suo nascosto desiderio è di non farsi influenzare dalla gravidanza e dal futuro bambino. nel qual caso si parla di “desiderio di gravidanza” oppure può rappresentare un tentativo di legare a sé il partner o di dare nuova vita ad un rapporto spento.contenuto”. ricorrendo a difese di negazione della propria imperfezione e di quella del bambino. Inconsciamente cerca di evitare la regressione e l’esperienza mentale della fusione con il feto. rivalità e ostilità con l’adozione di un sistema di illusioni condivise allo scopo di negare la separazione e ricreare la fusione. con una rinuncia ai bisogni e agli interessi personali non riguardanti la sfera materna e attuando così una fuga dai propri sentimenti di invidia. I movimenti fetali sono avvertiti come una presenza estranea. rimette la donna a confronto con la propria capacità di percepirsi come un contenitore solido e in grado di accogliere il bambino al suo interno.

È evidente l’importanza di far passare il padre da ruolo subalterno a quello di protagonista della sua esperienza e di far si che egli sia consapevole del prezioso compito che può svolgere durante la gravidanza. sia la bambina che il bambino fantasticano di avere “un bambino nella pancia”. Se esiste una vasta letteratura sul significato e sugli eventi psicologici della gravidanza nella donna. Ciò richiede una capacità di empatia che consenta di entrare veramente nel mondo interno del bambino. poiché affonda le proprie radici nell’infanzia di entrambi. Nelle generazioni passate il ruolo del padre era principalmente quello di istruire e punire. Questa funzione di sfondo naturalmente ha un effetto sulla psiche del padre. Il padre non è un “optional” ma è una figura fondamentale per una crescita sana ed armoniosa del figlio. Il momento della gravidanza può essere dunque un’esperienza importante per sviluppare il proprio attaccamento per il figlio.Accanto a queste motivazioni. prendendosene cura e accettando le proprie responsabilità. Il desiderio di maternità e quello di paternità partono dunque da una base comune e si sviluppano in modo differente/complementare fino ad unirsi nel concetto di genitorialità. È dal riconoscimento del desiderio di coppia che è possibile individuare il terreno comune a maternità e paternità per poter approdare al concetto più esaustivo di genitorialità. il che risponde al desiderio di essere uguali ai propri genitori. Da sempre il ruolo del padre in relazione all’importanza della madre risulta sullo sfondo. ci sono spinte inconsce più “generali”: un figlio può essere considerato come fonte di gratificazione emotiva ed è spesso la sede in cui riporre speranze e potenzialità che i genitori non hanno avuto. infatti il desiderio di paternità e gli eventi psicologici della gravidanza nell’uomo hanno cominciato a essere indagati solo recentemente. Un padre che pone l’incontro umano al centro della relazione deve aprirsi al proprio figlio e creare uno spazio interno. LA FIGURA DEL PADRE IN GRAVIDANZA L’atteggiamento del padre verso i figli è molto cambiato col trascorrere dei secoli. Sarà in grado di sentirsi importante quando si paragona al ruolo di primo piano della madre? Può accadere che il padre si 94 . La consapevolezza che il padre possa stabilire un vero contatto con il bambino prenatale è ancora in evoluzione. lo stesso non vale per l’uomo.. È questo “bambino interno” che consentirà all’uomo e alla donna adulti di divenire genitori. La genitorialità accomuna l’uomo e la donna. dopo un percorso evolutivo che vede la procreatività fantastica come precedente quella sessuale. Durante l’infanzia. Solo recentemente il padre ha iniziato ad avere maggiore interesse verso il bambino durante l’infanzia.

In tale situazione può reagire in tre diversi modi: può lottare. Di fronte a questo conflitto interno si può solo auspicare che il padre trovi una modalità per spezzare questo circolo vizioso. Questa triangolazione sembra più forte con il primo figlio perché tutto è nuovo per i genitori. La sua posizione di sfondo come futuro padre fungerà da amplificatore del problema. Il padre che si immobilizza si adatta e può rassegnarsi. Il padre che fugge prende le distanze dalla compagna. il padre potrà allora soffrire di un conflitto profondo. Un uomo che sta per divenire padre si confronta istintivamente con la propria storia: affiora il proprio bambino interiore ed emerge un’immagine interna della madre che trae origine dall’esperienza reale con la propria madre. Il padre che lotta cerca di portarsi in primo piano. non vuole aver nulla a che fare con il bambino. Se invece nella storia del padre la madre introiettata non aveva adeguatamente risposto al bisogno di fusione del bambino interno.percepisca come impotente in tale posizione e venga catturato in un circolo vizioso che inizia ad avere un effetto su di lui. Per costruire lo spazio di vita di un bambino non ancora ufficialmente considerato “nato” è necessario che i genitori pongano la dualità della loro relazione come coppia sullo sfondo e aprano la relazione al triangolo padre. fuggire o immobilizzarsi. Questa madre introiettata è stata in grado di rispondere positivamente al desiderio di fusione del bambino interno? In caso affermativo. 95 . il padre può accettare il suo ruolo di sfondo. vedendo solo i propri bisogni. madre e bambino. Alla fine il padre si trova in una situazione fonte di stress che non riesce a gestire. causando a volte una ripetizione del trauma.

in realtà il problema più grave e più frequente è rappresentato dalla violenza sessuale intrafamiliare. sensazioni. la persona abusata è ancora un bambino. è la condizione della persona abusata: la non consapevolezza del reale significato di quanto viene proposto e l'incapacità di essere responsabile delle reali conseguenze di quanto viene accettato. come quello fisico o psicologico. I ricordi. Un abuso sessuale. l'abuso resta nascosto o non viene riconosciuto dall'ambiente familiare. In realtà. come per ogni trauma. L'abuso sessuale è un trauma. QUALI PROBLEMI PUÒ GENERARE Le risorse dell'individuo. Riguarda prevalentemente i bambini. è una ferita intima che può dare origine a molti problemi.anche se raramente se ne parla . parole. ed infine . In una percentuale significativa di casi. Convolge molte donne che vnegono abusate dai loro partners. molto difficile da stimare con precisione. in qualunque modo sia effettuato. odori. l'abuso sessuale genera però problemi di lunga durata o cronici. sotto forma di immagini. panico. e come tale può dare origine ad un serio problema come il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Affinché ci sia un abuso sessuale non è assolutamente necessario che esso includa l'atto della penetrazione. Ciò che determina la natura dell'abuso. una lunga durata dell'abuso (per esempio. molti anni).il 7% dei casi è rappresentato dalle madri. La maggior parte di questi abusi sono effettuati dai padri.CAPITOLO XI ABUSO SESSUALE L'abuso sessuale è un problema diffuso del quale si sta parlando sempre più spesso negli ultimi anni. Si tratta dell'aspetto più importante per diversi motivi: E’ quello meno denunciato alle autorità giudiziarie. seguiti dai parenti conviventi nel nucleo famigliare. unitamente al sostegno delle persone care e ad opportune condizioni di vita possono. rabbia. che sia avvenuto nella famiglia oppure causato da sconosciuti. Mentre le informazioni fornite dai media insistono soprattutto sui casi di violenza extrafamigliare. incubi notturni possono ritornare frequentemente alla mente della persona abusata. Per definizione l'abuso sessuale può coinvolgere altre forme di abuso. condurre al superamento graduale della ferita subita. la persona abusata non ha occasione di potere parlare dell'accaduto. sapori. depressione. coinvolgente le femmine molto più frequentemente dei maschi. o specifici disturbi 96 . con emozioni fortemente disturbanti come angoscia. è un fenomeno sempre esistito e non è confinato a particolari strati sociali o culture. La ricerca sostiene che le situazioni che possono causare i maggiori disturbi sono caratterizzate dalle seguenti caratteristiche: un legame intenso con l'abusatore. La violenza sessuale intrafamilare è quella che può provocare i danni psicologici più seri e duraturi.

sessuali, come dolore sessuale, vaginismo e vulvodinia. Nella maggior parte dei casi la persona abusata cerca di tenere a distanza i ricordi fonte del dolore. Non è raro che, almeno in alcuni periodi della vita, la persona abusata abbia amnesie complete o parziali per i fatti avvenuti. È come se una persona avesse a che fare con ricordi "indigesti", che continuano a ritornare e con i quali bisogna lottare. ALTRI PROBLEMI ASSOCIATI AL DISTURBO SESSUALE L'abuso sessuale è un trauma particolare perché, oltre ai sintomi più tipici che nascono in seguito ad un trauma (vedi la scheda sul PTSD presente in questo sito), può causare problemi in altre aree della vita di una persona. Si dice, infatti, che sia un fattore di rischio "non specifico", e cioè un evento che aumenta la probabilità che una persona possa incorrere in molti disturbi psicologici, senza che nessun disturbo in particolare sia però associato all'abuso sessuale. Alcuni dei problemi più tipici associati all'abuso sessuale sono i seguenti: - Tradimento: se l'abuso sessuale è avvenuto all'interno dei muri di casa, specialmente se si era bambini, le persone abusate portano spesso con sé un senso di profondo tradimento arrecato loro dalla persona che si sarebbe dovuta occupare di loro; questo può comportare un profondo senso di sfiducia e di diffidenza nei confronti delle persone. - Autostima: la persona che ha subito un abuso sessuale può avere un senso di autostima cronicamente basso, a dispetto delle sue reali capacità e caratteristiche. È come se si sentisse "marchiata" da un'esperienza della quale non ci si può liberare e che difficilmente si può condividere con qualcuno. Questo genera profondi sentimenti di impotenza. Quando l'abuso è stato intrafamiliare e non c'è stata violenza fisica, la persona abusata può avere anche fortissimi sensi di colpa e di indegnità a causa della convinzione, errata, che, poiché nessuno l'ha costretta fisicamente, allora lei era pienamente consenziente. Ma un bambino non è responsabile di qualcosa che non è in grado di valutare nel suo reale significato e nelle sue reali conseguenze. - Problemi sessuali: nell'abuso sessuale intrafamiliare l'iniziazione alla vita sessuale esordisce all'interno di un clima insano, all'interno di rapporti inadeguati, con violenza psicologica. Questo può generare molti problemi, come l'evitamento della vita sessuale, una vita sessuale caratterizzata da problemi e disturbi (difficoltà o impossibilità di raggiungere l'orgasmo, assenza di sensazioni piacevoli, presenza di sensazioni dolorose durante i rapporti, una vita sessuale permeata da sensi di colpa, di sporcizia, angoscia e paura, ma anche una sessualità promiscua fonte di insoddisfazione e conflitti), una difficoltà ad identificarsi con un genere sessuale ben preciso, un comportamento omosessuale di ripiego a causa della paura nei confronti delle persone dello stesso sesso dell'abusante. Possono essere presenti gli stessi problemi anche se l'abuso sessuale è avvenuto in età adulta e per causa di estranei. 97

- Depressione, ansia e panico: sono un sintomo frequente. Quando l'abuso è stato vissuto in tenera età, questi sintomi possono diventare cronici, quasi come una seconda natura della persona abusata, che si abitua a sentirsi in questo modo. Le persone che hanno subito abusi sessuali hanno, più frequentemente della media, sintomi psicosomatici, disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia, abuso di sostanze (alcol, farmaci, stupefacenti), una ridotta capacità nel controllo della rabbia e dell'aggressività, difficoltà significative nei rapporti interpersonali. PSICOTERAPIA ABUSO SESSUALE Bisogna innanzitutto distinguere il problema dell'abuso sessuale in tre problemi distinti, come il numero delle situazioni generali che lo riguardano: • L'abuso sessuale viene commesso nei confronti di un bambino; • L'abuso sessuale viene commesso nei confronti di un adulto; • L'abuso sessuale è stato commesso nei confronti di un bambino o una giovane persona, ma viene ricordato - oggi - da un adulto. Un abuso sessuale è una ferita intima profonda che può anche risolversi spontaneamente nel corso del tempo. In ogni caso, in tutte e tre le situazioni è altamente consigliabile rivolgersi a persone o associazioni professionalmente qualificate ed esperte nel tema dell'abuso sessuale. Se l'abuso sessuale è stato commesso nei confronti di un bambino è necessario rivolgersi ad uno psicoterapeuta preparato per lavorare con persone così giovani. Se l'abuso sessuale è stato commesso verso una persona adulta in tempi recenti o recentissimi si può fare riferimento ad alcune associazioni, strutture private o pubbliche specializzate nell'intervento nei casi di stupro e nelle molestie sessuali in genere. In ogni caso è sempre molto importante valutare anche la possibilità di effettuare una psicoterapia specificatamente orientata al tema dell'abuso, nel caso in cui le associazioni o le strutture a cui ci si è rivolti non la praticassero. Molto importante è anche l'aiuto che può fornire un avvocato quando l'abusante è il partner o il marito. Nel caso in cui l'abuso sessuale sia avvenuto molti anni prima e sia attualmente ricordato da un adulto è di fondamentale importanza una psicoterapia. La psicoterapia nei casi di abuso sessuale, qualunque essi siano, deve essere orientata al superamento dei ricordi traumatici così che condizionino il meno possibile la vita della persona interessata. Allo stato attuale delle conoscenze, la ricerca scientifica sull'argomento indica che fra gli approcci più efficaci per la psicoterapia dell'abuso sessuale ci sono i seguenti: 1. Alcuni tipi di psicoterapia cognitivo-comportamentale; 2. Alcuni tipi di psicoterapia ipnotica; 98

3. L'Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR). Attraverso questi strumenti la persona impara gradualmente a neutralizzare i propri ricordi dolorosi e ad esserne sempre meno turbata e condizionata.

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Per cui si sono adottate definizioni che sottolineavano il tempo impiegato dopo la penetrazione che conduce ad una eiaculazione (meno di un minuto. farmaci e sostanze. a seconda se si è adottato un criterio comportamentale. ovvero l'identificazione con il sesso opposto. • Disturbi dell'Eccitazione. • Disturbi dell'Identità di Genere. in particolare la carenza di desiderio sessuale o l'avversione nei confronti della sessualità. fatto diverso dall'omosessualità • Parafilie. a seconda delle cause implicate. il tempo relativamente all'orgasmo femminile (prima dell'orgasmo femmile). etc. due. somatiche (prostatite). lesioni dell'area genitale. Possono riguardare differenti ambiti della sessualità. tali difficoltà possono avere una origine medica e/o psicologica. quindici. L'eiaculazione precoce e l'eiaculazione ritardata o assente ne sono i disturbi più rappresentativi. e possono essere classificati sommariamente nel modo seguente: • Disturbi del Desiderio. relazionale e 100 . Una definizione più comprensiva degli aspetti emotivi e relazionali è quella che considera l'eiaculazione precoce una eiaculazione che intervenga con una minima stimolazione. soprattutto la difficoltà ad avere o mantenere una adeguata erezione. e quindi la presenza di un problema di controllo volontario e consapevole. puramente temporale. ma comunque prima di quando si desideri e tale da suscitare disagio e difficoltà relazionali. • Disturbi dell'Orgasmo. o perversioni sessuali. cinque. meccanico. Un elemento centrale della eiaculazione precoce è comunque la mancata capacità di scegliere il momento in cui avere un orgasmo. EIACULAZIONE PRECOCE Nel tempo si sono susseguite molte diverse definizioni di eiaculazione precoce.CAPITOLO XII DISTURBI SESSUALI MASCHILI E FEMMINILI DISTURBI SESSUALI MASCHILI I disturbi sessuali maschili sono probabilmente molto più frequenti di quanto comunemente si possa pensare. oppure emotivo.). 1. etc. oppure il numero di spinte in vagina (otto.). Cause organiche neurologiche. CAUSE Esistono diversi tipi di eiaculazione precoce.

• Parafilie o perversioni. l'eiaculazione precoce dipende dalla mancata o insufficiente acquisizione di abilità sessuali relative all'assaporare il piacere sessuale. La loro importanza o serietà può dipendere da molti fattori. in realtà può dimostrarsi insoddisfacente per la donna. controllarlo. Ciò può essere dovuto a molti motivi. Cause psicopatologiche Alcuni disturbi mentali possono interferire con il controllo dell'eiaculazione. i disturbi d'ansia. Scarse abilità sessuali In questi casi. In queste circostanze. Associato ad altre difficoltà sessuali A volte l'eiaculazione precoce dipende da difficoltà erettive. il disturbo maniacale. vulvodinia). tutti i PRINCIPALI disturbi sessuali femminili possono essere suddivisi nelle seguenti categorie: • Disturbi del Desiderio. innanzitutto ad una 101 .2. Per semplicità. SESSUALITÀ INAPPAGANTE Anche se la vita sessuale non sembra presentare formalmente alcun problema. sia per non perdere l'erezione sia perché vi è stato un eccesso di stimolazione precoitale. la difficoltà ad ottenere e mantenere un'erezione spinge a concludere rapidamente il rapporto. Per l'eiaculazione precoce che dipende da cause psicologiche e/o da scarse abilità sessuali. Cause psicologiche e relazionali Lo stress e le caratteristiche del rapporto con il partner possono influenzare il controllo dell'eiaculazione. TRATTAMENTO Il trattamento dipende naturalmente dalla causa principale del problema che va affrontata prima di tutto. innanzitutto dalle donne. è auspicabile un trattamento cognitivo-comportamentale specificamente orientato a correggere il problema sia superando alcune convinzioni irrazionali. Citiamo ad esempio la schizofrenia. sia apprendendo dei comportamenti che migliorano il controllo dell'orgasmo DISTURBI SESSUALI FEMMINILI I disturbi sessuali femminili sono ampiamenti diffusi e per questo motivo spesso sottovalutati. • Disturbi dell'Eccitazione. 5. • Sessualità non appagante. • Disturbi dell'Identità di Genere. • Problemi non sessuali che possono causare disturbi sessuali. • Disturbi da Dolore sessuale (vaginismo. 4. Alla base di questo tipo di eiaculazione vi è spesso un circolo vizioso di ansia che riduce il controllo e che poi genera caduta di autostima e ulteriore ansia. 3. • Disturbi dell'Orgasmo. condividerlo. dispareunia.

possono incidere in generale nell'intimità della coppia stessa. può generare problemi a livello del desiderio. PROBLEMI NON SESSUALI CHE POSSONO CAUSARE DISTURBI SESSUALI • La depressione può comportare un calo del desiderio sessuale e alcuni farmaci antidepressivi. seppure utilissimi e a volte indispensabili. astio. morbo di Parkinson. • Problemi di coppia. è possibile accettare rapporti sessuali o particolari pratiche sessuali senza che se ne provi reale desiderio. per la paura di essere abbandonate. 102 . malattie debilitanti o causa di dolore cronico. insufficienza renale cronica. morbo di Alzheimer. è abbastanza frequente che la donna consideri primario l'appagamento maschile rispetto a quello femminile. antipsicotici. della capacità di abbandono. allo scopo di non sottoporsi ad ulteriore dolore. criticate o svalutate. La difficoltà ad abbandonarsi. • La presenza di elevati livelli di ansia può inibire la presenza del desiderio sessuale e creare difficoltà ad abbandonarsi. diabete. ma innanzitutto sul versante del desiderio sessuale. possono causare un calo del desiderio o la difficoltà o l'impossibilità nel raggiungere l'orgasmo. aggressività espressa in modo diretto o indiretto. il proibirsi pratiche sessuali che invece sarebbero vissute come piacevoli. autobiasimo ed una sessualità insoddisfacente. il dolore. Oltre a ciò. Ciò crea frustrazione. • Lo stress cronico. il senso di colpa. specialmente se caratterizzati da tensione. • Problemi ginecologici: infezioni. cirrosi epatica ed epatite. • Farmaci. • Problemi medici. come nel caso dei Disturbi Alimentari. sclerosi a placche. antidepressivi. e quindi anche a livello della vita sessuale. e che quindi tenda a mettere in secondo piano le proprie esigenze. Infine. a sua volta. antinfiammatori steroidei. alcune malattie endocrine. rabbia. anche con possibile dolore. ad esempio lavorativo. Problemi di questo tipo sono piuttosto frequenti e spesso la donna non è neppure pienamente consapevole della incompletezza e della mancanza di totale libertà nella propria dimensione sessuale. di inadeguatezza per il proprio corpo. Molte patologie mediche possono generare disturbi sessuali a differenti livelli. Alcune di queste patologie sono le seguenti: tumori carcinoidi intestinali metastatici. irritazioni ed altri disturbi ginecologici possono creare dolore durante il coito. lesioni del midollo spinale. può portare all'irrigidimento muscolare e con ciò all'incremento del dolore stesso. Il dolore così accresciuto. ansiolitici. • La presenza di un rapporto non sereno e di non accettazione nei confronti del proprio corpo può comportare Disturbi Sessuali. può portare all'inibizione del desiderio sessuale. della capacità di provare l'orgasmo. Alcuni dei seguenti: antipertensivi. infine. porta ad una vita sessuale solo superficialmente adeguata e gratificante. traumi cerebrali.sorta di inibizione della libera espressione dei desideri e delle emozioni.

L'intensità del dolore può variare notevolmente da persona a persona. mentre a volte sono possibili penetrazioni parziali. infine. paura degli uomini. al mantenimento di un equilibrio. dello speculum del ginecologo. la contrazione interessa i muscoli perineali (posti tra l'orifizio anale e quello vaginale). Sembrano esistere. sensi di colpa. con l'uso del profilattico. carenza di estrogeni presente durante il periodo dell'allattamento. del parto o dell'episiotomia praticata durante il parto. 103 . endometriosi. VAGINISMO Si intende per vaginismo una contrazione involontaria dei muscoli vaginali che impedisca o renda molto difficoltosa la penetrazione.• Alcool e stupefacenti. tipicamente durante il coito. tioridazina (Melleril. rari casi di allergia allo sperma del partner che si risolvano. Il vaginismo può presentarsi in seguito a problematiche di tipo medico. in modo controintuitivo. In alcuni casi la contrazione muscolare rende impossibile ogni forma di penetrazione vaginale. poca familiarità con l'anatomia dei propri organi genitali. Una buona percentuale di donne vaginismiche non è consapevole dell'esistenza che uno spasmo muscolare è alla base del loro problema. tendenza all'ipercontrollo. atrofia vaginale seguente alla menopausa. Perchè si possa parlare di dispareunia nella donna. Frequentemente le donne che presentano vaginismo possono presentare alcune delle seguenti caratteristiche: personalità fobica. Possibili problemi ginecologici dovrebbero essere sempre valutati con molta attenzione. paura di lasciarsi andare. Più precisamente. ma persiste anche dopo la guarigione della problematica medica. amoxapina (Asendin). Alcuni farmaci antidepressivi e antipsicotici possono dare problemi di dispareunia: flufenazina (Moditen). ma generalmente risultano globalmente equilibrate. come quella di un dito. ma diverse indicazioni lasciano pensare che sia relativamente presente. di un assorbente interno. questo disturbo non deve essere attribuibile esclusivamente a Vaginismo o a mancanza di lubrificazione vaginale durante la penetrazione. forte conflittualità con il partner. della vulva e dell'orifizio vaginale. ma anche prima o dopo di esso. come una infezione. Al momento non esistono dati particolarmente attendibili sulla percentuale di questo disturbo nella popolazione femminile. ostacolo che non può essere spiegato sulla base di un problema medico. del dolore accusato: conseguenze di interventi chirurgici. DISPAREUNIA La caratteristica fondamentale della Dispareunia è un dolore a livello degli organi genitali durante l'attività sessuale. Melerette). almeno parzialmente. Alcune cause mediche possono essere responsabili. da situazione a situazione. infezioni vaginali o uretrali specie se ricorrenti. In alcuni casi si tratta di un disturbo funzionale a qualche problema di coppia.

presenza di spilli. sono in conflitto con il partner. all’opposto. I disturbi più comuni sono rappresentati da: • dolore e/o bruciore in sede vestibolare e che si può irradiare anche al resto delle pelvi. Queste donne spesso sono poco interessate al sesso e/o alla coppia. 104 . TIPI DI DOLORE SESSUALE Dispareunia:ricorrente e persistente dolore durante l'atto sessuale. il conflitto è focalizzato sulla sessualità. temono la propria carica sessuale. un incremento serale in una fase della giornata in cui dovrebbe lasciarsi andare e rilassarsi e. se il picco di tensione è avvertito al mattino o. all’introduzione di tamponi genitali. di conseguenza alcune donne riferiranno questi disturbi maggiormente all’inizio della giornata. poiché il vaginismo non provoca né bruciore né infiammazione ma dolore solo quando si presenta un’ipotetica penetrazione. Vaginismo: spasmo involontario dei muscoli che circondano l’introito vaginale. il sintomo in questo senso le preserva da un rapporto non desiderato. Tali sintomi possono essere costanti durante la giornata. Tale spasmo rende impossibili i rapporti sessuali. dermatologo. Per molti anni la vulvodinia è stata confusa dai ginecologi con il vaginismo. Le pazienti spesso descrivono questa sensazione dolorosa come “acido che brucia. Un sintomo come il dolore può essere visto come l’espressione metaforica di un “no” al rapporto sessuale. a causa dei modelli educativi e culturali appresi. in coincidenza di momenti vissuti come di maggior tensione. • lieve eritema vestibolare. Queste donne innalzano una barriera selettiva verso l’intimità sessuale. La vulvodinia è un sintomo doloroso di nuova generazione e non tutti i ginecologi lo conoscono poiché rientra in una sottospecializzazione della ginecologia: la patologia vulvare o vulvologia. mentre nella vulvodinia l’ipertonia (aumento della tensione muscolare) e i sintomi legati ad essa possono essere sempre presenti. cha va dal rapporto sessuale alla visita ginecologica. Nelle donne in cui il sintomo vulvare è esclusivamente legato al rapporto sessuale. • dispareunia (dolore durante il rapporto sessuale). solo per alcune.DOLORE GENITALE Fra i disturbi più frequenti dell’apparato genitale femminile. o prevalenti in alcune ore. psico-sessuologo. la differenza risiede nella qualità dello spasmo. ed hanno difficoltà a rifiutarsi dall’aver rapporti sessuali. associato ad angoscia o vera e propria fobia della penetrazione. è associato esclusivamente al rapporto sessuale. La vulvologia è una branca multidisciplinare che riunisce con un unico approccio competenze specialistiche diverse: ginecologo. difficile da verbalizzare. un posto importante negli ultimi anni è occupato dalla vulvodinia disestesica. sensazione che rende la parte più sensibile al tatto”.

uno stress emozionale (lavorativo. le altre sono state ipotesi diagnostiche di ginecologici che non conoscendo le caratteristiche del dolore vulvare le hanno curate ripetutamente per “presunte vaginiti”) sembra giocare un ruolo importante l’inabilità di far fronte ad un problema anche di tipo biologico. rendendo i rapporti laddove ci fossero. impossibili o molto dolorosi. e della zona vulvo-perineale. protratta nel tempo. abusi sessuali. quali appunto le infezioni. mette in agitazione la donna. Da qui tutti i meccanismi circolari di ansia-dolore-ansia. infatti. che in passato possono avere aver sofferto di amenorrea psicogena. Sappiamo infatti che l’innalzamento del tono muscolare non è altro che il risultato di una reazione d’allarme dell’organismo.CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELLE PAZIENTI Nelle donne con vulvodinia sembra esistere una relazione temporale tra esordio della sintomatologia ed eventi stressanti. . anche ad un esordio recente. crea una sofferenza alle vie nervose. ci possono far presupporre di avere di fronte una paziente con tendenza alla somatizzazione. ostacolando la circolazione locale.In altre donne il sintomo compare dopo una presunta infezione (la denominazione di “presunta”. con preoccupazioni fobiche sulla sua gravità. La focalizzazione dell’attenzione sull’infezione con meccanismi ansiogeni “eccessivi” rispetto al tipo di sintomo. lutto. che erige barriere psicologico-corporee come difesa. disfunzioni sessuali etc e che quindi avendo di base una problematica sessuale latente attivano in un particolare momento di vulnerabilità psicologica tale canale. percepito come minaccioso. nasce dall’evidenza che solo il 7% delle pazienti ha avuto una diagnosi certa di candida. in conseguenza di un peculiare profilo psicologico. di sposarsi etc) sono spesso antecedenti al sintomo. scatena un meccanismo psicologico di difesa che interviene sull’ irrigidimento delle cosce. disturbi alimentari. I “GENITALI” COME ORGANO PREFERENZIALE 105 . e sulla “non guaribilità”. con conseguente irrigidimento muscolare e mantenimento dello stesso. come una candida. gravidanza etc). interferendo con la corretta lubrificazione e di conseguenza con una normale funzione sessuale. Un’infezione (presunta o non) dei genitali. della muscolatura del pavimento pelvico. L’esordio della sintomatologia può manifestarsi in vari modi: . In particolare il meccanismo psicologico che sembra scatenarsi è il seguente: un conflitto relazionale. un conflitto o un imminente cambiamento (ad esempio la decisione di avere un figlio. un ureoplasma.in alcune donne il sintomo compare apparentemente all’improvviso: il più delle volte i genitali sono l’organo preferenziale per queste pazienti. favorendo l’insorgenza di uno spasmo muscolare doloroso prolungato. Tale spasmo. innalzando quindi il tono muscolare e protraendo una qualsiasi sensazione dolorifica.

Negli ultimi trenta o quaranta anni, infatti, si è discusso molto nella letteratura ginecologica, dell’influenza dei fattori psichici nei disturbi femminili. Se da un lato si tende a considerare tali fattori di importanza secondaria, dipendenti da condizioni costituzionali, ghiandolari e somatiche, dall’altro lato, invece, si tende ad attribuire una notevole influenza a fattori psicologici. “Nella sessualità, più che altrove, si trovano intimamente correlati fattori psichici e fattori fisiologici”. La funzione sessuale determina nella donna stati psichici intimamente legati a modificazioni somatiche, d’altra parte, l’evoluzione somatica dall’infanzia alla pubertà, dalla maturità al climaterio, va di pari passo con cambiamenti dello stato psichico e della personalità. DISTURBI DEL DESIDERIO SESSUALE disturbi del desiderio sessuale possono essere di tre tipi: • Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo: la caratteristica essenziale è la scarsità o l'assenza di desiderio sessuale e di fantasie sessuali. Frequentemente questo disturbo è presente in persone che hanno anche problemi di eccitazione o di raggiungimento dell'orgasmo. Può essere dovuto anche a cause mediche. La mancanza di desiderio può essere relativa ad una specifica persona oppure essere un problema generalizzato. • Disturbo da avversione sessuale: la caratteristica fondamentale di questo disturbo è l'evitamento di contatti a carattere sessuale. In alcuni casi l'avversione per la sessualità può spingersi anche verso ogni generica forma di intimità, come baci e contatto fisico sessualizzato. La presenza di ansia, disgusto o timore in presenza di situazioni che possono preludere ad una intimità sessuale è frequente. • Sessualità compulsiva: si tratta della ricerca continua di partner diversi per appagare il proprio desiderio sessuale o per sfuggire alla solitudine; può anche prendere la forma della masturbazione compulsiva o della dipendenza eccessiva da materiale pornografico. In alcuni casi si tratta di un problema classificabile come ossessivo, in altri ancora come un problema di gestione dei rapporti umani in generale (anche conosciuta con il vecchio nome di "ninfomania"). DISTURBO DELL’ECCITAZIONE SESSUALE La caratteristica fondamentale di questo disturbo è l'incapacità o la difficoltà nel raggiungere o mantenere una adeguata eccitazione sessuale in risposta a stimoli idonei, fino al completamento dell'attività sessuale. E' un problema spesso associato ai Disturbi del Desiderio e al Disturbo dell'Orgasmo. Le difficoltà di eccitazione possono essere colte a due livelli: 1. fisicamente. Il corpo, ad esempio, non risponde con una adeguata lubrificazione vaginale; 2. psicologicamente. E' cioè assente la componente psicologica del piacere anche se magari il corpo dimostra chiaramente di essere in uno stato di eccitazione. 106

DISTURBO DELL’ORGASMO La caratteristica fondamentale di questo disturbo, noto anche come Anorgasmia, è la difficoltà, l'impossibilità o un frequente ritardo nel raggiungimento dell'orgasmo, dopo una adeguata fase di eccitazione sessuale. In assenza di patologie organiche, in molti casi questo problema è legato alla difficoltà di abbandono da parte della donna, che tende invece a mantenere un costante controllo su quanto sta avvenendo, sulle proprie reazioni emotive, sulle sensazioni che avverte, e così via, impedendosi di abbandonarsi al flusso delle sensazioni. Ad esempio, durante l'intimità la donna può avere come la sensazione di osservarsi dall'esterno, valutando e commentando quello che sta accadendo. Se l'autocontrollo è molto marcato, l'impossibilità di provare piacere è presente anche durante le pratiche autoerotiche e frequentemente si accompagna all'inibizione dell'immaginario erotico.

PARAFILIE Molto più note con il termine di "perversioni", nelle donne le parafilie sono relativamente rare. Per essere classificate come vere parafilie, i desideri o comportamenti della persona devo comportare intenso disagio o danni alla vita sociale, lavorativa oppure devono essere obbligatori per suscitare eccitamento oppure, infine, coinvolgono persone non consenzienti. La parafilia di gran lunga più diffusa nella donna è il masochismo sessuale, mentre tutte le rimanenti sembrano essere rare. Una leggera componente masochistica nella sessualità femminile (nella fantasia o nella realtà) è relativamente frequente, e non deve essere considerata una perversione, sempre che non comporti pericoli reali per sè o per altre persone, oppure che non coinvolga persone non consenzienti.

OMOSESSUALITA’ FEMMINILE L’omosessualità viene definita come una variante del comportamento umano che si connota con il desiderio di amare, desiderare, costruire e autoidentificarsi con persone dello stesso sesso e non esclusivamente con atti sessuali. È quindi una condizione esistenziale con contenuti di affettività, progettualità e di relazione, che riguarda entrambi i sessi.

OMOFOBIA INTERNALIZZATA L'omofobia internalizzata è un termine definibile come un insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e negli altri. Queste caratteristiche comprendono attrazioni affettive e sessuali, comportamenti sessuali e relazioni intime con persone dello stesso sesso e l'autoidentificazione di sé come gay o lesbica. 107

Molti autori considerano il coming-out (vedi oltre) come un processo che include la neutralizzazione dell’omofobia internalizzata con la conseguente adozione di una positiva e integrata identità lesbica o gay.

“COMING OUT” Mentre gli adolescenti eterosessuali non mettono in dubbio il loro orientamento sessuale perché l'attrazione per persone dell'altro sesso non è incoerente con le aspettative sociali, le persone gay, al contrario, hanno bisogno di molti anni per passare dalla prima consapevolezza di attrazione per persone dello stesso sesso all'autodefinizione e all'accettazione del proprio orientamento sessuale. I modelli teorici sul coming out e sulla formazione dell'identità omosessuale sono numerosi e rispecchiano molteplici approcci. Secondo il modello di Cass il processo di coming out avviene in questo modo: confusione d'identità (chi sono?), comparazione (sono diverso/a), tolleranza (probabilmente sono gay), accettazione (sono gay), orgoglio (sono gay!), sintesi (la mia omosessualità è una parte di me).

DIFFERENZE DI GENERE In generale gli uomini gay sono più simili agli uomini eterosessuali e le lesbiche sono più simili alle donne eterosessuali, che non tra di loro. Infatti, il genere è un forte organizzatore nei modelli di relazione, identità e comportamento sessuale. Gli uomini gay hanno valori, codici e comportamenti simili a quelli degli uomini eterosessuali (per es. ricevono un maggior rinforzo sociale alla sperimentazione sessuale, alla separazione tra sesso e amore, al godimento del sesso senza coinvolgimento emotivo); al contrario le lesbiche tendono a scoprire il loro orientamento sessuale all'interno di una relazione affettiva e d'amore. Secondo Whisman gli uomini e le donne hanno modi diversi di concepire le origini del loro orientamento sessuale: gli uomini gay tendono percepire l’orientamento sex come qualcosa di scoperto e non modificabile mentre le donne lesbiche tendono a percepirlo come qualcosa di flessibile. Uomini gay e donne lesbiche fanno uso di differenti strategie di gestione dello stigma, per evitare l’etichettamento. Coerentemente con le aspettative al ruolo maschile, gli uomini gay tendono ad usare strategie che negano il coinvolgimento affettivo al fine di minimizzare l'importanza dell'esperienza sessuale con altri uomini. Le lesbiche evitano un'identificazione di sé come lesbiche enfatizzando i loro sentimenti e minimizzando la salienza dell'aspetto sessuale.

TRANSESSUALISMO DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE

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contribuì più dei precedenti ad aprire un dibattito sull'argomento. • Forte preferenza per compagni di gioco dell'altro sesso. giochi e attività maschili. 1966) a indicare una sindrome quasi sconosciuta. preferenza per il travestitismo o la simulazione dell'abbigliamento femminile. Laub e Fisk nel 1971 introdussero il termine "disforia di genere" per comprendere tutti i soggetti con problemi legati all'identità sessuale.Il termine "transessualismo" fu introdotto da Cauldwell (1949). Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. deve essere presente un persistente disagio rispetto al proprio sesso o senso di inappropriatezza rispetto al ruolo di genere di quel sesso. compare il rifiuto di urinare da sedute. 1994) e nel DSM-IV-TR (2000) la distinzione fra disturbo primario e secondario viene a cadere e si fa riferimento a una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non semplicemente un desiderio circa un qualsiasi vantaggio culturale percepito di appartenere all'altro sesso). all'altro sesso. nei bambini. adolescenti e adulti. che lo adoperò per connotare un particolare quadro clinico all'interno delle disforie di genere. cioè uno stato d'animo caratterizzato da angoscia relativa al rifiuto del proprio sesso anatomico. • Forte e persistente preferenza per i ruoli travestiti nel gioco e nelle simulazioni o persistenti fantasie di appartenere all'altro sesso. o insistenza di appartenere. • Nei ragazzi. distinta dalle altre parafilie. o di non desiderare la crescita dei seni o il mestruo. o marcata avversione verso i normali abiti femminili. nei maschietti è presente l'affermazione che • Il proprio pene o i testicoli siano disgustosi o che scompariranno o la convinzione che sarebbe meglio non avere un pene • L'avversione verso giochi un po' violenti e fisici e il rifiuto dei tradizionali giocattoli. il disturbo si manifesterebbe in sintomi come: • L'affermazione del desiderio di essere dell'altro sesso • Il passare spesso come un appartenente all'altro sesso • Il desiderio di vivere e di essere trattato come una persona dell'altro sesso • La convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipiche dell'altro sesso. A tutti questi aspetti. In seguito. che si manifesterebbe nei bambini con almeno quattro dei seguenti punti: • Desiderio ripetutamente affermato di essere. quarta edizione (DSM-IV. fu ripreso da Harry Benjamin (1954. pur non essendo il primo. • Intenso desiderio di partecipare ai giochi e passatempi caratteristici dell'altro sesso. l’affermazione di possedere un pene o che questo crescerà. 109 . nelle femminucce. In età evolutiva. Negli adolescenti e negli adulti. e riconfermato come terminologia in uso in occasione del famoso intervento di cambiamento di sesso da George a Christine Jorgensen (risalente al 1951) che.

chirurgici. Nell'omosessualità l'individuo. chi mette in risalto il punto di vista della biogenetica sostiene che alla base del transessualismo (la maggior parte degli studi è stata condotta su tale tipo di soggetti) esistano fenomeni biologici di intersessualità. quello in cui vi è stata riattribuzione chirurgica di sesso) si diversificano dall'omosessualità e dal travestitismo. pur manifestando comportamenti caratteristici del sesso opposto. il quadro non deve essere correlato a una condizione fisica di intersessualità (compresenza di caratteristiche sessuali maschili e femminili contemporaneamente) e ideve causare disagio clinicamente significativo o danno nelle aree di funzionamento sociale. richieste di trattamenti ormonali. non sembra che il disturbo in questione sia legato ad anomalie cromosomiche. ma l'impiego di questi è limitato esclusivamente a tali situazioni sessuali. Nei secoli l’età della menopausa è rimasta più o meno la stessa: oggi l’età media è 50 anni. lavorativo o in altre aree importanti. prova eccitazione sessuale in un rapporto eterosessuale manipolando o indossando indumenti tipici dell'altro sesso. non ha il desiderio né la convinzione di appartenere comunque al sesso anatomico diverso. il disturbo è manifestato da sintomi come • La preoccupazione di sbarazzarsi di caratteristiche sessuali primarie e secondarie (per esempio. ma solo il piacere di "apparire" dell'altro sesso. o di altre procedure per alterare fisicamente le caratteristiche sessuali per simulare l'altro sesso) • La convinzione di essere nati nel sesso sbagliato. I Disturbi dell'Identità di Genere (di cui il transessualismo costituisce uno degli esiti possibili. Per comprendere le cause dei Disturbi dell’Identità di Genere molti studi mirano a rintracciare un punto d'intersezione tra psichico e biologico. Oggi il 95% delle donne che vivono nei paesi sviluppati raggiungono 110 . Ancora diverso è il "feticismo da travestimento" in cui un individuo. Per fare la diagnosi di Disturbo dell’Identità di Genere. la stessa registrata nei documenti medievali. Menopausa è il termine medico che si usa per indicare la fine dei cicli mestruali ed è il risultato di tutti i mutamenti ormonali che culminano nella cessazione della funzione riproduttiva delle ovaie. MENOPAUSA “Climaterio” è il termine medico con cui si indicano le variazioni ormonali che conducono alla menopausa e che la seguono. nel travestitismo non vi è alcun serio tentativo di acquisire identità o comportamento del sesso opposto. solitamente maschio.Negli adolescenti e negli adulti. i sostenitori invece del versante psicologico puntano il dito soprattutto sul ruolo delle figure genitoriali nei primi anni di vita. Per quanto riguarda le ipotesi di natura biologica. Uno dei motivi principali per cui la menopausa ha ricevuto attenzione solo negli ultimi decenni è che in passato poche donne raggiungevano i 50 anni d’età.

quasi tutte le donne vivono in menopausa per un terzo della loro vita. 111 . che non hanno avuto figli o vivono a forti altitudini tendono ad avere una menopausa precoce. I sintomi possono essere estremamente fastidiosi. Le vampate di calore sono il sintomo più comune del climaterio.la menopausa e la durata media della loro vita è di 83 anni. alcuni dei quali.sudorazione notturna . finché il livello di estrogeno si stabilizza a quote più basse. intermedi e a lungo termine I sintomi precoci: possono presentarsi alcuni anni o mesi prima dell’ultimo ciclo mestruale: .irritabilità .depressione . Recenti studi indicano che le differenze ambientali esercitano una importante influenza sull’età della menopausa. per altre una sensazione di calore intenso è accompagnata da un arrossamento della pelle del petto. I sintomi: precoci.dolori articolari. soprattutto in seguito ad una menopausa precoce. LA SINDROME DELLA MENOPAUSA Il calo di estrogeno può produrre una serie di sintomi diversi. Per alcune donne la sensazione di calore dura pochi minuti. La quantità e l’intensità dei sintomi sembrano essere determinate dalle variazioni nei livelli di estrogeno piuttosto che da un livello costantemente basso. Altri sintomi comuni sono debolezza. A questo può seguire un’intensa sudorazione specie di notte. Poche donne entrano in menopausa prima dei 45 anni mentre circa l’uno per cento entra in menopausa prima dei 40 anni. come le vampate di calore e le sudorazioni notturne. durano soltanto pochi anni. In genere i medici stabiliscono che una donna ha raggiunto la menopausa se ha passato i 45 anni e non ha il ciclo da almeno sei mesi. giramenti di testa e senso di svenimento. collo e viso. Inoltre le donne che fumano molto.mancanza di concentrazione . Le alterazioni del sonno sono spesso dovute alla sudorazione notturna o a problemi emotivi. almeno il 60% delle donne ne soffre dopo circa tre mesi dall’inizio della menopausa.stanchezza eccessiva .palpitazioni .mal di testa .insonnia . tachicardia e ansia. di solito finiscono dopo qualche mese ma possono durare anche per diversi anni.vampate di calore . Al giorno d’oggi dunque. Di solito la menopausa si verifica tra i 48 e i 55 anni.

I tessuti che supportano l’utero perdono elasticità e vi può essere un prolasso dell’utero. Pochi studi hanno rilevato un legame tra depressione e menopausa. i figli escono di casa ponendo fine al ruolo di madre. stanchezza e perdita di energia. . in particolare l’anca e il mal di schiena. ma non è sempre così. difficoltà di concentrazione. in parte. Durante la menopausa sono frequenti mal di testa non dovuti a emicrania e oltre alle variazioni ormonali possono esservi diverse cause. Alcuni studi dimostrano che questi sintomi aumentano in prossimità della menopausa ma i problemi psicologici sono dovuti ad essa solo parzialmente.rapporti sessuali dolorosi .Per molte donne che soffrono di emicrania gli attacchi diminuiscono dopo la menopausa. Per molte donne la cosa più sgradevole sono gli effetti della carenza di estrogeno sulla vescica e sul tratto genitale.perdita del desiderio sessuale o altri problemi sessuali . si assottiglia e può arrossarsi o screpolarsi. sintomi depressivi. La carenza di estrogeni non influenza direttamente il desiderio sessuale ma la relazione col partner deve affrontare una serie di stress aggiuntivi che derivano dalle naturali modificazioni fisiologiche e psicologiche che si verificano durante il climaterio. La vulva (i genitali esterni femminili). all’insorgenza di alcuni problemi agli occhi. Anche la vescica 112 . La famiglia si modifica. Si riscontrano spesso dolori muscolari e articolari e le giunture doloranti.secchezza vaginale. È possibile inoltre che la carenza di estrogeno contribuisca. cambiamenti di umore. problemi ossei o cervicale. alla perdita generale di elasticità e all’assottigliarsi di pelle e capelli. mancanza di sonno. I sintomi psicologici conseguenti alla menopausa acquistano una particolare rilevanza. alterazioni della memoria.problemi urinari. I sintomi intermedi: si presentano di solito qualche anno dopo la menopausa: . sono uno dei sintomi più frequenti. irritabilità. Possono insorgere ansia. verso i 60 anni circa. Se si manifesta depressione solitamente in passato si è verificato un episodio analogo. Non è inconsueto incontrare difficoltà sessuali che vanno dalla perdita del desiderio sessuale ai rapporti sessuali dolorosi. La continuità nell’attività sessuale può prevenire alcuni di questi cambiamenti anche senza terapia di estrogeno. insonnia. quali stress. È di fondamentale importanza considerare che la menopausa si verifica in un periodo in cui è in atto un cambiamento nel ciclo di vita con tutte le difficoltà che questo comporta. Contrariamente alle vampate di calore questi problemi si manifestano molti anni dopo la menopausa. Il rivestimento della vagina può assottigliarsi e infiammarsi rendendo dolorosi i rapporti e le ghiandole producono meno lubrificazione. si avvicina la pensione e spesso ci si trova a dover affrontare la malattia o la perdita dei propri genitori.

Malattie cerebrovascolari sono state individuate come conseguenza a lungo termine della carenza di estrogeno. l’obesità (associata a menopausa ritardata). soprattutto se non è in grado di spostare il concetto di bellezza da canoni di pura esteriorità a canoni interiori. Nella nostra società la menopausa viene spesso vissuta in modo ansioso e rappresenta il punto di passaggio verso una fase 113 . Osteoporosi è il nome medico che si usa quando un osso si assottiglia. Effetti a lungo termine: possono presentarsi anche molti anni dopo l’insorgenza della menopausa: .diviene più sensibile e perde in parte il tono muscolare provocando una perdita di controllo che fa provare il bisogno di urinare spesso. purtroppo. l’età in cui inizia l’indebolimento dell’osso. dal momento che viene a mancare l’estrogeno che contribuisce ad abbassare il colesterolo. cioè viene affrontata in maniera molto differente nelle diverse culture.osteoporosi . ASPETTI PSICOLOGICI DELLA MENOPAUSA Nell’affrontare il tema della menopausa è di fondamentale importanza recuperare una connotazione positiva di questo periodo della vita. Tutte le donne che non si sottopongono a cure adatte perderanno un certo quantitativo di massa ossea dopo la menopausa. Il rischio generico di fratture dipende infatti da tre fattori principali: la quantità di massa ossea. L’incidenza di cancro al seno aumenta con l’età quindi ogni nodulo va sempre sottoposto alla immediata attenzione del medico. La cultura occidentale. giovani ed efficienti e chi non lo è più rischia di perdere stabilità e sicurezza. tende a svalutare il naturale processo di invecchiamento. Fortunatamente nella maggior parte dei casi i sintomi durano poco fino a quando le variazioni ormonali si stabilizzano. Si deve essere belli. Ma la carenza di estrogeno non è l’unica causa dell’osteoporosi. la velocità con la quale l’osso si assottiglia. All’incirca nel periodo della menopausa i seni doloranti e le cisti sono molto comuni. Tre importanti fattori di rischio delle malattie cardiache possono influenzare il verificarsi della menopausa: l’età (i due terzi delle donne entrano in menopausa tra i 48 e i 53 anni). altri fattori possono essere una immobilità a lungo termine e l’invecchiamento.alti livelli di colesterolo . La menopausa è una sindrome culturalmente determinata. La carenza di estrogeno però non è l’unico fattore che collega le malattie cardiache e la menopausa: la probabilità dipende dai fattori di rischio presenti quali pressione alta e alti livelli di colesterolo nel sangue. portando ad un aumento della possibilità di fratture e crolli vertebrali. Alcuni studi hanno dimostrato che il livello di colesterolo comincia ad aumentare dopo la menopausa.malattie cerebrovascolari (ictus e infarti). il fumo (associato a menopausa precoce). specialmente se qualche parente prossimo ha avuto un infarto o un ictus.

Ogni periodo della vita non può prescindere dalle esperienze precedenti. soprattutto nel caso in cui questa abbia una struttura di personalità forte. compresa quella sessuale. dall’educazione ricevuta.della vita che presenta in generale aspetti negativi. Infatti la coppia non essendo più genitoriale per l’emancipazione dei figli deve riscoprire il senso della propria relazione. la sessualità in questi anni dipenderà molto dal modo in cui la donna avrà accettato l’immagine del suo corpo che cambia e anche da come riuscirà ad adattarsi a questi nuovi cambiamenti. Al di là della prestazione è fondamentale la valenza romantica contenuta nell’atto sessuale e la sua importanza come momento di conferma dell’identità e dell’intimità di coppia. Infatti durante la menopausa le donne più sicure e fiduciose di sé tendono a sperimentare meno sintomi e disagi rispetto alle donne con una maggiore fragilità. Per questo motivo in aggiunta ai cambiamenti fisiologici della menopausa. Numerose ricerche hanno indicato che la qualità della relazione sessuale della coppia che attraversa il climaterio non è inficiata dai fattori legati all’età né dai cambiamenti fisiologici propri di questo periodo che vengono vissuti come passaggi naturali. In quest’ottica diventa naturale considerare che il desiderio e la gratificazione non siano altro che alcuni degli aspetti dell’intesa coniugale. che non si riferiscono soltanto al corpo ma soprattutto al rapporto di coppia. 114 . In questo periodo è fondamentale la rassicurazione affettiva attraverso i rapporti sessuali. Certamente questa fase della vita coincide con pressioni e responsabilità maggiori e non è sempre facile adattarsi a questi cambiamenti e trovare un nuovo equilibrio. Addirittura la nuova situazione può indirizzare la donna verso prospettive diverse e stimolare la ricerca di nuovi interessi e soprattutto produrre una maggiore attenzione verso se stessa e un approfondimento della propria individualità. Numerose ricerche hanno dimostrato che in realtà la menopausa non determina un grosso cambiamento nella vita di una donna. ad una accettazione di sé. la donna può cogliere l’occasione per ricercare e ricostruire una propria identità. dalle opportunità di emancipazione e rielaborazione che si sono avute. Inoltre la perdita della capacità di procreare può essere vissuta da alcune donne come una grave mutilazione. Tutti i cambiamenti ormonali e fisiologici che avvengono in questo periodo particolare rappresentano un momento di crisi dell’identità che si riflette su tutte le aree di vita. dai vincoli culturali che a volte non hanno dato spazio a scelte proprie. anche fattori sociali e familiari possono partecipare allo sviluppo dei sintomi. con una buona autostima e buona percezione corporea. allo stato di salute. Attraverso questa fase di passaggio però. al benessere socioeconomico. Siamo in una fase del ciclo di vita in cui la famiglia si rinnova e occorre considerare la menopausa come una tappa naturale e un cambiamento importante. In particolare. e ad una gratificante sessualità precedente. Le variabili che sembrano influire sul piacere sessuale sono piuttosto correlate ad una soddisfacente relazione coniugale.

vi sono modalità terapeutiche di varia natura. è caldamente consigliato intraprendere una terapia specificatamente orientata al trattamento di questi traumi. mentre 115 . per una bambina può invece essere anche molto traumatizzante. quanto piuttosto i livelli maggiori di ansia e depressione spesso associati al climaterio. Nel caso si abbia a che fare con abusi. PSICOTERAPIA DISTURBI SESSUALI FEMMINILI Prima di intraprendere una qualunque psicoterapia rivolta al trattamento di problemi sessuali. Possono avere diverse cause. Il confronto con il medico di base e con il ginecologo sono quindi necessari. ad esempio con EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). idee distorte o preconcette sulla sessualità. psicoterapia ipnotica o alcune tecniche cognitivo-comportamentali come la desensibilizzazione sistematica. difficoltà ad utilizzare liberamente la fantasia per conoscere. I problemi sessuali femminili più diffusi sono certamente quelli della scarsità del desiderio. Un intervento strettamente sessuologico senza prima avere rielaborato questi traumi è fortemente destinato all'insuccesso. stimolare i propri desideri e condurre il proprio comportamento. deve essere esclusa qualunque ipotesi che i problemi presenti possano essere attribuiti (completamente o in parte) a patologie mediche. Alcune delle più frequenti sono le seguenti: moltesie o abusi sessuali.Non sarebbe dunque la menopausa in sé ad esercitare una influenza negativa sulla qualità di vita e la sessualità della donna. PSICOTERAPIA IDENTITA’ DI GENERE Per quanto riguarda il trattamento dei casi di Disturbo dell’Identità di Genere. Per questo è importante per ogni donna soffermarsi sui significati psicologici che questa fase di vita può assumere ed elaborarne i relativi vissuti. molestie o brutte esperienze sessuali pregresse. carente capacità di abbandono e di modulazione della tensione. della difficoltà nel raggiungimento dell'orgasmo e la sessualità inappagante. per ovvi motivi di operatività del pene). rapporto non sereno e lineare con il proprio corpo e con la propria sessualità in genere. La riattribuzione chirurgica di sesso offre risultati estetici e funzionali abbastanza buoni soprattutto nel caso di transessuali MtF (meno in quelli FtM. e come prima operazione dovrà essere compiuta un'accurata ricostruzione della storia sessuale della donna alla ricerca di possibili cause. Per soppesare l'importanza di eventuali traumi o molestie subite è necessario valutare l'accaduto "con gli occhi" e l'età della persona alla quale sono accaduti: ciò che può sembrare di poco conto per una donna adulta. anche se non esistono ancora approcci che garantiscano ampie probabilità di successo. Le donne che si avvicinano alla menopausa hanno bisogno di informazioni per capire bene cosa sta loro capitando e come affrontarlo.

endocrinologico. ove possibile. consulenza e accoglienza. 116 . su interventi paralleli prima sui genitori (che devono diventare consapevoli delle dinamiche che possono indurli a favorire l’assunzione da parte del figlio/a di ruoli di genere non coerenti al sesso cromosomico) e poi sui figli (scoraggiamento dei comportamenti non adeguati al proprio sesso e al contrario interventi atti a favorire quelli congruenti). che sono estremamente importanti per persone che si trovano a dovere affrontare una condizione di vita tanto difficile. consistente nel non cercare di riorientare il giovane verso un’identità di genere congruente col proprio sesso biologico.quelli relativi all’adattamento successivo alla vita sociale e di coppia sembrano essere migliori nel caso di transessuali FtM. si sta consolidando un n uovo approccio. In anni più recenti. si è in genere d’accordo che essi dovrebbero iniziare il più precocemente possibile. molti soggetti accettano semplicemente l’ablazione delle gonadi e degli organi interni femminili e si sottopongono alla terapia ormonale mascolinizzante. dove i transessuali e le persona con DIG possono essere seguite con il trattamento a loro più adeguato. ecc. di solito. Anche le associazioni di transessuali e di transgender offrono sostegno. in ambito psicoterapeutico. già in età evolutiva. psichiatrico. Essi si concentrano. ora anche in Italia. soprattutto nel caso di transessuali FtM. chirurgico. di centri specializzati che offrono specialisti di vari ambiti.. ma semplicemente cercare di accompagnarlo. senza però richiedere un intervento di genitali esterni di tipo maschile (spesso problematici e poco funzionali). come chi presenta una disforia di genere. considerandosi così già sufficientemente femminili. psicologico. nel caso di disturbo a esordio nella fanciullezza. con un accurato sostegno psicologico rivolto a lui e ai familiari. anche se questa potrà essere atipica rispetto a quella normalmente accettata nella nostra cultura. Per quanto riguarda gli interventi psicoterapeutici. nel non facile percorso di cercare una propria identità sessuale. Molto importante è la presenza. Negli ultimi anni.

CAPITOLO XIII DISTURBI DELL’INFANZIA DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’ Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI) è un termine che recentemente è stato coniato per indicare un problema che interessa sia bambini che adulti che manifestino difficoltà nel mantenere l'attenzione nel tempo. soprattutto in assenza di un supervisore adulto. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Le persone (soprattutto bambini) che presentano questo problema manifestano le seguenti caratteristiche: 1. che questi bambini non riescono a riflettere prima di agire. ad un'altra. sindrome ipercinetica. 117 . a lavorare per un premio consistente. Questo disturbo ha avuto numerose etichette nel corso di quest'ultimo secolo: reazione ipercinetica del bambino. Disturbo da Deficit Attentivo (con o senza Iperattività). 3. essi manifestano un deficitario controllo dei comportamenti non adeguati rispetto alle situazioni ambientali. Essi manifestano un eccessivo movimento. Le persone con difficoltà di attenzione e iperattività manifestano incapacità nel seguire le regole di comportamento o i comandi impartiti per lo svolgimento di un'attività. I bambini con DDAI sono solitamente visti come agitati. nel controllare l'impulsività e nel regolare il proprio livello di attivazione fisiologica. Questo aspetto potrebbe essere dovuto a qualche difficoltà di comprensione delle istruzioni e ad un improprio uso delle abilità di memoria. disfunzione cerebrale minima. perdita di concentrazione durante lavori protratti nel tempo e incapacità di portare a termine le consegne. 2. iperattività. Difficoltà nel seguire le regole. piuttosto di una gratificazione minore ma immediata. Un osservatore ha l'impressione che i comandi dati ai bambini con DDAI non li aiutino a dirigere le proprie attività. Si segnala spesso. giochicchiare o lanciare oggetti. non richiesto per l'esecuzione dei compiti (come muovere le gambe. Queste caratteristiche psicologiche portano ad un rapido raggiungimento del livello di "stanchezza" e di noia che si evidenziano con frequenti spostamenti da un'attività. ad aspettare il proprio turno. 4. incapaci di stare fermi. senza che vi sia la supervisione di un adulto. Scarsa attenzione mantenuta (quindi precoce distraibilità) e debole persistenza per l'esecuzione dei lavori. Eccessiva attività irrilevante rispetto al compito principale e attività scarsamente regolate rispetto alle richieste ambientali. in particolar modo in quelli prolungati e ripetitivi. non completata. infatti. e sempre sul punto di partire. spostarsi da una posizione all'altra). soprattutto in situazioni ripetitive e noiose. Inadeguato controllo degli impulsi e difficoltà nel posticipare una gratificazione. ma lontano nel tempo. Inoltre. irrequieti.

con forti caratteristiche ereditarie. lo stesso si verifica con attività nuove e interessanti. con un rapporto tra i sessi di 4 maschi ogni femmina. Precoce insorgenza dei sintomi principali. da un lato i genitori non devono sentirsi in colpa 118 . alcune caratteristiche cognitive (di pensiero e ragionamento) e comportamentali. Variazioni rispetto alla situazione specifica. INCIDENZA E ORIGINE DEL DDAI Si stima che le difficoltà di attenzione e iperattività interessino circa il 5% . sebbene le difficoltà possano aumentare all'età di 6-7 anni. 2. che non consenta di acquisire dei "punti fermi" nella propria vita. Le principali caratteristiche del DDAI hanno una notevole variabilità da una situazione all'altra: in particolare. in coincidenza con l'ingresso nella scuola. In situazioni poco strutturate. A volte. L'ipotesi più accreditata è che un bambino nasca già con una predisposizione a sviluppare i comportamenti tipici del DDAI la cui gravità dipende dalla situazione ambientale in cui l'individuo vive. La maggior parte delle persone che presentano un DDAI hanno cominciato a manifestare queste caratteristiche sin dalla prima infanzia (l'età media di segnalazione del problema avviene tra i 3 e i 4 anni). un'educazione variabile. 3. in modo particolare. sia per quanto riguarda i risultati scolastici che nelle attività extra-scolastiche. non aiuta il bambino (che già possiede un patrimonio biologico poco regolato) a imparare ad autocontrollare i propri comportamenti. nel rapporto uno-a-uno. all'interno del gruppo di persone con DDAI. soprattutto se non usufruiscono di alcun intervento psicologico che li aiuti a controllare i propri comportamenti e a regolare il proprio livello di attività. Gli operatori clinici sono concordi nel ritenere che esista un'ampia variabilità nella qualità delle prestazioni dei bambini con DDAI. Frequente che i bambini con DDAI continuino ad avere queste manifestazioni anche in età adolescenziale e adulta. Pertanto. Mantenimento nel tempo delle caratteristiche comportamentali. del tutto peculiari rispetto ad altri individui che presentano ugualmente difficoltà di attenzione e iperattività.7% della popolazione in età scolare. esistano differenti sotto-categorie che manifestino. tra i quali ricordiamo: 1. E' molto probabile che. in presenza di un adulto che controlla l'attività del bambino. Ampia variabilità nelle manifestazioni comportamentali durante l'esecuzione dei compiti. in cui il ragazzo è inserito in un gruppo di persone per svolgere attività ripetitive e prolungate nel tempo.5. La natura del disturbo ha una componente biologica innata. ALTRE CARATTERISTICHE Esistono altri particolari che permettono di individuare un bambino che presenta difficoltà di attenzione e iperattività. le difficoltà si riducono notevolmente. le prestazioni sono decisamente insoddisfacenti. e una di tipo educativo-ambientale.

le incombenze. spesso ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività.per il particolare comportamento manifestato dal proprio figlio (in quanto esiste una forte componente biologica). L'evoluzione del disturbo è sicuramente migliore se il bambino e la famiglia vengono precocemente seguiti da un operatore clinico che insegni loro alcune tecniche per il controllo comportamentale. i. dall'altro sono in grado di poter modificare la situazione attuale. f. giocattoli. o strumenti) h. sul lavoro. presenti per almeno 6 mesi con una intensità che provoca disadattamento e contrasta con il livello di sviluppo: DISATTENZIONE a. ha un forte impatto sulle manifestazioni comportamentali del bambino con difficoltà di attenzione e iperattività. proprio perché la struttura dell'ambiente. 2) Sei (o più) dei seguenti sintomi di iperattività-impulsività presenti per almeno 6 mesi con una intensità che causa disadattamento e contrasta con il livello di sviluppo: IPERATTIVITÀ a. o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto (come compiti a scuola o a casa). spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività (per es. b. spesso ha difficoltà a giocare o a dedicarsi ad attività divertenti in modo tranquillo. (ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi di irrequietezza). c. o i doveri sul posto di lavoro (non a causa di comportamento oppositivo o di incapacità di capire le istruzioni). g. Presenza dei sintomi descritti o in 1) o in 2) o entrambi 1) Sei (o piu') dei seguenti sintomi di disattenzione. spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici. prova avversione. spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici. b. e. libri. spesso è sbadato nelle attività quotidiane. spesso evita. o in altre attività. e. compiti di scuola. spesso scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui ciò è fuori luogo negli adolescenti o negli adulti. spesso è facilmente distratto da stimoli estranei. matite. E' spesso "sotto pressione" o agisce come se fosse "motorizzato". d. spesso ha difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti o sulle attività di gioco. soprattutto domestico. 119 . spesso lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che resti seduto.. c. d. spesso muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla sedia. I SINTOMI DEL DDAI A. spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente.

all'interno di contesti controllati. i. spesso parla troppo. In questa sede non ci soffermeremo sul trattamento farmacologico. spesso ha difficoltà ad attendere il proprio turno. Tali programmi prevedono anche l'utilizzo. spesso "spara" le risposte prima che le domande siano state completate. ma sugli aspetti psico-sociali del trattamento del DDAI.. D. spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti (per es. I sintomi non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. Per tentare di ridurre le manifestazioni sintomatologiche del DDAI. Disturbo dell'Umore.. Deve esserci una evidente compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (per es. la famiglia e la scuola. In linea di principio. si intromette nelle conversazioni o nei giochi). Per applicare le contingenze positive e negative ai bambini con DDAI. a scuola. l'uso di efficaci strategie cognitive e il controllo dei 120 . secondo cui il ragazzino perde dei punti qualora non rispetti determinate e concordate regole: i comportamenti soggetti a rinforzo solitamente riguardano l'orientamento al compito. Disturbo d'Ansia. COME SI CURA IL DDAI In base a numerosi studi. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione che causano compromissione erano presenti prima dei 7 anni di età. h. del costo della risposta. è stato dimostrato che il trattamento multimodale è la risposta più efficace al DDAI. sia per quanto riguarda la riduzione dei sintomi che per l'attenuazione dei sintomi associati. E.f. B. IMPULSIVITÀ g. secondo i quali è possibile ridurre gli atteggiamenti negativi e aumentare quelli positivi pianificando e producendo delle opportune conseguenze (rinforzi o punizioni) ai comportamenti-bersaglio del bambino. come la classe o l'ambulatorio del terapeuta. La terapia multimodale include: il trattamento farmacologico combinato all'intervento psico-educativo che coinvolge il bambino stesso. nel corso degli ultimi 30 anni sono state formulate diverse proposte terapeutiche che hanno utilizzato i metodi e le conoscenze della psicologia comportamentista. o Disturbo di Personalità). scolastico. e non risultano meglio attribuibili ad un altro disturbo mentale (per es. l'esecuzione delle attività assegnate. o lavorativo. di Schizofrenia. C. o di un altro Disturbo Psicotico. al posto della punizione. ogni intervento che tenti di modificare il comportamento di questi bambini fa leva sui principi del condizionamento operante. o al lavoro. solitamente si utilizzano sistemi a gettoni o a punti. Disturbo Dissociativo. e a casa).

ma non riescono a controllarsi allo stesso modo quando sono a casa. Naturalmente. se vuole osservare dei miglioramenti nel comportamento del bambino. prevista anche nei programmi "behavioristici". generare soluzioni alternative. da parte dell'operatore. I trattamenti cognitivo-comportamentali propongono. soprattutto in coincidenza di situazioni stressanti e fortemente emotigene. ad esempio a scuola durante la lezione. il terapeuta propone al bambino con DDAI una serie di giochi e di schede divertenti. che anche i rinforzi e le punizioni possono perdere rapidamente il loro potere. La procedura delle autoistruzioni verbali richiede al bambino di acquisire un dialogo interiore che lo guidi nella soluzione delle situazioni problematiche. di distruttività o di impulsività. di controllare tutti gli aspetti del contesto ambientale e del comportamento del bambino. oltre alla gestione delle contingenze (rinforzi e punizioni). pianificare la procedura per risolvere il problema e verificare la qualità del risultato ottenuto. successivamente si aiuta il soggetto a generare un menù di risposte alternative adeguate al contesto e in grado di sostituire gli atteggiamenti impulsivi e aggressivi. e per questi motivi le contingenze devono essere accuratamente selezionate e gestite da un clinico esperto. I bambini con DDAI richiedono frequenti e immediati feedback circa l'accettabilità dei loro comportamenti e questo fenomeno può risultare una risorsa in quanto. Inoltre.propri impulsi. queste terapie presentano altri due insidiosi problemi: il mantenimento e la generalizzazione dei risultati ottenuti. l'operatore ha anche la possibilità di 121 . o addirittura durante la ricreazione a scuola. valutare l'efficacia di ciascuna soluzione. deve sempre dispensare più premi che punizioni. Bisogna tenere presente però. e contemporaneamente riuscire a dispensare coerentemente rinforzi e punizioni. le contingenze comportamentali risultano particolarmente efficaci. Per questo motivo il terapeuta deve cercare di modellare lo sviluppo del dialogo interiore attorno alle varie fasi del problemsolving: riconoscere il problema. E' opportuno ricordare che il terapeuta. forse a causa di problemi motivazionali. durante i quali vengono insegnate le tecniche sopradescritte: in queste situazioni. si osservano ragazzini che hanno modificato alcuni aspetti del loro comportamento in un determinato contesto. l'insegnamento di varie tecniche tra cui le autoistruzioni verbali. i comportamenti che determinano la perdita di gettoni riguardano generalmente le manifestazioni di oppositività. Per mantenere un adeguato livello di motivazione al trattamento. il problem-solving e lo stress "inoculation training" (consapevolezza e controllo delle emozioni in situazioni stressanti). con questi soggetti. alternati ad attività di tipo scolastico. Frequentemente. Con lo stress inoculation training si induce il ragazzino ad auto-osservare il proprio vissuto e le proprie emozioni. i programmi comportamentali presentano numerosi limiti: innanzitutto la difficoltà. Durante le sedute terapeutiche sono previsti anche dei colloqui e delle riflessioni con cui l'operatore cerca di aiutare il ragazzino ad acquisire uno stile attribuzionale interno che gli consenta di percepire i propri risultati come il frutto dell'impegno e delle strategie messe in atto.

il ruolo dei genitori e degli insegnanti è marginale: essi vengono informati dal terapeuta dell'attività che sta svolgendo con il ragazzo e saltuariamente vengono invitati a partecipare alle sedute con il solo scopo di mostrare alcune modalità per gestire il comportamento del ragazzo. inoltre a volte il setting terapeutico impedisce sicuramente al soggetto di generalizzare gli apprendimenti al proprio contesto quotidiano. e circa l'8% almeno una volta al mese. né viene chiesto loro di assumere un ruolo attivo nella modificazione comportamentale di quest'ultimo. Il bambino apprende a trattenersi per tutta la notte oppure a svegliarsi quando la vescica è piena per andare a fare la pipì. Anche in Italia è stato pubblicato un trattamento cognitivo-comportamentale e su tale proposta abbiamo condotto una sperimentazione che ha dato risultati soddisfacenti. Per la maggior parte dei bambini il controllo appreso durante il giorno si "trasferisce" al periodo notturno. risultati meno incoraggianti sono emersi dalle valutazioni dei genitori e degli insegnanti rispetto all'iperattività e all'impulsività. ENURESI A che età si può parlare di enuresi In alcune culture bagnarsi a letto non è affatto considerato un problema. nel senso che anche con la vescica piena può "trattenersi" finché non raggiunge il vasino o il gabinetto. questa si svuota indipendentemente dal momento e dal luogo. L'età minima in cui si può realisticamente affermare di trovarsi di fronte a un problema di controllo 122 . I neonati vengono al mondo senza alcuna capacità di controllare la pipì. Abikoff (1985) osserva giustamente che se questi trattamenti sono troppo brevi non consentono al ragazzo di acquisire una sufficiente padronanza delle abilità che vengono insegnate.dispensare gratificazioni e rinforzi ed applicare il costo della risposta qualora il ragazzo non rispetti le regole concordate. sino all'1-2 per cento all'età di 15 anni (vedi Tabella 1). ma c'è un decremento graduale del numero di bambini che lo fanno: così si va dalla totalità dei bambini alla nascita. Secondo la proposta cognitivo-comportamentale. All'età di 5-7 anni. soprattutto per quanto riguarda l'applicazione di strategie cognitive e il controllo dell'attenzione. il 2-4 per cento dei bambini si bagna almeno una volta la settimana durante il giorno. di apprendere delle vere e proprie tecniche per fare fronte ai problemi del ragazzo. Ai genitori e agli insegnanti non viene chiesto. Quando il bambino cresce riesce alla fine a controllare la pipì. Non esiste un'età definita in cui i bambini smettono di bagnarsi a letto. mentre in altre il controllo urinario notturno è visto come un compito dello sviluppo che deve essere raggiunto il più presto possibile. Lo sviluppo normale del bambino consiste in un riflesso automatico per cui appena la vescica è piena. pertanto.

Un'ulteriore distinzione può essere fatta tra i bambini che sono enuretici continuativamente e quelli che lo sono a intermittenza. o chi si occupa di questi bambini. L'enuresi trae origine da un apprendimento sbagliato. pressioni eccessive o. CAUSE La causa dell'enuresi notturna sembra essere multifattoriale. in bambini oltre i cinque anni. di converso. Tuttavia. L'enuresi diurna è presente in un decimo dei casi di enuresi notturna e si riferisce al mancato controllo dello svuotamento della vescica durante la veglia. Anche quando non sembra. Sulle prime. soprattutto nelle famiglie molto numerose dove più bambini bagnano il letto. come abbiamo visto. possono determinare il fallimento di questo sviluppo. L'inizio è tra i 5 e i 7 anni. Enuresi secondaria. il controllo è stato probabilmente molto tenue.urinario (enuresi "diurna" o "notturna") è 5 anni. In questo caso il bambino torna a bagnarsi dopo un periodo in cui aveva raggiunto il controllo. in assenza di anomalie fisiche identificabili. Questo problema rappresenta un deficit comportamentale. Dal momento che il periodo in cui di norma viene sviluppata la continenza notturna si situa tra l'anno e mezzo e i quattro anni e mezzo di età. tanto che a circa undici anni sono il doppio delle femmine. l'enuresi impone un limite nella scelta delle attività del bambino. il lavaggio quotidiano delle lenzuola è seccante e oneroso. Enuresi primaria. una compiacente negligenza nell'addestramento adeguato. provocando il ridicolo e le punizioni. Tra i bambini di questa età che sono stati continenti per almeno 6 mesi. Il bambino non ha mai raggiunto il controllo della vescica durante la notte. Sia nelle case che in istituti. circa il 25 per cento si bagneranno di nuovo. Superata tale età. comunque. DEFINIZIONI L'enuresi notturna viene definita come un ripetuto e involontario passaggio di urina durante il sonno. 123 . non solo è fonte di imbarazzo per chi ne soffre. si potrebbe dire che questo è un periodo "sensibile" per l'apprendimento di detta abilità. ma può anche determinare un carico intollerabile nelle relazioni familiari. Troppo spesso i genitori. L'enuresi. pochi enuretici possono felicemente andare in campeggio o rimanere da amici. prevalgono progressivamente i maschietti. e raro dopo gli 11. considerano l'enuresi un evento da accettare fatalisticamente come una conseguenza inevitabile dell'allevamento dei bambini. è ugualmente presente tra i bambini e tra le bambine fino a cinque anni di età. La regressione può essere provocata da un periodo di stress. La maggior parte dei bambini che si bagnano di notte subisce conseguenze emozionali avverse: questi bambini mostrano un certo grado di disturbi emozionali reattivi. L'enuresi.

pertanto. Riassumendo: il bambino si sporca perché ha perso il normale riflesso anale a causa di eccessiva costipazione e conseguente dilatazione intestinale. per cui la costipazione diventa tanto grave da portare a un blocco parziale dell'intestino. questo si allarga stimolando dei nervi sensitivi. in quanto opposta a quella psicologica. i bimbi affetti da enuresi devono affrontare punizioni. Il bambino in genere realizza quanto stia accadendo quando è già troppo tardi. così da lasciar venir fuori le feci quando i muscoli del bambino sono rilassati. problemi genetici. sia essa di etiologia organica. nascondono l'evidenza: gli indumenti sporchi. o di qualsiasi altro tipo. è di fondamentale importanza. Possono contribuire. Questo tipo di problema viene chiamato ritenzione e perdita di feci. Una rigorosa valutazione. per qualsivoglia ragione. mortificazioni e prese in giro a casa e a scuola fin troppo spesso. Come ho già avuto modo di osservare. Questa si manifesta in diversi modi e per svariate e differenti ragioni. temendo il ridicolo o punizioni.Di qui in poi si aggiungono problemi emozionali legati all'acuto senso di vergogna che viene fatto provare al bambino per il suo comportamento così infantile. A questo punto il bambino non sa più se il suo retto è pieno o no. oltre che un certo numero di fattori psicologici. il loro retto si allarga lentamente nel corso di settimane o anche mesi. Nella letteratura si trovano diverse definizioni di encopresi. A causa dell'assenza di messaggi appropriati. a causare enuresi notturna. Sono inconsapevoli del blocco e incapaci di prevenire la perdita di feci liquide. il retto è così carico che un messaggio di riempimento parte comunque. 124 . è utile aver presente la seguente ampia definizione: soffre di encopresi il bambino che tra i 4 e i 16 anni sporca di feci gli indumenti e/o il letto regolarmente. non sono in grado di evitare la fuoriuscita di feci. A volte. Alla fine diventa così largo che non può più essere stirato di colpo dal passaggio di feci. Ma a causa della impossibilità di far rientrare questo disturbo (e chi ne è affetto) in una categoria precisa. trattengono le feci. CAUSE Non c'è un'unica causa per tutti i tipi di encopresi. Questi nervi inviano un messaggio al cervello attraverso il quale capiamo che i nostri intestini sono pieni e che abbiamo bisogno di evacuare. ENCOPRESI Quando le feci raggiungono il retto. Quando i bambini. ulteriori fattori di carattere medico e urologico. I bambini che soffrono di encopresi dovuta a blocco del retto. inoltre. si forma una gran quantità di feci di consistenza dura. trascorse da una a tre settimane. come un problema di funzionalità della vescica. disturbi dello sviluppo e della maturazione. Alcuni bambini.

quando i muscoli si contraggono per eliminare il blocco. • Il ruolo di madri iperprotettive e di padri molto rigidi • La tendenza a essere ansiosi mostrata da molti soggetti affetti da encopresi • La tendenza a rifiutare il cibo • La tendenza a soffrire di "dipendenza" acquisita FATTORI AMBIENTALI Tra le influenze ambientali predisponenti vi sono: • Ambienti stressanti 125 . che il nostro maggiore interesse. o sociali (addestramento alla toilette coercitivo o negligente). il bambino non ha un controllo volontario su quanto accade al di sotto. Si crea in questo modo un circolo vizioso di questo tipo: ritenzione di feci. Così. i muscoli dell'ano si rilassano per riflesso in risposta all'attività del retto (Clayden. al mantenimento ed all'esacerbazione dei sintomi. pertanto. Non deve sorprendere. 1988).La ricerca delle influenze degli Antecedenti che possono essere correlati con il problema. più a lungo il bambino trattiene le feci (indipendentemente dal fatto che sia un fatto volontario o involontario). La parola causa è troppo precisa. più dure queste diventano. Il ruolo del colon e del retto è di assorbire acqua dalle feci. in questo manuale. Così. i muscoli rettali diventano iperattivi e. in quanto i fattori psicologici associati all'encopresi possono rivelarsi piuttosto secondari a essa: una sorta di "sovrapposizione emotiva" che contribuisce all'insorgenza. e così via fino alla "nausea". ma è il mio culetto". vada alla ritenzione e alla fuoriuscita di feci. che causa defecazione più dolorosa. Tra i determinanti psicologiche abbiamo: • Addestramento coercitivo/punitivo da parte dei genitori. rendendo la defecazione più dolorosa. ai fisici (per esempio la costipazione). Non bisogna meravigliarsi di quanto mi ha detto una volta un bambino: "Non sono io che mi sporco. e si sporca. Quando l'intestino è frequentemente sovraccarico. La stragrande maggioranza dei casi di encopresi è dovuta a costipazione cronica e a ritenzione delle feci. Il suo "culetto" sembrava possedere un'esistenza indipendente! DETERMINANTI PSICOLOGICHE Ho scelto di proposito il termine "determinanti" invece di "cause". I bambini di tutte le età che hanno feci dure (il dolore può essere comunque dovuto anche a lesioni anali) possono rispondere trattenendo le feci. a quelli psicologici (paura della toilette). produce una lista di fattori che vanno da quelli cognitivi (come i deficit di apprendimento). contemporaneamente. che causa maggiore ritenzione delle feci. CAUSE FISICHE: costipazione. Quando avvertono l'impulso di defecare si spaventano all'idea di provare dolore e reagiscono trattenendo dentro le feci.

• Fattori legati alla dieta: possono causare costipazione nei bambini più grandicelli sia il mangiare alimenti poveri di fibre. Gli studi evidenziano una differenza di genere nell’adozione di prevaricazioni dirette o indirette: 126 . oltre che ragazzi e adolescenti. Quelle dirette sono osservabili.• Gabinetti sporchi e inadeguati a casa o a scuola. importante agenzia educativa. intesa globalmente non solo quindi come successo o insuccesso scolastico. Le ricerche compiute da molti autori. svolge un ruolo fondamentale nei processi di adattamento/disadattamento dei bambini e dei ragazzi. hanno evidenziato caratteristiche. assume notevole rilevanza ponendosi come fattore di protezione o di rischio rispetto ai possibili percorsi evolutivi. Perché si possa parlare di bullismo è necessario che un comportamento aggressivo. “Bullismo” è la traduzione italiana letterale del termine inglese “Bullying” impiegato dai ricercatori per definire e connotare il fenomeno delle prepotenze. Come recentemente hanno evidenziato i mass media in occasione della giornata mondiale dell’infanzia. e verbali come le minacce e le offese. il fenomeno del bullismo implica comportamenti aggressivi che possono sfociare anche in violenza fisica oltre che psicologica. Altra caratteristica è la distinzione tra prevaricazioni dirette e indirette. si tratta in genere di azioni e comportamenti aggressivi che possono essere fisici. individuale o di gruppo nei confronti di un giovane sia sistematico e che duri nel tempo. partecipazione. come percosse o vere e proprie violenze nei casi più gravi. promozione. persistenza. intenzionalità. In genere si tratta di prepotenze tese a calunniare e ad escludere il ragazzo o la ragazza dal gruppo di coetanei. e si manifesta in particolar modo nei contesti scolastici. BULLISMO Il bullismo è un comportamento antisociale che. e che ci sia una intenzionalità nel danneggiare o tiranneggiare la vittima. condivisione di esperienze. differenze di genere. può presentarsi precocemente e coinvolgere anche bambini in tenera età. spesso incapace di difendersi. qualificata da un rapporto di forza non equilibrato tra il prepotente e la sua vittima. ma anche come socializzazione. La scuola. crescita cognitiva e socioaffettiva del singolo e del gruppo. • Separazione e altre esperienze traumatiche. come si rileva da numerosi studi compiuti in ambito internazionale. La qualità dell’esperienza scolastica. Le prevaricazioni indirette sono più difficilmente rilevabili. ruoli assunti dai soggetti coinvolti. asimmetria della relazione tra il bullo e la vittima. delle prevaricazioni psicologiche e fisiche tra pari in un contesto di gruppo. In estrema sintesi. sia bere troppo latte. il bullismo viene definito dai seguenti aspetti: aggressività.

scarsa capacità di fronteggiamento degli attacchi attraverso comportamenti reattivi e richieste di aiuto. PSICOLOGIA DEL BULLO Il bullo. sulla delinquenza giovanile. da parte dei bambini e dei ragazzi. ma è anche capace di istigare e coinvolgere nell’azione altri compagni. manipolando la situazione a suo vantaggio. nei rapporti con i coetanei. Aggredisce la vittima. sui disturbi psicologici risultati essere associati frequentemente a disturbi relazionali. invece. La condizione di vittimizzazione rilevata da alcuni studi sembra essere correlata ad una scarsa capacità di comportamento assertivo. Si innesca in tal modo una intensa conflittualità chiusa in un circolo vizioso in cui si alternano stati diversi di prepotenze o di vittimizzazione. anche violento. a gestire adeguatamente i rapporti sociali con gli altri. soprattutto fisiche. depressione e insoddisfazione personale dall’altra. resa ancora più vulnerabile dall’isolamento. spesso ha una elevata autostima. La vittima aggressiva o provocatrice. giustifica l’esercizio dell’aggressività per raggiungere i propri scopi. difficoltà emotive e comunicative. può autocolpevolizzarsi o negare l’esistenza del problema . mostra indifferenza nei confronti della vittima. isolamento sociale. Sotto gli attacchi dei compagni spesso il bambino o il giovane reagisce chiudendosi in se stesso. prendendo l’iniziativa. Quelle indirette prevalgono invece nelle femmine. scarsa autostima. l’adozione di uno stile educativo autoritario. sembrano prevalere nei maschi.quelle dirette. scarsa accettazione del figlio da parte dei genitori. ha un forte bisogno di dominare gli altri e adotta comportamenti aggressivi sia nei confronti dei coetanei che degli adulti. passività e sottomissione ai compagni. mostra uno stile aggressivo e reattivo. Il rischio psicosociale legato al bullismo è oggetto di studi e ricerche che hanno posto l’attenzione sull’abbandono scolastico. scarsa capacità di autocontrollo. in genere maschio. in età scolare. subendo comunque le prepotenze dei compagni. insicurezza. comportamenti devianti e delinquenziali. Prevale in tal caso un comportamento passivo. 127 . Due possibili percorsi di crescita del bullismo (ovvero a cosa possono portare in età adolescenziale e adulta) sono i seguenti: aggressività. ma non solo esclusi comportamenti violenti anche nelle ragazze. bassa autostima. Gli studi compiuti sulle famiglie delle vittime hanno evidenziato un intenso coinvolgimento dei figli nella vita familiare accompagnato da elevata protettività e rapporti di forte dipendenza dalla famiglia con conseguente difficoltà. opinione negativa di sé e delle proprie competenze e abilità. oppure ansia. Nelle famiglie dei bulli gli studi evidenziano un clima di ostilità. PSICOLOGIA DELLA VITTIMA La vittima di bullismo sembra innanzitutto avere le seguenti caratteristiche: ansia. La vittima.

I modelli di intervento elaborati da diversi Autori coinvolgono bulli e vittime. In questa prospettiva gli interventi di prevenzione del bullismo implicano la promozione di life skills. con riferimento allo stile genitoriale. training di abilità empatiche per i bulli. le abilità di problem solving. . la capacità di assumere uno stile comunicativo e comportamentale assertivi. diverse agenzie educative presenti sul territorio. . sociale). tra i quali l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) per i traumi che il bullismo può provocare nei casi più gravi. incitandolo o anche stando a guardare. RUOLI Alcune ricerche condotte nell’ambito del bullismo sul gruppo e sui ruoli dei partecipanti hanno definito sei ruoli che i componenti del gruppo possono assumere: .la vittima: chi subisce la prepotenza. ma ricoprendo una posizione inferiore a quella del bullo. training di assertività per le vittime. strategie di coping. effettuabili a livelli differenti ( individuale. . interventi di mediazione dei conflitti. gruppo. Il bullismo esiste e non si può ignorare. interventi di alfabetizzazione socio-affettiva. è associata da alcuni autori al comportamento aggressivo dei bambini e degli adolescenti. alla comunità in chiave sistemica.l’esterno: chi si disinteressa non facendo nulla. Diverse sono le strategie elaborate per combattere il bullismo. scolastico. Conoscerlo e averne consapevolezza aiuta a combatterlo e a 128 . competenze e abilità personali dei ragazzi. Promuovono attività di counselling. lo sviluppo di un buon livello di autostima. ad esempio. potenziare e promuovere conoscenze. . scuola. come seguace.il sostenitore: chi agisce rinforzando la prepotenza del bullo. ovvero di capacità adattive e positive nonchè il potenziamento di fattori di protezione con riferimento alle competenze individuali quali. . COME SI AFFRONTA I programmi di intervento.l’aiutante: chi ugualmente agisce con prepotenza. gruppale. training cognitivocomportamentale per bulli e vittime. genitori. interventi clinici a sostegno delle vittime del bullismo. devono valorizzare.il difensore: chi consola e difende la vittima o cerca in qualche modo di far smettere la prepotenza. cercando di restare fuori dalla situazione e di non farsi coinvolgere. alla scuola.L’incoerenza dei comportamenti educativi.il bullo: l’aggressore che prende l’iniziativa. I livelli operativi possono essere diversi e diretti al singolo. al gruppo. familiare.

i bambini si accarezzano i genitali leggermente cercando sollievo. A partire dal terzo anno di età i bambini sono in grado di riconoscere le differenze anatomiche tra i sessi. sia per alleviare la sofferenza. Il piacere sensuale diventa così un evento regolare nella vita di tutti i giorni. Tale programma può essere facilmente innescato da parte di sensazioni di piacere che insorgono durante le normali esperienze e interazioni con la persona che accudisce il bambino quali allattare. Lo stesso comportamento può dunque avere un effetto calmante o eccitante a seconda del momento in cui viene messo in atto. mentre altre volte si accarezzano i genitali più energicamente con l’intenzione di sperimentare eccitazione. culturali presenti nella comunità possono condividere costruendo sinergie e circoli virtuosi SESSUALITA’ NELL’INFANZIA Gli esseri umani sani di qualsiasi età sono sessuati e hanno bisogni sessuali. I comportamenti che provocano il piacere sensuale nei bambini possono essere da loro usati sia per attivare o aumentare il piacere.promuovere e a realizzare programmi di intervento che hanno l’obiettivo di attivare processi di mediazione e di risoluzione dei conflitti. di un sistema motivazionale basato sul bisogno di piacere sensuale e di eccitazione sessuale. si manifesta sotto forme diverse: in alcuni momenti di solitudine. stanchezza o noia. pur essendo anche essa innata. sia i modi in cui gli adulti trattano le persone dello stesso sesso e del sesso opposto. istituzionali. si interrogano sulle differenze di genere che osservano e assumono comportamenti prendendo i genitori come modelli di riferimento. giocare. Per comprendere lo sviluppo e l’importanza della sessualità nel bambino è importante evidenziare l’esistenza. fin dalla nascita. Il gioco genitale dei bambini di due o tre anni. toccare. entrerebbe a far parte della normale esperienza quotidiana solo più tardi nell’infanzia. ecc. infatti. sanitarie. Per comprendere meglio questo concetto basta pensare come in età adulta il massaggio o le carezze sulla schiena rappresentino talvolta uno stimolo rilassante mentre in altri momenti stimolano l’eccitazione diventando un preliminare sessuale. essere cullato. Promuovere la salute e la crescita personale e collettiva attraverso processi di partecipazione e di mediazione culturale è un obiettivo che tutte le agenzie educative. Per tutta la vita il piacere sensuale rimane una forza motivazionale sempre attiva e potente mentre la ricerca di piacere sessuale è più periodica ed episodica. Nel processo di identificazione sessuale sono importanti sia i modi in cui il bambino viene trattato come maschio o come femmina. 129 . I bambini nascono dunque con un programma innato di attivazione genitale che include i due aspetti della sensualità e della sessualità. mentre l’eccitazione sessuale. In questo periodo l’identità di genere e molti aspetti del ruolo di genere si stabiliscono in maniera stabile e pressoché immutabile. far dondolare. I bambini di entrambi i sessi tra i diciotto e i ventiquattro mesi sperimentano un aumento di consapevolezza genitale. strofinare.

con le loro aspettative. Punire un bambino per questo o creargli delle paure è sempre negativo e se ciò accade in pubblico occorre semplicemente spiegare che la cosa non è negativa di per sé ma che può dare fastidio agli altri. Quando subentrano inibizione. sono legate alla reazione degli adulti. le sue domande sono prive di malizia e non differiscono da quelle sul cibo o sul gioco. costituiscono attività importanti per l’integrazione dei genitali nella rappresentazione del sé corporeo e per il consolidamento dell’identità di genere e del ruolo di genere. disapprovare o essere in tensione segnala al bambino che questa attività “speciale” non è corretta e porta a sperimentare la vergogna e il senso di colpa. Il bambino sin da piccolo è curioso di scoprire. punire. Le figure di accudimento. Il bambino piccolo inizialmente non ha nessun pregiudizio sul sesso. oppure ha sentito o visto qualcosa a cui non sa dare una spiegazione. Tali processi saranno inevitabilmente influenzati dalle risposte dei genitori alla stimolazione sensuale e sessuale del bambino. al loro modo di trattare queste tematiche o a quello che i bambini vedono e sentono dagli altri bambini e nel loro ambiente di vita. se chiede vuol dire che è pronto. come ad esempio. Ogni bambino ha i suoi tempi e ritmi ma chiedere “da dove sono venuto” è universalmente presente nella mente dei bambini. È molto importante per i genitori parlare della sessualità al momento opportuno lasciando emergere i bisogni del bambino e rispondendo alle 130 . sentirsi riconosciuto e apprezzato dal genitore di sesso opposto. strofinare le cosce tra loro o strofinarsi contro un oggetto che può essere il materasso il cuscino o altro oggetto desiderabile. Non esiste un età giusta per parlare al bambino di sesso. nei bambini di ogni età. in maniera più o meno consapevole. accarezzarli e stimolarli. per il bambino. ignorare.Per favorire tale processo non è importante solo l’atteggiamento del genitore dello stesso sesso ma è altrettanto importante. Il toccarsi i genitali da bambini è un gesto innocente da cui deriva piacevolezza e serenità. guardare e giocare con il proprio corpo. Trascurare l’esistenza di tale naturale attività. malizia o vergogna. La masturbazione. rappresenta una fase di passaggio per una normale e sana vita sessuale adulta. distogliere lo sguardo. oppure etichettare. da parte dei bambini dei due sessi. È evidente come gli atteggiamenti genitoriali influiscano sulla formazione dell’immagine di sé e sull’immagine che il bambino costruirà riguardo alle tematiche della sessualità e dell’amore. Toccarsi i genitali. Quasi tutti i bambini prima dei sei anni chiedono spiegazioni sul sesso ed esprimono curiosità riguardo al concepimento e alla gravidanza. per le bambine. Il problema allora non è come eludere queste domande ma come rispondere il più sinceramente possibile usando le parole e i toni giusti e adeguandosi all’età del bambino. Molte forme di masturbazione nei bambini prescindono dalla stimolazione manuale dei genitali. rinforzando quei comportamenti del bambino che considerano appropriati al ruolo sessuale. atteggiamenti e modalità di contatto esercitano una forte influenza.

I genitori che devono affrontare questi temi con i loro figli si sentono spesso inibiti. che le bambine hanno internamente ciò che i maschietti hanno all’esterno e che non hanno un pene perché hanno un utero. infatti. capire che può parlare tranquillamente di quello che vede e sente e che può raccontare liberamente ai suoi genitori tutto ciò che gli accade. anche se nel maschio prima della pubertà esso non è accompagnato dalla eiaculazione. vagina. Occorre anche ricordare che atteggiamenti e valori positivi o meno nei confronti della sessualità vengono espressi dagli adulti in molteplici modi: con il corpo. Allora si potrà spiegare. Il genitore deve anche capire fino a che punto è disposto a legittimare l’attività sessuale dei figli: se acconsentire che i bambini facciano giochi sessuali. Usare le parole con serenità. se permettere le prime esperienze e sperimentazioni ai figli adolescenti oppure se e in che termini porre dei limiti. inoltre. Non è sempre necessario scendere nei dettagli ma le spiegazioni devono essere veritiere e indirizzare il bambino verso una giusta comprensione: utero. il comportamento. ma anche per il fatto che parlare di sesso costringe a fare i conti con alcuni vissuti fino a quel momento lasciati da parte. una parte del corpo che i maschi non hanno. infine. come sono frequenti i giochi con il corpo. Quando si parla di sesso ai propri figli non si può fingere di esserne estranei e bisogna decidere in che termini parlarne e quale messaggio inviare. Il maschietto potrebbe pensare ad esempio che le bambine abbiano perduto il pene e che potrebbe succedere anche a lui. Considerando. rivela un atteggiamento positivo verso la sessualità. non solo per il tipo di educazione ricevuta. pene.curiosità: quando una domanda lascia gli adulti imbarazzati e rimane senza risposta il bambino. E si potrà descrivere l’utero come un piccolo sacco all’interno della pancia dove crescono i bambini. ad esempio. continuerà ad esplorare l’ambiente circostante in cerca di una risposta. sono concetti che un bambino piccolo può capire. In ogni caso. Se l’atmosfera creata dai genitori intorno all’argomento è distesa il bambino potrà accettare più facilmente la scoperta della differenza tra i sessi. Parlare di sesso è già frequente nei bambini tra i quattro e i dieci anni. che oggi più che mai i bambini ricevono molte informazioni frammentarie sui 131 . ma il “come” esse vengono usate dai modelli maschili e femminili per trasmettere l’accettazione del proprio sesso. Imparare a conoscere il proprio corpo durante l’infanzia e l’adolescenza prepara il terreno per una sessualità serena e soddisfacente. l’abbigliamento. È opportuno usare le parole corrette fin dall’inizio accanto a termini più familiari. l’aspetto fondamentale per il bambino è sapere di essere autorizzato ad avere delle informazioni sul sesso. se soffermarsi più sull’aspetto del piacere oppure sui pericoli e le precauzioni. I bambini sono già capaci di raggiungere l’orgasmo dall’infanzia in poi. se invece gli adulti sono inibiti o considerano il sesso sporco e peccaminoso potrebbero insorgere delle difficoltà ad accettare e capire questa differenza. le bambine potrebbero pensare che manchi loro qualcosa e sviluppare sentimenti di inferiorità. Non contano solo le parole usate.

È in questo periodo che maschi e femmine scoprono l’innamoramento. in genere. Questa graduale crescita verso la maturazione sessuale rappresenta per il ragazzo. Ma è nell’adolescenza che acquistano un ruolo di primo piano la dimensione relazionale e affettiva della sessualità. l’esplorazione e serve a sperimentarsi. In realtà ogni bambino si sviluppa seguendo un ritmo suo proprio e anche se la pubertà segna convenzionalmente il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza non vi è un’età biologica per uscire dall’infanzia. Ignorare questo aspetto fondamentale e coinvolgente dell’esistenza non preserva affatto il bambino. riproduzione. per l’adolescente. Con la pubertà entrano in funzione gli ormoni ovarici e testicolari che condizionano il raggiungimento della 132 .temi del sesso. giungendo spesso a spiegazioni e conclusioni parziali. Si distingue. così come non esiste un età precisa per uscire dall’adolescenza ed entrare nella condizione adulta. Il bambino piccolo è attratto soprattutto dalla conoscenza del corpo e delle sue funzioni. Con l’adolescenza invece emerge il bisogno di costruire legami e il sesso è una scoperta che rafforza il piacere di stare insieme portando al coinvolgimento reciproco. il gruppo diventa misto e l’adolescente comincia a sperimentare le prime relazioni affettive. dalla differenza tra i sessi. è utile legittimare il loro bisogno di sapere e fornire una visione serena della sessualità. inizia la ricerca dell’altro sesso. I bambini usano la sessualità con intenzioni esplorative e sperimentano il piacere in giochi autoerotici o con i coetanei senza orientarlo verso un investimento interpersonale. Riguarda il gioco. tra preadolescenza (circa 11-14 anni) e adolescenza vera e propria. amore. Al contrario può contribuire a renderlo più fragile ed insicuro. SESSUALITA’ NELL’ADOLESCENZA Durante l’infanzia prevale la dimensione biologica della sessualità. Inizia.che ha un grande bisogno di parlare di tutte le cose che lo preoccupano. fantasiose o errate. Anche la dimensione ludica è importante. Le storie tra adolescenti sono di solito intense e appassionate ma limitate nel tempo ed hanno il valore di sperimentazione con l’altro sesso. la rottura con l’infanzia e viene vissuta come un periodo di profonda crisi in cui i cambiamenti fisici e psichici alterano l’immagine ben definita che il bambino aveva di sé senza poterla immediatamente sostituire con una identità adulta altrettanto definita. Nella preadolescenza l’interesse è centrato soprattutto sulle trasformazioni corporee legate alla pubertà. Una volta acquisita una maggiore sicurezza circa la propria identità. un importante periodo di prova durante il quale le diverse dimensioni della sessualità cercheranno una complessa integrazione tra loro. tramite il rapporto con l’amico del cuore e il gruppo dei pari. In questa fase il gruppo di riferimento è costituito da coetanei dello stesso sesso in risposta al bisogno di ridefinizione della propria identità sessuale. a scoprire le sensazioni corporee e il piacere nelle sue diverse forme.

L’impatto psicologico di questi cambiamenti non è uguale per tutti gli adolescenti. I caratteri secondari sono costituiti da una serie di aspetti anatomici diversi tra maschi e femmine. Esiste una grande variabilità che dipende dalle caratteristiche di ciascuno. che raggiunge la maturità nella donna intorno agli 11-12 anni con il menarca (la prima mestruazione). Inizia una accurata osservazione di se stessi ed un confronto con i coetanei assunti come parametro per valutare la propria adeguatezza. L’esperienza della trasformazione corporea suscita grande interesse negli adolescenti. Indubbiamente chi avrà ricevuto fin dalla nascita una educazione sessuale serena potrà attraversare più facilmente questo periodo sensibile. Tutti i cambiamenti corporei hanno una forte risonanza psicologica e in modo particolare quelli che si verificano nell’adolescenza. ha una maggiore consapevolezza di sé. Il carattere sessuale primario è dato dall’apparato genitale. molteplici. della nudità. che può verificarsi attraverso la masturbazione o più di frequente con le polluzioni notturne. oltre all’aumento di statura e di peso e alla crescita dei peli pubici e ascellari. altri ancora percepiscono una discrepanza tra la crescita interiore e quella fisica e non si sentono maturi per il corpo che hanno. La repentina crescita fisica può produrre una visione frammentaria e dissociata del proprio corpo portando l’adolescente a vivere talvolta esperienze angoscianti di estraneità o più spesso emozioni di imbarazzo o vergogna. Nei maschi l’attenzione sembra concentrarsi soprattutto sulle dimensioni del pene ed è accompagnata da ansie e preoccupazioni circa la propria virilità. né diventare oggetto sessuale.maturità sessuale e il formarsi dei caratteri sessuali secondari. Egli avverte che l’aspetto esteriore è molto importante per essere accettato dagli altri e fonda il suo senso di sé sull’apparire fisico e sulla definizione che gli altri danno di lui. Nelle ragazze. dal modo in cui le persone significative e l’ambiente sociale reagiscono a questi cambiamenti: molto dipenderà da come durante l’infanzia i genitori hanno affrontato le tematiche del sesso. 133 . promuovendo o meno una accettazione e valorizzazione del proprio corpo. a differenza del bambino. dalla storia personale. si infoltiscono i peli pubici e ascellari. altri accettano più facilmente le trasformazioni. che si compiono in un individuo. il quale. iniziano a crescere i seni e si verifica l’arrotondamento dei fianchi con il distanziamento delle ossa pubiche. Alcuni ragazzi non vogliono cambiare il rapporto con i genitori e perdere le prerogative infantili. Nei ragazzi si assiste allo sviluppo muscolare e della struttura ossea con aumento di peso e di statura. Sono cambiamenti rapidi. dal livello di informazione posseduto circa quanto sta accadendo. iniziano a crescere barba e peli. la laringe si allarga nel pomo di Adamo e la voce diventa più grave. profondi e irreversibili. e nell’uomo intorno ai 13-14 anni con la prima eiaculazione.

Si assiste allo sviluppo delle fantasie erotiche e ad una frequente masturbazione che. la maggiore influenza per tutto ciò che riguarda il sesso è data dalla famiglia. Il ragazzo. specie se precoce. un maggiore controllo da parte della famiglia e svantaggi dal punto di vista sportivo. L’erotismo è profondamente diverso nell’uomo e nella donna e maschi e femmine adolescenti reagiscono in maniera differente agli stimoli sessuali. lo sviluppo comporta delle acquisizioni non sempre considerate positive. alle carezze e alla dolcezza. quali le mestruazioni. avviene il contrario. il loro interesse è focalizzato principalmente sulla relazione e sono più sensibili agli stimoli tattili. alle foto di nudo e ai film erotico-pornografici. Maschi e femmine si sentono guardati in modo diverso ed emergono impulsi e desideri nuovi e difficili da gestire. assume ora il significato di accettazione di se stessi oltre che di conoscenza. Durante l’infanzia. della esplorazione e sperimentazione del proibito. Mentre durante l’infanzia i bambini hanno scarsa consapevolezza degli impulsi sessuali che provano e la loro conoscenza circa le differenze sessuali non comporta differenze rilevanti nei comportamenti dei due sessi. seguendo ciascuno i propri tempi. si condivide il gusto dell’avventura. si trasmettono le informazioni. inoltre. i cambiamenti vengono integrati nella propria immagine corporea. a modificare atteggiamenti ed abitudini precedenti in risposta alle richieste dell’ambiente. I ragazzi sono più sensibili agli stimoli visivi. si sviluppa la sessualità ludica. il ruolo principale viene svolto dal gruppo dei pari nel quale si parla di sesso in tutti i termini. infatti. si sentono sempre più a disagio. i ragazzi indulgono più liberamente alle fantasie sessuali e generalmente sono più trasgressivi ed attratti dalla varietà di esperienze e da partner diverse. in sostanza. per diversi motivi di ordine sociale. l’aumento di peso. Altro aspetto fondamentale di questo periodo è che si entra in contatto con il proprio erotismo. per cui anziché percepire più favorevolmente il loro aspetto. Nelle femmine. ma questo processo di ridefinizione e appropriazione di un corpo diverso è graduale e pieno di arresti e contraddizioni. con lo sviluppo puberale. presente fin dalla prima infanzia. Le ragazze arrivano gradualmente a comprendere quali stimoli le eccitano e qual è la loro reazione ad essi. Per le ragazze invece. Per i maschi lo sviluppo puberale e la sua precocità sono connesse ad una immagine corporea positiva e soddisfacente mentre un ritardo di maturazione costituisce uno svantaggio psicologico. Sono meno attive rispetto ai maschi. preparando il terreno allo scambio con l’altro e a tutti quei preliminari così importanti nell’atto sessuale. invece. trae una serie di vantaggi nell’avvicinarsi all’ideale fisico maschile.Progressivamente. Anticipi o ritardi dell’inizio della pubertà si ripercuotono sul piano psicologico in modo diverso nei due sessi. Nell’adolescenza. con la pubertà le differenze non possono più essere ignorate e certi giochi e attività devono essere abbandonati. Il corpo sessuato obbliga. Mentre le loro coetanee sono più rivolte all’amore che non al gioco sessuale. Tali differenze tra i sessi 134 . quali la maggiore popolarità tra i coetanei e la riuscita nello sport.

La “prima volta” per tutti gli adolescenti è attesa come un evento magico e carico di aspettative. all’inesperienza e se il disagio non perdura nel tempo e nelle diverse situazioni non deve essere considerato indice di disfunzionalità. Soddisfa i bisogni di appartenenza. spesso il figlio maschio viene ancora più escluso dalla comunicazione relativa ai sentimenti e all’affettività. Gli studiosi hanno rilevato i cambiamenti avvenuti nella sessualità dell’adolescente: quella che emerge è l’immagine di un adolescente con atteggiamenti contraddittori. curiosità e paure che spesso si fondano su informazioni inesatte. che crede nell’amore ma ha rapporti sessuali precoci spesso occasionali e non protetti e che conosce poco il proprio corpo. modelli. Oggi la maggiore libertà sessuale e le modificazioni avvenute nei ruoli sembrano livellare queste diversità rispetto al passato portando ad una maggiore integrazione tra aspetti sessuali e affettivi per entrambi i sessi. si riconosce all’ambiente familiare e sociale un ruolo di rilievo nel promuovere una reale autonomia ed assunzione di responsabilità da parte dell’adolescente o nell’esacerbare i disagi e nel favorire comportamenti disadattivi e a volte patologici. Il sesso rappresenta per gli adolescenti una conferma di sé. ruoli e identità anch’essi in crisi. contribuiscono a dilatare l’età di passaggio. positivamente connotate e socialmente accettate solo per il maschio. Il rapporto sessuale quando non è accompagnato da una sufficiente serenità psicologica e maturità affettiva può non essere così piacevole come lo si era fantasticato e creare forte delusione. Considerando che tutto ciò in culture altre. La naturale crisi giovanile si pone oggi in un contesto culturale in transizione nel quale valori.creano una discriminazione di genere che si ripercuote anche a livello relazionale e comunicativo. non avviene. 135 . I primi rapporti sono spesso caratterizzati da difficoltà quali la perdita di erezione o la eiaculazione precoce per l’uomo e l’incapacità di raggiungere l’orgasmo per la donna. vicinanza e sicurezza in un momento in cui ci si separa dalle figure genitoriali ed è soprattutto veicolo di intimità e contatto. differenti dalla nostra. Tali episodi sono solitamente legati all’ansia. Non ci si aspetta da lui un resoconto sentimentale e gli viene maggiormente riconosciuta la libertà di fare esperienze sessuali. DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) costituiscono un'area di interesse clinico nella quale si è realizzato negli ultimi trent'anni un'importante avanzamento delle conoscenze grazie ai numerosi contributi derivati dalla ricerca scientifica e dall'affinamento delle tecniche di indagine diagnostica. una possibilità di affermazione ed emancipazione e di sperimentarsi come adulti. Se nell’adolescenza è già presente una difficoltà di comunicazione all’interno della famiglia.

CARATTERISTICHE Hammill (1990) definisce le caratteristiche generali del Disturbo di Apprendimento ("Learning Disability" è l'espressione corrispondente in lingua inglese. e pertanto va distinto dalla più generica espressione "difficoltà di apprendimento" che include più sommariamente tipologie molto diverse di difficoltà che si possono manifestare nell'ambito scolastico.) si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi manifestati da significative difficoltà nell'acquisizione e nell'uso di abilità di ascolto. identificata da precisi criteri oggettivi e valutabili. di realizzare trattamenti mirati. non imputabili primariamente a fattori di handicap mentale grave e definibili in base al mancato raggiungimento di criteri attesi di apprendimento (per i quali esista un largo consenso) rispetto alle potenzialità generali del soggetto (Cornoldi. logopedisti. possono verificarsi in concomitanza con altri fattori di handicap o con influenze estrinseche (culturali. presumibilmente dovuti a disfunzioni del sistema nervoso centrale. Si tratta comunque di Disturbi distinti. ma non costituiscono di per sé una L. psicologi. ma non sono il risultato di quelle condizioni o influenze. nonché di poter disporre di psicologi ed altri operatori che operano nel campo con competenze specifiche. l'espressione italiana è ormai generalmente accettata da ricercatori e clinici del settore. scrittura o calcolo. In sintesi la L.D. per un ritmo lento di apprendimento. di effettuare una diagnosi in modo accurato. Le L.Essi possono riguardare un ambito specifico. con esperienza pluriennale nel campo. come lettura. neuropsichiatri. sulla 136 . 1999). ognuno con una propria fisionomia e per la descrizione specifica dei quali si rimanda alle "Linee Guida per la diagnosi dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)" elaborate da alcuni ricercatori e clinici dell'Airipa (Associazione Italiana per la Ricerca e l'Intervento nella Psicopatologia dell'Apprendimento). d'istruzione. vedi Cornoldi. lettura. chiamato anche Dislessia. basandosi sull'intesa a cui sono giunte numerose associazioni di ricerca ed intervento nel campo: Learning Disability (L.D. problemi nei comportamenti di autoregolazione. I Disturbi dell'Apprendimento si manifestano generalmente per lentezza nell'elaborazione dello stimolo. 1991. Va precisato che il termine "Disturbo dell'Apprendimento" fa riferimento ad una ben precisa categoria diagnostica dal punto di vista clinico e scientifico. ragionamento e matematica. nella percezione sociale e nell'interazione sociale.D. viene a raccogliere una gamma diversificata di problematiche nello sviluppo cognitivo e nell'apprendimento scolastico. ecc. espressione orale.). Possono coesistere con la L. pedagogisti). 1999).D. e di Scrittura). anche se nella pratica clinica è più frequente incontrare l'associazione di più deficit (ad esempio Disturbo di Lettura.Questo consente oggi di potere condividere la definizione e la classificazione dei DSA anche tra professionisti e/o specialisti di diversa formazione (es.D.

ritiro in se stessi. presentano minore adattamento sociale ed emotivo. 1991). ciò non implica che i bambini affetti siano semplicemente all'estremo più basso di un normale continuum e che quindi riguadagneranno col tempo il terreno perduto. 1996). l'acquisizione delle competenze richieste. Sebbene questi disturbi siano in relazione con la maturazione biologica. Queste considerazioni. ma anche lo sviluppo della personalità e un adattamento sociale equilibrato. hanno portato negli ultimi anni anche in Italia a focalizzare l'attenzione sulla prevenzione. quali la Società Italiana di Neuropsichiatria (SINPIA) e l'Associazione Italiana Dislessia (AID). percorso di miglioramento e soprattutto per garantire comunque appropriate condizioni e opportunità di apprendimento. se pur lento. ma avviene che. L'evoluzione di tali Disturbi. Circa l'80% dei bambini con problemi di apprendimento presentano anche disturbi sociali. Se queste problematiche di tipo sociale potrebbero causare o alimentare l'insorgenza e la crescita di difficoltà nell'apprendimento a scuola. presentano frequentemente storie di insuccesso nella scuola dell'obbligo che spesso finiscono per compromettere non solo la carriera scolastica. Di solito tali bambini sono meno benvoluti e più facilmente respinti rispetto agli altri compagni. Quanto detto è rilevante anche per una prognosi favorevole riguardo all'evoluzione sociale e della personalità di chi presenta queste problematiche. non raggiunge mai i livelli attesi per età e/o scolarità. pur modificandosi nel tempo. Si tratta solitamente di difficoltà che si manifestano nel bambino fin dalle prime fasi del suo apprendimento. inoltre. Questo avviene perlopiù anche quando sono stati effettuati interventi riabilitativi ed educativi. 137 . infatti. la scrittura ed il calcolo partendo da un assetto neuropsicologico che non favorisce l'apprendimento automatico di queste specifiche abilità. che tuttavia risultano determinanti allo scopo di consentire un. oltre che dalle misure compensative prese nell'ambito del percorso scolastico per favorire l'apprendimento. è vero anche. Soggetti con questo Disturbo. Wong. 1988. a seconda del grado di difficoltà.base dei sistemi diagnostici maggiormente utilizzati a livello internazionale (DSM-IV e ICD-10) ed il confronto con le linee-guida predisposte da altre associazioni. maggiore ansia. in effetti. mettendo a punto programmi di potenziamento dei prerequisiti degli apprendimenti scolastici di base da utilizzare già a partire dalla scuola dell'infanzia. è favorita dalla precocità ed adeguatezza dell'intervento. quando deve acquisire nuove abilità come la lettura. depressione e bassa autostima (Searcy. Tali difficoltà possono persistere in modo più o meno marcato attraverso l'adolescenza fino all'età adulta. al contrario. che possono trovare proprio nel disagio scolastico le proprie origini (Cornoldi.

anche nel sito dell'Airipa). l'improvvisa scomparsa della difficoltà. Il Disturbo del calcolo non associato a Disturbo della Lettura sembra invece avere una minore incidenza (1-2 %). vi deve essere un grado clinicamente significativo di compromissione dell'abilità scolastica specifica 2. nel senso che deve essere stata presente durante i primi anni di scolarizzazione e non acquisita più tardi 4.INCIDENZA L'incidenza di questi disturbi varia all'incirca tra il 5 ed il 10% a seconda dei criteri utilizzati dai ricercatori. LO SCOPO DI UN TRATTAMENTO RIVOLTO AD UN BAMBINO CON DSA INCLUDE DIVERSI ASPETTI QUALI: 138 . ma un lento e progressivo percorso di miglioramento. In altre parole ciò significa che nel bambino con DSA non dobbiamo aspettarci. devono essere soddisfatti alcuni criteri di base (estratti di seguito dall' ICD-10): 1. come già detto. in quanto dipendono da fattori congeniti non modificabili. della maggior parte dei casi e in misura dipendente dalla gravità del deficit. Si tratta in ogni caso di valori importanti poiché questo significa che in media ci sono da uno a due alunni per classe con queste difficoltà. anche intervenendo. Riguardo al trattamento dei DSA due sono le questioni più importanti da tenere in considerazione: lo scopo di un trattamento nei casi di DSA e l'individuazione dei metodi migliori per conseguire una significativa modificazione dell'evoluzione naturale del Disturbo. non devono essere presenti fattori esterni capaci di fornire una sufficiente motivazione per le difficoltà scolastiche 5. ma che tuttavia. alla remissione totale del disturbo. la compromissione deve essere specifica 3. la compromissione deve riguardare lo sviluppo. TERAPIA DEI DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO Per la diagnosi dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento Scolastico. Per indicazioni e riferimenti bibliografici sulla metodologia e sugli strumenti per la formulazione di una diagnosi si rimanda ancora una volta alle "Linee Guida per la diagnosi dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)" dell'Airipa. si riducono con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative (vedi circolare ministeriale dell'ottobre 2004 sulla Dislessia. il disturbo non deve essere direttamente dovuto a difetti non corretti della vista e dell'udito. In relazione al primo aspetto è opportuno tenere presente ancora un volta la natura di tali disturbi che non sono di per sé "guaribili". con riferimento ai criteri del DSM-IV e dell'ICD-10. che concordano in modo pressochè assoluto. che in molti casi non porta.

Riguardo ai metodi di trattamento. nonostante la presenza di uno specifico deficit 2. ma affiancare anche una serie di misure compensative per poter avanzare comunque nel percorso di apprendimento (come ad esempio l'uso della calcolatrice per i discalculici. va detto che mentre in letteratura esistono numerosi contributi sulla natura dei disturbi specifici di apprendimento. in parte lacunosa e in gran parte riferita a contesti differenti da quello italiano. al contrario la ricerca scientifica nell'ambito del trattamento è scarsa. In questa stessa direzione vanno considerati anche gli interventi metacognitivi. "gestire" nel modo migliore la situazione di difficoltà 4. Per quanto concerne la scelta di un trattamento valido. Diventa essenziale perciò. al fine di realizzare una riabilitazione che porti a dei buoni risultati. le tecniche di intervento presentano un grosso limite dovuto alla mancanza di una chiara connessione tra tecnica abilitativa e interpretazione del disturbo. Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi programmi che propongono interventi di tipo metacognitivo da realizzare a scuola. oppure l'utilizzo di un programma di videoscrittura al computer con correttore ortografico. che ne analizzi le componenti. oltre che di una raccolta di dati sperimentali in grado di documentare l'efficacia del trattamento. 139 . ma che possono risultare validi anche per i bambini con DSA. esistono molte proposte di intervento. Spesso. tuttavia. Il metodo derivato dalla neuropsicologia cognitiva consente evidenti vantaggi in questo senso in quanto analizza ogni funzione cognitiva e processo di apprendimento nelle sue diverse componenti: questo consente di impostare un piano di trattamento mirato specificamente alle componenti deficitarie. quando vi sia un problema di errori nella scrittura). utili al fine di guidare i soggetti ad affrontare e gestire in modo maggiormente consapevole e strategico le difficoltà incontrate a livello di apprendimento e studio. che consente di eseguire operazioni aritmetiche per affrontare altri compiti come la risoluzione dei problemi. consente di individuare il focus funzionale della difficoltà e di scegliere di conseguenza un trattamento orientato al recupero di quella determinata funzione deficitaria. evitare che si sviluppino altre forme di disagio. fornire strumenti e strategie per poter apprendere attraverso "strade alternative a quella deficitaria" 3. in secondo luogo utilizzare tecniche e strumenti che possano disporre di dati affidabili sulla loro efficacia. in primo luogo identificare in modo preciso l'obiettivo a cui si vuole mirare. in particolare per quanto riguarda la lettura e la scrittura. favorire la migliore evoluzione delle competenze in esame.1. così come sulle sue cause funzionali. cioè ciò che si vuole trattare. Una diagnosi per un disturbo di calcolo. In questo senso il trattamento non dovrebbe limitarsi a proporre tecniche specifiche che riducano il deficit. ad esempio.

che individua il ritardo mentale in una persona quando: . ovvero la decima revisione della classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali. Il ritardo può presentarsi con o senza altre patologie psichiche o somatiche. SECONDO IL DSM IV–R E L’ICD 10 ESISTONO DIVERSI GRADI DI RITARDO MENTALE: 1. motorie e sociali. 140 . età mentale 8 . 3. linguistiche.presenta un deficit o compromissioni in almeno due aree del funzionamento adattivo (comunicazione. gestione della vita domestica. ma tale compromissione può non essere evidente in soggetti con lieve ritardo mentale che vivono in ambienti sociali protetti dove è disponibile un adeguato sostegno”. definisce il ritardo mentale come “la condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico. capacità di autorganizzazione. sono stati fatti numerosi sforzi di descrizione del ritardo mentale attraverso i diversi sistemi diagnostici. conoscenza del funzionamento delle cose. Ritardo Mentale Grave: Quoziente Intellettivo 0 – 25. .queste condizioni si manifestano prima del 18° anno di vita. caratterizzata soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza. Ciononostante.Preziosi in questo senso risultano alcuni recenti contributi della letteratura italiana che forniscono dati molto utili per l'impostazione e la verifica di un trattamento finalizzato a migliorare la lettura di soggetti dislessici. gestione del tempo libero. La classificazione attuale prevalente è quella del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. il DSM IV – TR. cura di sé. età mentale 0 .2 aa.12 aa 2.ha un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media (il suo Quoziente Intellettivo o QI è inferiore a 70 così come misurato con un test standardizzato). […] L'adattamento sociale è sempre compromesso.7 aa. RITARDO MENTALE Quando si parla di ritardo mentale è difficile riferirsi ad una precisa entità clinica. cioè quelle cognitive. poiché è caratterizzato da una sintomatologia che varia moltissimo da caso a caso ed è spesso comune a differenti stati psicopatologici. L’ICD 10. controllo e salvaguardia della propria salute ed incolumità. abilità sociali. Un lavoro con genitori e insegnanti per una comprensione corretta del problema e l'individuazione di atteggiamenti ed aspettative adeguati costituisce infine il giusto completamento per un efficace intervento. capacità di svolgere un lavoro). utilizzo dei servizi offerti dalla società. L’elemento in comune della gran parte delle definizioni formulate riguarda il deficit nello sviluppo cognitivo di natura globale e stabile. età mentale 3 . Ritardo Mentale Medio: Quoziente Intellettivo 25 – 50. . Ritardo Mentale Lieve: Quoziente Intellettivo 50 – 70.

ovvero la Classificazione Internazionale delle Menomazioni. concetti che fanno capo a classificazioni diverse. utilizzati termini come handicap mentale o disabilità intellettiva. ovvero una comprensione precisa della causa del problema. Ad esempio. infezioni (encefaliti. infatti. Errori congeniti del metabolismo trasmessi soprattutto per via autosomica recessiva (fenilchetonuria). avvelenamenti (ad es.Vi è poi da considerare l’insufficienza mentale associata a specifiche minorazioni fisiche. . scolarizzazione ed educazione carente. vengono. In questo senso. la sordità non diagnosticata che porta all’isolamento sociale del bambino e al suo conseguente ritardo dello sviluppo intellettivo. incompatibilità del sangue materno fetale. .Influenze ambientali e altri disturbi mentali (15/20 %): carenze affettive precoci (abusi e maltrattamenti). anomalie di un singolo gene dominante (ad es. l’ICDH. . .Ereditarietà (circa il 5 %). da piombo). In generale i fattori eziologici possono essere primariamente organici o primariamente psicosociali. malnutrizione del feto. . permette di aggiungere informazioni importanti nella comprensione del Ritardo Mentale. traumi alla nascita.Problemi durante la gravidanza e nel periodo perinatale (circa il 10%): infezioni prenatali come rosolia o sifilide materna. La diagnosi di ritardo mentale è caratterizzata dalla doppia appartenenza all’ambito dei disturbi mentali e all’ambito della disabilità. I principali includono: . carenze ormonali (ipotiroidismo endemico).Condizioni mediche acquisite durante l’infanzia e la fanciullezza (circa il 5 %): traumi cranici. La maggior parte delle persone con RM. disturbi mentali gravi (ad es. inoltre. La disabilità può essere la conseguenza di una malattia o di un incidente. la Sclerosi Tuberosa) e aberrazioni cromosomiche (sindrome dell’X fragile). ma in strutture per la disabilità. prematuranza. la prevalenza maschile è nel 55% dei casi e l'incidenza di polihandicap è del 50%. Una classificazione delle cause del ritardo mentale è molto complessa per la molteplicità dei fattori in gioco e la complessità delle interazioni tra questi fattori. meningiti). Disabilità e Svantaggi Esistenziali. ipossia. ma 141 . o una combinazione di entrambi. Per riferirsi al Ritardo Mentale. Nel 30/40 % dei soggetti giunti all’osservazione clinica non può essere stabilità un’eziologia chiara. specialmente sensoriali e percettive. disturbo autistico).4. Una prima fondamentale distinzione fatta dall’ICDH è quella fra malattia e disabilità. non sono curate e riabilitate in strutture psichiatriche.Alterazioni precoci dello sviluppo embrionale (circa il 30 %) dovute a mutazioni cromosomiche (irradiazioni in gravidanza) e assunzione di sostanze tossiche (alcool). Ritardo mentale Gravissimo/Profondo: Quoziente Intellettivo inferiore ai 20 L'incidenza globale del Ritardo Mentale nella popolazione è del 3%.

IV Edizione) si è sforzato di abbandonare i vecchi sistemi di classificazione basati quasi esclusivamente sul Quoziente Intellettivo (QI). a ideare la prima scala standardizzata di valutazione dell’intelligenza e a quantificare in termini di quoziente intellettivo il 142 . RITARDO E MODELLI DI INTELLIGENZA Nel definire il Ritardo Mentale. intesa come riducibile ad un fattore generale. educabile. tuttavia. il QI e quindi oggettivamente misurabile. e andrebbero utilizzate insieme: l’ICD fornisce una diagnosi e questa informazione si arricchisce delle informazioni aggiuntive offerte dall’ICF riguardo al funzionamento delle persone sul piano corporeo. in favore di una definizione che tiene conto di un più ampio spettro di variabili. esprimibile attraverso un'unica quantità. educatore o riabilitatore che lavora con pazienti con ritardo mentale non può esimersi più o meno consapevolmente. diede il via a una serie di ricerche tra cui quelle di Galton (1869). Due persone con Ritardo Mentale possono quindi avere disabilità molto differenti. psichiatra.non va confusa col concetto di malattia. La teoria dell’evoluzione di Darwin. sebbene riferite al passato. Fu poi Binet all’inizio del novecento. l’ICD e l’ICF sono quindi da considerarsi complementari. che sottolineano questa visione quantitativa dell’intelligenza e limitano in modo pregiudizievole il campo di azione del trattamento. che si proponevano di misurare le differenze individuali. Una riflessione sui modelli di intelligenza è necessaria quando si affronta il tema del ritardo mentale. volti a individuare i fattori di base di fenomeni complessi come l’intelligenza o la personalità e Spearman partendo dall’osservazione che “tutti i rami dell’attività intellettiva hanno in comune una funzione fondamentale” (1904).attraverso Spearman . come adattamento all’ambiente e selezione dei tratti migliori per la sopravvivenza. personale e sociale.gli studi sull’analisi fattoriale. diciture come addestrabile. Due persone con la stessa malattia possono avere diverse disabilità. un modello eccessivamente semplicistico di intelligenza. Contiene ancora. Ogni psicologo. inoltre. dal riferirsi ad un modello di funzionamento intellettivo per comprendere e aiutare chi esprime un’intelligenza qualitativamente differente. oggi evolutasi con la Classificazione Internazionale del Funzionamento e delle Disabilità (ICF). vengono classificate le disabilità associate alle condizioni di salute. volta a valutare tutte le problematiche che investono le diverse aree della personalità e del funzionamento sociale. individuò un fattore generale dell’intelligenza. il DSM IV-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Dalle idee di Galton si svilupparono . così come due persone con la stessa disabilità non hanno necessariamente la stessa malattia. Nella diagnosi del ritardo mentale. fornendo un quadro più ampio e significativo. La definizione di ritardo mentale del DSM IV-TR sottende. il fattore G. Gli studi sull’intelligenza hanno origine alla fine del secolo scorso. Nel ICIDH.

ma va valutata in base ad un ampio numero di differenti abilità più o meno specifiche. Di enorme importanza in questo senso sono state le osservazioni di Piaget sui processi interattivi di costruzione dell’intelligenza (1967) perché hanno introdotto un modello interpretativo rivolto ai cambiamenti qualitativi del pensiero del bambino e ai processi sottostanti. In seguito. I tentativi di ampliare il concetto di intelligenza sono stati in seguito e. soprattutto. nei compiti visuo-spaziali semplici) anche su uno sfondo di ritardo mentale grave. La misurazione normativa ha infatti consentito di definire il ritardo mentale come la devianza da quei valori medi.rapporto tra età mentale ed età cronologica. quelli di Gardner sull’intelligenza multipla (1987). comprendenti l'evidenza clinica. hanno nel tempo permesso di mettere in crisi una visione riduzionista e universale dell’intelligenza. introducendo l’idea che per parlare di intelligenza non si può rinunciare a una certa complessità e molteplicità. sono le indicazioni dell’OMS attraverso lo strumento dell’ICD 10 secondo il quale l'intelligenza non è una caratteristica unitaria. il linguaggio) e abilità cognitive aumentate in un’altra (ad es. Va aggiunto che riferirci all’intelligenza 143 . le ricerche interculturali di Sternberg (1999) e quelle di Goleman sull’intelligenza emotiva (1999). l’adattamento sociale (giudicato in relazione al contesto culturale in cui il soggetto è inserito) e la prestazione ai test psicometrici. dando il via a programmi di ghettizzazione ed emarginazione. in Europa e in tutte quelle aree regolate dal sistema educativo di impronta anglosassone. la diffusione del cognitivismo. gli studi di Guilford (1967) sul pensiero divergente. Il QI non è un dato che esprime sufficientemente questa qualità ma. è di scarsa utilità quando dalla diagnosi si deve passare al trattamento. per fortuna. La classificazione del ritardo mentale come disturbo deve tener conto maggiormente della complessità legata al concetto di intelligenza. numerosi e negli ultimi cinquant’anni il tema si è arricchito di molti contributi spostando l’attenzione su aspetti più qualitativi dell’intelligenza. a carattere generale e universale. dell’informatica e dei metodi computazionali ha dato il via all’analisi delle componenti cognitive durante lo svolgimento di un compito. La determinazione del livello intellettivo inoltre. determinata geneticamente e misurabile con il QI. ma deve essere basata su tutte le informazioni disponibili. La preoccupante conseguenza fu quella di pensare che quanto più un soggetto deviava dalla norma tanto più doveva essere considerato ritardato. Questo implica la possibilità di ampie discrepanze. la scala Wechsler ancor’oggi molto utilizzata) ebbero un largo sviluppo negli Stati Uniti. Dagli anni sessanta in poi. non può essere fatta esclusivamente sulla valutazione del QI. permettendo inferenze sulle procedure mentali correlate. per cui una persona può mostrare gravi compromissioni in una particolare area (ad es. i metodi psicometrici (ad es. Questa visione di intelligenza come unica. ha avuto un’influenza notevole sulla diagnosi di ritardo mentale. Gli studi di Thurstone sui diversi fattori dell’intelligenza (1940). in questo senso. statisticamente individuati in un gruppo si soggetti normodotati. Più utile.

il funzionamento intellettivo della persona con ritardo mentale: Concretezza: incapacità o difficoltà a raggiungere il pensiero astratto. È molto difficile poter generalizzare la modalità di funzionamento cognitivo di una persona con disabilità intellettiva. gli studi sul ruolo delle emozioni nell’architettura cerebrale condotti da Damasio e da Le Doux. ma possono 144 . Il pensiero dipende da elementi concreti presenti nel campo percettivo o d’azione.come esclusiva capacità logico–deduttiva risulta ad oggi obsoleto. Conseguente carenza di comportamento strategico. da un lato la gestione dei vissuti emotivi e delle relazioni dipende dalla capacità di rielaborazione cognitiva (ad es. Scarsa capacità di utilizzare attività immaginative e creative in seguito alla difficoltà di ragionare per ipotesi e “come se”. tuttavia. dall’altro le stesse emozioni organizzano le informazioni. se non ho sviluppato una buona capacità di rielaborazione degli stimoli relazionali. Scarsa capacità di pianificare e prevedere: difficoltà a fare previsioni realistiche e pianificare i passi adeguati per raggiungere lo scopo. sottolineano come lo sviluppo delle diverse funzioni della mente implichi un dialogo continuo tra sfera affettiva e sfera cognitiva. Gli studi sull’intelligenza emotiva condotti da Goleman e da Greenspan. la percezione della gentilezza altrui è primariamente emotiva e poi logica). SVILUPPO COGNITIVO NEL RITARDO In generale la struttura cognitiva di una persona adulta con Ritardo Mentale esprime un equilibrio alterato tra le diverse componenti. reagisco con ansia anche di fronte al più piccolo cambiamento). ma escludendone altre (ad es. sembrano caratterizzare. Problemi di memoria: le difficoltà di memoria sono spesso disomogenee. Come scrive lo psichiatra Marco Bertelli della Società Italiana per lo Studio del Ritardo mentale “non ci sono evidenze che le persone più intelligenti sul versante logico-deduttivo siano proporzionalmente intelligenti sul versante emotivo e viceversa”. Persone con ritardo mentale medio lieve possono non ricordare quello che hanno visto in televisione. Gli studi sull’intelligenza emotiva mettono in luce che esiste un’intelligenza che ci permette di comprendere lo stato d’animo altrui e di interagire in modo adeguato con gli altri. Rigidità: difficoltà ad estendere una conoscenza a situazioni diverse da quelle in cui è stata acquisita (ripetitività. in gradi e con modalità differenti. stereotipia…). perché esistono moltissime differenze individuali. con la conseguenza che alcune abilità specifiche predominano in modo disfunzionale sulle altre. garantendo l’accesso ad alcune informazioni. Dalla ricerca attuale emerge che lo sviluppo psico-neurologico e intellettivo dipende dall’interazione di emozioni e cognizioni e delle zone cerebrali che ad esse sottendono. Alcuni aspetti. Conseguente carenza di comportamento strategico.

scorrettezze nella struttura sintattica. in particolare per il materiale verbale. rielaborazione ed espressione delle informazioni. Povertà lessicale. e in questo modo i nuovi schemi acquisiti rimangono ancorati ai contesti in cui vengono appresi e non possono essere generalizzati. dall’altra le difficoltà ad utilizzare le emozioni nell’organizzazione delle informazioni. alla mamma. Da un lato. Lacune nella generalizzazione: difficoltà a generalizzare l’uso delle singole strategie e scarsa consapevolezza dei propri processi di pensiero.). una distorsione della qualità delle relazioni che l’ambiente stabilisce con il bambino ritardato fin dalla 145 . infine.ricordare facilmente episodi e storie che hanno contenuti fortemente emotivi (legate al passato. estrema semplicità. alla solitudine. inoltre. difficoltà ad usare il linguaggio in modo adeguato rispetto ai diversi contesti comunicativi e nel fare presupposizioni corrette circa le conoscenze e le aspettative dell’interlocutore. il materiale visivo è più accessibile. sia in quello di recupero. Difficoltà a liberarsi delle modalità primitive di funzionamento. etc. legate ai dati percettivi esteriori. Scarsa o nulla consapevolezza dei propri processi di pensiero: le capacità metacognitive sono scarse o assenti. Particolarmente compromesso è anche l’aspetto fonologico in concomitanza a difficoltà articolatorie legato a compromissioni dell’apparato vocale o a difficoltà nell’organizzazione dei movimenti. sia nel momento dell’immagazzinamento dei dati. sia nella memoria a lungo termine legate alla carenza nell’uso spontaneo di strategie come quella della reiterazione. In particolare nel confronto tra il ricordi del materiale visivo e materiale verbale. sulla possibilità del soggetto di gestire ed elaborare le tensioni fisiologiche nelle diverse fasi dello sviluppo e gli stimoli ambientali e inducono. Carenze nelle abilità comunicativo – linguistiche: sia le abilità di comprensione che quelle di espressione si evolvono con un ritardo più o meno marcato rispetto a quanto avviene con i coetanei. il modo in cui l’individuo si può rappresentare il mondo e può interpretare il rapporto con gli altri. Carenze nella capacità di adattamento all’ambiente: appare difficoltoso quel processo adattivo tipico dell’intelligenza che consiste nell’organizzare e riorganizzare il pensiero di fronte a nuove situazioni. si nota: • scarsa capacità di organizzare il materiale da ricordare. interferiscono. • Difficoltà sia nella memoria a breve termine. In generale. secondo il grado di gravità del Ritardo Mentale e il momento della comparsa del disturbo. SVILUPPO AFFETTIVO E SOCIALE NEL RITARDO La persona con ritardo mentale si affaccia al mondo affettivo e relazionale con difficoltà potenzialmente maggiori rispetto ad una persona senza ritardo intellettivo e questa maggior fragilità dipende da moltissimi fattori che interagiscono tra loro senza soluzione di continuità. la presenza di alterazione nella capacità di codifica. influenzano più o meno pesantemente.

Non è difficile immaginare i possibili effetti negativi di queste precocissime alterazioni sulla capacità del futuro adulto di differenziarsi dagli altri.nascita. ma anche sulla possibilità di leggere i suoi bisogni e quelli degli altri e di dare e ricevere affetto in modo adeguato. dall’altra riposte più lente. intenzionali: succhia e piange in modo istintivo. il papà lo prende in braccio. che lo sviluppo affettivo è il risultato di una continua interazione tra individuo e l’ambiente e dipende quindi dai limiti e dalle potenzialità dell’individuo. la mamma lo accarezza e così via. Questa fase risente fortemente dei disturbi precoci nella coordinazione motoria e del linguaggio. Da una parte la mancanza della coordinazione motoria può interferire con l’espressione dell’azione intenzionale e quindi con la formazione del sé. ma anche dalla capacità dell’ambiente di fornire risposte adeguate a questi limiti e i giusti stimoli alle risorse. Questo spazio intermedio tra fusionalità e individuazione risulta spesso atipico nel bambino con ritardo intellettivo (va infatti rilevato come in genere i bambini con disabilità intellettiva utilizzino scarsamente questi oggetti transizionali). I genitori faticano cioè ad essere per i figli buoni contenitori. Nella relazione con i genitori sviluppa i primi atti volontari creando i primi circoli comunicativi: il bambino piange. Apprendimento del comportamento sociale (6–18 mesi). utilizzando oggetti per rielaborare l’allontanamento dalla madre (oggetti di transizione tra sé e la madre). i genitori non colgono le risposte dei figli. mancanza di vocalizzi o vocalizzi molto scarsi disturbano precocemente quello scambio relazionale alla base della comunicazione. In una fase precoce dello sviluppo acquista un’importanza fondamentale l’imitazione alla base della quale c’è l’emergere della capacità del cervello di vedere e riprodurre interi schemi piuttosto che frammenti. Individuazione e separazione (6–18 mesi). di gestire i tempi e i turni della comunicazione e della relazione. se pur per poco tempo e con la mediazione di oggetti. tempi di latenza lunghi. può sviluppare il linguaggio e nuove 146 . inizialmente. Inizia a svilupparsi il primo sé intenzionale poiché le azioni si organizzano in base ad un fine e il comportamento motorio diventa la prova dei desideri e delle intenzioni del bambino. il bambino sorride. il bambino non può portare dentro di sé la madre perché non ha potuto sviluppare un legame sicuro ed allontanarsi da lei. Montobbio e collaboratori sottolineano come la tappa critica nel processo di formazione del sé di un bambino con handicap intellettivo sia proprio il momento in cui il bambino per individuarsi. di avere confini definiti di sé. Le azioni di un bambino appena nato non sono. Grazie a questa abilità il bambino può imparare il comportamento sociale. Va ricordato però. cerca di creare tra sé e il genitore uno spazio “transizionale”. Le tappe più critiche nello sviluppo psicoaffettivo di un bambino con ritardo mentale sono: Sviluppo del sé intenzionale (0-3 anni). rappresenta una frustrazione troppo grande. fanno fatica a leggere i loro segnali e non riescono a interagire con loro nei modi e nei tempi adeguati.

l’individuo diventa progressivamente consapevole dei propri processi di pensiero. Il bambino che non ha potuto sviluppare sentimenti di sicurezza per un danno organico precoce o per deprivazione relazionale. rendono molto difficile questo importante passaggio ostacolando. sperimenta il mondo e sé stesso attraverso la possibilità di generare ipotesi. Acquistano importanza i valori. alla base dell’apprendimento delle regole di convivenza e di gioco. un tempo che permette di rielaborare ciò che succede. ma per difendersi dal timore della perdita e rimanere attaccato a qualcosa che teme di perdere. e i disturbi della comunicazione reciproca di cui abbiamo parlato. il bambino con handicap intellettivo si trova fortemente svantaggiato nella relazione con i compagni. Sviluppo del sé adulto (preadolescenza e adolescenza). di rielaborare attraverso ragionamenti complessi ciò che gli succede. Come abbiamo visto. imitando la madre tenta di tenerla con sé. a frapporre tra le proprie emozioni e l’azione. ma proprio attraverso il linguaggio imparano a spostare il focus del controllo dagli altri a se stessi. Il contatto con la scuola e il gruppo di pari rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo delle capacità sociali. L’attenzione si sposta da un piano concreto di ciò che è al piano astratto di ciò che è possibile. nasce il piacere di riflettere e 147 . La relazione con il genitore minata nella sua reciprocità e sintonizzazione non permette al bambino di collegare l’azione imitata con una risposta emotiva (ad es. le idee. È stato studiato che il linguaggio. se metto il cappello della madre. la creatività. Alterazioni precoci del linguaggio. infatti.capacità cognitive. però. Formazione del sé sociale (3-10 anni). la possibilità di controllare impulsi ed emozioni. Le difficoltà finora esposte non permettono un’adeguata relazione reciproca con i pari. non può utilizzare l’imitazione allo scopo di espandere la coscienza e la personalità. delle proprie emozioni e delle proprie differenze dai genitori e dai pari. La capacità di autocontrollo non può perciò svilupparsi adeguatamente. Il bambino si confronterà con gli altri con profonda insicurezza e facilmente a causa dei suoi handicap vivrà il rifiuto e l’esclusione dei compagni che non rispettano i suoi tempi e non tollerano le sue difficoltà. Un modo in cui bambini rammentano a se stessi quel che devono fare o non fare consiste. espressione per eccellenza della capacità di simbolizzazione. Nel periodo dell’adolescenza e della preadolescenza. Passaggio dal sé preverbale al sé simbolico (3-10 anni). nel parlare a se stessi. in questo modo. attraverso l’interiorizzazione di immagini e idee. svolge una funzione importante nella acquisizione del controllo sui propri comportamenti. A partire dai tre anni l’individuo impara. lei mi sorride) e rimane isolata e si trasforma in rigido rituale che ha il solo scopo di ottenere un senso innaturale di sicurezza. Le difficoltà di elaborazione cerebrale del bambino con handicap intellettivo ostacolano la sua possibilità di usare immagini e idee interiori per affrontare le emozioni e facilitano il passaggio all’atto. I bambini imparano ad agire sulle istruzioni date da un adulto. caratteristiche di molti bambini con ritardo intellettivo.

dall’istituzione. capisca il perché. non gli è mai stato riconosciuto il diritto di essere soggetti della loro vita. CONTESTO SOCIO FAMILIARE Le azione e le reazioni della famiglia e della società hanno un’importanza cruciale sullo sviluppo del sé di un bambino con Ritardo Mentale. La capacità di ragionare per ipotesi è nella maggior parte di casi assente o fortemente carente e non gli consente di rielaborare tutte le emozioni e le esperienze che vive. senza che vi sia nessun danno 148 . ma spesso in modo più discontinuo e faticoso rispetto alle fasi precedenti. spesso. si spaventano facilmente. Molte pazienti adulti con Ritardo Mentale oggi vivono in Istituti. Sono state trattate fin da piccole come oggetti dai genitori. Da una lato è presente come negli altri coetanei il forte desiderio di sperimentarsi da solo. dai medici. rifiutano di scegliere e preferiscono che gli altri scelgano per loro. Le difficoltà di questa fase per una persona con ritardo intellettivo riguardano la comprensione e l’espressione di ciò che prova. Nel tempo hanno sviluppato deficit che avrebbero potuto non avere. Le risposte dell’ambiente in cui il bambino cresce non possono prescindere dalla consapevolezza dei suoi limiti e delle sue risorse. L’integrazione di questa parte di sé non può avvenire se non parzialmente. Molte pazienti appaiono sorde. sia nelle relazioni. cieche o mute. infatti. È il periodo dello sviluppo sessuale e nasce una nuova percezione di sé e delle relazioni alla luce dei nuovi bisogni sessuali e delle nuove possibilità di conoscenza di sé e dell’altro. Un’importante riflessione va fatta anche sul significato che per una persona con ritardo intellettivo lieve o medio lieve assume il processo di individuazione. interpretando in modo distorto i messaggi delle persone che incontrano per strada o al bar. Spesso anche se viene data loro la possibilità. la gestione e l’utilizzo di ciò che prova all’interno di una relazione con i pari e con le persone dell’altro sesso e il risultato è un angosciante caos emotivo. non sanno farsi da mangiare autonomamente. confrontarsi con gli altri senza intermediari. Le persone con ritardo mentale vivono nella loro vita il confronto/scontro con il doloroso meccanismo di etichettamento sociale e crescono in contesti che spesso non hanno permesso alternative alla percezione frammentata di sé. non ha potuto apprendere alcuni schemi di azione sia nelle cose sia fa. la frustrazione che nasce dal fallimento è grande e il mondo diventa ancora più imprevedibile.di conoscersi. Tutto ciò viene gradatamente integrato nel sé adulto. stare soli. sono invece sempre argomento per gli altri. la realizzazione di desideri normali e istintivi è frustrata senza che la persona. Va ricordato. dall’altro inizia lo scontro con il fallimento. La persona non possiede strumenti sufficienti. Questo vale a maggior ragione per un bambino con disabilità intellettiva. come alla persona con ritardo menale sia preclusa molto spesso una normale attività sessuale. All’adolescente con handicap intellettivo è preclusa la possibilità di integrare in modo autonomo ciò che gli succede internamente. hanno paura ad uscire dall’Istituto o dalla famiglia se non accompagnati. pagare le bollette. di poter essere in dialogo con gli altri.

di fronte ad una diagnosi infausta come quella di un bambino con Ritardo Mentale deve 149 .organico corrispondente. Un accenno doveroso va fatto anche al ruolo dei fratelli nello sviluppo di una persona con Ritardo Mentale che se ben guidati rappresentano una risorsa per la sua autonomia. vengono “ipergenitorializzati” dalla madre e dal padre ed eccedono nella protezione verso il fratello disabile. vedere o parlare solo quando vogliono. si sono adattate ad una realtà spesso frustrante. Maria Sorrentino “l’handicap fisico e/o psichico fondato sul danno organico è un “dato” estraneo al sistema familiare. Nis. impedendone un adeguata crescita. Anche coloro che pur avendo handicap psichici o fisici possono vivere in famiglie positive e motivate. Spesso. concedendosi di sentire. Molto più della persona senza Ritardo Mentale. solo con un interlocutore interessante. Altre volte vengono esclusi dall’interesse dei genitori troppo assorbiti dal figlio malato e non gli è permesso di costruire con lui una relazione positiva. il mito della perfezione o il mito della bellezza). subìto come un’aggressione del destino. in entrambi i casi il figlio non viene accolto e aiutato per quello che è. Molto spesso l’ambiente familiare non è preparato ad accogliere una persona con ritardo mentale e il processo di differenziazione del sé rischia di subire alterazioni. Come sottolinea A. e perciò accompagnato da sentimenti intensi di rifiuto e di rivolta. La nascita di un bambino con Ritardo Mentale mette a dura prova la capacità dell’ambiente familiare di essere sufficientemente buono. un bambino con Ritardo Mentale si scontra con le aspettative deluse di genitori e nonni e cresce con il difficile compito di trovare un suo spazio tra queste aspettative e una sua collocazione all’interno dei miti che appartengono alla sua famiglia (ad es. non sono purtroppo esenti dal rischio di venir “oggettualizzati”. 1995). Le aspettative dei genitori tentano spesso di normalizzare il figlio e di negare la presenza di un problema. però. Handicap e riabilitazione. costretti nell’etichetta di ritardati che non consente loro di poter parlare. sottoposti alle più svariate cure rieducative. Le reazione alla delusione sono il misconoscimento dei problemi del figlio o all’opposto una sopravalutazione dell’handicap. soffocati dalle angosce dei genitori. Una tale percezione di estraneità viene presto assunta come propria dall’handicappato stesso che si trova a vivere come indesiderabile una parte di sé in quanto indesiderata da coloro che ama (Sorrentino. Questo crea le premesse per lo sviluppo di un “falso sé” ovvero come scrive Montobbio “… una sorta di camuffamento compiacente messo in atto da una persona (bambino) che non avendo incontrato una figura materna “sufficientemente buona” si vede costretto a plasmarsi addosso atteggiamenti e stili relazionali recitativi e irreali”. solo se lo scelgono. La famiglia. La persona necessita di essere innanzi tutto riconosciuta nei suoi limiti.

psicologica.riorganizzarsi attraverso conflitti. deficit attentivi. a volte. condotte aggressive e sintomi schizofrenici. Essi sono così sintetizzabili: DIFFICOLTÀ RELAZIONALI • Comportamenti di tipo autistico: contatto oculare assente o sfuggente. In generale. • nelle persone con Ritardo Mentale grave prevalgono disturbi comportamentali di tipo autistico. LA TIPOLOGIA DEI DISTURBI APPARE CORRELATA ALLA GRAVITÀ DEL RITARDO MENTALE: • nelle persone con Ritardo Mentale lieve e medio prevalgono disturbi della condotta. ossessivo–compulsivi. disturbi ansiosi. infine. ricerca attiva dell’isolamento (ad es. immobilità protratta per tempi molto lunghi. comportamenti 150 . la vita di una persona con Ritardo Mentale è spesso costellata da esperienze negative di rifiuto. La presenza del disturbo cognitivo influenza sia le dinamiche e i comportamenti psicopatologici. disturbi depressivi. ma purtroppo. RITARDO MENTALE E PSICOPATOLOGIA I disturbi psicopatologici assumono particolari caratteristiche all’interno di un quadro di Ritardo Mentale e appare molto difficile valutare l’indipendenza della psicopatologia dal danno cerebrale. abusi e deprivazioni. paure. relazionale e sociale. I meccanismi alla base della particolare vulnerabilità delle persone con Ritardo Mentale sono di natura fisiologica. nel Ritardo Mentale sono riconoscibili alcuni comportamenti psicopatologici anche se non sono presenti in tutti i soggetti e in uguale misura e si esprimono con modalità differenti. da vissuti di colpa da frustrazione e ferite narcisistiche. stereotipie. produzione di suoni senza intenzione comunicativa. Questo influenza in modo permanente le capacità sociali di queste persone e la possibilità di instaurare relazioni sociali positive. A livello psicologico una persona con Ritardo Mentale è limitata nella modalità di rappresentarsi la realtà e le relazioni che vive e quindi più facilmente si costruisce un mondo interno caotico e disorganizzato. A livello fisiologico. delusioni. percezione e rappresentazione degli stimoli fisici e relazionali. anche da maltrattamenti. la presenza di danni cerebrali e la conseguente alterazione dell’organizzazione cerebrale e dei meccanismi biochimici comporta problemi nell’elaborazione. limitazioni. eccessiva dipendenza. sguardo fisso per lunghi periodi di tempo sul proprio corpo o su oggetti. sia la sintomatologia legata a questi comportamenti perché presuppone una maggiore disorganizzazione e disomogenità nella stessa personalità del soggetto con Ritardo Mentale. A livello sociale. A livello relazionale i rapporti con le figure genitoriali sono precocemente resi fragili dalla carenza di strumenti interattivi e comunicativi adeguati e caratterizzati da sentimenti di ansia. nuove aspettative ed è troppo spesso lasciata da sola a farlo.

). • Comportamenti di tipo simbiotico: ricerca continua di avvicinamento della distanza relazionale con modalità che esprimono il tentativo di inglobare l’altro senza alcuna considerazione dei suoi confini e dei suoi bisogni (ad es. Comportamenti autoaggressivi di autolesionismo (ad es. urlare). provocare o infastidire gli altri. persistente mancanza di rispetto dei turni (ad es. mancanza di rispetto delle cose degli altri (rubare o danneggiare gli oggetti altrui. difficoltà nello scambio relazionale (ad es. schiaffeggiarsi.quali cambiare posto se qualcuno si siede a fianco). cominciare un compito senza riuscire ad interrompere l’azione autonomamente (agire come un robot). comportamenti eteroaggressivi fisici (ad es. manifestare mancanza di capacità. difficoltà a spostare l’attenzione da sé all’altro (difficoltà ad interessarsi delle opinioni altrui e a mettersi dal punto di vista dell’altro). comportamenti eteroaggressivi verbali (ad es. tornare spontaneamente su discorsi o argomenti già discussi. improvvise reazioni auto ed eteroaggressive alla distanza relazionale posta dall’altro (ad esempio tirare i capelli. tirare oggetti. utilizzo di parolacce e offese pesanti) . Rigidità e Perseverazione. continua ed ossessiva ricerca oculare. grattarsi eccessivamente) . manifestare un attaccamento esclusivo ad alcuni oggetti o persone. ricerca morbosa di un rapporto privilegiato. difficoltà nell’ascoltare l’altro e nel tenere in considerazione i suoi bisogni). assenza o scarsa presenza di espressioni facciali e gesti che indicano intenzione interattiva. presenza di comportamenti quali andare frequentemente in braccio all’altro. comportamenti quali urlare se l’operatore si avvicina). assenza di comportamenti quali il mostrare. per chiedere attenzione). continuo e ossessivo controllo dei movimenti degli altri. tagliarsi. persistente tendenza a disturbare. schiaffeggiarsi. vischioso e poco flessibile che si esprime attraverso comportamenti quali: difficoltà a modificare anche di poco schemi comportamentali già appresi. picchiare. Aggressività. raccontare bugie. difficoltà a passare da un discorso ad un altro. rompere oggetti o indumenti). picchiare la testa contro il muro. difficoltà a passare da un compito ad un altro. portare o indicare oggetti alle altre persone). etc. inveire contro gli altri in modo eccessivo. denunciare malesseri o malattie inesistenti. pur avendole. • Ricerca di attenzione: comportamenti emessi in modo funzionale ad ottenere attenzione (sono presenti comportamenti del tipo chiedere continuamente di andare in bagno. scappare o fare gesti eteroaggressivi e autolesivi calcolati e modulati affinché non abbiano conseguenze gravi al solo scopo di attirare l’attenzione. reazioni improvvise all’avvicinamento dell’altro (ad es. richiamare continuamente l’attenzione dell’operatore). intenzionalmente). presenza di comportamenti quali intervenire senza aspettare il proprio turno. assenza o scarsa presenza di comportamenti che indicano ricerca spontanea dell’altro (ad es. Stile comportamentale rigido. 151 .

di fronte ad una prestazione incapacità di portare avanti il compito. toccare gli altri in modo eccessivo. lavarsi seguendo sequenze precise). • Comportamenti che indicano oppositivismo quali non rispondere ad una domanda. muoversi molto lentamente pur non avendo grossi impedimenti fisici. mangiare velocemente in modo compulsivo. autodenigrarsi. Comportamenti che indicano irrequietezza continua e incontrollabile. richieste ossessive ripetute di rassicurazione (ad es. autoaccusarsi. passare facilmente da un oggetto ad un altro. IPOATTIVITÀ E OPPOSITIVISMO • Comportamenti che indicano basso livello di attivazione e partecipazione quali eseguire un compito solo se richiamato più volte. manifestare paure eccessive di fronte ad un compito. difficoltà a fare delle scelte se non guidati. disprezzarsi a parole. incapacità di procrastinare la soddisfazione di una richiesta e di un bisogno. Generale difficoltà di controllo degli impulsi che si manifesta con comportamenti quali: spogliarsi. rifiutare il cibo. Comportamenti Ripetuti e Stereotipati. presenza di episodi bulimici. Impulsività e Deficit di Controllo. reazioni eccessive verbali e fisiche ad un rifiuto o alla necessità di procrastinare la soddisfazione di una richiesta. cambiare idea di fronte alle idee altrui. porre continuamente la stessa domanda. carenze nella capacità di concentrazione e nell’attenzione quali: parlare molto e/o rapidamente. restare immobili di fronte all’invito di andare in bagno a lavarsi). alta tendenza a distrarsi. difficoltà a stare fermo mentre fa qualcosa. Il linguaggio ecolalico (più tipico del Ritardo Mentale 152 . pur avendo già ottenuto risposta). Presenza di comportamenti e azioni non funzionali. la notevole variazione di livello di abilità a seconda dei contesti. masturbarsi in modo compulsivo. Problemi di autostima e di autoefficacia. rituali semplici (ad es. rifiutarsi verbalmente di fronte alla maggioranza delle proposte pur comprendendo la richiesta. ecolalia) e motorie (ripetizione degli stessi gesti quali ed es. bisogno di scappare dal luogo in cui si trova. difficoltà a stare zitto mentre gli si parla. tempi di reazione molto lenti. ad es. Presenza di stereotipie verbali (ripetizione degli stessi suoni o parole. passare gran parte delle giornate inattivo. movimento ondulatorio e ritmico del corpo). Disturbi del Linguaggio: sono spesso presenti disturbi del linguaggio che esprimo oltre al deficit cognitivo anche problemi di tipo relazionale. utilizzare sempre lo stesso percorso) e complessi (ripetizione di azioni complesse quali assicurarsi che porte e finestre siano chiuse prima di uscire. opporsi fisicamente di fronte alla maggior parte di richieste di azione (ad es. È presente un’inadeguata valutazione di sé che si esprime attraverso il rifiuto di fare qualcosa pur sapendolo fare. Iperattività.reazioni eccessive verbali e fisiche ai rimproveri. idiosincrasie marcate verso alcuni capi di abbigliamento. ignorare le richieste.

i Servizi (CPS. il linguaggio può essere confuso. pur inadeguate. È un vincolo perché ogni elemento del contesto porta le sue emozioni. strutture residenziali o semi residenziali. ad esempio desiderare l’autonomia del figlio e nel contempo averne paura e questa ambivalenza si può tradurre in tensione. infatti. chiedere ad una persona e alla famiglia di lavorare sulla consapevolezza dei propri limiti. Di fronte all’angoscia che scatena la consapevolezza di avere pochi 153 . povero nei contenuti. vocalizzi. senza fornire loro dei supporti anche concreti (ad es. infatti. Quando si progetta un intervento. Alcune modalità comportamentali. Viene utilizzato nella relazione per difendersi quando diventa troppo frustrante. aiutare una persona con Ritardo Mentale senza fornirgli quegli strumenti contestuali che fungano da “Io Ausiliario”. La lettura psicologica dei disturbi psicopatologici caratteristici del Ritardo Mentale sottolinea il valore strategico che essi possono avere nella gestione di un mondo percepito come troppo imprevedibile e i significati peculiari che possono assumere nella relazione. inserimento al CSE. sembrano rappresentare per la persona con Ritardo Mentale una modalità alternativa alla scarsa possibilità di elaborazione cognitiva ed emotiva. I Servizi Sociali possono portare frammentarietà e dispersione negli interventi con effetti talvolta devastanti su un sé già frammentato. parole e frasi sono ripetute come barriera contro gli stimoli. le sue difficoltà. La relazione è esclusa e il linguaggio sembra avere una funzione autostimolatoria. Nel “linguaggio barriera”. rabbia . più concretamente ritardi nel portare il figlio ai sevizi e difficoltà ad aiutare i figli a rendersi indipendenti. scout). in un lavoro protetto) per far fronte a questi limiti. le sue ambivalenze e i suoi limiti fisici. gli istituti residenziali portano in sé il vincolo di una certa chiusura e maggior rigidità nella strutturazione dei tempi e dello spazio. parrocchia. ripetitivo e inadeguato rispetto al contesto. CSE). La richiesta è portata avanti dai Servizi Sociali o dalla famiglia stessa.grave) è caratterizzato da suoni ripetuti in modo stereotipato e apparentemente privi di significato. Nei pazienti meno compromessi a livello cognitivo. Una famiglia può. associazioni (es. ad esempio. la persona è già quindi inserita in un contesto complesso che comprende la famiglia. COME SI AFFRONTA IL RITARDO Normalmente la persona con Ritardo Mentale non chiede aiuto spontaneamente. scorretto. Non è possibile. sia fisiologiche sia psicologiche che vengono quindi scaricate attraverso agiti e comportamenti compulsivi. Questa complessità contestuale è il punto di partenza di ogni progetto riabilitativo e rappresenta il vincolo e la risorsa di ogni intervento. È una risorsa perché questa rete intorno alla persona con Ritardo Mentale rappresenta la condizione necessaria al cambiamento. l’ambiente scolastico e lavorativo (più spesso lavori protetti). di espressione verbale e di controllo delle tensioni interne ed esterne. Non sarebbe possibile.

psicologi) devono poter portare avanti un lavoro sinergico. educatori. Quando le persone che si occupano di un paziente sono in disaccordo o esprimono conflitti irrisolti tra di loro. risorse. affettive e sociali di un bambino. condividere obiettivi e modalità di intervento.strumenti per fronteggiare una realtà quotidiana imprevedibile. affettivi . Il successo del trattamento riabilitativo e terapeutico dipende in larga misura da come viene impostato il processo diagnostico. Aiutare il processo di integrazione del sé deve essere il macrobiettivo di tutti gli interventi. il paziente subisce un’ulteriore frammentazione. dei suoi desideri. si deve sviluppare una forma mentis al lavoro di équipe che garantisca la circolarità della comunicazione tra operatori anche in momenti meno strutturati. Questa stessa considerazione è valida anche all’interno di contesti specializzati (residenziale. fisiologiche o anatomiche della persona con Ritardo Mentale. principalmente. Alcuni strumenti come le riunioni di équipe e i gruppi di supervisione possono favorire il passaggio di informazioni ma. Non ha nessun senso perciò fare interventi nell’area cognitiva senza domandarsi ciò che succederà a livello emotivo e relazionale e viceversa. sia in fase di terapia. I soggetti con ritardo mentale hanno disagi e ritardi più o meno gravi nell’ambito motorio. una diagnosi precoce è fondamentale per impostare un trattamento efficace e prevenire un peggioramento nelle capacità intellettive. sia in fase di diagnosi. tenere in considerazione l’organizzazione complessa della mente e l’interazione continua tra fattori cognitivi. Questo è un compito difficile. per prevenire o 154 . una diagnosi precoce e corretta deve poter mettere in luce le menomazioni nelle funzioni psicologiche. la persona deve essere aiutata a gestire le sue difficoltà per affrontare la vita con maggior sicurezza e serenità. L’intervento deve sempre. della sua condizione di bambino o di adulto (troppo facilmente nel Ritardo Mentale adulto si utilizzano strumenti infantilizzanti). Disabilità e Svantaggi Esistenziali). linguistici. PROCESSO DIAGNOSTICO Nel Ritardo Mentale. limiti) tenendo conto del sesso di appartenenza. Secondo l’ICDH (Classificazione Internazionale delle Menomazioni. Programmi riabilitativi eccessivamente segmentati che non tengono conto della globalità e della complessità della persona. semiresidenziale) nel quale la persona con Ritardo Mentale è inserita. emotivi. riabilitatori. sensoriale e difficoltà nell’elaborazione dello schema corporeo e delle relazioni spazio-temporali che incidono negativamente sull’evoluzione e l’espressione dell’intelligenza e che possono essere in parte migliorati con un’adeguata e precoce risposta riabilitativa. Le diverse figure professionali (medici. In questo senso bisogna conoscere il paziente partendo dalle sue caratteristiche peculiari (bisogni. rischiano di colludere con la difficoltà dell’individuo con Ritardo Mentale di integrare le diverse parti di sé. inoltre. operatori. diurno. Un intervento efficace presuppone una coerenza di lavoro. nel rispetto delle differenze dei diversi ambiti.

È fondamentale anche essere a conoscenza di eventuali e specifiche patologie neurologiche. Le funzioni adattive che riguardano la vita quotidiana e le capacità relazionali ed emotive vanno valutate in un lavoro di stretta collaborazione tra psicologo. le scale di Stanford e Binet. la VGFR (Scala di Valutazione Globale del Funzionamento Relazionale). concentrazione e linguaggio dal neuropsicologo. Qualunque sia il punto di vista che si vuole assumere. lettura e scrittura. attraverso un’adeguata risposta riabilitativa e terapeutica e adeguati strumenti di supporto. definito come handicap. laddove è possibile. memoria.modificare. lo svantaggio sociale. e attraverso uno screening neuropsicologico. la diagnosi con il Ritardo Mentale è un percorso lungo e articolato e richiede il lavoro di diversi professionisti. l’estensione del danno cerebrale. IN GENERALE VANNO VALUTATE QUATTRO AREE: 1) Le funzioni intellettive e cognitive. che si manifesta a seguito dell’interazione della stessa persona con l’ambiente . scale quali la VGF (Scala per la Valutazione Globale del Funzionamento). la SVFSL (Scala di Valutazione del Funzionamento Sociale e Lavorativo). Le funzioni intellettive e cognitive vengono misurate dallo psicologo clinico o dal neuropsicologo attraverso le scale standard come quelle Wechsler. responsabilità. Vengono utilizzate schede di osservazione specifiche e test come l’ABI (Adaptive Behavior Inventory) o il BAB (Behavior Assessment Battery). cromosomiche e metaboliche alla base del ritardo intellettivo. dal logopedista e dallo psicomotricista. È importante che lo psicologo si confronti in questa fase con il neurologo o il neuropsichiatra per evidenziare. capacità di seguire le regole) 155 . probabilità di essere ingannato o maneggiato. deve portare a conoscere il suo grado e le sue modalità di funzionalità intellettiva e adattiva . 2) Le funzioni adattive e le capacità relazionali ed emotive. ma anche le risorse che possono essere utilizzate durante la riabilitazione. il processo diagnostico della persona con Ritardo Mentale. attenzione. le matrici di Raven. concetti dei soldi. SONO ESEMPI DI FUNZIONI ADATTIVE LE SEGUENTI: • Abilità Concettuali (linguaggio ricettivo ed espressivo. L’ottica utilizzata è quella di individuare le difficoltà emergenti della persona. queste ultime tre incluse nel DSM-IV-TR. consapevolezza) • Abilità Sociali (relazione con le persone. Secondo il DSM IV-TR e l’ICD 10. Normalmente vengono poi fatte delle valutazioni approfondite del funzionamento delle diverse aree cognitive. educatore e pedagogista e con il genitore se la persona con Ritardo Mentale è un bambino o vive ancora a casa.

prendere un farmaco. gestione del denaro. neuropsichiatria. vengono fatti colloqui clinici e usate schede di osservazione e scale standardizzate come la VAPH (Test di valutazione degli aspetti psicopatologici nell’handicap) o scale specifiche per la misurazione della depressione come la MRDS.visone centrale e visione periferica) • Capacità Uditiva (capacità di localizzazione del suono.• Abilità Pratiche e autonomie di base e avanzate (attività personali della vita quotidiana come alimentazione. fisioterapista. mobilità capacità di vestirsi e svestirsi. attraverso l’osservazione e prove standardizzate. Questa ambito della valutazione viene svolto dallo psicologo e/o dallo psichiatra/neuropsichiatra. motorie e sensoriali. uso dei mezzi di trasporto e attività di gestione della casa) • Abilità professionali SONO ESEMPI DI CAPACITÀ EMOTIVE E RELAZIONALI LE SEGUENTI: • Capacità di riconoscere e nominare le proprie e le altrui emozioni • Consapevolezza emotiva • Espressione e verbalizzazione dei vissuti affettivi • Empatia • Gestione emotiva 3. reazione a suoni forti) • Capacità gustativa e olfattiva (capacità di discriminare il dolce e il salato o di percepire odori forti) • Capacità sensoriale (ipo/ipersensorialità) Personalità. Le funzioni fisiche. Fisiatra. SONO ESEMPI DI FUNZIONI MOTORIE: • Lateralità • Errori di esecuzione durante la stazione eretta • Equilibrio • Movimenti involontari • Velocità di esecuzione di movimenti ripetitivi e in sequenza • Deambulazione SONO ESEMPI DI FUNZIONI SENSORIALi: • Capacità Tattile • Capacità Visiva (Convergenza oculare. si occupano di diagnosticare il grado e la tipologia di compromissione delle funzioni fisiche. Per la valutazione dei disturbi psichiatrici associati e dei comportamenti psicopatologici. igiene. attività strumentali della vita quotidiana come preparazione dei pasti. neurologo. motorie e sensoriali. Normalmente vengono somministrati test di personalità quali 156 . usare il telefono. comportamenti psicopatologici ed eventuali diagnosi psichiatriche associate.

l’utilizzo di psicofarmaci è ampiamente diffuso. necessariamente. test Blacky). vengono esplicitati gli obiettivi. Il paziente con Ritardo Mentale deve.l’inventario di personalità MMPI-2 . Non esiste una terapia farmacologica specifica per il Ritardo Mentale. i test proiettivi (test Rorschach o il test T. Visto che la prevalenza dei disturbi psichiatrici in persone con Ritardo Mentale è significativamente superiore rispetto alla popolazione. i reattivi grafici (la figura umana. test dell’albero). logopedica . Il PEI si articola attraverso le seguenti dimensioni: • Dimensione Fisica e dell’Autonomia • Dimensione Emotivo – affettiva • Dimensione Dello sviluppo psicologico • Dimensione Della sessualità • Dimensione Relazionale – sociale • Dimensione Intellettiva e Cognitiva • Dimensione Spirituale • Dimensione Scolastica o Lavorativa • Dimensione Della Creatività Il PEI viene redatto dall’educatore in collaborazione con lo psicologo e i riabilitatori per cercare di favorire il più possibile una coerenza tra i diversi interventi. carrozzine. viene impostato un PEI (Piano Educativo Individualizzato) dove. avere un adeguato supporto psicologico volto a favorire l’integrazione del sé che spesso è frammentato e carente nelle difese funzionali. L’intervento psicoterapeutico. vengono individuati ausilii atti a diminuire l’impatto della menomazione nella vita della persona (computer.T. Da un punto di vista psicoeducativo. l’intervento di professionalità con competenze diverse e specifiche. deve porsi come obiettivo quello di modificare le 157 . Vengono anche sviluppati programmi con esercizi quotidiani di riabilitazione neuropsicologica. Per la riabilitazione.. le modalità e i tempi di verifica degli interventi educativi. a seconda del grado e della tipologia di compromissione. infine. TRATTAMENTO E RIABILITAZIONE Anche un adeguato programma di trattamento e di riabilitazione richiede. comunicatori).A. qualora possibile. Un uso corretto di tali farmaci può contribuire a modificare il funzionamento della persona nelle aree di vita e ad aumentare la qualità della vita complessiva nel suo sistema relazionale. nelle diverse aree. a seconda del livello intellettivo del paziente e del modello teorico di riferimento del professionista. il test 16 PF forma D. motoria e psicomotoria finalizzati a migliorare le condizioni e le abilità delle persone con Ritardo Mentale.

Molta attenzione va posta al contratto terapeutico iniziale . oggetti. È qui però fondamentale un lavoro di rete con gli altri professionisti che lavorano con il paziente. L’intervento anche quando è condotto in uno studio.situazioni di sofferenza psichica del paziente e di migliorarne la sintomatologia psicopatologica. visualizzazioni guidate. Per gli stessi motivi e per l’efficacia dell’intervento. La modalità di intervento cambia. La metodologia del colloquio va sempre adeguata alle problematiche cognitive dei pazienti. naturalmente. chiedono spesso spontaneamente dei colloqui individuali che possono procedere in modo molto simile alle psicoterapie con persone senza ritardo mentale. sia delle modalità terapeutiche. utilizzando termini semplici e strumenti adeguati alla concretezza e alla loro scarsa capacità di astrazione quali il disegno. Il passaggio di informazioni va gestito in modo che il paziente ne capisca il senso e sia d’accordo. pupazzi. prima di iniziare la relazione terapeutica. quando lo psicologo progetta un percorso di sostegno psicologico. immagini per permettere al paziente di raccontarsi e di rielaborare vissuti spesso traumatici e di abbandono. a seconda della gravità del ritardo e dei comportamenti psicopatologici ad esso connesso. ne possano cogliere i risultati e possano far fronte alle fasi di resistenza e regressione che caratterizzano ogni intervento terapeutico. chiedendo loro di affiancare lo psicologo durante i colloqui di gruppo o supervisionandoli nella conduzione autonoma di piccoli gruppi. Persone con Ritardo Mentale medio e lieve. oltre ai colloqui con i pazienti. gli educatori che seguono il paziente durante la vita quotidiana. senza la presenza di altri operatori. deve prevedere sistematici colloqui di supervisione e sostegno anche con gli operatori e con i genitori. laddove la consapevolezza del paziente lo consente. gli va spiegata la necessità di condividere con altri alcune informazioni e vanno presi precisi accordi su quali informazioni potranno essere condivise e quali invece saranno soggette a stretto segreto professionale. È inoltre spesso molto utile coinvolgere nel progetto di sostegno psicologico. sia nella chiarezza degli obiettivi. messi nelle condizioni di poterlo fare. 158 . deve poter essere comunicato nei suoi intenti e nelle sue modalità ai colleghi che lavorano con il paziente e alla famiglia perché ne capiscano il senso.

2. specialmente in seguito alla morte di un coniuge o di un figlio. 3. dove l’essere attivi e accettati contribuiva ad avere stima di se stessi. La depressione è difficile da diagnosticare negli anziani. É del tutto normale vivere dei periodi in cui ci si sente giù di corda. Isolamento. una depressione patologica. Legami instabili e deboli con gli altri – per esempio. Lutto. Altre perdite significative. 6. I fattori che espongono le persone di una certa età al rischio di depressione sono diversi: 1. sono fortemente legati alla depressione. che li faceva sentire importanti e necessari. lasciare la propria comunità. specialmente quando altre malattie o farmaci ne mascherano i segni e i sintomi. ma quando i momenti neri durano per più di due settimane e l’umore comincia ad interferire con le normali attività. Sfortunatamente il più delle volte lo stato depressivo non viene riconosciuto e di conseguenza non viene trattato. Quando gli anziani diventano disabili e dipendenti dagli altri sono disperati e sentono di aver perso il controllo della propria vita. Una riduzione dello status finanziario provoca una mancanza di autostima. Le cattive condizioni di salute. in alcune persone. Le persone di una certa età rischiano di avere grossi problemi psicologici nei periodi di lutto. specialmente nelle donne. Le condizioni in cui si trovano influenzano il loro stato d’animo ed essi temono il giudizio degli altri. 5. si stima che circa cinque milioni di persone siano gravemente depresse. 4. e infine perdere i ruoli svolti nella vita. Quando gli anziani perdono familiari. Questo dato è così alto anche perchè il rischio di svilupparla tra quelli che hanno vissuto la Grande Depressione degli anni Trenta e la seconda guerra mondiale è quattro volte maggiore rispetto al resto della popolazione. Il cambiamento delle condizioni economiche influisce sulla capacità di avere il controllo della propria vita. come il proprio impiego. La solitudine che ne deriva può causare la depressione. Negli anni della pensione molti anziani non hanno lo stesso livello di reddito che avevano quando lavoravano. Legami instabili e poca stima di sé. amici e coetanei hanno meno interesse a socializzare e non si sentono più tanto legati agli altri. c’è motivo di preoccuparsi. dove il passato era vivo negli oggetti e in ogni angolo conosciuto e familiare. che è causa di depressione. o di cattivo umore. Perdere la propria casa. tristi. Diamo prima uno sguardo ad alcune delle ragioni che provocano la depressione nell’anziano e poi agli indicatori di depressione grave o patologica. Il dolore provocato da queste perdite può avere come conseguenza. con i figli adulti – insieme ad una scarsa stima di sè. Ciò è complicato dal fatto che molte persone chiedono consigli a medici non adeguatamente preparati in materia o non abbastanza esperti nel diagnosticare 159 . Cambiamenti nelle condizioni economiche.CAPITOLO IVX DEPRESSIONE DELL’ANZIANO La depressione è la più comune forma di malattia mentale fra gli anziani.

molti ancora considerano lo stress emotivo come qualcosa di cui vergognarsi o di immorale. senza cure. c’è il rischio che diventi cronica e invalidante. infatti. oppure. La maggior parte dei depressi non riesce a reagire così facilmente. Le persone depresse sentono una grande sofferenza emotiva. C’è. 160 . bisogno di farmaci adatti e di una assistenza psicologica da parte di professionisti preparati che abbiano esperienza nel trattamento della depressione degli anziani e un atteggiamento positivo nei confronti della terza età e dei suoi esponenti. Alcuni rifiutano la consulenza psicologica o la psicoterapia perchè si sentirebbero etichettati come “pazzi” o “deboli”. di conseguenza la malattia è spesso trascurata o trattata in maniera impropria. perchè col trattamento giusto si ottengono buoni risultati.e trattare questa condizione. Molti anziani fanno resistenza a parlare dei propri sentimenti. La capacità di riconoscere i propri problemi emotivi e cercare un trattamento dipende anche da differenze culturali ed individuali. I terapeuti che si arrendono facilmente o che non credono alle capacità di ripresa dell’anziano vanno evitati. invece. Quando si dice a qualcuno “tirati su”. che motivo hai di essere depresso?” non si fa che peggiorare la situazione. Questo è un vero peccato. il che li porta a nascondere i loro problemi piuttosto che a cercare aiuto. “tu hai tanti soldi. che potrebbero segnalare un problema di salute mentale e preferiscono piuttosto spiegare al dottore i loro dolori e malesseri. invece.

Ansia .Disturbo Post Traumatico da Stress o altro disturbo post traumatico . psicoterapeutici). Le due caratteristiche fondamentali di questi comportamenti scorretti sono: 1.Spesso sono presenti fenomeni di alterata autostima. riferibile ad un “clima” più che a fatti o eventi chiaramente identificabili. Pertanto non si possono descrivere sintomi di mobbing definiti. a causa dell’attivazione di potenti meccanismi psicologici ed interpersonali che minano l’equilibrio emotivo. descrivibili e provabili. impalpabile. Qualsiasi sia il caso (presenza di difficoltà preesistenti oppure no). etc. ma possono anche essere il risultato della somma delle difficoltà personali preesistenti e la situazione di mobbing. Ciò aiuterà la vittima ad affrontare la situazione di mobbing con maggior lucidità e determinazione dal punto di vista lavorativo e/o legale. “assalire”) designa una condizione di esercizio di potere più o meno apertamente scorretto. all'ansia generalizzata. Questi disturbi o qualsiasi altro disturbo associato alla condizione di mobbing deve essere trattato con i mezzi più idonei (farmacologici. la prevenzione e la cura dei disturbi che si manifestano sono un elemento determinante della capacità di affrontare una condizione di mobbing. ma una situazione gruppale.CAPITOLO XV MOBBING Il termine Mobbing (dall’inglese to mob. Il loro carattere tortuoso. I disturbi più frequentemente associati a situazioni di mobbing sono: .Depressione . Le diagnosi generalmente effettuate dagli psichiatri in condizioni di mobbing. Il disagio e/o i disturbi mentali che si manifestano. 2. 161 . COME SI AFFRONTA I MOBBING Quando c'è mobbing. vanno dalla depressione al Disturbo post traumatico da stress. oppure un comportamento più o meno apertamente scorretto e/o persecutorio da parte di colleghi di lavoro (mobbing orizzontale). possono essere determinati dal mobbing. L’ interferenza con la qualità della vita (non solo lavorativa) delle persone che li subiscono. c'è sofferenza personale e spesso sono presenti veri e propri disturbi mentali. vessatorio e/o persecutorio da parte di datori di lavoro (mobbing verticale o bossing). oppure da entrambi. Il mobbing NON è una diagnosi psichiatrica.

Talvolta però il disturbo soggetto può allucinare l’evento traumatico nel schizoaffettivo. disturbo di schizoaffettivo. disturbo delirante. disturbo acuto da stress (sensazione Area psicotica: le ossessioni lasciano il posto di distacco da sé. episodi dissociativi di flashback. DELIRI Area nevrotica: assenti. personalità. disturbo psicotico breve. disturbo psicotico breve. agorafobia.CAPITOLO XVI SINTOMI COMUNI TRA LE VARIE PATOLOGIE SINTOMI DISSOCIATIVI (per esempio derealizzazione. Area nevrotica: disturbo di panico con o senza ipocondria (ossessivo timore di ammalarsi). schizoaffettivo. Area nevrotica: disturbo ossessivo compulsivo. disturbo delirante. acuto da stress. Stati disturbo schizotipico limite: borderline ma non sempre (esistono anche gravi sintomi dissociativi transitori legati allo stress). dissociativa). Nel disturbo delirante 162 . ossia la persona può avere la sensazione di rivivere l’esperienza traumatica. ALLUCINAZIONI Area nevrotica: assenti. in alcuni casi. Stati limite: pressoché assenti. disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. riduzione della a idee di riferimento e deliri. Area psicotica: schizofrenia. Stati derealizzazione. Area psicotica: schizofrenia. Area psicotica: schizofrenia. limite: anoressia nervosa. depersonalizzazione. disturbo disturbo post-traumatico da stress o disturbo psicotico breve. Inoltre l’utente può non ricordare alcuni aspetti importanti dell’evento. bulimia OSSESSIONI depersonalizzazione) consapevolezza dell’ambiente circostante. amnesia (ossessioni e rituali legati al cibo). Questi sintomi sono però brevi e circoscritti solo all’episodio traumatico. Nel disturbo postraumatico da stress e nel disturbo acuto da stress si possono verificare.

disturbo depressivo maggiore. Stati limite: pressoché assenti. MODIFICAZIONI PONDERALI DISTURBI DELL’ATTENZIONE Area nevrotica: disturbo post-traumatico da (difficoltà di concentrazione. ipersonnia. disturbo come nel disturbo postraumatico da stress o acuto da stress. disturbo depressivo maggiore. ponderale). di stress. disturbo acuto scollamento dalla realtà. disturbo acuto da stress. Stati di confine: nel disturbo depressivo 163 . di mancanza di contatto con la Area psicotica: non è rilevante. sonno agitato. da stress. ansia. Area psicotica (potrebbero rientrarvi i disturbi bipolari psicotici): se accompagnati sono da elementi difficoltà maggiore (aumento o diminuzione ponderale). DISTURBI DEL SONNO (insonnia. disturbo d’ansia generalizzato. Si può realtà e di depressione. bulimia nervosa (nel momento in cui l’utente è preso disturbo depressivo dall’ossessione). nervosa. disturbo ossessivo-compulsivo e Stati limite: anoressia nervosa (repentino ed disturbo ossessivo compulsivo di personalità eccessivo (instabilità dimagrimento). Si può dell’umore è accompagnato da manifestazioni notare inappetenza in momenti di disforia o psicotiche): episodio maniacale. interruzioni del sonno) Area nevrotica potrebbero presentarsi delle alterazioni alimentari causate dall’irrompere Area nevrotica: possono essere presenti in tutti dell’ansia. ingrassare per l’assunzione di alcuni Area nevrotica: disturbo d’ansia generalizzato. Stati limite: anoressia nervosa. ALTERAZIONI DELL’ALIMENTAZIONE Area limite o psicotica (se il disturbo Area psicotica: non sono rilevanti. spesso presenti attentive perché è deficitano il contatto con la realtà. incubi. disturbi alterazioni farmaci. bulimia dell’appetito dovuto ad alcuni bipolari. In particolare esse si possono i disturbi d’ansia ma in particolar modo nel verificare quando la persona è traumatizzata disturbo post-traumatico da stress. psicofarmaci o per trascuratezza fisica segno di disturbo posttraumatico da stress. distraibilità) stress e disturbo acuto da stress ma non sempre Questa sintomatologia può essere espressione di e poco rilevante.possono manifestarsi allucinazioni tattili od olfattive se correlate al tema del delirio.

dl controllano. Stati limite: nel borderline può essere sfuggente o trapassare la persona.maggiore. 164 .sguardo può essere fisso sull’altro per il bisogno traumatico da stress. d. Si nota una particolare cura di sé nella ritiro sociale ma in particolar modo ciò avviene classe isterica-istrionica. Area psicotica: sfuggente. schizoaffettivo. assente SGUARDO Area psicotica non sono rilevanti. Stati di confine: disturbo narcisistico di Stati limite: disturbo depressivo maggiore e personalità. agorafobia. IPERTROFIA DELL’IO ANEDONIA (riduzione dell’interesse e del piacere) Area nevrotica: pressoché assente. nei seguenti disturbi. Area psicotica: alcune fasi dei disturbi bipolari. disturbo post. talvolta alcune fasi del borderline. SENSO DI ONNIPOTENZA. disturbo acuto da stress. fobia sociale. invece è eccessivamente posato sull’interlocutore (ipervilgilanza) per paura che Stati limite: non sono criteri diagnostici possa compiere qualche passo falso e quindi centrali. talvolta nel disturbo d’ansia generalizzato psicotica: disturbo schizoide di Il vissuto può essere presente in alcuni momenti Area della schizofrenia. Area nevrotica: disturbo post-traumatico da stress. Questi tranne che nel disturbo paranoide di Personalità sintomi possono essere associati ai contenuti dei dove deliri o alle quote di angoscia. personalità e talvolta il alcune fasi dei disturbi bipolari. fobia specifica. CURA DI SÉ INTROVERSIONE SOCIALE Area nevrotica: in genere la cura di sé è In genere ogni disagio psichico può favorire il adeguata. disturbo psicotico breve. SUDORAZIONE. acuto da stress. nel disturbo ossessivo-compulsivo dove lo disturbo d’ansia generalizzato. poterlo controllare. evitante. talvolta nell’anoressia nervosa in quanto tutto l’interesse si riduce a due tematiche: corpo e cibo. PALPITAZIONI E TREMORI Area nevrotica: niente da segnalare tranne che Area nevrotica: disturbo di panico.

DISFORIA TENTATIVI DI SUICIDIO Area nevrotica: disturbo post-traumatico da Area nevrotica: classe isterica-istrionica a stress. ossia quando la persona passa bruscamente dallo stato di onnipotenza maniacale alla fase depressiva. disturbo paranoide di personalità. tossicodipendenze. Tentativi di suicidio nella psicosi maniaco-depressiva (disturbi bipolari). schizofrenia. Stati Limite: disturbo depressivo maggiore e borderline a scopo autolesionistico e/o manipolativo. disturbo maniacale. circoscritto. Può manifestarsi Il rischio di suicidio alcuni momenti nel borderline. Stati limite: eccessiva cura di sé nel disturbo Area psicotica: sempre. Tali sintomi però non rappresentano elementi chiave per la diagnosi. tranne che nella fase narcisistico di personalità. trascuratezza soprattutto nella schizofrenia disturbo post-traumatico da stress e disturbo acuto da stress.Area psicotica: può essere sempre presente la Area nevrotica: fobia sociale. Stati limite: disturbo depressivo maggiore. tranne che nel disturbo paranoide di personalità. agorafobia. disturbo evitante di personalità. Area psicotica: possono esserci nella schizofrenia. scopo manipolativo Nell’istrionico il gesto può esprimere l’intollerabilità della Area psicotica: disturbi bipolari. trascuratezza nel maniacale dove il ritiro sociale non è presente disturbo depressivo maggiore e talvolta nel nel disturbo delirante in quanto il delirio è borderline. Nel disturbo delirante l’umore Area psicotica: disturbo depressivo maggiore dipende dalla tematica del delirio in corso divenuto gravissimo ormai sul versante Stati limite: disturbo depressivo maggiore e in psicotico. in alcuni anche momenti nello schizoaffettivo e talvolta nella separazione. disturbo acuto da stress. tati limite: borderline. COMPORTAMENTI ANTISOCIALI Area nevrotica: pressoché assenti. Il sintomo può talvolta essere presenti nell’anoressia nervosa. 165 .

disturbo antisociale di personalità dove emerge l’insofferenza verso le regole e la tendenza a manifestare acting out. 166 .